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Morano Calabro

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Morano Calabro
comune
Morano Calabro – Stemma Morano Calabro – Bandiera
Morano Calabro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Amministrazione
Sindaco Nicolò De Bartolo (Insieme per Morano) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate 39°51′00″N 16°08′00″E / 39.85°N 16.133333°E39.85; 16.133333 (Morano Calabro)Coordinate: 39°51′00″N 16°08′00″E / 39.85°N 16.133333°E39.85; 16.133333 (Morano Calabro)
Altitudine 694 (min. 424 - max. 2.225 m) m s.l.m.
Superficie 116,26 km²
Abitanti 4 608[1] (30-08-2012)
Densità 39,64 ab./km²
Frazioni Campotenese e Cutura
Comuni confinanti Castrovillari, Chiaromonte (PZ), Mormanno, Rotonda (PZ), San Basile, Saracena, Viggianello (PZ)
Altre informazioni
Cod. postale 87016
Prefisso 0981
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078083
Cod. catastale F708
Targa CS
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 188 GG[2]
Nome abitanti moranesi
Patrono san Bernardino da Siena
Giorno festivo 20 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Morano Calabro
Morano Calabro
Posizione del comune di Morano Calabro all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Morano Calabro all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Morano Calabro [ˌmoˈrãŋo ˈkaːlabro] (Murenu [ˌmuˈrɛːnu] in dialetto moranese) è un comune calabrese di 4.608 abitanti situato nella zona settentrionale della provincia di Cosenza, confinante a nord con i comuni di Rotonda, Viggianello e Chiaromonte, ad est con Castrovillari, a sud con Saracena e San Basile ed a ovest con Mormanno.

La sua posizione strategica nell'alta valle del fiume Coscile (antico Sybaris di epoca magno-greca) alle pendici del massiccio del Pollino, ha contribuito al suo sviluppo in epoca antica ed al suo splendore nei periodi medievale e rinascimentale, in particolare sotto la signoria dei Sanseverino di Bisignano.

Dal 2003 fa parte del circuito dei I borghi più belli d'Italia, Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, il suo nome è stato inserito nella lista delle destinazioni europee del Progetto EDEN della Commissione europea.

Oggi è uno dei principali centri del Parco nazionale del Pollino.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro si trova in una verde zona collinare della valle del fiume Coscile, nei pressi del confine con la Basilicata. Il suo territorio è caratterizzato da rilievi in larga parte della sua superficie, particolarmente accentuati nei versanti posti a nord e a nord-ovest. Un'ampia conca semipianeggiante intervallata da colline si situa a partire dalle adiacenze suburbane del centro abitato: essa è fiancheggiata ad ovest dal borgo sul Colle di Morano e dalle pendici del monte Calcinaia a sud, a nord dal Monte Pollino (2.248 m.), dalla Serra del Dolcedorme (2.267 m.) e dalla Serra del Prete (2.181 m.), sul versante ionico dai monti Sant'Angelo e Monzone, in quello tirrenico dalla pietrosa scoscesa che conduce al Valico di Campotenese. Il pianoro in cui sorge appunto Campotenese, vista l'altezza in cui si situa, ha già caratteri prettamente montani e costituisce il naturale sbocco di accesso alla catena del Pollino che si sviluppa orizzontalmente rispetto ai due versanti calabri; esso, per via della sua posizione intermedia, separa la catena suddetta dai monti di Orsomarso: il territorio in cui è sito il centro appartiene infatti al complesso montuoso di Orsomarso e Verbicaro, sebbene l'area comunale si espanda come già detto anche nord, lambendo il crinale della catena del Pollino, e ad ovest costeggiando Mormanno e il monte Timpone del Vaccaro (1.436 m.). La superficie territoriale del comune è pari complessivamente a 112,34 km², ed compresa fra i 424 ed i 2.225 m s.l.m., con una escursione altimetrica pari a 1.801 m.

Caratteristiche del suolo[3][modifica | modifica wikitesto]

La singolare conformazione pedologica della zona del Pollino, nonché la differenza di altitudine che si riscontra, contribuiscono alla caratterizzazione del territorio. Si evidenzia infatti un suolo di tipo collinare e montano, con formazioni sedimentarie e vulcaniche e spesso con un substrato calcareo e carsico in particolare nelle doline d'alta quota dove si alternano a zone brulle o radure, aree fitte di vegetazione e riaffioramenti rocciosi, in particolare lungo le gole. Concernentemente all'utilizzo delle risorse del suolo, in linea meramente macroscopica esso è sfruttato per colture agricole al 27,02 % della sua estensione totale, mentre le aree boschive e gli ambienti semi naturali coprono il 72,37 %. Appare evidente che le zone artificiali, ovvero la superficie comunale comprendente l'area urbanizzata e industriale costituisce il restante 0,62 %, pari a 69,64 Ha. L'area boschiva in particolare è piuttosto vasta: oltre al già citato piano di Campotenese e le sue estese aree limitrofe, ricordiamo il piano di Ruggio, i boschi del Monaco, di Pollinello e della Principessa.[4] Le zone boschive sono così suddivise: 12 % boschi misti, 9 % boschi di latifoglie, 27 % di conifere, mentre al pascolo naturale e alle praterie in quota è riservato il 18 % della superficie.

Colture ed utilizzo del suolo, flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Lo sfruttamento delle aree agricole è praticato tradizionalmente nel territorio in quanto esso rappresentava e rappresenta ancora oggi, una delle principali fonti produttive. Le colture che sopravvivono sono in larga parte quelle tradizionali, le quali tuttavia sono conservate e praticate nelle sedi e nei luoghi consueti; ciò si deve in buona parte all'estrema pendenza dei versanti montuosi e alla presenza di aree boschive e di alta montagna che sovente le differenzia anche nelle tipologie, sebbene il rapporto fra la superficie agricola totale e quella realmente utilizzata non sia uguale. Le colture sono prevalentemente seminative in aree non irrigue (13 %), mentre le colture agrarie con spazi naturali coprono circa il 6 %; le colture promiscue (oliveti e vigneti) coprono l'1 % accompagnandosi sovente anche alle colture annuali e stagionali (7 %)[5].

Il divario di altitudine comporta che all'interno del territorio vi siano varie specie arboree e animali che si alternano man mano che si procede verso i punti più in quota. Nella fascia tipica della zona collinare e pedemontana, troviamo vari alberi quali ad esempio l'olmo, il gelso bianco e il gelso nero, il cerro, l'olivo, la roverella, il leccio, l'ontano e il pioppo; alle quote più alte invece, oltre al faggio, al pino nero, al carpino e l'acero campestre, incontriamo l'abete bianco e soprattutto il pino loricato, specie rarissima presente sulle più alte pendici dei monti. La fauna si popola di tassi, volpi, cinghiali, vi è anche il lupo appenninico, ma negli ambienti acquatici più incontaminati è presente la lontra; non mancano fra gli uccelli il nibbio reale[6].

