Itri

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Itri
comune
Itri – Stemma Itri – Bandiera
Itri – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Provincia Provincia di Latina-Stemma.png Latina
Sindaco Giuseppe De Santis (Lista civica "Patto per Itri Futura") dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 41°17′0″N 13°32′0″E / 41.28333°N 13.53333°E / 41.28333; 13.53333 (Itri)Coordinate: 41°17′0″N 13°32′0″E / 41.28333°N 13.53333°E / 41.28333; 13.53333 (Itri)
Altitudine 170 m s.l.m.
Superficie 101,15 km²
Abitanti 10 479 (1-01-2 012)[1] (1-09-2011)
Densità Errore nell'espressione: operatore ( inatteso<includeonly></includeonly> ab./km²
Comuni confinanti Campodimele, Esperia (FR), Fondi, Formia, Gaeta, Sperlonga
Altre informazioni
Cod. postale 04020
Prefisso 0771
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 059010
Cod. catastale E375
Targa LT
Cl. sismica zona 3A (sismicità bassa)
Cl. climatica zona C, 1 387 GG[2]
Nome abitanti Itrani
Patrono Madonna della Civita
Giorno festivo 21 luglio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Itri
Posizione del comune di Itri nella provincia di Latina
Posizione del comune di Itri nella provincia di Latina
Sito istituzionale

Itri è un comune italiano di 10.460 abitanti della provincia di Latina nel Lazio meridionale.

Indice

Geografia Fisica[modifica]

Territorio[modifica]

Posta a 170 m. s.l.m., la cittadina sorge in una caratteristica vallata tra le falde occidentali dei monti Aurunci (passo di San Donato), a soli 8 km dalla costa. Si trova lungo il percorso della via Appia, tra Fondi (con la quale confina ad Ovest) e Formia (con la quale confina ad Est). Itri confina anche con la città di Esperia ad Est; a Nord con Campodimele. A Sud il territorio si affaccia sul mare con una costa rocciosa e frastagliata denominata Punta Cetarola e situata tra le marinerie di Gaeta e di Sperlonga. Nelle giornate limpide, dalle alture, si osservano le isole dell’antistante arcipelago pontino.

I rilievi montuosi presenti nel suo territorio spesso superano i 1000 m. di quota, come nel caso del monte Cervello alto 1.004 m.s.l.m, monte Trina alto 1.062 m.s.l.m. o monte Ruazzo alto 1314m s.l.m. Tra questi, che sono per lo più a carattere roccioso, si estendono numerose ed ampie radure. Tali zone, per la frequenza dei temporali primaverili-estivi che rinverdiscono la vegetazione, erano sede di alpeggio da maggio a ottobre inoltrato.

Clima[modifica]

La situazione orografica di Itri conferisce al territorio un clima non uniforme, poiché frequenti sono i fenomeni microclimatici che caratterizzano zone ristrette del territorio comunale. Si va dal temperato fresco al temperato caldo, da un clima marino ad uno montano. Il centro urbano, posto a 170 m s.l.m., gode di un clima che si mantiene equilibrato: in inverno è protetto dai venti freddi grazie ai monti che lo circondano; in estate, sono gli stessi monti che garantiscono una brezza fresca che rompe la calura del sole. Le precipitazioni sono piuttosto elevate durante tutta la stagione invernale, mentre i fenomeni nevosi sono frequenti nell'esteso territorio, ma più rari (l'ultimo episodio risale al 12 febbraio 2010) nel centro urbano.

Storia[modifica]

Il sito ebbe una frequentazione in epoca preistorica: sono stati rinvenuti resti di epoca neolitica (strumenti in pietra e in ossidiana) e dell'età del bronzo (Valle Oliva, II millennio a.C.).

Lo scomparso Albino Cece dichiarava di aver trovato in zona Campello d’Itri i resti di una civiltà talaiotica risalente a circa quattromila anni fa, deducendone che questo altopiano fosse abitato dal popolo dei Lestrigoni, e che qui doveva sorgere la città di Telepilo fondata da Lamo, forse proveniente dalla città di Làmia in Tessaglia[3].

