Speleologia

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Grotte di Faux-Monnayeurs, Francia.

La speleologia (dal greco spélaion=caverna e lògos=discorso) è la scienza che studia i fenomeni carsici ovvero le grotte e le cavità naturali, la loro genesi e la loro natura. In quest'ambito, essa si inserisce tra le scienze che studiano la terra ed in particolare i fenomeni naturali che avvengono nel sottosuolo, tra cui il movimento delle acque sotterranee (idrologia ed idrogeologia) e la biologia (biospeleologia).

Al di là della alla sua veste prettamente scientifica, la speleologia attrae un notevole numero di persone (speleologi) che la praticano come disciplina essenzialmente sportiva. Gli speleologi spesso sono organizzati per il tramite di locali gruppi speleologici e, quando presenti, federazioni speleologiche regionali. Tra le organizzazioni nazionali che svolgono un ruolo di coordinamento, divulgazione ed insegnamento della tecnica speleologica vi sono la Società Speleologica Italiana ed il Club Alpino Italiano.

Sul territorio nazionale dal 1968 esiste una organizzazione, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, che con la sua sezione Speleologica si occupa di soccorrere i pericolanti, gli infortunati ed i dispersi in ambiente ipogeo.

Indice

[modifica] Storia

L'esplorazione delle caverne è sicuramente una delle più antiche attività umane, dato che nella preistoria la protezione che offrivano le caverne era molto ricercata.

La prima segnalazione storica dell'attività di speleologi è dell'853 a.C., quando il re Assiro Shalmaneser III visitò delle caverne alle sorgenti anatoliche del fiume Tigri. Dovettero piacergli molto perché ne fece realizzare un bassorilievo commemorativo in bronzo (ora al British Museum) col quale decorò le porte del suo palazzo. A questo remoto avvenimento sono seguiti millenni di visite e di fantasticherie sul tema grotta, ma è solo con l'avvento dei primi naturalisti moderni, nel '600, che iniziano ad apparire delle descrizioni accurate.

In Europa è in particolare il libro Mundus Subterraneus di Athanasius Kircher, il primo a mostrare un interesse complessivo a quanto avviene nel sottosuolo.

L'esplorazione sistematica delle grotte inizia però solo alla metà dell'800, quando appaiono esploratori che pongono le basi di quella che ora chiamiamo speleologia, cioè la ricerca e descrizione sistematica del mondo sotterraneo. I primi studi vengono effettuati proprio sul Carso, fra Trieste e Lubiana, ad opera di speleologi italiani, austriaci e sloveni. È infatti del 1854 il libro Die Grotte von Adelsberg, Lueg, Planina und Laas pubblicato dall'ingegnere governativo viennese Adolf Schmidl. Altre esplorazioni avvennero nella Francia meridionale e negli Stati Uniti.

Alla fine dell'800 iniziano a formarsi gruppi speleologici, alcuni dei quali tuttora esistenti, costituiti quasi esclusivamente da volontari.

Da allora l'interesse è andato crescendo, salvo le interruzioni belliche, anche se la filosofia e le tecniche di ricerca e di esplorazione sono cambiate moltissimo.

I mutamenti più evidenti avvengono però degli ultimi decenni. Lo sviluppo delle tecniche di progressione, l'approccio più scientifico alle esplorazioni e le maggiori possibilità individuali di viaggio hanno fatto sì che il numero di grotte profonde esplorate sia andato raddoppiando ogni circa quindici anni e che si siano formati gruppi speleologici diffusi ovunque. In Italia attualmente sono circa 200, comprendenti circa 5000 speleologi attivi e organizzati in un ente nazionale di riferimento, la Società Speleologica Italiana.

Ma l'esplorazione delle grotte è un processo che continua ancora e che richiede uno sforzo di documentazione e divulgazione sempre più raffinato.[1]

[modifica] Tipi di speleologia

La speleologia è nata per l'esplorazione delle cavità naturali libere dall'acqua; in particolare, l'origine della speleologia sportiva è legata all'esplorazione delle cavità carsiche. Generalmente, questa attività è indicata come "speleologia" tout-court.