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Il profilo idrografico del comune è assai vivace vista la posizione in cui si contestualizza il territorio. Ad un'altezza di 668 m. è situata infatti la sorgente del già citato fiume Coscile alle pendici del Monte Cappellazzo (1210 m.). Esso è accompagnato da una fitta vegetazione riparia specie in alcuni tratti localizzati nei pressi dell'abitato. L'attività di intervento artificiale volta alla canalizzazione o allo sfruttamento delle acque del Coscile non è stata del tutto marginale, era altresì necessaria per l'attività agricola o per l'alimentazione dei mulini: l'estensione della rete storica è stimata per una superficie di circa 350 ettari[7]. Lungo gli altopiani circostanti si trovano numerose sorgenti che, come la precedente, hanno carattere prettamente torrentizio, fra queste ricordiamo le sorgenti: Romanie, San Francesco, Pietra del Torno, Del Monaco, Tufarazzo, Serra, Tirone[8].

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro[9] Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. mediaC) 8 9 11 15 18 25 29 26 21 15 10 8 8,3 14,7 26,7 15,3 16,3
Giorni di pioggia 13 11 13 9 9 5 3 3 6 10 12 14 38 31 11 28 108

Da un punto di vista climatico la zona di Morano Calabro è influenzata dalla sua posizione geografica interna, in particolare dai rilievi che cooperano nello schermare il passagio dell'aria umida marittima dei versanti ionico e tirrenico; inoltre gli stessi divari di altitudine presenti nel suo territorio, contribuiscono alla differenziazione climatica interna. Notevoli e uniformi le precipitazioni su tutto il territorio, in particolare sulle alture; esse si concentrano nei mesi invernali e tardo autunnali, creando nei mesi estivi periodi di scarsi o assenti fenomeni.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Considerazioni sul toponimo "Morano"[modifica | modifica wikitesto]

Lapis Pollae (il nome "Muranum" appare all'inizio della quinta riga)

Sull'origine del nome del borgo non si hanno precise testimonianze storiche, si sono invece ipotizzate incerte e contrastanti teorie. Fra le tante congetture, vi è ad esempio l'erronea supposizione che Morano derivi dal fatto che sia stato fondato o abitato dai mori: tesi inverosimile, dato che il toponimo è già attestato nel II secolo a.C. Analoghe teorie volevano che derivasse dalla coltivazione dei gelsi mori che abbondano nell'agro circostante, ma anche in questo caso vengono considerate scorrette, visto che tali coltivazioni sono state impiantate posteriormente all'epoca romana. Secondo la tesi dello storico Gaetano Scorza, secondo il quale Morano avrebbe origini più remote a quelle documentate, plausibilmente magno-greche, è possibile ritenere che il suo nome derivi dal verbo greco μερυω, cioè "raccogliere insieme, cumulare"[10], con riferimento alla singolare struttura urbana, dove gli edifici paiono essere gli uni attaccati agli altri. Anche quest'ultima tesi però non persuade del tutto, visto che il borgo ha assunto questo assetto nelle forme e nelle proporzioni attuali solo progressivamente e nel corso dei successivi secoli.

Morano Calabro, scorcio dal centro storico

Il Muranum latino, pone chiara luce sulla sua fondazione romana e riapre la questione sull'origine del nome, giustificando un'ipotesi più verosimile ma non provata da documenti storici. Poiché il suffisso latino -anum indica solitamente vasti fondi e proprietà di una famiglia importante della zona, è probabile che nel nostro caso si tratterebbe di un antroponimo, derivante di Murus o Murrus.[11]

L'appellativo Calabro venne aggiunto in epoca post-unitaria con un decreto di Vittorio Emanuele II del giugno 1863, per distinguerlo da Morano sul Po.

Muranum in periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro fu certamente fondata dai romani, come già detto, intorno al II secolo a.C. La prima traccia significativa del borgo che incontriamo è il Muranum stazione della Via Capua-Rhegium comparsa per la prima volta in una pietra miliare del II secolo a.C., la cosiddetta Lapis Pollae (o lapide di Polla) dove sono contrassegnate le distanze dell'antica strada consolare romana comunemente denominata via Annia-Popilia. Successivamente, lo ritroviamo con il nome di Summuranum nel cosiddetto Itinerario di Antonino (III secolo d.C.) e nella Tabula Peutingeriana (III secolo d.C.).

L'epigrafe di Polla, senz'altro testimonia l'esistenza del borgo già ai tempi della costruzione dell'asse viario tra Capua e Rhegium come tappa precedente a Cosentia, dalla quale dista a 49.000 passi, pari a 74 km; tuttavia, la statio della antica Muranum sebbene non provi la presenza di un centro abitato, lo fa senz'altro supporre. A tal proposito si è ipotizzato che la fondazione si debba far risalire in concomitanza alla conquista della vicina Nerulum, occupata dal console Quinto Emilio Balbula nel 317 a.C. L'importanza strategico-militare del sito apparve subito evidente ai romani, visto che da Morano poteva esercitarsi il controllo dell'area della Valle dell'Ospedaletto, la quale a nord-ovest, attraverso l'altopiano di Campotenese, è in comunicazione con la Valle di San Martino, sotto l'influenza di Nerulum, ponendo così in relazione il territorio di bacino dei rispettivi fiumi Laos (per gli insediamenti di Nerulum e Lainum) e Sybaris (per Muranum e rispettiva area fino a Thurii)[12].

Dal medioevo all'epoca contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

In epoca altomedievale, durante le incursioni saracene del IX secolo, venne combattuta fra saraceni e moranesi una battaglia che vide vittoriosi i cittadini del borgo, la c. d. battaglia di Petrafòcu. Oggi, viene annualmente ricordata come simbolo dell'indipendenza cittadina in una annuale rievocazione storica, la Festa della bandiera, oltre che iconograficamente nello stemma civico.

Nell'età medievale il borgo fu per un certo tempo libero comune[13], divenne in seguito feudo di Apollonio Morano, dei Fasanella, di Antonello Fuscaldo e nel XIV secolo passò infine ai Sanseverino di Bisignano.

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Sanseverino (famiglia).

Questa nobile famiglia si sentì molto legata a Morano, lasciando numerose e preziose tracce storico-artistiche, testimonianza del loro mecenatismo, quali ad esempio la fondazione votiva del Monastero di San Bernardino da Siena patrono della città (1452), e l'ampliamento del castello (1515). A prova del costante legame con i suoi domini, il principe Pietrantonio Sanseverino, maggior esponente della famiglia, accordò numerose concessioni, grazie al celebre atto Capitoli e Grazie, ratificato nella città di Morano il 1º agosto 1530[14], inoltre suo figlio Niccolò Bernardino (ricordato per gli orti botanici sanseverini di Napoli), vi nacque nel 1541 ed al quale fu dato come secondo nome quello del santo patrono, quasi a suggellarne il legame.

Nel 1614 il feudo venne quindi ceduto agli Spinelli principi di Scalea, fino al 1806, anno di eversione dal feudalesimo. Il borgo seguì successivamente le sorti del Regno delle due Sicilie e del nascente Regno d'Italia.

