Repubbliche marinare

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Bandiera che raggruppa i simboli delle 4 repubbliche marinare più note: dall'alto a sinistra, in senso orario, gli stemmi di Venezia, Genova, Pisa e Amalfi.

La definizione di repubbliche marinare, nata nel 1800, si riferisce alle città portuali italiane che a partire dal Medioevo godettero, grazie alle proprie attività marittime, di autonomia politica e di prosperità economica.

La definizione è in genere riferita in particolare alle quattro città italiane i cui stemmi sono riportati nelle bandiere della Marina Militare e della Marina Mercantile: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. La bandiera della marina si fregia degli stemmi di queste quattro città dal 1947[1]. Oltre alle quattro più note, tra le repubbliche marinare si annoverano però anche Ancona[2][3], Gaeta[4][5], Noli[6][7] e la repubblica dalmata di Ragusa[8]; in certi momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria rispetto ad alcune di quelle più conosciute.

Elementi che caratterizzarono una repubblica marinara sono[9]:

Localizzazione e antichi stemmi delle repubbliche marittime

La Repubblica di Venezia, detta "La Serenissima", ebbe per secoli un ruolo fondamentale nel commercio tra l'Europa e il Mediterraneo orientale; fu la più longeva delle città marinare e l'unica ad avere un ruolo da protagonista sulla scena politica italiana, grazie ad estesi Domini di Terraferma e a una vasta rete di colonie d'oltremare

L'antagonista per eccellenza di Venezia fu Genova. Oltre ad una presenza significativa in Oriente e nel Mar Nero, aveva il monopolio dei commerci nel Mediterraneo occidentale, ma il suo asso nella manica furono le attività finanziarie: le sue banche, e in particolare il Banco di San Giorgio, furono le più potenti della prima fase della storia della finanza e prestarono ingenti somme ai più importanti Stati europei.

La Repubblica di Pisa ebbe una notevole importanza, anche per le conquiste territoriali che nel momento della sua massima espansione comprendevano la Sardegna, la Corsica e le isole Baleari; era attiva soprattutto in Occidente; la rivalità con Genova e le guerre con Firenze le furono fatali.

Amalfi ebbe una storia gloriosa e precoce di potenza marittima, e le navi amalfitane battevano i mari insieme a quelle veneziane quando le altre repubbliche ancora dovevano affermarsi. La città campana non occupò mai territori d'oltremare ma ebbe il dominio commerciale nel Mediterraneo meridionale ed orientale molto prima di Venezia. Se la sua storia di indipendenza e di navigazione iniziò molto presto, anche la decadenza arrivò presto, principalmente a causa dell'arrivo dei Normanni nel Meridione.

Gaeta ebbe una storia marinara parallela a quella di Amalfi: entrambi ducati bizantini dipendenti da quello di Napoli, ottennero l'autonomia negli stessi anni e collaborarono nella lotta contro i Saraceni, come ad esempio nell'849 nella Battaglia di Ostia, volta ad impedire il saccheggio di Roma[13][14]. Come Amalfi, la sua espansione territoriale fu modesta ma non irrilevante. Ambedue, inoltre, furono assorbite dalla potenza normanna.

Le repubbliche adriatiche di Ancona[2] e quella di Ragusa, sempre alleate per resistere a Venezia, ebbero una naturale vocazione per la navigazione in Oriente; Ancona aveva un territorio compreso tra il mare e i fiumi Esino e Musone e concentrò le sue forze non nell'espansione territoriale, ma nelle attività marinare; Ragusa occupò quasi per intero l'attuale regione raguseo-narentana. Dovettero combattere a lungo con Venezia e il loro periodo di massimo splendore fu tra il Trecento e il Cinquecento. La loro storia si distingue da quella delle altre città marinare perché non attaccarono mai le altre repubbliche, anzi dovettero sempre difendere con coraggio la propria libertà.

Per la repubblica ligure di Noli fu fondamentale la protezione della vicina e più potente Repubblica di Genova; Noli ebbe una lunghissima storia di indipendenza e i suoi navigatori non solo percorrevano le rotte tirreniche, ma si dirigevano anche nel Levante. La sua limitatissima espansione territoriale comprese anche i comuni vicini[15].

Come si vede, le repubbliche marinare furono ugualmente disseminate per tutta l'Italia: al Nord, al Centro e al Sud. Esse sono importanti non solo per la storia della navigazione e del commercio: nei loro porti non arrivano solo preziose merci altrimenti introvabili in Europa, ma anche nuove idee artistiche e notizie su paesi lontani; con le repubbliche marinare l'Europa rialzava nuovamente lo sguardo verso gli altri continenti. Per quanto offuscato dalla rivalità commerciale che le metteva l'una contro l'altra, lo spirito di avventura dei navigatori di queste città è sempre stata una grande gloria per l'Italia.

Indice

Origini, affermazione e durata [modifica]

La ripresa economica che si ebbe in Europa intorno al IX secolo, abbinata all'insicurezza delle vie di comunicazione interne via terra, fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mediterraneo. In questo contesto, la crescente indipendenza via via assunta da alcune città portuali le portò ad assumere un ruolo di primo piano nello scenario europeo.

Queste città, esposte alle incursioni dei pirati e dei corsari e trascurate dai poteri centrali, organizzarono in modo autonomo la loro difesa, accoppiando l'esercizio del commercio marittimo a quello della sua protezione armata[16]; furono poi in grado, nei secoli X e XI, di passare all'offensiva. I traffici di queste città raggiungevano l'Africa e soprattutto l'Asia, inserendosi efficacemente tra la potenza marittima bizantina e quella islamica, con le quali si stabilì un rapporto complesso di competizione e di collaborazione per il controllo delle rotte mediterranee.

Tutto ciò portò ad una graduale acquisizione di autonomia amministrativa e, in alcuni casi, di vera e propria indipendenza dai poteri centrali dai quali le città marinare formalmente dipendevano, ma che da tempo non riuscivano più a controllare le province periferiche: l'Impero bizantino, il Sacro romano Impero, lo Stato della Chiesa[16].

È inoltre importante ricordare che le forme di indipendenza che si vennero a creare in queste città furono varie, e tra esse stenta ad orientarsi il moderno modo di considerare i rapporti politici, che distingue nettamente tra autonomia amministrativa e libertà politica. Per questo motivo, nella sottostante tabella le date relative all'indipendenza sono due: una si riferisce alla libertà di fatto, l'altra a quella di diritto.

città stemma bandiera motto, moneta, codice marittimo inizio dell'indipendenza stato precedente fine dell'indipendenza durata dell'indipendenza stato successivo
Venezia
Stemma della Repubblica di Venezia.png
Venetie vlag.svg
motti: Pax tibi, Marce, evangelista meus;
Viva San Marco!
moneta: zecchino o ducato
codice: Capitolare nauticum (1225)[17][18]
di fatto: 697 con Paoluccio Anafesto;
di diritto: 1143 (Commune Veneciarum)
Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1797 (Trattato di Campoformio) di fatto: 11 secoli
di diritto: 6 secoli e 1/2
Flag of Archduchy of Austria (1894 - 1918).svgArciducato d'Austria
Genova
Stemma della Repubblica di Genova.png
Flag of Genoa.svg
motti: Respublica superiorem non recognoscens
Pe Zena e pe San Zòrzo
moneta: genovino
codice: Regulae et ordinamenta officii gazariae (1441)[19][20]
di fatto: 958, (con la concessione di Berengario II)[21];
di diritto: 1096 (con la Compagna Communis)
Regno d'Italia 1797 (con la Campagna d'Italia) di fatto: 8 secoli
di diritto: 7 secoli
Flag of Genoa.svgRepubblica Ligure
Pisa
Stemma della Repubblica di Pisa.png
Flag of the Republic of Pisa.svg
motto: Urbis me dignum pisane noscite signum[22]
moneta: aquilino o grosso pisano[23]
codice: Constitutum usus (1160)[24] e Breve curia maris (1297)[20]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà);
di diritto: 1081
Regno d'Italia 1406 (occupazione militare fiorentina) di fatto: 4 secoli
di diritto: 3 secoli
Flag of John the Baptist.svg Repubblica di Firenze
Amalfi
Regione-Campania-Stemma.svg
Flag of the Republic of Amalfi.svg
motto: Descendit ex patribus romanorum
moneta: tarì
codice: Tavole amalfitane (XI sec.)[20]
di fatto: 839 (acquisizione dell'autonomia amministrativa) Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1131 (in seguito alla guerra tra il papa Innocenzo II e Ruggero II di Sicilia) di fatto: 3 secoli Bandiera del Regno di Sicilia 4.svgRegno di Sicilia
Ancona
Stemma della Repubblica di Ancona.png
Ancona-Bandiera.png
motti: Ancon dorica civitas fidei[25]
moneta: agontano
codice: Statuti del mare (1387)[20][26]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà)[27] Flag of the Papal States (1808-1870).svg Stato della Chiesa 1532 (occupazione militare pontificia) di fatto: 5 secoli Flag of the Papal States (1808-1870).svg Stato della Chiesa
Ragusa
Stemma della Repubblica di Ragusa.png
Republic of Dubrovnik Flag.png
motto: Non bene pro toto libertas venditur auro
moneta: tallero di San Biagio o vislino
codice: due volumi del Liber statutorum (1272)[20][28]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà)[29] Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1808 (con la Pace di Presburgo) di fatto: 8 secoli Province illiriche del Flag of France.svg

Primo Impero francese

Gaeta
Stemma del Ducato di Gaeta.png
Bandiera del Ducato di Gaeta.jpg
motto: A G P, ossia "Ave Gratia Plena"[30]
moneta: follaro[31]
codice: parte degli Statuti di Gaeta (1356)[32][33]
di fatto: 839 (acquisizione dell'autonomia amministrativa) Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1140 (annessione al Regno normanno) di fatto: 3 secoli Bandiera del Regno di Sicilia 4.svgRegno di Sicilia
Noli
Stemma della Repubblica di Noli.png
Bandiera della Repubblica di Noli.png
codice:Statuti di Noli (XII sec.)[34] di fatto: 1192[35];
di diritto: 1196 (conferma dei diritti da parte di Enrico VI di Svevia)
Regno d'Italia 1797 (con la Campagna d'Italia) rep. marinara: 2 secoli
repubblica: 6 secoli
Flag of Genoa.svgRepubblica Ligure

Entriamo ora nei casi concreti: Amalfi e Gaeta, riuscirono a rendersi indipendenti de facto, inserendosi nelle continue guerre tra il Ducato di Napoli, bizantino, e i confinanti principati longobardi; pur godendo di autonomia, appartennero sempre, di diritto, al Ducato di Napoli (nominalmente una provincia dell'Impero Bizantino, di fatto indipendente)[36].

Anche Venezia e Ragusa, nel primo periodo della loro autonomia, furono in teoria possessi bizantini; più tardi Venezia, libera di fatto sin dal 697[37][38], formalizzò la propria indipendenza nel 1143, con il Commune Veneciarum. Ragusa, invece, che godeva di autonomia pressoché totale sin dall'XI secolo, cadde poi sotto il dominio veneziano più volte nel corso del XII secolo. Nel 1358, con la pace di Zara se ne affrancò e, riconoscendo la supremazia formale degli ungheresi, ottenne da essi il diritto all'autogoverno in cambio di un tributo annuo. Dopo la battaglia di Mohács, per salvaguardare la propria indipendenza, riconobbe l'alta autorità dell'Impero Ottomano al quale iniziò a pagare il tributo annuo.

Genova e Pisa, invece, si affrancarono dal Regno d'Italia intorno al Mille, inserendosi nelle contese tra i vari feudatari, sia laici che ecclesiastici, riuscendo col tempo a estrometterli tutti; ebbero poi un riconoscimento formale dell'indipendenza solo quando di fatto erano già libere da tempo : Pisa nel 1081, con la concezione imperiale di eleggere i propri consoli, Genova nel 1096, con la nascita della Compagna Communis.

Anche Ancona acquisì gradualmente la propria autonomia di fatto nel corso dell'XI secolo dallo Stato della Chiesa. Nel 1177, il papa Alessandro III, in seguito alla Pace di Venezia, la dichiarò libera in cambio di un censo annuo; il diritto all'autogoverno venne confermato da papa Eugenio IV che il 2 settembre 1443 la dichiarò ufficialmente repubblica.

