Caccuri
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| Caccuri | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | |||||||||
| Coordinate: | |||||||||
| Altitudine: | 646 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 57 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 30 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Santa Rania | ||||||||
| Comuni contigui: | Castelsilano, Cerenzia, Cotronei, Roccabernarda, San Giovanni in Fiore (CS), Santa Severina | ||||||||
| CAP: | 88833 | ||||||||
| Pref. tel: | 0984 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 101002 | ||||||||
| Codice catasto: | B319 | ||||||||
| Santo patrono: | San Rocco (16 agosto) | ||||||||
Caccuri è un comune di 1.780 abitanti della provincia di Crotone. E' uno dei luoghi più interessanti e gradevoli di tutta la Calabria per l’inconfondibile torre del Castello, la sagoma della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, il rosone della Badia di S. Maria del Soccorso e gli scorci paesaggistici e architettonici che regala.
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: prof. Arcangelo Rugiero dal 13/06/2004
Centralino del comune: 0984 998040
[modifica] Storia del borgo
Caccuri, suggestiva cittadina che domina tutta la provincia di Crotone, è uno dei borghi che offre ancora oggi peculiarità artistiche e ambientali del tutto insolite. Il tessuto urbano, infatti, conserva le caratteristiche del vecchio centro costituito da un intreccio di strade e vicoli che portano tutti al castello, un imponente maniero risalente al VI sec. d.C. Il paese fu feudo di Polissena Ruffo (moglie di Francesco Sforza, di cui è ancora visibile la stanza nel castello) e delle famiglie Sangiorgio, De Riso, Spinelli, Cimino, Carafa, Cavalcanti (veri mecenati artistici del borgo), Barracco. E' ricoperto principalmente da uliveti che costituiscono la principale fonte del reddito agricolo del paese. Attualmente il paese è diviso in quattro rioni: Centro storico, Croci, Parte, San Nicola. Ultimamente, con l'edilizia popolare e privata, si sta sviluppando particolarmente il rione San Nicola.
Arroccato su uno sperone, il borgo antico si presenta oggi all'occhio del turista un centro non ancora del tutto deturpato dal cemento armato. Gli ingressi al borgo un tempo erano tre: Porta Grande (attuale Piazza Umberto I), Porta Piccola (nei pressi del santuario di San Rocco) e Porta Nuova, così chiamata perché più recente rispetto alle prime due.
[modifica] Il castello e la villa comunale
Il paese è dominato dall'antico castello medioevale. L'intero edificio ha di per sé un certo fascino ma senza dubbio degna di particolare rilievo è la Cappella dei Cavalcanti, sita nell'atrio del Castello. L'interno abbellito da quadri e sculture attribuite alla scuola partenopea del 1800, il soffitto ligneo cassettonato del 1700, il portale in pietra opera dei maestri scalpellini dell'epoca, la rendono un vero e proprio capolavoro. L'inconfondibile sagoma dell'unica torre, la malinconica Torre Mastrigli, è il simbolo dello stemma comunale e rende riconoscibile il borgo anche da lontano.
Attualmente è possibile soggiornare, all'interno del castello; infatti sono state adibite a struttura ricettiva di lusso alcune tra le stanze meglio conservate (ala nord del castello) come la stanza della baronessa Barracco, la stanza di Polissena Ruffo (moglie di Francesco Sforza duca di Milano) e la stanza del Peccato, così chiamata per la volta affrescata che narra la storia di Adamo ed Eva che, mangiando del frutto dell'albero del bene e del male, furono scacciati da Dio dal giardino dell'Eden. Il castello è visitabile, grazie ad un'intesa tra pubblico (comune di Caccuri) e privato (Effe Chateau).
[modifica] Chiesa di Santa Maria delle Grazie (sec. XIV)
La Chiesa di Santa Maria delle Grazie, meglio nota come Chiesa Madre o Matrice, domina il centro storico. Purtroppo gli affreschi che adornavano la volta della chiesa, con innumerevoli putti e cherubini, sono stati cancellati da un malsano evento di ristrutturazione. Scampato all'ultimo "restauro" è il campanile, che custodisce una preziosa campana dedicata alla Madonna del 1578 che l'Università di Caccuri commissionò ad Angelo Rinaldi.
A tre navate, la chiesa sfoggia al suo interno lo stile rinascimentale ed è adornata simmetricamente da altari che ospitano statue e tele di grande valore, come la Trasfigurazione (XVII sec.) e la grande tela mariana che domina l'angusta sagrestia. Al lato della navata destra si trova la Cappella di San Gaetano (o De Franco), da molti ritenuta l'antico battistero del paese, unico nel suo genere, perché non dovrebbe essere al lato della chiesa, ma di fronte.