Fenomeno migratorio[modifica | modifica wikitesto]

Una nota particolare merita il grande flusso migratorio che ha interessato il borgo fra l'ultimo ventennio del XIX secolo ed i primi del '900, così come è attestato da un drastico calo demografico. Gli abitanti censiti nel 1881 sfioravano le 10.000 unità, mentre nel 1901, dopo vent'anni, erano 6.596. Gran parte di questi flussi erano indirizzati all'estero, in particolar modo verso i paesi dell'America Latina. All'inizio degli anni ottanta, il comune di Morano Calabro si è gemellato con la città di Porto Alegre in Brasile, per l'alta concentrazione di moranesi, stimati intorno alle quindicimila unità.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro-Stemma.png
Descrizione

Il fondo dell'arme è di colore azzurro, ove campeggia una testa di moro con il fez, la quale rievoca simbolicamente la succitata battaglia di Petrafòcu del 1076, nella quale i moranesi sconfissero i saraceni portando in patria come trofeo il capo sanguinante di un loro soldato o capo di guarnigione. Tale aneddoto è inoltre richiamato più esplicitamente dall'aulica scritta classicheggiante "Vivat sub umbra" (che stia sotto l'ombra [il moro]). Alla base, sono rappresentati tre monti che sono: Morano, Sant'Angelo (di Colloreto) e Pietrafoco.

Note storiche[15]

Le origini dello stemma di Morano Calabro si fanno risalire al 1561, anno in cui fu scolpito su una lastra marmorea posta sull'antica fontana di piazza san Nicola ai tempi del sindacato di Decio Feulo. Lo stemma, ha subito alcune variazioni nel corso dei secoli a venire: infatti nell'arme suddetta, la testa di moro è rappresentata con barba e cappello conico senza i tre colli sottostanti. Simile è la raffigurazione che si ritrova sul sigillo dell'"Universitas Morani" con due varianti: la prima è nel motto "Vivat sub Umbra" a cui è aggiunto il sostantivo "morus" (il moro) e la scritta "Arma Morani"; la seconda variante è di tipo iconografico, ovvero, la testa del moro è rappresentata su di un piatto o una coppa a testimoniare il sacrificio compiuto dai moranesi in battaglia per liberare la patria dal giogo nemico offrendo il capo sanguinante alla città.

Da questo momento in poi lo stemma viene riprodotto oltre che su altri monumenti cittadini, quali la fontana di piazza Maddalena, anche sul frontespizio dell'opera a stampa dell'erudito Giovan Leonardo Tufarello, il "trattato della Sagnìa" del 1599, consistente "in uno scudo con tre monti sormontati dalla testa del moro".

Dal 1982, negli atti ufficiali del comune, spesso si affianca lo stemma della città di Porto Alegre, capitale del Rio Grande do Sul in Brasile, con cui la cittadina di Morano Calabro è gemellata.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa arcipretale dei Santi Pietro e Paolo[modifica | modifica wikitesto]

L'interno della chiesa
Architettura
Sorge sulla sommità dell'abitato nei pressi del Castello. La sua fondazione si fa risalire intorno all'anno mille (probabilmente al 1007), sebbene abbiano inciso sulla sua architettura interventi di epoche successive, dai quali però pare esser stato escluso il campanile in pianta quadrangolare, costruito in epoca medievale ed in posizione evidentemente arretrata rispetto alla chiesa, che rispetto al resto del complesso conserva meglio le forme originarie. La facciata è essenziale nella sua struttura a capanna con le falde laterali ribassate e sormontata nel timpano da una nicchia con la statua di San Pietro risalente al periodo angioino. L'interno in tre navate a pianta basilicale è decorato da delicati stucchi in stile rococò (seconda metà del secolo XVIII).
Opere d'Arte
Pregevoli opere d'arte vi sono custodite, la cui datazione va dal XV secolo ai primi decenni dell''800. Al XV secolo appartengono un sarcofago in bassorilievo appartenente alla famiglia Fasanella (feudatari del borgo fino alla prima metà del '400), un affresco raffigurante la Vergine delle Grazie e proveniente dall'omonima cappella extra moenia e una Croce Processionale in argento di Antonello de Saxonia del 1445. Risalgono al XVI secolo quattro statue in marmo di Carrara eseguite da Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo, scultore toscano attivo in Napoli fra la seconda metà del '500 e la prima metà del '600. Esse ritraggono Santa Caterina d'Alessandria e Santa Lucia del 1592, San Pietro e San Paolo del 1602. Sono del medesimo periodo altre opere: la Candelora, statua appartenente probabilmente alla bottega di Giovan Pietro Cerchiaro, un San Carlo Borromeo di Ignoto di scuola napoletana (1654) posto su un ricco altare in marmi policromi, un Compianto sul Cristo morto e due tele raffiguranti i Santi Pietro e Paolo del Pomarancio, anticamente formanti un trittico appositamente commissionato dall'Università di Morano per la congregazione di Santa Maria della Pietà. Importante è la presenza di due pale d'altare del seicento: l'adorazione dei pastori e la Madonna in trono col Bambinello e quattro Santi, attribuite al calabrese Giovan Battista Colimodio (1666). Della seconda metà del XVIII secolo è il Coro realizzato fra il 1792 e il 1805, capolavoro di Mario ed Agostino Fusco.
Ubicato sul lato sinistro della balaustra, vi è un pregevole organo portatile del XVIII sec.

Collegiata di Santa Maria Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

Collegiata di S. Maria Maddalena (facciata)
Architettura
L'antico nucleo della Collegiata sorgeva al di fuori della cinta muraria medievale come piccola cappella suburbana del 1097. Visti i limiti architettonici della struttura e per il cresciuto numero di fedeli, venne ampliata in pianta a croce latina a tre navate per volere del prevosto don Giuseppe La Pilosella nella seconda metà del XVI secolo. Più volte rimaneggiata fino alla prima metà del XVIII secolo, assunse il titolo di collegiata il 3 febbraio 1737 con bolla di papa Clemente XII. Nel 1732 cominciarono ulteriori restauri, nel corso dei quali decorazioni tardo barocche commissionate a Donato Sarnicola conferirono all'interno un aspetto maestoso, da far ritenere che essa sia uno degli esempi più alti del barocco calabrese. Il campanile (1817) e la cupola (1794) furono rivestiti di caratteristiche maioliche in stile campano di colore giallo e verde nel 1862.
La facciata, fu completata negli anni 40' del XIX secolo in stile neoclassico. Ripartita in due livelli divisi da una cornice marcapiano costituita da triglifi e metope con simbologie classicheggianti, il livello inferiore è suddiviso da sei paraste doriche, il livello superiore, retto da quattro paraste ioniche contornate negli spazi da ghirlande,[16] si innalza recando sul frontone l'arme della famiglia Spinelli di Scalea.
Oggi l'edificio conserva la pianta originaria in croce latina, con nelle navate laterali, cinque cappelle per lato divise in campate sormontate da piccole cupole, mentre la navata centrale ha volta a botte su cui si affacciano dieci finestre.
Il polittico di Bartolomeo Vivarini
Polittico vivarini morano.jpg

L'opera fu realizzata nel 1477 dal pittore veneto Bartolomeo Vivarini su apposita commissione del feudatario Geronimo Sanseverino, oppure secondo alcuni del vescovo Rutilio Zenone, per il cittadino Monastero di San Bernardino da Siena. Dopo vari tentativi di trafugamento e un accurato restauro, dal 1995 il polittico è custodito presso la cappella di San Silvestro, nella sagrestia della Collegiata della Maddalena.

