Tursi

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Tursi
comune
Tursi – Stemma
Tursi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Matera-Stemma.png Matera
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Domenico Labriola (lista civica Alleanza Impegno e Libertà) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 40°15′00″N 16°28′00″E / 40.25°N 16.466667°E40.25; 16.466667 (Tursi)Coordinate: 40°15′00″N 16°28′00″E / 40.25°N 16.466667°E40.25; 16.466667 (Tursi)
Altitudine 243 m s.l.m.
Superficie 156 km²
Abitanti 5 136[3] (novembre 2013)
Densità 32,92 ab./km²
Frazioni Anglona, Caprarico, Panevino[1]
Comuni confinanti Colobraro, Montalbano Jonico, Policoro, Rotondella, Sant'Arcangelo (PZ), Scanzano Jonico, Stigliano[2]
Altre informazioni
Cod. postale 75028
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 077029
Cod. catastale L477
Targa MT
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 452 GG[4]
Nome abitanti tursitani
Patrono San Filippo Neri, Madonna di Anglona
Giorno festivo 26 maggio, 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tursi
Posizione del comune di Tursi nella provincia di Matera
Posizione del comune di Tursi nella provincia di Matera
Sito istituzionale
« Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera,
era una delle tante parlate destinate a scomparire.
Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente[5]»
(Albino Pierro in 'A terra d'u ricorde)

Tursi (IPA: ['turːsi][6] Tùrse in dialetto tursitano, Thyrsoi, Θυρσοί in greco, Turci e Tursia in latino) è un comune italiano di 5.136 abitanti[3] della provincia di Matera in Basilicata.

Vi ha sede la Comunità Montana Basso Sinni. Il 4 maggio 2006 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha insignito il comune di Tursi del titolo onorifico di Città[7].

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Basilicata.
Particolarità dei calanchi di Tursi

Centro medievale (circa V secolo) a 243 m s.l.m., nato originariamente attorno al castello e successivamente sviluppatosi nella vallata sottostante assumendo una singolare forma allungata[8]. Il punto più alto del centro abitato è costituito proprio dal castello con un'altitudine di 346 m s.l.m.. La piazza Maria SS. di Anglona, posizionata a valle del centro storico ha un'altitudine di 210 m s.l.m.. Il centro abitato è diviso per gran parte dal torrente Pescogrosso, che prende il nome dagli enormi massi ritrovati lungo il suo corso e sfocia come affluente nel fiume Sinni. Tursi dista poco meno di 20 km dalla costiera jonica, anche se nei pressi della frazione Panevino, che costituisce il confine est del territorio tursitano, il mare dista solamente 6 km.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio tursitano confina a nord col fiume Agri e con il comune di Montalbano Jonico, ad est con il comune di Policoro, a sud con il fiume Sinni e i territori di Rotondella, mentre ad ovest con i territori di Sant'Arcangelo, Colobraro e Stigliano.

Di prevalenza collinare è ubicato al centro dei due grandi fiumi della Lucania, l'Agri e il Sinni, che all'epoca della costruzione della città erano navigabili[9]. Attualmente i corsi dei fiumi sono interrotti da due grosse dighe artificiali, il bacino artificiale di Gannano nei pressi della frazione Caprarico, interrompe il corso del fiume Agri e la diga di Monte Cotugno, il più grande bacino artificiale in terra battuta d'Europa[10], nei pressi di Senise, interrompe il corso del fiume Sinni.

I due fiumi sono costeggiati da due delle strade principali della Basilicata e che da loro prendono il nome. La Strada Statale 598 Val d'Agri costeggia l'Agri e la Strada Statale 653 Sinnica costeggia il Sinni. Il terreno circostante è di origine argillosa, un notevole impatto paesaggistico è da attribuire ai calanchi che con l'erosione del tempo hanno assunto forme davvero bizzarre[11].

Clima[modifica | modifica sorgente]

La stazione meteorologica più vicina è quella di Montalbano Jonico. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +7,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +25,5 °C[13].

MONTALBANO JONICO Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 11,1 12,3 14,7 18,1 23,1 27,5 31,6 31,7 27,4 22,1 17,3 13,2 12,2 18,6 30,3 22,3 20,8
T. min. mediaC) 3,6 4,0 5,7 8,2 12,3 15,6 19,0 19,2 16,2 12,6 8,7 5,2 4,3 8,7 17,9 12,5 10,9

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Basilicata.

La Siritide[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Ci sono diverse fonti che cercano di spiegare la derivazione della parola Tursi. Le più accreditate dicono che derivi dal nome di persona, "Turcico", un uomo d'armi di origini bizantine, proprietario della zona, che ampliò verso valle l'antico borgo saraceno, "Rabatana", donando alla nuova zona il nome di Tursikon o Tursicon[15]. Nella bolla papale redatta da papa Alessandro II del 1068 la città viene menzionata come "Torre di Tursio"[15] in altri documenti come "Torre di Turcico". Infine sotto il dominio normanno divenne Tursi[15].

Altre fonti, invece, affermano che l'attuale nome derivi da Turris, facendo chiaro riferimento alla torre del castello.

Panorama del centro storico, rione Rabatana
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Siritide, Pandosia (Lucania), battaglia di Eraclea e Anglona (Tursi).

Scavi archeologici eseguiti in Basilicata, nei pressi di Anglona e nei pressi di Policoro, hanno riportato alla luce innumerevoli opere attualmente custodite nel Museo archeologico nazionale della Siritide, accertando l'esistenza di insediamenti risalenti al 3000 a.C. Gli abitanti di queste zone erano denominati Enotri, in particolare però gli abitanti della zona compresa tra i fiumi Sinni ed Agri, venivano chiamati Coni.

A partire dall'VIII secolo a.C., sulla costa ionica, per mano dei Greci provenienti dalla Ionia, furono fondate le città di Siris, Heraclea, Metaponto e Pandosia.

Siris si ritiene fondata all'inizio del VII secolo a.C. dai popoli dell'Epiro, distrutta da Sibari e Crotone nel VI secolo a.C., dalle sue rovine sorse Heraclea tra il 443 a.C. e il 430 a.C. Nel IX secolo la città viene menzionata col nome di Polychorium e nel 1126 in un atto di donazione al monastero di Carbone, compare l'attuale nome Policoro.

Pandosia, che confinava con Heraclea, è considerata la più antica città pagana della Siritide. Fondata degli Enotri prima del 1000 a.C., fu molto ricca e importante grazie alla fertilità del terreno e alla posizione strategica. I due grossi fiumi lucani, l'Agri e il Sinni, a quel tempo navigabili e l'antica via Herculea che da Heraclea risaliva per più di 60 km la valle dell'Agri fino alla città romana di Grumentum, agevolavano le comunicazioni e quindi una rapida espansione della città[16]. Nel 326 a.C., in una battaglia contro il popolo dei lucani, venne ucciso Alessandro il Molosso, re dell'Epiro e zio di Alessandro Magno. Nel 281 a.C. fu campo di battaglia tra i Romani e Pirro re dell'Epiro, che corso in aiuto dei tarentini si accampò tra Heraclea e Pandosia. Quest'ultimo, durante la battaglia, usò un gran numero di elefanti, vincendo la battaglia di Heraclea, ma con un numero di perdite altissimo. Nel 214 a.C. fu teatro di un'ennesima battaglia nel corso della seconda guerra punica tra i Romani e Annibale, re dei Cartaginesi, per conquistare il dominio sul mediterraneo.

