Sarno (fiume)

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« Lodan vostra inclit'opra il Tebro, e l'Arno,
L'Apennin, l'Alpe, il mar d'Adria, e 'l Tirreno;
Ma più che l'acque illustri, e 'l bel terreno,
Il mio Vesevo, il buon Sebeto, e 'l Sarno. »
(Luigi Tansillo[1])
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Fiume Sarno
Fiume Sarno
Ponte di San Marzano
Stato Italia Italia
Regioni Campania Campania
Lunghezza 24 km
Portata media alla foce 13 m³/s
Bacino idrografico 500 km²
Altitudine sorgente 30 m s.l.m.
Nasce nel comune di Sarno
Sfocia Mar Tirreno - Golfo di Napoli

Il Sarno è un fiume della Campania che, a dispetto della sua brevità (appena 24 km), può contare su un bacino notevolmente esteso (c. 500 km²). È diventato noto per essere considerato, insieme ai torrenti Cavaiola e Solofrana (suoi tributari tramite il torrente Alveo Comune Nocerino), il fiume più inquinato d'Europa.[2][3][4]

Il nome[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Maria Della Torre, scrittore e ricercatore XVII secolo, citando le opere di altri illustri del passato, scrisse che un tempo il fiume era chiamato Drangone, Dragoncello, Draconte e Draconzio.[5]

Lo storico Marco Onorato Servio (ad Aeneida, VII 738) ci ha tramandato l'informazione che i primi abitanti della valle furono i Sarrastri, una popolazione pelasgica proveniente dal Peloponneso, e che furono loro a chiamare Sarno il fiume e sé stessi Sarrasti.

Il bacino[modifica | modifica wikitesto]

Il bacino del Sarno, da est verso ovest, si apre dai monti Picentini (nel comune di Solofra) fino al golfo di Napoli (nel comune di Castellammare di Stabia), mentre da sud verso nord va dai monti Lattari ai monti di Sarno, per una estensione complessiva di 438 km² che interessa le province di Salerno, Napoli e Avellino. Dal punto di vista politico-amministrativo il bacino si compone di 39 Comuni, di cui 18 appartengono alla Provincia di Salerno, 17 a quella di Napoli e 4 a quella di Avellino.

Da qualche anno, con Legge Regionale 29 dicembre 2005 n. 24, è stato istituito l'Ente Parco regionale Bacino Idrografico del fiume Sarno, che abbraccia il territorio dei Comuni di Sarno, San Valentino Torio, San Marzano sul Sarno, Angri, Scafati, Nocera Inferiore, appartenenti alla Provincia di Salerno, e dei Comuni di Striano, Poggiomarino, Pompei, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, appartenenti alla Provincia di Napoli.

Il corso[modifica | modifica wikitesto]

Il Sarno nasce alla quota di circa 30 metri sul livello del mare dalle pendici del monte Saro, facente parte del gruppo montuoso del Sant'Angelo-Pizzo d'Alvano. Questo a sua volta costituisce la propaggine occidentale dei Monti Picentini, una catena montuosa a cavallo delle province di Avellino e Salerno, caratterizzata da una distesa forestale di oltre 40.000 ettari e da numerosi torrenti che rendono l'area il più ricco serbatoio di acqua potabile dell'Italia meridionale.

Il tratto iniziale del fiume era un tempo alimentato da numerose sorgenti ma, a partire dalla metà del secolo scorso, le maggiori portate furono captate per alimentare l'Acquedotto Campano.

Il Sarno è tuttora alimentato dalle acque di tre sorgenti, la più importante delle quali è la Foce, che si trova a nord-ovest della città di Sarno e da cui traeva origine anche il Canale del Conte di Sarno, un corso artificiale fatto costruire nel Cinquecento. La seconda sorgente, Palazzo, si trova alle spalle del centro abitato, mentre la terza, Santa Marina, si trova nei pressi di Lavorate, una frazione di Sarno.

Queste alimentano tre rivoli, il "Rio Foce", l'"Acqua di Palazzo" e l'"Acqua Santa Marina", i quali, dopo un percorso rispettivamente di 2,5 km, 2 km e 6,7 km circa, si incontrano in località "Affrontata dello Specchio", dopo di che un unico corso d'acqua, lento e sinuoso, si avvia verso occidente, segnando per alcuni tratti i confini delle province di Salerno e di Napoli, nonché quelli dei Comuni di Sarno, Striano, Poggiomarino, San Valentino, San Marzano, Scafati, Pompei, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.

