Duomo di Pisa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 43°43′23.81″N 10°23′45.04″E / 43.723281°N 10.395845°E43.723281; 10.395845

Cattedrale Metropolitana Primaziale di Santa Maria Assunta
Facciata del Duomo di Pisa
Facciata del Duomo di Pisa
Stato Italia Italia
Regione Toscana
Località Pisa
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Pisa
Consacrazione 1118
Stile architettonico Romanico pisano
Inizio costruzione 1063
Completamento 1092
Questa voce fa parte della serie
Piazza dei Miracoli
Voci principali

Il duomo di Santa Maria Assunta, al centro della omonima piazza, è la cattedrale medievale di Pisa nonché chiesa primaziale. Capolavoro del romanico, in particolare del romanico pisano, rappresenta la testimonianza tangibile del prestigio e della ricchezza raggiunti dalla Repubblica marinara di Pisa nel momento del suo apogeo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il corpo basilicale, con la celebre Torre di Pisa, che ne rappresenta il campanile

Fu iniziata nel 1063 (1064 secondo il calendario pisano all'epoca vigente) dall'architetto Buscheto, con la decima parte del bottino dell'impresa pisana in Sicilia nel porto di Palermo contro i Musulmani (1063). Vi si fondono elementi stilistici diversi: classici, lombardo-emiliani, bizantini ed in particolare islamici, a riprova della presenza internazionale dei mercanti pisani a quei tempi. In quello stesso anno veniva iniziata anche la ricostruzione della basilica di San Marco a Venezia, per cui può anche darsi che vi fosse stata all'epoca una rivalità tra le due Repubbliche marinare a creare il luogo di culto più bello e sontuoso.

La chiesa fu eretta in un'area esterna alla cinta muraria altomedioevale, a simboleggiare proprio il potere di Pisa che non necessitava protezioni. La zona scelta era già utilizzata in epoca longobarda come necropoli e, già nei primi anni del XI secolo, fu eretta una chiesa mai terminata che doveva essere intitolata a Santa Maria. La nuova grande chiesa di Busketo, infatti, viene inizialmente chiamata Santa Maria Maggiore fino a quando non viene definitivamente intitolata a Santa Maria Assunta.

Nel 1092 la chiesa, da semplice cattedrale, passa ad essere primaziale, essendo stato conferito il titolo di primate all'arcivescovo Daiberto da papa Urbano II, onorificenza oggi soltanto formale.

La cattedrale fu consacrata nel 1118 dal papa Gelasio II, appartenente al ramo pisano dei Gaetani (o Caetani), conti di Terriccio e d'Oriseo, ma già nella prima metà del XII secolo fu ampliato sotto la direzione dell'architetto Rainaldo cui spetta il progetto dell'attuale facciata, conclusa dalle maestranze guidate dagli scultori Guglielmo e Biduino.

L'aspetto attuale del complesso edificio è il risultato di ripetute campagne di restauro succedutesi in diverse epoche. I primi radicali interventi seguirono il disastroso incendio del 1595, a seguito del quale fu rifatto il tetto e furono eseguite le tre porte bronzee della facciata, opera di scultori della bottega di fra Domenico Portigiani, tra cui Gasparo Mola e Pietro Tacca; a partire dal Settecento iniziò il progressivo rivestimento delle pareti interne con grandi dipinti su tela, i "quadroni" con Storie di beati e santi pisani, eseguiti dai principali artisti dell'epoca grazie all'iniziativa di alcuni cittadini che si autofinanziarono creando un'apposita attività commerciale.

Tra i vari interventi degni di nota va segnalato lo smantellamento del pergamo di Giovanni Pisano che venne riassemblato solo nel 1926 in una diversa posizione e con diverse parti mancanti, tra cui la scala, e lo smantellamento del monumento ad Arrigo VII realizzato da Lupo di Francesco che si trovava di fronte alla porta di San Ranieri e successivamente sostituito da una versione semplificata e simbolica.