Pandosia venne distrutta tra l'81 a.C. e il 72 a.C. ad opera di Lucio Cornelio Silla generale romano. Dalle rovine di Pandosia sorse, poco prima dell'era cristiana, Anglona cittadina assai fiorente[17].

Dai Saraceni ai Bizantini[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rabatana e Lucania (thema).
Rudere disabitato del centro storico

Nel 410 i Visigoti di Alarico I saccheggiarono e semidistrussero Anglona[18]. Per controllare il territorio circostante costruirono un castello su una collina a metà strada tra i fiumi Agri e Sinni. Gli abitanti sopravvissuti della città di Anglona si rifugiarono attorno al castello dando origine alla Rabatana, primo borgo popolato di Tursi[19]

Nel IX secolo, attorno al 826, ci fu un'incursione dei Saraceni, provenienti dall'Africa. Nell'850 gli stessi riuscirono a conquistare gran parte della pianura metapontina, compreso la Rabatana. Abitarono il nascente borgo, lo ingrandirono e furono proprio loro a dargli il nome, a ricordo del loro borgo arabo Rabhàdi. L'impronta saracena è molto presente nelle costruzioni, negli usi e costumi della Rabatana[20][21].

Nell'890 i Bizantini riconquistarono i territori che una volta appartenevano all'Impero Romano d'Occidente, scacciando definitivamente l'impronta araba dalle terre lucane. Sotto i Bizantini ci fu uno sviluppo notevole, sia demografico che edilizio e il borgo cominciò ad estendersi verso la valle sottostante, l'intero centro venne chiamato Tursikon o Tursicon, dal suo fondatore Turcico. Verso la fine del X secolo l'imperatore Basilio I costituisce prima il thema di Langobardia e il thema di Calabria[22] e successivamente, nel 968 venne creato anche il thema di Lucania che aveva come capoluogo Tursikon[23] negli stessi anni divenne anche sede della diocesi con cattedra vescovile presso la chiesa di san Michele Arcangelo dove nel 1060 si svolse il sinodo dei vescovi[24].

Dopo l'anno Mille una grossa migrazione dei Normanni, nelle vesti di pellegrini diretti verso luoghi sacri della cristianità, o nelle vesti di mercenari pronti a combattere per un pezzo di terra, giunse ben presto nel sud Italia. Fu facile inserirsi nelle lotte interne tra Longobardi e Bizantini, ottenendo ben presto terre e benefici. I Normanni contribuirono notevolmente alla crescita della città, proprio come fecero successivamente prima gli Svevi e poi gli Angioini[25].

I Doria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Doria.

Dopo la definitiva distruzione di Anglona, venne risparmiato solo il santuario, nel 1400 i restanti cittadini si rifugiarono nella fiorente Tursi. Nel XVI secolo Tursi contava ormai oltre 10.000 abitanti e 40 dottori in legge e nel 1543 vennero unite la diocesi di Anglona e quella di Tursi costituendo la diocesi di Anglona-Tursi, che dal 1546 ebbe cattedra a Tursi[26].

Nel 1552 Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero assegnò all'ammiraglio e statista Andrea Doria il Principato di Melfi. Alla sua morte, nel 1560 il titolo passò al nipote, il principe di Melfi Gianandrea Doria. Successivamente, nel 1594, Carlo Doria divenne duca di Tursi e per gratitudine verso i cittadini rinominò la sua abitazione da Palazzo Doria a Palazzo Tursi, attualmente sede del comune di Genova. In quegli anni Carlo Doria fece costruire, a sue spese, nel rione Rabatana una enorme scalinata in pietra, tuttora utilizzata, che ha la particolarità di possedere lo stesso numero di gradini della scalinata presente nel Palazzo Tursi[27].

Nel 1656 la peste invase le strade di Tursi e quelle dei paesi limitrofi, la popolazione si ridusse drasticamente anche a causa dell'emigrazione[28]. Nel 1769 i Doria persero i terreni che furono acquistati dalle nobili famiglie dei Donnaperna, Picolla, Panevino, Camerino e Brancalasso[29].

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Stemma della città di Tursi.

La torre, rappresentata cilindrica e a tre piani, ricorda quella dell'antico castello e delle origini attorno ad esso. Il sole simboleggia la luce e la vita, i due rami di alloro la gloria e la prevalenza su Anglona, gli alberi di ulivo rappresentano la ricchezza della terra. Il sito Comuni italiani[30] descrive così lo stemma:

Blasonatura stemma

« Di colore celeste chiaro, racchiuso in nastri dorati, sormontati da una corona turrita, porta il disegno di una torre con ai lati due alberi di ulivo sormontati da due rami di alloro con al disopra un sole. »

Blasonatura gonfalone

« Drappo di colore azzurro, caricato dello stemma con l'iscrizione centrata in oro in alto: Comune di Tursi, al centro vi è lo stemma poggiante tra due rami di alloro legati tra di loro con un fiocco centrale tricolore, ancora più in basso insistono decorazioni in oro, la sommità, in metallo appuntita, raffigura lo stesso disegno dello stemma, i cordoni laterali sono dorati. »

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
«Il 4 maggio 2006 con la delibera n. 2, prot. 1778, per il "Riconoscimento del Titolo di Città", il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tramite decreto, ha insignito il comune di Tursi del titolo onorifico di Città per l'importanza storica e civica che Tursi ha avuto dalla sua lontana fondazione[7].»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Facciata della Cattedrale
Santuario Maria SS. di Anglona
  • Chiesa di San Filippo Neri, datata 1661, di stile barocco, dedicata al santo patrono della città. È situata in piazza Plebiscito nel rione San Filippo. L'edificio ha tre navate e conserva pregevoli opere, dell'artista tursitano Francesco Oliva, tra cui un quadro del Santo. San Filippo Neri fu acclamato protettore di Tursi durante il Seicento, mentre nella città imperversava la peste e il colera[35]. Negli stessi anni, a metà del XVII secolo nel rione Petto venne costruito l'oratorio, anch'esso intitolato al Santo, che si sviluppa su tre livelli, che ebbe nell'Ottocento una notevole importanza spirituale e culturale grazie alla presenza dei frati missionari di San Vincenzo de Paoli.
Chiesa di Santa Maria Maggiore

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Ex convento di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica sorgente]

