Arte della Sicilia normanna

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L'arte normanna in Sicilia si sviluppò nell'isola durante il periodo della dominazione dei Normanni, che si erano sostituiti agli emiri Berberi a partire dal 1060, per farne poi, dal 1130, un Regno, passato quindi alla dinastia sveva nel 1198, con Federico II.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Maredolce a Palermo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura normanna in Sicilia, Castelli normanni in Sicilia e Cattedrali normanne in Sicilia.

L'architettura normanna rappresentò la fusione in uno stile originale e con varie modalità di diversi apporti, dall'architettura romanica delle regioni di origine dei conquistatori all'architettura araba che si era sviluppata nell'isola durante i due secoli della dominazione araba e di cui restano scarsissimi resti, e infine all'arte bizantina.

Gli edifici in Sicilia, che non hanno subito trasformazioni in epoche successive:

Pittura e mosaici[modifica | modifica sorgente]

Gli esempi conservati di pittura d'età normanna sono stati attribuiti a botteghe locali che dovevano proseguire una tradizione già formatasi in periodo islamico e influenzate dalle tradizioni fatimide, nordafricane e persiane. A questi artisti si devono il complesso programma decorativo della Cappella Palatina o raffinate decorazioni come per le travi dipinte del duomo di Cefalù.

I normanni incominciano, a partire da Ruggero II, a rivestire le chiese palermitane di Mosaici di scuola bizantina che ebbero l'apice nella raffigurazione del Cristo Pantocratore nella Cappella Palatina di Palermo e nelle cattedrali di Monreale e Cafalù.

Scultura e arti minori[modifica | modifica sorgente]

Particolare del soffitto ligneo scolpito e dipinto della Cappella Palatina di Palermo. Maestranze islamiche attive nel'ambito della corte normanna.

Tra gli elementi scultorei ci restano opere di scultura in legno, come i pannelli lignei della Martorana (1140 c.), quelli appartenenti alle porte di casa Martorana (metà del XII secolo) e il soffitto di porta proveniente dal palazzo reale.

Alla decorazione degli edifici di fondazione dinastica, si aggiungono gli oggetti dell'artigianato di lusso, in metallo, e i cofanetti in avorio, che gli artigiani locali proseguirono a realizzare per una committenza aristocratica e di corte e che ebbero una fiorente esportazione nel XII secolo e arrivarono in molte chiese d'Italia e d'Europa.

In entrambi i casi l'iconografia di queste realizzazioni decorative deriva dalla produzione di lusso islamica e dalle forme elaborate come rappresentazione del potere (scene di caccia), ma anche dall'iconografia cristiana.

Anche per i pannelli di decorazione a stucco, impiegati in nodi particolari delle costruzioni (nicchie, raccordi tra volte e pareti e finestre), secondo un uso attestato nell'architettura musulmana, viene ipotizzata una produzione locale che prosegue le tradizioni del periodo dell'emirato. Esempi sono a Palermo i frammenti di transenne di finestre provenienti dai diversi edifici e le muqarnas (raccordi tra volte e pareti con serie di elementi concavi a nicchia sovrapposti) della Cuba. Fuori Palermo si conservano i frammenti di decorazione parietale della chiesa di San Giuliano a Caltagirone, della prima metà del XII secolo, le cui decorazioni sono ispirate dal repertorio di tessuti orientali X-XI secolo.

Un pannello a tarsie marmoree della chiesa di San Cataldo sembra riprendere motivi dalla Spagna islamica andalusa piuttosto che dai pavimenti cosmateschi. Pavimenti simili dovevano esistere anche nella Cappella Palatina, nella Martorana e nel duomo di Monreale.

I tessuti[modifica | modifica sorgente]

Particolare del Mantello dell'Incoronazione del Sacro Romano Impero, già di Ruggero II. Palazzi della Hofburg, Vienna.

Nell'artigianato di lusso si ebbe un posto di rilievo per la produzione di stoffe: uno dei più noti esempi è il mantello di Ruggero II, datato dalla scritta al 1133-1134, opera prodotta localmente, forse nell'ambito della stessa corte, con stile e iconografia derivati dai prodotti orientali. È oggetto di discussione se i tessitori fossero i continuatori della tradizione della precedente epoca islamica ovvero fossero artisti bizantini chiamati alla corte palermitana dopo il 1147. Le stoffe di seta, cotone e lino prodotte nella Sicilia normanna erano considerate particolarmente pregiate ed esportate nell'Africa settentrionale, forse in prosecuzione di un commercio già avviato in epoca araba.

Le pietre dure[modifica | modifica sorgente]

Oltre all'intaglio di altre pietre semipreziose, sembra essere stata presente in Sicilia una produzione locale di cristalli di rocca, sulla scia delle esperienze fatimide.

La ceramica[modifica | modifica sorgente]

La produzione ceramica di epoca islamica è tuttora poco conosciuta, ma sembra essere attribuibile a questo periodo (X e XI secolo) una produzione di ceramica invetriata (bacini carenati della Sicilia occidentale; fornace di Mazara del Vallo, fornace di Piazza Armerina) che precedentemente erano stati datati in epoca successiva.

Nel periodo normanno la produzione ceramica prosegue le precedenti tradizioni, sia nelle forme che nei motivi decorativi. I principali centri furono Palermo e Agrigento, che realizzavano sia ceramica comune (anfore o olle decorate da bande), sia ceramica invetriata, decorata con tipici motivi a mandorla, zoomachie (combattimenti di animali), figure isolate o la "pavoncella", con il corpo campito a reticolo, che sembra essere un'invenzione locale.

Ad Agrigento venivano prodotti bacini in ceramica monocroma verde, che si ritrovano come decorazione nelle chiese contemporanee di Pisa.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]