Fece parte del territorio degli Aurunci, conquistato quindi dai Romani, che vi realizzarono la via Appia nel 312 a.C. Il sito acquistò importanza come luogo strategico, tuttavia non si formò un nucleo abitato molto consistente, anche se è probabile la presenza di un piccolo centro, se non altro come stazione di posta. Le fonti, in realtà, non fanno diretto riferimento ad alcuna città tra Fondi e Formia. Il nome del paese deriva probabilmente dal termine latino iter ("via, cammino").

Un antico tracciato viario, di cui si sono ritrovati resti di basolato nella località Calvi, collegava il luogo all'attuale Sperlonga.

La presenza di un serpente sullo stemma cittadino ha dato origine alla leggenda, priva di riscontri archeologici, che la fondazione della città fosse derivata dagli abitanti della città di Amyclae, sulla costa (ricordata dalle fonti, ma non identificata), fuggiti nell'interno per un'invasione di serpenti. Secondo tale leggenda il nome della città deriverebbe dalla figura mitologica dell'Idra di Lerna.

Le prime notizie di Itri risalgono al 914 (in un atto di vendita è citato uno "Stefano, itrano"). Tra il IX e l'XI secolo sorse il Castello su un'altura che dominava il passaggio della via Appia.

Itri fece parte del ducato di Gaeta e passò quindi sotto i Dell'Aquila, signori di Fondi e quindi ai Caetani. Appartenne sempre alla diocesi di Gaeta.

L'abitato sorse prima intorno al castello (città alta) e si espanse solo in seguito lungo la via Appia (città bassa). I due nuclei sono separati dal torrente Pontone (o Rio Torto). Un altro nucleo abitato era sorto nella zona di Campello, abbandonato nella seconda metà del XV secolo.

Vi nacque nel 1771 Fra' Diavolo (Michele Pezza), che fu prima fuorilegge e quindi colonnello dell'esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l'occupazione dei Francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806.

Dal XIII secolo e fino al 1861 fece parte del Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie) nell'ambito dell'antica Provincia di Terra di Lavoro. Questa situazione secolare di appartenenza territoriale continuò anche successivamente all'invasione savoiarda e alla sconfitta militare di Francesco II di Borbone.

Dal 1861 (anno dell'annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d'Italia.

Città bassa, panorama dal Castello

Nel 1911 erano presenti nel comune cinquecento dei circa mille emigranti sardi arrivati per lavorare al V lotto della Direttissima Roma-Napoli. Nel contesto nazionale erano già presenti elementi di razzismo contro i sardi, chiamati sardegnoli, che non scomparvero fino alle imprese della Brigata Sassari nella Prima guerra mondiale[4][5]. Gli emigranti ricevevano un salario inferiore rispetto agli altri lavoratori, ma si rifiutarono di pagare ogni tangente alla camorra, allora infiltratasi nell'appalto, e per tutelarsi cercarono di costituire una lega di autodifesa operaria. Il 12 e 13 luglio, a seguito di futili pretesti, avvengono due imboscate a cui partecipano gli stessi notabili del paese, nell'indifferenza delle forze dell'ordine. Si contarono, non senza difficoltà e intralci, 8 vittime e 60 feriti, tutti sardi,[6] mentre dalla Corte d'Assise di Napoli trentatré imputati furono assolti dai giurati popolari e nove condannati in contumacia, a trenta anni di carcere.[7] Fonti locali dell'epoca, parlano di una ribellione contro i sardi da parte della popolazione "stanca di sopportare violazioni e prepotenze [...] soprusi d’ogni genere"[8], di come "i sardi si trovavano nella condizione psicologica dei conquistatori [...] in questo centro-sud da poco conquistato dal loro Re" e "gli itrani non trovarono alcuna difesa nello Stato Sabaudo mentre ai sardi fu accordata una sorta di tacito salvacondotto tanto da portare all'esasperazione la società itrana non nuova ad atti di resistenza violenta." [9]

Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1944, i bombardamenti distrussero il paese e i suoi monumenti al 75%.

