Grifone di Pisa

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Il Grifone di Pisa
Il Grifone di Pisa
Autore arte islamica
Data XI secolo circa
Materiale bronzo
Dimensioni 107 cm × 87 cm 
Ubicazione Museo dell'Opera del Duomo, Pisa

Il Grifone di Pisa è una scultura in bronzo di grandi dimensioni raffigurante un grifone, una bestia mitica, che si trova a Pisa sin dal Medioevo, anche se è un manufatto di arte islamica. Si tratta della più grande scultura islamica medievale in metallo nota (altezza 1,07 m) ed è stato probabilmente creato nell'XI secolo nella Spagna islamica[1]; è stato descritto come "il più famoso e il più bello e monumentale esempio" di una tradizione di bronzi zoomorfi dell'arte islamica[2] e ora è nel Museo dell'Opera del Duomo di Pisa. Straordinario esempio di metallurgia medievale, il Grifone reca un esemplare equilibrio tra astrazione e vitalità reale della raffigurazione, ornata anche da preziosi arabeschi in rilievo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il grifone ha la testa e le ali di un'aquila, il corpo di un leone. Le sue dimensioni sono: altezza 107 cm, lunghezza 87 cm, larghezza 43 cm. È stato realizzato in bronzo con le ali fuse separatamente, tenute in posizione da rivetti, ed è in gran parte cavo all'interno. Contiene una decorazione incisa, tra cui una scritta in arabo in caratteri cufici intorno al petto della bestia e fianchi che dice: "Perfetta benedizione, completo benessere, perfetta letizia, pace eterna e perfetta salute, felicità e buona fortuna per il proprietario"[3]; le ali sono decorate con piume stilizzate, il petto con semicerchi sovrapposti e la parte posteriore con un motivo di cerchi racchiusi in due anelli. Nella parte superiore di ogni zampa vi è una zona con decorazione più elaborata a forma di goccia rovesciata, dove arabeschi circondano un animale (un leone sulle zampe anteriori e un uccello, presumibilmente un'aquila, su quelle posteriori)[4].

Ci sono tre aperture verso l'interno della statua: un'apertura alla bocca, una posteriore - forse per una coda mancante - e una più grande sotto la pancia[5].

Storia e funzione[modifica | modifica wikitesto]

Localizzare l'area dove è stato fatto il grifone è stato oggetto di dibattito: Spagna islamica, Egitto, Sicilia, Maghreb. L'Andalusia rimane l'opzione più seguita, ma il Sud Italia e Sicilia sono altrettanto possibili; l'Egitto fatimide dell'XI secolo sembra essere stato escluso dai giochi[6].

Probabilmente è opera di artigiani islamici, risalente al periodo delle Taifa (1031-1086) e pervenne a Pisa quasi per certo come preda di guerra di una delle tante battaglie vinte dai Pisani contro i Musulmani, probabilmente quella delle Baleari (1113-1115). Alcune fonti lo indicano anche come arrivato a Pisa come bottino di guerra preso nel sacco di Palermo. Una volta portata a Pisa, la scultura fu impiegata come acroterio del tetto della Cattedrale.

Il grifone è il più grande di un gruppo di animali in bronzo islamici sopravvissuti, molti dei quali sono molto più piccoli e avevano la funzione di acquamanili, bruciaprofumi e simili, e la cui origine risale ai contenitori di arte pre-islamica dell'epoca Sassanide[7]. Un gruppo molto più piccolo di simili sculture in bronzo di medie dimensioni erano utilizzati nelle fontane monumentali (come all'Alhambra di Granada): si tratta di oggetti venduti da Christies e raffiguravano un cervo e un leone; lo storico al-Maqqari (XVI secolo) parla di "... conche di marmo con getti elaborati al palazzo di Madinat al-Zahra. (...) Una di queste era circondata da dodici sculture dorate di animali che gettano acqua dalle loro bocche". È stato suggerito che il grifone potrebbe essere stato collocato in una fontana, con l'acqua che sgorgava dalla sua bocca, ma una teoria più recente, basata sui resti delle sue caratteristiche interne, è che esso e il leone più piccolo oggi nel Metropolitan Museum of Art a New York, siano stati progettati per emettere rumori dalla loro bocca, come una sorta di giocattolo meccanico forse in uso nei tribunali islamici[8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quantara; Hoffman, p.318.
  2. ^ Yale, p.210.
  3. ^ Quantara
  4. ^ Quantara, immagini in dettaglio con zoom.
  5. ^ Quantara.
  6. ^ Quantara
  7. ^ Yale, pp.66 e 210.
  8. ^ Quantara; Contadini-Camber-Northover.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Robert Hillenbrand, Islamic art: Introduction ix, in Grove Art Online
  • The Arts of Islam, a cura di Dalu Jones, & George Michell, Arts Council of Great Britain, 1976. ISBN 0728700816
  • M. Jenkins, New evidence for the history and provenance of the so-called Pisa Griffin, in "Islamic Archaeological Studies", V (1978), pp. 79–81.
  • Quantara,
  • Al-Andalus: The Art of Islamic Spain, a cura di J.D. Dodds, Patronato de la Alhambra y Generalife/Metropolitan Museum of Art, cat. 15, 1992
  • Richard Ettinghausen, Oleg Grabar and Marilyn Jenkins-Madina, Islamic Art and Architecture: 650-1250, Yale University Press 2001. ISBN 0-300-08869-8
  • Rosamond Mack, Bazaar to piazza: Islamic trade and italian art, 1300-1600, University of California Press, 2002, ISBN 9790520221313, google books
  • A. Contadini, R. Camber, P. Northover, Beasts that Roared: The Pisa Griffin and the New York Lion, in Cairo to Kabul. Afghan and Islamic Studies Presented to Ralph Pinder-Wilson, a cura di W. Ball e L. Harrow, Melisende 2002, pp.65–83.
  • Eva R. Hoffman, Pathways of Portability: Islamic and Christian Interchange from the Tenth to the Twelfth Century, in Late Antique and Medieval Art of the Mediterranean World, 2007, Blackwell Publishing, ISBN ISBN 978-1-4051-2071-5
  • Karen Matthews, Piece on "objects from al-Andalus as decoration on Pisan churches"

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