Noli invece si staccò dai marchesi Del Carretto in modo del tutto peculiare: comprando mano a mano i vari diritti marchionali, come l'appannaggio del mare o l'amministrazione della giustizia, in cambio di denaro, fino alla completa indipendenza nel 1192, ufficializzata poi nel 1196, con la conferma dei diritti ad opera di Enrico VI di Svevia[34]. Nel 1202, ad appena cinque anni dal riconoscimento ufficiale della sua indipendenza, la repubblica di Noli accettò il protettorato della Repubblica di Genova[39], che sarebbe durato per tutto il periodo della sua esistenza.

La tabella seguente mette a confronto la diversa durata delle repubbliche marinare; i colori sono più intensi per i periodi aurei, più chiari per quelli di ascesa e di declino, tenendo presenti le guerre vinte o perse, le colonie commerciali nel Mediterraneo, la potenza economica, i possedimenti territoriali, i periodi di temporanea sudditanza a potenze estranee. Le date poste all'inizio e alla fine di ogni linea del tempo si riferiscono all'anno di inizio e di fine dell'indipendenza o dell'autonomia; l'eventuale data intermedia indica invece l'anno in cui da indipendenza de facto si passò ad indipendenza de iure. Le note, infine, si riferiscono ai periodi di temporanea mancanza di libertà.

0666 0700 0733 0766 0800 0833 0866 0900 0933 0966 1000 1033 1066 1100 1133 1166 1200 1233 1266 1300 1333 1366 1400 1433 1466 1500 1533 1566 1600 1633 1666 1700 1733 1766 1800

Venezia
697 Wiki wiki 1143 1797

Genova
958 Wiki wiki 1096 [40] [41] [42] 1797

Pisa
1000 c.a. 1081 c.a. 1406 [43]

Amalfi
839 Wiki wiki 1131

Ancona
1000 c.a. [44] [45] 1539

Gaeta
839 Wiki wiki 1140

Ragusa
1000 c.a. [46] [47] [47] [47] [48] 1808

Noli
1192 1196 1797

La storia delle repubbliche marittime si intreccia sia con l'avvio dell'espansione europea verso Oriente, sia con le origini del moderno capitalismo, inteso come sistema mercantile e finanziario. I mercanti di Amalfi, Genova, Venezia e Pisa[49] utilizzarono monete coniate in oro, in disuso da secoli, misero a punto nuove operazioni di cambio e di contabilità[50]. Vennero inoltre incentivati i progressi tecnologici nella navigazione, supporto fondamentale per la crescita della ricchezza mercantile[51].

Le crociate offrirono loro occasione per espandere i loro commerci. Genova, Venezia, Pisa, Amalfi, Ancona e Ragusa erano già impegnate nel commercio con il Levante, ma con le crociate il fenomeno si accrebbe: migliaia di italiani delle città marinare si riversarono in Oriente, creando basi, scali e stabilimenti commerciali. Questi centri mercantili italiani ebbero inoltre una grande influenza politica a livello locale: i mercanti italiani costituivano, infatti, nei centri dei loro affari, associazioni dirette a ottenere dai governi stranieri privilegi giurisdizionali, fiscali e doganali[52].

Solo Venezia, Genova e Pisa ebbero un'espansione territoriale oltremare, ossia possedettero ampie regioni e numerose isole lungo le coste mediterranee; Genova e Venezia arrivarono inoltre a dominare anche tutta la propria regione e parte di quelle confinanti, diventando capitali di stati regionali; Venezia fu poi l'unica ad allontanarsi in maniera molto sensibile dalla costa. Amalfi, Gaeta, Ancona, Ragusa e Noli estesero invece il loro dominio solo in una parte del territorio della propria regione, configurandosi come delle città-stato: tutte le repubbliche marinare ebbero comunque colonie commerciali e fondachi nei principali porti mediterranei. Noli, la cui espansione territoriale fu sempre molto limitata, fa eccezione, poiché non aveva fondachi propri ma usufruiva di quelli genovesi, grazie ad accordi con la più potente vicina.

Se all'origine di una repubblica mercantile c'era stata l'assenza di uno stato forte e organizzato, la sua fine fu dovuta al termine di quel sistema di città-stato che aveva caratterizzato la propria zona geografica fino a quel momento: restò indipendente finché ebbe prosperità e ricchezza dal mare, ma quando queste cessarono, al termine di un lungo declino economico fu facilmente annessa da un potente Stato centralizzato che si era formato alle sue spalle, spesso senza neanche ingenti spargimenti di sangue.

La longevità delle varie repubbliche marinare è molto varia: Venezia, Genova, Ragusa ebbero vita lunghissima, con un'indipendenza che superò il periodo medievale e perdurò fino alle soglie dell'età contemporanea, quando l'assetto degli stati italiani ed europei venne sconvolto dalle campagne napoleoniche. L'indipendenza della Repubblica di Noli durò ugualmente a lungo, anche se dal XV secolo non fu più una potenza marittima. Altre repubbliche ebbero una vita comunque lunga, rimanendo libere sino al Rinascimento: esse sono Pisa, che passò sotto il dominio di Firenze nel 1406, ed Ancona, che passò sotto il controllo dello Stato della Chiesa nel 1532[2]. Amalfi e Gaeta persero invece la loro indipendenza molto presto: la prima nel 1131 e la seconda nel 1140; entrambe passarono nelle mani dei Normanni.

Tratti salienti delle repubbliche marinare [modifica]

Dal punto di vista istituzionale, coerentemente con la loro origine comunale, le città marinare erano delle repubbliche oligarchiche, generalmente rette, in maniera più o meno dichiarata, dalle principali famiglie mercantili: i governi erano dunque espressione del ceto mercantile, che costituiva il nerbo della loro potenza. A volte oggi, infatti, ci si riferisce al governo delle città marinare italiane con il termine più specifico di repubblica mercantile. Esse erano dunque dotate di un articolato sistema di magistrature, a volte complementari, a volte sovrapposte, che nei secoli mostrò una decisa tendenza a modificarsi- unita talvolta ad instabilità - e ad accentrare il potere: così il governo divenne privilegio della nobiltà mercantile a Venezia (dal 1297), del duca ad Amalfi (dal 945), di svariati podestà a Pisa (dal 1150). L'unica che non ebbe mai ordinamenti repubblicani fu Gaeta, che sin dalle origini si costituì come ducato; Amalfi, nata repubblica, fu tramutata in ducato nel 945 da Mastalo II. Anche queste due sono però dette repubbliche marinare, in quanto il termine "repubblica", che oggi si usa per tutte queste città, non va inteso nel significato moderno: fino a Machiavelli e a Kant, "repubblica" era sinonimo di "stato" e non era contrapposto a "monarchia"[16]

L'importanza artistica delle repubbliche mercantili fu grandiosa, grazie alla straordinaria prosperità derivante dai commerci. Se non si può parlare di un'arte marinara, cioè di una corrente artistica comune a tutte e loro esclusiva, un tratto caratterizzante fu la commistione di elementi di tradizioni artistiche diverse, principalmente bizantini, islamici e romanici, almeno fino all'affermazione del Rinascimento.[53]

Dall'Oriente le repubbliche mercantili importavano una vasta gamma di sostanze altrimenti introvabili, che poi esportavano in altre città d'Italia e in molti paesi d'Europa centrale e settentrionale, creando un triangolo commerciale tra l'Oriente arabo, l'Impero bizantino e l'Italia. Sino alla Scoperta dell'America esse furono nodi essenziali del commercio tra l'Europa e gli altri continenti.

Tra i prodotti più importanti si ricordano[54][55]:

Storia delle singole repubbliche [modifica]

Amalfi [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Amalfi e Ducato di Amalfi.
Bandiera del Ducato di Amalfi, con la croce di Malta
Panorama della città di Amalfi, vista dal mare
Stemma del Ducato di Amalfi, diverso dall'attuale stemma comunale e oggi adottato dalla regione Campania
Duomo di Amalfi: Sant'Andrea (IX-XII secolo)
Il monumento a Flavio Gioia
Il Chiostro del Paradiso (XIII secolo)

Amalfi, la prima repubblica marinara a raggiungere un'importanza di primo piano, acquisì l'indipendenza de facto dal Ducato di Napoli nell'839: quell'anno infatti il principe di Benevento Sicardo, durante una guerra contro i bizantini, espugnò la città e ne deportò la popolazione: ma quando egli morì in una congiura di palazzo gli amalfitani si ribellarono, scacciarono il presidio longobardo e fecero nascere la libera repubblica di Amalfi.[56]

Gli amalfitani si ressero con un ordinamento repubblicano composto da comites, a cui erano preposti i praefecturii, fino al 945, quando Mastalo II assunse il potere e si proclamò duca[57].

Già dalla fine del IX secolo il ducato sviluppò intensi scambi con Bisanzio e con l'Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell'Italia meridionale, in Africa Settentrionale ed in Medio Oriente. Nell'XI secolo Amalfi raggiunse l'apice della sua potenza marittima, ed aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria, Tolemaide e addirittura a Baghdad e in India[58]; i suoi territori si estendevano dal fiume Sarno a Vietri, e a occidente occupavano tutta la penisola sorrentina, inclusa Capri[59], donata dai bizantini come ricompensa per aver sonfittto i saraceni a San Salvatore nell'872[60]. Inoltre, per soli tre anni (dall'831 all'833), i duchi di Amalfi Mansone I e Giovanni I ebbero anche il controllo del Principato di Salerno, comprendente l'intera Lucania[61].

La flotta amalfitana contribuì a liberare il Tirreno dai pirati saraceni, sconfiggendoli a Licosa (846), a Ostia (849) e sul Garigliano (915)

Nei primi anni del secondo millennio, Amalfi coniava una propria moneta, il tarì, che aveva corso in tutti i principali porti mediterranei; a Gerusalemme il nobile commerciante Mauro Pantaleone edificò l'ospedale da cui avrebbero avuto origine i Cavalieri di Malta. I lungimiranti duchi di Amalfi seppero salvaguardare nei secoli la propria potenza, alleandosi, a seconda delle circostanze, ora con i bizantini, ora col papa, ora con i musulmani[62][63].

Tra le testimonianze più importanti della grandezza di Amalfi, sono le Tavole amalfitane, un codice che raccoglieva le norme del diritto marittimo rimasto valido per tutto il Medioevo[58].

Per lungo tempo, sulla base di un'erronea lettura di un passo dell'umanista Flavio Biondo, all'amalfitano Flavio Gioia è stata attribuita l'invenzione della bussola. In base a ciò nacque una tenace tradizione. Leggendo correttamente il passo di Biondo, risulta che Flavio Gioia non è mai esistito, e che la gloria degli amalfitani non fu quella di inventare, ma di essere stati i primi in Europa ad usare e diffondere l'uso la bussola, importata in realtà dalla Cina[64][65].

Lo stretto legame che lega la città di Amalfi all'Oriente è testimoniato anche dall'arte che fiorì nei secoli di indipendenza, in cui si fondono armonicamente influenze bizantine ed arabo-normanne[66][67].

Amalfi nel 1137 fu saccheggiata dai Pisani, in un momento in cui era indebolita da catastrofi naturali (gravi inondazioni) e dall'annessione al regno normanno di Sicilia[58]. Dopo la conquista da parte dei Normanni, la sua decadenza non fu immediata, divenendo scalo dello stato normanno[58]. Gradualmente venne però sostituita nel suo ruolo di principale polo mercantile campano da Napoli e Salerno.

L'espansione di Amalfi al momento del suo apogeo

Genova [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Genova e Repubblica di Genova.
Bandiera della Repubblica di Genova
Panorama di Genova e del suo porto in un'acquatinta ottocentesca
Stemma della Repubblica di Genova
La Lanterna di Genova (XVI secolo)
Duomo di Genova (XII-XIV secolo): San Lorenzo
Veduta di Genova verso il 1490. Xilografia tratta dalle Cronache di Norimberga

Genova era risorta agli albori del X secolo, quando, dopo la distruzione della città per mano saracena, i suoi abitanti ripresero la via del mare[56].A metà del X secolo Berengario II d'Ivrea, Re d'Italia, affidò una marca, contenente tra gli altri i territori di Genova e della Liguria orientale, ad Oberto I[68]. Nella lotta tra Berengario ed Ottone di Sassonia il marchese Oberto I si schierò a favore di quest'ultimo, mentre la città di Genova giurò fedeltà a Berengario e al figlio Adalberto, ottenendo così, nel 958, un diploma che dichiarava indipendente la città e i possedimenti dei suoi cittadini da qualsiasi "duca, marchese e conte, sculdascio, decano o qualsiasi altra persona grande o piccola del nostro regno"[21]. Simile indipendenza verrà poi confermata dal marchese Alberto dei Malaspina (famiglia originata dagli Obertenghi) nel 1056[69]. L'importanza della sua flotta le guadagnò il riconoscimento, da parte del sacro romano imperatore, delle rivendicazioni autonomiste in materia legislativo-consuetudinaria ed economica[56].