Dopo l'"Affrontata dello Specchio" il fiume incontra il ponte di San Marzano e, subito prima, riceve da sinistra il tributo del "Fosso Imperatore" e poco più a valle quello del "Rio San Mauro".

Una volta raggiunto il punto di confluenza con l'Alveo Nocerino, il corso del fiume è caratterizzato da diverse opere idrauliche che furono realizzate per fronteggiare due problemi: il deflusso delle acque, alterato dai cospicui apporti dell'Alveo Comune Nocerino; e la bassa pendenza del letto, che si aggira intorno allo 0,1%.

Per fronteggiare detti problemi, parallelamente al fiume furono costruiti due alvei artificiali: il "rio Mannara" (o "Controfosso sinistro") e il "Canale Piccolo Sarno". A questi due va aggiunto il "Controfosso Destro" dell'Alveo Nocerino, che, sempre allo scopo di non incrementare la portata del predetto corso d'acqua, sottopassa a sifone l'alveo principale, per confluire nel Controfosso Sinistro, il quale raccoglie anche la modestissima portata di un altro corso d'acqua naturale, il fiumicello di "Acquaviva", che un tempo raggiungeva direttamente il Sarno.

La foce del Sarno con vista dello scoglio di Rovigliano

Le acque raccolte dal Canale Piccolo Sarno e quelle convogliate dal Controfosso sinistro ritornano nel corso del Sarno alcuni chilometri più a valle: il primo, infatti, si reimmetteva in un'ansa del fiume posta a valle della frazione San Pietro di Scafati (oggi, invece, mediante un canale che sottopassa il Sarno, raggiunge il Controfosso sinistro), il secondo lo fa a valle della traversa di Scafati.

Nel centro di Scafati, accanto alla Chiesa "Madonna delle Vergini", il fiume incontra la traversa di Scafati, che, di fatto, è la versione moderna dello sbarramento fatto costruire nel Seicento dal Conte di Celano.

In corrispondenza di quest'opera idraulica, il corso d'acqua si suddivide in due parti: il corso principale, che è ancora il fiume vero e proprio, e una sua derivazione, il "canale Bottaro". Quest'ultimo, dividendosi dal Sarno, gli sottrae una portata di circa 2.000 litri al secondo utilizzata in parte per l'irrigazione dei terreni posti lungo la riva destra del fiume, e in parte per usi industriali. Quello che ne resta ritorna nel Sarno a circa un chilometro dalla foce, a monte dello stabilimento Lepetit. Il canale Bottaro fu costruito contemporaneamente alla più nota traversa al fine di alimentare alcuni mulini in località Bottaro, di proprietà di Alfonso Piccolomini d'Aragona Conte di Celano, e probabilmente con l'ulteriore scopo di fare concorrenza agli eredi del Conte di Sarno, che, pochi anni prima, aveva fatto costruire il canale che da lui aveva preso il nome.

Dopo un ultimo tratto, che come si dirà più avanti è stato oggetto di rettifica, il Sarno conclude la sua corsa di circa 24 chilometri, arrivando nel Tirreno di fronte al pittoresco "scoglio di Rovigliano".

Il Sarno prima dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

Navigabilità del Sarno[modifica | modifica wikitesto]

Il primo, fra gli autori antichi a riferire l'informazione circa la navigabilità del Sarno, fu il geografo Strabone:

Νώλης δέ καί Νουκερίας καί 'Αχερρών, όμωνύμου κατοικίας τής περί Κρέμωνα, έπίνειόν έστιν ή Πομπαία, παρά τώ Σάρνω ποταμώ καί δεχομένω τά φορτία καί έκπέμποντι.

(Nola, Nocera e Acerra si servivano di Pompei come porto e il fiume Sarno era utilizzato per il traffico fluviale)

Il Sarno fiume e dio[modifica | modifica wikitesto]

Il Sarno, in epoca antica, al pari di altri fiumi più famosi, svolse un ruolo di promotore della civiltà umana e, per questo, fu adorato come un dio. Di esso è stata tramandata un'immagine quasi univoca e facilmente riconoscibile: un vecchio con la barba, seminudo, disteso su un fianco e circondato da piante fluviali (in genere canne e papiri), nell'atto di reggere un vaso da cui sgorga acqua. La più notevole delle rappresentazioni note del dio Sarno è certamente quella esistente in Sant'Egidio del Monte Albino sul cosiddetto Fonte Helvius.

