Diocesi di Caserta

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Diocesi di Caserta
Dioecesis Casertana
Chiesa latina
Duomo di Caserta.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Napoli
Regione ecclesiastica Campania
Vescovo Pietro Farina
Vescovi emeriti Raffaele Nogaro
Sacerdoti 112 di cui 68 secolari e 44 regolari
1.862 battezzati per sacerdote
Religiosi 47 uomini, 163 donne
Diaconi 33 permanenti
Abitanti 200.000
Battezzati 190.000 (95,0% del totale)
Superficie 185 km² in Italia
Parrocchie 66 (5 vicariati)
Erezione XII secolo
Rito romano
Cattedrale San Michele Arcangelo
Santi patroni San Michele Arcangelo
Indirizzo Piazza Duomo, 11 - 81100 - Caserta, Italia
Sito web www.diocesicaserta.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia
La chiesa di San Michele a Casertavecchia,
cattedrale fino al 1842

La diocesi di Caserta (in latino: Dioecesis Casertana) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli appartenente alla regione ecclesiastica Campania. Nel 2006 contava 190.000 battezzati su 200.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Pietro Farina.

Indice

Territorio [modifica]

La diocesi comprende il comune di Limatola, in provincia di Benevento, e il territorio di alcuni altri comuni della provincia di Caserta: Caserta (a eccezione della frazione di Ercole, appartenente all'arcidiocesi di Capua), Capodrise, Maddaloni, Recale, San Nicola la Strada, parte di quelli di Casagiove, Castel Morrone, Marcianise (il restante territorio è nell'arcidiocesi di Capua) e di Cervino (per il resto sotto la diocesi di Acerra).

Confina con le diocesi di Alife-Caiazzo (a nord), Cerreto Sannita (a est), Acerra, Aversa (a sud) e Capua (a ovest).

Sede vescovile è Casertavecchia, dove si trova la cattedrale di San Michele Arcangelo; a Maddaloni si trova la basilica minore del Corpus Domini.

Il territorio diocesano è diviso in 66 parrocchie, raggruppate in 5 foranie: Caserta centro, Caserta nordest, Casertavecchia, Maddaloni e Marcianise.

Istituti religiosi maschili [modifica]

Istituti religiosi femminili [modifica]

Storia [modifica]

Le prime notizie certe sulla diocesi risalgono al XII secolo: in una bolla dell'arcivescovo di Capua Senne, datata 1113,[1] venne confermata la giurisdizione perpetua del suo suffraganeo - il vescovo Rainulfo - e dei suoi successori sulle 133 chiese della diocesi di Caserta, di cui si circoscrivevano i confini. Nello stesso documento si fa riferimento a dei predecessori di Rainulfo, indizio che farebbe pensare a un'origine più antica della diocesi.

Effettivamente, a Caserta si erano trasferiti i vescovi della diocesi di Calatia per sfuggire ai saccheggi dei Saraceni che avevano portato alla distruzione della città nell'880. Molto probabilmente, la bolla di Senne mutava appunto la denominazione della diocesi.

Il titolo di vescovi di Calatia, tuttavia, venne rammentato spesso nella denominazione dei vescovi di Caserta. Infatti il 1158 in un diploma conservato nell'abbazia di Cava il vescovo Giovanni di Caserta donava all'abbazia di Cava le chiese di S.Maria e di S.Marciano a Cervino e imponeva l'obbligo all'abate di riconoscere di aver ricevute le due chiese "a Casertana seu a Calatina Ecclesia"[2]. Il suo predecessore, Nicola I, invece, venne anche denominato "Episcopus Kalatus" nel memoriale di Notar De Zibullis[3].

A Caserta, la costruzione dell'antica cattedrale romanica di San Michele Arcangelo venne iniziata sotto l'episcopato di Rainulfo nel 1113.

Il seminario, tra i più antichi d'Italia, venne eretto subito dopo il Concilio di Trento, tra il 1567 e il 1573, per volere del vescovo Agapito Bellomo, che fu tra i padri conciliari.

All'inizio del XVII secolo, durante l'episcopato di Diodato Gentile, la residenza vescovile fu trasferita nell'attuale frazione di Falciano, vicino all'attuale nucleo di Caserta, nel piano, in quello che era il vecchio Palazzo della Cavallerizza, mentre il capitolo e la cattedrale rimasero a Caserta. Fu questo un secolo opaco per la diocesi, segnato da frequenti incomprensioni tra i vescovi e il capitolo e dal degrado economico.