Nel frattempo l'alleanza con Pisa consentiva la liberazione del settore occidentale del Mediterraneo dai pirati saraceni, con la riconquista di Corsica, Isole Baleari e Provenza, e l'allontanamento della flotta di Mujāhid al-Āmirī dalle coste sarde, permettendo l'egemonia sugli antichi Giudicati sardi.

Quseto lungo processo portò nel 1096 alla creazione della "Compagna Communis", riunione di tutti i consorzi commerciali della città (chiamati appunto Compagne), cui aderirono anche i nobili feudatari delle valli limitrofe e delle riviere, che sancì definitivamente la nascita del governo genovese[56].

Le fortune del comune aumentarono notevolmente grazie all'adesione alla prima crociata: la loro partecipazione procurò l'acquisizione di grandi privilegi per le comunità genovesi trasferitesi in molte località della Terra Santa (ad Antiochia, per esempio, furono esentati dal pagamento delle imposte)[56]. L'apice della fortuna genovese si ebbe nel XIII secolo con la stipula del Trattato di Ninfeo (1261) con l'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo, che, in cambio dell'aiuto alla riconquista bizantina di Costantinopoli, estrometteva di fatto i Veneziani dagli stretti che conducono al Mar Nero, che in breve divenne un mare genovese[70]. Poco dopo venne definitivamente sconfitta Pisa nella battaglia della Meloria, nel 1284.

Nel 1298, i Genovesi sconfissero inoltre la flotta veneziana presso l'isola dalmata di Curzola: durante lo scontro vennero fatti prigionieri, tra gli altri, lo stesso doge veneziano e Marco Polo, il quale durante la prigionia a palazzo San Giorgio dettò a Rustichello da Pisa, suo compagno di cella, il racconto dei suoi viaggi[71]. Il dominio dei mari rimase appannaggio di Genova per circa settant'anni, fino al secondo ed ultimo grande conflitto con Venezia, la guerra di Chioggia del 1379, conclusosi con la vittoria dei veneziani, che riconquistarono definitivamente il dominio sui commerci per l'oriente[72].

Impressionante fu la sua massima penetrazione bancaria, grazie al Banco di San Giorgio, all'interno del continente Europa, parte del Medio Oriente e dell'Asia. Parecchie monarchie europee furono vincolate da prestiti elargiti dalla Repubblica di Genova, come ad esempio la Spagna. Questa peculiarità, affiancata alle caratteristiche militari e commerciali, ne fecero un'autentica potenza economica mondiale[73].

Dopo la triste parentesi quattrocentesca, segnata da pestilenze e dominazioni straniere, la città visse il suo momento di massimo fulgore dopo la riconquista dell'autogoverno per mano di Andrea Doria nel 1528[56], infatti per tutto il secolo seguente (noto come "El siglo de los Genoveses") Genova si segnalò quale principale finanziatrice della monarchia spagnola, ricavandone enormi profitti, che permisero alla vecchia classe patrizia di mantenere ancora per un certo periodo una sostanziale vitalità[56].

La Repubblica comunque risultava indipendente solo de iure, perché di fatto si trovava spesso sotto l'influenza delle principali potenze vicine, prima i francesi e gli spagnoli, poi gli austriaci ed i Savoia; a questa situazione si aggiunsero le tensioni e le ricorrenti lotte tra le famiglie dell'aristocrazia cittadina, che indebolirono il governo della Repubblica. La repubblica infine venne sottomessa dall'ondata napoleonica nel 1805 e durante il congresso di Vienna (1815) venne decisa l'annessione dei suoi territori al Regno di Sardegna, che ne affossò definitivamente l'economia e provocò l'emigrazione delle migliori maestranze e di gran parte della popolazione rurale verso le Americhe, nonostante i tentativi dei governanti sabaudi[74].

Senza essere mai al centro della scena artistica italiana, Genova ebbe una notevole produzione artistica, che nel 2006 ha valso al suo centro storico l'ingresso nella lista dei beni patrimonio dell'umanità dell'UNESCO[75].

Nella storia della navigazione è notevole il ruolo giocato dalla repubblica di Genova; massima gloria della città è senz'altro quella di aver dato i natali al celeberrimo Cristoforo Colombo, nel 1451; altro importante navigatore della Repubblica di San Giorgio fu Antonio da Noli, anch'egli del XV secolo. Come Colombo, ma già nel XII secolo, anche i fratelli Ugolino e Vadino Vivaldi percorsero i mari tentando di trovare la via delle Indie[76]. Si deve infine ricordare il condottiero Andrea Doria, figura fondamentale nel Mediterraneo del XVI secolo, senz'altro tra i più grandi ammiragli italiani, da alcuni anzi considerato il maggiore[77].

L'espansione di Genova nel Mar Mediterraneo

Pisa [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Pisa e Repubblica di Pisa.
Bandiera della Repubblica di Pisa
Il porto pisano, ormai interrato, oggi parte di Livorno
Stemma della Repubblica di Pisa: una croce a chiave in cui dodici globi rappresentano gli apostoli
Immagine di Pisa alla fine del XV secolo, tratta dalle Cronache di Norimberga

La Repubblica Pisana nacque nel XI secolo. In questo periodo storico Pisa intensificò i propri commerci nel Mar Mediterraneo e finì per scontrarsi più volte con le navi saracene risultando vittoriosa nel 1005 a Reggio Calabria, nel 1034 a Bona nell'Africa settentrionale, nel 1064 a Palermo, nel 1087 a Mahdia nell'attuale Tunisia. In questa prima espansione Pisa si ritrovò spesso alleata con la nascente potenza dei Normanni del Regno di Sicilia, come ad esempio nella presa di Palermo.[56]

Nella metà del secolo XI, l'accresciuto potere della città le valse diversi riconoscimenti papali e imperiali. Gregorio VII concesse la legazia sulla Corsica nel 1077, Urbano II elevò il rango della città a dignità arcivescovile nel 1092[78] mentre Enrico IV nel 1081 concesse alla città il diritto di eleggere i propri consoli[56]. Quest'ultima concessione rispecchiava in realtà una situazione di fatto dal momento che, negli anni precedenti, una forte crisi istituzionale si era conclusa con l'accordo tra l'arcivescovo e il visconte, dal quale rimase escluso il Marchese, e a seguito del quale Pisa iniziò a governarsi tramite dei consoli assistiti da un Consiglio degli Anziani[79], fino a rendersi sempre più indipente dall'arcivescovo e dal visconte[56].

Nel 1016 Pisa e Genova, tra loro alleate, sconfissero i Saraceni conquistando la Corsica ed espandendo la propria sfera d' influenza sulla Sardegna, al tempo suddivisa in 4 Giudicati, oltre ad acquisire il controllo del Tirreno. Un secolo dopo liberarono le Baleari[80] e questa spedizione fu celebrata nel "Gesta Triumphalia per pisanos"[81] e in un poema epico il "Liber Maiorichinus" composti negli anni 1113-1115[82].

La crescita del potere economico e politico di Pisa si realizzò principalmente con l'acquisizione di possedimenti e diritti commerciali verso l'est del Mediterraneo durante il periodo delle Crociate. A meno di due mesi dalla prima crociata del 1099, una flotta pisana di 120 navi giunse in Terrasanta a portare rifornimenti ai crociati. Durante il tragitto i crociati pisani, a cui si accompagnava l'arcivescovo Daiberto, futuro patriarca di Gerusalemme, colsero l'occasione per attaccare e saccheggiare varie isole dell'impero bizantino.[83]

Pisa raggiunse l'apice dello splendore tra il XII e il XIII secolo, quando le sue navi controllavano il Mediterraneo occidentale[84].

La rivalità tra Pisa e Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria (1284), che segnò l'inizio del declino della potenza pisana, con la rinuncia di Pisa a ogni pretesa sulla Corsica e con la cessione a Genova di una parte della Sardegna (1299).[56] Inoltre, dal 1324, iniziò la conquista aragonese della Sardegna, che privò la città toscana del dominio sui giudicati di Cagliari e di Gallura[85].

Dal punto di vista territoriale Pisa mantenne la sua indipendenza ed in sostanza il dominio della costa toscana fino al 1406, quando venne annessa dalla Repubblica di Firenze[56]. Durante la crisi di quest'ultima nelle Guerre d'Italia, Pisa si rivoltò contro il governo di Savonarola e nel 1494 si ricostituì come repubblica autonoma, ripristinando moneta e magistrature proprie[86]; ma dopo 16 anni di grave guerra, nel 1509 Firenze riuscì già a conquistare Pisa per la seconda e definitiva volta[87].

L'antico porto di Pisa, ora interrato a causa delle alluvioni dell'Arno, era situato a nord dell'attuale città di Livorno[88].

La repubblica di Pisa fu la culla di uno stile architettonico particolare, il romanico pisano, che lasciò splendide testimonianze artistiche non solo in Toscana (a Lucca, Pistoia, Prato, Massa Marittima), ma anche in Sardegna e in Corsica[89]. Lo stile ebbe origine nei cantieri dei quattro capolavori di Piazza dei Miracoli (tra cui la celebre Torre pendente) e prende le mosse dalla fusione di elementi di arte islamica del nord-Africa con quelli tipici del romanico lombardo e dell'arte bizantina[90]. Parallelamente all'architettura, si sviluppò anche una scuola di scultura romanica pisana, in cui emerge la figura di Nicola Pisano, il cui influsso fu notevole in tutta Italia[91].

L'espansione di Pisa nel Mar Mediterraneo

Venezia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Venezia e Repubblica di Venezia.
Bandiera della Serenissima Repubblica di Venezia
Panorama della zona centrale di Venezia con parte della sua laguna e, sullo sfondo il Lido che la separa dal mare aperto
Stemma della Repubblica di Venezia, con il leone di San Marco e il vangelo aperto recante la scritta Pax tibi Marce evangelista meus
Il Bacino di San Marco nel XVII secolo in un dipinto di Francesco Guardi

La potenza di Venezia, detta anche la Serenissima, nacque dallo sviluppo dei rapporti commerciali con l'Impero Bizantino, di cui formalmente fece inizialmente parte, pur nell'ambito di una sostanziale indipendenza. Venezia rimase anche in seguito alleata a Bisanzio nella lotta contro Arabi e Normanni.[56]

Intorno all'anno Mille cominciò la sua espansione nell'Adriatico, sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell'Istria e della Dalmazia e ponendo quelle regioni e le loro principali città sotto il suo dominio[92].

All'inizio del Duecento raggiunse il culmine della propria potenza, dominando i traffici commerciali nel Mediterraneo e con l'Oriente[56].

Durante la quarta crociata (1202-1204) la sua flotta fu determinante nell'acquisizione del possesso delle isole e delle località marittime commercialmente più importanti dell'impero bizantino. La conquista degli importanti porti di Corfù (1207) e Creta (1209) le garantì un commercio che si estendeva a Levante, e raggiungeva la Siria e l'Egitto, punti terminali dei flussi mercantili. Alla fine del XIV secolo, Venezia era divenuta uno degli stati più ricchi d'Europa.[93]

Il suo dominio nel Mediterraneo orientale nei secoli successivi fu minacciato e compromesso dall'espansione dell'Impero ottomano in quelle aree[94], nonostante la grande vittoria navale nella battaglia di Lepanto del 1571 contro la flotta turca, combattuta insieme alla Lega Santa[95].

Tra i secoli XIV e XVIII la Serenissima Repubblica di Venezia, in riposta alla politica aggressiva del Ducato di Milano[87], ebbe forte espansione anche sulla terraferma, diventando la più estesa delle repubbliche marinare, nonché uno dei più potenti stati della penisola italiana, e tale rimase fino alla conquista napoleonica del 1797. Dopo la caduta della Repubblica Cisalpina, Venezia tornò indipendente, ma era ormai ridotta a una piccola città - stato. Il Maggior Consiglio decretò lo scioglimento dei moltissimi organi che amministravano la repubblica e fu costretto a mettere a capo della città un duca cadetto degli Asburgo. Venezia cadde definitivamente nel 1848 quando il generale Radetzky la unì al regno Lombardo Veneto, controllato dall'Austria, di cui era capitale Milano. In quest'occasione venne sciolta l'ultima magistratura veneziana, la serenissima signoria, e Venezia rimase all'Austria fino al 1866, quando il Veneto passò nel Regno d'Italia[92].

La più importante repubblica marinara ebbe anche un ruolo di primo piano nella storia dell'arte: centro di connubio di elementi bizantini e arabi nell'Alto Medioevo, fu uno dei principali centri d'irradiamento della cultura rinascimentale grazie ad artisti come Giovanni Bellini, Giorgione e il Tintoretto, e mantenne questa centralità fino a tutto il Settecento, con i grandi nomi del Canaletto, Giovanni Battista Tiepoloe, sopra tutti, il maestro del neoclassicismo Antonio Canova.

Venezia diede luce a importanti navigatori ed esploratori, come Sebastiano Caboto, e al celebre viaggiatore Marco Polo, tra i primi occidentali ad arrivare in Cina e a riportarne in Europa notizie precise.

L'espansione di Venezia all'inizio del XVI secolo, al momento della sua massima potenza

Ancona [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Ancona e Repubblica di Ancona.
Bandiera della Repubblica di Ancona, con la croce greca
Panorama di Ancona dal porto
Ancona, la Loggia dei Mercanti (XV secolo) dello scultore e architetto dalmata Giorgio Orsini da Sebenico
Stemma della Repubblica di Ancona, che raffigura un cavaliere.
Veduta di Ancona dal mare nel XVI secolo, dalla Galleria delle Carte Geografiche dei Musei Vaticani
Particolare del duomo di Ancona (XI-XIV secolo): San Ciriaco

Compresa nelle terre pontificie dal 774, Ancona entrò nel Sacro Romano Impero intorno all'anno 1000, ma acquisì gradualmente autonomia fino a diventare pienamente indipendente con l'avvento dei comuni (XI secolo)[2]. Sebbene piuttosto chiusa dalla supremazia veneziana sul mare, fu repubblica marinara degna di nota per il suo sviluppo economico e per i suoi traffici privilegiati soprattutto con l'Impero Bizantino, con il quale ebbe un legame particolare[2]. Fu in ottimi rapporti anche con il regno d'Ungheria[96] e fu alleata fraterna della Repubblica di Ragusa[97]; fu grazie a queste preziose alleanze che riuscì sempre a difendersi contro Venezia che mirava a rendere l'Adriatico un mare esclusivamente veneziano.

Attraverso Ancona passava la via commerciale, alternativa a quella veneziana, che dal Medio Oriente passando per Ragusa, Ancona, Firenze, le Fiandre, conduceva in Inghilterra[98]; fu perciò la porta d'Oriente dell'Italia centrale. La Repubblica di Ancona sulle rotte orientali aveva fondachi a Costantinopoli[99], Alessandria d'Egitto, Scio (Chio), Accone (San Giovanni d'Acri), Segna, Famagosta, Trebisonda, e nei porti della Romania e della Siria; con le stesse città si scambiava consoli[100]. Sulle rotte occidentali Ancona aveva fondachi a Valenza e Barcellona; con l'Africa era attiva anche la rotta che toccava Siracusa, dove Ancona inviava consoli, e giungeva a Tripoli[98][101].

La moneta di Ancona, accettata su tutte le piazze commerciali mediterranee fu l'agontano[102][103]. Le leggi marittime di Ancona furono gli Statuti del mare[104], giunti a noi nella redazione del 1387, ma formatisi gradualmente nel corso del XII secolo[102] Essi sono un vero e proprio Corpus iuris maritimi e rendono un'idea del grado di organizzazione cui era giunta l'attività di navigazione anconitana nel XIV secolo[105].

Il suo territorio era compreso tra l'Adriatico, i fiumi Esino, Musone ed Aspio ed era difeso da venti castelli: i castelli di Ancona[106]. Caratteristiche importanti di questa repubblica furono dunque: non aver mai attaccato le altre città marinare, la continua necessità di difendersi, il dedicarsi totalmente alla navigazione, il totale disinteresse per l'espansione territoriale (limitata allo spazio vitale per la difesa e per l'approvvigionamento alimentare)[2]. .

A proposito della necessità di difendersi dagli attacchi esterni si ricorda che Ancona dovette guardarsi soprattutto dalle mire dell'Impero Germanico[107] (contro cui vinse ripetuti assedi) e del papato. Le lotte per difendere la propria libertà ebbero sempre esito positivo, fino a che, nel 1532, il papa Clemente VII, con astuta manovra politica, riuscì ad impossessarsene[2].

Dal punto di vista artistico fu uno dei centri del cosiddetto Rinascimento adriatico[108], ossia di quel particolare tipo di Rinascimento che si diffuse tra Dalmazia, Venezia e Marche, caratterizzato da una riscoperta dell'arte classica accompagnata però da una certa continuità con l'arte gotica. In architettura e scultura, l'esponente principale di questo movimento artistico fu il dalmata Giorgio Orsini, che lasciò in città spettacolari architetture e sculture[108].

Il più celebre navigatore anconitano fu Ciriaco Pizzecolli, detto il navigatore-archeologo[109] e chiamato dai suoi colleghi umanisti anche "padre delle antichità"; oggi è detto a volte "padre dell'archeologia"[110], perché dedicò tutta la vita alla ricerca di testimonianze del periodo greco-romano e perché fece conoscere ai suoi contemporanei l'esistenza del Partenone, delle Piramidi, della Sfinge e di altri monumenti antichi celebri e creduti distrutti. Altro noto navigatore anconitano fu l'importante cartografo marittimo Grazioso Benincasa[111].

Mentre gli anconitani (di ogni classe sociale) si dedicavano direttamente ai traffici marittimi, lo smistamento via terra delle merci importate era affidato invece a mercanti ebrei, lucchesi e fiorentini. Dal Levante giungevano nel porto di Ancona spezie e medicamenti di ogni tipo, coloranti, profumi, mastice, seta, cotone, zucchero di canna, allume; dalla Dalmazia arrivava invece legname (da Segna), sale (da Pago), metalli (da Fiume), pellami, cera, miele, (soprattutto da Ragusa, ma anche da Zara, Traù e Sebenico). Questi prodotti erano poi esportati via terra, diretti a Firenze, in Lombardia e nelle Fiandre. Via terra giungevano nel porto di Ancona: panni pregiati da Firenze e dalle Fiandre; dalle Marche olio, grano, vino, sapone, panni, carta di Fabriano e di Pioraco; dall'Abruzzo lo zafferano, dal Montefeltro il guado. Questi prodotti erano poi esportati via mare in Oriente e in Dalmazia[98].

Vie commerciali, sedi di consolati e di fondachi anconitani all'inizio del XVI secolo

Ragusa [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Ragusa.
Bandiera della Repubblica di Ragusa, che reca l'immagine del protettore San Biagio e le sue iniziali S e B
Panorama di Ragusa e del suo mare
Stemma della Repubblica di Ragusa
Il palazzo dei rettori a Ragusa
Ragusa e il suo porto nel 1800, in un dipinto di Zeno Diemer
Ragusa: Fontana di Onofrio (XV secolo) e chiesa di San Salvatore (XVI secolo)

Nella prima metà del VII secolo Ragusa cominciò a sviluppare un attivo commercio nel Mediterraneo orientale. A partire dall'XI secolo si impose come città marittima e mercantile soprattutto nell'Adriatico; il primo contratto commerciale conosciuto risale al 1148 e fu stipulato con la città di Molfetta, ma nei decenni a venire vennero stipulati accordi di alleanza con altre città, tra cui Pisa, Termoli, Napoli e soprattutto Ancona[112].

Dopo la caduta di Costantinopoli durante la IV Crociata nel 1204, Ragusa cadde sotto il dominio della Repubblica di Venezia, dalla quale ereditò gran parte delle sue istituzioni[113]. Il dominio veneto si prolungò per un secolo e mezzo, determinando l'assetto istituzionale della futura repubblica, con la comparsa del Senato (1252[114]) e l'approvazione dello Statuto Raguseo (9 maggio 1272[115]). Nel 1358, in seguito ad una guerra con il Regno d'Ungheria, Venezia fu costretta a rinunciare, con la pace di Zara, a gran parte dei suoi possedimenti in Dalmazia. Ragusa si diede volontariamente come vassallo al Regno di Ungheria, da cui ottenne il diritto di autogoverno in cambio del vincolo di assistenza con la propria flotta e del pagamento di un tributo annuale[112]. A metà del XV secolo la Communitas Ragusina iniziò a chiamarsi Respublica Ragusina[116]. Il cambiamento non fu soltanto formale[117], ma fu seguito da un concreto segno di autonomia e di fierezza: subito dopo il cambio di nome venne chiamato a Ragusa il grande architetto e scultore dalmata Giorgio Orsini, che dotò la città della poderosa cinta di mura turrite ancora presenti e ridisegnò il Palazzo del Rettore, ossia quello in cui risiedeva il governo cittadino[118].

Il territorio della repubblica era costituito da una sottilissima striscia costiera compresa tra Porto Noumense e Punta d'Ostro, includendo anche le isole di Meleda, Lagosta, l'arcipelago delle Elafiti e la penisola di Sabbioncello[87][119]

Basando la sua prosperità sul commercio marittimo, Ragusa divenne la maggiore potenza dell'Adriatico meridionale e giunse a rivaleggiare con la Serenissima Repubblica di Venezia. Per secoli Ragusa rimase alleata dell'altra repubblica marinara adriatica rivale di Venezia: Ancona. Questa alleanza permise alle due città poste sulle sponde opposte dell'Adriatico di resistere ai tentativi della Serenissima di rendere l'Adriatico un "Golfo veneziano", cioè di controllare direttamente o indirettamente tutti i porti adriatici[120]. Ancona e Ragusa svilupparono una via commerciale alternativa a quella veneziana (Venezia-Germania-Austria): tale via iniziava dall'Oriente, passava per Ragusa ed Ancona, poi interessava Firenze per giungere infine nelle Fiandre[98]. .

Ragusa fu la porta dei Balcani e dell'Oriente e raggiunse il suo apogeo nei secoli XV e XVI, grazie anche a convenienti esenzioni fiscali per le merci[121].

La struttura sociale era rigida e gli appartenenti alle classi inferiori non avevano alcuna influenza sul governo della Repubblica[121]. D'altro canto, la Repubblica di Ragusa si dimostrò estremamente avanzata per altri versi: nel 1317 fu aperta la prima farmacia (una delle prime in Europa)[122], nel 1432 un ospizio per trovatelli[123] e nel XVI secolo il primo lazzaretto per far passare la quarantena ai marinai provenienti da paesi in cui erano in corso delle epidemie[124].

Ragusa era una delle città in cui più fiorente era la tratta degli schiavi[125], abolita nel 1416 su imposizione del re d'Ungheria[126], 400 anni prima della Gran Bretagna (1833) e degli Stati Uniti (1865)[127].

Di fronte all'avanzata ottomana nella penisola balcanica e in seguito alla sconfitta ungherese nella battaglia di Mohács (1526), Ragusa passò sotto la supremazia formale del sultano, obbligandosi a pagargli un simbolico tributo annuale: un'abile mossa che permise di salvaguardare la sua indipendenza[128].

Con il XVII secolo iniziò per la Repubblica di Ragusa un lento declino, dovuto soprattutto ad un terremoto (6 aprile 1667), che rase al suolo gran parte della città facendo 5.000 vittime tra cui il rettore Simone de Ghetaldi[121].

La città venne presto ricostruita a spese del Papa e dei sovrani di Francia e Inghilterra, che ne fecero un gioiello dell'urbanistica seicentesca, e la Repubblica visse un'effimera ripresa. La pace di Passarowitz del 1718 riconobbe da un lato la piena indipendenza, ma dall'altro aumentò il tributo da versare alla Porta, fissandolo a 12.500 ducati[129]. Per ironia della sorte, la Repubblica ragusea sopravvisse alla veneta rivale (1797), ma fu occupata dagli Austriaci il 24 agosto 1798. La pace di Presburgo del 1805 assegnò la città alla Francia[129].

Nel 1806, dopo un assedio di un mese, Ragusa si arrese ai francesi. La Repubblica venne infine soppressa per decreto dal generale Marmont il 31 gennaio 1808 ed inserita nel napoleonico Regno d'Italia e quindi, circa due anni dopo, nelle Province Illiriche dell'impero francese[129].Oggi Ragusa è l'unica città ex-repubblica marinara a non far parte dello Stato italiano: il suo territorio è in Croazia.

Ragusa importava dall'entroterra balcanico metalli e minerali (tra cui il cinabro), pellami, lana; dalla Puglia e dalla Sicilia sale e grano; dal Levante spezie di ogni tipo. Attraverso Ancona importava prodotti marchigiani (olio, vino, grano, carta di Fabriano) e manufatti fiorentini e fiamminghi, specialmente panni pregiati. I prodotti orientali erano poi esportati in Europa occidentale e viceversa[98]. Peculiarità della repubblica di Ragusa fu la presenza di propri consoli non solo in altri porti, ma in numerosi centri lontani dal mare, lungo le strade che attraversavano la penisola balcanica in senso est-ovest. Consolati ragusei erano infatti a: Mostar, Sarajevo, Srebrenica, Belgrado, Prizren, Pristina, Prokuplje, Niš, Novi Pazar, Sofia, Filippopoli, Adrianopoli, Provadija. Naturalmente anche negli sbocchi marittimi di queste strade commerciali i ragusei inviavano consoli: Varna, Salonicco, e Costantinopoli (in questi ultimi due centri Ragusa aveva anche propri fondachi). Naturalmente un consolato raguseo era presente nella città sorella di Ancona, da cui le merci balcaniche prendevano la strada di Firenze, della Lombardia e delle Fiandre. Nell'Adriatico, consoli di Ragusa erano anche nei porti dirimpettai di Barletta, Trani e Bari. Nel Levante consolati ragusei erano a Chio, Rodi, Candia ed Alessandria d'Egitto. Sulle rotte occidentali invece la repubblica di San Biagio aveva rappresentanza consolare a Malta, Siracusa, Messina, Napoli e Marsiglia[98].

Oggi il nome croato della città è Dubrovnik, mentre quello italiano è sempre il medesimo: Ragusa.

Vie commerciali, sedi di consolati e di fondachi ragusei all'inizio del XVI secolo

Gaeta [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Gaeta.
La bandiera del Ducato di Gaeta, con una croce battesimale e ancorata su un solo braccio
Panorama della città di Gaeta affacciata sul mare
Stemma del Ducato di Gaeta
Il campanile del Duomo di Gaeta, del XII-XIII secolo
il Castello di Gaeta (XV sec.)
La flotta cristiana si avvicina a Gaeta (miniatura)

La città di Gaeta si sviluppa nel V e VI secolo d.C. come castrum (vale a dire come presidio militare), accogliendo i profughi di Formiae, delle Isole Pontine e di altri territori devastati dai saraceni.

Intorno all'839 il Ducato di Gaeta, seguendo l'esempio di Napoli e Amalfi, acquisisce autonomia amministrativa dall'Impero bizantino[130]: nell'875, sotto il duca Marino I, comincia a legiferare e a battere una moneta propria, il follaro. L'economia, oltre che dai commerci marittimi, è resa florida dalla pesca, dall'agricoltura e dall'artigianato.

In politica estera le principali azioni di Gaeta sono finalizzate a sconfiggere la minaccia saracena: dopo essersi liberata nell'849 da un assedio musulmano grazie all'aiuto di Napoli e Amalfi, aderì vittoriosamente alle lega campana e a quella romana per debellare la pirateria del Tirreno[130]. Dopo la definitiva vittoria del Garigliano nel 915, Gaeta godette di alcuni anni di pace e prosperità[31].

Gaeta controllava un'area corrispondente grossomodo alla parte occidentale dell'attuale provincia di Latina[131], e per alcuni anni ebbe il dominio sulle Isole ponziane[130].

Nel 1032, a seguito di una crisi dinastica, i Docibile, che avevano regnato sino a quel momento, dovettero cedere Gaeta a una dinastia longobarda, ma nel 1064 la città fu conquistata dai normanni, che la mantennero indipendente fino al 1140, quando l'ultimo duca, Riccardo III, la lasciò in eredità a Ruggero II di Sicilia[130].

Vie commerciali e sedi di consolati gaetani

Noli [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Noli.
Bandiera
Panorama di Noli con le torri e il mare
Stemma
Il palazzo della Loggia

La fortuna di Noli cominciò con le Crociate: la sua particolare posizione geografica la rese infatti un'importante porto per la costruzione delle navi e il trasporto di uomini e vettovaglie diretti in Terra Santa.

Partecipando alle crociate, Noli ottenne numerosi privilegi dai sovrani cristiani di Antiochia e di Gerusalemme e soprattutto ingenti ricchezze, con cui poté comprare gradatamente i vari diritti marchionali dai marchesi del Carretto, da cui dipendeva, fino alla completa indipendenza nel 1192, ufficializzata quattro anni dopo da Enrico VI di Svevia.

Ad appena dieci anni dalla sua nascita, i consoli del neonato comune decisero intelligentemente di allearsi con la vicina e assai più potente Repubblica di Genova: nel 1202 infatti Noli ne divenne un protettorato, condizione che sarebbe durata per tutta la sua esistenza.Questo rese Noli una repubblica marinara "anomala" rispetto alle altre: infatti non batté mai moneta propria né ebbe fondachi autonomi, appoggiandosi per queste cose ai genovesi, pur mantenenendo una totale indipendenza interna.

La piccola repubblica visse un periodo di florida espansione durante tutto il XIII e il XIV secolo, in cui costruì molte nuove torri, si dotò di una cinta muraria ed estese i suoi confini fino a comprendere i limitrofi paesi di Orco, Mallare, Segno e Vadocittà.

Città fortemente guelfa, aderì alla Lega lombarda contro Federico II e fu per questo premiata da papa Gregorio IX con la costituzione della diocesi di Noli nel 1239 e la donazione dell'Isola di Bergeggi.

Ma la prosperità di Noli era legata alle crociate: quando queste terminarono, la sua posizione geografica, tanto utile nel Duecento, si rivelò inadatta ai traffici di maggior cabotaggio delle navi quattrocentesche; i nolesi, tagliati fuori dai commerci marittimi, cessarono ogni attività mercantile e divennero pescatori. Questa è un'altra peculiarità della storia di Noli: infatti a partire dal 1400 la repubblica di Noli smise di fatto di essere "marinara", pur conservando la propria indipendenza per altri quattro secoli.

All'isolamento commerciale si aggiunsero le continue guerre con i vicini comuni di Savona e Finale Ligure, che contribuirono a condannare la cittadina ligure a una lunga decadenza, destinata a durare fino alla fine dell'indipendenza, avvenuta nel 1797 con l'annessione alla Repubblica Ligure.[132][133][134][135]

Rapporti tra le repubbliche marinare [modifica]

Le relazioni tra le repubbliche marittime traevano origine dalla loro natura di stati votati alla navigazione ed al commercio marittimo. Queste relazioni riguardarono di volta in volta accordi di natura economica e politica, allo scopo di trarre reciprocamente profitto da una rotta commerciale o per decidere di comune accordo di non ostacolarsi. Nei primi secoli, quando ancora non erano divenute così forti da contrastarsi le une con le altre, le città marinare furono spesso alleate allo scopo di liberare le loro rotte dai pirati saraceni: si vedevano così insieme Genova e Pisa, Venezia e Ancona, Amalfi e Pisa: addirittura nel 1087 la cosiddetta crociata di Mahdia vide schierate fianco a fianco Genova, Gaeta, Pisa e Amalfi. Ma questa figura di "citttà sorelle", tanto esaltata dalla storiografia nazionalista, ebbe vita breve: in capo a pochi decenni la concorrenza per il controllo delle rotte commerciali con l'Oriente e nel Mediterraneo iniziò a scatenare cruentissime guerre fratricide e una vera e propria selezione tra le repubbliche marinare: Amalfi sarà saccheggiata da Pisa che sarà distrutta da Genova che sarà sconfitta da Venezia[senza fonte].

Pisa e Venezia [modifica]

Verso la fine del XI secolo ebbe inizio la prima crociata in Terrasanta grazie all'iniziativa del pontefice Urbano II sostenuta dalle predicazioni di Pietro l'Eremita[136]. Venezia intervenne nelle vicende della crociata in maniera quasi simultanea di Pisa e le due repubbliche entrarono presto in concorrenza tra loro: nelle acque di Rodi si scontrarono l'armata navale veneziana del vescovo Eugenio Contarini con quella pisana dell'arcivescovo Daiberto[137].

Pietro l'eremita predica la prima crociata, in un dipinto di Francesco Hayez

In seguito, Pisa e Venezia diedero il loro supporto per rendere vittorioso l'assedio di Gerusalemme da parte dell'esercito guidato da Goffredo di Buglione. La spedizione pisana, dopo quell'evento, continuò la sua permanenza in Terrasanta: l'arcivescovo Daiberto divenne il primo patriarca di Gerusalemme e incoronò Goffredo primo re cristiano di Gerusalemme[138]; al contrario, Venezia terminò presto la propria partecipazione alla prima crociata, probabilmente perché i suoi interessi erano principalmente mirati a controbilanciare l'influenza pisana e genovese nelle terre del Levante.

Ma i rapporti tra Pisa e Venezia non furono sempre caratterizzati da rivalità e dall'antagonismo. Infatti le due repubbliche, nel corso dei secoli, stipularono diversi accordi con i quali si stabilivano le zone di influenza e di azione di Pisa e di Venezia in modo tale da non ostacolarsi.

Il 13 ottobre 1180 fu stipulato un accordo per la non ingerenza reciproca negli affari adriatici e tirrenici tra il doge di Venezia e il rappresentante dei consoli pisani e nel 1206 Pisa e Venezia concludevano un trattato nel quale si ribadivano le rispettive zone d'influenza[139].

Nel 1494-1509, durante lo svolgersi degli avvenimenti relativi all'assedio di Pisa da parte di Firenze, la Serenissima, seguendo la sua politica tendente ad assicurare la “libertà d'Italia” con l'eliminazione di ogni intervento straniero sul suolo italiano[140], era corsa a soccorrere i Pisani che tentavano di salvare la restaurazione della propria repubblica dall'aggressione di Firenze, non osteggiata da Carlo VIII, sovrano di Francia, presente in Italia con il suo esercito.

Venezia e Genova [modifica]

Dal 1947 al 1963 le 5.000 lire (ed anche le 10.000) recavano l'allegoria delle due repubbliche marinare più potenti e rivali: Genova e Venezia

I rapporti tra Genova e Venezia furono quasi sempre di forte ostilità e concorrenza, sia economica sia militare. Sino all'inizio del XIII secolo le ostilità si limitarono a singoli atti di pirateria e a isolate schermaglie. Verso il 1218[141] le Repubbliche di Venezia e di Genova si accordavano per mettere fine al dannoso corsaleggio con la garanzia di tutelarsi reciprocamente, mentre ai Genovesi veniva garantita la libertà di traffico nelle terre dell'impero orientale, nuovo e redditizio mercato.

La guerra di San Saba e il conflitto 1293-1299 [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di San Saba, Guerra tra Genova e Venezia (1293-1299) e Battaglia di Curzola.

La crisi tra le due Repubbliche si accese con impressionante violenza nelle vicende avvenute a San Giovanni d'Acri per il possesso del monastero di San Saba che i Genovesi occuparono nel 1255, iniziando poi le ostilità con il saccheggio del quartiere veneziano e la distruzione di navi in porto. La Serenissima, prima si accordò con Pisa stipulando un'alleanza a difesa dei comuni interessi siriano-palestinesi, poi passò all'offensiva distruggendo il monastero fortificato di San Saba. La fuga, insieme ai Genovesi, del reggente del Principato cristiano di Siria, barone Filippo di Montfort, concluse la prima fase di quella spedizione punitiva[142]

La conquista di Costantinopoli durante la quarta crociata in una miniatura antica

Già nel 1258 le tre potenze marittime si scontrarono in un'impari lotta nelle acque antistanti San Giovanni d'Acri. La flotta genovese fu sgominata e i Veneziani catturarono 300 marinai e alcune galee. Venezia e Pisa avevano dalla loro i sovrani di Cipro e Gerusalemme, mentre con i Genovesi si schierò Ancona.[143] I Genovesi risposero con nuove alleanze nello scacchiere orientale. Sul trono di Nicea si trovava, da usurpatore, Michele VIII Paleologo il quale intendeva riscattare con le armi le terre che erano appartenute all'Impero Bizantino. Terre che, peraltro, erano occupate dai crociati con la denominazione di Impero Latino, che in realtà era uno stato fantoccio retto dai Veneziani. Infatti essi avevano de facto instaurato il nuovo regime a loro favorevole (compresi enormi privilegi commerciali), deviando il percorso della quarta crociata su Costantinopoli e cacciando l'imperatore legittimo[144]. Il disegno espansionistico di Michele VIII Paleologo si incontrava con quello genovese. La flotta e l'esercito niceni investivano e occupavano Costantinopoli, determinando il crollo dell'Impero Latino d'Oriente a neppure sessant'anni dalla sua creazione[145]. La Repubblica di Genova sostituì quella di Venezia nel monopolio dei commerci con i territori del Mar Nero.

