Itri

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Itri
Panorama di Itri
Itri - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Lazio-Stemma.png Lazio
Provincia: stemma Latina
Coordinate: 41°17′0″N 13°32′0″E / 41.28333, 13.53333Coordinate: 41°17′0″N 13°32′0″E / 41.28333, 13.53333
Altitudine: 170 m s.l.m.
Superficie: 101,15 km²
Abitanti:
10.084 31-12-2008 
Densità: 97,82 ab./km²
Comuni contigui: Campodimele, Esperia (FR), Fondi, Formia, Gaeta, Sperlonga
CAP: 04020
Pref. telefonico: 0771
Codice ISTAT: 059010
Codice catasto: E375 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Class. climatica: zona C, 1387 GG
Nome abitanti: Itrani 
Santo patrono: Madonna della Civita 
Giorno festivo: 21 luglio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
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Itri è un comune di 10.084 abitanti della provincia di Latina.

Si trova lungo il percorso della via Appia, tra Fondi e Formia, in corrispondenza di un passo dei monti Aurunci (passo di San Donato). Il territorio comunale arriva fino al mare, in corrispondenza di Punta Cetarola.

Indice

[modifica] Storia

Il sito ebbe una frequentazione in epoca preistorica: sono stati rinvenuti resti di epoca neolitica (strumenti in pietra e in ossidiana) e dell'età del bronzo (Valle Oliva, II millennio a.C.).

Fece parte del territorio degli Aurunci, conquistato quindi dai Romani, che vi realizzarono la via Appia nel 312 a.C.. Il sito non divenne tuttavia un centro abitato, anche se è probabile la presenza di una stazione di posta. Il nome del paese deriva probabilmente dal termine latino iter ("via, cammino").

Un antico tracciato viario, di cui si sono ritrovati resti di basolato nella località Calvi, collegava il luogo all'attuale Sperlonga.

La presenza di un serpente sullo stemma cittadino ha dato origine alla leggenda, priva di riscontri archeologici, che la fondazione della città fosse derivata dagli abitanti della città di Amyclae, sulla costa (ricordata dalle fonti, ma non identificata), fuggiti nell'interno per un'invasione di serpenti. Secondo tale leggenda il nome della città deriverebbe dalla figura mitologica dell'Idra di Lerna.

Le prime notizie di Itri risalgono al 914 (in un atto di vendita è citato uno "Stefano, itrano"). Tra il IX e l'XI secolo sorse il Castello su un'altura che dominava il passaggio della via Appia.

Itri fece parte del ducato di Gaeta e passò quindi sotto i Dell'Aquila, signori di Fondi e quindi ai Caetani. Appartenne sempre alla diocesi di Gaeta.

L'abitato sorse prima intorno al castello (città alta) e si espanse solo in seguito lungo la via Appia (città bassa). I due nuclei sono separati dal torrente Pontone (o Rio Torto). Un altro nucleo abitato era sorto nella zona di Campello, abbandonato nella seconda metà del XV secolo.

Fino all'unità d'Italia Itri appartenne quindi al Regno di Napoli (poi Regno delle Due Sicilie e fece parte della provincia di Terra di Lavoro.

Vi nacque nel 1771 Fra' Diavolo (Michele Pezza), che fu prima fuorilegge e quindi colonnello dell'esercito borbonico di Ferdinando IV, in lotta contro l'occupazione dei Francesi, che lo presero e impiccarono a Napoli nel 1806.

Storicamente parte dell'antica provincia di Terra di Lavoro in Campania, nel Regno d'Italia fece inizialmente parte della provincia di Caserta, passò nel 1927 alla provincia di Roma, e successivamente alla nuova provincia di Latina (Littoria), nel Lazio, nel 1934.

Nel 1911 erano presenti nel comune cinquecento dei circa mille emigranti sardi arrivati per lavorare al V lotto della Direttissima Roma-Napoli. Nel contesto nazionale erano già presenti elementi di razzismo contro i sardi, chiamati sardegnoli, che non scomparvero fino alle imprese della Brigata Sassari nella Prima guerra mondiale [1]. Gli emigranti ricevevano un salario inferiore rispetto agli altri lavoratori, ma si rifiutarono di pagare ogni tangente alla camorra, allora infiltratasi nell'appalto, e per tutelarsi cercarono di costituire una lega di autodifesa operaria. Il 12 e 13 luglio, a seguito di futili pretesti, avvengono due imboscate a cui partecipano gli stessi notabili del paese, nell'indifferenza delle forze dell'ordine. Si contarono, non senza difficoltà e intralci, 8 vittime e 60 feriti, tutti sardi, [2] mentre dalla Corte d'Assise di Napoli trentatré imputati furono assolti dai giurati popolari e nove condannati in contumacia, a trenta anni di carcere. [3] Fonti locali parlano di una ribellione contro i sardi da parte della popolazione "stanca di sopportare violazioni e prepotenze [...] soprusi d’ogni genere" [4], di come "i sardi si trovavano nella condizione psicologica dei conquistatori [...] in questo centro-sud da poco conquistato dal loro Re" e "gli itrani non trovarono alcuna difesa nello Stato Sabaudo mentre ai sardi fu accordata una sorta di tacito salvacondotto tanto da portare all'esasperazione la società itrana non nuova ad atti di resistenza violenta." .[5]

Durante la seconda guerra mondiale, nel maggio del 1944, i bombardamenti distrussero il paese e i suoi monumenti al 75%.

