Repubbliche marinare

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Lo scudo dello stemma della Marina Militare italiana raggruppa i simboli delle quattro repubbliche marinare più note: dall'alto a sinistra, in senso orario, gli emblemi di Venezia, Genova, Pisa e Amalfi.
Localizzazione e antichi stemmi delle repubbliche marinare
« ... le celebri città stato che con le loro gesta squartarono le tenebre dei cosiddetti "secoli bui". »
(Gino Benvenuti, Le repubbliche marinare)

La definizione di repubbliche marinare, nata nell'Ottocento, si riferisce ad alcune città portuali italiane che a partire dal Medioevo godettero, grazie alle proprie attività marittime, di autonomia politica e di prosperità economica.

La definizione è in genere riferita in particolare alle quattro città italiane i cui stemmi sono riportati dal 1947 nelle bandiere della Marina Militare e della Marina Mercantile[1]: Amalfi, Genova, Pisa e Venezia. Oltre alle quattro più note, tra le repubbliche marinare si annoverano però anche Ancona[2][3], Gaeta[4][5], Noli[6][7] e la repubblica dalmata di Ragusa[8]; in certi momenti storici esse ebbero un'importanza non secondaria rispetto ad alcune di quelle più conosciute.

Bisogna tenere presente che l'espressione repubbliche marinare è stata coniata dalla storiografia ottocentesca, diversi anni dopo la fine dell'ultima di esse: nessuno di questi Stati si è mai autodefinito repubblica marinara.

Elementi che caratterizzarono una repubblica marinara sono[9]:

Uniformemente disseminate lungo la penisola italiana - al Nord, al Centro e al Sud - le repubbliche marinare furono importanti non solo per la storia della navigazione e del commercio: oltre a preziose merci altrimenti introvabili in Europa, nei loro porti arrivavano anche nuove idee artistiche e notizie su paesi lontani; con le repubbliche marinare l'Europa rialzava nuovamente lo sguardo verso gli altri continenti[13]. Nonostante la rivalità commerciale che le metteva l'una contro l'altra, queste città, per la loro intraprendenza, lo spirito di avventura e la capacità di risorgere dopo tempi difficili, sono sempre state considerate una grande gloria per l'Italia.[13]

Origini, affermazione e durata[modifica | modifica sorgente]

La ripresa economica che si ebbe in Europa a partire dal IX secolo, abbinata all'insicurezza delle vie di comunicazione terrestri, fece sì che le principali rotte commerciali si sviluppassero lungo le coste del Mar Mediterraneo: in questo contesto di crisi dei poteri centrali, alcune città portuali furono in grado di acquisire sempre maggiore autonomia, fino a ricoprire un ruolo di primo piano nello scenario europeo[14].

Interessante notare che ben sei di esse - Amalfi, Venezia, Gaeta, Genova, Ancona e Ragusa - iniziarono la propria storia di autonomia e mercatura dopo essere state quasi distrutte da un terribile saccheggio, oppure furono fondate da profughi di terre devastate.[15] Queste città, esposte alle incursioni dei corsari e trascurate dai poteri centrali, organizzarono in modo autonomo la propria difesa, accoppiando l'esercizio del commercio marittimo a quello della sua protezione armata[16]; furono poi in grado, nei secoli X e XI, di passare all'offensiva. I traffici di queste città raggiungevano l'Africa e soprattutto l'Asia, inserendosi efficacemente tra la potenza marittima bizantina e quella islamica, con le quali si stabilì un rapporto complesso di competizione e di collaborazione per il controllo delle rotte mediterranee.

Ognuna di esse fu favorita dalla propria posizione geografica, lontana dalle principali vie di passaggio degli eserciti e protetta da monti o lagune, che la isolò e le permise di dedicarsi indisturbata ai traffici marittimi[17].

Tutto ciò portò ad una graduale autonomia amministrativa e, in alcuni casi, ad una vera e propria indipendenza dai poteri centrali, i quali da tempo non riuscivano più a controllare le province periferiche: l'Impero bizantino, il Sacro Romano Impero, lo Stato Pontificio[16].

È inoltre importante ricordare che le forme di indipendenza che si vennero a creare in queste città furono varie, e tra esse stenta ad orientarsi il moderno modo di considerare i rapporti politici, che distingue nettamente tra autonomia amministrativa e libertà politica. Per questo motivo, nella sottostante tabella le date relative all'indipendenza sono due: una si riferisce alla libertà di fatto, l'altra a quella di diritto.

Città Stemma Bandiera Motto, moneta e codice marittimo Inizio dell'indipendenza Stato precedente Fine dell'indipendenza Durata dell'indipendenza Stato successivo
Amalfi
Regione-Campania-Stemma.svg
Flag of the Republic of Amalfi.svg
motto: Descendit ex patribus romanorum
moneta: tarì
codice: Tavole amalfitane (XI sec.)[18]
di fatto: 839 (acquisizione dell'autonomia amministrativa) Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1131 (in seguito alla guerra tra il papa Innocenzo II e Ruggero II di Sicilia) di fatto: 3 secoli Blason sicile famille Hauteville.svg Regno di Sicilia
Genova
Stemma della Repubblica di Genova.png
Flag of Genoa.svg
motti: Respublica superiorem non recognoscens
Pe Zena e pe San Zòrzo
moneta: genovino
codice: Regulae et ordinamenta officii gazariae (1441)[19]
di fatto: 958, (con la concessione di Berengario II)[20];
di diritto: 1096 (con la Compagna Communis)
Corona ferrea monza (heraldry).svg Regno d'Italia 1797 (con la Campagna d'Italia) di fatto: 8 secoli
di diritto: 7 secoli
Flag of Genoa.svg Repubblica Ligure
Pisa
Stemma della Repubblica di Pisa.png
Flag of the Republic of Pisa.svg
motto: Urbis me dignum pisane noscite signum[21]
moneta: aquilino o grosso pisano[22]
codice: Constitutum usus (1160)[23] e Breve curia maris (1297)[19]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà);
di diritto: 1081
Corona ferrea monza (heraldry).svg Regno d'Italia 1406 (occupazione militare fiorentina) di fatto: 4 secoli
di diritto: 3 secoli
Flag of John the Baptist.svg Repubblica fiorentina
Venezia
Stemma della Repubblica di Venezia.png
Bandiera della Repubblica di Venezia.gif
motti: Pax tibi, Marce, evangelista meus;
Viva San Marco!
moneta: zecchino o ducato
codice: Capitolare nauticum (1225)[24][25]
di fatto: 697 con Paolo Lucio Anafesto;
di diritto: 1143 (Commune Veneciarum)
Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1797 (Trattato di Campoformio) di fatto: 11 secoli
di diritto: 6 secoli e 1/2
Flag of Archduchy of Austria (1894 - 1918).svg Arciducato d'Austria
Ancona
Stemma della Repubblica di Ancona.png
Ancona-Bandiera.png
motti: Ancon dorica civitas fidei[26]
moneta: agontano
codice: Statuti del mare (1387)[27]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà)[28] Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio[29] 1532 (occupazione militare pontificia) di fatto: 5 secoli Flag of the Papal States (pre 1808).svg Stato Pontificio
Gaeta
Stemma del Ducato di Gaeta.png
Bandiera del Ducato di Gaeta.jpg
moneta: follaro[30]
codice: parte degli Statuti di Gaeta (1356)[31][32]
di fatto: 839 (acquisizione dell'autonomia amministrativa) Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1140 (annessione al Regno normanno) di fatto: 3 secoli Blason sicile famille Hauteville.svg Regno di Sicilia
Noli
Stemma della Repubblica di Noli.png
Bandiera della Repubblica di Noli.png
codice:Statuti di Noli (XII sec.)[33] di fatto: 1192[34];
di diritto: 1196 (conferma dei diritti da parte di Enrico VI di Svevia)
Corona ferrea monza (heraldry).svg Regno d'Italia 1797 (con la Campagna d'Italia) rep. marinara: 2 secoli
repubblica: 6 secoli
Flag of Genoa.svg Repubblica Ligure
Ragusa
Stemma della Repubblica di Ragusa.png
Republic of Dubrovnik Flag.png
motto: Non bene pro toto libertas venditur auro
moneta: denominazioni varie[35]
codice: due volumi del Liber statutorum (1272)[19][36]
di fatto: XI secolo (graduale acquisizione della libertà)[37] Flag of the Greek Orthodox Church.svg Impero bizantino 1808 (con la Pace di Presburgo) di fatto: 8 secoli Province illiriche del Flag of France.svg

Primo Impero francese

La tabella seguente mette a confronto la diversa durata delle repubbliche marinare; i colori sono più intensi per i periodi aurei, più chiari per quelli di ascesa e di declino, tenendo presenti le guerre vinte o perse, le colonie commerciali nel Mediterraneo, la potenza economica, i possedimenti territoriali, i periodi di temporanea sudditanza a potenze estranee. Le date poste all'inizio e alla fine di ogni linea del tempo indicano rispettivamente l'anno di inizio e di fine dell'autonomia; l'eventuale data intermedia indica invece l'anno in cui da indipendenza de facto si passò a indipendenza de iure. Le note, infine, si riferiscono ai periodi di temporanea perdita di libertà.

0666 0700 0733 0766 0800 0833 0866 0900 0933 0966 1000 1033 1066 1100 1133 1166 1200 1233 1266 1300 1333 1366 1400 1433 1466 1500 1533 1566 1600 1633 1666 1700 1733 1766 1800

Amalfi
839 Wiki wiki [38] 1135

Genova
958 Wiki wiki 1096 [39] [40] [41] [42] [43] [44] 1797

Pisa
1000 c.a 1081 c.a [45] 1406 [46]

Venezia
697 Wiki wiki 1143 1797

Ancona
1000 c.a [47] [48] 1532

Gaeta
839 Wiki wiki [49] [50] 1135

Noli
1192 1196 [51] 1797

Ragusa
1000 c.a [52] [53] [53] [53] [54] 1808

Dal punto di vista istituzionale, coerentemente con la loro origine comunale, le città marinare erano delle repubbliche oligarchiche, generalmente rette, in maniera più o meno dichiarata, dalle principali famiglie mercantili: i governi erano dunque espressione del ceto mercantile, che costituiva il nerbo della loro potenza; per questo, a volte, ci si riferisce a tali città col termine più specifico di "repubblica mercantile". Erano dotate di un articolato sistema di magistrature, dalle competenze a volte complementari, a volte sovrapposte, che nei secoli mostrò una decisa tendenza a modificarsi - non senza un certo grado di instabilità - e ad accentrare il potere: così il governo divenne privilegio della nobiltà mercantile a Venezia (dal 1297) e del duca ad Amalfi (dal 945). Tuttavia anche Gaeta, che non ebbe mai ordinamenti repubblicani, e Amalfi, che divenne ducato nel 945, sono dette repubbliche marinare, in quanto il termine repubblica non va inteso nel significato moderno: fino a Machiavelli e a Kant, "repubblica" era sinonimo di "Stato", e non era contrapposto a monarchia[55].

Le Crociate offrirono l'occasione di espandere i commerci: Amalfi, Genova, Venezia, Pisa, Ancona e Ragusa erano già impegnate nel commercio con il Levante, ma con le Crociate migliaia di abitanti delle città marinare si riversarono in Oriente, creando fondachi, colonie e stabilimenti commerciali. Essi esercitarono una grande influenza politica a livello locale: i mercanti italiani costituivano infatti, nei centri sede dei loro affari, associazioni di categoria con lo scopo di ottenere dai governi stranieri privilegi giurisdizionali, fiscali e doganali[56].

