Luzzi

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Luzzi
comune
Luzzi – Stemma
Luzzi – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Calabria.svg Calabria
Provincia Provincia di Cosenza-Stemma.png Cosenza
Sindaco Manfredo Tedesco (centrosinistra) dall'08/05/2012
Territorio
Coordinate 39°27′00″N 16°17′00″E / 39.45°N 16.283333°E39.45; 16.283333 (Luzzi)Coordinate: 39°27′00″N 16°17′00″E / 39.45°N 16.283333°E39.45; 16.283333 (Luzzi)
Altitudine 375 m s.l.m.
Superficie 77 km²
Abitanti 9 498[1] (31-10-2012)
Densità 123,35 ab./km²
Frazioni Cavoni, Petrine, Sbrescia, Serra Civita, Timparello
Comuni confinanti Acri, Bisignano, Lattarico, Montalto Uffugo, Rose
Altre informazioni
Cod. postale 87040
Prefisso 0984
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 078070
Cod. catastale E773
Targa CS
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti Luzzesi
Patrono SS Immacolata Concezione e San Francesco di Paola
Giorno festivo Patrona 12 febbraio, Compatrono 2 aprile
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Luzzi
Posizione del comune di Luzzi all'interno della provincia di Cosenza
Posizione del comune di Luzzi all'interno della provincia di Cosenza
Sito istituzionale

Luzzi [lùz-zi] (l Lùzzi in calabrese[2]) è un comune italiano di 9.498 abitanti, nella valle del Crati in provincia di Cosenza.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Luzzi è situata sulla fascia della pre-Sila, sul lato destro della valle del Crati, posta su una collina, ai cui piedi scorrono due torrenti "Ilice" e "San Francesco" che confluiscono a valle nel fiume Crati. Il centro abitato è posto a circa 375 m sul livello del mare.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è temperato nella valle del Crati, temperato freddo nella parte della Sila.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si suppone sorga al posto dell'antica Tebe Lucana fondata nel IV secolo a.C. [3]. Attestata nei documenti del XIII secolo come castrum Lucii in Valle Gratis [4], deve il suo nome, con molta probabilità, alla famiglia normanna di cognome de Luci, Lucij o de Luciis al seguito di Roberto il Guiscardo che la ebbe in feudo [5][6][7]. Secondo altri il nome potrebbe derivare dai "lucci", un pesce che popolava il torrente Ilice che scorre a sud del paese [8], ma questa ipotesi non esclude la precedente. Mentre lo studioso Giovanni Alessio ipotizza un'origine più antica facendo derivare il nome di Luzzi dal praenomen latino Lucius [9]. Dal 1272, il castrum Lucii o castello di Luzzi, risulta in possesso del milites Matteo de Luciis o de Luzzi [10], la cui famiglia qualche anno prima fu espropriata di tutti i beni e mandata in esilio a Malta per aver partecipato alla congiura dei baroni (1246) nei confronti di Federico II. Papa Innocenzo IV restituì i possedimenti a Pietro de Luciis, già signore di Bisignano e ai suo figli [11], tra i quali Matteo, Domino Mattheo de Luciis castrum Lucii restitutum[12], che risulta in quegli anni signore di Luzzi.

Di particolare interesse sono i resti del grande complesso monastico-religioso dell'Abbazia di Santa Maria della Sambucina, fondata intorno alla secondo metà del XII secolo, divenuta ben presto casa-madre dell'Ordine Monastico Cistercense e prototipo dell'architettura gotico-ogivale nell'Italia meridionale. Nel Medioevo, periodo di suo maggiore splendore, ospitò illustri personaggi storici come il profeta dello Terza età Gioacchino da Fiore, il magister sententiarum Pietro Lombardo ed il famoso glossatore Francesco Accursio.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

La chiesa di Sant'Angelo costruita probabilmente nel 1300 si custodisce la tela di Santa Maria delle Grazie opera della scuola di Leonardo da Vinci; l'altare ligneo policromo del 1600, di particolare bellezza (considerato monumento nazionale) e il fonte battesimale in pietra tufacea con motivi scultorei in stile romanico. Nel XXI secolo vennero fatti degli scavi archeologici sotto la guida del parroco di San Michele Arcangelo, don Umile Faraca, perché si pensava che sotto la chiesa esisteva un altro tempio e vennero ritrovati due scheletri di sesso uguale.

