Diocesi di Cremona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Diocesi di Cremona
Dioecesis Cremonensis
Chiesa latina
Duomo Cremona.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Milano
Regione ecclesiastica Lombardia
Provincia ecclesiastica
Provincia ecclesiastica della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Vescovo Dante Lafranconi
Vicario generale Mario Marchesi
Sacerdoti 371 di cui 333 secolari e 41 regolari
882 battezzati per sacerdote
Religiosi 88 uomini, 546 donne
Diaconi 13 permanenti
Abitanti 348.393
Battezzati 330.000 (94,7% del totale)
Superficie 1.917 km² in Italia
Parrocchie 224
Erezione IV secolo
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta
Santi patroni Sant'Omobono
Nostra Signora di Caravaggio
Indirizzo Piazza S. Antonio M. Zaccaria 5, 26100 Cremona, Italia
Sito web www.diocesidicremona.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia
Il palazzo vescovile

La diocesi di Cremona (in latino: Dioecesis Cremonensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Milano appartenente alla regione ecclesiastica Lombardia. Nel 2006 contava 330.000 battezzati su 348.393 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Dante Lafranconi.

Santi patroni[modifica | modifica wikitesto]

I patroni della diocesi sono sant'Omobono e la Madonna di Caravaggio, proclamata nel 1962 dal vescovo Danio Bolognini con l'approvazione della Sede Apostolica. Patroni secondari sono sant'Imerio e sant'Antonio Maria Zaccaria.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi comprende l'area orientale della provincia di Cremona sino a Casalmaggiore e il territorio collocato tra i fiumi Oglio e Po in provincia di Mantova, ossia la zona di Viadana, eccetto la frazione di Cizzolo (Viadana) che appartiene alla diocesi di Mantova. Anche a nord ovest supera gli attuali confini provinciali, in quanto comprende parte del territorio della bassa Bergamasca a sud del fosso bergamasco, tra cui il centro principale è Caravaggio con il suo santuario nonché la cittadina milanese di Cassano d'Adda: ciò è dovuto all'assetto amministrativo pre-napoleonico, mantenutosi nel tempo a livello religioso, che contemplava una provincia di Bergamo limitata a sud proprio dal fosso, ed una Gera d'Adda di medievale appartenenza cremonese sotto il generale dominio del Ducato di Milano.

Non fa parte della diocesi cremonese l'area cremasca, sottoposta alla giurisdizione della diocesi di Crema. Sede vescovile è la città di Cremona, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il territorio è suddiviso in 11 Zone pastorali e 224 parrocchie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Posizionata in un contesto strategico sulle vie di comunicazione dell'Italia del nord, Cremona dovette accogliere ben presto i missionari cristiani, anche se ormai è storicamente accertato che la fondazione della comunità cristiana ad opera di san Barnaba nel I secolo è frutto solo di leggende medievali. La prima testimonianza della diffusione del cristianesimo a Cremona è legata alla figura di sant'Eusebio, discepolo di san Girolamo, tra il IV ed il V secolo.

Risale a questo stesso periodo l'erezione della diocesi. Il primo vescovo storicamente documentato è Giovanni, che prese parte al concilio provinciale milanese del 451, indizio che originariamente Cremona era suffraganea dell'arcidiocesi di Milano. Scarse sono le notizie intorno alla diocesi nei secoli successivi, nei quali sono noti solo altri due vescovi, Eustachio (501) e Desiderio (680). Unicamente a partire da Stefano sul finire dell'VIII secolo la serie episcopale cremonese si conserva pressoché ininterrotta fino ai nostri giorni.