Una variante, sempre legata comunque alle cavità naturali, è l'esplorazione delle cavità generate dall'attività vulcanica (grotte laviche).

Un altro degli aspetti cui la speleologia si dedica è lo studio delle cavità artificiali, detto anche speleologia urbana. Questa branca della speleologia si occupa di cavità di origine antropica: antichi cunicoli, miniere, reti fognarie, catacombe, etc.

Una branca particolare, molto specializzata, è la speleologia subacquea, che si occupa dell'esplorazione di percorsi sotterranei (naturali o artificiali) allagati. In questo caso, le tecniche speleologiche sono affiancate da quelle della subacquea.

[modifica] Materiali e tecniche della speleologia sportiva

Si possono dividere in tre categorie:

  • abbigliamento specializzato
  • materiali per l'illuminazione
  • materiali per la progressione

[modifica] Abbigliamento specializzato

L'abbigliamento dello speleologo deve proteggere dal freddo e, per quanto possibile, dall'umidità; al contempo, deve essere il più possibile semplice e privo di parti sporgenti, per evitare di incastrarsi nei tratti di progressione in strettoia.

Normalmente si utilizzano tute in un sol pezzo, con chiusura mediante cerniera lampo, bottoni a pressione e/o velcro. Tipicamente, si ha un primo strato composto da una tuta in materiale termico sintetico tipo pile, fleece e simili (sottotuta), ed un secondo strato protettivo composto da una tuta in tessuto sintetico leggero, a volte parzialmente impermeabilizzato. Per grotte molto bagnate, sono anche state utilizzate tute completamente impermeabili in PVC.

Le calzature per speleologia devono garantire un buon compromesso tra impermeabilità e tenuta su roccia. La calzatura classica è lo stivale di gomma alto al ginocchio. Una minoranza di speleologi utilizza scarponi da escursionismo o alpinismo. Esistono calzature specifiche per speleologia e torrentismo, che cercano di ottenere un miglior compromesso tra le due tipologie in uso comune.

Esistono poi appositi sacchi impermeabili, di varia dimensione, con i quali trasportare i materiali collettivi (corde, carburo di riserva, etc.) e quelli personali (materiale per progressione, etc.).

L'abbigliamento dello speleologo è completato da un caschetto, che, oltre allo scopo protettivo, funge anche da supporto per gli impianti di illuminazione.

[modifica] Materiali per l'illuminazione

L'ambiente sotterraneo è completamente privo di illuminazione naturale; è pertanto necessario che lo speleologo provveda in proprio all'illuminazione.

L'impianto di illuminazione è normalmente costituito da due elementi:

L'impianto ad acetilene deriva storicamente dall'adattamento delle lampade ad acetilene ad uso civile, di cui vengono separati i due componenti base: il gruppo ugello/riflettore viene montato sul caschetto, in posizione frontale, ed è collegato con un tubo di gomma al generatore di acetilene, che viene portato appeso all'imbragatura oppure a tracolla. Il generatore è costituito da due contenitori cilindrici sovrapposti ed uniti mediante connessione a vite. Il contenitore superiore contiene acqua, mentre quello inferiore contiene carburo di calcio; un foro chiuso da un rubinetto collega il recipiente superiore a quello inferiore, mentre un tubo metallico fuoriesce dal contenitore inferiore ed, attraversando quello superiore, conduce l'acetilene generato dalla reazione acqua-carburo all'esterno della bombola, ad un connettore cui si attacca il tubo di gomma proveniente dall'ugello. L'impianto è normalmente integrato da un sistema di accensione piezoelettrico.

L'impianto elettrico è costituito da una lampada frontale, che viene montata sul caschetto, normalmente al di sotto dell'impianto ad acetilene (a volte, in posizione laterale). Un tempo si utilizzavano lampade ad incandescenza, a volte anche alogene; oggi si stanno diffondendo sempre più le lampade a LED.

