Diocesi di Alife-Caiazzo

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Diocesi di Alife-Caiazzo
Dioecesis Aliphana-Caiacensis o Caiatina
Chiesa latina
Cattedrale di Alife.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Vescovo Valentino Di Cerbo
Sacerdoti 57 di cui 48 secolari e 9 regolari
1.231 battezzati per sacerdote
Religiosi 25 uomini, 46 donne
Diaconi 4 permanenti
Abitanti 70.500
Battezzati 70.200 (99,6% del totale)
Superficie 580 km² in Italia
Parrocchie 44
Erezione V secolo (Alife)
IX secolo (Caiazzo)
in plena unione dal 30 settembre 1986
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Concattedrali Maria Santissima Assunta
Santi patroni Stefano Minicillo
Ferdinando d'Aragona
Indirizzo Via Angelo Scorciarini Coppola 230/B, 81016 Piedimonte Matese [Caserta], Italia
Sito web www.diocesi-alife-caiazzo.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia

La diocesi di Alife-Caiazzo (in latino: Dioecesis Aliphana-Caiacensis o Caiatina) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2006 contava 70.200 battezzati su 70.500 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Valentino Di Cerbo.

Indice

Territorio [modifica]

La diocesi comprende 24 comuni campani (Alife, Caiazzo, Piedimonte Matese, Formicola, Ruviano, Liberi, Dragoni, Castel di Sasso, San Potito Sannitico, Castello del Matese, Raviscanina, Letino, Ailano, Baia e Latina, Castel Campagnano, Pontelatone, Sant'Angelo d'Alife, Prata Sannita, San Gregorio Matese, Piana di Monte Verna, Pratella, Valle Agricola, Alvignano e parte del comune di Gioia Sannitica con i borghi di Calvisi e Carattano[1]), tutti in provincia di Caserta con una popolazione di circa settantamila abitanti.

Sede vescovile è la città di Alife, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta. A Caiazzo si trova la concattedrale dedicata anch'essa a Maria Santissima Assunta.

Il territorio è suddiviso in 44 parrocchie.

Storia [modifica]

L'attuale diocesi è frutto della piena unione delle diocesi di Alife e Caiazzo, ognuna con una lunga e complessa storia

Diocesi di Alife [modifica]

Incerte sono le origini della diocesi. Secondo una consolidata tradizione, essa risalirebbe all'epoca apostolica, essendo stata fondata da san Pietro il primo ad annunciare il Vangelo ad Alife; per altri autori, invece, l'istituzione della diocesi è di epoca costantiniana. Di certo nel 533 il cristianesimo era molto diffuso nella regione, come è attestato dal ritrovamento di una lapide tombale di tre fratellini, sulla quale gli stessi sono definiti cristiani.

Tra i partecipanti ai concili svoltisi a Roma nel 499 e nel 501 sotto papa Simmaco è presente Claro, il primo vescovo di Alife di cui si hanno notizie certe. Al V secolo risale anche un frammento d'iscrizione in cui è nominato un altro vescovo, Severo.

Nell'876, un'incursione di Saraceni distrusse l'intera città compresa l'antica cattedrale di Santa Maria, situata presso le Mura Romane (all'angolo tra le odierne Porta Romana e Porta Piedimonte) e della quale erano visibili i ruderi fino ai primi decenni del XX secolo.

Nel periodo della dominazione longobarda, la diocesi di Alife restò senza vescovo. Il 26 maggio 969, papa Giovanni XIII nominò Landolfo arcivescovo di Benevento concedendogli la facoltà di eleggere vescovi suffraganei, fra i quali egli ripristinò il titolo di Alife. Il vescovo della ricostituzione è Paolo. Da questo momento la sede divenne suffraganea di Benevento.

Nella cripta della nuova cattedrale, in diverse epigrafi ivi traslate probabilmente dalla precedente chiesa, sono ricordati i nomi dei vescovi a partire dall'inizio dell'XI secolo con i nomi latinizzati di Gosfridus, Vitus vivente nel 1020 e Arechis in carica nel biennio 1059-1061.

Nella seconda metà del secolo, la famiglia normanna Drengot Quarrel conquistò il territorio alifano e l’episcopato acquistò notevole importanza. Nel 1131 il secondo Rainulfo, conte di Alife, Caiazzo e Sant'Agata de'Goti, chiese e ottenne dall'antipapa Anacleto II le reliquie di San Sisto I papa e martire, divenuto poi protettore della città e della diocesi.
A lui fu dedicata la Cattedrale, che nel corso dei secoli ha subito numerose trasformazioni e ricostruzioni e attualmente è dedicata a Santa Maria Assunta.

I vescovi del XII secolo noti in storiografia sono Roberto, Pietro, Baldovino e Landolfo.

