Duomo di Amalfi

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Cattedrale di Sant'Andrea
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Campania
Località Amalfi
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Andrea apostolo
Diocesi Arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni
Stile architettonico romanico, barocco, rococò, neomoresco
Inizio costruzione 987
Completamento XIX secolo

La cattedrale di Sant'Andrea è il principale luogo di culto cattolico di Amalfi, sede vescovile dell'omonima arcidiocesi. Dedicato a sant'Andrea apostolo, si trova in piazza Duomo, nel centro della città.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In origine le basiliche ad Amalfi erano due, ed entrambe a tre navate: la prima corrisponde al Duomo vecchio eretto dal duca Mansone II attorno all'anno 1000: la seconda eretta a metà del IX secolo è più ampia. In quei tempi i due luoghi di culto venivano ad essere officiati contemporaneamente come avveniva in tutte le chiese paleocristiane della Campania. La basilica venne trasformata nei primi decenni del XIII secolo sotto l'arcivescovo Matteo Capuano e il cardinale Pietro Capuano, entrambi unirono i due luoghi di culto in uno solo a cinque navate. Ulteriori ampliamenti e ricostruzioni avvennero tra il XVI secolo e il XVIII secolo che gli ha conferito la veste attuale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Portale bronzeo del Duomo

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata attuale è stata costruita nel XIX secolo da Errico Alvino coadiuvato da un'élite di discreti architetti; la riedificazione è avvenuta dopo il presunto crollo di quella originale. Il progetto dell'Alvino si presenta con una facciata neomoresca, con influenze neogotiche, preceduta da un corridoio che collega il campanile, il chiostro del Paradiso e la chiesa-cappella del Crocifisso.[1]

Lo spettacolare prospetto

Il 24 dicembre 1861 sotto l'azione di un forte vento, un tratto del coronamento della facciata della Cattedrale, in cattivo stato di conservazione, cadde sfondando una o due volte del sottostante atrio. La Cattedrale subì danni lievi e non precari. Ma il parere favorevole al restauro stilistico della Giunta delle Belle Arti ha fatto sì che, per un danno leggero, le stratificazioni sulla facciata (dell'epoca rinascimentale, barocco, etc.) siano state cancellate, ricostruendo la Cattedrale secondo lo stile dell'architetto Lorenzo Casalbore, che demolì l'insigne portico, i capitelli, le cornici, lo stesso intonaco e le basi e le paraste del Settecento, messe in opera da Arcangelo Giulielmelli. Così volle riprodurre l'originario stile della chiesa, mirando alla distruzione delle altre stratificazioni avute nel corso dei secoli; e la rimozione dell'evento dalla memoria collettiva degli amalfitani contribuì a fortificare la tesi che mise in atto il sindaco del paese Salvatore Amatruda per giustificare questo "rinnovamento" della facciata, ovvero che la chiesa era, quasi del tutto, crollata. Alcune fonti scritte, probabilmente appartenenti agli esperti di restauro che furono nominati dalla Giunta delle Belle Arti, dicono: "Se questo ragguardevole monumento fosse liberato e svestito dalle sovrapposizioni barocche che in tempo più vicino a noi lo hanno deturpato e travisato, presenterabbe una singolare novità di stile, così nell'insieme della sua struttura, come nelle decorazioni veramente stupende. Intanto è opera certamente lodevole il poter ridare a questo monumento almeno l'antico aspetto nella parte che riguarda la fronte esterna".

Il campanile[modifica | modifica wikitesto]

Esistente dal 1180 e compiuto nel secolo successivo; nel XVIII secolo venne restaurato e successivamente manomesso. L'esterno si compone di un piano di bifore e uno di trifore, con coronamento arabeggiante e copertura ad embrici maiolicati gialli e verdi.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno del Duomo

Il portale maggiore presenta una lunetta, che racchiude al suo interno un affresco di Domenico Morelli e Paolo Vetri, ed una porta in bronzo, fusa a Costantinopoli.

L'interno, rimaneggiato in forme barocche, ha una pianta basilicale con transetto e abside; il tutto è rivestito da marmi commessi e racchiudenti colonne antiche. Le navate sono coperte da un soffitto a cassettoni. Sull'altar maggiore barocco si trova una grande tela raffigurante Il martirio di sant'Andrea Apostolo, patrono di Amalfi, dei pescatori e dei marinai. Su quello postconciliare, invece, si trova un moderno Crocifisso ligneo dipinto. Nelle cappelle sono conservate opere di arte gotica e rinascimentale. In una cappella si trova un gruppo ligneo raffigurante l'Apparizione di san Michele Arcangelo a san Felice; in un'altra c'è una Madonna tra san Filippo e un vescovo.

Cripta del Duomo di Amalfi

Basilica del Crocifisso[modifica | modifica wikitesto]

Basilica del Crocifisso

La chiesa fu eretta nell'Alto Medioevo e restaurata nel periodo barocco, nel 1931 venne restaurata ulteriormente con l'eliminazione di sovrastrutture barocche, fu abbandonata per decenni e riaperta con un ennesimo restauro nel 1996.

L'interno, a tre navate divise da colonne reggenti archi rialzati, leggermente acuti sulla quale è posto un matroneo sono conservate opere risalenti al periodo gotico e alcuni sarcofagi romani, oltre ad alcuni resti di affreschi duecenteschi e a frammenti di mosaici provenienti dall'antica facciata della cattedrale. La maggior parte delle decorazioni sono state trasportate all'interno del museo diocesano.

Il Chiostro del Paradiso[modifica | modifica wikitesto]

Il Chiostro del Paradiso

Dal lato sinistro del portico si accede al Chiostro del Paradiso, vero e proprio angolo d'oriente nel sud Italia. Consiste in un quadriportico con archi a sesto acuto intrecciati, tipici dell'arte arabo-normanna, e sorretti da finissime colonnine binate: ad essi si deve il nome del complesso. Venne edificato tra il 1266 e il 1268 dall'arcivescovo Filippo Augustariccio come cimitero per i cittadini amalfitani illustri. Ai lati del colonnato vi sono sei cappelle affrescate con resti pitture databili al trecento raffiguranti una Crocifissione (attribuita a Roberto d'Oderisio), un Cristo Pantocratore e Storie dei Santi Cosma e Damiano, e cinque sarcofagi di epoca romana (raffiguranti Le nozze di Peleo e Teti e Il ratto di Arianna) riutilizzati nel medioevo. Altri frammenti lapidei dell'antico ambone romanico e del pavimento della cattedrale sono esposti alle pareti.

Dopo essere caduto pressoché in abbandono nel XVII secolo, il Chiostro venne restaurato nel 1908 ed aperto al pubblico.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Però G. Fiengo nella Tutela e restauro dei monumenti in Campania ci parla di questo avvenimento e denuncia l'ignoranza con la quale è stata accettata codesta ricostruzione.

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