Convento di San Francesco d'Assisi

Il convento di San Francesco d'Assisi, dell'Ordine dei Frati Minori Osservanti, risale alla prima metà del XV secolo, più precisamente al 1441, sito sulla collina omonima domina sul rione sottostante, Santi Quaranta. Nel Seicento divenne seminario di tutte le arti liberali. Sin dalla sua fondazione aveva accolto un noviziato, un professorato ed uno studio di filosofia. Nel 1609 la struttura venne ampliata e arricchita con una biblioteca, molto famosa a quei tempi[37]. Nel XIX secolo i frati cominciarono a diminuire, fino a quando nel 1894 il convento venne adibito a cimitero. Nel 1914 venne definitamente chiuso tranne la chiesetta interna che fu comunque utilizzata fino agli anni cinquanta. Recentemente, con opere di ristrutturazione e riqualificazione del monumento, all'interno della chiesetta, si sono rinvenute alcune antiche pitture. Una di queste pitture porta come data 1377 e ciò fa supporre che la chiesa sia stata costruita circa cento anni prima, quindi nella prima metà del XIV secolo. Secondo altre fonti, però, le pitture sarebbero state eseguite nel XVI secolo e rappresenterebbero un evento miracoloso avvenuto nel 1377. Nel 1991 è stato dichiarato monumento nazionale[38][39] dal ministro Ferdinando Facchiano[40].

Ex convento di San Rocco[modifica | modifica sorgente]

Il convento di San Rocco, dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, risale alla fine del XVI secolo, più precisamente al 1589, sito su una collina di fronte al centro abitato. Negli anni novanta il vescovo mons. Rocco Talucci concesse l'uso del convento[41] alla Fondazione Exodus Onlus[42] di don Antonio Mazzi, per il recupero dei tossicodipendenti. I ragazzi della fondazione, provenienti da ogni parte d'Italia, hanno ristrutturato il convento e migliorato la zona circostante, creando un campo da calcio a 5, sistemando i selciati e creando una zona panoramica per scorgere, dall'alto, la città. La piccola chiesetta, all'interno, è anch'essa stata ristrutturata. Il 16 agosto, nel giorno della festa del santo, è ormai consuetudine recarsi al convento per ascoltare la Santa Messa e fare una piccola processione nei pressi del convento.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo del barone Brancalasso
  • Il palazzo del barone Brancalasso, semplicemente chiamato "Palazzo del Barone" è situato al centro di piazza Plebiscito, nel rione San Filippo, la sua costruzione è velata da un pizzico di mistero. Un'antica leggenda narra che il palazzo fu costruito in una sola notte da demoni e spiriti degli inferi, i quali, non potendo far ritorno in tempo nel loro regno, si materializzarono alle luci dell'alba sul tetto dell'edificio sotto forma di statue. In realtà in una notte venne delimitato il perimetro del palazzo alla cui costruzione si opponevano i proprietari dei fondi vicini. Le tre statue posizionate su di esso simboleggiano la giustizia, la pace e la carità[43].
  • Il palazzo Latronico è situato in pieno centro storico, nel rione San Michele, è probabilmente il più grande palazzo di Tursi ed è dotato di un ampio atrio con gradinata interna in pietra e di una caratteristica torre del belvedere. Il palazzo è stato abitato dalla famiglia Latronico fino agli anni sessanta[43].
Targa sulla casa natale di Pierro
  • La casa di Albino Pierro è sita nel centro storico nel rione San Michele. La casa è stata denominata dal poeta, nelle sue poesie, ‘U Paazze. È una costruzione composta da un seminterrato e due piani in elevazione da dove vi si accede. La casa gode di un incantevole panorama, sul torrente Pescogrosso, sul convento di San Francesco e sui dirupi del rione Rabatana, molto probabilmente tutti luoghi di grande ispirazione per il poeta. Dopo la morte di Pierro, la casa è stata ristrutturata e adibita, ai piani superiori, a Biblioteca Pierro dove vengono custoditi molti libri utilizzati dal poeta, in vita, e molte sue opere originali. Questo palazzo è meta di turisti e studiosi provenienti da ogni parte del mondo[43]. La targa marmorea installata dal comune dopo la morte del poeta riporta una citazione tratta dall'epigafre dell'opera Ci uéra turnè[44].
« Uèra turnè cchi ssèmpe addu' ci scùrrete, come nd'i ddrùpe ll'acque, 'a vita mèje »
(epigrafe sulla casa natale di Albino Pierro)
« Vorrei tornare per sempre dove ci scorre, come fra i dirupi l'acqua, la via mia »
  • Palazzo Basile, l'originalità di questo palazzo è il grande portone arcato che immette in un ampio atrio
  • Palazzo Guida, ha un portone in legno massiccio sormontato da arco con lo stemma della famiglia
  • Palazzo Ginnari, ha un'ampia e pregevole gradinata.
  • Palazzo Santoro, Palazzo Cucari, Palazzo Labriola, Palazzo Vozzi, Palazzo Siderio, Palazzo Donnaperna, tutti situati nel rione Rabatana
  • Palazzo Camerino, Palazzo Ranù e Palazzo Margiotta, siti in rione Petto
  • Palazzo Latrecchina, Palazzo De Santis, Palazzo Cristiano-Modarelli, ex palazzi della famiglia Panevino

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Il Castello[modifica | modifica sorgente]

Sotterranei del castello gotico

Costruito dai Goti attorno al V secolo per difesa del territorio è situato a 346 m s.l.m.[45]. Ad oggi sono solo rimasti i resti di quello che fu un castello gotico, alcune parti però, come i cunicoli sotterranei, sono rimasti intatti fino all'inizio del Novecento. Recenti scavi archeologici hanno portato alla luce, scheletri, tombe, monete, frammenti di anfore e palle ogivali di piombo recanti la scritte EIETHIDE (greca) e APNIA (latina)[46], queste opere sono attualmente esposte nel Museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro[27]. Da atti del 1553, tra la città di Tursi e il marchese Galeazzo Pinelli, si scopre che il castello è stato abitato fino al XVI secolo. Il castello misurava 400 palmi di lunghezza e 200 di larghezza, con una superficie di 20 000 palmi quadrati, tra cui 15 000 adibiti a giardino, cantine e cisterne, mentre i restanti 5 000 per una comoda abitazione[47]. Era costruito su due piani e aveva due torri cilindriche a tre piani. Dentro le mura di cinta erano presenti un giardino, delle cantine, alcune cisterne e comode abitazioni per i baroni; l'ingresso era regolato da un ponte levatoio[48]. Fu dimora di numerosi signori, principi e marchesi, ma durante i periodi di guerra diventava una vera e propria fortezza. Un'antica tradizione crede all'esistenza di un cunicolo tra la chiesa di Santa Maria Maggiore nel rione Rabatana e il castello, che doveva consentire ai signori di recarsi in chiesa indisturbati.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Piazze[modifica | modifica sorgente]