La rinascita della diocesi coincide con la fine della dominazione longobarda e l'inizio del periodo carolingio. A partire dall'VIII secolo e ancora per tutto il IX e il X secolo i vescovi cremonesi ottennero vari privilegi ed esenzioni da parte dell'imperatore. Al vescovo Pancoardo (metà del IX secolo) l'imperatore Lotario I confermò tutti i privilegi e i possedimenti della chiesa cremonese, che si estesero anche a sud della linea del Po.[1]

Liutprando, nella seconda metà del X secolo fu probabilmente il vescovo più famoso dell'epoca medievale. Fu un celebre diplomatico e cronista e si impegnò in una difficile missione a Costantinopoli. A lui si deve l'aver importato a Cremona il culto di sant'Imerio, vescovo di Amelia, che fu a lungo il patrono della città, prima che si affermasse il culto di sant'Omobono.

Il vescovo Sicardo, all'inizio del XIII secolo prese parte alle crociate. Fu anche un fervoroso promotore del culto di sant'Omobono, che morto a Cremona il 15 novembre 1197, ebbe dalla Santa Sede l'approvazione del culto già il 12 gennaio 1198 con la bolla Quia pietas di papa Innocenzo III[2]. Anche Sicardo lasciò ai posteri una cronaca.

Nel 1298 il vescovo Rainerio tenne il primo sinodo diocesano di cui si ha memoria. Il territorio della diocesi si presenta alla fine del XIV secolo suddiviso in 30 pievi, con la presenza di almeno 60 monasteri, tra maschili e femminili, di cui ben 40 nella sola città episcopale.

Nella seconda metà del XV secolo e all'inizio del secolo successivo Cremona fu travagliata da guerre. Nel periodo di dominazione veneziana le fu dato come vescovo Gerolamo Trevisan, che dovette abbandonare la città quando fu riconquistata dai francesi in seguito alla vittoria di Agnadello.

Il XVI secolo fu un secolo di forti contrasti. Cremona diede i natali, nel 1502, a sant'Antonio Maria Zaccaria, fondatore dell'ordine dei Chierici Regolari di San Paolo, chiamati Barnabiti, tra i protagonisti della riforma cattolica cinquecentesca. Contestualmente fu anche centro di un movimento favorevole alla riforma luterana; per controbattere questa presenza fu proprio a Cremona che venne data alle stampe una delle prime opere apologetiche antiluterane, la Revocatio Martini Luteri del domenicano Isidoro Isolani, pubblicata nel 1519 con una seconda edizione già l'anno successivo. Tra i principali fautori dell'applicazione dei decreti tridentini vi fu il vescovo Niccolò Sfondrati che indisse sinodi diocesani, compì la visita pastorale e fondò il seminario nel 1566; questa sua attività gli valse l'elezione al soglio pontificio il 5 dicembre 1590.

Tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo la diocesi dovette rinunciare ad una vasta porzione di territorio: nel 1580 perse 21 parrocchie in seguito alla creazione della diocesi di Crema; nel 1601 le 25 parrocchie dell'Oltrepò (nella zona tra Monticelli d'Ongina, Zibello, e Busseto) entrarono nella nuova diocesi di Borgo San Donnino (oggi diocesi di Fidenza).

Durante l'occupazione francese il vescovo Omobono Offredi ottenne da Napoleone Bonaparte il calice d'oro usato da san Carlo Borromeo e in seguito dal viceré d'Italia la restituzione di quattro chiese che si volevano abbattere.[3]

Tra Ottocento e Novecento si distinse in particolare la figura del vescovo Geremia Bonomelli, che diede impulso al rinnovamento spirituale e pastorale della diocesi e che nella questione romana «rappresentò per anni il riferimento dell'ala liberale moderata, con i suoi numerosi scritti e, in particolare, con le intense e lungimiranti lettere pastorali»[4]. Altra figura di rilievo nel panorama della Chiesa italiana del Novecento il sacerdote e parroco di Bozzolo, don Primo Mazzolari, «considerato uno dei precursori o anticipatori dello spirito del concilio Vaticano II»[5].

Il capitolo[modifica | modifica wikitesto]

Nella cattedrale è presente il per-insigne Capitolo, denominato ufficialmente “Capitolo dei canonici della Beata Vergine Assunta nella chiesa cattedrale di Cremona”, il più antico e illustre collegio della città. La sua esistenza è attestata dallo storico Giuseppe Bresciani già nell'VIII secolo.