Un riscatto si ebbe nel secolo successivo, quando Carlo di Borbone iniziò a costruire la sua Reggia e la città si risollevò economicamente. Nuovi edifici sacri sorgevano rapidamente; il 1º febbraio 1842, ad opera di Domenico Narni Mancinelli, la cattedra vescovile sarà traslata da Casertavecchia alla città nuova, in un edificio fatto edificare dai Borboni sul sito della vecchia chiesa gotica dell'Annunciata. Nello stesso periodo la tenuta vescovile di Falciano fu ceduta a Ferdinando II.

Intanto, a seguito del concordato di Terracina tra papa Pio VII e Ferdinando I di Borbone, con la bolla De utiliori del 27 giugno 1818, il Pontefice aveva soppresso la diocesi di Caiazzo e ne aveva accorpato il territorio a quella di Caserta: nel 1850 papa Pio IX ristabilì la sede vescovile caiatina e il suo distretto venne nuovamente separato dalla diocesi di Caserta.

Lo sviluppo urbano di Caserta si arrestò con l'Unità d'Italia: della progettata cittadella religiosa, che avrebbe dovuto includere la cattedrale, il seminario e il palazzo vescovile, solo il palazzo vescovile era stato completato. Nel XX secolo il progetto fu definitivamente abbandonato e il sontuoso palazzo fu abbandonato dal vescovo Bartolomeo Mangino e ceduto dal vescovo Vito Roberti.

Il 30 aprile 1979, insieme con l'arcidiocesi di Capua, Caserta divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Napoli.

Cronotassi dei vescovi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vescovi della diocesi di Caserta.

Statistiche [modifica]

La diocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 200.000 persone contava 190.000 battezzati, corrispondenti al 95,0% del totale: nel corso di tale anno sono stati ordinati 3 nuovi presbiteri e sono stati somministrati 2.077 battesimi; i seminaristi dei corsi filosofico e teologico erano 13.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 108.643 108.700 99,9 148 108 40 734 26 162 52
1956 101.185 101.236 99,9 130 92 38 778 38 168 53
1969 130.700 131.000 99,8 125 82 43 1.045 51 156 47
1980 144.000 146.000 98,6 119 75 44 1.210 1 51 160 60
1990 193.000 196.000 98,5 99 65 34 1.949 2 36 132 62
1999 206.000 208.000 99,0 96 66 30 2.145 10 31 173 62
2000 206.000 208.000 99,0 98 66 32 2.102 10 33 163 62
2001 217.000 220.000 98,6 102 68 34 2.127 17 35 151 63
2002 219.000 222.000 98,6 98 67 31 2.234 24 32 151 64
2003 215.000 220.000 97,7 99 67 32 2.171 29 37 163 64
2004 215.000 220.000 97,7 100 68 32 2.150 29 42 163 64
2006 190.000 200.000 95,0 112 68 44 1.696 33 47 163 66

Note [modifica]

  1. ^ Il testo della bolla in: Ferdinando Ughelli, Italia Sacra, Tomo VI, Roma 1659, coll. 611-614.
  2. ^ T. Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, in Bollettino Ufficiale della Diocesi, ottobre 1925, pp.12-13
  3. ^ Il memoriale viene riportato in appendice da De' Sivo che riferisce essere stato in possesso dell'archivio dell'Annunziata di Maddaloni. È andato perduto come afferma lo stesso De' Sivo che ne consultò solo una copia manoscritta dall'originale. Giacinto De' Sivo, Storia di Galazia Campana e di Maddaloni, Napoli 1860-1865, pp. 337-338.
  4. ^ Eubel indica come data di nomina di Giovanni de' Lioni Gallucci il 1477, essendo morto Francesco (Cecco) da Pontecorvo il 21 aprile 1477.

Fonti [modifica]

Per la cronotassi [modifica]

  • Diocesi di Caserta, Cronologia dei vescovi casertani, Società di Storia Patria di Terra di Lavoro, 1984
  • Tommaso Laudando, Storia dei Vescovi della Diocesi di Caserta, ristampa a cura della Biblioteca del Seminario Vescovile di Caserta, Caserta 1996
  • (LA) Pius Bonifacius Gams, Series episcoporum Ecclesiae Catholicae, Leipzig 1931, pp. 870-871
  • (LA) Konrad Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, vol. 1, p. 169; vol. 2, p. 119; vol. 3, pp. 155-156; vol. 4, p. 138; vol. 5, p. 146; vol. 6, p. 152

Voci correlate [modifica]

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