Gli interventi successivi si ebbero nel corso dell'Ottocento ed interessarono sia le decorazioni interne sia quelle esterne, che in molti casi, specie per le sculture della facciata furono sostituite da copie (gli originali sono al Museo dell'Opera del duomo).

Profilo architettonico[modifica | modifica sorgente]

L'edificio che in origine era a croce greca con all'incrocio dei bracci una grossa cupola, oggi è a croce latina a cinque navate con abside e transetto a tre navate, all'interno suggerisce un effetto spaziale simile a quello delle grandi moschee islamiche, grazie all'uso di archi a sesto rialzato o a sesto acuto, all'alternanza di fasce in marmo bianco e nero e all'insolita cupola ellittica. La presenza dei due matronei rialzati nelle navate, con le solide colonne monolitiche di granito, è un chiaro segno di influenza bizantina.

Esterno[modifica | modifica sorgente]

L'esterno

La ricchissima decorazione comprende marmi multicolori, mosaici e numerosi oggetti di bronzo provenienti dal bottino di guerra, fra cui il Grifo utilizzato come est del tetto, preso a Palermo nel 1061. Gli archi a profilo acuto fanno riferimento ad influenze musulmane e del meridione d'Italia. Le arcate cieche con losanghe richiamano le analoghe strutture delle chiese dell'Armenia. La facciata di marmo grigio e bianco, decorata con inserti di marmo colorato, fu edificata da mastro Rainaldo. I tre portali sottostanno a quattro ordini di loggette divise da cornici con tarsie marmoree, dietro i quali si aprono monofore, bifore e trifore. Le porte della facciata in bronzo massiccio furono realizzate da diversi artisti fiorentini nel XVII secolo. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fin dai tempi antichi i fedeli entravano nel Duomo attraverso la porta di San Ranieri, posta sul retro nell'omonimo transetto, di fronte al campanile. Questo perché i nobili della città si recavano alla cattedrale venendo da via Santa Maria che conduce proprio a quel transetto. Tale porta fu fusa intorno al 1180 da Bonanno Pisano, e unica porta scampata all'incendio del 1595 che semidistrusse la chiesa. La porta di San Ranieri è decorata con 24 formelle raffiguranti storie del Nuovo Testamento. Questa porta è una delle prime prodotte in Italia nel Medioevo, dopo l'importazione di numerosi esempi da Costantinopoli, (ad Amalfi, a Salerno, a Roma, a Montecassino, a Venezia...) e vi si ammira una sensibilità tutta occidentale, che si stacca dalla tradizione bizantina. Sopra le porte ci sono quattro file di gallerie aperte, con, in cima, la Madonna con Bambino e, negli angoli, i quattro evangelisti. La tomba di Buscheto si trova a sinistra della porta nord della facciata.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno
Pianta
Cappella del Santissimo Sacramento
Il pergamo di Giovanni Pisano

L'interno è rivestito di marmi bianchi e neri, con colonne monolitiche di marmo grigio e capitelli di ordine corinzio. Ha un soffitto a cassettoni dorati seicenteschi, in legno dorato e dipinto, dei fiorentini Domenico e Bartolomeo Atticciati; reca dorato lo stemma dei Medici. Presumibilmente l'antico soffitto presentava una struttura con capriate lignee a vista.

Nel punto di incontro tra i transetti e il corpo centrale si innalza la cupola affrescata con la Vergine in gloria e santi dai pisani Orazio e Girolamo Riminaldi (1627-31).

Le colonne granitiche in stile corinzio fra la navata e l'abside provengono dalla moschea di Palermo, bottino della battaglia nella Cala dai Pisani nel 1063.