Tanti i poteri, le proprietà e i privilegi appartenuti nella storia al Capitolo, i cui membri, solitamente cadetti del patriziato, nel IX secolo sono chiamati "fratelli canonici" o "cardinali della Santa Chiesa cremonese". Oggi l'unico privilegio è l'uso della croce patriarcale (concessa nel 1414 dall'antipapa Giovanni XXIII per l'ospitalità ricevuta).

Quanto all'abito, dopo il concilio Vaticano II il capitolo ha rinunciato ai rivestimenti sontuosi dell'ermellino, della cappa magna (concessa nel 1591 da papa Gregorio XIV, che era stato per trent'anni vescovo di Cremona e regalò al capitolo anche la reliquia della Sacra Spina), della veste filettata di rosso con fascia violacea e fiocchi, della veste paonazza e del fiocco rosso sul tricorno, nonché della mantelletta paonazza, oltre a quelli confermati da papa Pio XI nel 1923 (i privilegi dei Protonotari apostolici ad instar participantium, con il privilegio dei pontificali, della mitria e della croce pettorale, con l'anello gemmato).

I canonici, che oggi hanno conservato il titolo di monsignore e con la facoltà di indossare la mozzetta violacea, hanno sempre esercitato un rilevante ruolo nel governo della diocesi, con la facoltà di elezione dei vescovi (fino alle bolle in contrario di papa Bonifacio VIII). Oggi hanno perso tutta questa rilevanza, compresa la nomina dell'amministratore diocesano in sede vacante e l'esame delle pratiche amministrative di maggior importanza, attualmente demandato al Collegio dei Consultori. Dal 1990 il Capitolo non si occupa più nemmeno dell'amministrazione della cattedrale: un solo canonico fa parte, per diritto, del Consiglio della Cattedrale, nominato dal vescovo.

Rito offrediano[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei secoli la diocesi di Cremona ha sviluppato un rito liturgico proprio detto offrediano, dal nome del vescovo, Offredo degli Offredi, che lo restaurò nel XII secolo. Nel 1297 il vescovo Ranieri impose a tutte le parrocchie l'osservanza del rito: prescrizione che dovette cadere nell'oblio, visto che alla fine del XV secolo era osservato solo nella Cattedrale e nelle chiese dell'Oltrepò. Nel 1458, grazie ad un indulto di papa Callisto III la diocesi adotta il rito romano: il rito offrediano scompare del tutto, anche se alcune usanze restano fino al XIX secolo nelle liturgie della Cattedrale e di alcune chiese della diocesi di Fidenza.

Le infornazioni riguardanti il rito sono scarsissime, visto che tutti i libri liturgici, a eccezione del Martirologio, sono andati distrutti in un incendio dell'Archivio Capitolare.

Sappiamo che nel corso della Messa veniva invocato frequentemente (nel Confiteor, all'Offertorio e nel Canone) san Barnaba, chiamato Padre nostro e considerato il primo evangelizzatore del territorio cremonese. Avanti l'Introito, l'Epistola e durante la Consacrazione si cantavano dei tropi. Nel canone venivano nominati i santi venerati nella chiesa cremonese[6].

Cronotassi dei vescovi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1599 l'ecclesiastico Biagio Rossi (Blasius Rubeus) compilò il primo catalogo dei vescovi cremonesi, ognuno corredato da una esatta cronologia e da note biografiche, a partire dall'inizio del IV secolo. Successivamente, a questo catalogo furono aggiunti altri nomi per completare l'elenco dei vescovi fino a san Barnaba (I secolo), ritenuto il fondatore della diocesi. Molti dubbi in seguito sono stati sollevati sulla genuinità di questo catalogo, dato che sono solo tre i vescovi storicamente documentati fino a Stefano II (fine VIII secolo).[7]