Rovine di un vecchio mulino, lungo il corso del torrente Pescogrosso
  • Piazza Plebiscito, sita nel rione San Filippo, fino agli anni sessanta era considerata il centro della città.
  • Piazza Maria Santissima di Anglona, costruita nel 1951 dal genio civile di Matera, originariamente come consolidamento dell'argine del torrente, è stata riammodernata di recente e costituisce l'attuale centro cittadino. Ospita la sede del municipio e confina con piazza cattedrale, piazza del mercato coperto, piazza del monumento costruita nel 1955 per onore ai caduti e anch'essa riammodernata di recente, e piazza terrazzo sul Pescogrosso costruita nel 2001.
  • Piazza Pescogrosso, sita nel rione Sant'Anna è stata costruita nel 1994 ad opera della Comunità Montana Basso Sinni, grazie ad un'opera di riqualificazione e ammodernamento della zona coprendo di fatto una gran parte del torrente Pescogrosso, ed infatti essendo nata sopra di esso prende il suo nome.
  • Piazza fratelli Conte, situata nel rione Sant'Anna, e costruita assieme ad essa durante gli anni settanta, è attualmente adibita a terminal bus.
  • Piazza San Sebastiano, di recente costruzione ed ancora in fase di completamento è situata nel rione Santi Quaranta, ai piedi del rione Petto. Prende il nome dall'ex convento di San Sebastiano anch'esso in ristrutturazione, ed è stata costruita in vista della costruzione di un ascensore panoramico per il pizzo delle monachelle, piccola zona che gode di un panorama incantevole, in cima al rione Petto[49].

Monumento ai caduti[modifica | modifica sorgente]

Monumento dedicato ai caduti per la patria

La città di Tursi ha contribuito con molti uomini durante la prima e la seconda guerra mondiale, e proprio in onore ai caduti tursitani che l'amministrazione comunale, guidata dall'allora sindaco Armando Di Noia, fece erigere il monumento. Il monumento ai caduti è situato in piazza monumento e la costruzione risale al 1970, recentemente è stato ristrutturato e spostato leggermente per donargli una posizione più centrale. Sui lati del cippo marmoreo si leggono i nomi dei caduti sul fronte e la seguente iscrizione:

« I nostri morti per la patria non sono degli assenti, sono degli invisibili, che fissano i loro occhi pieni di gloria, nei nostri pieni di lacrime »
(Tursi, AI SUOI CADUTI, 1970)

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Il comune conta, al 31 dicembre 2012, 5.147 abitanti[50] così ripartiti: 2.560 maschi e 2.587 femmine. Le famiglie sono 2.122, le convivenze registrate 3 e la media di componenti per famiglia è 2,4 (di poco inferiore alla media nazionale di 2,5, e in perfetta media con l'analogo valore regionale).

Il comune, negli ultimi decenni ha conosciuto, come molti comuni del mezzogiorno, una lieve e costante decrescita della popolazione dovuto principalmente alla diminuzione del tasso di natalità e al fatto che molti giovani decidono di perfezionare gli studi universitari in città del centro-nord, soprattutto Milano, Bologna e Roma[51]. Una volta laureati difficilmente trovano un mercato del lavoro capace di assorbire figure professionali specializzate, all'interno del paese.

Abitanti censiti[52]

L'evoluzione demografica del comune è molto più ampia[53]. Infatti già dal 1277 si contavano 1.440 abitanti (240 fuochi) fino ad arrivare al massimo bum demografico nel 1561 quando si contavano 10.788 (1798 fuochi), per poi avere un lento e costante calo fino al 1853 quando si contavano 3.538 abitanti[54].

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Tursi ha conosciuto un'ampia emigrazione durante il Novecento, prima verso le Americhe, successivamente verso l'Europa settentrionale (soprattutto in Germania) e l'Italia nord-occidentale (soprattutto Genova, dove si contano alcune migliaia di tursitani), oggi invece è diventata una destinazione per immigrati extracomunitari, cominciata con l'esodo albanese nel periodo 1991-1997[55].

Sebbene i valori siano ancora molto lontani dalla media italiana, gli stranieri regolari sono 297 (145 maschi e 152 femmine). La cittadinanza straniera è pari al 5,77% della popolazione tursitana. Le comunità maggiormente rappresentate sono:[56] Romania, 129 persone, il 2,47% sulla popolazione residente e Albania, 109 persone, il 2,09% sulla popolazione residente.

Lingue e dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Albino Pierro e dialetto metapontino.

Il dialetto tursitano fa parte del cosiddetto dialetto metapontino, anche se a Tursi, c'è una diversità fonetica dovuta alla trasformazione della vocale a in e all'interno delle parole e della terminazione per s di molte altre parole come ad esempio:

  • vèv ala chès (vado a casa),
  • quànn tòrns? (quando torni?),
  • lass'm stè (lasciami stare).

Il maggiore esponente di questo dialetto è, senza ombra di dubbio, il poeta Albino Pierro. Le sue poesie sono state tradotte in molte lingue, non solo europee, anche per questo è stato pubblicato un dizionario[57].

Di seguito alcuni detti dialettale:

  • Si vo iabbè u vicine, cùcchete tarde a sère e ìavezete prèste a matinè / Se vuoi gabbare il vicino, vai a letto tardi la sera e svegliati presto la mattina.
  • S’ u ciucce nu vò vive, a vogghie a fischè / Se l’asino non vuole bere, è inutile continuare a fischiare!.
  • U pirucchie ‘nda farine s' crèrete muunère / Il pidocchio nella farina si crede molinaro.
  • Iummèra mute nun cì passé, cà te poie nechè / Fiumara calma non passarci, che puoi annegare.
  • I guèie da pignète le sapete ‘a cucchiera / I guai della pignatta[58] li conosce solo il mestolo[59]
  • Pigghiete u bbone quanne llèie ca u mèhe nun manche mmèie / Prendi il buono quando ce l'hai che il male non manca mai
  • Addù ci sù tante jalle nun ffè mèie jurne / Dove ci sono tanti galli non fa mai giorno[60].

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Anglona e Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Basilica di Anglona, sede titolare della diocesi

Nel 968 la prima sede vescovile di rito bizantino venne istituita a Tursi[61] e fino all'inizio del XII secolo la diocesi adottò il rito bizantino. Nel 1110 la sede vescovile di Tursi venne trasferita ad Anglona[62], poiché meglio disposta strategicamente e per la presenza, sulla collina, di un edificio religioso particolarmente importante, il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona, e la diocesi assunse il nome di diocesi di Anglona. Successivamente, con la decadenza della città di Anglona e lo sviluppo di Tursi, papa Paolo III per dirimere le liti tra la curia e la camera baronale, con decreto concistoriale dell'8 agosto 1545, diretto al vescovo Berardino Elvino, sancì il trasferimento della sede vescovile di Anglona nella città di Tursi. Sede della cattedra fu la chiesa di San Michele Arcangelo, soltanto otto mesi dopo, lo stesso Pontefice con la bolla del 26 marzo 1546, trasferi definitivamente la cattedra episcopale a Tursi, nella chiesa dell'Annunziata e ordinò ai vescovi di mantenere il titolo di diocesi di Anglona-Tursi[24][63]. L'8 settembre 1976, a seguito della creazione della Regione ecclesiastica Basilicata assunse il nome di diocesi di Tursi-Lagonegro. Anglona, invece, divenne sede titolare di diocesi. Suo primo vescovo titolare dal 1977 al 1991 è stato Andrea Cordero Lanza di Montezemolo poi divenuto cardinale.