Questa fase di lotte tra Genova e Venezia vide la conclusione nella Battaglia di Curzola (vinta da Genova), nella quale oltre all'ammiraglio veneziano Andrea Dandolo fu fatto prigioniero Marco Polo, nel 1298[146]. Il Dandolo, per non vivere l'umiliazione di giungere a Genova al remo preferì suicidarsi fracassandosi la testa contro il remo cui era incatenato[147]. Un anno dopo le due Repubbliche si pacificarono a Milano[148].

La guerra di Chioggia [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Chioggia.

Verso la fine del XIV secolo, la grande isola di Cipro, retta dalla signoria di Pietro II di Lusignano, era stata occupata dai Genovesi, mentre la più piccola isola di Tenedo, importante scalo sulla rotta del Bosforo e del Mar Nero, veniva concessa da Andronico Paleologo a Genova la Superba in contrasto con la precedente concessione del padre Giovanni V alla Serenissima. I due fatti contribuirono alla ripresa delle ostilità tra le due città marinare, che dallo scacchiere orientale si allargavano a quello occidentale del Mediterraneo.

Le navi genovesi e veneziane combattono insieme a Lepanto (Allegoria della battaglia di Lepanto, dipinto di Paolo Veronese)

Il conflitto fu detto guerra di Chioggia, perché i Veneziani, dopo un iniziale successo, furono sconfitti a Pola dai Genovesi che occuparono Chioggia e posero l'assedio a Venezia. I Veneziani, però, riuscirono ad allestire una nuova flotta e ad assediare a loro volta i Genovesi a Chioggia, i quali furono costretti ad arrendersi (1380). La guerra si concluse in favore di Venezia con la pace di Torino dell'8 aprile 1381.[149]

La presa di Costantinopoli del 29 maggio 1453, da parte degli Ottomani di Maometto II, mise la parola fine agli undici secoli di storia dell'Impero d'Oriente. Questo evento suscitò una forte reazione emotiva che si concretizzò nel progetto di Niccolò V di una crociata[150].

Per la realizzazione di questa impresa il pontefice si fece mediatore di pace tra le due coalizioni che avevano continuato in Toscana e in Lombardia a combattersi. Cosimo de' Medici e Alfonso d'Aragona entrarono nella Lega italica, insieme al sarzanese Niccolò V, Francesco Sforza e la Serenissima[151].

Mentre i pontefici Callisto III e Pio II tentavano di portare avanti l'idea del loro predecessore e si rivolgevano agli Stati della Lega italica e ad altri potentati europei per interessarli ad una crociata in Oriente[150], gli Ottomani avevano fatto capitolare e costretto al tributo molte colonie genovesi e veneziane. Questi eventi mostrarono il dominio nel Mediterraneo orientale della nuova grande potenza navale e militare ottomana e costrinse le due repubbliche marittime italiane a cercare un nuovo destino. Genova lo trovò nella nascente finanza internazionale, Venezia nell'espansione terrestre.

La Lega Santa e la Battaglia di Lepanto [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Lepanto.

Intorno alla metà del XV secolo Genova stipulò una triplice alleanza con Firenze e Milano; questa faceva capo alla Francia di Carlo VII. Di contro, Venezia si avvicinò notevolmente ad Alfonso V d'Aragona, insediato sul trono di Napoli. A causa delle rivalità degli Stati italiani, si formarono due grandi coalizioni dietro le quali si andava sviluppando progressivamente l'intervento straniero nella penisola.

Nel XVI secolo, per cercare di contrastare l'avanzata degli Ottomani, Venezia e Genova abbandonarono i loro scontri per aderire alla Lega Santa creata da papa Pio V. La maggior parte della flotta cristiana era formata da navi veneziane, circa 100 galee, Genova invece era sotto bandiera spagnola, in quanto la Repubblica di Genova aveva noleggiato a Filippo II tutte le sue navi. L'imponente flotta della Lega si riunì nel golfo di Lepanto per scontrarsi con la flotta turca comandata da Capudan Alì Pascià. Era il 7 ottobre del 1571 e la grande battaglia navale, combattuta da mezzogiorno al tramonto, si risolse con la vittoria della Lega cristiana[152].

Genova e Pisa [modifica]

Queste due Repubbliche Marinare ebbero molti scambi, data la loro posizione nel mar Tirreno. In principio, i rapporti furono di collaborazione e di alleanza nell'affrontare l'incombente e sempre più minacciosa espansione araba. In seguito, però, si accesero le rivalità per primeggiare nella parte occidentale del Mediterraneo.

Alleate contro i Saraceni [modifica]

Le catene del porto di Pisa, prese da Genova durante le lotte tra le due repubbliche marinare e restituite nell'anno dell'unità italiana in segno di fratellanza

All'inizio del secondo millennio, l'espansione degli eserciti musulmani era arrivata in Sicilia e si spingeva verso Nord in Calabria e tentava di conquistare la Sardegna. Per contrastare le azioni piratesche dei Saraceni che attacavano flotte soprattutto nelle zone di influenza commerciale delle repubbliche, Pisa e Genova unirono le forze per sgominare la flotta saracena capeggiata da Mujāhid al-Āmirī (detto in Italia Musetto) che si era temporaneamente insediata tra il 1015-16 nei pressi dell'antica colonia romana di Turris Lybissonis, in Sardegna. Le operazioni riuscirono nel loro intento, ma ben presto iniziarono delle dispute per il controllo dei territori conquistati. A causa delle limitate forze a loro disposizione, non riuscirono a occupare la grande isola del Tirreno per molto tempo[153].

Le numerose contese, anche armate, furono superate nel 1087 quando, per tutelare i loro reciprochi interessi, si riunirono per combattere il loro nemico comune. Nell'estate dello stesso anno partì verso le coste dell'Africa mediterranea un'imponente flotta composta da duecento galee genovesi e pisane ma anche di Gaeta, Salerno e Amalfi. La flotta riuscì nell'offensiva contro al-Mahdiyya (6 agosto 1087)[154]. Il 21 aprile 1092 il pontefice Urbano II elevò la diocesi di Pisa al rango di arcidiocesi metropolitana. Inoltre, sottometteva i vescovi della Corsica al potere metropolitico della Chiesa pisana[155].

Quella stessa vittoriosa spedizione convinse il pontefice Urbano II che il progetto di una grande crociata per liberare la Terrasanta era possibile.

Intorno agli anni venti del secolo XII il Pontefice Pasquale II chiese ai Pisani e ai Genovesi di organizzare una crociata nel Mediterraneo occidentale. La spedizione ebbe notevole successo e riuscì a liberare dalla presenza musulmana le isole Baleari[79]. Il papa, come atto della propria riconoscenza, concesse alle due repubbliche molti privilegi. All'arcivescovo di Pisa fu riconosciuta la primazia sulla Sardegna, oltre che sulla Corsica[56].

La prima guerra tra Pisa e Genova [modifica]

Le concessioni del pontefice all'arcivescovato pisano incrementarono notevolmente la fama della repubblica toscana in tutto il Mediterraneo, ma suscitarono, allo stesso tempo, le invidie dei Genovesi che presto si trasformarono in competizione e in scontri.

Nel 1119, i Genovesi assaltarono delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta in mare e in terraferma, che durò fino al 1133 interrotta da diverse tregue che furono talvolta rispettate e altre volte violate. Gli scontri ebbero alterne vicende e si conclusero con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovati corsi. La pace fu ottenuta anche grazie all'intercessione dell'allora papa Innocenzo II.[156]

La seconda guerra [modifica]

La Battaglia della Meloria, in un'immagine tratta dalla cronaca del Villani

Quando l'imperatore Federico Barbarossa scese in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Genova appoggiò la causa imperiale seppur con alcune riserve. Pisa, invece, concesse il proprio appoggio incondizionato all'imperatore partecipando all'assedio di Milano. Nel 1162 e nel 1163 Federico I di Svevia concesse alla fedele Pisa notevoli privilegi, come il controlllo della costa tirrenica fino a Civitavecchia[56].

Questo fece riaccendere i risentimenti e le rivalità di Genova, rivalità che anche in questo caso non tardò a trasformarsi in guerra aperta, con scontri dalle alterne fortune. Genova, impegnata in diverse operazioni militari via terra per il controllo dell'Oltregiogo e già divisa da lotte interne tra le varie fazioni nobiliari, per cercare di rimediare ad una serie di sconfitte navali che ne avevano indebolito ulteriormente le forze, stringe, a metà deglli anni '60 del XII secolo, un'alleanza con la città di Lucca: in cambio di un attacco via terra contro Pisa, da combinare con quello navale, i genovesi avrebbero costruito per i lucchesi una torre (torre Motrone) lungo la via Regia, nella zone dove ora sorge Viareggio. L'alleanza tra Lucca e Genova verrà rinnovata altre volte, ma la torre sarà poi distrutta dai pisani nel 1170, durante un'altra serie di scontri, in cui intervenne anche Firenze in aiuto di Pisa.[157]

Lo scontro ebbe una pausa in occasione della discesa in Italia, per la quarta volta, dell'imperatore Federico Barbarossa, ma riprese subito dopo la sua partenza. La pace fu raggiunta il 6 novembre del 1175 con il ritorno dell'imperatore del Sacro Romano Impero in Italia. L'accordo favoriva Genova che vedeva espandersi i propri territori d'oltremare. Pisa e Genova parteciparono alla campagna bellica guidata da Enrico VI, successore di Federico I di Svevia, contro il regno di Sicilia[158].

Sconfitta di Pisa: la Battaglia della Meloria [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia della Meloria.

Dal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornarono a combattersi duramente. L'episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e genovesi si scontrarono per tutta la giornata nella battaglia della Meloria. Vincitori risultarono i Genovesi, mentre le galee pisane, non ricevendo soccorsi, furono costrette a ritirarsi nel porto di Pisa[159]. Migliaia furono i prigionieri condotti dai Genovesi nelle carceri di Malapaga. Fra di essi era presente il poeta Rustichello da Pisa il quale incontrò un altro prigioniero celebre, Marco Polo catturato nel corso della battaglia di Curzola, e trascrisse le avventure dell'esploratore veneziano[160].

Quella battaglia segnò un forte arresto della potenza della Repubblica toscana, la quale non riuscirà più a riacquistare la posizione di dominio nel Mediterraneo occidentale. Con la battaglia della Meloria Pisa aveva perso migliaia di uomini nel fiore degli anni e ciò provocò un crollo demografico non indifferente. Venezia non intervenne per aiutare l'alleata Pisa nella sua crisi. Questo, secondo alcuni storici, può essere considerato un errore da parte della Serenissima che, in questa maniera, concesse la supremazia nel Tirreno alla rivale Genova e, nello stesso tempo, perse il prezioso aiuto pisano in Oriente. Pisa riuscì comunque a riprendere la propria espansione territoriale in Toscana qualche decennio dopo grazie a Guido da Montefeltro[161] e Arrigo VII di Lussemburgo.

Statua di Ruggero II al Palazzo Reale di Napoli.

Nel XIV secolo a Pisa avvenne il passaggio dalla realtà comunale a quella della signoria. Fazio Novello della Gherardesca fu un aristocratico abbastanza saggio e illuminato per l'epoca. Egli si riavvicinò con Firenze, con il papa e con Genova. L'accordo con Genova era solo il primo di una serie di intese di carattere commerciale[162].

Tuttavia, nei primi anni del secolo seguente, sotto il governo del signore Gabriello Maria Visconti, la città di Pisa fu assediata da Milanesi, Fiorentini, Genovesi e Francesi. Approfittò della situazione il rivale Giovanni Gambacorta il quale riuscì a salire al potere ma trattò segretamente la resa con gli assedianti. Il 6 ottobre 1406 Pisa diventava un possedimento di Firenze che realizzava in questa maniera il suo obiettivo di raggiungere uno sbocco a mare. La gloriosa e secolare Repubblica non esisteva più[163].

