Storia delle Marche

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La storia delle Marche è segnata da momenti unificanti e da altre fasi in cui essa risulta dall'unione della storia delle singole città, che spesso ebbero vicende parallele, ma ricche di specificità.

Le Marche sono infatti una regione fortemente caratterizzata da una vocazione alla pluralità, come indica già il nome, attualmente unico al plurale tra le regioni italiane. La varietà culturale e linguistica non deve però ingannare, in quanto i fattori unificanti sono molti: il paesaggio, il carattere degli abitanti, la dimensione urbana di ogni pur piccolo centro abitato, una storia di autonomie parallele, una cultura dell'armonia in tutti i settori, una singolare ricchezza di poeti, musicisti e pittori, un modello economico-imprenditoriale esemplare; la vocazione all'autonomia di ogni città è paradossalmente il fattore maggiormente unificante. La stessa Ancona ne è il capoluogo non perché abbia mai coltivato ambizioni di dominio del territorio regionale, ma in quanto ne è stata sempre centro maggiore e punto di riferimento ideale (per secoli la regione si chiamò Marca d'Ancona).

Le Marche vissero un momento unificante fondamentale durante l'Età del ferro, quando per la prima volta ebbero unità etnica e culturale, essendo abitate per la loro interezza dai Piceni, con gli importanti centri di Novilara (nei pressi di Pesaro), Ancona, Belmonte, Ascoli. Si può dire anzi che le Marche nascono proprio con l'affermazione della civiltà picena.

Nel IV secolo il Piceno settentrionale venne invaso dai Galli Senoni, mentre i greci di Siracusa fondavano la colonia di Ankòn (Ancona). Dopo la battaglia di Sentino i Galli vennero sconfitti da una coalizione tra Romani e Piceni. Quando gli alleati romani divennero troppo invadenti, con la fondazione di colonie in territorio piceno, i Piceni si ribellarono, vennero sconfitti e dopo entrarono nello stato romano. Due importanti strade collegavano le Marche a Roma: la Flaminia (che arrivava a Fano) e la Salaria (che arrivava a Porto d'Ascoli). Inoltre, durante il periodo imperiale, Ancona venne scelta da Traiano come porto di Roma verso Oriente, come prova anche l'iscrizione dell'arco di Traiano di Ancona, nella quale il capoluogo marchigiano è chiamato "accessum Italiae", cioè "ingresso d'Italia".

Alla caduta di dell'Impero romano d'Occidente le Marche, dopo aver fatto parte del regno di Odoacre come il resto d'Italia, entrarono nell'orbita dell'Impero romano d'Oriente, mentre il vecchio nome, "Piceno", si perse. Nell'alto Medioevo il territorio regionale acquistò il nome di Marca di Ancona, nata dall'unificazione di varie marche, ossia "territori di confine" del Sacro Romano Impero.

I confini della Marca nel Medioevo risultano chiaramente Costituzioni egidiane, redatte a Fano nel 1357. Da esse risulta che la Marca di Ancona in pratica coincideva con la regione attuale e che le cinque città considerate "maggiori" erano Urbino, Ancona, Camerino, Fermo ed Ascoli; tra le città considerate "grandi" si ricordano Pesaro, Fano, Fabriano, Jesi, Recanati e Macerata[1].

In epoca comunale fiorirono i comuni di Pesaro, Fano, Ancona, Jesi, Fermo e Ascoli Piceno. In particolare Ancona ebbe momenti di splendore artistico e culturale grazie ai suoi rapporti marittimi con l'Oriente; è infatti una delle repubbliche marinare[2] che non compaiono nello stemma della marina militare.

Nel Rinascimento celebre in tutta Europa fu la signoria di Urbino, che fu un vero e proprio faro dell'arte italiana. Altre importanti signorie sono state quelle fiorite a Camerino, Fano, Pesaro, Senigallia, Fabriano e San Severino. Ancona, invece, alla pari con le altre città marinare italiane, mantenne il suo regime repubblicano.

Tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento le città marchigiane entrarono nello Stato della Chiesa, che, come tutti gli stati regionali italiani, annullò le entità politiche più piccole. Seguì un periodo di recessione, condiviso da gran parte d'Italia, rischiarato solo dal pontificato di Clemente XII che nel 1700 tracciò la strada oggi detta Vallesina e diede respiro all'economia regionale dichiarando Ancona porto franco.