Il grande mosaico absidale del Cristo in trono tra la Vergine e san Giovanni è reso famoso dal volto di san Giovanni, di Cimabue nel 1302 e sopravvisse miracolosamente all'incendio del 1595. Proprio quel San Giovanni Evangelista fu l'ultima opera realizzata da Cimabue prima della morte e l'unica di cui esista una documentazione certificata. Evoca i mosaici delle chiese bizantine e anche quelle normanne, come Cefalù e Monreale, in Sicilia. Il mosaico, in buona parte realizzato da Francesco da Pisa fu terminato da Vincino da Pistoia con la raffigurazione della Madonna sulla parte sinistra (1320).

Tra le opere medievali scampate all'incendio figurano l'affresco con Madonna con Bambino del pisano Maestro di San Torpè nell'arco trionfale, e sotto di esso il pavimento cosmatesco, vera rarità fuori dai confini del Lazio. Fu realizzato in tarsie marmoree con motivi geometrici ad "opus alexandrinum" (metà del XII secolo). Altri frammenti di affreschi tardo medioevali sono sopravvissuti, tra i quali San Girolamo su uno dei quattro piloni centrali e San Giovanni Battista, un Crocifisso e San Cosimo e Damiano sul pilone vicino alla porta di ingresso, parzialmente nascosto dalla bussola.

Il pergamo, capolavoro di Giovanni Pisano (1302-1310), sopravvissuto all'incendio, fu però smontato durante i lavori di restauro e non fu rimontato fino al 1926. Con la sua articolata struttura architettonica e la complessa decorazione scultorea, l'opera è una delle più vaste narrazioni per immagini trecentesche che riflette il rinnovamento ed il fervore religioso dell'epoca. Nelle formelle, leggermente ricurve, sono scolpiti con un linguaggio espressivo gli episodi della Vita di Cristo. La struttura poligonale, come gli analoghi esempi precedenti, nel battistero di Pisa, nel duomo di Siena ed nella chiesa di Sant'Andrea di Pistoia, ma per la prima volta i pannelli sono leggermente incurvati, dando un'idea di circolarità nuova nel suo genere. Altrettanto originali sono:

  • la presenza di cariatidi, figure scolpite al posto delle semplici colonne, che simboleggiano le Virtù;
  • l'adozione di mensole a volute in luogo degli archetti per sostenere il piano rialzato;
  • il senso di movimento, dato dalle numerosissime figure che riempiono ogni spazio vuoto.

Per queste qualità unite alla sapiente arte narrativa delle nove scene è generalmente considerato il capolavoro di Giovanni e più in generale della scultura gotica italiana.

Il pergamo commissionato a Giovanni sostituì uno precedente, realizzato da Guglielmo (1157-1162), che fu inviato nel duomo di Cagliari, allora dipendente dall'arcivescovo di Pisa.

Non essendoci documentazione di come fosse il pergamo prima dello smantellamento, esso è stato ricostruito in una posizione diversa da quella originaria e, sicuramente, con le parti non nello stesso ordine e orientamento di come era stato pensato. Non si sa se possedesse o meno una scala sempre in marmo.

La chiesa conserva inoltre le reliquie di san Ranieri, patrono di Pisa, e la frammentaria tomba di Arrigo VII di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero, morto a Buonconvento mentre assediava invano Firenze. La tomba, anche questa smontata e ricomposta, fu scolpita da Tino da Camaino nel 1313-1315) ed è ora collocata nel transetto destro, mentre in origine era posta al centro dell'abside, come segno della fede ghibellina della città. Successivamente spostata più volte per questioni politiche, venne anche separata in più parti (alcune dentro la chiesa, alcune sulla facciata, alcune nel Campo Santo, adesso nel Museo dell'Opera).

I 27 dipinti che rivestono la tribuna dietro l'altare maggiore, raffiguranti Episodi del Vecchio Testamento e Storie cristologiche, furono eseguiti tra il XVI ed il XVII secolo dai maggiori pittori toscani, tra cui Andrea del Sarto (tre tele, Santa Agnese, le Sante Caterina e Margherita e i Santi Pietro e Giovanni Battista) il Sodoma e Domenico Beccafumi (Storie di Mosè ed Evangelisti).