Vi si trovano raffigurati: sul pilastrino di sinistra (cm.50 per 24), San Giovanni Battista, San Nicola di Bari e Santa Caterina d'Alessandria; su quello di destra, di identiche dimensioni, San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Santa Chiara d’Assisi. Al centro, in uno spazio di cm 54 per 147, è collocata in trono la Vergine Maria con il Bambinello. Ai lati troviamo San Francesco d'Assisi (a sinistra) e San Bernardino da Siena (a destra). In alto, in un riquadro di cm 69 per 55, è raffigurato un penetrante Cristo Passo, fra Sant'Antonio di Padova (a sinistra) e San Ludovico da Tolosa (a destra) in uno spazio complessivo di cm 135 per 40. La predella, forma una base di 20 per 260 cm: il Cristo benedicente fa ala ai dodici apostoli.

Le icone ivi rappresentate hanno una chiara relazione con l'ordine dei Minori Osservanti che tennero il monastero fino alla sua soppressione. Ciò è rintracciabile dalla presenza delle figure dei fondatori dell'ordine francescano (Francesco d'Assisi, Antonio da Padova e Ludovico da Tolosa), oltre a quella del titolare San Bernardino. Inoltre, la posizione centrale della Vergine, sovrastata dall'icona del Cristo morto, è una successione insolita da un punto di vista iconografico, ma evidenzia nella sua struttura il ruolo centrale di Maria quale Regina Coeli, quindi di mediatrice dell'intercessione presso il figlio. È questa, una delle più consuete tematiche della predicazione di san Bernardino, il cui riferimento nell'opera appare evidentissimo.

Opera fra le più rappresentative del Vivarini, è l'unica testimonianza dell'artista veneto in Calabria insieme con un trittico custodito nella chiesa di San Giorgio a Zumpano ed eseguito nel 1480. Il polittico di Morano appartiene alla maturità del Vivarini, e con particolare riguardo alle sue opere precedenti, risente dell'influsso della pittura di Giovanni Bellini e, in alcuni particolari - come il delicato panneggio dei veli della Vergine e della sua postura in trono o nell'equilibrio dei volumi - dell'influsso di Antonello da Messina.[17]

Chiesa di S. Maria Maddalena, cupola vista laterale
Opere d'arte
Appartengono alla scuola di Pietro Bernini un ciborio e due angeli oranti posti alle estremità dell'altar maggiore, mentre è del celebre scultore del rinascimento meridionale Antonello Gagini la Madonna degl'Angioli (1505) proveniente dal monastero di San Bernardino e posta su un altare del transetto destro. Sono presenti alcune pale d'altare di scuola napoletana del Settecento. Fra gli autori e le opere di maggior riguardo ricordiamo: Francesco Lopez, L'immacolata (1747), L'Addolorata, san Giovanni Battista e alcuni santi (1748) e ad alcuni suoi bozzetti; famiglia Sarnelli, Miracolo di San Francesco di Sales (1747), L'incoronazione della Vergine (1747) e la Madonna del Rosario e alcuni Santi; Giuseppe Tomajoli, Morte di San Giuseppe (1742) e un San Giovannino dello stesso periodo; ed infine, del pittore moranese Lo Tufo La Vergine fra i santi Silvestro e Giovanni Battista (1763) e Le anime del Purgatorio. Fra le opere lignee, sono assai pregevoli il coro (1792), il pulpito ed alcuni stipi sacri realizzati fra la fine del Settecento ed i primi anni dell'Ottocento da Mario ed Agostino Fusco. Sul fondo dell'abside, proveniente dal monastero di Colloreto, è un fastigio in marmi policromi dei primi del secolo XVII adornato dalle statue di Sant'Agostino e Santa Monica con al centro Maria Maddalena orante, attribuita a Cosimo Fanzago o al Naccherino, cui fanno ala due puttini coevi.
Sagrestia[modifica | modifica wikitesto]
Ricoperta da un raro soffitto a cassettoni di manifattura locale tardo cinquecentesco appartenente all'antico corredo sacro, vi si trova una custodia per oli sacri in marmo del '500. Sono custodite inoltre numerose reliquie di santi, fra cui una pietra del Santo Sepolcro e un'orma del sandalo di S. Francesco da Paola lasciata su una roccia del monte Sant'Angelo nell'atto di benedire la Calabria prima di recarsi in Francia.

Chiesa e Monastero di San Bernardino da Siena[modifica | modifica wikitesto]

Monastero di San Bernardino
Storia ed Architettura
Il complesso monastico, in stile tardo gotico, è uno dei migliori esempi di architettura francescana del '400 che si possano rintracciare nell'intera Calabria. Ciò si deve al fatto che sia stato costruito ex novo nella metà del XV secolo, ed attraverso un accurato restauro, si sia giunti al completo recupero di quasi tutti gli elementi originari, fattori questi, che offrono un paradigma dell'arte monastica calabrese del periodo.[18] La fondazione avvenne ufficialmente grazie all'interessamento del principe Pietrantonio Sanseverino sancita da una bolla di Niccolò V del 31 maggio 1452 con la quale si dava l'autorizzazione all'inizio dei lavori. I motivi che concorsero alla costruzione risalgono principalmente a due ragioni: alla munificenza della famiglia Sanseverino che voleva dotare di un'opera prestigiosa uno dei principali centri dei loro possedimenti (come dimostra la commissione del Polittico del Vivarini del 1477 per la chiesa), in secondo luogo si fa concorrere allo stretto legame che in quegli anni la monarchia aragonese stava tessendo con l'Ordine dei minori osservanti, il quale ne ebbe successivamente la titolarità. I lavori, protratti per oltre un trentennio, si conclusero con la consacrazione del 23 aprile 1485 per il vescovo di San Marco Argentano Rutilio Zenone.
La chiesa occupa l'intero fianco destro del complesso. L'esterno, è omogeneo con la complessiva sobrietà delle architetture, così come si ritiene tipico degli ideali pauperistici francescani. L'ingresso è aperto da un portico formato da cinque arcate in muratura a tutto sesto, sulla parete di fondo appaiono tracce di affreschi risalenti agli inizi del XVI secolo. Al disotto di questi è il portale d'accesso alla chiesa in pietra tufacea a sesto acuto, ed un secondo di minori dimensioni con arco ribassato che immette nel chiostro dell'attiguo monastero.[19] L'interno è costituito da una navata centrale divisa sul fondo dal presbiterio attraverso un grandioso arco a sesto acuto; lungo l'intero lato destro di questa, tre arcate a sesto acuto conducono in una piccola navatella laterale ripartita in due ambienti.
Ventiquattro colonne di forma ottagonale in tufo sorreggono le arcate del chiostro, dove restano tracce di affreschi realizzati fra il 1538 ed il 1738 e rappresentanti la vita di san Francesco d'Assisi.
L'edificio fu protagonista di una storia travagliata dovuta a numerosi atti di rimaneggiamento d'epoca barocca (1717) e all'abbandono nel 1811 a seguito dello scioglimento degli ordini monastici durante il periodo napoleonico. Venne destinato nel 1843 a seminario estivo e quindi ospitò i locali delle scuole pubbliche, i cui interventi architettonici come la muratura del portico, lo compromisero. Alcuni locali furono adibiti a deposito di legname e nel 1898 un incendio distrusse buona parte dell'ala est, rimasta diruta fino ai decenni scorsi. Un grande intervento di restauro attuato negli anni anni cinquanta a cura del professor Gisberto Martelli ripristinò la chiesa ed il portico allo stato originario, mentre il monastero fu recuperato nei decenni successivi ed è oggi divenuto un complesso polifunzionale.
Opere d'Arte
Il soffitto della navata centrale della chiesa è in legno lavorato a quadri carenato alla veneziana. Sotto l'arco santo che sovrasta l'altar maggiore è posizionato un crocefisso del XV secolo ad opera di Ignoto meridionale dai connotati fortemente drammatico-realistici; ai piedi di questo era posizionato il già citato Polittico del Vivarini, ed in alto a sinistra, domina la navata uno splendido pulpito con baldacchino del 1611 con decorazioni di gusto classicheggiante e raffigurazioni in bassorilievo di alcuni santi. Appartiene al corredo sacro un coro ligneo datato 1656 ed un leggio del 1538 posto nell'abside e recentemente restaurato.