Amalfi e Pisa [modifica]

Amalfi, già dall'ultimo ventennio del secolo XI, aveva perso la completa autonomia, anche se continuava i propri scambi commerciali godendo di un'ampia (almeno in questo periodo) autonomia amministrativa. Sotto la protezione del normanno Guglielmo, terzo Duca di Puglia, gli amministratori di Amalfi raggiunsero, nell'ottobre 1126, con la vicina Pisa un proficuo accordo commerciale con lo scopo di collaborare nella tutela dei comuni interessi nel Tirreno. Questo accordo era frutto di un'amicizia con la Repubblica toscana che durava ormai da decenni[164].

Ma quando si scatenò una guerra che vedeva impegnati il pontefice Innocenzo II e il nuovo imperatore Lotario II (e con loro le Repubbliche di Genova e di Pisa) contro il normanno Ruggero II d'Altavilla (che controllava il territorio di Amalfi), l'esercito di Pisa, ritenendo che l'accordo del 1126 non fosse più valido per la soggezione di Amalfi ai Normanni, atttaccò la città costiera il 4 agosto 1135 e la depredò brutalmente[164].

Anche se la guerra si concluse in favore di Ruggero II (che vide riconosciuti i propri diritti sui territori dell'Italia meridionale), Amalfi aveva subito un colpo durissimo, col quale perse, assieme alla flotta, anche la sua autonomia politica[165].

Amalfi e Gaeta [modifica]

La battaglia di Ostia in un affresco di Raffaello del 1514, indicativo della leggendaria fama dello scontro.

Amalfi e Gaeta furono spesso alleate, insieme ad altri Stati del Meridione, per contrastare i pirati saraceni: nell'846, insieme ai ducati di Napoli e Sorrento, sconfissero per la prima volta i mussulmani nella battaglia di Licosa.[166]

Nell'849 aderirono poi alla Lega campana (assieme a papa Leone IV, a Napoli e a Sorrento) per difendere il porto di Ostia: la Battaglia di Ostia è considerata da alcuni storici[167][168][169] la più grande vittoria di una flotta cristiana sui musulmani prima di Lepanto.

Ma la vittoria definitiva giunse nel 915, quando formarono la Lega romana con papa Giovanni X, Napoli, Capua, Salerno, Benevento, il Regno d'Italia e l'Impero bizantino e vinsero la decisiva battaglia del Garigliano, con cui distrussero la grande fortezza saracena del Garigliano e bloccarono l'espansione mussulmana in Italia[170].

Infine, nel 1087 unirono le loro flotte a quelle di Pisa, Genova e Salerno e attaccarno con successo il porto tunisino di Al-Mahdiyya[154].

Nonostante la repressione della pirateria, le due repubbliche mantennero sempre ottimi rapporti con i musulmani, loro principali partner commerciali[171][172].

Venezia, Ancona e Ragusa [modifica]

Pace di Venezia (1177): Alessandro III, il Barbarossa e il doge si incontrano in Ancona (G. Gamberato, Palazzo Ducale di Venezia): visibile il colle del Duomo e l'Arco di Traiano.

La competizione commerciale tra Venezia da una parte e Ancona con Ragusa dall'altra era molto forte poiché si affacciano tutte sul mare Adriatico[173][174]. In più di un'occasione arrivarono allo scontro aperto. Venezia, consapevole della propria maggiore potenza economica e militare, non gradiva la concorrenza di altre città marinare nell'Adriatico. Molti erano i porti adriatici sotto il dominio della Serenissima, ma Ancona e Ragusa mantenevano la loro indipendenza. Queste due repubbliche, per non soccombere al dominio della repubblica veneta, strinsero ripetute e durevoli alleanze.[175][176]

Prima dell'inizio delle guerre, tuttavia, Venezia e Ancona erano state alleate contro i saraceni[177].

Nel 1174 Venezia unì le proprie forze all'esercito imperiale di Federico Barbarossa per cercare di piegare Ancona. L'imperatore Federico infatti era in Italia per riconfermare la sua autorità sulle città italiane. Iniziò così l'assedio alla città. I Veneziani stanziarono numerose galee e il galeone "Totus Mundus" nel porto di Ancona, mentre le truppe imperiali circondarono la città da terra. Dopo alcuni mesi di drammatica resistenza gli Anconitani, sostenuti dai Bizantini, riuscirono ad inviare un piccolo drappello in Emilia-Romagna dove poterono chiedere soccorso. Le truppe ferraresi e quelle del feudo di Bertinoro arrivarono a soccorrere la città e, dopo una battaglia, cacciarono le truppe imperiali ed i Veneziani.[107] La Pace di Venezia, tra le altre cose, regolò i rapporti tra le forze partecipanti all'assedio di Ancona. Dopo il grande scontro del 1174, Ancona e Venezia ebbero altri momenti di ostilità, che arrivarono anche alla guerra aperta e alla necessità di stilare dei trattati.

Nel 1195 navi pisane ed anconitane tentarono di rendere libera dal controllo veneziano la navigazione in Adriatico. A Venezia era stato eletto da poco doge Enrico Dandolo, saggio e già molto anziano; la sua flotta riuscì a mettere in fuga le flotte rivali e ad inseguirle sino a Costantinopoli[178]. Negli anni venti del Duecento, il doge Pietro Ziani intensificò i rapporti diplomatici con Bologna e varie città marchigiane, al fine di isolare Ancona[178].

Nel 1205 Venezia si impossessò di Ragusa; ne diresse quindi i destini per più di un secolo, frenandone l'espansione marittima[179]. Alcuni studi recenti considerano il periodo veneziano di Ragusa non una vera e propria soggezione, ma una sorta di protettorato[180].

Nel 1273 contro Venezia si era formata una lega anti-veneziana composta, oltre che da Ancona, anche da Bologna, Treviso, Verona, Mantova, Ferrara, Cremona. Dopo alterne vicende Venezia riuscì infine a prevalere e stipulò un trattato di pace a sé favorevole, che però Ancona non volle firmare[178]. Ancona, per difendere la propria libertà di navigare in Oriente, continuò quindi a difendersi da sola contro le pretese di Venezia, che aveva messo in atto contro di essa un blocco navale e terrestre[178]; nonostante ciò, nel 1277, Ancona riuscì a strappare alla più potente rivale una sonora vittoria[181][182]. Nel 1281, quando era doge Giovanni Dandolo, venne invece stilato tra le due repubbliche il trattato di Ravenna, tutto a favore di Venezia[181].

Nel 1382, Ragusa, staccatasi da Venezia, riacquisì la libertà, ma solo di fatto, visto che iniziò a pagare tributi annuali agli Ungheresi; ciò le permise di salvaguardare la sua libertà di fatto, esaltata anche dal suo motto: Non bene pro toto libertas venditur auro, ossia La libertà non si vende per tutto l'oro. Dopo la battaglia di Mohács Ragusa anziché all'Ungheria, iniziò a pagare il suo tributo ai Turchi, e anche questa volta la sua libertà di fatto venne salvata. Dopo il periodo veneziano, la Repubblica di Ragusa riconfermò la sua antica alleanza con Ancona[97].

Nel 2012 è avvenuto un gemellaggio tra i comuni di Venezia e Ragusa[183].

Ancona e Pisa [modifica]

Le due repubbliche marittime dell'Italia centrale si allearono contro Venezia due volte, nel 1195 e nel 1257[177].

Noli e Genova [modifica]

Come già detto, Noli fu un protettorato genovese dal 1202 alla fine della sua indipendenza: una scelta che le permise di non essere schiacciata dall'immensa superiorità della vicina, pur con qualche condizionamento nella politica estera. Noli ricambiò la protezione aiutando Genova nelle guerre contro Pisa e Venezia.[133][135]

La Regata delle Antiche Repubbliche Marinare [modifica]

Le quattro imbarcazioni partecipanti alla regata
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regata delle Antiche Repubbliche Marinare.

Nel 1955, per rievocare le gloriose gesta delle quattro repubbliche marinare più famose, le amministrazioni comunali di Venezia, Genova, Amalfi e Pisa decisero di istituire la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, ovvero una competizione di canottaggio preceduta da un corteo storico.

L'evento si svolge ogni anno tra la fine di maggio e l'inizio di luglio, ed è ospitato a rotazione nelle suddette città.[184]

Note [modifica]