Altre figure di vescovi che emersero durante il medioevo furono: Alferio, eletto vescovo nel 1252 e trasferito nel 1254 a Viterbo; e (della stessa famiglia) Giovanni De Alferis, grazie al quale fu salvato il prezioso manoscritto Gli arcani historici, dello zio Niccolò Alunno, gran consigliere del re Ladislao.
Nel periodo rinascimentale sono da ricordare: Sebastiano Pighi, vescovo tra il 1546 e il 1547 poi nominato cardinale; il letterato Antonio Agustín da Saragozza, inviato in Inghilterra come nunzio di papa Giulio III per le nozze di Filippo II di Spagna con Maria Tudor e Giacomo Gilberto de Nogueras, cappellano della regina di Boemia e dell’arciduca Ferdinando, che fu fra i più attivi partecipanti al concilio di Trento.

In questo periodo la città di Alife visse un periodo di declino tanto che il vescovo Giacomo Gilbert de Nogueras si trasferì a Piedimonte d'Alife, residenza mantenuta dai successori fino ad oggi.

Il 10 giugno 1651, il vescovo Pietro Paolo de Medici fondò il Seminario diocesano a Castello d'Alife, grazie all'eredità di un munifico benefattore; successivamente, il vescovo Giuseppe de Lazzara lo trasferì nell'attuale sede di Piedimonte.

Il 27 giugno 1818 papa Pio VII soppresse la diocesi di Alife con la bolla De utiliori; la diocesi tuttavia fu ripristinata il 14 dicembre 1820 con la bolla Adorandi dello stesso papa, che la unì aeque principaliter alla diocesi di Telese.

Il 6 luglio 1852, con la bolla Compertum nobis di papa Pio IX, ebbe termine l'unione con Telese, e Gennaro Di Giacomo, già vescovo delle sedi unite, optò per Alife ponendo la sua sede, come avevano fatto i suoi predecessori, a Piedimonte.

Nel corso del XX secolo si distinse la figura del vescovo Luigi Novello, all'epoca dell'occupazione tedesca; seguito da Virginio Dondeo, esperto annunziatore della Parola di Dio, poi vescovo di Todi e Orvieto e Raffaele Pellecchia, divenuto in seguito arcivescovo di Sorrento e Castellammare di Stabia, che partecipò al Concilio Vaticano II.

Diocesi di Caiazzo [modifica]

La statua lignea di Santo Stefano Minicillo conservata a Macerata Campania.

Secondo un'antica leggenda popolare, l'evangelizzazione della città di Caiazzo sarebbe stata opera dell'apostolo Pietro o di San Prisco, uno dei settantadue discepoli di Gesù, che ne sarebbe stato anche il primo vescovo. La leggenda si collegherebbe al viaggio che fece San Pietro da Napoli per raggiungere Roma e si appoggia sui resti di un antico tempio sotterraneo ritrovati sotto la settecentesca chiesa parrocchiale di San Pietro del Franco. Secondo altre tradizioni il primo vescovo caiatino risale all'anno 70 ed era un tale Arrigo o Argizio Seniore.

Il primo vescovo storicamente documentato è Orso, menzionato nel 966. Il vescovo più rappresentativo di questo periodo medioevale è santo Stefano Minicillo che a partire dal 979 fu vescovo per 44 anni. Da ricordare anche san Ferdinando d'Aragona di origine spagnola, che fu vescovo dal 1070 al 1082. Altri vescovi che si ricordano tra Duecento e Trecento sono Almondo, Nicola e Andrea, dei quali sono conservati nell'archivio vescovile molti atti e bolle.

Nei successivi due secoli, alcuni vescovi e amministratori apostolioci di Caiazzo furono cardinali, fra i quali: Oliviero Carafa, successivamente arcivescovo di Napoli; Antonio Maria Ciocchi del Monte; Ascanio Parisani, di Tolentino, poi trasferito a Rimini.
In quel periodo buona parte dei vescovi appartennero a nobili famiglie caiatine. Da ricordare Fabio Mirto Frangipane presentato da San Carlo Borromeo, che fu segretario del concilio di Trento e fondò il seminario diocesano e successivamente, per le sue doti diplomatiche, fu nominato arcivescovo titolare di Nazareth.

Anche Ottavio Mirto Frangipane dopo essere stato vescovo di Caiazzo fece una discreta carriera, abate di San Benedetto di Capua, fu poi nominato da papa Sisto V governatore di Bologna, quindi nunzio apostolico a Colonia e infine arcivescovo di Taranto.

Nel corso del XVII secolo è da ricordare il vescovo Filippo Benedetto sia per le sue doti di pastore che per aver fatto costruire a sue spese le mura cittadine.