Nella chiesa dell'Immacolata costruita nel XVI secolo esistono due eccezionali opere di pittura, l'Assunta in Gloria con Angioletti, che è una classica opera di Luca Giordano e la tela dell'Annunciazione, esecuzione alla maniera di Francesco Solimena inoltre ha l'altare maggiore con il particolare di due grandi angeli. La chiesa ha subito delle scosse sismiche e l'ultima nel XX secolo provocò dei danni molto grandi alla chiesa. Venne pitturata per l'ultima volta dal maestro Emilio Iuso che dipinse tutte le navate. Nella chiesa si custodisce la statua della Santa Patrona dell'Immacolata ed è la parrocchia principale di Luzzi (San Biagio V.E.M).

La chiesa di San Giuseppe era una cappella della famiglia Firrao. In questa chiesa nel XVIII secolo grazie al cardinale Firrao venne portato il corpo di Santa Aurelia Marcia che si festeggia la prima domenica di settembre, c'è un pellegrinaggio numeroso da tantissimi paesi della Calabria per Santa Aurelia perché ha compiuto molti miracoli. Nella Chiesa di San Giuseppe si conservano: il corpo della Santa Martire Cristiana di San Aurelia Marcia con lastra catacombale di arte paleocristiana e la stupenda tela del "San Gennaro in Estasi" riconducibile al virtuosismo di P. Novelli e al realismo della poetica del Vaccaro.

Nella chiesa della Natività di Maria SS. (la seconda chiesa costruita a Luzzi) ha una cupola araba perché probabilmente prima di essere una chiesa era un tempio musulmano. Nella chiesa matrice è stato battezzato il cardinale Firrao ed è la chiesa dedicata alla Madonna; vi è custodita la tela "Madonna del Rosario" del Settecento napoletano; mentre in quella delle Petrine si trova un raffinato dipinto del manierismo che raffigura una "Fuga in Egitto".

Nelle rimanenti chiese: S. Francesco, dei Cappuccini, del Santuario della Cava e la chiesa della Madonna delle Grazie vi si trovano altri apprezzabili dipinti con opere minori. Codici, incunaboli, pergamene e documenti antichi nell'archivio e biblioteca di Casa Marchese. E inoltre tutte le chiese sono state dipinte dal pittore Emilio Iuso.

L'Abbazia Cistercense della Sambucina è considerata un patrimonio molto importante per la Calabria. Nell'Abbazia troviamo l'affresco della Madonna col Bambini del 1501, l'Assunta in Gloria con i 12 apostoli e inoltre troviamo il Lactatio Sancti Bernardi del 1896 di Basile. Alla Sambucina c'è stato Gioacchino da Fiore, un monaco conosciuto in tutta Italia citato anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo comunale

CENNI STORICI

È un palazzo costruito nel XVIII secolo, testimone nel corso del tempo di una rilevante tradizione storica e rappresenta la struttura architettonica più importante del centro storico cittadino. Noto come Palazzo Vivacqua, e già un tempo di proprietà dei Principi Firrao, “primo castello di Luzzi-Centro durante la reggenza dei Sanseverino” (i Vivacqua giunsero a Luzzi nel 1781 chiamati dai Principi Firrao per dirigere e amministrare le loro numerose proprietà locali), oggi è sede municipale. L'edificio, adibito già dal 1940 ad abitazione padronale, si presentava in avanzato stato di degrado sia sul piano strutturale sia degli elementi caratterizzanti. Una serie d'interventi, successivi nel corso degli anni, ne ha consentito il suo recupero, con il ripristino totale dal punto di vista statico-strutturale e una ristrutturazione dei vari piani e ambienti, dove sono distribuite le diverse funzioni direzionali, politiche e amministrative della sede comunale.

DESCRIZIONE

L'esterno A pianta quadra, in perfetto stile rinascimentale, con rigorose facciate, si compone di due livelli oltre al piano seminterrato ed il sottotetto. Il portale di accesso è incorniciato da una struttura in pietra avanzata rispetto all'edificio.

