Palazzo Cellammare

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Coordinate: 40°50′10″N 14°14′32″E / 40.836050°N 14.242175°E / 40.836050; 14.242175

Palazzo Cellammare
Palazzo Cellammare.jpg
Facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Napoli
Indirizzo via Chiaia, 139
Informazioni
Condizioni In uso
 

Il Palazzo Cellammare o anche Cellamare è un antico palazzo nobiliare ubicato nel quartiere San Ferdinando a Napoli.

Indice

Cenni storici [modifica]

L'intera facciata del palazzo su via Chiaia

La fondazione del palazzo risale al principio decennio del XVI secolo per la volontà dell'abate di Stigliano Giovanni Francesco Carafa[1]. Succedutogli il figlio Luigi Carafa nel 1531, abate di Sant'Angelo di Atella questi incaricò Ferdinando Manilo di restaurare completamente l'edificio secondo i più tipici gusti cinquecenteschi.

Nel XVII secolo, il palazzo venne assalito dal popolo durante la rivolta di Masaniello e nel 1656 divenne lazzaretto durante l'epidemia di peste. Nel 1689 invece, morto l'ultimo principe di Stigliano (Nicola Maria de Guzmàn Carafa), l'edificio divenne proprietà dello Stato.

Nel secolo successivo (1700) venne acquistato dal duca genovese Antonio Giudice, principe di Cellamare e duca di Giovinazzo. Fu poi dimora del principe di Francavilla Michele Imperiali, il quale era solito organizzare grandi feste e ricevimenti nel palazzo come nel suo casino di cacci al Chiatamone, così come descritto da Benedetto Croce: «...Questo nobile e ricchissimo signore, feudatario nel Regno e fuori Regno, decorato dei maggiori titoli e uffici, magnifico e generoso, divenne il centro dell'alta Società napoletana».

Durante questi anni il palazzo divenne centro di ricevimento anche di importanti personaggi della nobiltà italiana. A tal proposito vi furono effettuati al suo interno importanti lavori di ammodernamento eseguiti dal Picchiatti nel corso della seconda metà del XVIII secolo. I suddetti lavori interessarono sia gli interni che l'esterno (con la nascita di due giardini) della villa.

Nel corso del XIX secolo, con la forte urbanizzazione dell'area nella quale insiste il palazzo, alcuni lavori hanno ridotto in grande misura la panoramica della villa.

Architettura e arte [modifica]

Il portone monumentale di Ferdinando Fuga

Da via Chiaia appare come un palazzo fortificato con il mezzanino a scarpata in bugnato liscio; il portale d'ingresso consiste in arco di piperno in stile barocco, mentre la facciata su via Filangieri è concepita come un prospetto di un palazzo nobiliare del Settecento. Nel corso degli anni, diverse mani hanno contribuito a rendere il palazzo così come appare oggi.

Tra il 1668 ed il 1670 l'architetto Francesco Antonio Picchiatti effettuò alcuni lavori interni, avendovi lavorato già prima, nel 1651, con l'edificazione dello scalone monumentale, poi demolito per essere sostituito da un altro di Giovan Battista Manni.

Del Ferdinando Sanfelice invece è il portale a linee spezzate interno all'edificio (che conduce allo scalone); mentre di notevole bellezza è la cappella della Vergine del Carmelo realizzata da Giovan Battista Nauclerio nel 1727.[2]

Ferdinando Fuga, chiamato ad eseguire lavori di abbellimento dell'edificio già dal 1726, eseguì invece il portale d'ingresso al cortile, di chiara impronta barocca napoletana.[2]

Il palazzo dispone sul retro anche di un vasto giardino, presente sin dalla metà del XVI secolo, che ha visto nel corso dei secoli prima un'espansione dello spazio verde, con Michele Imperiali come fittuario, e poi una riduzione dello stesso, avvenuta quando si intensificò l'urbanizzazione di quell'area durante l'Ottocento, con la rimozione di due dei tre giardini che caratterizzavano l'edificio. Il giardino dispone al centro alcuni frammenti di una fontana realizzata da Giovanni da Nola.

I saloni interni, infine, sono affrescati da pittori locali come Giacomo del Po, Pietro Bardellino, Giacinto Diano e Fedele Fischetti.

Recentemente, alcuni locali a livello stradale sono stati riattati per la proiezione di spettacoli cinematografici.[3]

Ospiti celebri [modifica]

Nel palazzo vennero ospitati diverse illustri personalità di fama internazionale. Tra questi si ricorda Giacomo Casanova (che lo cita nel suo libro chiamto "Memorie"), Angelica Kauffmann, Jakob Philipp Hackert, Goethe (nel 1787), Torquato Tasso e Caravaggio, per il quale l'edificio fu di fatto l'ultima dimora.[4]

Nel Novecento, infine, viveva qui il grande matematico Renato Caccioppoli, che morì suicida nel 1959.

Note [modifica]

  1. ^ discendente di quel Malizia da cui spiccò anche il ramo dei duchi di Maddaloni), e d'Isabella della Marra, figlia del conte d'Aliano, che era altresì signore di Stigliano in Basilicata. Suo fratello primogenito, Antonio, conte e poi duca di Mondragone, ottenne da Carlo V nel 1522 il titolo di principe di Stigliano.
  2. ^ a b D. Mazzoleni, I palazzi di Napoli, Arsenale Editrice (2007) ISBN 88-7743-269-1
  3. ^ Giovanni Marino. Palazzo Cellamare: ok, I lavori non si fermano. 23 agosto 2002. URL consultato in data 6 aprile 2012.
  4. ^ L'ultima spiaggia di Caravaggio. URL consultato in data 07 febbraio 2012.

Bibliografia [modifica]

  • M. Pisani, Palazzo Cellamare: cinque secoli di civiltà napoletana, Electa Napoli (2003) ISBN 88-5100-165-0.
  • D. Mazzoleni, I palazzi di Napoli, Arsenale Editrice (2007) ISBN 88-7743-269-1.
  • A. De Rose, " I palazzi di Napoli " , New Compton, Roma, (2001) ISBN 88-541-0122-2.

Voci correlate [modifica]

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