Petrolla

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca

1leftarrow.pngVoce principale: Montalbano Jonico.

Petrolla
frazione
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Basilicata – stemma Basilicata
Provincia Matera – stemma Matera
Comune Montalbano Jonico – stemma Montalbano Jonico
Territorio
Coordinate 40°17′0″N 16°34′0″E / 40.28333°N 16.56667°E / 40.28333; 16.56667 (Petrolla)Coordinate: 40°17′0″N 16°34′0″E / 40.28333°N 16.56667°E / 40.28333; 16.56667 (Petrolla)
Abitanti
Altre informazioni
Cod. postale 75023
Prefisso 0835
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti montalbanesi
Patrono san Maurizio
Giorno festivo 22 settembre
Localizzazione
Petrolla è posizionata in Italia
Petrolla

Petrolla è una contrada in agro di Montalbano Jonico, in provincia di Matera.

Indice

[modifica] L'origine del nome

Il nome deriva da un'enorme pietra, uno sperone roccioso che sembra inspiegabilmente uscire dal terreno argilloso. Se non si trattasse di carbonato di calcio, ossia di marmo, come i ruderi di una vecchia cava di estrazione testimoniano in modo inconfutabile, verrebbe da dire che si è di fronte a un meteorite, piombato lì in un'apocalisse di fuoco. Nelle immediate vicinanze sono conficcati e spuntano altri massi più piccoli e altri ancora più piccoli sono diffusi sul territorio quasi fossero schegge di un'immane esplosione. La Petrolla, nel gergo locale, è la "pietra": un luogo particolare, che nel vissuto popolare evoca il brigantaggio.

[modifica] Storia

Sulla sommità della Petrolla c'è quella che i contadini e i pastori chiamano la "lammia": che significa costruzione con copertura a volta, a differenza dei tuguri della misera gente fatti con copertura di canne. Un'antica leggenda narra che lì si nascondevano i briganti, dopo le scorrerie consumate nel fondovalle, e che lì nascondessero il bottino, coprendolo del cadavere di un compagno assassinato al momento, perché ne custodisse, con il suo spirito senza pace, l'integrità. A questo spirito, sicuramente spaventevole ma incerto nella sua natura, si attribuiva il nome di "luato": che letteralmente significa "lievito", perché il lievito, che faceva crescere il pane, era ritenuto un'entità magica.

[modifica] La lammia

È una specie di fortino, che sembra prolungare in altezza la pietra, con un'unica finestra che guarda verso valle. In origine la costruzione doveva essere costituita da più livelli, di cui quello inferiore è sottoposto al piano di campagna della cima. Dal lato posteriore, dalla parte della pietra più accessibile dove gradini scavati nel vivo del calcare portano alla sommità, esiste un'altra costruzione, forse anch'essa in origine sviluppata in altezza ma di cui oggi rimane solo una specie di ipogeo. Un pozzo, da sempre punto di sosta obbligata lungo un antico percorso, è situato proprio sotto la verticale dello strapiombo, dove la pietra mostra la sua quinta rocciosa piatta e inaccessibile: a mezza altezza, da una spaccatura del calcare fratturato, sbuca una pianta, un arbusto antichissimo, che sembra così librato nell'aria, come a indicare e nel contempo custodire un passaggio diversamente negato, evocando il sesamo davanti alla grotta dei quaranta ladroni.

[modifica] La natura

La Petrolla si erge a dominare il terreno circostante, dove prevale la macchia mediterranea, densa di effluvi resinosi, il lentisco, la mortella, mentre tra i sassi spuntano il cardo selvatico e la scalera. Un tempo il cinghiale era di casa, come il lupo e il cervo. I costoni verso valle, appena violati da antichi sentieri, sono meta ideale dei tordi nel loro instancabile trasmigrare e più sotto, dove la Salandra confluisce nel Cavone sverna la beccaccia, mentre nelle distese seminative nidifica il calandro. Stormi di pavoncelle seguono gli aratri a beccare quanto i solchi dischiudono: in dialetto sono le "monacedde", così dette perché la livrea fa somigliarle a monachine e nei primi pioppeti, circondati da salici che preannunciano il mare, si fermano le cesene. Corrono ancora le lepri a stancare i segugi mentre il tasso ("melogna", dal latino meles) continua a razziare gli orti alla ricerca della sua leccornìa, il "rognoso", un melone ormai raro.

La Petrolla, nel suo essere una specie di castello costruito dalla natura, sembra dialogare con quelli veri costruiti dall'uomo che gli stanno di fronte e non è escluso che una volta questo dialogo realmente avvenisse, a mezzo di fuochi o altri segnali, nell'ambito di un sistema di fortificazioni integrato che solo l'abilità e il genio militare del grande Federico II potevano partorire. Verso ovest è il torrione normanno di Craco, a nord il castello svevo di Pisticci, a sud la basilica di Anglona dove forse sorgeva Pandosia e a est il castello di San Basilio, primo avamposto lungo la via di penetrazione dal mare verso l'interno, che si snodava come dai tempi della colonizzazione greca per mezzo dei fiumi una volta navigabili che scorrono paralleli dagli Appennini allo Jonio. La Petrolla è sullo spartiacque delle due valli, del Cavone e dell'Agri: un punto strategico, ripreso dalla moderna cartografia a far parte della rete geodetica italiana.

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti