Lingua picena settentrionale

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Piceno settentrionale
Parlato in regione a nord del fiume Esino
Periodo I millennio a.C.
Classifica estinta
Scrittura basata sull'alfabeto etrusco
Filogenesi lingua isolata
 Piceno settentrionale
Codici di classificazione
ISO 639-3 nrp  (EN)

Il nome di lingua picena settentrionale (o lingua nord picena o lingua della stele di Novilara) individua convenzionalmente un idioma estinto, forse parlato in Italia nel I millennio a.C., del quale esistono testimonianze fino al VI-V secolo (stele di Novilara).

Il piceno settentrionale era parlato dalle popolazioni stanziate nei dintorni dell'attuale città di Pesaro. A dispetto del nome, non appare in relazione con il piceno diffuso nel sud della regione. La lingua di Novilara è scritta in un alfabeto in gran parte sovrapposto a quello più o meno comune a tutti i popoli italici (etruschi compresi) quali umbri e sanniti, un alfabeto che deriva da quello greco arcaico occidentale, mentre la lingua picena meridionale (o picena vera e propria) presenta un alfabeto molto particolare, e non solo rispetto a quello di Novilara. La picena settentrionale fu, o è da molti studiosi, considerata una lingua non classificata e addirittura ritenuta non indoeuropea. Oggi si affaccia l'ipotesi (prof. R. Martini) che si tratti di un dialetto greco arcaico.

Sarebbe perciò da sostenere la disomogeneità etnica delle popolazioni picene, seppure non ci siano dubbi, dal punto di vista archeologico, che Novilara e le genti del nord appartenessero alla civiltà picena a tutti gli effetti.[1]

Le iscrizioni ritenute in piceno settentrionale si riferiscono ad un corpus di quattro reperti chiamati convenzionalmente Iscrizioni di Novilara, sebbene di questi solo uno sia stato rinvenuto con certezza a Novilara (nei pressi di Pesaro), mentre gli altri sono stati tutti acquisiti attraverso donazioni di privati.

I frammenti sono stati associati linguisticamente in contrapposizione con la lingua picena, attestata con certezza nel meridione del Piceno.[2] Tuttavia, tali reperti presentano fra loro notevoli conflittualità e contraddizioni, al punto che ad oggi tale lingua è rimasta in gran parte indecifrata, se si esclude la traduzione fatta dalla professoressa Martini.

Le lingue parlate nella penisola italiana nell'età del ferro. Il nord piceno appare diffuso nella zona di Novilara.

Le analisi di diversi studiosi sui frammenti si sono rivelate l'una in conflitto con l'altra, salvo alcune plausibili corrispondenze morfologiche di singole parole, le quali tuttavia non riescono a dare un quadro complessivo della struttura dei testi. Era già stata avanzata a più riprese l'ipotesi della presenza di alcuni grecismi all'interno dei frammenti, cosa che sarebbe ora avvalorata dal lavoro della professoressa Martini. Oltre alla tesi grecista esiste quella etrusca, la quale, pur avendo individuato delle plausibili corrispondenze lessicali, non dimostra una reale corrispondenza con l'etrusco. L'unico dei quattro reperti a presentare tratti fono-morfologici ritenuti analoghi all'alfabeto etrusco è quello che è stato riportato alla luce a Novilara.[3]

Dei tre reperti acquisiti tramite privati, il più importante studiato dalla professoressa Rossella Martini, presenta un alfabeto di 20 caratteri di cui secondo la medesima studiosa 14 sono comuni con l'alfabeto etrusco, 3 con l'osco, 1 col falisco).[4]. A scanso di equivoci (l'enumerazione farebbe propendere a prima vista per l'etrusco), bisogna dire che l'etrusco non ha nessuna lettera specifica e che al pari della iscrizione di Novilara, i segni dell'alfabeto etrusco si trovano, in numero e combinazioni diverse, anche in altri alfabeti italici, come l'osco, l'umbro, il falisco, il venetico e nel greco arcaico detto di tipo occidentale o euboico, che è la matrice di tutti questi alfabeti. Per di più nello scritto di Novilara mancano numerose lettere frequenti invece nell'epigrafia etrusca.

Ulteriori problematiche d'interpretazione sono emerse analizzando distintamente i tre frammenti rinvenuti da privati rispetto alla stele di scavo, poiché è emerso che soltanto i tre reperti presentano incongruenze fra la loro datazione ed i caratteri paleografici da essi riportati. Inoltre, durante il Congresso Internazionale Etrusco è emersa l'ipotesi che i tre frammenti, distinti dalla stele di Novilara e tutti donazioni di privati, siano in realtà dei falsi, dunque inattendibili.[3]

Alfabeto di Novilara[modifica | modifica wikitesto]

Si riporta di seguito l'alfabeto nordpiceno con il suono dell'alfabeto fonetico internazionale corrispondente ad ogni lettera; la "M" aveva due varianti grafiche (a cinque tratti e a quattro tratti), entrambe riportate. Si tenga presente che nelle iscrizioni il verso di scrittura è da destra verso sinistra, il che spiega la forma di alcune lettere, che appare "rovesciata".

Le stele[modifica | modifica wikitesto]

La stele di Novilara è la più nota iscrizione picena settentrionale. Incisa in un alfabeto di almeno 20 lettere si sviluppa da destra a sinistra in 12 righe e reca la seguente scritta.[5]

mimniś . erut . caareśtadeś
rotnem . úvlin . parten (.) úś
polem . iśairon . tet
šut . tratneši . krúś
tenac . trút . ipiem . rotneš
túiś . θalú . iśperion . vúl
teś . rotem . teú . aiten . tašur
śoter . meri/pon . kalatne
niś . vilatoś . paten . arn
úis . baleśtenac . andś . et
ut . iakut . treten . teletaú
nem . polem . tišu . śotriś . eúś

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'origine della popolazione picena
  2. ^ Piceni popolo d'Europa, AA VV, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Edizioni De Luca, Roma, 1999 - pag. 139
  3. ^ a b Piceni popolo d'Europa, AA VV, sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Edizioni De Luca, Roma, 1999 - pag. 142
  4. ^ Stele di Novilara (museo L. Pigorini, Roma) - R. Martini. URL consultato il 26 dicembre 2009.
  5. ^ Ipotesi sulla stele di Novilara

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Piceni popolo d'Europa, Roma, De Luca, 1999, ISBN 88-8016-332-9. (Catalogo della mostra itinerante)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]