Simboli[modifica]

Lo stemma è così descritto dallo Statuto Comunale (art. 2, comma 1, 10 marzo 2000[10]):

« Lo stemma del Comune di Itri raffigura un serpente con la testa di cane, dritto in palo, linguato, in argento, mostrante i denti canini e la lingua trifide in smalto rosso (oro), con le orecchie tese e il profilo della testa e la figura rivolta a destra dello scudo araldicamente, ossia a sinistra di chi guarda il serpente. Un po' più in alto della sua metà, il corpo si piega in giro da destra a sinistra e poi scende al limite inferiore dello scudo, ripiegandosi da sinistra a destra e la coda si allunga orizzontalmente quasi per far base al corpo drizzato in atto di combattere con la punta di essa rialzata. Presenta a sinistra dello scudo, una testa di cane a muso corto, digrignante. Lo Scudo sovrasta la legenda: "SIGNUM SALUTIS-FIDELITAS". »

Onorificenze[modifica]

La città di Itri è stata insignita della Medaglia di Bronzo al Valor Civile con il DPR del 26 luglio 1961.

Medaglia di Bronzo al Valor Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di Bronzo al Valor Civile
«Colpita da numerosi bombardamenti aerei e da dure rappresaglie nemiche, sopportava con animo fiero ed impavido le immani distruzioni ed il sacrificio di numerosi suoi figli.»
— 26 luglio 1961

Monumenti e luoghi di interesse[modifica]

Architetture Civili[modifica]

Il Castello[modifica]

La torre "del coccodrillo".

Il Castello, possente fortezza medioevale, alta e maestosa, è collocato sulla parte più elevata della collina denominata Sant'Angelo. Esso si articola intorno ad una torre pentagonale con piccola cinta merlata (attribuita al duca di Gaeta Docibile I nell'882). Nel 950 il nipote di Docibile, Marino I, fece costruire una seconda torre quadrata più alta e maestosa della prima. In seguito, il Castello fu oggetto di nuovi lavori, con la costruzione della parte abitativa, del torrione cilindrico e del cammino di ronda (1250) che li unisce.

Il Castello di Itri, nell'insieme, con le torrette cilindriche poste a lato.

Il torrione cilindrico è anche detto "Torre del coccodrillo", in quanto secondo la leggenda in questa torre si trovava dell'acqua con uno di questi animali, al quale venivano dati in pasto i condannati a morte.

A questo complesso appartiene anche un fortilizio (la cavea) con tre piccole torrette cilindriche disposte ad un livello inferiore e visibili dall'entrata principale del Castello: questa parte era adibita a luogo di ristoro per cavalli, servitù e gendarmi. Dalla cavea si può vedere, grazie ad un cancelletto, il ghetto ebraico (Vico Giudea) dove si trovava anche una piccola sinagoga, ormai scomparsa.

La parte del Castello destinata ad abitazione si sviluppa su due piani, ciascuno diviso in tre sale. Entrando nel Castello, immediatamente a sinistra si presentano tre sale, dalla seconda si può accedere, grazie ad una scalinata, al piano inferiore. Questo piano è costituito da tre vasti spazi destinati ad uso domestico, come lasciano supporre i resti del forno e della vasca utilizzata per conservare il cibo, ancora visibili nella stanza sulla sinistra. Si può anche osservare l'antica cisterna dove erano raccolte le acque piovane.

La torre quadrata e la parte abitativa.

Al secondo piano è possibile vedere i resti di quello che era un camino ed un affresco rappresentante Sant'Antonio abate e Madonna lattante con il Bambino. In questo punto, infatti, fu fatta costruire dalla famiglia Caetani una cappella privata che fa pensare che la sala antistante fosse una camera da letto. Secondo alcune leggende, sarebbe possibile sentire dei fantasmi lamentarsi nelle notti di temporale e, soprattutto, veder fluttuare dei mantelli lungo il cammino di ronda che collega il Castello alla "Torre del Coccodrillo".

Il Castello ospitò anche bellissima Giulia Gonzaga, contessa di Fondi e donna famosa per aver accolto nella sua dimora artisti e letterati dell'epoca.

Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, è stato acquistato dalla provincia di Latina nel 1979 per un prezzo simbolico dal Dottor Comm. Francesco Saverio Ialongo e poi ceduto al Comune d'Itri. Una volta restaurato, il Castello avrebbe dovuto ospitare il "Museo del brigantaggio". Durante i lavori di restauro, in seguito ad una richiesta di fondi dalla Comunità Europea, il sindaco e la giunta itrana hanno ritenuto opportuna la collocazione di suddetto museo in una diversa zona del paese, località Madonna delle Grazie.

L'inaugurazione della prima parte restaurata del Castello è avvenuta il 4 giugno 2003, il 14 settembre 2007 è stato aperto l'intero castello. Al suo interno oggi il Castello di Itri ospita le mostre, i mercatini d'artigianato locale, i convegni, le cerimonie ma anche le feste private. Nella cavea invece si organizzano durante l'estate le serate di cinema e diversi concerti.