Con l'arrivo delle truppe francesi le Marche si diedero ordinamento repubblicano costituendosi in Repubblica Anconitana, poi assorbita dalla Repubblica Romana. Durante il periodo risorgimentale le Marche parteciparono alle lotte per l'unificazione con i moti di Macerata e con l'eroica resistenza di Ancona durante l'assedio austriaco del 1849, in contemporanea con Roma e Venezia. La battaglia finale dell'unificazione italiana si combatté nelle Marche: fu la celebre battaglia di Castelfidardo, che permise l'unione dei territori conquistati da Garibaldi al sud con quelli redenti da Vittorio Emanuele II al nord.

Con l'annessione all'Italia la Marca di Ancona venne ufficialmente denominata "Marche" con un plurale che ne sancisce l'unità fondamentale pur nella ricchezza di aspetti locali.

Nella storia più recente si ricordano la settimana rossa, la rivolta dei Bersaglieri, e la partecipazione alla Resistenza.

I primi insediamenti[modifica | modifica wikitesto]

Durante la preistoria il territorio marchigiano era abitato da popolazioni di cacciatori che abitavano in grotte naturali. Il primo documento della vita nella regione è il giacimento archeologico del Paleolitico inferiore ritrovato a Monte Conero. Dopo l'ultima glaciazione, nel 5000 a.C. circa, le popolazioni iniziarono a coltivare la terra ed allevare bestiame; sapevano navigare a vista e questo permise loro di iniziare la pesca. Dall'età del bronzo gli insediamenti iniziano a raggiungere una maggiore consistenza che porterà alla nascita della "civiltà appenninica" con scambi verso l'Umbria e la Dalmazia; a questo periodo risalgono le più antiche sepolture ritrovate.

Nel X secolo a.C. un popolazione italica era diffusa su tutta la regione e l'Abruzzo settentrionale: i Piceni. Da questo momento in poi la regione ha una sua unità etnica. Il totem piceno del picchio compare infatti nell'attuale stemma della Regione. I Piceni raggiunsero il massimo splendore nel VII-VI secolo a.C. I centri maggiori erano Novilara, nei pressi di Pesaro, Ancona, Cupramarittima e Belmonte.

La parte nord della regione fu invasa nel IV secolo a.C. dai Galli Senoni.

Il periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Nel (299 a.C.) i Romani strinsero un'alleanza con i Piceni contro la coalizione che vedeva alleati Galli Senoni, Etruschi, Sanniti, Umbri e Sabini. I Piceni avevano stretto questa alleanza con i Romani per reagire all'invasione gallica del loro territorio settentrionale, dal Foglia all'Esino. Romani e Piceni sconfissero la coalizione avversaria nella battaglia di Sentino (295 a.C.). Ma nel 269 a.C. i Piceni si trovarono accerchiati dalle nuove città fondate dai Romani e mossero guerra a Roma. La conseguente sconfitta di Ascoli (268 a.C.) consegnò definitivamente la regione ai Romani, restando libere formalmente soltanto Ascoli stessa e Ancona. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie a Firmum (264 a.C.), Aesis (247 a.C.), Potentia e Pisaurum (184 a.C.), Auximum (157 a.C.). Con la Lex Flaminia de Agro Gallico et Piceno Viritim Dividundo (232 a.C.) molti cives si trasferirono nel nord della regione e, in capo a un decennio, vi fu portata la Via Flaminia (220 a.C.).

Il territorio regionale venne diviso fra la Regio V Picenum e la Regio VI Umbria et ager Gallicus. Una battaglia decisiva dei Romani durante la seconda guerra punica fu la battaglia del Metauro. Durante questo periodo furono costruite opere difensive, come le mura di Osimo, infrastrutture, come la via Flaminia, la Salaria e la galleria del Furlo, teatri, come a Falerone, porti ed acquedotti. Strutture onorarie come la Porta di Fano e l'Arco di Traiano.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni del dominio romano le condizioni di vita si erano fatte molto pesanti, per questo la maggior parte della popolazione si era trasferita in altre zone d'Italia. Alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, la prima invasione fu da parte degli Eruli guidati da Odoacre, che si stanziarono nel Piceno. Ma l'insediamento maggiore fu degli Ostrogoti, in particolar modo ad Osimo. I Visigoti distrussero Ostra, Suasa ed Urbisaglia. Tra il 535 ed il 553 d.C., durante la guerra gotico-bizantina, il territorio marchigiano fu dapprima conquistato dai bizantini, a parte Osimo ed Urbino; ma poi, dal 541 al 544 i Goti recuperarono gran parte delle città, a parte Ancona e Ravenna. Nel 552 l'esercito bizantino riuscì comunque a sconfiggere definitivamente i Goti e tutta l'Italia ricadde sotto l'autorità di Giustiniano.

