Italo-levantini

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Italo-levantini (Italo-turchi)
Luogo d'origine Italia Italia
Popolazione 3.610
Lingua italiano, turco, inglese, francese
Religione cattolicesimo, ebraismo
Distribuzione
Turchia Turchia 3.610

Italo-levantini sono i membri di un'antica comunità d'origine italiana radicata da secoli nell'attuale Turchia, specialmente a Istanbul (l'antica Costantinopoli) e Smirne.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Gli Italo-levantini sono radicati nel Mediterraneo orientale dai tempi delle crociate e delle Repubbliche marinare italiane.

Sono infatti una piccola comunità di discendenti dei coloni genovesi e veneziani (e in minor parte pisani, fiorentini e napoletani) che si trasferirono nei fondachi orientali delle repubbliche marinare, principalmente per commercio e controllo del traffico marittimo tra l'Italia e l'Asia.

Le loro principali caratteristiche sono quelle di avere mantenuto la fede cattolica pur in un paese prevalentemente musulmano, di continuare a parlare l'italiano tra loro (pur esprimendosi in turco, inglese o francese nei rapporti sociali) e di non essersi minimamente mescolati (con matrimoni) con le locali popolazioni turche di religione musulmana.

« ...l'origine della comunità risale alla quarta crociata (1204) ed è dunque la più antica colonia italiana al mondo,...essa fu anche la “magnifica comunità di Pera” (il quartiere genovese) fino al 1669 composta da aristocratici e da cavalieri;...(importante fu) il suo arricchirsi di nuova linfa italiana nel XIX secolo grazie ai patrioti del Risorgimento, agli artisti e agli specialisti chiamati a lavorare al Serraglio (di Istanbul)..[1] »

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le colonie delle repubbliche marinare in Oriente[modifica | modifica sorgente]

A Costantinopoli esistevano il "quartiere" genovese, veneziano, pisano e amalfitano, situati di fronte a Pera

La Repubblica di Genova e la Repubblica di Venezia, ai tempi delle crociate, crearono numerose e importanti colonie nei territori bizantini. Anche la Repubblica di Pisa, il Ducato di Amalfi, la Repubblica di Ancona[2], il Ducato di Gaeta ebbero colonie commerciali a Costantinopoli e in altri porti dell'Impero d'Oriente. Oltre quelle delle repubbliche marinare, vanno ricordate le colonie del Regno di Napoli.

Genova e la Venezia crearono a Costantinopoli popolosi "quartieri" di circa 60.000 abitanti, ma già nel 1182 furono oggetto di un massacro, da parte dei bizantini[3]. La presenza "latina", peraltro, si reintegrò dopo la Quarta crociata (1204), "sponsorizzata" dai veneziani, che portò alla conquista cattolica di Costantinopoli.

Vi erano colonie genovesi in Anatolia (Smirne, Trebisonda e altre), nell'Egeo (Chios, Mitilene e altre), in Palestina e Libano (Acri) e a Costantinopoli (Pera, Galata), come pure colonie veneziane a Creta, Rodi, Cipro e Negroponte.

« Alle "colonie" genovesi e veneziane distribuite nelle principali città greche e dell'Asia Minore, ma anche in altre parti dell'Impero d'Oriente, costituite da mercanti, artigiani e banchieri, facevano riscontro... l'esistenza di quartieri o anche solo di strade che i mercanti delle due repubbliche marinare avevano ottenuto come feudi nei principali centri commerciali dell'Impero ottomano. I più noti di tali gruppi sono quelli nell'Egeo, a Salonicco, a Chio, a Creta e, in Asia Minore, a Costantinopoli e a Smirne, per i quali già a fine ottocento si distingueva fra un nucleo immigrato di recente e quello "indigeno o storico", discendente dagli insediamenti genovesi e veneziani dell'epoca delle repubbliche marinare. L'importante comunità genovese e veneziana, che risiedeva dal XIV secolo a Istanbul nel quartiere di Galata, sarebbe stata ben riconoscibile agli occhi dei visitatori ancora alla fine del seicento. A questi gruppi andava sommato il contingente degli ebrei sefarditi giunti da Livorno nel Settecento, i francos, spesso sotto la protezione dei consoli francesi.[4] »

La conquista ottomana di Costantinopoli e la "Nazione latina"[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Capitolazioni dell'Impero ottomano.
Torre di Galata, costruita nel 1348 dalla Repubblica di Genova e tuttora simbolo degli Italo-Levantini