Il Sarno dopo l'eruzione del 79 d.C.[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dell'eruzione del 79 d.C., buona parte della valle fu ricoperta di materiale vulcanico, il cui spessore variò, in funzione di vari fattori, da pochi centimetri alle decine di metri, ma comunque il risultato fu che sotto quella coltre scomparvero terreni coltivati, case, strade e corsi d'acqua. È probabile che da questo evento il corso del Sarno ne sia uscito fortemente modificato, se non addirittura stravolto, tanto è vero che, qualche centinaio di anni dopo e precisamente nel 553, del fiume si era perso anche il nome:

Κατά τούτου δέ τού Вεβίου τόν πρόποδα ϋδατος πηγαί ποτίμου είσί. Καί ποταμός άπ' αύτών πρόεισι Δράκων όνομα, ος δέ άγχιστά πη τής Νουκερίας πόλεως φέρεται.

(gli eserciti [del bizantino Narsete e del goto Teia] si schierarono sulle rive del fiume Dracone che scorre presso la città di Nocera)

Il fiume e le attività antropiche[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla pesca, all'irrigazione e al trasporto delle merci, sin dal Medio Evo si ha notizia della esistenza lungo il corso del fiume di numerosi mulini. Tuttavia l'attività che più di ogni altra caratterizzò il fiume, per le sue ricadute positive (sotto l'aspetto economico) e negative (sotto il profilo sanitario), fu quella delle fusare, una sorta di laghetti artificiali destinati alla coltivazione della canapa.

Dal momento che la valle degrada verso il mare con una pendenza bassissima, il fiume Sarno accumula sedimenti con una velocità impressionante. Per questa ragione, fin dal Medio Evo si ha notizia del fatto che le istituzioni, per impedire le esondazioni, provvedessero alla pulizia del fondo del corso d'acqua e alla rimozione della vegetazione (detta "moglia") che si formava lungo gli argini.

Seguendo una consuetudine consolidata nel tempo, la pulizia veniva eseguita a cura della Città di Sarno, ma col concorso nella spesa delle Università di San Valentino, San Marzano, Striano e San Pietro di Scafati. L'operazione avveniva facendo scendere nelle acque del fiume una mandria di bufale (non meno di trenta o quaranta animali) che, con gli zoccoli, agitavano il limo sabbioso del fondale, facilitandone il trasporto verso valle da parte della corrente.

Oggi ogni tipo di attività è preclusa per l'enorme inquinamento del corso d'acqua; infatti, a causa degli sversamenti delle concerie e delle industrie conserviere presenti lungo il flusso del fiume e dei suoi affluenti, quasi tutte le forme di vita si sono estinte e qualunque utilizzo delle acque è pericoloso per la salute. Queste sono maleodoranti e malsane, e il loro colore rosso in certi periodi dell'anno - dovuto agli scarti delle industrie per produrre i famosi pomodori San Marzano - ha fatto sì che il fiume venisse soprannominato "Rio Pomodoro".

Le modifiche al corso del fiume[modifica | modifica wikitesto]

L'estensione artificiale del bacino[modifica | modifica wikitesto]

Prima del 1800 il fiume, una volta giunto a nord di San Marzano, accoglieva in sinistra idraulica il Fosso Imperatore e poco più a valle, il Rio San Mauro. Dal 1803 l'allora Soprintendenza dei Ponti e delle Strade - con lo scopo di risolvere il problema degli allagamenti di Nocera e dei suoi casali - realizzò alcuni canali artificiali per convogliare le acque della Cavaiola e della Solofrana nel Rio San Mauro; si produsse quindi la prima sostanziale alterazione del fiume, ampliandone artificialmente il bacino e la portata.

Nel 1857, con la realizzazione del canale artificiale Alveo Comune Nocerino, venne alterato il corso in modo definitivo, strutturando il deflusso delle acque della Solofrana e della Cavaiola dal Quartiere militare di Nocera Inferiore fino al fiume, in un punto a valle dell'immissione del Rio San Mauro.

La rettifica del basso Sarno[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi del Seicento Alfonso Piccolomini, feudatario di Scafati, fece scavare un canale artificiale e costruì uno sbarramento sul corso del fiume per attivare due nuovi mulini di sua proprietà in località Bottaro.

La novità comportò due conseguenze negative: una drastica riduzione della navigabilità del fiume e l'allagamento di vaste aree a monte della diga, con danni incalcolabili all'attività agricola e alla salute delle popolazioni della valle.