Chiesa di San Nicola di Bari[modifica | modifica wikitesto]

Si trova nel cuore del centro storico e si mostra ai piedi del colle dove sorge il borgo solo sul suo fianco destro. L'ingresso, fra i vicoli del quartiere Giudea, si apre sulla piazzatta da cui prende il nome, nei pressi della più antica fontana moranese e dell'antico seggio cittadino dell'Universitas che di questa chiesa aveva il patronato. La facciata è semplice, con un portale a sesto acuto con archivolto in muratura sul quale si trova rappresentato un affresco raffigurante San Nicola.

La chiesa si sviluppa su due piani sovrapposti, di cui uno è la cripta. Questa, dedicata a Santa Maria delle Grazie, risale all'epoca altomedievale, ed è considerata fra le costruzioni più antiche del paese. Fra le opere d'arte custodite si annoverano, un giudizio universale in olio su tela di Angelo Galtieri (1737), alcune statue lignee e tele del Seicento e nella sagrestia, un Espositorio in argento fuso sbalzato e cesellato del XVIII secolo, corone di santi della seconda metà del secolo XVIII e del terzo decennio del XIX secolo, calici in argento fuso del XVII secolo, un reliquiario del XVI secolo ed una piccola scultura in alabastro dorato del secolo XVI raffigurante la Madonna del Buon Consiglio.

Il piano superiore, in navata unica, è stato edificato negli anni intorno al 1450, ma venne rimaneggiato in epoca barocca. Oggi delle architetture quattrocentesche non rimane traccia se non nel portale d'ingresso, ma si ha ragione di credere che l'interno fosse simile a quello del monastero di San Bernardino, con soffitto in legno ed arco a sesto acuto che dominava l'altar maggiore, così come ritiene lo storico Salmena. Fra le opere d'arte, meritano particolare attenzione un dipinto di Pedro Torres del 1598 Madonna tra Santa Lucia e Santa Caterina d'Alessandria, un crocifisso ligneo di Ignoto del secolo XVI, uno splendido confessionale del Frunzi (1795), una Annunciazione del 1735 di Angelo Galtieri, altre pale d'altare coeve ed un coro di Agostino Fusco del 1779.

Convento dei Padri Cappuccini[modifica | modifica wikitesto]

Costruito fra il 1590 ed il 1606, il monastero dei Cappuccini è una struttura semplice ed essenziale, come nello stile francescano. La presenza dei frati minori si fa risalire già al 1598; in questi anni infatti venne ceduto il fondo su cui sorge il complesso dal notabile Giovan Maria Rizzo per tramite del canonico moranese Don Ambrogio Cozza che, col sostegno dalla popolazione, si attivò per la sua edificazione, sospinto dall'intima devozione verso San Francesco per una grazia ricevuta in sua intercessione[20]. Soppresso in epoca napoleonica il 7 agosto 1809, durante il c.d. decennio francese fu concesso in enfiteusi dal governo di Murat al moranese Giuseppe Aronna, colonnello dell'esercito francese; il cenobio venne quindi riaperto al culto solo dopo la restaurazione borbonica il 16 settembre 1855 su sollecitazione dei cittadini e per espresso interessamento del re Ferdinando II durante la sua visita per le Due Sicilie del 1852, destinando ai lavori di restauro e rimaneggiamento la somma di mille ducati napoletani[21]. A seguito di una seconda soppressione attuata dal nuovo governo unitario, esso venne nuovamente abbandonato dal 7 luglio 1866, quindi definitivamente riaperto ai religiosi dal 6 giugno 1877 sino ai giorni nostri.

La chiesa – dedicata a santa Maria degli Angeli – presenta una navata con cappelle sul fianco destro; queste sono decorate da ricchi altari lignei intarsiati alla cappuccina e risalenti al secolo XVIII, un crocefisso monumentale in ceramica del '600, la statua della Vergine dei sette dolori di Giacomo Colombo (1704), tele e pregevoli statue coeve. L'altar maggiore (con splendido ciborio con tarsie di madreperla e paliotto in scagliola policroma), è sovrastato da una tela di gusto tardo-manierista dipinta da Ippolito Borghese e raffigurante S. Francesco d'Assisi, la Vergine in trono ed alcuni santi.

Il monastero si espande intorno ad un ampio chiostro in pietra del seicento, contornato da un austero porticato e cisterna centrale; all'interno è fornito di un'antica biblioteca con più di settemila volumi, fra i quali si annoverano pregevoli manoscritti e stampe preziose.

Dal 1884 al 1889 e nuovamente a partire dal 1990, è sede interprovinciale per l'Italia meridionale e insulare dedicata all'accoglienza dei novizi, che provenienti da ogni parte del Paese, vi trascorrono il periodo di formazione per l'ingresso nell'ordine francescano.

Chiesa del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa del Carmine

Posta nelle adiacenze della Collegiata della Maddalena, venne fondata per opera dell'ordine dei Padri Carmelitani nel 1568, i quali avevano allestito in quello che è l'attuale attiguo palazzo municipale un ospedale in soccorso dei viandanti in terrasanta.