La diocesi ha 72 parrocchie e una superficie di 2.509 km². Nel 2004 contava 131.500 battezzati su 132.500 abitanti, pari al 99,2% di battezzati della popolazione totale.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Molte tradizioni tursitane si rifanno ad avvenimenti religiosi.

u umnnàrie, il falò di San Giuseppe, durante lo spegnimento a fine serata.
  • La sera del 18 marzo è tradizione bruciare le frasche[64], raccolte tra i campi durante le potature, creando così grandi falò. La gente del luogo chiama l'evento u umnnàrie riferito al falò di San Giuseppe[65]. Tra i rioni c'è una sorta di competizione nella preparazione dell'evento, facendo una vera e propria gara su chi ha la migliore organizzazione. I cittadini si soffermano attorno al fuoco dove viene arrostita della carne e si balla a suon di tarantelle, suonate dal vivo da cittadini d'eccezione. Durante la serata si svolge anche la Festa della Focaccia. L'evento è molto antico e si svolge nella notte tra il 18 e il 19 marzo, giorno della festività di San Giuseppe nonché Festa del Papà. Con questo rito antichissimo si ricorda la sacra coppia di giovani sposi (San Giuseppe e la Madonna), in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata la richiesta di un riparo per il parto.
  • Un'antica leggenda narra di un giovane pastorello che, mentre pascolava il suo gregge sulla sommità della collina "Variante", a metà strada tra Tursi ed Anglona, vide avvicinarsi una "bellissima Signora", che gli chiese di recarsi in paese, per invitare gli abitanti del luogo ad andarLa a prendere. La gente prima incredula, poi sempre più curiosa si dirige sulla sommità della collina dove ritrova la statua della Madonna e la riporta nel suo santuario. Da allora tutti gli anni, l'ultima domenica di aprile, la Madonna viene portata a spalle per un percorso di oltre 10 km, dal santuario di Anglona alla cattedrale dell'Annunziata di Tursi[66].
  • Nel periodo pasquale è usanza allestire in chiesa il santo sepolcro, portando il sabucco, piccoli piatti e cestini con germogli di grano. La preparazione di questi cestini è abbastanza lunga, infatti durante il periodo di quaresima si pongono dei semi di grano in uno piccolo strato di terriccio o di cotone umido. Il cestino è conservato in un luogo buio ed umido in modo da consentire la crescita dei germogli in maniera lineare.
  • Il 13 giugno il giorno della festa di Sant'Antonio da Padova è tradizione recarsi a messa con un cestino pieno di panini. Durante la celebrazione i panini vengono benedetti dal vescovo e successivamente, tra le strade della città vengono donati alla gente meno abbiente.
  • Il 13 dicembre, in occasione della festività di Santa Lucia, è uso locale cuocere il grano in pignatte di terracotta e mangiarlo, il giorno seguente, assieme a tutta la famiglia, con zucchero e cacao o fritto con peperoncino e cipolla.
  • Il 2 febbraio giorno della candelora si usava benedire delle candele e conservarle sul capezzale del letto, per accenderle durante un temporale o quando un parente stava per esalare l'ultimo respiro. Ormai questa tradizione è quasi caduta in disuso.
  • Anche il carnevale è ricco di tradizioni, alcune ormai cadute in disuso, infatti in passato si usava "portare le serenate" in casa degli amici o sotto la finestra della morosa, al suono del cup cup. I ragazzi si vestono in maschera e girano il paese raccogliendo regalini. Tra le vie del paese scorre la classica sfilata dei carri che si conclude bruciandoli in piazza alla morte di carnevale.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti alcune biblioteche, in buon numero rispetto agli abitanti.

Palazzo Pierro.
  • Biblioteca Comunale, situata nel corso principale, in via Roma, è ben accessibile da qualsiasi punto della città, ben fornita risulta utilissima per gli studenti di scuole elementari e media inferiori e superiori.
  • Biblioteca Vescovile, è situata in pieno centro, nei pressi del municipio e della cattedrale dell'Annunziata. Conta di un buon numero di libri, molti dei quali antichissimi. I tomi più vecchi sono stati ristrutturati e sono custoditi presso la casa vescovile, sono però visionabili copie identiche di tali opere.
  • Biblioteca "A. Pierro", situata presso il palazzo Pierro nel rione San Michele del centro storico. Originariamente era la casa del poeta Albino Pierro, dopo la sua morte venne ristrutturata dal comune e adibita a biblioteca. Sono presenti molti libri utilizzati dal poeta nei suoi anni di vita e moltissime opere originali di Pierro.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

In città ha sede l'ITCG "M.Capitolo"[67] (Istituto Tecnico Commerciale per Geometri e Tecnici del Turismo), nel rione Sant'Anna è presente anche un Istituto Professionale. l'Istituto Comprensivo Statale "Albino Pierro" comprende tutti gli istituti di primo e di secondo grado inferiore.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo archeologico nazionale della Siritide.
alcuni reperti rinvenuti tra Pandosia ed Heraclea

Sulla collina di Anglona e in Conca d'Oro, sono stati rinvenuti dei busti della dea Demetra e statuette della Sfinge alata. In una tomba sono stati rinvenuti: una collana di pasta vitrea, diversi anelli, due orecchini con pendagli a piramide in oro di stile tarentino, un'anfora e due scodelle decorate con palmette, appartenute ad una giovane donna. Tale corredo data, con una certa approssimazione, la tomba al III secolo a.C. Gli ori e le monete di argento rinvenuti negli strati inferiori del santuario campestre dedicato a Demetra risalgono alla metà del IV secolo a.C.[68]

Nella stessa zona sono state scoperte altre tombe a cumulo[69] risalenti alla prima metà del VIII secolo a.C., e alcune necropoli ellenistiche e romane, che custodivano ricchi corredi, di cui molti sono esposti nel Museo archeologico nazionale della Siritide di Policoro.

Recenti scavi archeologici[70] nei pressi dei resti del castello gotico di Tursi, hanno portato alla luce scheletri, tombe, monete, frammenti di anfore e palle ogivali di piombo recanti la scritte EYHfIDA (greca) e APNIA (latina), quest'ultime, usate come armi di lancio durante un assedio al castello[46].

Media[modifica | modifica sorgente]

Stampa[modifica | modifica sorgente]

  • Tursitani[71], bimestrale di Tursi, città della Rabatana e di Pierro, sede della Diocesi[72].
  • La Stella di Anglona, pubblicazioni dell'Ottocento curate dalla curia vescovile.
  • L'Orfanello di San Rocco, pubblicazioni del 1950 curate dalla curia vescovile[73].
  • Il Dialogo, pubblicazione curata dalla curia vescovile[74].

