Ranieri Scacceri

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San Ranieri
 Andrea di Bonaiuto,  Viaggio di ritorno di san Ranieri,  affresco
Andrea di Bonaiuto,
Viaggio di ritorno di san Ranieri,
affresco
Eremita
Nascita 1118
Morte 17 giugno 1161
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 17 giugno
Patrono di Pisa

Ranieri Scàcceri (Pisa, 1118Pisa, 17 giugno 1161) fu un eremita italiano. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica ed è il patrono della città di Pisa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La vita di Ranieri ebbe una profonda trasformazione negli anni della giovinezza: nato nel 1118 da Gandolfo Scacceri, un ricco mercante di Pisa, trascorse la gioventù in frivolezze finché, a diciannove anni, incontrò Alberto, un eremita che era venuto ad abitare in città presso il monastero di San Vito: seguendo il suo esempio Ranieri scelse di abbandonare tutte le sue ricchezze per vivere in completa povertà. Si trasferì poi come pellegrino in Terra Santa dove soggiornò diversi anni dandosi alla mortificazione del corpo e alla penitenza.

Ritornò a Pisa nel 1154, condotto in patria dall'amico ammiraglio pisano Ranieri Bottacci, e si ritirò nello stesso monastero di San Vito dove anni prima aveva incontrato l'eremita Alberto. Già durante la sua vita si era diffusa la notizia di miracoli da lui compiuti. Morì in odore di santità nel 1161, il 17 giugno, giorno oggi in cui ricorre la sua memoria liturgica. La leggenda narra che alla sua morte le campane di Pisa suonarono da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1284 san Ranieri, sostituendo san Sisto, diventò patrono della diocesi e della città di Pisa: quell'anno infatti, proprio nel giorno dedicato al vecchio patrono, il 6 agosto, la flotta pisana subì una pesante sconfitta ad opera delle navi genovesi durante la battaglia della Meloria, episodio che segnò la fine del predominio sui mari della Repubblica Pisana. Sentitisi traditi dal loro vecchio patrono, i pisani optarono per il loro concittadino.

Ogni anno viene ricordato con una caratteristica luminara, secondo una tradizione che per alcuni avrebbe origine nell'anno stesso della morte del santo. Ogni tanto l'urna contenente le spoglie del santo, collocata in epoca successiva in una cappella laterale del Duomo pisano, viene portata in processione solenne per le vie cittadine.

Molte sono le leggende che accompagnano la figura di Ranieri e vivono ancora nell'immaginario collettivo della città, non solo legate alle sue gesta da vivo. Ad esempio, da tempo immemore i pisani si tramandano la tradizione riguardante la burrasca di san Ranieri, secondo la quale ogni anno, nonostante il clima estivo, il santo metterebbe alla prova i propri concittadini scatenando la pioggia sulle loro teste. Difficilmente identificabile l'origine della tradizione che lo vorrebbe patrono dei ladri.

La memoria liturgica è il 17 giugno.

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

La tomba-altare del Santo nel Duomo di Pisa

Nel Camposanto monumentale di Pisa, il pittore Andrea di Bonaiuto (secolo XIV) dipinse ad affresco alcuni episodi della vita del santo:

  • Conversione di san Ranieri
  • San Ranieri presso il Santo Sepolcro rinuncia al mondo
  • Tentazioni e miracoli di san Ranieri
  • Viaggio e ritorno di san Ranieri
  • Miracolo di Messina

Sempre nel Camposanto di Pisa, il pittore Antonio Veneziano (seconda metà del secolo XIV) affrescò:

  • Morte di san Ranieri
  • Miracoli di san Ranieri dopo la morte

In epoca Rinascimentale la comunità Pisana stanziata nella città Palermo, ha eretto in onore del protettore l'"Arco trionfale" con episodi della vita di San Ranieri di Pisa, affidandone la direzione dei lavori allo scultore Gabriele di Battista. Il manufatto edificato tra il 1503 e il 1505 oggi costituisce la campata esterna della "Cappella di San Giorgio" sorta e finanziata per volontà della comunità Genovese, opera del genio di Antonello Gagini. Il complesso monumentale è presente nella navata destra della Basilica di San Francesco d'Assisi di Palermo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Batini, Album di Pisa, Firenze, La Nazione, 1972.

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