Calendario liturgico proprio della diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Data Celebrazione Grado
2 gennaio Beata Stefana Quinzani, vergine Memoria
3 gennaio Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa Memoria
18 gennaio San Facio Memoria facoltativa
23 gennaio Santa Paola Elisabetta Cerioli, religiosa Memoria
6 febbraio Beato Francesco Spinelli, sacerdote Memoria facoltativa
7 febbraio Santi Paolo Miki e compagni, martiri Memoria
7 maggio Beato Alberto da Villa d'Ogna Memoria facoltativa
10 maggio Beato Enrico Rebuschini Memoria facoltativa
26 maggio Santa Maria del Fonte presso Caravaggio, patrona della diocesi Solennità
2 giugno Dedicazione della cattedrale Festa
Solennità in cattedrale
18 giugno Sant'Imerio, patrono secondario della diocesi Memoria
4 luglio Sant'Alberto Quadrelli, vescovo Memoria facoltativa
5 luglio Sant'Antonio Maria Zaccaria, sacerdote, patrono secondario della diocesi Memoria
16 agosto San Rocco Memoria
12 ottobre Dedicazione della propria chiesa[11] Solennità
19 ottobre Sant'Eusebio, sacerdote Memoria facoltativa
7 novembre Beato Vincenzo Grossi, sacerdote Memoria
13 novembre Sant'Omobono, laico, patrono della città e della diocesi Solennità

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

La diocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 348.393 persone contava 330.000 battezzati, corrispondenti al 94,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 388.040 389.510 99,6 497 443 54 780 102 1.925 234
1970 361.616 361.686 100,0 348 289 59 1.039 105 1.608 236
1980 349.439 349.609 100,0 433 382 51 807 84 1.260 236
1990 337.700 338.000 99,9 402 368 34 840 83 1.000 223
1999 314.000 319.000 98,4 396 357 39 792 8 88 780 223
2000 313.500 318.000 98,6 377 339 38 831 12 87 746 223
2001 325.000 337.249 96,4 369 337 32 880 12 90 704 223
2002 330.000 339.111 97,3 363 336 27 909 13 117 657 223
2003 330.000 338.848 97,4 365 334 31 904 13 101 629 223
2004 328.000 340.000 96,5 366 336 30 896 13 88 584 223
2006 330.000 348.393 94,7 374 333 41 882 13 88 546 224

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il testo del diploma imperiale, che contiene i nomi di tutti i possedimenti su cui il vescovo esercitava la sua giurisdizione, in Cappelletti, op. cit., pp. 132-134.
  2. ^ Testo della bolla in Cappelletti, op. cit., pp. 181-184.
  3. ^ Memorie di religione, di morale e di letteratura, Modena 1829, tomo XV, pp. 275-309.
  4. ^ Dal sito della diocesi.
  5. ^ Dal sito della Diocesi.
  6. ^ Nei cosiddetti communicantes venivano invocati i santi venerati nella chiesa cremonese, che fossero essi vescovi o no; molti di questi furono creduti vescovi della città ed inseriti da Biagio Rossi nel catalogo episcopale cremonese da lui redatto alla fine del XVI secolo.
  7. ^ La presente cronotassi riporta il catalogo a partire dal IV secolo con esclusione dei dati cronologici che, a detta di Lanzoni, sono frutto di pure congetture con evidenti errori di cronologia e «inquinati da favole» (op. cit., p. 947); per l'elenco dei presunti vescovi precedenti cfr. Lanzoni, op. cit., p. 946; e Sanclemente, op. cit., pp. 1-2.
  8. ^ A riprova della criticità del catalogo episcopale cremonese, secondo Lanzoni, è la presenza di questo vescovo, di nome germanico, improponibile nell'Italia del IV secolo.
  9. ^ Scomunicato e deposto per simonia da papa Gregorio VII il 13 marzo 1078 rimase sulla sua sede con il sostegno dell'imperatore.
  10. ^ Elezione cassata da papa Innocenzo IV.
  11. ^ Per le chiese di cui si ignora il giorno della dedicazione.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

diocesi Portale Diocesi: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di diocesi