Nel 568 ci fu l'invasione dei Longobardi che occuparono la parte meridionale della regione sotto il Ducato di Spoleto con le due marche di Camerino e Fermo. La parte nord, invece, rimase sotto l'Impero bizantino che costituì due pentapoli: la pentapoli annonaria (Cagli, Fossombrone, Gubbio, Jesi ed Urbino) e la pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini, Senigallia).

La situazione rimase tranquilla fino al 728, quando i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli, Osimo ed altre città; le devastazioni cesarono nel 773 con l'arrivo dell'esercito franco di Carlo Magno, che riuscì a sconfiggere definitivamente i Longobardi e, a conferma della Promissio Carisiaca fatta da suo padre Pipino il Breve, donò la parte settentrionale della regione al papa creando lo Stato della Chiesa. La parte sud restò invece nel Ducato di Spoleto. Nel IX secolo vi furono varie incursioni, con distruzioni e saccheggi, a opera di Saraceni e Normanni che però non si stanziarono in loco.

Nell'XI secolo si diffuse nella regione il fenomeno dei liberi comuni autogestiti che poco a poco iniziarono a fronteggiarsi fra loro per il predominio sui luoghi circostanti. Le città, in un primo tempo, erano governate da due consoli. Dal XII secolo circa, la struttura del potere venne modificata e quello esecutivo fu assunto da un consiglio di Anziani, quello legislativo da un consiglio di rappresentanti delle arti e dei mestieri mentre il potere giudiziario e di controllo dell'ordine pubblico spettò a un podestà. Ancona, intanto iniziava il suo cammino di repubblica marinara[3].

Nel 1213 Bonconte I da Montefeltro ricevette dall'imperatore il potere sulla città di Urbino. Iniziarono così ad affermare il proprio potere le grandi famiglie, tra cui i Malatesta, i Varano a Camerino ed altre come i Gentile da Mogliano a Fermo, i Chiavelli a Fabriano, gli Smeducci a San Severino Marche, i Brancaleoni a Casteldurante.

Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Queste nuove regole prevedevano nelle Marche cinque città maggiori: Ancona, Ascoli Piceno, Camerino, Fermo ed Urbino; nove città grandi: Cagli, Fabriano, Fano, Fossombrone, Jesi, Macerata, Pesaro, Recanati e San Severino Marche; oltre a 22 città e terre medie, 26 città e terre piccole e 13 terre minori. Tra il 1373 e l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolsero la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione.

Nel dicembre 1433 Francesco Sforza invase il territorio marchigiano partendo da Jesi e solo nel 1447 la Chiesa riuscì a riprendere il controllo.

Il 15 gennaio 1458 fu fondato ad Ascoli Piceno il primo monte di pietà, ed in poco tempo altri ne aprirono in diverse città. Questi istituti, assieme alle banche, che avevano fini diversi, potevano soddisfare le esigenze economiche della popolazione di diversi ceti sociali.

Durante il Cinquecento il fenomeno del brigantaggio colpì la regione, rendendo insicure gran parte delle terre, e venne debellato solo con l'istituzione del Regno d'Italia. Sul finire del secolo, tra il 1587 ed il 1593, una grave carestia colpi le Marche.

Nello Stato della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Ancona e i ducati perdono l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1532 la repubblica marinara di Ancona cade in mano della Chiesa, in seguito ad un colpo di stato ante litteram. Nel 1540 Il Ducato di Camerino viene tolto ai Da Varano e passa anch'esso alla Chiesa. Nel 1631, infine, a causa della fine della dinastia dei Della Rovere, il Ducato di Urbino entra nello Chiesa. L'ultimo vessillo della libertà regionale viene allora abbassato, e la Chiesa da questo momento ha il controllo diretto su tutta la regione.