Dopo la conquista turca di Costantinopoli (1453), il problema principale di questi coloni e commercianti, così come per quelli di origine francese, provenzale, napoletana, catalana, anglo-sassone o mitteleuropea, residenti nell'Impero Ottomano, fu quello di definire i rapporti con lo Stato islamico, il quale si caratterizzava essenzialmente come un'istituzione teocratica. La soluzione obbligata fu quella di definire se stessi in base alla propria fede, e cioè la religione cristiana (cattolica), costituendo così un'unica entità culturale a prescindere dalla propria origine etnica: la nazione latina; in ciò furono assecondati dal costitursi di altre entità a base religiosa che si formarono nell'impero, e cioè la "nazione ebraica", quella "armena" e quella "greco-ortodossa"[5]. Per tale motivo furono frequenti i matrimoni tra i cittadini europei dell'Impero, accomunati dalla fede cattolica; di conseguenza, poiché in Italia i componenti della nazione latina furono complessivamente definiti "levantini", è più logico definire l'elemento di origine italiana come "italo-levantino", anziché "italo-turco".

Per quanto riguarda l'aspetto economico e produttivo, la nazione latina si adeguò di buon grado ai princìpi della divisione del lavoro ratione religionis, promossa dallo Stato ottomano; ciò gli consentì di proseguire le loro attività commerciali e di imporsi nel ruolo di detentori del commercio internazionale all'interno dell'Impero[6]. Anche la funzione del dragomanno, cioè dell'interprete di palazzo del sultano e dei gran visir, era riservata ai levantini, che gestivano in tal modo le relazioni internazionali ottomane[6].

Sin dal 1453, infatti, gli appartenenti alla nazione latina riuscirono progressivamente a ottenere dai sultani quei privilegi derivanti dalle "capitolazioni", stipulate con gli Stati nazionali di origine, che li arricchirono commercialmente nei secoli successivi e li salvaguardarono come comunità[7]. Ciò consentì loro, in molte materie, di essere giudicati dai propri rappresentanti consolari e diplomatici, in base ai propri ordinamenti e non in base alla legge islamica.

Al fine di beneficiare di tale status, le famiglie latine, pertanto, curarono la conservazione di documenti notarili attestanti le loro origini e la cittadinanza. Ciò ha consentito ancor oggi, a molti studiosi, di ricostruirne la genealogia[8].

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della Repubblica di Genova (1802), agli italo-levantini originari delle due antiche repubbliche fu attribuita la cittadinanza, rispettivamente, dell'Impero d'Austria (Regno Lombardo-Veneto) e del Regno di Sardegna. Inoltre, negli anni successivi alla Campagna d'Egitto (1798) di Napoleone Bonaparte, si ebbe una notevole penetrazione economica e culturale francese nell'Impero Ottomano. Per tale motivo, nel corso dell'ottocento, la comunità italo-levantina iniziò a subire un processo di assimilazione da parte della Francia, e finì per adottare la lingua francese, mantenendo l'italiano solo come seconda lingua di famiglia.

Con lo scoppio della guerra d'indipendenza greca, la numerosa comunità Genovese di Chios appoggiò il moto indipendentistico greco. La reazione del potente esercito ottomano non tardò ad arrivare: dopo un furioso assedio, i Turchi ripresero rapidamente il controllo dell'isola e, nell'aprile 1822, un quarto dei 30.000 abitanti fu sterminato. Inoltre fu instaurato un regime di terrore e interdetto il culto della religione cattolica per svariati anni. Ne conseguì il trasferimento della quasi totalità degli oriundi genovesi o veneziani superstiti nella vicina e più tollerante Smirne[9], o la loro emigrazione all'estero.

Con il Risorgimento riprese vigore l'uso dell'italiano a Istanbul per via dei numerosi esuli italiani, ma anche dei moltissimi artisti e specialisti italiani che lavorarono per il sultano al Serraglio[10], tra cui il musicista Giuseppe Donizetti, fratello del più famoso Gaetano. Inoltre, in conseguenza dell'intervento del Regno di Sardegna a fianco dell'Impero Ottomano nella guerra di Crimea (1853-56), la comunità si accrebbe di numero.