  1. ^ Vedi la pagina: Marina Militare
  2. ^ a b c d e f g Fonti non locali: Armando Lodolini, Le repubbliche del mare, edizioni Biblioteca di storia patria, a cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica, Roma 1967 (il capitolo del libro riguardante Ancona è consultabile alla pagina: [1]; Horst Dippel, Costituzioni Degli Stati Italiani (volume 10: Documenti costituzionali di Italia e Malta, parte 1: Ancona-Lucca) edizioni Walter de Gruyter (Germania), 2009 (pagina 130); autori vari, Marche guida rossa Touring Club Italiano, Touring Editore, 2005 (pagine 88 e 104); Giuseppe Sandro Mela, Islam: nascita, espansione, involuzione Armando Editore, 2005 (Google eBook, pagina 67); Peris Persi, Conoscere l'Italia (volume Marche), Istituto Geografico De Agostini, Novara 1982 (pag. 74); Gabriella Airaldi, Benjamin Z. Ḳedar, I comuni italiani nel regno crociato di Gerusalemme, Università di Genova, Istituto di medievistica, 1986 (Pag. 525); Valerio Lugoni (a cura di) Meravigliosa Italia, Enciclopedia delle regioni, edizioni Aristea, Milano; Guido Piovene, in Tuttitalia, Casa Editrice Sansoni, Firenze & Istituto Geografico De Agostini, Novara (pag. 31); Pietro Zampetti, in Itinerari dell'Espresso (volume Marche), a cura di Neri Pozza, Editrice L'Espresso, Roma 1980
  3. ^ Fonti locali: Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli edizioni Unione arti grafiche, Città di Castello, 1960, volumi I e II; Deputazione di storia patria per le Marche, Ancona repubblica marinara, Federico Barbarossa e le Marche, edizioni Arti grafiche Città di Castello, 1972
  4. ^ Fonti non locali: autori vari, Lazio guida rossa del Touring Club Italiano, Touring Editore, 1981 (pag. 743); Giovanna Bergamaschi, Arte in Italia: guida ai luoghi ed alle opere dell'Italia artistica, Electa, 1983 (pag. 243); Giuseppe Sandro Mela, Islam: nascita, espansione, involuzione Armando Editore, 2005 (Google eBook, pagina 67); Salvatore Aurigemma, Angelo de Santis, Gaeta, Formia, Minturno
  5. ^ Fonti locali: *vedi pagina: GolfoTv - Notizie dal Golfo di Gaeta; in questa pagina si informa, tra l'altro, del fatto che la città di Gaeta ha avviato un processo di riconoscimento ufficiale del suo antico ruolo di repubblica marinara.*Dal sito del Comune di Gaeta*Articolo di giornale
  6. ^ Fonti non locali: Società internazionale per lo studio del Medioevo latino, Centro italiano di studi sull'alto Medioevo, Medioevo latino, Volume 28 (pag. 1338); Francesca Bandini, Mauro Darchi, La Repubblica di Noli e l'importanza dei porti minori del Mediterraneo nel Medioevo editrice All'insegna del giglio, Firenze 2004; Michelin / MFPM, Liguria, edizioni Michelin 2010; Anne Conway, Giuliana Manganelli, Liguria: una magica finestra sul Mediterraneo edizioni White Star, Vercelli 1999; Reale accademia delle scienze di Torino. Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Atti della Reale accademia delle scienze di Torino: Classe di scienze morali, storiche e filologiche, Volumi 69-70, Edito dalla Libreria Fratelli Bocca, 1933; autori vari, Liguria, guida verde del Touring Club Italiano, Touring Editore, 2012. ISBN 9788836558636; vedi anche la voce della Treccani sull'argomento
  7. ^ Fonti locali: Giuseppe Gallo, La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257-1528), edizioni De Ferrari, 1997
  8. ^ Fonti non locali: Autori vari, Croazia. Zagabria e le città d'arte. Istria, Dalmazia e le isole. I grandi parchi nazionali Touring Editore, 2004 (pagina 129); Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma Mondadori editore, 2010 (pagina 439); Vesna Pavic Croazia, guida completa Giunti Editore, 2005 (pagina 121); Armando Pitassio, Corso introduttivo allo studio della Storia dell'Europa Orientale: dall'antichità a Versailles Morlacchi Editore, 2000 (pagine 98 e 128); Sergio Anselmi, Ragusa e il Mediterraneo: ruolo e funzioni di una Repubblica marinara tra Medioevo ed etā Moderna, Cacucci editore, 1988
  9. ^ L'elenco è compilato riportando le caratteristiche che vari testi considerano distintive di tutte le repubbliche marinare oppure riunendo gli elementi che le fonti attribuiscono a ciascuna di esse, senza eccezione. Per brevità si riportano i riferimenti al testo Le Repubbliche del Mare di Armando Lodolini (edizioni Biblioteca di storia patria, a cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica, Roma 1967). Le pagine utilizzate sono le seguenti:
    • Autonomia, economia, politica e cultura basate essenzialmente sulla navigazione e sugli scambi marittimi
      • pagina 46: Venezia, Amalfi, Pisa, Ancona, Genova; pagine 126, 129 e 173: Amalfi; tavola 42: Ragusa; pagine 161-163: Gaeta; pagina 173: Pisa; pagine 200, 202 e 206: Ancona.
    • Possesso di una flotta di navi e/o presenza di arsenale
      • pagina 163: Gaeta; pagina 129: Amalfi; pagina 191: Ragusa; pagina 202: Ancona.
    • Presenza di fondachi nei porti mediterranei
      • pagine 64 e 103: Venezia, Genova, Pisa, Ragusa, Ancona, Amalfi; pagina 126: Amalfi; pagine 172-173: Pisa.
    • Presenza nel proprio porto di fondachi e consoli di città marinare mediterranee
      • pagina 91: in genere le repubbliche marinare.
    • Uso di moneta propria accettata nei porti mediterranei
      • pagina 51: Genova; pagina 89: Amalfi; pagina 90: Venezia; pagina 163: Gaeta; pagina 204: Ancona.
    • Uso di proprie leggi marittime
      • pagina 65: Genova, Pisa, Amalfi, Gaeta; pagina 67: Venezia, Ragusa, Ancona; pagina 127: Amalfi; pagina 204: Ancona.
    • Partecipazione alla repressione della pirateria
      • pagina 58: Pisa; pagina 59: Venezia; pagina 60: Genova; pagina 86: Pisa, Genova, Ancona, Gaeta: pagine 130-131: Gaeta, Amalfi; pagina 163: Gaeta; pagine 168 e 180: Pisa; pagina 188: Ragusa; pagina 205: Ancona.
    • Partecipazione alle crociate
      • pagina 63: Venezia, Pisa, Genova; pagina 108: in genere le repubbliche marinare; pagine 202 e 206: Ancona.
  10. ^ Un fondaco è un edificio o un insieme di edifici adibiti al commercio e all'ospitalità dei propri connazionali. Vedi anche Fondachi: definizioni, etimologia e citazioni nel Vocabolario Treccani
  11. ^ I "console dei mercanti" o "consoli delle nationes" erano una sorta di ambasciatori che curavano gli interessi commerciali della città marinara nei vari porti. Vedi anche cònsole - Sapere.it
  12. ^ Ad esempio, Pisa elaborò la "Breve maris" (1297), Venezia il "Capitulare mnauticum" (1225), Amalfi le "Tavole amalfitane", Ancona gli "Statuti del mare" (1387)
  13. ^ Rinaldo Panetta Saraceni in Italia - Mursia 1973
  14. ^ Vittorio Gleijesis La storia di Napoli Soc. Editrice Napoletana
  15. ^ Guida verde della Michelin, volume Liguria (pagina 177); Vedi anche la pagina [2]
  16. ^ a b c Enciclopedia Pomba - Utet Torino
  17. ^ Luigi Cibrario, editore M. Fontana, Della economia politica del medio evo, Volume 3 1842 (pag. 272)). Il testo è consultabile alla pagina Della economia politica del medio evo, Volume 3 : Luigi Cibrario : Free Download & Streaming : Internet Archive. Inoltre: Predelli Sacerdoti, Gli statuti marittimi veneziani fino al 1255, Venezia 1903
  18. ^ Enciclopedia Treccani on line, alla voce Capitolari
  19. ^ Piergiovanni Vitale, Le fonti del diritto marittimo ligure, Genova 1951
  20. ^ a b c d e Antonio Lefebvre D'Ovidio, Gabriele Pescatore, Leopoldo Tullio Manuale di diritto della navigazione Giuffrè Editore, 2011 - XII edizione (pag. 16)) ISBN 8814114129
  21. ^ a b Gina Fasoli e Francesca Bocchi, La città medievale italiana, 13. Diploma di Berengario e Adalberto ai Genovesi (958), dal sito Reti Medievali dell'Università degli Studi di Napoli Federico II
  22. ^ Questo motto era usato solo nei sigilli e nelle monete: vedi la pagina
  23. ^ M. BALDASSARRI, La monetazione della Repubblica di Pisa fino alla prima dominazione fiorentina, in A. ZAMPIERI, a cura di, Pisa nei secoli, II, Pisa, Edizioni ETS 2003, pp. 7-66.
  24. ^ aa. vv. Biblioteca italiana ossia giornale di letteratura scienze ed arti compilato da una società di letterati, Milano, A.F. Stella, 1839
  25. ^ Questo motto entrò in uso nel XV secolo (vedi A. Lodolini, Le repubbliche del mare, opera citata); il motto precedente, in uso almeno dal XII secolo, era: Anconae dignum cernentes noscite signum (vedi alla pagina [3]
  26. ^ Guido Camarda,Salvatore Corrieri,Tullio Scovazzi La riforma del diritto marittimo nella prospettiva storica Giuffrè Editore, 2010 (pag. 34)
  27. ^ Ancona ebbe una libertà solo di fatto, concessa dai pontefici in cambio del riconoscimento dell'autorità della Chiesa: papa Alessandro III (dopo la Pace di Venezia) dichiarò Ancona città libera nell'ambito dello Stato della Chiesa; papa Eugenio IV confermò la posizione giuridica definita dal suo predecessore e il 2 settembre 1443 la dichiara Ancona ufficialmente repubblica
  28. ^ Il testo è riportato alla pagina: Traduzione dei libri I, V, VI e VII del Liber statutorum, a cura di Cristiano Caracci
  29. ^ Ragusa ebbe una libertà solo di fatto, visto che anche dopo il 1358 (Pace di Zara) pagava tributi annuali prima agli Ungheresi, e dopo la battaglia di Mohács, ai Turchi
  30. ^ Il motto si può ammirare nel santuario gaetano della Santissima Annunziata, come riportato alla pagina GolfoTv - Notizie dal Golfo di Gaeta
  31. ^ a b http://www.ristoranteilfollaro.it/Cenni%20di%20Storia/Documenti%20Cenni%20di%20Storia/5%C2%AA%20Repubblica%20Marinara.pdf
  32. ^ Come si nota dal raffronto tra la data degli Statuti e quella della fine dell'autonomia del Ducato di Gaeta, gli statuti gaetani giunti a noi sono molto più recenti del periodo della repubblica marinara, anche se sono basati sulla legislazione precedente. Vedi il moderno statuto comunale di Gaeta consultabile alla pagina [4]
  33. ^ Niccola Alianelli, Delle antiche consuetudini e leggi marittime delle Provincie napolitane, editori Fratelli de Angelis, 1871. Il testo è consultabile alla pagina Delle antiche consuetudini e leggi marittime delle Provincie napolitane - Niccola Alianelli, Naples (Kingdom) - Google Libri
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  42. ^ Agli Sforza dal 1464 al 1499
  43. ^ Brevemente ricostituitasi dal 1494 al 1509
  44. ^ Ai Malatesta dal 1348 al 1353
  45. ^ sotto il dominio diretto della Chiesa dal 1353 al 1383
  46. ^ A Venezia dal 1205 al 1207, dal 1211 al 1215 dal 1217 al 1230. Al despotato d'Epiro dal 1230 al 1232
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  49. ^ http://www.stilepisano.it/immagini/index41.htm
  50. ^ Ad esempio Genova fu protagonista nella nascita della finanza internazionale
  51. ^ Ad esempio Amalfi migliorò e diffuse la bussola, Venezia inventò le galee da mercato e Genova il corsiere
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  101. ^ Altri testi utili che parlano della colonie anconitane sono: Le città del Mediterraneo all'apogeo dello sviluppo medievale: aspetti economici e sociali atti del diciottesimo Convegno internazionale di studi (Pistoia, 18-21 maggio 2001), edito Centro italiano di studi di storia e d'arte, 2003 (pagina 261); Carlo Crivelli, Susanna Avery-Quash, Pinacoteca di Brera Crivelli e Brera, Mondadori Electa, 2009 (pagina 127); per la colonia di Famagosta vedi anche: Rivista storica italiana, Volume 88,Edizioni 1-2, Edizioni scientifiche italiane, 1976 (pagina 215); per la colonia di Alessandria vedi anche: Ogier d'Anglure, Le saint voyage de Jherusalem du Seigneur d'Anglure, testo del 1412 edito nel 1878 a Parigi da Bonnardot e Longnon (in questo testo Ancona è chiamata "Enconne" e gli anconitani "enconitains")
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    • Fabio Mariano, La stagione adriatica del gotico fiorito, in Architettura nelle Marche, Nardini editore Firenze 1995
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  184. ^ http://www.amalficoast.it/primopiano/resort/costiera-amalfitana-1/regata-delle-antiche-repubbliche-marinare-44.aspx

Bibliografia [modifica]

  • Sulle repubbliche marinare in genere
    • Armando Lodolini, Le repubbliche del mare, edizioni Biblioteca di storia patria, a cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica, Roma 1967
    • Adolf Schaube, Storia del commercio dei popoli latini del Mediterraneo sino alla fine delle Crociate, Unione tipografico-editrice Torinese, 1915
    • Gabriella Airaldi, B. Z. Ḳedar, I comuni italiani nel regno crociato di Gerusalemme, Università di Genova, Istituto di medievistica, 1986
    • G. Benvenuti - Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia - Newton & Compton editori, Roma 1989.
    • Indro Montanelli, Storia d'Italia, Milano, RCS Quotidiani s.p.a., 2003.
    • Marc'Antonio Bragadin, Storia delle Repubbliche marinare, Odoya, Bologna 2010, 240 pp., ISBN 978-88-6288-082-4.
    • A. Frugoni - Le Repubbliche Marinare - ERI, Torino 1958.
    • P. Gianfaldoni - Le antiche Repubbliche marinare. Le origini, la storia, le regate - CLD, 2001.
    • (A cura di) Antonella Grignola - Le repubbliche marinare - Amalfi, Genova, Pisa, Venezia , Colognola ai Colli (VR), Giunti Editore, 1999.
  • Sulle singole repubbliche
    • Massimo Costantini, Una Repubblica nata sul mare: navigazione e commercio a Venezia, Marsilio, 2005
    • Raimondo Morozzo della Rocca, Francesca Maria Tiepolo, Venezia: Serenissima Repubblica dalle origini al 1797, Fondazione italiana per la storia amministrativa, 1972
    • Gino Benvenuti, Storia della Repubblica di Genova, Mursia, 1977
    • Carlo Varese, Storia della repubblica di Genova: dalla sua origine sino al 1814, Tipografia d'Y. Gravier, 1836
    • Gino Benvenuti, Storia della Repubblica di Pisa: le quattro stagioni di una meravigliosa avventura, Giardini, 1961
    • Umberto Moretti, La prima repubblica marinara d'Italia: Amalfi : con uno studio critico sulla scoperta della bussola nautica, A. Forni, 1998
    • Sergio Anselmi e Antonio Di Vittorio Ragusa e il Mediterraneo: ruolo e funzioni di una repubblica marinara tra Medioevo ed età Moderna, Cacucci, 1990
    • Autori Vari, Ancona repubblica marinara, Federico Barbarossa e le Marche; a cura della Deputazione di storia patria per le Marche, Arti grafiche Città di Castello, 1972
    • Alberto Manzino e Natale Russo, Quinta repubblica marinara di Noli, Natrusso Communication, 2005
    • Antonio Sperduto, Gaeta, Electa Napoli, 1999

Voci correlate [modifica]

Collegamenti esterni [modifica]

Le monete delle antiche repubbliche marinare: vedi la pagina [29]

Le navi delle repubbliche marinare nel Medioevo: vedi la pagina: [30]