Forte di Sant'Andrea e resti della via Appia[modifica]

In direzione di Fondi, nella gola di Sant'Andrea, è stato rimesso in luce e valorizzato un tratto dell'antico percorso della via Appia. Qui, sui ruderi di una villa romana di età repubblicana (I secolo a.C.), sorgeva un forte che fu utilizzato da Fra' Diavolo nella difesa contro i Francesi nel 1798.

Architetture religiose[modifica]

Convento di San Francesco[modifica]

Il convento di San Francesco (1324) (uno dei primi nati nella diocesi di Gaeta) con la bella chiesa di S. Francesco furono fondati dal conte di Fondi Onorato I Caetani. Collocato nella parte bassa della città si trovava nelle immediate vicinanze della chiesa della SS. Vergine Annunziata (datata 1363, ricostruita dopo i bombardamenti e oggi intitolata a Santa Maria Maggiore). Nell'edificio era presente un oratorio dedicato a San Giovanni Battista ed i confratelli vi avevano diritto di sepoltura. Sappiamo dallo statuto itrano, che risale al '400 che Onorato II, conte di Fondi, vi dimorò per un certo periodo a partire dell'anno 1487. Secondo una visita pastorale del 1722[11], la chiesa era dotata di tre altari: altare maggiore con l'immagine del santo; due altari laterali, del Crocifisso e della Natività di Gesù Cristo. Quello che è rimasto della chiesa e del convento è stato trasformato in abitazioni civili e oggi resta soltanto un affresco conservato in un edificio nella centrale Piazza Incoronazione. Inoltre, le due colonne dell'altare del Santuario della Madonna della Civita, così come il lavabo che si trova in sagrestia, provengono dal Convento di San Francesco.

Monastero di San Martino[modifica]

In origine fuori dall'abitato (presso San Martino in Pagnano), il monastero era stato abbandonato in conseguenza delle leggi di soppressione delle corporazioni religiose nel regno d'Italia, essendo venuto meno il numero legale delle monache. In realtà l'edificio, occupato dalle Suore del Preziosissimo Sangue, era in uno stato di decadimento. Successivamente il monastero benedettino di San Martino, fu ricostruito all'interno delle mura. Distrutto anch'esso dai bombardamenti del 1944, è stato quindi ricostruito.

La chiesa di San Michele Arcangelo.

San Michele Arcangelo[modifica]

La chiesa di San Michele Arcangelo, nella parte alta, risale all'XI secolo ed è l'edificio sacro più antico di Itri. A tre navate, l'edificio è in stile arabo-normanno ed ha la caratteristica di avere il campanile quadrato, ornato da piatti in maiolica colorati, addossato alla chiesa, in corrispondenza dell'entrata principale, anziché posto di lato. Si articola in quattro piani, dal portale di accesso alla chiesa, a due bifore e una trifora, con coronamento a cuspide. Al suo interno si può ammirare un affresco del XV secolo raffigurante la "Vergine con il Bambino" e la statua lignea di San Michele Arcangelo, posta in una nicchia dell'altare maggiore.

Santa Maria di Loreto[modifica]

In origine su una collina fuori dal paese, ma ormai raggiunta dall'espansione dell'abitato, si trova la chiesa di Santa Maria di Loreto, con annesso convento dei Cappuccini (dal 1574), da cui deriva il nome "Cappuccini" attribuito alla zona. Quando nel marzo del 1574 i Padri Cappuccini iniziarono ad utilizzare l'edificio, dapprima in proprietà, poi in enfiteusi (in seguito alla confisca dei beni della Chiesa), quest'ultimo si trovava in una posizione isolata. Il convento fu abitato dai Cappuccini fino al 1897 e nel 1910/1911, a seguito dell’epidemia di colera che imperversò ad Itri, fu adibito a lazzaretto. L'avvento dei Padri Passionisti è datato 30 marzo 1943, giorno in cui fu redatto e firmato un atto nel quale il Comune d’Itri concedeva in donazione il Convento ai Passionisti. L'opera di ricostruzione voluta dal Senatore Pietro Fedele, sposato ad Itri con Donna Tecla De Fabritiis[12], iniziò nel novembre del 1941 e fu ultimata dopo il conflitto bellico. Nella chiesa di S. Maria di Loreto è conservato, tra le altre opere, un dipinto di San Paolo della Croce (fondatore dei Passionisti), attribuito al pittore Sebastiano Conca (1676-1764).