Il territorio viene diviso in diverse entità amministrative, il cui status è quanto mai eterogeneo: gli stati di Urbino e di Camerino, i territori di Ancona, di Fermo ed Ascoli Piceno, la Marca anconitana (che ha però come capoluogo Macerata), il Presidiato di Montalto ed infine la città di Loreto, che a causa della sua importanza religiosa aveva un'amministrazione speciale.

Nel XVIII secolo le scuole cristiane e gli oratori ebbero una parte rilevante nell'alfabetizzazione delle masse popolari, anche attraverso l'obbligo della catechesi. Grandi artisti e letterati nascono nelle Marche, come Rossini, Spontini e Lanzi, ma svolgono la loro carriera in altre zone d'Italia o all'estero, in quanto mancava nella regione un centro culturale.

Durante il Settecento e fino alla metà del secolo successivo molte malattie epidemiche, come peste e tifo, colpiscono la parte povera della popolazione a causa delle insufficienti condizioni igieniche e dalla poca disponibilità di cibo. Gli abitanti con maggiori disponibilità economiche, naturalmente, risentirono meno di queste malattie.

Il periodo napoleonico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica anconitana e Battaglia di Tolentino.

Nel 1796 l'esercito francese, guidato dal generale Bonaparte, entrò nelle Marche. Alcune città insorsero contro il potere papale attratte dalle nuove idee rivoluzionarie di Liberté, Égalité, Fraternité.

Pochi mesi dopo con il trattato di Tolentino la regione teoricamente tornò fra i possedimenti della Chiesa in cambio di denaro ed opere d'arte; fu solo la prima delle spoliazioni operate da parte dei francesi nelle chiese e nei palazzi marchigiani. In realtà, nonostante il trattato di Tolentino, le truppe napoleoniche continuarono ad occupare la regione; nello stesso anno si costituì la Repubblica anconitana, alla quale aderirono varie città marchigiane; questa repubblica napoleonica durò dal 19 novembre 1797 al 7 marzo 1798, confluendo poi nella Repubblica Romana, che persistette fino al 1799.

Con l'annessione al Regno d'Italia napoleonico nel 1808, la regione, prima chiamata Marca di Ancona o semplicemente Marca, venne per la prima volta denominata ufficialmente al plurale, "Marche", e fu suddivisa nei dipartimenti del Metauro con capoluogo Ancona, del Musone con capoluogo Macerata e del Tronto con capoluogo Fermo.

Nel 1813 Gioacchino Murat, Re di Napoli, occupò la regione; con la battaglia di Tolentino e la vittoria dell'esercito austriaco sulle truppe di Murat, le Marche ritornano allo Stato Pontificio.

I moti risorgimentali[modifica | modifica wikitesto]

Ritornata alla Chiesa, la regione ha una nuova divisione amministrativa: vengono costituite le delegazioni di Urbino e Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo, Ascoli Piceno e Camerino.

Il periodo francese aveva però lasciato nell'animo di tutti gli italiani l'idea dell'indipendenza e dell'unità nazionale. Si diffuse infatti in tutta la regione la Carboneria; nel 1817 avvengono i primi arresti per sovversione nella provincia di Macerata. Nel corso degli anni sono sempre di più le città in cui crescono tumulti, come Pesaro, Ancona, Ascoli Piceno e Jesi. Nel febbraio 1831 in varie città della regione scoppiano moti popolari, guidati dal generale Giuseppe Sercognani; i delegati apostolici vengono cacciati e si creano governi cittadini. Già il mese successivo il papa riesce a recuperare i propri territori, ancora una volta grazie all'esercito austriaco. La breve esperienza fa crescere ancora di più la voglia di uno stato italiano.

Le Marche nella Repubblica Romana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Romana (1849) e Prima guerra di indipendenza italiana.

Nel 1849, dopo aver partecipato con numerosissimi volontari alla Prima guerra di indipendenza, le città della regione aderiscono alla Repubblica Romana e cacciano via ancora una volta i delegati pontifici e le loro truppe. Gli Austriaci, invocati da papa Pio IX, invadono le Marche e, dopo aver preso Pesaro e Senigallia, cingono d'assedio, da terra e dal mare, la città di Ancona, difesa oltre che dai suoi cittadini anche da uomini provenienti da tutta la regione e dall'Italia settentrionale. L'assedio austriaco dura dal 25 maggio al 6 giugno, quando, sottoposta a bombardamento incessante, la città deve cedere. Il comandante austriaco, Franz Wimpffen, saluta gli sconfitti con l'onore delle armi. La bandiera della libertà era difesa ormai solo da Roma e da Venezia, che cedono rispettivamente il 2 luglio e il 23 agosto. Segue, sollecitato dal papa, un decennio di occupazione austriaca.