La diocesi di Caiazzo fu soppressa da papa Pio VII in applicazione del concordato tra il Regno delle Due Sicilie e la Santa Sede, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818 e il suo territorio fu incorporato alla diocesi di Caserta. L'arcivescovo di Capua, Francesco Serra-Cassano, cercò di ripristinare l'antica sede; il 16 gennaio 1850, con la bolla Si semper optandum, papa Pio IX ristabilì la diocesi di Caiazzo, dichiarandola suffraganea della sede metropolitana di Capua. Il nuovo vescovo Gabriele Ventriglia d'Alife venne trasferito dalla diocesi di Crotone il 15 marzo 1852[2].

In tempi recenti la figura Nicola Maria Di Girolamo, vescovo dal 1922 al 1963, ebbe un grande impatto nella diocesi di Caiazzo, il suo episcopato coprì il difficile periodo della Seconda guerra mondiale; fece celebrare due sinodi e due congressi eucaristici, l'ultimo dei quali nel 1935 coincise con il millenario della nascita di Santo Stefano. Prima di morire Di Girolamo partecipò anche alle prime sessioni del Concilio Vaticano II.

Diocesi di Alife-Caiazzo [modifica]

Fra gli anni Sessanta e Settanta del XX secolo le due diocesi rimasero a lungo vacanti, fino all'8 aprile 1978 quando Angelo Campagna fu nominato vescovo di entrambe le sedi, che furono così unite in persona episcopi.

Il 13 aprile 1979 le due diocesi sono entrate a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Napoli.

Il 30 settembre 1986, in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi, le due sedi di Alife e Caiazzo sono state unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica sorta dall'unione ha assunto il nome attuale.

Cronotassi dei vescovi [modifica]

Vescovi di Alife [modifica]

Vescovi di Caiazzo [modifica]

Vescovi di Alife-Caiazzo [modifica]

Statistiche [modifica]

La diocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 70.500 persone contava 70.200 battezzati, corrispondenti al 99,6% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
diocesi di Alife
1959 36.247 36.257 100,0 47 35 12 771 17 97 20
1970 36.596 36.670 99,8 37 33 4 989 4 19
1980 46.810 46.880 99,9 39 25 14 1.200 23 86 20
diocesi di Caiazzo
19590 35.000 35.000 100,0 40 37 3 875 4 40 36
1959 31.500 31.500 100,0 43 40 3 732 3 36 35
1970 35.595 35.620 99,9 70 37 3 889 3 40 36
1980 35.900 37.400 96,0 32 28 4 1.121 4 12 36
diocesi di Alife-Caiazzo
1987 63.200 65.000 97,2 61 43 18 1.036 19 90 56
1999 68.500 70.000 97,9 68 48 20 1.007 20 60 44
2000 68.500 70.000 97,9 68 48 20 1.007 20 54 43
2001 68.500 70.000 97,9 62 52 10 1.104 1 10 48 44
2002 67.500 69.000 97,8 60 53 7 1.125 2 7 48 44
2003 68.500 69.000 99,3 63 56 7 1.087 1 7 48 44
2004 67.600 69.000 98,0 61 51 10 1.108 1 11 48 44
2006 70.200 70.500 99,6 57 48 9 1.231 4 25 46 44

Note [modifica]

  1. ^ L'altra parte appartiene alla Diocesi di Cerreto Sannita-Telese-Sant'Agata de' Goti,
  2. ^ Gaetano Moroni, "Francesco Serra-Cassano". In: Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Venezia : Tipografia Emiliana, 1840, Vol. LXIV, pp. 188-9 (on-line)
  3. ^ Giacomo de Luciis di Sutri (Sutri ? - Caiazzo 1494 o il 5 dicembre 1506), dottore in diritto canonico e civile, viene riportato da alcuni studiosi come il Tiraboschi con il nome di Jacopo Lucio, da altri come Jacopo o Giacomo Luzi o de Lutiis (in latino Jacobus de Luciis, Jacobus de Lutiis, Jacobus de Luziis). Fu nominato vescovo di Caiazzo il 16 giugno 1480. La data della nomina vescovile è riportata nell'edizione curata da Enrico Celani del Liber Notarum (Cfr. a cura di Enrico Celani, Johann Burchard, Liber notarum, ab anno MCCCCLXXXIII usque ad annum MDVI, Casa editrice S. Lapi, Città di Castello 1913, Volume 1, pag. 443). Le fonti riportano invece due date distanti per la morte: il 1494 e il 5 dicembre 1506 (Cfr. Aa.Vv., La diocesi di Caiazzo: storia in età tardo medievale e moderna, arte,. Cronotassi vescovile e bibliografia di riferimento PDF. Tuttavia il 23 ottobre 1503 è presente a Roma, come attesta Garampi e conferma Eubel).

Fonti [modifica]

Diocesi di Alife [modifica]

Diocesi di Caiazzo [modifica]

Voci correlate [modifica]

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