L'interno Un corpo scala, di particolare pregio architettonico, domina l'atrio del fabbricato, ed è collegato direttamente con il giardino e le altre strutture abitative, oggi adibite ad uffici comunali. Il piano superiore è caratterizzato da un grande balcone centrale e da due laterali più piccoli.[13]

Costumi[modifica | modifica sorgente]

Il costume tradizionale di Luzzi è la Pacchiana dai colori vivaci e tessuto anche nelle trame preziose della seta e del velluto. Il costume della Pacchiana è formato da: una gonna lunga chiamata "cammisuòtto", da due coperti sovrapposti uno, con ampie maniche detto "cammisòla" sotto vi è la camicia di lino bianco detta "murletta", sulla "pittiglia" girava il "magliùccu" un laccio d'oro con uno spillone sempre d'oro. Sulla testa vi è messo il cosiddetto "rituòrto", i capelli sono divisi in 2 dalla fronte all'occipite e le scarpe sono in pelle lucida color nero. Gli antichi gioielli luzzesi sono: gli orecchini d'oro e metallo dorato a goccia piatta; l'anello con cerchi sfalsati e de rosette di perline, inoltre ci sono gli orecchini in lamina d'oro con motivi floreali e la collana luzzese a dieci fili di scaramazze con ciondolo a stella d'oro.

Evoluzione demografica Personalità legate a Luzzi[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Luzzi[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione Sindaco Manfredo Tedesco....centrosinistra[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 ottobre 2012.
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 366.
  3. ^ Giuseppe Marchese, Val di Grati, Tebe Lucana e l'odierna Luzzi, Napoli 1957, pp. 46 e seguenti.
  4. ^ "Castello di Lucio o dei Lucij in val di Crati". Cfr. AA.VV, I registri della Cancelleria angioina, Accademia Pontaniana, Napoli 1959, volume 7, p. 97.
  5. ^ Secondo il Garufi, si tratta dei normanni de Luci, provenienti da Lucè o Lucy vicino Domfront nel dipartimento dell'Orne in Bassa Normandia, che ebbero in feudo la contea di Paternò e di Butera sul finire del XII secolo con Bartolomeo de Luci e vari possedimenti in Calabria. Cfr. Carlo Alberto Garufi, Per la storia dei secoli XI e XII. Il "castrum Butere" e il suo territorio dai Bizantini ai Normanni. Note ed appunti di Storia e di Toponomastica, in "Archivio Storico per la Sicilia Orientale", anno XI, fasc. II (1914), p. 169. Carlo Alberto Garufi, La contea di Paternò e i de Luci, in Archivio storico per la Sicilia Orientale, anno X, fasc. I, 1913
  6. ^ Anche i linguisti fanno in genere derivare il nome Luzzi, che è anche un cognome diffuso in tutta Italia, da un capostipite di nome Lucio. Cfr. Michele Francipane, Dizionario ragionato dei cognomi italiani, Bur Rizzoli, Milano 2006, p. 81.
  7. ^ "Cela étant, rien n'exclut que le Lucium, Luccium, Luttium calabrais ai été une fondation normande e doive son nom à celui de la terre de Seine-Maritime que Josbert [de Luci] e ses descendants continuèrent à utiliser comme patronyme en Sicile et en Calabre". Estratto da: AA.VV., Roberto il Guiscardo e il suo tempo: atti delle prime giornate normanno-sveve, Centro di studi normanno-svevi, Università di Bari, Bari 1973, pgg. 343-345
  8. ^ Ma è altrettanto vero che i lucci nell'araldica sono frequentemente usati come arma parlante dei casati il cui nome deriva da un Lucius. La presenza di un luccio nello stemma di Luzzi potrebbe quindi confermare, più che escludere, l'ipotesi di una derivazione da una famiglia normanna. Nell'Inghilterra del XII secolo è peraltro testimoniata la presenza di un'importante famiglia normanna di cognome de Luci (anglicizzato in de Lucy) che aveva tre lucci nel proprio stemma.
  9. ^ Giovanni Alessio, Saggio di toponomastica calabrese, Volume 25 di Biblioteca dell'"Archivum Romanicum.", Editore Leo S. Olschki, Firenze 1939, p. 224, n° 2227.
  10. ^ Erasmo Ricca, La nobiltà del regno delle Due Sicilie, Stamperia Agostino de Pascale, Napoli 1862, Parte I, Volume 2, p. 17.
  11. ^ Stanley Fiorini, George Aquilina,Documentary sources of Maltese history, Malta university press, Malta 1996, Parte 4, Numero 2, p. 39.
  12. ^ Alexis Guignard de Saint-Priest, Histoire de la conquête de Naples par Charles d'Anjou, Amyot, Paris 1849, Volume 1, p. 172.
  13. ^ http://www.luzziportal.it/Vivacqua.htm

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio La Marca, Archeologia nel territorio di Luzzi: stato della ricerca e prospettive, atti della Giornata di studio, Luzzi, 20 maggio 1998, Rubettino, Soveria Mannelli 2002
  • Giuseppe Marchese, Val di Grati, Tebe Lucana e l'odierna Luzzi, Napoli 1957

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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