Solo Venezia, Genova e Pisa ebbero un'espansione territoriale oltremare, ossia possedettero ampie regioni e numerose isole lungo le coste mediterranee; Genova e Venezia arrivarono inoltre a dominare anche tutta la propria regione e parte di quelle confinanti, diventando capitali di Stati regionali; Venezia fu poi l'unica ad allontanarsi in maniera molto sensibile dalla costa. Amalfi, Gaeta, Ancona, Ragusa e Noli estesero invece il proprio dominio solo ad una parte del territorio della propria regione, configurandosi come città-stato; tutte le repubbliche ebbero comunque proprie colonie e fondachi nei principali porti mediterranei, tranne Noli, che usufruiva di quelli genovesi.

Se premessa alla nascita delle repubbliche mercantili era stata l'assenza di una forte autorità centrale, la loro fine fu in genere viceversa dovuta all'affermazione di un potente Stato centralizzato: solitamente l'indipendenza poteva durare finché il commercio era in grado di assicurare prosperità e ricchezza, ma quando queste cessavano, s'innescava un declino economico terminante con l'annessione, non necessariamente violenta, ad uno Stato forte e organizzato.

La longevità delle varie repubbliche marinare fu molto varia: Venezia ebbe la più lunga vita, dall'Alto Medioevo all'Età napoleonica; anche Genova e Ragusa ebbero storia lunghissima, dal Mille all'Età napoleonica; Noli durò altrettanto, ma smise di commerciare già nel XV secolo. Pisa e Ancona ebbero una vita comunque lunga, restando indipendenti sino al Rinascimento. Amalfi e Gaeta furono invece le prime a cadere, conquistate dai Normanni nel XII secolo.

Importanza delle repubbliche marinare[modifica | modifica sorgente]

Grazie alle repubbliche marittime si riattivarono i contatti tra l'Europa, l'Asia e l'Africa, quasi interrotti dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente; la loro storia s'intreccia sia con l'avvio dell'espansione europea verso Oriente, sia con le origini del moderno capitalismo, inteso come sistema mercantile e finanziario; in queste città si coniarono monete d'oro, in disuso da secoli, si misero a punto nuove pratiche di cambio e di contabilità: nacquero così la finanza internazionale e il diritto commerciale.

Vennero inoltre incentivati i progressi tecnologici nella navigazione; importanti, a riguardo, il miglioramento e la diffusione della bussola da parte degli amalfitani e l'invenzione veneziana della galea grossa[57]. La navigazione deve molto alle repubbliche marinare anche per ciò che concerne la cartografia nautica: le carte del XIV e nel XV secolo a noi pervenute appartengono tutte alle scuole di Genova, di Venezia e di Ancona[58].

La raccolta del pepe; da Il Milione di Marco Polo, edizione francese del XV secolo.

Dall'Oriente le repubbliche mercantili importavano una vasta gamma di merci introvabili in Europa, che poi rivendevano in altre città d'Italia e dell'Europa centrale e settentrionale, creando un triangolo commerciale tra l'Oriente arabo, l'Impero bizantino e l'Italia; sino alla scoperta dell'America furono perciò nodi essenziali degli scambi tra l'Europa e gli altri continenti.

Tra i prodotti più importanti si ricordano[59][60]:

Inoltre, l'importanza artistica delle repubbliche mercantili fu grandiosa, grazie alla straordinaria prosperità derivante dai commerci, al punto che ben cinque di esse (Amalfi, Genova, Venezia, Pisa e Ragusa) sono oggigiorno inserite nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Se non si può parlare di un'arte marinara, cioè di una corrente artistica comune a tutte e loro esclusiva, un tratto caratterizzante fu la commistione di elementi delle diverse tradizioni artistiche mediterranee, elementi principalmente bizantini, islamici e romanici[61].

Storia delle singole repubbliche[modifica | modifica sorgente]

Amalfi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Amalfi e Ducato di Amalfi.
Bandiera: croce di Malta
Amalfi in un dipinto di John Ruskin
Il portale bronzeo del Duomo di Amalfi (XI sec.)
Interno dell'arsenale di Amalfi (XI sec.)

Amalfi, la prima repubblica marinara a raggiungere un'importanza di primo piano, acquisì l'indipendenza de facto dal Ducato di Napoli nell'839: quell'anno infatti il principe di Benevento Sicardo, durante una guerra contro i bizantini, espugnò la città e ne deportò la popolazione: quando egli morì in una congiura di palazzo gli amalfitani si ribellarono, scacciarono il presidio longobardo e diedero vita alla libera repubblica di Amalfi[62].

Gli amalfitani si ressero con un ordinamento repubblicano retto da comites, a cui erano preposti i praefecturii, fino al 945, quando Mastalo II assunse il potere e si proclamò duca[63].

Già dalla fine del IX secolo il ducato sviluppò intensi scambi con l'Impero bizantino e con l'Egitto. I mercanti amalfitani sottrassero agli Arabi il monopolio dei commerci mediterranei e fondarono nel X secolo basi mercantili nell'Italia Meridionale, in Nordafrica ed in Medio Oriente. Nell'XI secolo Amalfi raggiunse l'apice della sua potenza marittima ed aveva fondachi a Costantinopoli, Laodicea, Beirut, Giaffa, Tripoli di Siria, Cipro, Alessandria, Tolemaide e addirittura a Baghdad e in India[64]

I suoi confini terrestri si estendevano dal fiume Sarno a Vietri, mentre a occidente confinava col Ducato di Sorrento; possedeva inoltre Capri[65], donata dai bizantini come ricompensa per aver sconfitto i saraceni a San Salvatore nell'872[66]. Inoltre, per soli tre anni (dall'831 all'833), i duchi di Amalfi Mansone I e Giovanni I ebbero anche il controllo del Principato di Salerno, comprendente l'intera Lucania[67].

La flotta amalfitana contribuì a liberare il Tirreno dai pirati saraceni, sconfiggendoli a Licosa (846), a Ostia (849) e sul Garigliano (915).

All'alba dell'anno Mille, Amalfi era «la più prospera città della Langobardia», l'unica, per grandezza, ricchezza e potenza, a poter competere con le grandi metropoli arabe: coniava una propria moneta d'oro, il tarì, che aveva corso in tutti i principali porti mediterranei; dell'epoca sono le Tavole amalfitane, un codice di diritto marittimo rimasto valido per tutto il Medioevo[64]; a Gerusalemme il nobile commerciante Mauro Pantaleone edificò l'ospedale da cui avrebbero avuto origine i Cavalieri di Malta[68].

I lungimiranti duchi di Amalfi seppero salvaguardare nei secoli la propria potenza, alleandosi, a seconda delle circostanze, ora con i bizantini, ora col Papa, ora coi musulmani[69][70].

Per lungo tempo, sulla base di un'erronea lettura di un passo dell'umanista Flavio Biondo, all'amalfitano Flavio Gioia è stata attribuita l'invenzione della bussola. Nonostante la tenace tradizione originatasi, leggendo correttamente il passo di Biondo risulta che Flavio Gioia non sia mai esistito, e che la gloria degli amalfitani non fu quella di inventare la bussola, importata in realtà dalla Cina, ma di essere stati i primi a usarla e a diffonderne l'uso in Europa[64][71].

Lo stretto legame che legò la città di Amalfi all'Oriente è testimoniato anche dall'arte che fiorì nei secoli di indipendenza e in cui si fusero armonicamente influenze bizantine ed arabo-normanne[72].

Verso la metà dell'XI secolo la potenza del ducato cominciò ad offuscarsi: nel 1039, anche a causa di lotte intestine, fu conquistato da Guaimario V, principe di Salerno, città storica nemica di Amalfi, dal cui controllo si liberò nel 1052 col duca Giovanni II[73]. Ma nel 1073 Roberto il Guiscardo, chiamato dagli stessi Amalfitani contro Salerno, conquistò il ducato. Amalfi rimase sostanzialmente autonoma, si ribellò anzi spesso ai reggenti fino al 1100, quando l'ultimo duca Marino Sebaste fu deposto dai Normanni, che lasciarono ad Amalfi solo un'autonomia amministrativa, revocata poi nel 1131 da Ruggero II di Sicilia[64]. Dopo la conquista normanna, la decadenza non fu immediata, divenendo nel frattempo scalo marittimo dello Stato normanno-svevo[64], ma il bacino commerciale amalfitano si ridusse al Mediterraneo occidentale e in modo graduale la città fu soppiantata, localmente da Napoli e Salerno, a livello mediterraneo da Pisa, Venezia e Genova.

Espansione e commerci di Amalfi

Genova[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Genova e Repubblica di Genova.
Panorama di Genova e del suo porto in un'acquatinta ottocentesca
Duomo di Genova (XII-XIV sec.)
Palazzo San Giorgio, un tempo sede dell'omonimo banco

Genova era risorta agli albori del X secolo, quando, dopo la distruzione della città per mano saracena, i suoi abitanti ripresero la via del mare[62]. A metà del X secolo, inserendosi nella contesa tra Berengario II d'Ivrea e Ottone I di Sassonia, ottenne nel 958 l'indipendenza de facto, ufficializzata poi nel 1096 con la creazione della "Compagna Communis", unione dei commercianti e dei feudatari della zona[62].

Nel frattempo l'alleanza con Pisa consentiva la liberazione del Mediterraneo occidentale dai pirati saraceni.

Le fortune del comune aumentarono notevolmente grazie all'adesione alla prima crociata, che procurò grandi privilegi per le comunità genovesi in Terra santa[62].

L'apogeo si ebbe nel XIII secolo, a seguito del Trattato di Ninfeo[74] e della duplice vittoria su Pisa (battaglia della Meloria 1284) e Venezia (battaglia di Curzola, 1298)[75]: la Superba dominava il Mar Mediterraneo e il Mar Nero[76] e controllava la Liguria, la Corsica, il Giudicato sardo di Torres, l'Egeo Settentrionale e la Crimea meridionale.

Ma il Trecento segnò una grave crisi economica, politica e sociale per Genova, che, fiaccata da lotte intestine, perse la Sardegna a favore degli Aragonesi, fu sconfitta da Venezia ad Alghero (1353) e a Chioggia (1379)[76] e sottomessa più volte alla Francia e al Ducato di Milano[76].

La repubblica era indebolita dallo stesso ordinamento dello Stato, che, basato su accordi privati tra le principali famiglie, portava a governi incredibilmente brevi e instabili e a frequentissime lotte di fazione[76].

Dopo le pestilenze e le dominazioni straniere del Tre e Quattrocento, la città visse un secondo apogeo a seguito della riconquista dell'autogoverno per mano di Andrea Doria (1528)[62], al punto che il secolo seguente fu detto El siglo de los Genoveses[62]; tale definizione non fu dovuta al commercio marittimo, bensì alla sua impressionante penetrazione bancaria, grazie al Banco di San Giorgio, che ne fece un'autentica potenza economica mondiale[77]: parecchie monarchie europee, come la Spagna, furono vincolate ai prestiti dei banchieri genovesi e la sua moneta, il genovino, divenne una delle più importanti al mondo[78].