[modifica] Cultura

[modifica] Monumenti

[modifica] Il Castello

La torre "del coccodrillo"

Il Castello, possente fortezza medioevale, alta e maestosa, è collocato sulla parte più elevata della collina denominata Sant'Angelo. Esso si articola intorno ad una torre quadrata con piccola cinta merlata (attribuita al duca di Gaeta Docibile I nell'882). Nel 950 il nipote di Docibile, Marino I, fece costruire una seconda torre poligonale più alta e maestosa della prima. In seguito, il Castello fu oggetto di nuovi lavori, con la costruzione del dongione, della parte riservata all'abitazione e del cammino di ronda (1250). Quest'ultima torre è detta "del coccodrillo", in quanto secondo la leggenda nel fossato si trovava uno di questi animali, al quale venivano dati in pasto i condannati a morte. A questo complesso appartiene anche un fortino (la cavea), affiancato da tre piccole torri cilindriche disposte ad un livello inferiore e visibili dall'entrata principale del Castello: questa parte doveva essere riservata all'uso dei cavalli, dei servitori e dei soldati.

La torre quadrata e la prima cinta

La parte del Castello destinata ad abitazione si sviluppa su due piani, ciascuno diviso in tre sale. Entrando nel Castello, immediatamente a sinistra si presentano due sale dalle quali si può accedere, grazie ad una scalinata, al piano inferiore. Questa parte è costituita da due vasti pezzi destinati ad uso domestico, come lasciano supporre alcune vasche, ancora visibili nel secondo pezzo, utilizzate per conservare i cibi. Si può anche osservare l'antica cisterna dove erano raccolte le acque piovane. Al secondo piano è possibile vedere i resti di quello che era un camino ed un affresco rappresentante Sant'Antonio abate ed una Vergine. In questo punto, infatti, fu fatta costruire dalla famiglia Caetani una cappella privata che fa pensare che la sala antistante fosse una camera da letto. Secondo alcune leggende, sarebbe possibile sentire dei fantasmi lamentarsi nelle notti di temporale e, soprattutto, veder fluttuare dei mantelli lungo il cammino di ronda che collega il Castello alla "Torre del Coccodrillo".

Il Castello ospitò per un giorno anche Giulia Gonzaga, contessa di Fondi e donna famosa per aver accolto nella sua dimora artisti e letterati dell'epoca.

Danneggiato dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, acquistato dalla provincia di Latina nel 1979 per un prezzo simbolico dal Dottor Comm. Francesco Saverio Ialongo e ceduto al Comune (una volta restaurato) a partire dal 1992, il Castello di Itri avrebbe dovuto ospitare dal 2003 il "Museo del brigantaggio", suddiviso in tre sezioni ("Ragioni della storia", "Ragioni del mito" e "Ragioni del luogo"). Durante i lavori di restauro, in seguito ad una richiesta di fondi, aventi come mittente la Comunità Europea e come destinatario il comune stesso, il sindaco e la giunta itrana hanno ritenuto opportuna la collocazione di suddetto museo in una diversa zona del paese, località Madonna delle Grazie.

L'inaugurazione della parte restaurata del Castello è avvenuta il 4 Giugno 2003.

[modifica] Chiese

La chiesa di San Michele Arcangelo
Il campanile della distrutta chiesa di Santa Maria Maggiore

La chiesa di San Michele Arcangelo, nella parte alta, risale all'XI secolo. A tre navate l'edificio è in stile arabo-normanno. La facciata è dominata dal campanile quadrato, ornato da piatti in maiolica colorati. Si articola in quattro piani, dal portale di accesso alla chiesa, a due bifore e una trifora, con coronamento a cuspide.

La chiesa di Santa Maria Maggiore, fu distrutta dai bombardamenti del 1944, ad eccezione del campanile duecentesco, recentemente restaurato.

In origine fuori dall'abitato (presso San Martino in Pagnano), il monastero benedettino di San Martino, fu ricostruito all'interno delle mura. Distrutto quindi anch'esso dai bombardamenti del 1944, è stato quindi ricostruito.