[modifica] Materiali per progressione

La progressione orizzontale in ambiente sotterraneo non richiede di norma materiali particolari (sono solo necessarie specifiche tecniche per il passaggio di strettoie, meandri sospesi e simili strutture tipiche dell'ambiente e dell'attività).

Materiali e tecniche specifiche si rendono invece necessari quando si devono superare strutture verticali (pozzi), alle quali normalmente si accede inizialmente all'estremità superiore.

Le prime tecniche per il superamento dei pozzi prevedevano l'utilizzo di scalette flessibili, con assicurazione dall'alto mediante corda. Le prime scalette avevano i montanti in corda ed i pioli in legno, e vennero successivamente soppiantate da quelle con montanti in cavo d'acciaio e pioli in lega d'alluminio, che erano più resistenti e più leggere delle prime.
Dalla metà degli anni '70 questa tecnica ha lasciato spazio alla cosiddetta tecnica su sola corda, che utilizza appunto solo una corda come mezzo di progressione per la discesa e la risalita del pozzo.

Le corde utilizzate sono di tipo statico, quindi ad allungamento ridotto: infatti, essendo strumento di progressione e non di sicurezza, al contrario che nell'alpinismo, devono privilegiare la resistenza a carichi statici e la comodità d'uso rispetto alla resistenza a strappi e carichi dinamici (molto improbabili nel loro utilizzo).

La corda viene normalmente fissata alla roccia mediante tasselli (classicamente, tipo spit). Il fissaggio della corda alla parete (armo) è sempre almeno doppio, per maggior sicurezza in caso di cedimento di un attacco.

Lo speleologo indossa un'apposita imbragatura, derivata da quelle per alpinismo ma leggermente diversa per meglio adattarsi al particolare utilizzo. All'imbragatura vengono agganciati i materiali per la progressione:

  • un discensore (normalmente del tipo a pulegge fisse), con il quale calarsi lungo la corda, collegato all'imbragatura con un moschettone
  • una coppia di bloccanti, che permettono la risalita lungo la corda. La configurazione tipica prevede:
    • un bloccante ventrale, collegato direttamente all'imbragatura
    • un bloccante tipo "maniglia", collegato all'imbragatura (per il tramite di due moschettoni ai due estremi) con una fettuccia od un cordino di circa 1 m, e dotato di una seconda fettuccia con anello in cui si possono infilare uno od entrambi i piedi (staffa o pedale)
La tecnica di risalita è la seguente: rimanere appesi al bloccante ventrale, portare più in alto possibile la maniglia, spingere con i piedi per far risalire il ventrale, ripetere

Completa l'attrezzatura una coppia di longe, ovvero due cordini o fettucce, di lunghezza diversa, collegati da un lato direttamente all'imbragatura, e dall'altro dotati di un moschettone. Le longe servono per assicurarsi entrando o uscendo dal pozzo, nonché quando si deve passare un frazionamento (ovvero, un armo intermedio eseguito per evitare sfregamenti della corda sulla roccia o per altri motivi).

[modifica] Note

  1. ^ Società speleologica italiana - Storia della speleologia

[modifica] Bibliografia

  • Andrea Bonucci, Guida alla speleologia, Editori Riuniti, 1983
  • Andrea Bonucci, Luoghi che non ci sono, Edizioni Segnavia, 2006
  • Bernard Collignon, Il manuale di speleologia, Bologna, Zanichelli, 1992, ISBN 9788808161345
  • Giovanni Badino, Tecniche di grotta, Bologna, SSI, 1992
  • Giovanni Badino, Grotte e speleologia, Bologna, Erga, 1998
  • Andrea Gobetti, Una frontiera da immaginare, Torino, CDA, 2001, ISBN 9788885504967
  • Lorenzo Grassi, Speleologia, Milano, Mondadori, 1999, ISBN 9788804470724
  • Luigi Casati, Manuale di speleologia subacquea, Firenze, Olimpia, 2007
  • (FR) Georges Marbach - Jean-Louis Rocourt, Techniques de la spéléologie alpine, 3me édition rev., 2000, ISBN 2-9514640-0-2
  • Michel Siffre, Negli abissi della terra, Rusconi, 1977

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