La repubblica comunque risultava allora indipendente solo de iure, perché di fatto si ritrovò sotto l'influenza delle principali potenze vicine, prima i francesi e gli spagnoli, poi gli austriaci ed i Savoia[79]. La repubblica crollò a seguito della I campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte: divenuta nel 1797 Repubblica Ligure, fu annessa alla Francia nel 1805, con la II campagna d'Italia. Nel 1815, il congresso di Vienna ne decretò l'annessione al Regno di Sardegna[80].

L'importanza artistica di Genova è stata riconosciuta dall'UNESCO inserendo le Strade Nuove e il complesso dei Palazzi dei Rolli tra i patrimoni dell'umanità.

Il legame indissolubile tra Genova e la navigazione è testimoniato da Lanzerotto Malocello, da Ugolino e Vadino Vivaldi e soprattutto dal celeberrimo Cristoforo Colombo, uno dei più grandi navigatori di tutte le epoche.

Espansione e commerci di Genova

Pisa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Pisa e Repubblica di Pisa.
Bandiera: croce pisana
Il porto pisano, ormai interrato, oggi parte di Livorno
La Torre pendente e il Duomo di Pisa (XII sec.)
Il Battistero di Pisa (XIV sec.)

La Repubblica Pisana nacque nell'XI secolo. In questo periodo storico Pisa intensificò i propri commerci nel Mar Mediterraneo e finì per scontrarsi più volte con le navi saracene, sconfiggendole a Reggio Calabria (1005), a Bona (1034), a Palermo (1064), a Mahdia (1087), anche grazie all'alleanza con la nascente potenza del Regno di Sicilia[62].

All'origine Pisa era retta da un Visconte, il cui potere era limitato dal Vescovo: ma nell'XI secolo, inserendosi nelle lotte tra questi due poteri, la città, governata da un Consiglio degli Anziani[81], acquisì un'autonomia de facto, ufficializzata poi nel 1081 da Enrico IV di Franconia[62].

Nel 1016 Pisa, grazie all'alleanza con Genova, sconfisse i Saraceni, conquistò la Corsica e i giudicati sardi di Cagliari e Gallura, e acquisì il controllo del Tirreno; un secolo dopo prese le Baleari[82]. Contemporaneamente il suo potere economico e politico si accrebbe notevolmente coi diritti commerciali acquisiti con le Crociate, grazie ai quali poté insediare numerosi fondachi in Terrasanta[62].

Pisa fu sempre la più fervida sostenitrice della causa ghibellina, opponendosi quindi alle guelfe Genova, Noli, Lucca e Firenze: la sua moneta, l'aquilino, recò sempre il nome dell'imperatore[83].

Pisa raggiunse l'apice del proprio splendore tra XII e XIII secolo, quando le sue navi controllavano il Mediterraneo occidentale[84] e poté esprimere nel campo dell'arte il romanico pisano, miscellanea di elementi occidentali, orientali, islamici e classici[85].

La rivalità con Genova si acuì nel XIII secolo e sfociò nella battaglia navale della Meloria (1284), che segnò l'inizio del declino della potenza pisana, con la cessione a Genova della Corsica (1299)[62], a cui si aggiunse nel 1324 - dopo la battaglia di Lucocisterna - quella della Sardegna a favore dell'Aragona; ma soprattutto, a differenza di Genova, Pisa doveva controllare un entroterra, che vedeva nelle vicinanze le città rivali di Lucca e Firenze: questo sottrasse forze alla marineria e portò la repubblica alla rovina[86].

Nel XIV secolo Pisa passò dalla realtà comunale a quella della signoria, mantenendo la propria indipendenza e in sostanza il dominio della costa toscana, e si riappacificò con Genova[87]: tuttavia, nel 1406, la città fu assediata da Milanesi, Fiorentini, Genovesi e Francesi e annessa alla Repubblica di Firenze[62]. Durante la crisi di quest'ultima nelle guerre d'Italia del XVI secolo, Pisa si rivoltò contro Piero il Fatuo e nel 1494 si ricostituì come repubblica autonoma, ripristinando moneta e magistrature proprie; ma dopo 16 anni di grave guerra, già nel 1509 Firenze riuscì a riconquistarla definitivamente[88].

L'antico porto Pisano, ora interrato per le alluvioni dell'Arno, era situato a nord dell'attuale città di Livorno[89].

La vita del pisano Leonardo Fibonacci, celebre matematico, esprime bene il proficuo rapporto tra commercio, navigazione e cultura tipico delle repubbliche marinare; egli rielaborò e diffuse in Europa le conoscenze scientifiche arabe, tra cui la numerazione a dieci cifre, e l'uso dello zero[90].

Espansione e commerci di Pisa

Venezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Venezia e Repubblica di Venezia.
Bandiera: il leone di San Marco
Il Bacino di San Marco in un dipinto di Francesco Guardi (XVII sec.)
Il Palazzo Ducale (XV sec.)

Venezia, fondata dai Veneti in fuga dagli Unni nel V secolo[91], cominciò un graduale processo di indipendenza dall'Impero bizantino nel 697; l'elezione del primo doge Paolo Lucio Anafesto è avvolta nella leggenda. Con il crollo dell'Esarcato di Ravenna, nel 751, l'indipendenza poté dirsi compiuta[92]. La città lagunare acquisì potenza dallo sviluppo dei rapporti commerciali con l'Impero bizantino, di cui formalmente faceva ancora parte, pur nell'ambito di una sostanziale indipendenza, per restarne anche in seguito alleata nella lotta contro Arabi e Normanni[62].

Intorno all'anno mille cominciò la sua espansione nell'Adriatico, sconfiggendo i pirati che occupavano le coste dell'Istria e della Dalmazia e ponendo quelle regioni e le loro principali città sotto il proprio dominio[93].

Istituzionalmente Venezia era retta da un'oligarchia delle principali famiglie mercantili, sotto la presidenza del doge e di numerose e articolate magistrature, tra cui il Senato; notevole fu la Serrata del Maggior Consiglio (1297), con cui furono esclusi dal governo coloro che non appartenevano alle più importanti famiglie mercantili[94].

A Venezia fu stilato il Capitolare nauticum, uno dei primi codici di navigazione, giuntoci nella redazione del 1256, ma anteriore a quella data di un paio di secoli[25].

La quarta crociata (1202-1204) le permise di conquistare le località marittime commercialmente più importanti dell'Impero bizantino, tra cui Corfù (1207) e Creta (1209), e di raggiungere la Siria e l'Egitto. Venezia toccò così il culmine della propria potenza, dominando i traffici commerciali tra Europa ed Oriente: aveva fondachi in tutto il Mediterraneo orientale ed era detta la Serenissima[62].

Alla fine del XIV secolo, Venezia era divenuta uno degli Stati più ricchi del continente: la sua moneta, lo zecchino, era coniata in oro e fu una delle più influenti d'Europa[95].

Tra i secoli XIV e XVIII la Serenissima Repubblica di Venezia, in risposta alla politica aggressiva del Ducato di Milano[96], conquistò un vasto Dominio di Terraferma, comprendente il Veneto, il Friuli, la Venezia Giulia, e la Lombardia fino a Brescia; a ciò si univa lo Stato da Mar, un vero e proprio impero coloniale costituito dai possedimenti d'oltremare, tra cui l'Istria, la Dalmazia (tranne Ragusa), quasi tutte le isole greche e Cipro[97]. La Serenissima fu quindi la più estesa delle repubbliche marinare, nonché uno dei più potenti Stati della penisola italiana.

Il suo potere nel Mediterraneo orientale nei secoli successivi, nonostante la vittoria di Lepanto[98], fu minacciato e compromesso dall'espansione dell'Impero ottomano[91] e dallo spostamento dei commerci sull'Atlantico[62]; iniziò così una lenta decadenza, culminata con la conquista napoleonica del 1797, che la ridusse a una città-stato dipendente dagli Asburgo, fino all'unione col Regno Lombardo-Veneto nel (1848)[99].

Artisticamente Venezia ebbe per secoli risonanza europea: nel Medioevo fondendo nella propria architettura gli stili romanico, gotico e bizantino; nel Rinascimento con i pittori Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Bellini e Lotto; nel periodo barocco con i compositori Antonio Vivaldi, Giuseppe Tartini e Tomaso Albinoni; nel Settecento con i vedutisti Giambattista Tiepolo e Canaletto, il commediografo Carlo Goldoni, lo scultore Antonio Canova e lo scrittore ed avventuriero Giacomo Casanova.

Tra i più importanti navigatori e viaggiatori veneziani si annoverano Sebastiano Caboto, scopritore di Terranova, e Marco Polo, celebre per il resoconto del suo viaggio in Cina, Il Milione.

Espansione e commerci di Venezia

Ancona[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia di Ancona e Repubblica di Ancona.
Bandiera: croce greca
Panorama di Ancona dal mare (XVI sec.)
Il Palazzo degli Anziani, sede degli organi comunali (XIII sec.)
Il Duomo di Ancona (XIII sec.)

Compresa nello Stato Pontificio dal 774, Ancona fu devastata dai saraceni nell'839[100]; risollevatasi lentamente, intorno al 1000 entrò a far parte del Sacro Romano Impero, ma acquisì gradualmente autonomia fino a diventare pienamente indipendente nell'XI secolo[2]. Pur ostacolata da Venezia, che intendeva monopolizzare l'Adriatico, mantenne l'indipendenza e la floridezza economica grazie all'alleanza con l'Impero bizantino[2], col regno d'Ungheria[101] e specialmente con la Repubblica di Ragusa[102].

Caratteristiche distintive di questa repubblica furono: il non aver mai attaccato le altre città marinare, la continua necessità di difendersi, il dedicarsi totalmente alla navigazione, il completo disinteresse per l'espansione territoriale (limitata allo spazio vitale per la difesa e per l'approvvigionamento alimentare)[2]. Dovette guardarsi soprattutto dalle mire del Sacro Romano Impero[103] (da parte del quale subì ripetuti e vani assedi), di Venezia e del Papato.

Attraverso Ancona passava la via commerciale, alternativa a quella veneziana, che dal Medio Oriente, passando per Ragusa, Ancona, Firenze e le Fiandre, conduceva in Inghilterra[104]; fu perciò la porta d'Oriente dell'Italia centrale. Sulle rotte orientali aveva fondachi e consolati a Costantinopoli e nei principali porti dell'Impero bizantino, dall'Egeo al Mar Nero sino all'Egitto[105]. Aveva inoltre alcune basi anche sulle rotte occidentali[104].

Ancona ebbe il suo periodo di maggior splendore nel XV secolo, quando papa Eugenio IV la definì ufficialmente repubblica (1447)[106].

La moneta di Ancona, accettata su tutte le piazze commerciali mediterranee, fu l'agontano[107][108]. Le leggi marittime di Ancona furono gli Statuti del mare[109], formatisi gradualmente nel corso del XII secolo tenendo presenti i principali codici marittimi medievali[110].

Il suo territorio era compreso tra l'Adriatico, i fiumi Esino, Musone ed Aspio e difeso dai venti castelli di Ancona[111].

