Vedutismo

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Il "Vedutismo" nasce nel settecento e si occupa di paesaggi naturali e cittadini. Questa corrente si sviluppa soprattutto a Venezia grazie alla suggestività della città.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nel 700 nasce una nuova corrente, il "Vedutismo". A caratterizzare questo periodo sono le "vedute", paesaggi sia naturali che cittadini ed è da queste che prende nome. Questo movimento si sviluppa in particolar modo a Venezia grazie alla sua particolarità e suggestività.

È possibile distinguere due filoni:

1) Capriccio dove vengono rappresentati paesaggi o totalmente di fantasia oppure costituiti da elementi reali ma tratti da luoghi differenti (Marco Ricci, Giuseppe Zais, Francesco Zuccarelli, Bernardo Bellotto risultando così molto più pittoresco e teatrale;

2) preferisce riprodurre oggettivamente la realtà ed è quindi più direttamente influenzato dalle teorie illuministe.

Al secondo filone appartengono la maggior parte dei pittori, molto spesso però i pittori passano da uno all'altro filone (lo stesso Antonio Canal ne è un esempio). Il precursore del vedutismo più oggettivo è l'olandese Gaspar Van Wittel che opera soprattutto a Roma ma che durante un soggiorno a Venezia, durante il quale aveva fatto dei disegni della città, poi trasformati in dipinti, inaugura e dà l'idea di una rappresentazione dell'atmosfera suggestiva di alcuni scorci veneziani (individua quindi per primo gli scorci che poi il Canaletto renderà famosi).

Può sembrare strano sentir parlare di una corrente vedutista nel '700 quando in realtà vedute naturali e cittadine sono assai presenti nella storia dell'Arte (esempio: rinascimento Bellini e Mantegna). La differenza con il Vedutismo è che i paesaggi sono solo lo sfondo dell'azione umana e sono finalizzati ad essa, ossia la natura non è protagonista ed a sé stante, tanto che a volte viene creata appositamente dall'artista di modo da adattarsi all'uomo (vedi Mantegna Orazione nell'orto). Anche gli elementi naturali e architettonici non hanno valore reale ma un significato ideale che risulta essere sempre collegato all'uomo. Con il Vedutismo invece per la prima volta il paesaggio viene rappresentato in maniera oggettiva e “scientifica”. Quest' ultima parola risulta essere significativa e aiuta a comprendere come l'arte vedutista (del secondo tipo) si ricolleghi all'ideologia illuminista che si andava diffondendo proprio in quel periodo, secondo cui l'approccio con la realtà circostante deve essere di tipo scientifico e oggettivo e il reale compreso con i “lumi” della ragione.

Le opere vedutiste sono molto richieste dalla committenza locale (Venezia) e straniera del tempo proprio per la loro oggettività.

I motivi di queste richieste sono essenzialmente due:

1) gli intellettuali interessati all'arte richiedono quadri delle vedute che hanno osservato con ammirazione;

2) coloro che non possono permettersi viaggi vogliono almeno una rappresentazione di luoghi famosi (corrispettivo delle cartoline moderne).

È evidente che a tali scopi le opere devono essere curate nel dettaglio e devono essere il più possibile coincidenti con la realtà ed è per questo motivo che viene utilizzata la “scatola ottica” che faceva arrivare la luce su uno specchio il quale proiettava su una parete l'immagine rovesciata e sfuocata che dopo esser stata raddrizzata veniva messa a fuoco su un foglio per poi essere ricalcata in uno schizzo dall'artista di modo da avere proporzioni, distanze e prospettive perfette. Questi schizzi venivano successivamente rielaborati e dipinti in studio. Con la camera ottica non viene meno la personalità e l'originalità dell'artista, ma anzi è un aiuto a dir poco necessario al raggiungimento dell'ideale scientifico illuminista, che voleva anche opporsi alla perdita di chiarezza del reale creata dal Barocco e dalla sua eccessività.

Tra i principali artisti del Vedutismo troviamo: Gaspar van Wittel (1653-1736), Luca Carlevarijs (1663-1730), Antonio Canal, detto Canaletto (1697-1768), Bernardo Bellotto (1721-1780), Francesco Guardi (1712-1793) e Giovanni Paolo Pannini (1691-1765].

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Adorno e A. Mastrangelo, Arte correnti e artisti dal rinascimento medio ai giorni nostri, G. D'Anna, 1994.
  • S. Ferrari, Vedutismo, Skira, 2008.