La chiesa è allietata da preziose opere del secolo XVIII tra cui sono esposti all'interno due paliotti su cuoio con decorazioni floreali attribuiti al pittore Francesco Guardi (rispettivamente del S.S. Sacramento e di S. Felice), una tela raffigurante la Vergine del Carmelo fra i santi Lucia e Francesco di Paola di Pedro Torres (altar maggiore) ed una cimasa pittorica di Cristoforo Santanna, raffigurante l'assunzione di Maria. Un piccolo organo positivo del 700' di anonimo dipinto da Gennaro Cociniello adorna la cantoria.

Monastero di Colloreto[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a qualche chilometro dal centro abitato, immerso nella boscaglia su di un altopiano che sovrasta la campagna circostante lo svincolo autostradale di Morano. Oggi le strutture sono dirute, ma nei secoli scorsi il monastero godette di grande prestigio e rinomanza, soprattutto a seguito delle munifiche elargizioni tributate dai fedeli e dalla nobiltà locale, fra i quali ricordiamo la principessa Erina Kastriota-Skanderbeg, moglie del feudatario Pietrantonio Sanseverino.

Il monastero di Colloreto, (la cui etimologia appare incerta e sembra derivi da Colle Loreto in onore della Vergine di Loreto, o da colorìto, termine che ne designerebbe la ridente e pacifica posizione), fu fondato dal Beato Frate Agostiniano Bernardo da Rogliano nel 1546. Scelto il luogo, iniziò la sua esperienza religiosa in qualità di eremita; successivamente, gli fecero seguito altri uomini pii che costruirono il monastero, grazie alla beneficenza di numerosi oblatori. L'edificio, così come è ancora visibile, appare fortificato con un torrione, e fino ai primi dell'Ottocento anche i suoi interni dovevano apparire sontuosi e ricchi di opere artistiche, ora disseminate nelle chiese cittadine.

Il monastero divenne molto potente e quindi subì numerosi attacchi alla sua sopravvivenza, soprattutto a causa delle ingenti proprietà fondiarie che andò cumulando nel corso degli anni. Una prima soppressione avvenne nel 1751 per volere di Carlo III di Borbone che doveva sovvenzionare il Real Albergo dei Poveri in Napoli. La soppressione definitiva avvenne nel 1809 con l'avvento francese.

Oggi è divenuto una meta simbolica di escursioni sulle falde del Pollino.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il Castello Normanno-Svevo[modifica | modifica wikitesto]

MoranoCalabro Castello.JPG
Castello Normanno-Svevo, prospettiva laterale

Appare in ruderi sulla sommità dell'abitato in posizione strategica da dominare tutta la valle dell'antico Sybaris. Le sue origini risalgono all'epoca romana quando vi fu eretto un fortilizio, o probabilmente un torrione di avvistamento, il cui basamento in opus incertum fece da fondamento per i rimaneggiamenti d'epoca normanno-sveva e successivi.

In epoca medievale, la sua posizione dominante attirò l'attenzione della milizia sveva; fu quindi sede feudale a cominciare da Apollonio Morano, primo feudatario di cui si abbia notizia. Teatro di numerosi episodi d'arme, fra i tanti si ricorda, durante la fase della Guerra del Vespro, l'incursione dei mercenari Almogavari che, assoldati dagli Aragonesi, conquistarono Morano difensivamente impreparata e ne espugnarono il castello facendo prigioniera Benvenuta, detta la Signora di Morano, moglie del feudatario Tancredi Fasanella. Questa, nel seguente anno 1286, essendo Morano con Castrovillari e Taranto passata alla fedeltà di Carlo d'Angiò, da prigioniera divenne carceriera di Manfredi di Chiaromonte, suo conguinto di parte aragonese. Intorno a questo periodo è probabile che il castello, dalle sue forme più rudimentali venne elevato ed ampliato[22].

Assai significativo però è il rifacimento dell'edificio nel primo quarantennio del Cinquecento (fra il 1514 e il 1545) per volere del feudatario Pietrantonio Sanseverino che, nel compiere i lavori volle ispirarsi al modello del Maschio Angioino di Napoli, richiamando per questa fabbrica le più abili maestranze. Il Castello fu dunque la residenza del feudatario a Morano in maniera più o meno continua fino ai princìpi del '700 insieme al Palazzo dei Prìncipi che sorge all'ingresso del borgo accanto alla porta sita sull'accesso dell'antica via delle Calabrie.

Nel 1733 la struttura venne gravemente compromessa per ragioni non del tutto chiare, quindi il maniero fu bombardato dall'esercito francese durante il periodo napoleonico nel 1806; la sua sorte fu segnata inoltre da sequenziali spoliazioni, che durante il feudo della famiglia Spinelli di Scalea (seconda metà del XV sec. - XIX sec.) permisero l'asportazione di elementi murari e materiali lignei della struttura[23], condannando l'edificio alla sua progressiva decadenza fino alle recenti ristrutturazioni degli anni 2000 che hanno permesso il recupero di alcuni locali, dei torrioni frontali, delle dirute mura perimetrali e della spianata retrostante.

Le sue forme attuali suggeriscono ancora la conformazione che aveva nel primo decennio del XVIII sec.: in pianta quadrata, contornato da sei torrioni cilindrici (di cui sopravvivono integralmente solo quello centrale e quello sinistro del fronte), era inoltre circondato da rivellini e fossato, aveva baluardi trimura saettine e ponte levatoio; si elevava per tre piani d'altezza ed era composto da ampie stanze divise in più appartamenti e, nel complesso, si stima avesse la capacità di una guarnigione di mille uomini[24].

Aree naturali e siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Villa Comunale[modifica | modifica wikitesto]

Villa Comunale

Giardino pubblico del Comune di Morano, l'ingresso principale si apre sul fronte del portico di San Bernardino e si situa in un'ansa di viale Gaetano Scorza, alle pendici del centro storico del quale rappresenta il naturale confine con il più recente centro urbano. Dai tre accessi, il parco si dipana in numerosi viottoli in piano e in pendenza cinti da basse siepi che convergono in una piazza centrale dominata da un'ampia peschiera con getto d'acqua. Raccoglie numerosi esemplari arborei, alcuni secolari, perlopiù di pini, olmi e faggi, piante da giardino, roseti e qualche scultura in siepe[25].

Il luogo assolve alla medesima funzione di giardino pubblico da secoli, dapprima come "verziere" pertinente al fondo del monastero di San Bernardino, successivamente come parco civico riqualificato nell'attuale assetto a cominciare dagli anni settanta-novanta. Citato nella Monomachia di Giovan Leonardo Tufarello del 1622, in quegli anni appariva già come "bellissimo giardino, adorno e cinto di verdi alberi, funebri cipressi, alti pini ed antiche quercie ed altri alberi fruttiferi e belle pergole con freschissime acque che lo irrigano"[26][27].