Nella difesa della propria libertà Ancona uscì più volte vittoriosa, così come resisté al terribile assedio del 1173, in cui le truppe imperiali germaniche circondarono la città dal mare mentre le navi veneziane occupavano il porto. La città fu invece espugnata dai Malatesta nel 1348, quando era indebolita dalla peste e da gravi incendi; passò sotto il controllo della Chiesa nel 1353 per opera del cardinale guerriero Egidio Albornoz, per liberarsene poi nel 1383, quando la rocca che la teneva sottomessa fu distrutta a furor di popolo[112].

Il declino cominciò con la caduta di Costantinopoli, che indebolì i commerci[100]; nel 1532 papa Clemente VII la pose sotto la diretta amministrazione della Chiesa con un'astuta manovra; i tentativi di riconquistare una libertà de facto furono repressi nel sangue. La prosperità economica durò comunque fino alla fine del secolo[113].

Ancona conserva monumenti in cui il romanico si fonde con influssi bizantini e fu una delle culle del Rinascimento adriatico, in cui la riscoperta dell'arte classica si accompagnò ad una continuità formale con l'arte gotica.

Il contributo di Ancona alle esplorazioni marittime e al commercio è ben rappresentato da Ciriaco Pizzecolli, che navigava alla ricerca di testimonianze del passato ed è perciò considerato padre dell'archeologia[114], e da Benvenuto Stracca, fondatore del diritto commerciale[115].

Espansione e commerci di Ancona

Ragusa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Ragusa.
Bandiera: immagine e iniziali di San Biagio
Prospetto di Ragusa
Chiesa di San Salvatore (XVI secolo)
Il palazzo dei rettori

Ragusa, fondata dai profughi della vicina Epidauro - distrutta nel 615 dagli slavi - già nel VII secolo cominciò a sviluppare un attivo commercio nel Mediterraneo orientale[116]. A partire dall'XI secolo si impose come città mercantile soprattutto nell'Adriatico e iniziò la secolare alleanza con Ancona, necessaria per resistere alla tendenza veneziana a considerare l'Adriatico come proprio dominio esclusivo[102].

Dopo la caduta di Costantinopoli durante la Quarta crociata nel 1204, Ragusa cadde sotto il dominio di Venezia, dalla quale ereditò gran parte delle sue istituzioni[117]; dopo la pace di Zara (1358), Ragusa si diede volontariamente come vassallo al Regno d'Ungheria, da cui ottenne il diritto di autogoverno in cambio del vincolo di assistenza con la propria flotta e del pagamento di un tributo annuale[118].

Il territorio della repubblica era costituito da una sottilissima striscia costiera compresa tra Porto Noumense e Punta d'Ostro, includendo anche le isole di Meleda, Lagosta, l'arcipelago delle Elafiti e la penisola di Sabbioncello[119][120]: basando la sua prosperità sul commercio marittimo, Ragusa divenne la maggiore potenza dell'Adriatico meridionale.

Ragusa raggiunse il suo apogeo nel XVI secolo, grazie anche a convenienti esenzioni fiscali per le merci[121] e ad un'estesa rete di fondachi. La zecca di Ragusa, attiva dal 1088 al 1803, emise monete con varie denominazioni, che seguirono le alterne vicende di dominio formale della repubblica[35].

Di fronte alla sconfitta ungherese nella battaglia di Mohács (1526) a opera dell'Impero ottomano, Ragusa passò sotto la supremazia formale del sultano, obbligandosi a pagargli un simbolico tributo annuale: un'abile mossa che permise di salvaguardare la sua indipendenza[122].

Col XVII secolo iniziò per la Repubblica di Ragusa un lento declino, dovuto soprattutto ad un terremoto (6 aprile 1667), che la distrusse quasi completamente[121], e all'aumento del il tributo da versare alla Sublime Porta, fissato a 12 500 ducati[123]. Per ironia della sorte, la Repubblica ragusea sopravvisse alla veneta rivale (1797), ma fu occupata dagli austriaci il 24 agosto 1798. La pace di Presburgo del 1805 assegnò la città alla Francia[123]:la città si arrese nel 1806 dopo un mese di assedio ed entrò nelle Province illiriche dell'impero francese[123].

La ricchezza di testimonianze artistiche della Repubblica di Ragusa è riconosciuta dall'UNESCO, che ha dichiarato il suo centro storico patrimonio dell'umanità[124].

Oggi Ragusa è l'unica città ex-repubblica marinara a non far parte dello Stato italiano: il suo territorio è in Croazia e il suo nome in croato è Dubrovnik.

Espansione e commerci di Ragusa

Gaeta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ducato di Gaeta.
Prospetto di Gaeta (1727)

Il Ducato di Gaeta acquisisce autonomia amministrativa dall'Impero bizantino nell'839, sotto i co-ipati Costantino e Marino I[125].

Questi sono sostituiti intorno all'875 da Docibile I di Gaeta, che inaugura appunto la dinastia dei Docibile, sotto cui la città raggiungerà, nel X secolo, l'acme della potenza economica, politica e artistica, al punto da essere detta la piccola Venezia del Tirreno[126].

Infatti commerciava con le più importanti città italiane, aveva consolati in Barberia[127], ebbe leggi proprie e una propria moneta, il follaro, largamente diffusa nei mercati italiani[128]

Anche se si arrivò mai un regime repubblicano, il potere del duca gaetano non era assoluto, bensì limitato da magistrature di tipo comunale e da un popolo che si fece sempre più forte, cosciente e prospero[129].

Gaeta fu molto attiva nella lotta alla corsa musulmana: dopo essersi liberata, nell'846, grazie all'aiuto di Napoli e Amalfi, da un assedio dei saraceni, li sconfisse a Ostia (849) e sul Garigliano (915)[125].

Si valse peraltro del loro aiuto contro Papa Giovanni VIII[130].

Gaeta controllava un'area corrispondente grossomodo alla parte occidentale dell'attuale provincia di Latina[131].

Per alcuni anni ebbe anche il dominio sulle Isole Ponziane[125].

Nel 1032, a seguito di una crisi dinastica, i Docibile, che avevano regnato sino a quel momento, dovettero cedere Gaeta al Principato di Capua, e per i successivi 60 anni duchi indipendenti si alternarono a vassalli capuani, finché nel 1100 nuovi duchi normanni liberarono la città e la mantennero indipendente fino al 1135, quando l'ultimo duca, Riccardo III, la lasciò in eredità a Ruggero II di Sicilia[125][132].

Espansione e commerci di Gaeta

Noli[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica di Noli.
Panorama di Noli (1941)
Palazzo della Loggia

La fortuna di Noli cominciò con le Crociate: la sua particolare posizione geografica la rese infatti un'importante porto per la costruzione delle navi e il trasporto di uomini e vettovaglie diretti in Terra santa.

Partecipando alle crociate, Noli ottenne numerosi privilegi dai sovrani cristiani di Antiochia e di Gerusalemme e soprattutto ingenti ricchezze, con cui poté comprare gradatamente i vari diritti marchionali dai marchesi del Carretto, da cui dipendeva, fino alla completa indipendenza nel 1192, ufficializzata quattro anni dopo da Enrico VI di Svevia.

Ad appena dieci anni dalla sua nascita, i consoli del neonato comune decisero di allearsi con la vicina e assai più potente Repubblica di Genova: nel 1202 infatti Noli ne divenne un protettorato, condizione che sarebbe durata per tutta la sua esistenza. Questo rese Noli una repubblica marinara "anomala" rispetto alle altre: infatti non batté mai moneta propria né ebbe fondachi autonomi, appoggiandosi per queste cose ai genovesi, pur mantenenendo una totale indipendenza interna.

La piccola repubblica visse un periodo di florida espansione durante tutto il XIII e il XIV secolo, in cui costruì molte nuove torri, si dotò di una cinta muraria ed estese i suoi confini fino ai limitrofi paesi di Orco, Mallare, Segno e Vadocittà.

Città fortemente guelfa, aderì alla Lega Lombarda contro Federico II di Svevia e fu per questo premiata da papa Gregorio IX con la costituzione della diocesi di Noli nel 1239 e la donazione dell'Isola di Bergeggi.

Ma la prosperità di Noli era legata alle crociate: quando queste terminarono, la sua posizione geografica, tanto utile nel Duecento, si rivelò inadatta ai traffici di maggior cabotaggio delle navi quattrocentesche: i nolesi, tagliati fuori dai commerci marittimi, cessarono ogni attività mercantile e divennero pescatori. Questa è un'altra peculiarità della storia di Noli: infatti dal 1400 di fatto smise di essere "marinara", pur conservando la propria indipendenza per altri quattro secoli.

All'isolamento commerciale si aggiunsero le continue guerre con i vicini comuni di Savona e Finale Ligure, che condannarono la cittadina ligure a una lunga decadenza, destinata a durare fino alla fine dell'indipendenza, avvenuta nel 1797 con l'annessione alla Repubblica Ligure[34][133][134][135].

Secondo alcuni[136], nacque a Noli il navigatore Antonio de Noli, esploratore delle coste africane, ma esiste un acceso dibattito in merito[137].

Rapporti tra le repubbliche marinare[modifica | modifica sorgente]

Le relazioni tra le repubbliche marittime traevano origine dalla loro natura di stati votati alla navigazione ed al commercio marittimo. Queste relazioni riguardarono di volta in volta accordi di natura economica e politica, allo scopo di trarre reciprocamente profitto da una rotta commerciale o per decidere di comune accordo di non ostacolarsi. Nei primi secoli, quando ancora non erano divenute così forti da contrastarsi le une con le altre, le città marinare furono spesso alleate allo scopo di liberare le loro rotte dai corsari saraceni: si vedevano così insieme Genova e Pisa, Venezia e Ancona, Amalfi e Pisa: addirittura nel 1087 la cosiddetta crociata di Mahdia vide schierate fianco a fianco Genova, Gaeta, Pisa e Amalfi. Ma questa situazione ebbe vita breve: in capo a pochi decenni la concorrenza per il controllo delle rotte commerciali con l'Oriente e nel Mediterraneo scatenò cruentissime guerre fratricide e una vera e propria selezione tra le repubbliche marinare: Amalfi sarà saccheggiata da Pisa, che sarà distrutta da Genova, che sarà sconfitta da Venezia.

Venezia e Genova[modifica | modifica sorgente]

Dal 1947 al 1963 le 5 000 lire (ed anche le 10 000) recavano l'allegoria delle due repubbliche marinare più potenti e rivali: Genova e Venezia

I rapporti tra Genova e Venezia furono quasi sempre di forte ostilità e concorrenza, sia economica sia militare. Sino all'inizio del XIII secolo le ostilità si limitarono a singoli atti di pirateria e a isolate schermaglie. Verso il 1218[138] le Repubbliche di Venezia e di Genova si accordavano per mettere fine alla dannosa corsarerìa con la garanzia di tutelarsi reciprocamente, mentre ai Genovesi veniva garantita la libertà di traffico nelle terre dell'impero orientale, nuovo e redditizio mercato.

La guerra di San Saba e il conflitto 1293-1299[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di San Saba, Guerra tra Genova e Venezia (1293-1299) e Battaglia di Curzola.
Una galea veneziana durante la battaglia di Curzola (incisione del XIX sec.)

La prima vera guerra scoppiò ad Acri, città in cui entrambe le repubbliche avevano un quartiere, per il possesso del monastero di san Saba: nel 1255 i Genovesi lo occuparono, saccheggiarono il quartiere veneziano e affondarono le navi in porto. La Serenissima. alleatasi con Pisa per i comuni interessi siro-palestinesi, rispose distruggendo il monastero. La fuga dei genovesi e del signore di Toron, Filippo di Montfort, concluse la prima fase di quella spedizione punitiva[139].

