Diritto commerciale

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Il diritto commerciale è una branca del diritto privato riguardante tutti gli aspetti giuridicamente rilevanti delle attività economiche. Più in particolare, regola ed ha per oggetto i contratti conclusi tra operatori economici e tra essi ed i loro clienti privati, nonché gli atti e le attività delle società. Comprende quindi anche il diritto privato delle società.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fondatore del diritto commerciale è considerato il giurista cinquecentesco anconitano Benvenuto Stracca[1], che nel 1553 pubblicò il De mercatura seu mercatore tractatus, con il quale per la prima volta il diritto commerciale venne considerato come un complesso di norme distinto sia dal diritto civile sia da quello canonico.

Nel corso del Medioevo, infatti, l'intensa attività commerciale che si era sviluppata nelle città italiane aveva creato la necessità di formare una specifica regolamentazione. Le prime norme che disciplinarono il commercio erano di tipo consuetudinario; vennero su questa base allora istituiti: il registro dei commercianti, le varie specie di società, la cambiale, gli affari di banca, le assicurazioni, il cambio marittimo, l'avaria, il fallimento. Nella creazione di tutte queste istituzioni le repubbliche marinare e le altre città commerciali italiane ebbero dunque un ruolo fondamentale[1]

Benvenuto Stracca sistemò tutto ciò, elaborando una sistemazione organica ed autonoma delle norme del diritto commerciale e, pur essendo un ammiratore del diritto romano, ritenne spesso necessario preferirgli le consuetudini moderne, più rispondenti alle nuove necessità. Si può anzi dire che, in base al pensiero dello Stracca, il diritto commerciale deve sempre rispondere alle mutevoli esigenze della società[1].

Fonti[modifica | modifica sorgente]

In Italia, le sue fonti sono contenute nel codice civile o in leggi speciali. Ciò si differenzia da quanto accade in diversi altri ordinamenti giuridici, che dispongono di un vero e proprio Codice di Commercio (o Codice delle Obbligazioni, Svizzera), speciale rispetto al codice civile e dedicato espressamente alla materia commercialistica. Anche in Italia, fino al 1942 - anno in cui venne promulgato il Codice civile - era in vigore una simile "duplicazione dei codici" (il previgente Codice Civile risaliva al 1865[2], il Codice di Commercio al 1882).

La scelta di unificare il diritto privato e di far confluire la materia commerciale nel codice civile, compiuta dal legislatore del 1942, comportò la cosiddetta commercializzazione del diritto privato. Fino ad allora, le obbligazioni erano diversamente regolate a seconda dell'ambito (civile o commerciale) in cui potevano iscriversi. Con l'unificazione dei codici, quella che era la specifica disciplina delle obbligazioni commerciali venne così applicata generalmente anche alle obbligazioni "civili", ossia a quelle non contratte nell'esercizio di attività economiche o commerciali.

Oggetto[modifica | modifica sorgente]

Il diritto commerciale studia, quindi, nei loro vari aspetti, l'attività imprenditoriale e l'esercizio dell'impresa, sia ad opera del singolo, sia ad opera di un gruppo organizzato (come, ad esempio, società o consorzi). Al diritto in parola pervengono altresì gli studi sull'azienda, sulle procedure concorsuali, sulla regolamentazione dei contratti d'impresa, sui titoli di credito (es. assegni, cambiali), sui segni distintivi e sui diritti di privativa, sulle modalità di repressione della concorrenza sleale.

Inoltre, la sempre maggiore complessità dei fenomeni economici e giuridici comporta che ci s'interessi non solo degli aspetti "privatistici" dell'attività d'impresa, ma si ampli lo spettro d'analisi anche ad ambiti in cui il mondo imprenditoriale viene a rapportarsi con i poteri pubblici, nazionali e sovranazionali (basti pensare al ruolo che svolgono le istituzioni comunitarie). Ecco dunque aperti nuovi ambiti di studio, quali quello sulla regolamentazione dei mercati e della concorrenza, oppure quello delle politiche di antitrust, tutti settori che poco si prestano ad essere incasellati nella categoria del diritto privato, stante la rilevanza, in essi, d'interessi pubblici ed il conseguente intervento di pubblici poteri per la loro tutela, come sopra evidenziato.

Parlando di diritto commerciale ci si riferisce quindi, in senso generale, al diritto degli affari e alle regole del mercato volute dal legislatore per regolamentarne i fenomeni e la vita.

La materia è caratterizzata da una costante esigenza di aggiornamento. Si afferma, talvolta, che il mercato sarebbe in buona parte disciplinato dalla cosiddetta lex mercatoria, per cui sarebbero i "grandi mercanti" (multinazionali, banche, istituzioni finanziarie) a dettare le regole, in forza delle loro posizioni dominati sui mercati di riferimento. La lex mercatoria, prodotta da gruppi detentori di un fattuale potere economico, si sostituirebbe così alle ordinarie e "tradizionali" fonti legislative politiche.