Grotte di San Paolo[modifica | modifica wikitesto]

Sorgono a pochi chilometri dal centro abitato nella contrada omonima. Esplorate dall'ottobre 1980, la loro conformazione è assai articolata ed interessante sotto un profilo speleologico. Sono infatti ricche di concrezioni calcaree, stalattiti e da esili filamenti coralliformi. Si sviluppano per 245 metri con un dislivello di 41; sorgono sul versante meridionale del monte Cappellazzo a circa 682 m s.l.m. con tre ingressi, stratificati nei calcari mesozoici, i quali sboccano in un pozzo franoso dalla profondità di circa 20 m. dai quali si accede ad una serie di caverne ed una grande sala centrale. Praticabili solo da esperti speleologi, non sono valicabili nella totalità della loro estensione per via di un torrente sotterraneo che le attraversa[28].

Monte Sassóne[modifica | modifica wikitesto]

Si trova a circa 4 km dal centro abitato sulla strada provinciale che conduce al borgo di San Basile.

Potrebbe trattarsi dell'antica Xiféo, o secondo quanto afferma lo storico romano Tito Livio, della antica cittadella di Lymphaeum, coinvolta durante alcune fasi delle guerre puniche. Sta di fatto, che sull'antico monte, più simile ad un piccolo altopiano che cade a strapiombo sulla gola sottostante, vi sono ancora le tracce di due muraglioni al suo ingresso, su un piccolo sentiero che si dirama dalla strada per San Basile: questi, sono i resti di una porta che faceva breccia sull'antica cinta muraria. Essa si estendeva per circa 1.500 metri e con probabilità fu eretta dai Longobardi. Non si hanno molte notizie circa la scomparsa degli insediamenti di Sassone; talora viene ascritta la sua misteriosa fine al corso del XIV secolo.

Nel 1860 nella gola alle falde del monte è stata scoperta la cosiddetta grotta di Donna Marsilia, usata come necropoli durante il Neolitico fino all'età del bronzo. Sono state rinvenute numerose reliquie, frammenti litici ed uno scheletro: gran parte dei reperti sono custoditi al Museo Archeologico di Reggio Calabria.[29]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[30]

Dati statistici generali[31]

Secondo i dati dell'ultimo censimento nazionale dell'Istat, al 31 dicembre 2011 la popolazione del comune di Morano Calabro era composta da 4.623 abitanti di cui 2.299 maschi e 2.324 femmine; gli abitanti totali nel precedente censimento del 2001 erano 4.966, il che evidenzia un decremento totale pari al -7,1 %, il più drastico dal censimento del 1931 quando era calcolato al -12,1 %. Il numero massimo di abitanti residenti si riscontra invece nel terzo censimento generale, nel quale risultavano al 31 dicembre 1881 9.974 abitanti; al successivo del 1901, la popolazione subì il più drastico calo della sua storia mai riscontrato dall'inizio della serie statistica, esso era pari al -33,9 % per un totale di 6.596 abitanti, causato da una forte ondata migratoria.

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

In progressivo aumento la presenza di abitanti provenienti da paesi stranieri. Significativo è il dato sulla presenza di cittadini provenienti dalla Romania: 46 pari al 54,76 % dei residenti. Se a tutto il 2007 la popolazione straniera era inferiore alle 40 unità, al 1º gennaio 2011 era pari a circa 84, ovvero all'1,8 % della popolazione totale[32].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Nel comune di Morano Calabro si trovano una Scuola Materna dell'infanzia, una Scuola Elementare e una Scuola Media Statale.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo dell'agricoltura e pastorizia, si trova nel centro storico di Morano, nei locali di palazzo Salmena. Custodisce antichi oggetti agricoli con riferimento ai vari passaggi della storia contadina.

Eventi e manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Festa della bandiera.
Festa del Carmine
  • Prima domenica di maggio festa della Vergine dell'Annunziata.
  • 20 maggio Festa del patrono San Bernardino da Siena, con processione, offerte votive e consegna delle chiavi della città da parte del sindaco.
  • Nel mese di maggio in occasione della festa patronale, viene annualmente svolta in più giorni la Festa della Bandiera, rievocazione storica della battaglia fra moranesi e saraceni con ricco corteo storico in costume rinascimentale, con sbandieratori e cavalieri.
  • Seconda domenica di giugno, Cronoscalata del Pollino.
  • Fra il 15 e il 16 luglio, viene celebrata la festività in onore della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Nota anche come "festa dell'emigrante", questa manifestazione religiosa è divenuta nel corso degli anni un simbolo del legame fra i moranesi residenti in Italia e all'estero. A questo proposito si svolge nel pomeriggio del 15 luglio una cerimonia con offerte votive recitate in molte lingue del mondo da parte degli emigranti.
  • Fra luglio ed i primi di settembre ha luogo la rassegna "D'estate Morano", con l'allestimento e la proiezione gratuita di film all'aperto, serate musicali con band jazz, blues e rock, cabaret ed intrattenimento.
  • Prima domenica di agosto, festa della Madonna delle Nevi, in frazione Campotenese.
  • 16 agosto Festa di San Rocco.
  • Prima domenica di settembre, festa della Madonna delle Grazie compatrona di Morano, con processione, offerte votive e consegna delle chiavi della città da parte del sindaco.

Persone legate a Morano Calabro[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Urbanistica storica[modifica | modifica wikitesto]

Portale di Palazzo Rocca in via Ferrante, centro storico

L'antico nucleo del centro urbano si trova arroccato su di un colle di forma conica alto 694 metri s.l.m. alla cui sommità si trovano i ruderi di un antico maniero di epoca Normanno-Sveva. L'abitato si sviluppa degradando dalla sommità alla base del colle e creando una suggestiva illusione prospettica per cui le abitazioni paiono essere attaccate le une alle altre. Tale assetto urbano si fa risalire all'epoca romana e medievale: è infatti accertato che l'odierno castello, potrebbe ricalcare un più antico fortilizio difensivo di epoca romana.

Nelle epoche successive, l'abitato si è esteso modellandosi sulla struttura del colle fino a sfociare verso i primi del Settecento, nel quartiere di via vigna della Signora, anticamente definito lo burgo, fuori dalla cinta muraria.

A seguito delle varie mutazioni socio-economiche del secolo scorso, nella seconda metà degli anni sessanta ebbe inizio una fase di ampliamento verso il pianoro prospiciente l'antico nucleo cittadino, dove oggi sorgono nuovi moderni edifici.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Campotenese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Campotenese.
Panorama di Campotenese

La frazione di Campotenese, è situata a 1015 metri s.l.m. e ad una distanza di 12 km dal nucleo abitativo centrale del comune.

Durante il XIX secolo vi fu eretto un forte (ora distrutto) da parte dell'esercito napoletano, nei pressi del quale avvenne nel 1806 la battaglia di Campotenese fra il generale borbonico Damas ed il generale napoleonico Reynier, che vide vittorioso quest'ultimo.

Vi si trovano alcune aziende agricole per la produzione di latticini e carni ed un consorzio per la produzione di funghi. Ciò stimola a dare buoni segnali all'imprenditoria locale, anche in campo alberghiero-agrituristico. Rappresenta la porta naturale per il Parco nazionale del Pollino, grazie allo svincolo della A3 Sa-Rc.

