Morus nigra

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Gelso nero
Morus nigra
Foglie e frutti di Morus nigra
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Urticales
Famiglia Moraceae
Genere Morus
Specie M. nigra
Nomenclatura binomiale
Morus nigra
L.
« Come al nome di Tisbe aperse il ciglio

Piramo in su la morte, e riguardolla,
allor che 'l gelso diventò vermiglio; [...] »

(Dante Alighieri, Purgatorio XXVII, vv. 37-42)

Il gelso nero (Morus nigra L.) o moro nero è un albero caducifoglio appartenente alla famiglia delle Moracee, insieme ad altri gelsi come il gelso bianco, il gelso della Cina e il gelso o arancio degli Osagi.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Albero alto fino a 8 m, può raggiungere anche 15–20 m. È simile al gelso bianco, ma si differenzia per alcuni caratteri salienti: la foglia, pubescente nella pagina inferiore, ruvida nella pagina superiore, cuoriforme alla base, ed il frutto, costituito da piccole bacche carnose, che assumono a maturità un colore rosso-violaceo ed un sapore dolce. Le foglie presentano il margine dentato. La chioma è caratterizzata da rami robusti e grossolani.

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Nell'Europa meridionale veniva ampiamente coltivato per la produzione dei frutti. Oggi è maggiormente usato come albero ornamentale, la presenza di alberi di gelso da frutto è attualmente piuttosto rara, e gli esemplari presenti sono spesso molto vecchi.

Come tutti i gelsi la pianta preferisce suoli umidi, ma sopporta anche suoli poveri, la coltivazione è attualmente poco diffusa; la coltivazione in suoli aperti al traffico di persone ed automobili è evitata, dato che i frutti, che sono molto succosi e colorati, se non sono raccolti, cadono ed imbrattano le persone ed gli automezzi.

Usi e curiosità[modifica | modifica sorgente]

In Sicilia, il frutto di tale albero è utilizzato sia come frutta da tavola, che come componente di dolci e guarnizioni. Famosa è la granita di gelsi.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tommaso Di Salvo, Dante Alighieri Purgatorio la Divina Commedia, Zanichelli, 1998.
  • Gianfranco Pirone, Alberi arbusti e liane d'Abruzzo, Cogecstre, 1995.

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