Già nel 1258 le tre potenze marittime si scontrarono in un'impari lotta nelle acque antistanti Acri. La flotta genovese fu sgominata e i Veneziani catturarono 300 marinai e alcune galee. Venezia e Pisa avevano dalla loro i sovrani di Cipro e Gerusalemme, mentre con i Genovesi si schierò Ancona[140]. I Genovesi risposero alleandosi con l'Impero di Nicea, formato dai bizantini cacciati da Costantinopoli dai Veneziani con la Quarta crociata e intenzionati a riprendersela[141]: nel 1261 i Niceni abbatterono l'Impero latino di Costantinopoli, Stato-fantoccio dei Veneziani che reggeva la città[142]. Genova sostituì quindi Venezia nel monopolio dei commerci col Mar Nero, almeno fino alla Battaglia di Curzola (1298) - dove furono caturati Andrea Dandolo e Marco Polo[143] - che, anche se vinta di Genova, lasciò entrambe le rivali esauste[144].

La terza guerra[modifica | modifica sorgente]

L'espansione della Dominante nel Mar Nero portò allo scoppio di un nuovo conflitto con Venezia, la cui flotta, alleata con l'Impero d'Oriente e capeggiata da Niccolò Pisani, tentò di scacciare i Genovesi dalla loro colonia di Galata, ma fu respinta da Paganino Doria; i due si scontrarono di nuovo nella battaglia del Bosforo, di esito indeciso (1352).

Ma nel 1353 il veneziano si alleò con gli Aragonesi per attaccare la città genovese di Alghero, in Sardegna: la battaglia della Lojera fu la più grande disfatta genovese prima di allora[145].

I liguri si rifecero nel 1354 presso l'isolotto di Sapienza, nel Peloponneso; ma della vittoriosa battaglia della Sapienza Genova non seppe approfittare e l'anno dopo le due stipularono una pace non troppo onerosa, impegnandosi a non mandare navi alla Tana per tre anni[76].

La guerra di Chioggia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di Chioggia.

Verso la fine del XIV secolo i Genovesi occuparono Cipro e Tenedo, fatto che scatenò la reazione dei Veneziani, i quali, dopo un iniziale successo, furono sconfitti a Pola dai Genovesi, che occuparono Chioggia e posero l'assedio a Venezia. Ma i Veneziani riuscirono ad allestire una nuova flotta e ad assediare a loro volta a Chioggia i Genovesi, che furono costretti ad arrendersi.

La pace di Torino (1381) che pose fine alla guerra, causò effetti contrapposti: Genova, sconfitta una volta per tutte, poté conservare Cipro ma prese la strada di una decadenza durata fino al Cinquecento; Venezia, vincitrice stremata, dovette scendere a patti con gli alleati della rivale e cedere la Dalmazia all'Ungheria, ma riuscirà a riprendersi nel Quattrocento[146][147].

La Lega Santa e la Battaglia di Lepanto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Lepanto.

Intorno alla metà del XV secolo Genova aveva stipulato un'alleanza con Firenze e Milano, facente capo a Carlo VII di Francia; di contro, Venezia si era avvicinata notevolmente ad Alfonso V d'Aragona, insediato sul trono di Napoli. A causa delle rivalità degli Stati italiani, si erano formate due grandi coalizioni, dietro le quali si andava progressivamente sviluppando l'intervento straniero nella penisola.

Ma l'espansione dell'Impero ottomano dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 mise a repentaglio i commerci orientali delle due repubbliche, che quindi abbandonarono i loro scontri per aderire alla Lega Santa creata da papa Pio V[148].

La maggior parte della flotta cristiana era formata da navi veneziane, circa 100 galee; Genova invece era sotto bandiera spagnola, poiché aveva noleggiato a Filippo II tutte le sue navi: l'imponente flotta si riunì nel golfo di Lepanto per scontrarsi con la flotta turca comandata da Capudan Mehmet Alì Pascià. Era il 7 ottobre del 1571 e la Battaglia di Lepanto, combattuta da mezzogiorno al tramonto, si risolse con la vittoria della Lega cristiana[149].

Ciononostante, in seguito gli Ottomani fecero capitolare molte colonie genovesi e veneziane e costrinsero le due repubbliche a cercare un nuovo destino: Genova lo trovò nella nascente finanza internazionale, Venezia nell'espansione terrestre[148].

Genova e Pisa[modifica | modifica sorgente]

Queste due Repubbliche Marinare ebbero molti scambi, data la loro vicinanza. In principio, i rapporti furono di collaborazione e di alleanza nell'affrontare l'incombente e sempre più minacciosa espansione musulmana. In seguito, però, si accesero le rivalità per primeggiare nella parte occidentale del Mediterraneo.

Alleate contro i Saraceni[modifica | modifica sorgente]

Le catene del porto di Pisa, prese da Genova durante le lotte tra le due repubbliche marinare e restituite nell'anno dell'unità italiana in segno di fratellanza[150]

All'inizio del secondo millennio, Genova e Pisa si unirono per sgominare la flotta saracena di Mujāhid al-ʿĀmirī (detto in Italia Musetto o Mugetto), che, dalla base di Torres, in Sardegna, danneggiava i loro commerci. Le operazioni riuscirono, ma ben presto iniziarono dispute per il controllo dei territori conquistati: a causa delle limitate forze a loro disposizione, non riuscirono a occupare la grande isola del Tirreno per molto tempo[151].

Le numerose contese, anche armate, furono superate nel 1087 quando si riallearono contro il comune nemico e, con un'imponente flotta di duecento galee genovesi e pisane ma anche di Amalfi, Gaeta e Salerno, attaccarono la città tunisina di al-Mahdiyya[152]. Il 21 aprile 1092 papa Gregorio VII affidava a Pisa il governo della Corsica[153].

Quella stessa vittoriosa spedizione convinse il pontefice Urbano II che il progetto di una grande crociata per liberare la Terrasanta era possibile.

Intorno agli anni venti del secolo, inviati da papa Pasquale II, i Pisani e i Genovesi liberarono le Isole Baleari[81]. Il Papa, come atto della propria riconoscenza, concesse alle due repubbliche molti privilegi; all'arcivescovo di Pisa fu riconosciuta la primazia sulla Sardegna e confermata quella sulla Corsica[62].

La prima guerra[modifica | modifica sorgente]

Le concessioni del pontefice all'arcivescovato pisano incrementarono notevolmente la fama della repubblica toscana in tutto il Mediterraneo, ma suscitarono, allo stesso tempo, le invidie dei Genovesi, che presto si trasformarono in competizione e in scontri per il controllo della Corsica: questi attaccarono Pisa due volte, nel 1066 e nel 1070, ma furono sconfitti[154].

La guerra riprese nel 1119, quando i Genovesi assaltarono delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta in mare e in terraferma, che durò fino al 1133 interrotta da diverse tregue, alcune rispettate, altre violate. Gli scontri ebbero alterne vicende e si conclusero con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovati corsi[155]. La pace fu ottenuta anche grazie all'intercessione dell'allora papa Innocenzo II[156][157].

La seconda guerra[modifica | modifica sorgente]

Il Barbarossa

Quando l'imperatore Federico Barbarossa scese in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Genova appoggiò la causa imperiale seppur con alcune riserve. Pisa, invece, concesse il proprio appoggio incondizionato all'imperatore partecipando all'assedio di Milano. Nel 1162 e nel 1163 Federico I di Svevia concesse alla fedele Pisa notevoli privilegi, come il controllo della costa tirrenica fino a Civitavecchia[62].

Ciò riaccese il risentimento genovese, che anche in questo caso non tardò a trasformarsi in guerra aperta, con scontri dalle alterne fortune. Genova, indebolita da scontri di fazione e guerre per il controllo dell'Oltregiogo, subì una serie di sconfitte navali; per rimediarvi, a metà degli anni 1160 strinse un'alleanza con Lucca: in cambio di un attacco via terra contro Pisa, da combinare con quello navale, i genovesi avrebbero costruito per i lucchesi una torre (torre Motrone) lungo la via Regia, nella zone dove ora sorge Viareggio. L'alleanza tra Lucca e Genova verrà rinnovata altre volte, ma la torre sarà poi distrutta dai pisani nel 1170, durante un'altra serie di scontri, in cui intervenne anche Firenze in aiuto di Pisa[158].

Lo scontro ebbe una pausa in occasione della quarta discesa in Italia del Barbarossa, ma riprese subito dopo la sua partenza. La pace fu raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'imperatore in Italia. L'accordo favoriva Genova, che vedeva espandersi i propri territori d'oltremare.

Successivamente, Pisa e Genova parteciparono alla campagna bellica guidata da Enrico VI di Svevia, successore del Barbarossa, contro il regno di Sicilia[159].

La battaglia del Giglio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1241 papa Gregorio IX aveva indetto un concilio a Roma per confermare la scomunica dell'imperatore Federico II di Svevia; Genova, allora in mano ai guelfi, si offrì di scortare i prelati francesi, spagnoli e lombardi, per difenderli dai ghibellini, con l'aiuto di Venezia e del papato. Ma la flotta imperiale, assistita da quella di Pisa, la distrusse tra l'Isola del Giglio e l'Isola di Montecristo. La battaglia del Giglio segnò l'apice della potenza dei ghibellini[160].

La battaglia della Meloria e la fine di Pisa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia della Meloria.

Dal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornarono a combattersi duramente: l'episodio decisivo di quegli scontri fu la lunga battaglia navale della Meloria del 6 agosto 1284, in cui la vittoria arrise alla Dominante, mentre le galee pisane, lasciate sole dal conte Ugolino, furono costrette a ritirarsi nel porto di Pisa[161].

Migliaia furono i prigionieri condotti dai Genovesi nelle carceri di Malapaga: fra di essi il poeta Rustichello da Pisa, che incontrò un altro prigioniero celebre, Marco Polo, catturato nel corso della battaglia di Curzola, e trascrisse le avventure dell'esploratore veneziano nel Milione[162].

La disfatta, che costò a Pisa migliaia di uomini, segnò il definitivo arresto della potenza della Repubblica toscana, la quale non riuscirà più a riacquistare la posizione di dominio nel Mediterraneo occidentale[163].

Più di un secolo dopo, il signore di Pisa Fazio della Gherardesca sottocrisse degli accordi di amicizia con la città ligure: ma a dispetto di essi, nel 1406 i genovesi aiutarono i fiorentini nell'assedio di Pisa, che porterà alla fine della gloriosa e secolare Repubblica[164].

Venezia e Pisa[modifica | modifica sorgente]

Daimberto da Pisa naviga verso la Puglia

Il primo scontro fra Pisa e Venezia fu scatenato dalla concorrenza per la partecipazione alla Prima crociata. Le due repubbliche si erano mosse tardivamente: cinque mesi dopo la conquista crociata di Gerusalemme non erano neppure giunte in Terrasanta, ma stavano svernando nelle acque di Rodi, dove vennero a battaglia nel dicembre 1099: Dagoberto da Pisa, comandante della flotta pisana, fu sconfitto dal vescovo veneziano Eugenio Contarini; la Serenissima si assicurò così il monopolio dei commerci con Bisanzio[165][166][167].