[modifica] Centro Storico
Tra ripide salite e discese, tra viuzze e costoni rocciosi, si dipanano strade tortuose interrotte dalle cosiddette "rughe", piazzette verso le quali si rivolge l'ingresso di ogni casa: quando ancora non esisteva la televisione, infatti la voce di ognuno si univa a quella dei vicini, per passare la serata raccontando aneddoti e discutendo dei problemi comuni.
Il santuario di San Rocco risale al 1908, edificato forse in occasione di un'epidemia in onore del Santo Patrono. È situato ai margini del centro abitato e in prossimità della “Porta Piccola”, via d’accesso alle campagne ed uliveti del paese. Il santuario si trova nelle vicinanze di via Murorotto, ovvero la via che costeggia l'antico tracciato delle mura che proteggevano il borgo dagli assalti, in cui si può ammirare un pregevole arco in cotto (chiamato dai caccuresi appunto arco di Murorotto). Nelle vicinanze è situata anche l'antica via Judeca, un tempo sede di una sinagoga ebraica, come possono dimostrare i bassorilievi presenti.
[modifica] Complesso monumentale della Badia di S. Maria del Soccorso
Fondato nel 1518 dal frate domenicano Andrea da Gimigliano, il complesso monumentale della Badia di S. Maria del Soccorso è chiamato dagli abitanti del paese il "convento", perché solo alla fine dell'Ottocento i frati abbandonarono la struttura religiosa, per la vendita dello stabile al barone Barracco, grazie alle dibattute leggi Siccardi. Abitato prima dai domenicani e indi dai francescani, la Chiesa di S. Maria del Soccorso è anche detta Chiesa della Riforma perché nell'Ottocento passò sotto l'egida dei francescani riformati. Vera perla artistica del patrimonio caccurese, presenta notevoli tesori al suo interno: appena entrati, si viene coinvolti da un forte senso di austerità. Si nota subito l'acqua santiera in marmo verde del Guatemala e l'interminabile "ammucchiata" di altari; si pensa infatti non fosse quella odierna la disposizione dei vari altari lignei, logorati dal tempo e dalla mano veloce dei ladri, che hanno trafugato tutti i preziosi paliotti d'altari, il cui modello è visibile solo nell'altare di S. Barbara nella Cappella Palatina del Castello (infatti gli stessi motivi decorativi degli altari presenti in questa chiesa sono presenti nel castello, poiché entrambi i monumenti dovevano esaltare la magnificenza della famiglia Cavalcanti). Procedendo verso l'interno, l'occhio va alla tela della Madonna del Rosario e poi alla contrapposizione tra l'altare in gesso dedicato al clero e l'altare in pietra serena della Cappella di San Domenico, a rappresentanza invece del potere dei duchi Cavalcanti, che la vollero erigere per assistere alle cerimonie senza doversi per questo mischiare alla gente comune.
Nell'abside, un coro in legno intagliato di scuola sangiovannese (XVI sec.) è sovrastato da una volta affrescata con un ciclo sullo Spirito Santo, oggi perduto e ricordato dalla presenza di una Colomba bianca al centro della volta.
All'esterno, un pregevole portale in pietra serena, con motivi bellici. Sulla chiave di volta di tale arco il simbolo dei Domenicani, con la tipica stella e la spada, a simboleggiare la loro grande arma: la sapienza teologica. E sopra di esso uno splendido rosone romanico a dodici raggi (tanti quanti gli apostoli), in mezzo agli stemmi di chi fece erigere la badia: l'Universitas di Caccuri e la nobile casata degli Spinelli.
[modifica] Cappella della Congregazione del SS. Rosario
All'interno del complesso monumentale di S. Maria del Soccorso, esternamente alla Chiesa, prima di accedere in quello che era un tempo l'ingresso al chiostro, si trova la vera perla del patrimonio artistico caccurese: la Cappella della Congrega del S. Rosario, dove si concede l'indulgenza plenaria dal 1679; è ancora visibile la bolla papale di Innocenzo XI. Mattonelle di cotto alternate a maioliche in pietra azulea del Settecento (provenienti dalla manifatturiera napoletana Giustiniana) compongono il pavimento della cappella, alla quale avevano accesso solo i frati della Congregazione e i mecenati della costruzione della Cappella: i membri della famiglia Cavalcanti. A ricordare don Antonio Cavalcanti, duca di Caccuri, un'epigrafe in latino, sotto lo scranno corale dedicato al priore della congregazione; all'interno il teschio dell'uomo che tanta parte ebbe nell'allestimento del patrimonio artistico caccurese. Sull'altare maggiore, un quadro della Vergine del Rosario spicca per la sua peculiarità: ai piedi della Madonna vi è San Domenico ma manca Santa Rosa, sostituita ancora una volta dall'araldo della famiglia Cavalcanti. Ai lati, le due statue lignee della Madonna Addolorata e della Madonna della Pace.