Gli strumenti giuridici utilizzati dalle imprese hanno sempre avuto la caratteristica di adattarsi alle mutevoli esigenze del mercato con una particolare rapidità, che anticipa spesso l'operato dei legislatori; legislatori, tra l'altro, sempre più in competizione, per attrarre gli investimenti internazionali (si parla di "concorrenza tra ordinamenti"). È, infatti, proprio questo continuo rinnovarsi ad una velocità sconosciuta ad altre branche del diritto, per l'intervento dei singoli attori dell'economia, a caratterizzare dalle sue origini il diritto commerciale ed a guidarne l'evoluzione.

In Italia, la riforma del diritto societario entrata in vigore il primo gennaio 2004, ha comportato notevoli modifiche alla precedente disciplina del settore.

Dal settembre 2005 è entrato in vigore il Codice del Consumo.

Altre significative evoluzioni nella materia sono intervenute in conseguenza del recepimento di articolate normative Comunitarie che hanno regolato in modo organico materie complesse, come la concorrenza. il diritto commerciale ruota attorno alla figura dell'imprenditore, per disciplinare le forme attraverso le quali egli opera, gli strumenti dei quali si avvale, la situazioni di crisi nella quale può venirsi a trovare.èimprenditore "colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o scambio di beni o servizi" Per poter definire un soggetto imprenditore occorre la presenza di:

Esercizio di una attività economica[modifica | modifica sorgente]

È un'attività che non si limita al godimento dei beni, ma produce nuove ricchezze e si pone come obiettivo di far fronte a dei costi mediante l'ottenimento di ricavi superiori o uguali alle spese, conseguendo un profitto. L'attività economica è un'attività di rischio essendo possibili delle perdite.

La produzione o scambio di beni o servizi[modifica | modifica sorgente]

Tali attività si realizzano o con la produzione di nuovi beni oppure con lo scambio di beni già esistenti sul mercato o, infine, con la fornitura di servizi.

L'organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Tutti gli elementi personali e materiali usati dall'imprenditore sono tra loro collegati e organizzati in modo unitario in vista dello svolgimento dell'attività economica.

L'esercizio professionale[modifica | modifica sorgente]

Non è imprenditore chi svolge attività economica solo occasionalmente. L'esercizio dell'attività economica deve infatti essere abituale, tuttavia per abituale si intende anche un'attività in attiva per una sola parte dell'anno, come per esempio uno stabilimento balneare, purché questo sia continuativo negli anni. Non è imprenditore il professionista: ciò che è essenziale non è il carattere di economicità quanto la natura prevalentemente intellettuale delle prestazioni fornite.

Temi di diritto commerciale[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Su Benvenuto Stracca fondatore del diritto commerciale si riportano le seguenti fonti:
    • N. Tamassa, Benvenuto Stracca giureconsulto..., Roma 1888;
    • L Goldschmidt, B, Stracca anconitanus et Pedro Santerna lusitanus, in Zeitschrift fur die gesammelt Handelsrechtes, a. XXXVIII, 1891
    • A. Lattes, Lo Stracca giureconsulto..., in Rivista di diritto commerciale, volume VII, 1909 (pagina 624 e seguenti);
    • R. Ascoli, Benvenuto Stracca giureconsulto anconitano, in rendiconti dell'Istituto March. di Scienze, Lettere, Arti, vol. XVIII (1950-1954;
    • A. Mordenti, I giuristi e la nascita del mondo moderno, in quaderni storici delle Marche, 2, 1966;
    • Benvenuto Stracca nel quarto centenario della morte (atti del convegno di studi del 1980;
    • Enciclopedia Treccani alla voce "Benvenuto Stracca", consultabile alla pagina
  2. ^ Il primo Tribunale del commercio fu istituito a Napoli nel 1739, in Lanza S., De Crescenzo G. (2011) Mala unità, Napoli, Spazio Creativo Ed., p. 157 ISBN 978-88-97375-00-5

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianfranco Campobasso, Diritto commerciale vol. 1 - Diritto dell'impresa, Utet giuridica, 2013
  • Gianfranco Campobasso, Diritto commerciale vol. 2 - Diritto delle società, Utet giuridica, 2012
  • Gianfranco Campobasso, Diritto commerciale vol. 3 - Contratti, titoli di credito, procedure concorsuali, Utet giuridica, 2013
  • Gianfranco Campobasso, Manuale di diritto commerciale, Utet giuridica, 2010
  • Francesco Galgano, Diritto commerciale. L'imprenditore, Zanichelli, 2013
  • Francesco Galgano, Diritto commerciale. Le società, Zanichelli, 2013
  • Francesco Galgano, Diritto commerciale. L'imprenditore. Le società. Edizione compatta, Zanichelli, 2013
  • AA. VV. Diritto delle imprese. Manuale breve, Giuffré, 2012
  • AA. VV. Diritto delle società. Manuale breve, Giuffré, 2012
  • AA. VV. Diritto fallimentare. Manuale breve, Giuffré, 2008
  • AA. VV. Manuale di diritto commerciale (curato da Vincenzo Buonocuore), Giappichelli, 2011

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