Successivamente la flotta veneziana contribuì alla presa di Haifa[165][166][167] mentre Daiberto divenne il primo patriarca di Gerusalemme e incoronò Goffredo primo sovrano cristiano di Gerusalemme[168]

Ma i rapporti tra Pisa e Venezia non furono sempre caratterizzati da rivalità e antagonismo. Infatti le due repubbliche, nel corso dei secoli, stipularono diversi accordi con i quali si stabilivano le zone di influenza e di azione di Pisa e di Venezia in modo tale da non ostacolarsi.

Il 13 ottobre 1180 fu stipulato un accordo per la non ingerenza reciproca negli affari adriatici e tirrenici tra il doge di Venezia e il rappresentante dei consoli pisani e nel 1206 Pisa e Venezia concludevano un trattato nel quale si ribadivano le rispettive zone d'influenza[169].

Nonostante la loro amicizia, Venezia non aiutò Pisa nella sua crisi: un errore per alcuni storici, poiché perse un'alleata e rafforzò la rivale Genova[170].

Nel 1494-1509, durante lo svolgersi degli avvenimenti relativi all'assedio di Pisa da parte di Firenze, la Serenissima, seguendo la sua politica tendente ad assicurare la "libertà d'Italia" con l'eliminazione di ogni intervento straniero sul suolo italiano[171], era corsa a soccorrere i Pisani che tentavano di salvare la restaurazione della propria repubblica dall'aggressione di Firenze, non osteggiata da Carlo VIII, sovrano di Francia, presente in Italia con il suo esercito.

Amalfi e Pisa[modifica | modifica sorgente]

Amalfi, già dall'ultimo ventennio del secolo XI, aveva perso la completa autonomia, anche se continuava i propri scambi commerciali godendo, almeno in questo periodo, di un'ampia autonomia amministrativa.

Sotto la protezione del normanno Guglielmo II di Sicilia, terzo Duca di Puglia, gli amministratori di Amalfi raggiunsero, nell'ottobre 1126, un proficuo accordo commerciale con Pisa, allo scopo di collaborare nella tutela dei comuni interessi nel Tirreno: accordo frutto di un'amicizia coi toscani che durava ormai da decenni[172].

Ma quando si scatenò una guerra che vedeva impegnati papa Innocenzo II e l'imperatore Lotario III (e con loro le repubbliche di Genova e Pisa) contro il normanno Ruggero II di Sicilia (che controllava il territorio di Amalfi), l'esercito di Pisa, ritenendo che l'accordo del 1126 non fosse più valido per la soggezione di Amalfi ai Normanni, attaccò la città costiera il 4 agosto 1135 e la depredò brutalmente[172].

Anche se la guerra si concluse in favore di Ruggero II (che vide riconosciuti i propri diritti sui territori dell'Italia meridionale), Amalfi aveva subito un colpo durissimo, col quale perse, assieme alla flotta, anche la sua autonomia amministrativa[173].

Amalfi e Gaeta[modifica | modifica sorgente]

La battaglia di Ostia in un affresco delle Stanze di Raffaello, indicativo della leggendaria fama dello scontro.

Amalfi e Gaeta furono spesso alleate, insieme ad altri Stati del Meridione, per contrastare i corsari saraceni: nell'846, insieme ai ducati di Napoli e Sorrento, sconfissero per la prima volta i musulmani nella battaglia di Licosa[174].

Nell'849 Amalfi e Gaeta aderirono poi alla Lega campana (assieme a papa Leone IV, a Napoli e a Sorrento) per difendere il porto di Ostia e quindi Roma dall'invasione saracena. La Battaglia di Ostia è considerata da alcuni eminenti storici la prima vera lega militare tra stati italiani e la più grande vittoria di una flotta cristiana sui musulmani prima di Lepanto[174][175][176].

Ma la vittoria definitiva sui musulmani giunse nel 915, quando Amalfi e Gaeta formarono la Lega romana con papa Giovanni X, Napoli, Capua, Salerno, Benevento, il Regno d'Italia e l'Impero bizantino e vinsero la decisiva battaglia del Garigliano, con cui distrussero la grande colonia arabo-berbera del Garigliano e bloccarono l'espansione musulmana in Italia[177].

Infine, nel 1087 Amalfi e Gaeta unirono le loro flotte a quelle di Pisa, Genova e Salerno e attaccarono con successo il porto tunisino di al-Mahdiyya[152].

Nonostante la repressione della corsareria, le due repubbliche mantennero sempre ottimi rapporti con i Paesi islamici: per spiegare questo apparente controsenso, bisogna ricordare che i saraceni non erano sudditi di emiri o califfi, e che questi erano anzi i principali partner commerciali dei due ducati e potevano, a seconda delle circostanze, risultare utili per preservare la propria indipendenza contro l'imperatore greco o quello germanico[178][179].

Venezia, Ancona e Ragusa[modifica | modifica sorgente]

Pace di Venezia (1177): Alessandro III, il Barbarossa e il doge si incontrano in Ancona (G. Gamberato)

Nonostante nell'XI secolo Venezia e Ancona fossero state alleate contro i saraceni[180], ben presto prevalse la competizione commerciale di Venezia da una parte e Ancona con Ragusa dall'altra, poiché tutte e tre le città si affacciano sul mare Adriatico[181][182]. Si arrivò in più di un'occasione allo scontro aperto: la Serenissima, consapevole della propria maggiore potenza economica e militare, non gradiva la concorrenza di altre città marinare nell'Adriatico e, per resisterle, Ancona e Ragusa strinsero ripetute e durevoli alleanze, quasi una federazione[102]. Esse svilupparono anche una via commerciale alternativa a quella veneziana (Venezia-Germania-Austria), che iniziava dall'Oriente, passava per Ragusa ed Ancona, interessava Firenze per giungere infine nelle Fiandre[104].

Nel 1174 Venezia unì le proprie forze all'esercito imperiale di Federico Barbarossa per assediare Ancona. I lagunari bloccarono il porto di Ancona, mentre le truppe imperiali circondavano la città da terra. Dopo alcuni mesi di drammatica resistenza gli Anconitani, sostenuti dai Bizantini, riuscirono ad inviare un piccolo drappello in Emilia-Romagna, dove poterono chiedere il soccorso delle truppe di Ferrara e di Bertinoro, che cacciarono le soldatesche veneto-imperiali[103]. La Pace di Venezia, tra le altre cose, regolò i rapporti tra le forze partecipanti all'assedio di Ancona. Circa venti anni più tardi, nel 1195 navi pisane ed anconitane tentarono di rendere libera dal controllo veneziano la navigazione in Adriatico, ma furono messe in fuga e inseguite sino a Costantinopoli[183].

Nel XIII secolo le tensioni continuarono: nel 1205 Venezia si impossessò di Ragusa e ne diresse quindi i destini per più di un secolo, frenandone l'espansione marittima. La città dalmata reagì sviluppando una fitta rete di rapporti commerciali con l'interno della penisola balcanica[184]. Alcuni studi recenti considerano il periodo veneziano di Ragusa non una vera e propria soggezione, ma una sorta di protettorato[185]. Inoltre, nel 1277 i lagunari attaccarono il porto di Ancona, subendo però una sonora disfatta[186]: ebbe così inizio una nuova guerra, conclusasi nel 1281 con il trattato di Ravenna[186].

Il XIV secolo vide la fine della dominazione veneziana su Ragusa (nel 1358), che poté così riconfermare la sua antica alleanza con Ancona.

Pisa e Ancona[modifica | modifica sorgente]

I rapporti tra le due repubbliche marittime dell'Italia centrale variarono molto a seconda delle circostanze: si combatterono nella guerra di San Saba, ma si allearono contro Venezia due volte, nel 1195 e nel 1257[187].

Noli e Genova[modifica | modifica sorgente]

Come già detto, Noli fu un protettorato genovese dal 1202 alla fine della sua indipendenza: una scelta che le permise di non essere schiacciata dall'immensa superiorità della vicina, pur con qualche condizionamento nella politica estera. Noli ricambiò la protezione aiutando Genova nelle guerre contro Pisa e Venezia[133][135].

La Regata delle Antiche Repubbliche Marinare[modifica | modifica sorgente]

Le quattro imbarcazioni partecipanti alla regata
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regata delle Antiche Repubbliche Marinare.

Nel 1955, per rievocare le gloriose gesta delle quattro repubbliche marinare più famose, le amministrazioni comunali di Venezia, Genova, Amalfi e Pisa decisero di istituire la Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, ovvero una competizione di canottaggio preceduta da un corteo storico.