Famiglia italo-levantina (Costantinopoli, 1898)
« Nell'ottocento essa si sarebbe arricchita di nuovi apporti dalla penisola, soprattutto di esuli politici, ma anche di artigiani e tecnici dell'industria edilizia e cantieristica. Al loro arrivo fece seguito il consueto corredo di attività commerciali e alberghiere, nonché di un certo numero di professionisti che mostra la vitalità e la composita stratificazione sociale di una "colonia" che si arricchì precocemente di istituzioni tese a riaffermare la fisionomia nazionale. Già dall'inizio dell'ottocento operava un ospedale italiano, fondato dalla stessa casa Savoia, come riferiva un viaggiatore francese nel 1834; nel 1863 veniva inaugurata una scuola italiana, fra le prime del nuovo regno, cui ne sarebbero seguite altre sette e un giardino d'infanzia. Quello stesso anno nasceva anche una Società di mutuo soccorso che sarebbe divenuta il simbolo della comunità e nel 1888 veniva istituita una Società di beneficenza.[11] »

A fine ottocento, nella Turchia europea, gli italo-levantini erano circa 7.000, concentrati a Galata, cittadina "Genovese" divenuta quartiere di Istanbul. Inoltre a Smirne, agli inizi del novecento, vi era una colonia genovese-italiana di circa 6.000 persone[12]. In quei decenni, letterati come Willy Sperco iniziarono a identificarsi come italo-levantini della Turchia, per differenziarsi dai "levantini" dell'Egitto (italo-egiziani) e del Libano (italo-libanesi)[13].

La guerra italo-turca (1911-12)[modifica | modifica sorgente]

Cartolina commemorativa dell'arrivo di profughi italiani espulsi dall'Impero Ottomano a seguito del conflitto italo-turco (Ancona, 13 giugno 1912)

Le situazioni di privilegio per gli italo-levantini si incrinarono con lo scoppio della guerra italo-turca (1911) e, soprattutto, con l'occupazione italiana delle isole del Dodecaneso (1912), all'epoca comprese nei confini dell'impero. La risposta turca non si fece attendere: il 9 maggio 1912, il governo ottomano decise l'espulsione degli italiani residenti nel vilayet di Smirne e, poiché continuava l'occupazione delle isole, il 28 maggio successivo la Sublime Porta decretò l'allontanamento di tutti i cittadini italiani residenti in Turchia, ad eccezione degli operai addetti alle costruzioni ferroviarie, degli ecclesiastici e delle vedove. Tali provvedimenti interessarono 7.000 italo-levantini da Smirne e 12.000 da Costantinopoli[14]. Per evitare il rimpatrio, molti optarono per la cittadinanza ottomana. Gli espulsi furono rimpatriati nei giorni successivi nei porti di Ancona[15], Napoli[16] e Bari[17].

La situazione si ricompose con la stipula del Trattato di pace di Losanna del 18 ottobre 1912, ove, all'art. 9, si prevedeva: "Il governo ottomano volendo attestare la sua soddisfazione per i buoni e leali servizi che gli sono stati resi dai sudditi italiani impiegati nelle amministrazioni e che egli si era visto forzato a congedare all'epoca delle ostilità si dichiara pronto a reintegrarli nella situazione che avevano lasciata. Un trattamento di disponibilità sarà loro pagato nei mesi passati fuori d'impiego e quest'interruzione di servizio non porterà nessun pregiudizio a quelli impiegati che avrebbero diritto a una pensione di riposo. Inoltre il governo ottomano s'impegna ad usare i suoi buoni uffici presso le istituzioni con le quali è in rapporto (debito pubblico, società ferroviarie, banche ecc.), perché agiscano nello stesso modo verso i sudditi italiani che erano al loro servizio e che si trovano in condizioni analoghe". Non tutti i rimpatriati, peraltro, optarono per il rientro in Turchia.

Dalla caduta dell'Impero ottomano[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere di Galata visto dal mare nel 2006, con la Torre di Galata nell'apice della cittadella genovese al nord del Corno d'Oro di Istanbul. A Galata (l'antica Pera genovese) si concentrano gli ultimi Italo-Levantini

Il 9 settembre 1914, il governo imperiale ottomano notificava alle potenze europee interessate la decisione di abolire il regime delle capitolazioni a partire dal 1º ottobre 1914. La situazione dei cittadini italiani nell'Impero si aggravò di nuovo con lo scoppio della prima guerra mondiale, che vide i due Stati combattere su fronti opposti. Ma, dopo la sconfitta militare dell'Impero ottomano, il 19 gennaio 1919, gli alti commissari a Costantinopoli delle tre potenze alleate, l'italiano Sforza, il francese Amet e il britannico Webb, fecero pervenire al governo ottomano una nota nella quale si precisava che il regime capitolare costituiva oggetto di accordi internazionali modificabili solo con il consenso di tutte le parti contraenti; essi non potevano quindi riconoscere la disdetta unilaterale disposta della Sublime Porta nel 1914.