Santa Maria Maggiore[modifica]

Interno dell'attuale chiesa di Santa Maria Maggiore, ex SS. Annunziata.

Alla chiesa di S. Maria Maggiore già della SS. Annunziata si accede da un semplice ed am­pio portico, di stile gotico, con tre archi ogivali e tre portali (che sono stati ricostruiti dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale), dei quali quello di mezzo, più grande, è anch'esso ogivale e ri­sale al XIV secolo.

Il campanile della distrutta chiesa di Santa Maria Maggiore.

La tradizione locale dice che il portale vi fosse stato trasportato da San Francesco.

Cappella del Crocefisso, all'interno dell'attuale chiesa di Santa Maria Maggiore.

Le prime notizie, inerenti alla chiesa, risalgono al 26 Mar­zo 1363, quando essa è ricordata nel testamento del conte di Fondi, Onorato I Caetani, che fece un lascito di 20 once. Di stile romanico-laziale, è decorata esternamente con fasce di pietra bianca alternate a laterizio, con dei cornicioni posti al termine di ogni piano. Nel 1600 la chiesa era a tre navate: quella centrale era coperta a tettoia, con l'altare maggiore ed il coro coperto a volta. In essa vi erano: l'organo, il pulpito, la fonte battesimale ed il campani­le con due campane. Agli inizi del XVIII secolo essa fu ampliata ed ebbe radicali restauri. La caratteristica principale del tempio era il soffitto a cassettoni, d'oro zecchino. Quest'ultimo fu successivamente rimosso per un crollo, avvenuto nel 1829, e la chiesa fu rifatta in muratura. Durante la Seconda guerra mondiale l'edificio fu distrutto dai bombardamenti del 1944, ad eccezione del campanile duecentesco (recentemente restaurato). Per evitarne la distruzione, vennero staccati alcuni affreschi ora conservati nella vicina chiesa di San Michele Arcangelo. A seguito della distruzione, la chiesa della SS. Annunziata (all'interno della quale si conserva un Busto argenteo della Madonna della Civita, proprietà del popolo di Itri che contribuì alla sua realizzazione con una questua) fu anche ridenominata chiesa di S. Maria Maggiore.

Ad oggi, dunque, l'edificio denominato S. Maria Maggiore si trova in Piazza Annunziata. L'interno della chiesa è a tre navate: nel lato destro vi è la cappella del Crocefisso con altare in marmo intarsiato, nel cui paliotto sono scolpite le Anime del Purgatorio, mentre sopra il Fastigio vi è raffigurata la Sacra Sindone. Quest'opera può riportarsi al XVIII secolo. Nella medesima cappella la volta è decorata a stucco, con alcuni angeli reggenti gli emblemi della Passio­ne.

Alcuni sostengono che l'opera fu realizzata nel 1827, per volere del pontefice Leone XII, ma essa risale al secolo XVI o, al più tardi, al XVII secolo. Nell'altare della navata sinistra riposa il corpo di San Costanzo martire, i cui resti sono ricoperti da vesti ricamate. Una tela molto interessante, raffigurante la «Predica di San Tommaso d'Aquino davanti al Papa ed a un re» (forse Carlo I d'Angiò), era nella predella della cappella della navata sinistra.[13]

Santuario della Madonna della Civita[modifica]

Particolare del Santuario della Madonna della Civita con la Statua della Madonna collocata sulla chiesa.

Nel territorio di Itri si trova il santuario della Madonna della Civita.

Aree Naturali[modifica]

  • Parco naturale dei Monti Aurunci
  • Monte Ruazzo
  • Le Rave Fosche, costituite da un rilievo ad est dell'abitato di Itri, raggiungibile a piedi dalla località Postacchio. La caratteristica geolitica di questo monte è la presenza di formazioni calcare imponenti di colore bianco-grigiastro (Rave Fosche) e rossicce per l'alto contenuto in ossido di ferro (Rave Rosse). Sono presenti anche caverne di particolare conformazione, tra cui la celebre Caverna di Fra Diavolo, il brigante Michele Pezza.