Dopo vari ricorsi fu avviato un giudizio presso il Consiglio Collaterale di Napoli, che si concluse favorevolmente per gli attori solo nel 1630. Il Conte rimosse la diga, ma nel 1656 innalzò un nuovo sbarramento e, questa volta, la vertenza diventò secolare.

Nel 1843, a seguito di un preciso quesito del Re, un Ufficiale del Genio Militare, il tenente colonnello Vincenzo degli Uberti, fu chiamato a relazionare circa la possibilità di rimuovere le cause che rendevano la valle malsana per la stagnazione delle acque del fiume, salvando nel contempo i mulini del feudatario di Scafati.

Si giunse così al 1855, quando la lunga contesa fra Università e feudatari trovò un'imprevista soluzione. Ferdinando II, infatti, decise di rendere navigabile il fiume da Scafati alla foce, in modo che da mare si potesse raggiungere la fabbrica produttrice di polvere da sparo che era stata costruita in questa città.

Il progetto richiese la rettifica del corso del basso Sarno, la cui lunghezza, eliminando una serie di tortuosità, fu ridotta dai 12 chilometri iniziali a soli 5 e, nello stesso tempo, comportò la bonifica dei terreni a monte. L'intervento, che durò fino al 1915, recepì l'orientamento di tenere in vita il sistema delle chiuse e di salvare le industrie esistenti.

Bisogna ammettere che si trattò di un intervento che incise profondamente sulla geografia e sulle condizioni igienico-sanitarie della valle, costituendo la premessa per una ripresa economica senza precedenti.

La rettifica dell'alto Sarno[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1860, quando i Borbone persero il Regno delle due Sicilie, si verificò un cambio nell'orientamento politico. Il Governo post-unitario fu meno favorevole all'interventismo pubblico, ma ciò non interruppe l'attività dell'Amministrazione delle Bonifiche, e l'opera di risanamento proseguì anche dopo l'Unità d'Italia, quando si concentrò sull'alto corso del Sarno con interventi di raddrizzamento del corso d'acqua e di eliminazione delle anse - limitatamente al rio Foce - per favorire una maggiore velocità di deflusso. Questi interventi, ritenuti al tempo utili alla regimazione delle acque acque, decretarono invece il peggioramento dell'idrologia del fiume che ne risultò stravolta.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Silvestri, Dal Balentino del Codex Diplomaticus Cavensis al San Valentino Torio del Decreto di Vittorio Emanuele II, Editrice Gaia 2006, ISBN 88-89821-14-0
  • Salvatore Silvestri, Dal fundo Marciano a San Marzano sul Sarno. Un viaggio lungo 1500 anni, Editrice Gaia 2006, ISBN 88-89821-20-5
  • Salvatore Silvestri, S.Egidio. Un luogo chiamato Preturo, Editrice Gaia 2010, ISBN 978-88-89821-75-6
  • Vincenzo degli Uberti, Discorso storico-idraulico sul Fiume Sarno, Napoli 1844, Editrice Gaia 2005, ISBN 88-89821-03-5
  • Marisa de’ Spagnolis, Il Sarno e i suoi Dei, in Studi di Storia e Geostoria Antica, Napoli, 2000
  • Giuseppe Centonze, Dal Sarno all'Arno. L'idronimo 'Sarnus' nelle fonti antiche e medievali, in Stabiana. Castellammare di Stabia e dintorni nella storia, nella letteratura, nell'arte, Castellammare, Longobardi Ed., 2006, ISBN 88-8090-223-7, pp. 11–47.
  • Giuseppe Centonze, Il Sarno dei poeti, dei miti e delle fiabe, in Spigolature Stabiane. Descrizioni, impressioni, memorie, fantasie, curiosità su Castellammare di Stabia e dintorni nelle pagine di scrittori e viaggiatori, Castellammare di Stabia, Bibliotheca Stabiana, 2011, pp. 31–38.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Sarno dei poeti, dei miti e delle fiabe.
  2. ^ (PDF) Atto Parlamentare del 5 gennaio 2005
  3. ^ Cleaning up the Sarno River - Around Naples Encyclopedia. URL consultato il 17 agosto 2011.
  4. ^ (EN) Satinder Ahuja, Handbook of Water Purity and Quality, Academic Press, 2009, p. 5, ISBN 0-12-374192-0. URL consultato il 17 agosto 2011.
    «The Sarno, on the continent, is the most polluted river in all of Europe [...]».
  5. ^ Giovanni Maria Della Torre, Storia e fenomeni del Vesuvio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]