Nella città bassa si trovano le fondazioni del conte di Fondi Onorato I Caetani: il convento di San Francesco (1324) e la chiesa della Vergine Annunziata (probabilmente 1363), ricostruita dopo i bombardamenti e oggi intitolata a Santa Maria Maggiore.

In origine su una collina fuori dal paese, ma ormai raggiunta dall'espansione dell'abitato, si trova la chiesa di Santa Maria di Loreto, con annesso convento dei Cappuccini (dal 1574).

Ad una decina di chilometri dal centro abitato, sulla sommità del monte Fusco a 673 m s.l.m., sorge il Santuario della Madonna della Civita.

[modifica] Forte di Sant'Andrea e resti della via Appia

In direzione di Fondi, nella gola di Sant'Andrea, è stato rimesso in luce e valorizzato un tratto dell'antico percorso della via Appia. Qui, sui ruderi di una villa romana di età repubblicana (I secolo a.C.), sorgeva un forte che fu utilizzato da Fra' Diavolo nella difesa contro i Francesi nel 1798.

[modifica] Feste ed Eventi

[modifica] Personalità legate a Itri

[modifica] Economia

L'attività principale è quella agricola, incentrata intorno alla produzione dell'oliva di Gaeta, con produzione di olive in salamoia e di olio con spremitura a freddo. Negli ultimi anni, la cittadina, ha visto crescere la quantità di turisti giunti da città vicine come Roma o Napoli, ma anche da altre città di diverse regioni e nazioni. Sono sorte, inoltre, diverse industrie nel territorio Comunale che contribuiscono notevolmente alla crescita economica. Da segnalare che il comune di Itri, attualmente, non ha copertura ADSL su rete telefonica ma solamente via wi-fi.

[modifica] Istruzione

Ad oggi si contano sul territorio cittadino 7 scuole di ogni ordine e grado: 3 Scuole dell'infanzia, 1 scuole primarie, 1 secondarie di I grado e 1 scuole secondarie di II grado.

[modifica] Scuole dell'infanzia

Nome Scuola Tipologia Sede
S.Apollonia Scuola Statale Via della Repubblica
Giovenco Scuola Statale Via 8 Marzo
Maria Regina Immacolata Non Paritaria, autorizzata Via S. Apollonia

[modifica] Scuole primarie

Nome Scuola Tipologia Sede Telefono
S.Apollonia Scuola Statale Piazzale Rodari 0771 730050

[modifica] Scuole secondarie di I grado

Nome Scuola Tipologia Sede Telefono
S. Giovanni Bosco Scuola Statale Via G.Matteotti, 43 0771 727105

[modifica] Scuole secondarie di II grado

Nome Scuola Tipologia Sede
Ist. Professionale Agro-Ambientale Itri Scuola Statale - Ist. Prof. per l'Agricoltura e l'Ambiente Piazza Sandro Pertini

[modifica] Infrastrutture

[modifica] Biblioteche

  • Biblioteca Comunale, Piazza Umberto I, 13

[modifica] Volontariato, Onlus e Associazioni

  • Arteinsieme Soc. Coop. Sociale, Via Dei Sugheri
  • Croce Rossa Italiana Comitato Locale di Itri, Via dei Sugheri, 2
  • Emergenza Radio Itri, Via Dei Sugheri - Palazzo Iacp
  • Prisma Cooperativa Sociale, Via I. Balbo, 4

[modifica] Impianti Sportivi

  • Impianto Sportivo Bocce, Corso Appio Claudio
  • Impianto Sportivo Comunale, Via Gramsci
  • Struttura Geodetica, Via Giovenco
  • Sporting Club Calcetto Park, Strada Itri-Sperlonga
  • Tennis Club Raino, Via Civita Farnese
  • Tiro A Volo Itri, Località Casa Capraia

[modifica] Curiosità

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Giovanni Agresti (centrodestra) dal 30/05/2006 (2º mandato)
Centralino del comune: 0771 7321
Posta elettronica: urp@comune.itri.lt.it

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Posizione di Itri (panorama da monte Civita)

[modifica] Città gemellate

[modifica] Note

  1. ^ Fabritziu Dettori, "Fuori i Sardegnoli!!!", Sotziu Limba Sarda
  2. ^ Itri, 1911 «caccia» al sardo, di Eugenia Tognotti. Da Il Messaggero Sardo, luglio 1987 [1]
  3. ^ Pino Pecchia, Premessa a I Sardi a Itri
  4. ^ A. De Stefano, La rivolta d’Itri, legittima difesa di una folla, Milano, Vallardi, 1914 Angelo De Stefano
  5. ^ Pino Pecchia, I Sardi a Itri

[modifica] Bibliografia

L. Quilici, Il tempio di Apollo ad clivum Fundanum sulla Via Appia al valico di Itri in L. Quilici, S. Quilici Gigli (a cura di), Santuari e luoghi di culto nell'Italia antica, 2003.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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