Società[modifica]

Evoluzione demografica[modifica]

Abitanti censiti[14]

Etnie e minoranze straniere[modifica]

La presenza di popolazione straniera residente a Itri è un fenomeno abbastanza recente ed in continua crescita. Al 31 dicembre 2008, secondo i dati Istat, risultano 623 stranieri residenti nella città.

Provenienza della popolazione straniera residente al 31 dicembre 2008[15]
Romania Romania 332
Albania Albania 37
Stati Uniti Stati Uniti d'America 30
Germania Germania 28
Francia Francia 26
Rep. Dominicana Repubblica Dominicana 26
Ucraina Ucraina 23
Regno Unito Regno Unito 20
Tunisia Tunisia 18
Moldavia Moldavia 10
Colombia Colombia 9
Senegal Senegal 8

Tradizioni e Folclore[modifica]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica]

  • Arteinsieme Soc. Coop. Sociale, Via Dei Sugheri
  • Croce Rossa Italiana Comitato Locale di Itri, Via dei Sugheri, 2
  • Emergenza Radio Itri, Via Dei Sugheri - Palazzo Iacp
  • Prisma Cooperativa Sociale, Via I. Balbo, 4
  • Associazione "Cose dell'Altro Mondo", Via Sant'Apollonia, 14.

Cultura[modifica]

Istruzione[modifica]

Scuole[modifica]

Ad oggi si contano sul territorio cittadino 6 scuole di ogni ordine e grado: 2 Scuole dell'infanzia, 1 scuole primarie, 1 secondarie di I grado e 1 scuole secondarie di II grado.

Scuole dell'infanzia[modifica]
Nome Scuola Tipologia Sede
S.Apollonia Scuola Statale Via della Repubblica
Maria Regina Immacolata Non Paritaria, autorizzata Via S. Apollonia
Scuole primarie[modifica]
Nome Scuola Tipologia Sede Telefono
S.Apollonia Scuola Statale Piazzale Rodari 0771 730050
Scuole secondarie di I grado[modifica]
Nome Scuola Tipologia Sede Telefono
S. Giovanni Bosco Scuola Statale Via G.Matteotti, 43 0771 727105
Scuole secondarie di II grado[modifica]
Nome Scuola Tipologia Sede
Ist. Professionale Agro-Ambientale Itri Scuola Statale - Ist. Prof. per l'Agricoltura e l'Ambiente Piazza Sandro Pertini

Biblioteche[modifica]

La Biblioteca Comunale è situata in Piazza Umberto I 13, ove si trovano anche gli uffici dell'Amministrazione Comunale. La biblioteca aderisce al Sistema Bibliotecario del Lazio Meridionale e vanta una sezione specialistica dedicata al Brigantaggio nel Meridione d'Italia.

Media[modifica]

Televisione[modifica]

Itritv, nata nel 2007, chiude i battenti, temporaneamente, nel 2009. A partire dall'anno successivo, il 2010, l'emittente torna a trasmettere sul digitale terrestre. Dal 2011 fa parte del bouquet di GARITV, visibile in tutto il Lazio sul canale 293, assumendo il nome di "Itri Tv Gari Tv1".

Personalità legate a Itri[modifica]

Eventi[modifica]

Economia[modifica]

L'Agricoltura è la principale attività economica ed è incentrata sulla produzione dell'oliva di Gaeta, con produzione di olive in salamoia e di olio, ottenuto con spremitura a freddo. Negli corso degli ultimi anni, il flusso turistico da Roma, Napoli, da altre regioni e perfino dall'estero, è aumentato considerevolmente. Sono sorte, inoltre, diverse industrie nel territorio Comunale che contribuiscono notevolmente alla crescita economica. A partire dal 1º gennaio 2011 il comune di Itri è stato raggiunto, dopo continue petizioni da parte dei cittadini, dalla linea ADSL.

Infrastrutture e Trasporti[modifica]

Ferrovie[modifica]

Alla Stazione di Itri, sulla linea Roma-Formia-Napoli, fermano in media un treno ogni 120' per Roma Termini e uno ogni 120' per Formia/Minturno. Anche 2 treni per Napoli Centrale effettuano fermata a Itri.

Strade[modifica]

Strada statale|Strade statali

La principale strada statale che attraversa il territorio di Itri è la Strada statale 7 Via Appia, che attraversa il territorio comunale in direzione nord-sud.