Quartieri e Contrade[modifica | modifica wikitesto]

  • Centro Storico: suddiviso nei seguenti rioni[34]: San Pietro (o Castello); San Nicola (o Giudea); Maddalena (o Olmi).
  • Contrade e zone limitrofe: Matinàzza; Fiume; Stazione; Cerasali; Uliveto; Piana; Foce; Mazzicanìno; Don Stefano; Cutura; Pigne; Terra Rossa; Santa Margherita; San Paolo; Gonéa; Calcinaia; San Marco; San Rocco; San Giacomo; San Nicola; Sassone; Crocefisso; Campotenese; Pavone; Povelli; Campizzo; Rosole; Campolongo;

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Morano Calabro è raggiungibile grazie al proprio casello autostradale sulla A3 Salerno-Reggio Calabria al km 185 e dalla ex strada statale 19 delle Calabrie (ora S.P. 241) nel tratto Mormanno-Castrovillari.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Municipio
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1994 2002 Francesco Di Leone centrosinistra sindaco
2002 2006 Pio Paternostro centrosinistra sindaco
2006 2008 Nicolò De Bartolo lista civica sindaco
2008 2009 Giuseppe Di Martino commissario prefettizio
2009 2014 Francesco Di Leone lista civica sindaco
2014 in carica Nicolò De Bartolo lista civica sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Porto Alegre, Brasile. Murale con panorama di Morano in ricordo del gemellaggio
    Brasile Porto Alegre, dal 1982

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società U.S. Geppino Netti è la squadra di calcio della località. È stata fondata nel 2003 e disputa il campionato di prima categoria.

Nel 1980 la frazione di Campotenese è stata sede di arrivo della 11ª tappa del Giro d'Italia partita da Palinuro e vinta da Gianbattista Baronchelli.

Nell'ambito speleologico nel borgo ha sede il Gruppo Speleo del Pollino, fondato nel 1987. Riconosciuto a livello nazionale per le sue attività di ricerca orografica e di studio del sottosuolo, ed in particolare del circondario del Parco nazionale del Pollino, è iscritto dal 1997 fra le associazioni di volontariato e di protezione civile italiane.[35]

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2012.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro; relazione tecnica Agro-Pedologica a cura di N. Filidoro, 2012 - pag. 36
  4. ^ Profilo del comune di Morano Calabro Parco nazionale del Pollino
  5. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro; relazione tecnica Agro-Pedologica a cura di N. Filidoro, 2012 - pag. 37
  6. ^ Profilo dal sito della Pro Loco di Morano Calabro
  7. ^ http://www.cmpollino.it/netwet/Glossario.pdf [Dati consultati dalla pagina della Comunità montana del Pollino
  8. ^ dati Parco Nazionale del Pollino, profilo di Morano Calabro
  9. ^ Fonte: Comune di Morano Calabro. Relazione Agro Pedologica (idem supra) pagg. 13-15. Valori calcolati per i giorni di pioggia basandosi sulle rilevazioni della stazione di Campotenese, per le temperature diagramma pag. 15
  10. ^ Michela Mele, in Morano Calabro, Passeggiate in luoghi d'arte pag. 29.
  11. ^ Biagio Cappelli, Profilo di Morano in Morano Calabro e la sua odonomastica pag. 21.
  12. ^ Cappelli, Biagio (1989); Profilo di Morano, Ed. Pro Loco Morano Calabro,
  13. ^ su Morano Calabro a cura di Giuseppe Isnardi in Enciclopedia Italiana Treccani
  14. ^ Dicitura tratta da Capitoli e Grazie "Datum in nostra terra Morani 1° mensis Augusti 1530, Ind. XIII"
  15. ^ Cappelli, Biagio (1989), "Lo stemma di Morano" in Morano Calabro e la sua odonomastica, pp. 27-32
  16. ^ Mainieri, Barbara (1995), "La gran donna di Maddalo; L'architettura" in Memorie riscoperte pp. 76-89
  17. ^ Mele, Michela (1994), "Il polittico di Bartolomeo Vivarini" in Contrade pp. 48-61
  18. ^ Mainieri, Francesco (1994), "San Bernardino a Morano; La chiesa e il monastero" in Contrade, pp. 14-21
  19. ^ Mainieri, Barbara (1994), "L'architettura e l'arte; l'identità architettonica" in Contrade, pp. 34-47
  20. ^ http://cifis.it/marano-calabro/ Il convento dei Frati Minori Francescani, in CIFIS Collaborazione Interprovinciale Formazione Italia Sudpeninsulare
  21. ^ Biagio Cappelli I conventi francescani in Morano Calabro, Castrovillari 1926, pp. 34 e ss.
  22. ^ Cappelli, Biagio (1988) op. cit. pp.43-44
  23. ^ Il Castello di Morano, Pro Loco di Morano Calabro, scheda
  24. ^ Castello di Morano, MIBAC - Atlante dei Beni Culturali della Calabria
  25. ^ Cappelli, Biagio (1989), Op. cit. pp. 65-66
  26. ^ Severini, Vincenzo (1901), Gio: Leonardo Tufarello e le antichità di Morano Calabro
  27. ^ Tufarello, Giovan Leonardo, Napoli (1622), La Monomachia, o Certame fra il Legista ed il Medico
  28. ^ Grotte di San Paolo - Commissione Grotte Eugenio Boegan
  29. ^ Le mura di Sassòne e la grotta di donna Marsilia
  30. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  31. ^ Dati pubblicati sul sito Tuttitalia.it Comune di Morano Calabro (CS) - CAP e Informazioni utili
  32. ^ Dati pubblicati sul sito Tuttitalia.it Cittadini Stranieri 2011 - Morano Calabro (CS)
  33. ^ Fulvio Mazza, voce Nicola De Cardona in Dizionario Biografico degli Italiani Treccani
  34. ^ Le denominazioni dei quartieri in parentesi indicano i rispettivi rioni del centro storico comparse a partire dal 1996 a seguito della prima riedizione d'epoca contemporanea delle manifestazioni legate alla Festa della bandiera. Dette denominazioni si affiancano pertanto a quelle tradizionali di uso corrente non comprese in parentesi.
  35. ^ Informazioni, Gruppo Speleo del Pollino

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetano Scorza, Notizie storiche sulla città di Morano Calabro in Calabria Citra, Napoli, 1876.
  • Biagio Cappelli, I conventi francescani di Morano Calabro, Castrovillari 1926.
  • Biagio Cappelli, Morano Calabro e la sua odonomastica, edizioni Pro loco Morano Calabro, 1989.
  • Biagio Cappelli, Morano Calabro, ed. Amministrazione comunale di Morano Calabro, 1980.
  • Michela Mele, Morano Calabro (passeggiate in luoghi d'arte), ed. Amministrazione comunale di Morano Calabro, 1997.
  • AA. VV, Memorie riscoperte, Amministrazione comunale di Morano Calabro, Castrovillari, 1995.
  • AA. VV, Morano, la sua storia, la sua arte, la sua vita, Scuola media "G.Scorza" (a cura di), Castrovillari, 1989.
  • AA. VV, Contrade, Centro interdisciplinare di studi ed interventi sul territorio, Morano Calabro, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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