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilicata#Cucina e gastronomia e Prodotti agroalimentari tradizionali della Basilicata.
pupàcce crusk (peperoni croccanti)

La cucina è stata influenzata dalla povertà e dalla vita contadina. Per questo originariamente il pane era fatto in casa. Ad oggi, molti panifici locali fanno ancora il pane casereccio e per questo troviamo: a pitta (una specie di ruota piana) e u piccillète (una sorta di ciambellone bianco a forma di volante), tra le focacce troviamo a caccallèt che può essere dolce, con l'uva sultaninala, e salata con i ciccioli[75]. La focaccia classica è chiamata volgarmente vruscète ed è generalmente condita con pomodori e peperoni. Nelle sere invernali, davanti al focolare si consuma la ffella-rusch, una fetta di pane abbrustolita al fuoco e condita con strutto o un filo d'olio, sale e pupàcce pisèt (peperone macinato), ricavato macinando i pupàcce crusk (peperoni secchi e croccanti).

Il piatto più tipico, è quello dei frizzuli ca' millica o maccaruni ca' millica, ossia maccheroni lavorati col ferro a sezione quadrata (da calza o di ombrello) e conditi con sugo di pomodoro e mollica di pane fritta. Tra i primi piatti troviamo anche i raskatelle pupàcce e pummidòre, cavatelli col sugo di pomodori e peperoni freschi[76].

Quando si uccideva il maiale, nulla andava perduto, a cominciare dal sangue che serviva per la preparazione del sanguinaccio. Le parti meno nobili, quali le cotiche, il lardo, le interiora venivano utilizzate, nella preparazione delle frittole (ciccioli) e della nnuglia che era detto salame pezzente poiché fatto con gli scarti della carne. Questi alimenti sono usati principalmente come contorni, o cucinati insieme alle verdure, nella preparazione della minestra maritata[76].

Dopo il maiale, la carne più consumata era quella ovina, usata per la preparazione dei Gghiommaricchie, degli involtini di interiora fatti solitamente alla brace o infornati in una teglia con le patate[76]. Nel periodo pasquale è usanza fare i cavzòn (calzoni tipici ripieni di salsiccia, o di verdure o di patate), mentre nel periodo natalizio si preparano le crispelle (morbide ciambelle di pasta lievitata e fritte in abbondante olio, o panzerottini fritti ripieni con peperoni secchi e alici), i panzèrott e uand (panzerottini fritti ripieni di crema ai ceci, e dolci tipo chiacchiere)[77]. Tra i vini troviamo il Matera DOC.

Altri piatti tipici tursitani sono[76]:

  • cicorjè e fèv - cicorie e fave,
  • finucch' e fasul - minestra di finocchi e fagioli,
  • Mugnèm chièn - Melanzane ripiene,
  • Pastùrej,
  • raskatelle ca' millica - pasta fatta in casa (cavatelli) conditi con sugo di pomodoro e mollica di pane fritta,
  • Zuppa di lumache,
  • Insalata d'arance.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

una delle tante esposizioni delle manifestazione Le Vie dell'Arte

Gli eventi principali di Tursi sono le feste popolari religiose. La più conosciuta è la Festa della Madonna di Anglona che ricorre ogni 8 settembre. La festa viene preceduta da fiere, sagre e concerti, che si alternano sul sacro colle di Anglona.

Il 26 maggio si svolge la festa patronale dedicata a San Filippo Neri con la consueta processione tra le vie del paese.

Tra il mese di maggio e il mese di giugno nella piazza principale della città ha luogo il motoraduno organizzato dal Motoclub Southern Bikers Tursi.[78]

Il 2 luglio si svolge la festività della Madonna dell'Icona (icona del XIV secolo, della scuola di Giotto, che ritrae la Madonna col Bambino) presso la chiesa di Santa Maria Maggiore, il 16 agosto ha luogo la festività di San Rocco con processione presso l'omonimo convento, il 1º ottobre si tiene la sagra del percoco settembrino tipico vino bianco di Tursi.

Annualmente, tra agosto e settembre avviene il premio Pierro, gara regionale di poesia dialettale in onore del poeta tursitano Albino Pierro. Tra luglio e agosto nel centro storico, si svolge la manifestazione estiva le vie dell'arte[79] dove vengono esposte opere e creazioni di artisti locali.

Nel comune hanno luogo inoltre diverse manifestazioni folcloristiche tra le quali, in dicembre, la rassegna interregionale del folclore.[80] Ogni 20 del mese si svolge il mercato cittadino, ogni martedì è previsto il mercatino rionale. Nel periodo Natalizio, dagli anni '70, viene allestito il presepe vivente tra i vicoli del rione Rabatana[81].

Persone legate a Tursi[82][modifica | modifica sorgente]

Di ieri[modifica | modifica sorgente]

Di oggi[modifica | modifica sorgente]

Cittadini onorari[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Rioni del centro storico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rabatana.
scorcio del rione Rabatana
  • rione Rabatana: è il primo rione abitato di Tursi, nato originariamente attorno al castello nel V - VI secolo dai fuggiaschi della città di Anglona (attuale frazione di Tursi).
  • rione San Michele: prende il nome dall'omonima chiesa, ed è il rione più antico dopo la Rabatana. Risale al X secolo, ad oggi ancora abitato, ha case e strade strette costruite in pietra. Nel rione è presente il palazzo Latronico, uno dei più grandi palazzi di Tursi e la casa natale del poeta Albino Pierro, ora adibita a biblioteca[91].
viottoli del rione San Filippo
  • rione San Filippo: prende anch'esso nome dall'omonima chiesa che si affaccia su piazza plebiscito. Costruito attorno al XVII secolo, fino agli anni sessanta era ritenuto il centro del paese e disponeva di tutti gli uffici pubblici successivamente spostati nell'attuale centro città. In questo rione è presente, oltre a piazza plebiscito, il palazzo del Barone Brancalasso, uno dei palazzi più suggestivi, velato anche da un velo di mistero. Attualmente è presente una sede dalla posta e una scuola materna. I viottoli sono in pietra e in prevalenza, strette e ripide[91].
  • rione Petto o Pandosia: è il più caratteristico di Tursi, per l'originale disposizione delle case che sono addossate le une sulle altre e di fatti aggrappate alla ripida timpa sottostante. Le abitazioni scendono pian pian verso il basso fino a raggiungere il nuovo rione Santi Quaranta. Le strade hanno un forte pendio e costruite completamente con ciottoli[91].
  • rione Cattedrale, Catuba e Vallone: il rione Cattedrale ingloba di fatto il rione Catuba, esposto ad ovest e ben conservato, e il rione Vallone, zona bassa e centrale della città. Nel rione è presente la cattedrale dell'Annunziata che dà sulla piazza Maria SS. di Anglona, attuale centro città. Sulla piazza è presente anche il municipio costruito nel secondo dopoguerra[91].

Rioni fuori dal centro storico[modifica | modifica sorgente]

parte del rione Santi Quaranta in basso, si intravede anche il rione Rabatana in alto e il rione Petto che collega i due.
  • rione Piana o Europa: sorge lungo la sponda destra del torrente Pescogrosso. Il nome del rione deriva dalle vie intitolate agli stati europei. Viene anche chiamato Piana poiché sorto in una zona pianeggiante. Nel 1983 il torrente straripò e molte abitazioni subirono gravi danni, successivamente si costruirono artificialmente gli argini al Pescogrosso. Le case sono costruite prevalentemente in tufo e le strade pavimentate con lastroni di pietra.
  • rione Costa: nasce ai piedi della collina di San Rocco e prende proprio il nome dalla posizione in cui è sorto. Via Roma lo separa dal rione Piana. Quest'ultima via è il corso principale della città, lungo la quale sorgono la scuola media e la scuola elementare. La costruzione delle case e la grandezza delle strade lo rende simile al rione Piana, tranne che per i maggiori dislivelli di quest'ultime.
  • rione Sant'Anna: sorge lungo la sponda sinistra del torrente Pescogrosso. Prende il nome dal vecchio convento di Sant'Anna, attualmente adibito ad Istituto Professionale. La costruzione di questo rione è iniziata negli anni settanta ed è uno dei rioni moderni della città. Vi è anche presente la via più lunga e comoda di Tursi, viale Sant'Anna, che costeggia il torrente e che nel giorno 20 di ogni mese ospita il consueto mercato. Le strade sono abbastanza ampie, asfaltate e fiancheggiate da abitazioni a 5 piani in cemento armato.
  • rione Santi Quaranta: è il più moderno della città, le costruzioni sono cominciate verso la fine degli anni settanta ed è a tutt'oggi in espansione. È sicuramente il rione meglio esposto, in una zona abbastanza pianeggiante detta la "piana di Santi Quaranta", e prosegue lungo il corso del torrente. Prende il nome dalla piana omonima nella quale secondo un'antica leggenda furono trucidati 40 martiri cristiani, ma più probabilmente in ricordo dei santi Quaranta martiri di Sebaste. Comprende costruzioni di tipo popolare e numerose abitazioni in cooperative, le strade, modernissime, sono ampie e asfaltate. Nel rione è presente un campo sportivo, un campo da tennis, una scuola materna e la moderna sede dell'ITCG "M.Capitolo" (Istituto Tecnico Commerciale, per Geometri e tecnico Turistico).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

campi in semina

La città ha un'economia prevalentemente agricola, diffusissime sono le coltivazioni di agrumi e alberi da frutto. Rinomate sono le arance di Tursi i partajall o "portogallo", importate attorno all'anno mille dai Saraceni, hanno subito, nel corso degli anni, una sorta di modifica genetica naturale che le ha rese uniche nella loro specie.

Questo tipo di arancia denominata "Arancia Staccia" prende il nome da un antico gioco simile a quello delle bocce in cui si utilizzava la staccia (in lingua dialettale), una pietra piatta e levigata. Infatti l'arancia staccia è pressoché piatta e schiacciata ai poli, matura in marzo, ha un peso medio molto alto e può tranquillamente raggiungere un chilogrammo. La particolare buccia è molto spessa e soffice, la polpa è senza semi e il sapore è squisito e impareggiabile. Questa particolare arancia è presente solo nel territorio dei comuni di Tursi e il vicino Montalbano Jonico. L'enorme diffusione delle coltivazioni di agrumi, nell'ultimo secolo, soprattutto nella zona di Anglona, hanno dato il nome alla vallata sottostante al sacro colle di Anglona, denominandola Conca d'Oro[92]. Il 30 gennaio 2007 si è attivato un progetto del "Consorzio per la Tutela e Valorizzazione dell'Arancia Staccia di Tursi e Montalbano Jonico"[93] per richiedere il riconoscimento comunitario D.O.P. Molto diffuse sono anche le coltivazioni del Percoco bianco di Tursi di cui è stata richiesta l'Indicazione geografica protetta, IGP. Si coltiva anche la vite, da cui si ricava il Matera DOC e i peperoni da cui si ricava il classico Zafaran (pupàcce crusk in tursitano), anch'esso IGP.

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

Anche l'allevamento è abbastanza diffuso, come nel resto dell'entroterra lucano. È molto diffuso l'allevamento di ovini e caprini e di conseguenza la produzione di pecorino e formaggi caprini e di carne d'agnello e capretto.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo, fino a qualche anno fa poco sviluppato, ha registrato un forte aumento soprattutto grazie ai lavori di riqualificazione del centro storico Rabatana[94]. Anche i due monumenti nazionali presenti nella città, il Santuario di Santa Maria Regina di Anglona e l'ex convento francescano, sono stati restaurati di recente. All'interno del santuario sono stati restaurati innumerevoli dipinti e dopo l'elevazione dello stesso a basilica, è stato riattrezzato l'intero colle.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strade statali e provinciali della Basilicata.

Strade[modifica | modifica sorgente]

I principali collegamenti che interessano il comune sono la strada statale 598 di Fondo Valle d'Agri a nord e la strada statale 653 della Valle del Sinni a sud. Entrambe collegano il comune tramite la strada provinciale 154.[95]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La località è servita dalla stazione di Policoro-Tursi, posta sulla ferrovia Jonica, originariamente denominata Tursi-Policoro, assunse il nome attuale nel 1961.[96]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Tursi.
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
27 maggio 2007 16 marzo 2008 Antonio Giovanni Guida Partito Democratico Sindaco
17 marzo 2008 29 marzo 2010 Emilia Felicita Capolongo Comm. pref.
30 marzo 2010 in carica Giuseppe Domenico Labriola Lista Civica Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Tursi è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

La Polisportiva Aurora Tursi, squadra di calcio della città, è stata fondata nel settembre 2007 dalla fusione della Polisportiva Pandosia e Aurora Tursi. Ha disputato l'ultima stagione in seconda categoria classificandosi al primo posto.[100]

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Stadio Mimmo Garofalo, inaugurato il 3 giugno 2007 dagli allievi della Juventus, durante la prima partita[101] dell'XI Coppa Gaetano Scirea.[102] Lo stadio, situato in zona Pontemasone, ha una capienza di 500 spettatori,[103] una tribuna coperta, spogliatoi, e illuminazione notturna. In rione Santi Quaranta si trova il campo sportivo comunale, che viene utilizzato per gli allenamenti della società calcistica e le partite delle squadre giovanili. Nello stesso quartiere, è presente il campo da tennis comunale.