L'evento si svolge ogni anno tra la fine di maggio e l'inizio di luglio, ed è ospitato a rotazione nelle suddette città[188].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La bandiera della Marina Militare, marina.difesa.it. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  2. ^ a b c d Fonti non locali:
    • Armando Lodolini 2, op. cit. (tutto il volume; il capitolo del libro riguardante Ancona è consultabile alla pagina: [1])
    • Ancona in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
    • Marche TCI, op. cit. (Google libri, pp. 88 e 104)
    • Horst Dippel, Costituzioni Degli Stati Italiani (volume 10: Documenti costituzionali di Italia e Malta, parte 1: Ancona-Lucca) edizioni Walter de Gruyter (Germania), 2009 (Google Libri, p. 130)
    • Giuseppe Sandro Mela, Islam: nascita, espansione, involuzione, Roma, Armando Editore, 2005. (Google libri, p. 67) ISBN 9788883586866
    • Peris Persi, Conoscere l'Italia, volume Marche, Novara, Istituto Geografico De Agostini, p. 74.
    • Valerio Lugani, Meravigliosa Italia, Enciclopedia delle regioni, volume Marche, Milano, Aristea, p. 44.
    • Guido Piovene, Tuttitalia, Firenze, Novara, Casa Editrice Sansoni & Istituto Geografico De Agostini, 1963, p. 31.
    • Pietro Zampetti, Itinerari dell'Espresso, volume Marche, Roma, Editrice L'Espresso, 1980, pp. 33-34-189.
  3. ^ Fonti locali:
    • Mario Natalucci, op. cit. volumi I (pagine 221-558) e II (pagine 1-172)
    • Ancona Repubblica Marinara, op. cit. (tutto il volume).
  4. ^ Fonti non locali:
    • Lazio TCI, op. cit. (Google libri, p. 743)
    • Giovanna Bergamaschi, Arte in Italia: guida ai luoghi ed alle opere dell'Italia artistica, Milano, Electa, 1983, p. 243.
    • Giuseppe Sandro Mela, Islam: nascita, espansione, involuzione, Roma, Armando Editore, 2005. (Google libri, p. 67) ISBN 9788883586866
  5. ^ Fonti locali:
    • La città di Gaeta ha avviato un processo di riconoscimento del suo antico ruolo di repubblica marinara; vedi sito del Comune di Gaeta.
    • Patrizia Schiappacasse, Pasquale di Corbo, Vera Liguori Mignano, Le relazioni commerciali tra Genova e Gaeta nel tardo Medioevo volume 1, edito dal Comune di Gaeta, 2001, X..
  6. ^ Fonti non locali:
    • Repubbliche marinare in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
    • AA. VV., Medioevo latino, bollettino bibliografico della cultura europea da Boezio a Erasmo (secoli VI - XV), volume 28, Sismel Edizioni del Galluzzo, 2007, p. 1338.
    • Francesca Bandini, Mauro Darchi, op. cit. (tutto il volume)
    • Michelin / MFPM, op. cit. (alla voce Noli)
    • Anne Conway, Giuliana Manganelli, Liguria: una magica finestra sul Mediterraneo, Vercelli, edizioni White Star, 1999, p. 123, ISBN 978-88-8095-344-9.
    • AA. VV., Atti della Reale accademia delle scienze di Torino: Classe di scienze morali, storiche e filologiche, volumi 69-70, edito da Libreria Fratelli Bocca, 1933, p. 40.
    • AA. VV., Guida rapida del Touring Club Italiano, volume I, Milano, Touring editore, 1993, p. 180, ISBN 978-88-365-0517-3.
  7. ^ Fonti locali:
    • Giuseppe Gallo, La Repubblica di Genova tra nobili e popolari (1257-1528), Genova, edizioni De Ferrari, 1997, p. 44.
  8. ^ Fonti non locali:
  9. ^ L'elenco è compilato riportando le caratteristiche che vari testi considerano distintive di tutte le repubbliche marinare oppure riunendo gli elementi che le fonti attribuiscono a ciascuna di esse, senza eccezione. Per brevità si riportano i riferimenti al testo di Armando Lodolini, op. cit.. Le pagine utilizzate sono le seguenti:
    • Autonomia, economia, politica e cultura basate essenzialmente sulla navigazione e sugli scambi marittimi
      • p. 46: Venezia, Amalfi, Pisa, Ancona, Genova; pp. 126, 129 e 173: Amalfi; tavola 42: Ragusa; pagine 161-163: Gaeta; p. 173: Pisa; pagine 200, 202 e 206: Ancona.
    • Possesso di una flotta di navi e/o presenza di arsenale
      • p. 163: Gaeta; p. 129: Amalfi; p. 191: Ragusa; p. 202: Ancona.
    • Presenza di fondachi nei porti mediterranei
      • pagine 64 e 103: Venezia, Genova, Pisa, Ragusa, Ancona, Amalfi; p. 126: Amalfi; pagine 172-173: Pisa.
    • Presenza nel proprio porto di fondachi e consoli di città marinare mediterranee
      • p. 91: in genere le repubbliche marinare.
    • Uso di moneta propria accettata nei porti mediterranei
      • p. 51: Genova; p. 89: Amalfi; p. 90: Venezia; p. 163: Gaeta; p. 204: Ancona.
    • Uso di proprie leggi marittime
      • p. 65: Genova, Pisa, Amalfi, Gaeta; p. 67: Venezia, Ragusa, Ancona; p. 127: Amalfi; p. 204: Ancona.
    • Partecipazione alla repressione della pirateria
      • p. 58: Pisa; p. 59: Venezia; p. 60: Genova; p. 86: Pisa, Genova, Ancona, Gaeta: pagine 130-131: Gaeta, Amalfi; p. 163: Gaeta; pagine 168 e 180: Pisa; p. 188: Ragusa; p. 205: Ancona.
    • Partecipazione alle crociate
      • p. 63: Venezia, Pisa, Genova; p. 108: in genere le repubbliche marinare; pagine 202 e 206: Ancona.
  10. ^ Un fondaco è un edificio o un insieme di edifici adibiti al commercio e all'ospitalità dei propri connazionali. Cfr. Fondaco in Treccani.it - Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  11. ^ I "consoli dei mercanti" o "consoli delle nationes" erano una sorta di ambasciatori che curavano gli interessi commerciali della città marinara nei vari porti. Cfr. Cònsole, Sapere.it. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  12. ^ Ad esempio, Pisa elaborò la "Breve maris" (1297), Venezia il "Capitulare nauticum" (1225), Amalfi le "Tavole amalfitane", Ancona gli "Statuti del mare" (1387).
  13. ^ a b Disse il presidente Ciampi: L'Italia delle Repubbliche Marinare ... aprì all'Europa le vie del mondo; vedi: Discorso del 16 ottobre 2000
  14. ^ (A cura di) Antonella Grignola, op. cit., pp. 6-7
  15. ^ (A cura di) Antonella Grignola, op. cit., p. 5
  16. ^ a b Enciclopedia Pomba - Utet Torino, 1942.
  17. ^ Adriano Prosperi, op. cit., p. 81
  18. ^ Antonio Lefebvre D'Ovidio, op. cit., p. 15
  19. ^ a b c Antonio Lefebvre D'Ovidio, op. cit., p. 16
  20. ^ Gina Fasoli, Francesca Bocchi, 13. Diploma di Berengario e Adalberto ai Genovesi (958) in La città medievale italiana, Reti Medievali, Università degli Studi di Napoli Federico II. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  21. ^ Questo motto era usato solo nei sigilli e nelle monete Sigilli dei Comuni, icar.benicultirali.it. URL consultato il 6 settembre 2013.
  22. ^ M. Baldassarri, op. cit., p. 39
  23. ^ Elena Maffei, op. cit., p. 19
  24. ^ Luigi Cibrario, editore M. Fontana, Della economia politica del medio evo, Volume 3, 1842 (p. 272). Testo consultabile a questa pagina. Inoltre: Predelli Sacerdoti, Gli statuti marittimi veneziani fino al 1255, Venezia 1903.
  25. ^ a b Capitolari in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  26. ^ Questo motto entrò in uso nel XV secolo (vedi Armando Lodolini 2, op. cit.); il motto precedente, in uso almeno dal XII secolo, era: Anconae dignum cernentes noscite signum (vedi alla pagina 191).
  27. ^ Guido Camarda, op. cit., p. 34.
  28. ^ Ancona ebbe una libertà solo di fatto, concessa dai pontefici in cambio del riconoscimento dell'autorità della Chiesa: papa Alessandro III (dopo la Pace di Venezia) dichiarò Ancona città libera nell'ambito dello Stato della Chiesa
  29. ^ All'infuori del Lazio, sino ad Innocenzo III, l'autorità della Chiesa era solo teorica e vi era una sovrapposizione di poteri con l'Impero.
  30. ^ Francesco Paolo de' Liguoro, Gaeta quinta Repubblica Marinara? in Lega Navale, novembre-dicembre 2007. URL consultato il 6 settembre 2013.
  31. ^ Come si nota dal raffronto tra la data degli Statuti e quella della fine dell'autonomia del Ducato di Gaeta, gli statuti gaetani giunti a noi sono molto più recenti del periodo della repubblica marinara, anche se sono basati sulla legislazione precedente: vedi il moderno statuto comunale di Gaeta).
  32. ^ Niccola Alianelli, op. cit. (Google Libri, p. 154)
  33. ^ Una giornata a Noli, op. cit.
  34. ^ a b Noli antica Repubblica Marinara, op. cit.
  35. ^ a b Monete di Ragusa, roth37.it. URL consultato il 25 settembre 2013.
  36. ^ Il testo è riportato alla pagina: Traduzione dei libri I, V, VI e VII del Liber statutorum, a cura di Cristiano Caracci.
  37. ^ Ragusa ebbe una libertà solo di fatto, visto che anche dopo il 1358 (Pace di Zara) pagava tributi annuali prima agli Ungheresi, e dopo la battaglia di Mohács, ai Turchi.
  38. ^ Al Principato di Salerno dal 1039 al 1052.
  39. ^ Ai Visconti dal 1353 al 1356.
  40. ^ Alla Francia dal 1396 al 1409. Ai Visconti dal 1421 al 1436.
  41. ^ Alla Francia nel 1460.
  42. ^ A Milano dal 1466 al 1499.
  43. ^ Alla Francia dal 1499 al 1506. Dopo un periodo di estrema debolezza politica, nel 1528 Andrea Doria ristabilisce l'autonomia.
  44. ^ Nel 1746 occupazione austriaca, terminata a seguito di una rivolta popolare.
  45. ^ Ai Visconti dal 1399 al 1402.
  46. ^ Brevemente ricostituitasi dal 1494 al 1509.
  47. ^ Ai Malatesta dal 1348 al 1353.
  48. ^ Sotto il dominio diretto della Chiesa dal 1353 al 1383.
  49. ^ Al Principato di Capua dal 1032 al 1039. A Salerno dal 1040 al 1045. A Capua dal 1058 al 1061.
  50. ^ A Capua dal 1068 al 1092.
  51. ^ Dal XV secolo la repubblica di Noli smise gradualmente di essere "marinara".
  52. ^ A Venezia dal 1205 al 1207, dal 1211 al 1215 dal 1217 al 1230. Al despotato d'Epiro dal 1230 al 1232.
  53. ^ a b c A Venezia.
  54. ^ A Venezia fino al 1358.
  55. ^ Enciclopedia Pomba, editrice Utet Torino, 1942, voce "Repubblica".
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  59. ^ Francesco Morace, op. cit., p. 15
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  64. ^ a b c d e AA. VV., op. cit..
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  68. ^ (A cura di) Antonella Grignola, op. cit., p. 16-18
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  71. ^ Amalphi in Campania veteri magnetis usus inventus a Flavio traditur. Chiara Frugoni, Medioevo sul Naso. Occhiali, bottoni e altre invenzioni medievali, Laterza, Roma-Bari 2007, p. 142.
  72. ^ guide blu, op. cit..
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  74. ^ Teofilo Ossian De Negri, op. cit., p. 381
  75. ^ D.G. Martini, op. cit., p. 261
  76. ^ a b c d e G. And., p. B., V. A. V., O. G., *, A. Sch., V. A. V., O. G. - V. A. V., T. D. M., F. T., V. A. V., Cl. M., Genova in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932..
  77. ^ Ph. Lauer, op. cit., pp. 95-96
  78. ^ Adriano Prosperi, op. cit., p. 85
  79. ^ Gino Benvenuti, op. cit., pp. 238, 239 e 281
  80. ^ Gino Benvenuti, op. cit., pp. 288-291
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  91. ^ a b Venezia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  92. ^ Gino Benvenuti, op. cit., p. 18
  93. ^ N. Stivieri, op. cit., p. 19
  94. ^ Adriano Prosperi, op. cit., p. 82
  95. ^ Zecchino in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  96. ^ Adriano Prosper, op. cit., ip. 202
  97. ^ Per le fonti, si veda la cartina in fondo al sottoparagrafo.
  98. ^ Lepanto in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  99. ^ N. Stivieri, op. cit., p. 207-226
  100. ^ a b Marche TCI, op. cit..
  101. ^ Marche TCI, op. cit., p. 88
  102. ^ a b c Per l'alleanza tra Ancona e Ragusa: S. Anselmi, op. cit. (tutto il volume); Armando Lodolini 2, op. cit.; Mario Natalucci, op. cit., vol. 1, p. 160; Alberico Gentili, La salvaguardia dei beni culturali nel diritto internazionale, Giuffrè Editore, 2008 (Google libri, p. 32; Francis F. Carter, op. cit..
  103. ^ a b Boncompagno da Signa, op. cit. (tutto il volume).
  104. ^ a b c Eliyahu Ashtor, Il commercio levantino di Ancona nel basso Medioevo, in «Rivista storica italiana» nº 88 (ristampato nel nº 186), 1976 (pagine 213-253).
  105. ^ Costanzo Rinaudo, in Rivista storica italiana, Volume 88; Guglielmo Heyd Le colonie commerciali degli Italiani in Oriente nel Medioevo, Volume 1; Alberto Guglielmotti Storia della marina Pontificia dal secolo ottavo al decimonono, Volume 1; Antonio Leoni, Istoria d'Ancona Capitale della Marca Anconitana, Volume 1; www.batsweb.org/Scienza/AnconaPesaro/Storia/medioevo.
  106. ^ L'atto è il Liber croceus magnus, in Carisio Ciavarini, Collezione di documenti storici..., 1870. Fonte: Autori vari, Marche: Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Pesaro-Urbino guida verde, Touring Editore, 1998 (p. 33).
  107. ^ Mario Natalucci, op. cit., pp. 413-414
  108. ^ Marco Dubbini, op. cit., pp. 31-79
  109. ^ Più precisamente, Statuti anconitani del mare, del terzenale e della dogana.
  110. ^ Mario Natalucci, op. cit., pp. 412-413
  111. ^ Studi urbinati: Storia, geografia. B1 - Volumi 55-56 ediz. Università degli studi di Urbino, 1981 (p. 19).
  112. ^ Oddo di Biagio, De la edificazione et destructione del cassaro anconitano, Ancona 1870.
  113. ^ Mario Natalucci, op. cit., vol. 2, p. 14
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  115. ^ Benvenuto Stracca in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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  119. ^ Adriano Prosperi, op. cit., p. 341
  120. ^ Cfr. anche l'immagine File:Ragusa.png.
  121. ^ a b Francesco M. Appendini, op. cit. (Google libri, pp. 230, 308, 348)
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  125. ^ a b c d AA. VV., op. cit., p. 734.
  126. ^ Armando Lodolini, op. cit., p. 163
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  131. ^ Vittorio Gleijeses, op. cit.; cfr. anche l'immagine File:Stati presenti in Campania intorno all'anno 1000 (Gaeta).svg.
  132. ^ Giovanni Battista Federici, Degli Antichi duchi e consoli o ipati della città di Gaeta, Flauto, 1791 (Google libri, pag 22).
  133. ^ a b Michelin / MFPM, op. cit. (alla voce Noli).
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Sulle repubbliche marinare in genere[modifica | modifica sorgente]