Un'altra strada statale molto importante è la Strada statale 82 della Valle del Liri, o Civita Farnese, che, partendo da Itri, percorre tutta la valle del Sacco, per arrivare fino ad Avezzano, in Abruzzo.

Vi è, infine, la Strada statale 213 Via Flacca che lambisce il territorio itrano nella zona costiera.

Strada provinciale|Strade provinciali

L'unica strada provinciale che attraversa il comune di Itri, di competenza della provincia di Latina, è quella che collega Itri a Sperlonga.

Mancano strade che colleghino direttamente Itri con la sua parte di territorio che affaccia sul mare.

Mobilita extraurbana[modifica]

I bus COTRAL collegano Itri con tutte le località limitrofe, tra le quali Fondi, Formia, Terracina, e con Latina.

Amministrazione[modifica]

Nel 1927 passa dalla provincia di Terra di Lavoro alla provincia di Roma nel Lazio, e nel 1934 passa alla nuova provincia di Littoria, costituita dal governo fascista dell'epoca.

Amministrazioni precedenti[modifica]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1996 2001 Giovanni Ialongo Sindaco
2001 2006 Giovanni Agresti Sindaco
2006 2011 Giovanni Agresti centro-destra Sindaco
2011 in carica Giuseppe De Santis lista civica "Patto per Itri futura" Sindaco

Gemellaggi[modifica]

Altre informazioni amministrative[modifica]

Sport[modifica]

Le società sportive presenti a Itri sono:

  • A.s.d. Nuova-Itri Calcio, (calcio), militante nel campionato di promozione.
  • A.S.D. Real Campello, (calcio), militante nel campionato di terza categoria.
  • A.S.D. Briganti Calcio, (calcio) fondata nel 2011, promossa al campionato di seconda categoria a partire dalla stagione calcistica 2013-2014.
  • Basket Itri, (basket), militante nel campionato di promozione del Lazio.
  • Società di palla tamburello femminile - militante in serie A nazionale.
  • A.S.D. Pallavolo - militante serie D nazionale.
  • A.S.D. Ginnastica NIKE (ginnastica ritmica), fondata nel 1982 e militante nel settore promozionale e agonistico della FGI e Confsport.

Impianti Sportivi[modifica]

  • Impianto Sportivo Bocce, Corso Appio Claudio
  • Impianto Sportivo Comunale, Via Gramsci
  • Struttura Geodetica, Via Giovenco
  • Sporting Club Calcetto Park, Strada Itri-Sperlonga
  • Tennis Club Raino, Via Civita Farnese

Curiosità[modifica]

Note[modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al settembre 2011.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, p. 151. Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011. URL consultato in data 25 aprile 2012.
  3. ^ Gazzetta degli Aurunci, Marzo 2007
  4. ^ «Morte ai sardegnoli» E iniziò il massacro di Itri, La Nuova Sardegna
  5. ^ Fabritziu Dettori, "Fuori i Sardegnoli!!!", Sotziu Limba Sarda
  6. ^ Itri, 1911 «caccia» al sardo, di Eugenia Tognotti. Da Il Messaggero Sardo, luglio 1987 [1]
  7. ^ Pino Pecchia, Premessa a I Sardi a Itri
  8. ^ A. De Stefano, La rivolta d’Itri, legittima difesa di una folla, Milano, Vallardi, 1914 Angelo De Stefano
  9. ^ Pino Pecchia, I Sardi a Itri
  10. ^ Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, Supplemento ordinario n. 9 al BOLLETTINO UFFICIALE n. 7
  11. ^ A. De Santis, Le chiese di Itri e Sperlonga nel Settecento, Bollettino dell'ISALM, Roma - Anagni, VII, 1971-1972, pp. 107-122.
  12. ^ Cece Albino, Tutte le chiese di Itri: S. Maria di Loreto
  13. ^ Cece Albino, Tutte le chiese di Itri: S. Maria Maggiore
  14. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  15. ^ Dati Istat (solo le nazionalità più rappresentate, per dati completi si rimanda al sito dell'Istat)

Bibliografia[modifica]

L. Quilici, Il tempio di Apollo ad clivum Fundanum sulla Via Appia al valico di Itri in L. Quilici, S. Quilici Gigli (a cura di), Santuari e luoghi di culto nell'Italia antica, 2003.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

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