[modifica] Patria di Cicco Simonetta
Patria della famiglia Simonetta, qui ebbe appunto i natali lo statista Cicco Simonetta, segretario di Francesco Sforza, duca di Milano, che dopo la sua morte divenne il reggente del ducato milanese finché Ludovico il Moro, considerandolo d'intralcio alla sua scalata al trono, lo fece assassinare a Pavia nel 1410. In via Simonetta una lapide commemorativa ricorda il noto cittadino caccurese. Di Cicco Simonetta scrisse il Machiavelli nel XVIII capitolo delle Istorie Fiorentine:"... messer Cecco, uomo per prudenza e per lunga pratica eccellentissimo..."
[modifica] Curiosità per il turista
Il paese è situato nella Presila crotonese ed è facilmente raggiungibile dalla s.s.107 che collega Cosenza con Crotone. Vi si può accedere anche in macchina ma, per poterlo gustare in tutte le sue viuzze, è preferibile girarlo a piedi. All'ingresso del paese si presenta l'ottocentesca fontana di Canalaci (allora si pensava che il miglior benvenuto che si potesse offrire al turista fosse un meritato rinfresco, dopo lo stancante viaggio), al cui lato è scolpito uno stemma dell'Università di Caccuri del XVI secolo in pietra serena. Molte sono le edicole votive sparse nel territorio: S. Famiglia, S. Filomena, S. Andrea (nei pressi della pineta detta appunto di S. Andrea), S. Biagio e S. Chirico.
Da gustare le specialità del luogo, sfornate ogni giorno dall'antico Panificio Loria in Piazza Umberto I: il calzone con la sardella, i mastacciuoli, le pitte 'mpigliate (tipiche del periodo natalizio), le cuzzupe e i muccellati (tipici invece di quello pasquale) e il pane tipico, ovvero la pitta.
Le specie più raccolte sono (con i nomi in dialetto caccurese): i porcini, i vavusi, i rositi, i cocolini, i mucchiaruli, gli ovoli, i mussi e vovi, i chiodini, le pinnelle.
Sono molti gli agriturismi nel comune di Caccuri, uno dei quali è stato ricavato nella masseria del Bordò (Grancia del Vurdoj), dove i patriottici fratelli Bandiera passarono la notte prima di essere fucilati nel vallone di Rovito.
A Caccuri venne girato Il Brigante Musolino di Mario Camerini, con la stupenda Silvana Mangano.
A pochi chilometri dal paese si trovano le Terme di Repole (in località Bruciarello), note per i prodotti commerciati dalla catena di profumerie Frais Monde.
Tra i riti tradizionali della Settimana Santa spicca il dramma de "I Giudei", riproposto ogni sette anni circa. L'ultima edizione è stata nel 2007.
Tra le associazioni culturali che movimentano la vita del paese, degne di nota sono: l'Associazione Culturale Zeus, con la Banda Musicale Zeus, forte della tradizione bandistica del paese; l'Associazione Culturale Arco di Murorotto; l'Associazione GTMC (Gruppo Teatrale e Musicale Caccurese); la Fondazione Terzo Millennio, che con l'aiuto dell'Accademia La Krotoniatide e del gruppo Universitas, mira a valorizzare e recuperare il patrimonio artistico caccurese.
A Caccuri sono legati nomi illustri di personalità come:
- Peppino Nesci, pittore;
- Enzo Loria, pittore, dallo stile inconfondibile;
- Nenè Rao, pittrice;
- Giuseppe Sganga, scultore, noto soprattutto per i suoi bassorilievi sul rame e sul gesso;
- Felice Antonio Loria, presidente nazionale delle ADI (Assemblee di Dio in Italia).
[modifica] Collegamenti esterni
- Sito del Castello di Caccuri
- La Fondazione Terzo Millennio per salvare Caccuri
- Sito amatoriale su Caccuri
- News ed eventi a Caccuri
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 