L'Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Variazioni amministrative e territoriali della Regione Marche.

Nel 1860, con la battaglia di Castelfidardo ed i successivi assedio e caduta di Ancona, le Marche escono definitivamente dallo Stato Pontificio e, con il plebiscito del 4 e 5 novembre 1860, entrano nel Regno d'Italia con Regio Decreto del 17 dicembre 1860.[4]

La regione è divisa nelle quattro provincie di Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro e Urbino, quindi con la soppressione delle delegazioni pontificie di Camerino e Fermo. Ulteriore modifica fu l'aggregazione di Gubbio nella provincia di Perugia, mentre fino ad allora era stata compresa nei territori di Pesaro e Urbino.

Molte sono le novità degli ultimi anni del XIX secolo: con la libertà di stampa nascono i primi giornali come il Corriere delle Marche; migliorano le condizioni igieniche con la costruzione di fognature, ma le attività economiche sono ancora poco redditizie rispetto alla media nazionale.

All'inizio della prima guerra mondiale i porti marchigiani furono subito colpiti dai bombardamenti della flotta austro-ungarica, ma in seguito non ci furono più danni nel territorio; molti marchigiani partirono per il fronte, come ricordano le numerose lapidi presenti anche nel più piccolo borgo della regione.

Finita la guerra, già il 4 agosto 1922 l'intera regione è sotto il controllo delle squadre fasciste nell'indifferenza delle autorità civili e religiose. Fu costruito anche un campo di concentramento a Serra San Quirico.

Con l'inizio della seconda guerra mondiale le idee antifasciste iniziano a diventare più concrete. Nell'estate 1943 iniziano i primi bombardamenti sulla regione e dopo l'armistizio dell'8 settembre anche l'occupazione tedesca. Alle pendici dell'Appennino molti partigiani svolgono manovre di sabotaggio contro gli invasori. Nella primavera 1944 la regione diventa confine con la costituzione della linea gotica poco sopra Pesaro, in corrispondenza all'incirca del percorso del Foglia; il territorio regionale diventa un campo di battaglia. L'esercito alleato, proveniente da sud, entra ad Ascoli Piceno il 18 giugno 1944 ed il 25 agosto si trovano a ridosso della linea gotica; inizia un'aspra battaglia fino al 3 settembre, quando le truppe tedesche lasciano Pesaro: l'intera regione è stata liberata.

Con il referendum istituzionale del 1946 nasce la Repubblica Italiana.

Nel settembre 1997 ci fu il terremoto di Umbria e Marche che causò molti danni nei centri appenninici della regione.

Nel 2004 è stata istituita la nuova provincia di Fermo, che è divenuta operativa con le elezioni del giugno 2009.

Nel 2009 fu distaccato dalle Marche e aggregato all'Emilia-Romagna il territorio dell'alta valle del fiume Marecchia, che era stato annesso alla delegazione di Urbino e Pesaro con motu proprio di Pio VII il 6 luglio 1816. Le Marche proposero ricorso alla Corte costituzionale, ritenendo che il parlamento avesse indebitamente ignorato il parere negativo della regione; nel luglio 2010 la Corte si pronunciò sul ricorso giudicandolo infondato.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Filippo Ermini, Gli ordinamenti politici e amministrativi nelle «Constitutiones Aegidianae», Fratelli Bocca, 1893 - Pagina web
  2. ^ Vedi: voce Ancona sull'Enciclopedia Treccani e L'Europa tardoantica e medievale (Treccani)
  3. ^ Vedi: voce Ancona sull'Enciclopedia Treccani e L'Europa tardoantica e medievale (Treccani)
  4. ^ Leggi il testo del decreto di annessione delle Marche su Wikisource.
  5. ^ La Valmarecchia rimane in Romagna

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Bertini (a cura di). Storia delle Marche. Bologna, Poligrafici editoriali, 1995.
  • Mario Luni, Archeologia nelle Marche, 2003, ISBN 88-392-0744-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]