  • Armando Lodolini (a cura dell'Ente per la diffusione e l'educazione storica), Le repubbliche del mare, Roma, edizioni Biblioteca di storia patria, 1967. ISBN non esistente
  • Adolf Schaube, Storia del commercio dei popoli latini del Mediterraneo sino alla fine delle Crociate, Torino, Unione tipografico-editrice Torinese, 1915. ISBN non esistente
  • Gabriella Airaldi, Benjamin Z. Ḳedar, I comuni italiani nel regno crociato di Gerusalemme, Genova, Università di Genova, Istituto di medievistica, 1986. ISBN non esistente
  • Gino Benvenuti, Le Repubbliche Marinare. Amalfi, Pisa, Genova, Venezia, Roma, Newton & Compton editori, 1998, ISBN 88-8183-718-8.
  • Indro Montanelli, Storia d'Italia, Milano, RCS Quotidiani s.p.a., 2003, ISBN 9771129085056.
  • Marc'Antonio Bragadin, Storia delle Repubbliche marinare, Bologna, Odoya, 2010, ISBN 978-88-6288-082-4.
  • A. Frugoni, Le Repubbliche marinare, Torino, Eri, 1958. ISBN non esistente
  • P. Gianfaldoni, Le antiche Repubbliche marinare. Le origini, la storia, le regate, CLD, 2001, ISBN 978-88-87748-36-9.
  • Antonella Grignola, Le repubbliche marinare - Amalfi, Genova, Pisa, Venezia, Colognola ai Colli (VR), Giunti Editore, 1999, ISBN 978-88-440-1319-6.
  • Adriano Prosperi, Gustavo Zagrebelsky, Paolo Viola, Michele Battini, Storia e identità- 1.Medioevo e Età moderna, Milano, Einaudi Scuola, 2012, ISBN 978-88-286-0979-7.
  • Lodovico Antonio Muratori, Giosuè Carducci, Vittorio Fiorini, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Rerum italicarum scriptores, 1942. ISBN non esistente
  • Giosuè Musca, Il Mezzogiorno normanno-svevo e le Crociate, editore Dedalo, 2002, ISBN 978-88-220-4160-9.
  • Enrico Leo, Storia degli stati italiani dalla caduta dell'impero romano fino all'anno 1840, vol. 2, editore Elibron, ISBN 978-0-543-96240-9.
  • Cesare Balbo, Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri tempi, Unione tipografico-editrice, 1865, p. 194, ISBN 978-1-142-39086-0. Ristampa BiblioBazaar, 2010.
  • Approfondimenti:

Sulle singole repubbliche[modifica | modifica sorgente]

Amalfi
Genova
  • Gino Benvenuti, Storia della Repubblica di Genova, Mursia, 1977. ISBN non esistente
  • Carlo Varese, Storia della repubblica di Genova: dalla sua origine sino al 1814, Varese, Tipografia d'Y. Gravier, 1836. ISBN non esistente
  • D.G. Martini, D. Gori, La Liguria e la sua anima, Savona, Sabatelli Editori, 1965. ISBN non esistente
  • Teofilo Ossian De Negri, Storia di Genova, Firenze, Giunti, 2003, ISBN 88-09-02932-1.
  • Aldo Padovano, Felice Volpe, La grande storia di Genova, vol. 2, Artemisia Progetti Editoriali, 2008, p. 84, 91, ISBN 978-88-6070-022-3.
  • Approfondimenti:
    • C. Di Fabio, A. De Floriani, Genova in Enciclopedia dell' Arte Medievale, Treccani, 1995.
Pisa
  • Gino Benvenuti, Storia della Repubblica di Pisa: le quattro stagioni di una meravigliosa avventura, Giardini, 1961 ISBN non esistente
  • Giuliano Valdés, Arte e storia di Pisa, Firenze, Bonechi, 1994, ISBN 978-88-8029-023-0.
  • Approfondimenti:
    • A. Zampieri, La monetazione della Repubblica di Pisa fino alla prima dominazione fiorentina (di M. Baldassarri) in Pisa nei secoli: La Storia, L'arte, Le Tradizioni, 2ª ed., Pisa, Edizioni ETS, 2003, pp. 7-66, ISBN 978-88-467-0758-1.
    • Michele Antonio Gazano, La storia della Sardegna, vol. 2, Cagliari, Reale Stamperia di Cagliari, 1777, p. 14. ISBN non esistente
Venezia
Ancona
  • AA. VV., Ancona repubblica marinara, Federico Barbarossa e le Marche, Città di Castello, a cura della Deputazione di storia patria per le Marche, Arti grafiche, 1972. ISBN non esistente
  • Armando Lodolini, Ancona in Ente per la diffusione e l'educazione storica (a cura di), Le repubbliche del mare, Roma, edizioni Biblioteca di storia patria, 1967. ISBN non esistente
  • AA. VV., Ancona in Marche (guide rosse del TCI), Milano, Touring editore, 1981, ISBN 88-365-0013-7.
  • Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli, Città di Castello, Unione Arti Grafiche, 1960, volume I (pp. 221-558); volume II (pp 1-172). ISBN non esistente
  • Approfondimenti:
Ragusa
  • Sergio Anselmi, Antonio Di Vittorio, Ragusa e il Mediterraneo: ruolo e funzioni di una repubblica marinara tra Medioevo ed età Moderna, Bari, Cacucci, 1990. ISBN non esistente
  • (EN) Francis F. Carter, Dubrovnik (Ragusa): A Classical City-state, Londra-New York, Seminar Press, 1972, ISBN 978-0-12-812950-0.
  • (EN) Robin Harris, Dubrovnik: A History, Saqi Books, 2006, p. 127, ISBN 978-0-86356-959-3.
  • (SCR) Josip Vrandečić, Miroslav Bertoša, Dalmacija, Dubrovnik i Istra u ranome novom vijeku, Barbat, 2007, ISBN 978-953-7534-03-5.
  • Francesco M. Appendini, Notizie istorico-critiche sulle antichità storia e letteratura de' Ragusei, Ragusa, Martecchini, 1802. ISBN non esistente
  • (EN) Theoharis Stavrides, The Sultan of Vezirs, Brill Academic Publishers, 2001, ISBN 90-04-12106-4.
Gaeta
  • Antonio Sperduto, Gaeta, Electa Napoli, 1999 ISBN 9788843586301
  • AA. VV., Gaeta in Lazio (guide rosse del TCI), Touring editore, 1981, ISBN 978-88-365-0015-4.
  • Approfondimenti:
    • Niccola Alianelli, Delle antiche consuetudini e leggi marittime delle Provincie napolitane, editori Fratelli de Angelis, 1871, p. 143-144, ISBN 978-1-271-08540-8. Ristampa Nabu press 2011
    • M.T. Gigliozzi, Gaeta in Enciclopedia Treccani- Enciclopedia dell' Arte Medievale, 1995.
    • Vittorio Gleijeses, La regione Campania- storia ed arte, Napoli, Libreria scientifica editrice, 1972. ISBN non esistente
Noli
  • Francesca Bandini, Mauro Darchi, La Repubblica di Noli e l'importanza dei porti minori del Mediterraneo nel Medioevo, Firenze, All'insegna del giglio, 2004, ISBN 978-88-7814-179-7.
  • Michelin / MFPM, Liguria, Michelin, 2010, ISBN 978-2-06-715090-4.
  • AA. VV., Noli in Liguria (guide rosse del TCI), Milano, Touring editore, 1982, ISBN 88-365-0009-9.
  • Approfondimenti:
    • A. Frondoni, Noli in Enciclopedia Treccani- Enciclopedia dell' Arte Medievale, 1997.

Rapporti tra le repubbliche marinare[modifica | modifica sorgente]

Rapporti tra Venezia e Genova
Rapporti tra Genova e Pisa
Rapporti tra Venezia e Pisa
  • pagine: p. 79 Vito Sibilio, Le parole della prima crociata, edizioni Congedo, 2004, ISBN 978-88-8086-578-0.
Rapporti tra Amalfi e Pisa
  • David Abulafia, Le due Italie: relazioni economiche fra il Regno Normanno di Sicilia e i comuni settentrionali, Guida Editori, 1991, p. 18, ISBN 978-88-7835-075-5.
  • E. Cuozzo, La fine del Ducato di Amalfi e la ristrutturazione del suo territorio nel Regno di Sicilia in Istituzioni civili e organizzazione ecclesiastica nello stato medievale amalfitano, atti del congresso internazionale di studi amalfitani, Amalfi, 1981. ISBN non esistente
Rapporti tra Venezia, Ancona e Ragusa
Rapporti tra Amalfi e Gaeta
  • AA. VV., Napoli e la Campania, (guide Michelin), Edizioni Michelin, 2008, ISBN 978-2-06-713196-5.
  • Gustavo La Posta, Neapolis, Edizioni scientifiche italiane, 1994, ISBN 978-88-7104-921-2.
  • AA. VV., Medioevo: Schemi Riassuntivi, Quadri di Approfondimento, editore De Agostini, 2011, p. 51, ISBN 978-88-418-6920-8.
  • Giuseppe Barone, Le vie del Mezzogiorno: storia e scenari, Donzelli Editore, 2002, p. 49, ISBN 978-88-7989-684-9.

Sitografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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