Numerosi e pregiati sono gli arredi seicenteschi, tra cui il Crocifisso bronzeo, sull'altare maggiore, e gli Angeli portancandelabro all'estremità della ricca transenna marmorea, del Giambologna, oltre al grande ciborio in argento ideato da Giovan Battista Foggini (1678-86) sull'altare della cappella del Santissimo Sacramento. Sui numerosi altari laterali sono collocati dipinti cinque-seicenteschi. Particolarmente venerata è l'immagine della duecentesca Madonna col Bambino, detta Madonna di sotto gli organi, attribuita al volterrano Berlinghiero Berlinghieri.

L'edificio, come la torre campanaria, è sprofondato percettibilmente nel suolo, e alcuni dissesti nella costruzione sono ben visibili, come le differenze di livello tra la navata di Buscheto e il prolungamento ad opera di Rainaldo (le campate verso ovest e la facciata).

Le originali gradùle del Duomo, ad opera della taglia di Giovanni Pisano e risalenti alla fine del XIII secolo, furono sostituite nel 1865 e sostituite dall'attuale sagrato. Queste gradùle, consistevano in muraccioli, decorati a riquadri scolpiti con figure di animali e teste, a ridosso del perimetro esterno della cattedrale e servivano come base per i numerosi sarcofagi di epoca romana che, durante l'epoca medioevale, venivano reimpiegati per le sepolture dei nobili (tra i quali spicca Beatrice di Canossa) e degli eroi. Attualmente alcuni frammenti sono visibili al Museo dell'Opera del duomo, mentre i sarcofagi furono tutti spostati all'interno del recinto del Campo Santo.

Organi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Organi del duomo di Pisa.

All'interno del duomo si trovano l'organo Serassi, costruito tra il 1831 e il 1835, nonché il più moderno organo realizzato nel 1977 dalla ditta Mascioni di Cuvio.

Elenco dei principali artisti che decorarono la cattedrale[modifica | modifica sorgente]

Il soffitto a cassettoni, affreschi cinquecenteschi, angelo reggicandela e San Giovanni di Cimabue (dettaglio del mosaico)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il lampadario per incenso al centro della navata è detto di Galileo Galilei, perché la leggenda vuole che il grande scienziato abbia formulato la sua teoria sull'isocronismo del pendolo guardandone l'oscillazione dal soffitto della navata. L'originale, diverso e molto più piccolo, però si trova oggi nella cappella Aulla in Campo Santo.
  • Sul lato nord, a sinistra della facciata davanti al Campo Santo, ad altezza dello sguardo si trova un pezzo di marmo di origine romana (come testimonia la decorazione a motivi vegetali che si può ancora vedere in parte a lato), sul quale sono presenti una serie di buchini neri. Secondo la leggenda si tratterebbe dei segni lasciati dal diavolo quando si arrampicò sul duomo nel tentativo di fermarne la costruzione, chiamate appunto unghiate del diavolo. Sempre secondo la leggenda il numero di queste unghiate varierebbe per dispetto ogni volta che si prova a contarle (circa 150, con alcuni segni più leggeri per questo a volte trascurati nella conta), per cui talvolta si portano i bambini a fare il conto che non risulta mai lo stesso due volte.
  • La leggenda vuole che l'anfora posta su una colonnina a destra nell'abside sia quella usata nelle nozze di Cana, in cui Gesù mutò l'acqua in vino.
  • All'interno del duomo riposa la salma di papa Gregorio VIII.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Chiese della Toscana
Firenze e provincia | Arezzo e provincia | Grosseto e provincia | Livorno e provincia | Lucca e provincia | Massa, Carrara e provincia
Pisa e provincia | Pistoia e provincia | Prato e provincia | Siena e provincia