Galleria immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Popolazione residente nelle frazioni e nei borghi, Istat 2001. URL consultato il 20 novembre 2008.
  2. ^ Comuni limitrofi, dati del ministero dell'ambiente.(selezionare il comune e nel menu vettoriale, unità amministrative regionali, provinciali e comunali 2011). URL consultato il 31 maggio 2014.
  3. ^ a b Bilancio demografico Istat 2014.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  5. ^ A terra d'u ricorde. URL consultato il 31 maggio 2014.
  6. ^ Dizionario RAI d'ortografia e pronunzia - Tursi. URL consultato il 15 gennaio 2009.
  7. ^ a b D.P.R. 4 maggio 2006 - Delibera n. 2, prot. 1778, per il “Riconoscimento del Titolo di Città al Comune di Tursi, richiesta ai sensi dell'art. 18 del D.L.vo n. 18/08/2000 n. 267 Tuel”.
  8. ^ Vista di Tursi dal satellite. URL consultato il 20 novembre 2008.
  9. ^ C.D. Fonseca, op. cit., pp. 239-277
  10. ^ Diga del Monte Cotugno. URL consultato il 20 novembre 2008.
  11. ^ Il territorio appartiene al Cenozoico antico. Esso è formato da rocce marnose, massa sedimentaria friabilissima costituita da argilla e calcare, di aspetto terroso e giallastro. Le continue frane, determinate dall'estrema plasticità di tali rocce ad ogni pioggia, hanno modificato costantemente nel tempo la morfologia del territorio stesso. (L. Quilici, S. Quilici Gigli, op. cit., pag. 147). URL consultato il 30 gennaio 2009.
  12. ^ Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274/2003, aggiornata con la Deliberazione del Consiglio Regionale della Basilicata n. 731 del 19.11.2003.
  13. ^ Tabella climatica di Montalbano Jonico. URL consultato il 31 maggio 2014.
  14. ^ Classificazioni climatiche dei comuni lucani, dati Confedilizia. URL consultato il 20 novembre 2008.
  15. ^ a b c L. Giustiniani, op. cit., pag. 273, nota 3
  16. ^ R.J. Buck, op. cit., pp. 70-86
  17. ^ R. Bruno, op. cit., p. 15
  18. ^ G. Antonini, op. cit., pag. 120
  19. ^ L. Quilici, op. cit., pag. 212
  20. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 23
  21. ^ Rabatana, quartiere arabo di Tursi. URL consultato il 31 maggio 2014.
  22. ^ Tito Robertella, Nuove Luci Lucane, Avellino, Ed. Menna, 1984. URL consultato il 20 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il ).
  23. ^ A. Guillou, op. cit., pag. 26
  24. ^ a b Martucci, op. cit., pp. 20-21
  25. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 28
  26. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 38
  27. ^ a b Rabatana, da comune.tursi.mt.it. URL consultato il 29 gennaio 2009.
  28. ^ R. Bruno, op. cit., pp. 65-66
  29. ^ R. Bruno, op. cit., pp. 73-74
  30. ^ Blasonatura stemma e gonfalone, da comuni-italiani.it. URL consultato il 20 novembre 2008.
  31. ^ La Civiltà cattolica, pubblicato da Civiltà Cattolica, 1898, pag. 227.
  32. ^ Basilica di Anglona. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  33. ^ Tursi - S. Maria di Anglona, da apt basilicata. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  34. ^ Santuario di Anglona, da comune.tursi.mt.it. URL consultato il 15 gennaio 2009.
  35. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 119
  36. ^ R. Bruno, op. cit., pp. 118-119
  37. ^ R. Bruno, op. cit., pp. 68-69
  38. ^ Giovanni Bascetta, San Francesco nella Rabatana di Tursi. URL consultato il 31 maggio 2014.
  39. ^ Carmela Biscaglia, I frati minori dell’Osservanza in Basilicata – Il Convento di San Francesco d’Assisi in Tursi. URL consultato il 31 maggio 2014.
  40. ^ Salvatore Verde, L'ex convento di San Francesco d'Assisi è molto più antico, scoperto un affresco del 1377. URL consultato il 29 gennaio 2009.
  41. ^ Le sedi della Fondazione Exodus Onlus di don Mazzi.
  42. ^ Sito ufficiale della Fondazione Exodus Onlus di don Mazzi.
  43. ^ a b c R. Bruno, op. cit., pp. 134-135
  44. ^ Nicola Martino, Albino Pierro, 1996, pag. 73. URL consultato il 20 novembre 2008.
  45. ^ Il castello arabo di Tursi. URL consultato il 31 maggio 2014.
  46. ^ a b A. Nigro, op. cit., pag. 39
  47. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 75
  48. ^ A. Nigro, op. cit., pag. 41
  49. ^ Parco eolico e ascensore panoramico a Tursi. URL consultato il 31 maggio 2014.
  50. ^ Bilancio demografico 2012, dati Istat. URL consultato il 26 dicembre 2013.
  51. ^ Dove esistono nutrite comunità di studenti tursitani.
  52. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  53. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 138
  54. ^ Ogni fuoco equivale a 6 abitanti, da R. Bruno, op. cit., pag. 138
  55. ^ L'esodo Albanese 1991-199, da Atlante Storico. URL consultato il 20 novembre 2008.
  56. ^ Dati ISTAT al 31 dicembre 2012. La presenza straniera a Tursi. URL consultato il 26 dicembre 2013.
  57. ^ G.B. Mancarella, R. Campese, op. cit.
  58. ^ Tradizionale pignatta di terracotta. URL consultato il 20 novembre 2008.
  59. ^ Classico mestolo in legno. URL consultato il 20 novembre 2008.
  60. ^ Riferito soprattutto ad un gruppo di persone generalmente dominanti (che vogliono avere ragione a tutti i costi) che hanno idee discordanti ma lo stesso fine. L'obiettivo probabilmente non si raggiungerà mai.
  61. ^ Si evince dalla Relatio de legatione Costantinopolitana di Liutprando, vescovo di Cremona.
  62. ^ P.F. Kehr, op. cit., IX, p. 469
  63. ^ R. Bruno, op. cit., pp. 37-38
  64. ^ Denominazione di frasca, da dizionario.org. URL consultato il 20 novembre 2008. - Frasca: ramoscello fronzuto per lo più di alberi boscherecci.
  65. ^ Descrizione dell'evento, il falò di San Giuseppe. URL consultato il 20 novembre 2008.
  66. ^ Don Zorzi, op. cit., pag. 11
  67. ^ Sito ufficiale dell'ITCG "Manlio Capitolo". URL consultato il 31 maggio 2014.
  68. ^ R. Bruno, op. cit., pag. 17
  69. ^ H. Schlager, U. Rudiger, op. cit., pp. 331-353
  70. ^ D. Adameşteanu, op. cit.
  71. ^ Sito ufficiale del bimestrale "tursitani.it", di Salvatore Verde. URL consultato il 20 novembre 2008.
  72. ^ Registrazione Trib. di Matera nº 224 del 14 maggio 2004. Direttore Responsabile: Salvatore Verde.
  73. ^ pubblicazioni "La Stella di Anglona" e "L'Orfanello di San Rocco". URL consultato il 30 maggio 2014.
  74. ^ Il bimestrale "Dialogo". URL consultato il 30 maggio 2014.
  75. ^ Preparazione della caccallèt. URL consultato il 31 maggio 2014.
  76. ^ a b c d I. Palazzo, op. cit., capitoli 5 e 7
  77. ^ Immagini di cavzòn, crispelle, panzèrott e uand. URL consultato il 31 maggio 2014.
  78. ^ Motoclub Southern Bikers Tursi, sito ufficiale. URL consultato il 20 novembre 2008.
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