Tuttavia, durante l'occupazione greca di Smirne (1919-21), si verificarono continue violazioni del regime delle capitolazioni da parte - stavolta - del governo ellenico, il quale, nel corso del 1921, decise di estendere la giurisdizione della Corte marziale ellenica di Smirne ai reati di diritto comune, da chiunque commessi, attribuendole così la competenza a giudicare anche i cittadini stranieri. Nel 1922, a seguito dell'incendio e della distruzione di Smirne nella guerra greco-turca, da parte dell'esercito di Kemal Ataturk, molti Italo-levantini si rifugiarono nel Dodecaneso o direttamente in patria[18]. L'art. 28 del secondo Trattato di pace di Losanna, firmato il 24 luglio 1923, sanciva la completa abolizione delle capitolazioni[19], anche se alcune garanzie per gli stranieri erano state concordate in una "convenzione sullo stabilimento e la competenza giudiziaria", conclusa in pari data, e in una "dichiarazione relativa all'amministrazione giudiziaria" sottoscritta dalla delegazione turca. Cessava così definitivamente lo status di privilegio ricoperto, sino ad allora, dalle comunità italiane in oriente.

Nel 1935 la comunità degli italo-levantini nella Turchia di Kemal Ataturk arrivò comunque a contare circa 15.000 membri. La loro presenza fu importante nella decisione turca di adottare l'alfabeto latino per la lingua turca.

Dopo la seconda guerra mondiale si è verificato un notevole ulteriore calo nella consistenza numerica degli italo-levantini, specialmente dopo i moti anti-greci di Istanbul del 1955. Molte famiglie hanno lasciato la Turchia per risiedere comunque al di fuori dell'Italia, pur mantenendo la nazionalità italiana.

Attualmente, in Turchia, i discendenti dell'antica comunità sono circa un migliaio, concentrati principalmente nell'area metropolitana di Istanbul: lo scrittore Giovanni Scognamillo ne è uno dei principali rappresentanti[20]. Gli italiani complessivamente residenti in Turchia, invece, in base ai dati dell'AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all'estero), sono 3.610 al 31 dicembre 2010[21].

Personalità Italo-Levantine[modifica | modifica sorgente]

  • Scipione Cicala (Genova, 1552 - Diyarbakır 1605), condottiero e navigatore al servizio dell'Impero Ottomano.
  • Giuseppe Donizetti (Bergamo, 1788 - Istanbul, 1856), musicista della corte del Sultano.
  • Leonardo De Mango (Bisceglie, 1843 - Istanbul, 1930), pittore ritrattista.
  • Nicola Andrea Macripodari (Smirne, 1870), discendente di una famiglia veneta trapiantata a Cipro; fondò a Smirne le locali "Società Dante Alighieri" e "Fratellanza Italiana".
  • Willy Sperco (Smirne, 1887-1978), giornalista e scrittore in lingua francese.
  • Francesca Braggiotti (Firenze, 1902 - Marbella, 1998), discendente da una famiglia veneziana trapiantata prima a Chios, poi a Smirne. Con la sorella maggiore Berta ha formato un duo di danzatrici espressioniste di grande successo (le Braggiotti Sisters) nella Boston degli anni venti; si è poi dedicata al cinema e al doppiaggio.
  • Mario Braggiotti (Firenze, 1905 - West Palm Beach, 1996), fratello della precedente, è stato un pianista e compositore jazz di fama internazionale.
  • Osvaldo Valenti (Istanbul, 1906 - Milano, 1945), attore cinematografico.
  • Laura D'Oriano (Istanbul, 1911 - Roma, 1943), agente segreto.
  • Enrico Braggiotti (Zonguldak, 1923), banchiere; ex Presidente della Banca Commerciale Italiana (1988-90) e della Compagnie Monégasque de Banque (1992-2006), cugino di II grado dei due prec. Braggiotti.
  • Giovanni Scognamillo (Istanbul, 1929), giornalista, scrittore, attore, critico cinematografico, storico del cinema, docente di Storia del cinema turco all'Università di Istanbul.
  • Livio Missir di Lusignano (Smirne, 1931), discendente di una famiglia latina aristocratica trapiantata a Smirne, è un saggista storico.
  • Gerardo Braggiotti (Casablanca, 1952), banchiere; figlio del prec. Enrico. Fondatore e amministratore delegato di Banca Leonardo (2005).
  • Bruno Dapei (Milano, 1968), discendente da una famiglia genovese trapiantata prima a Chios, quindi a Costantinopoli, tornata in Italia l'anno prima della sua nascita, e di madre greca, è dal 2009 il presidente del Consiglio provinciale di Milano.
  • Yasemin Sannino (Istanbul, 1970), cantante etno-jazz e attrice.
  • Fausto Zonaro (Masi, 18 settembre 1854 – Sanremo, 19 luglio 1929), ultimo pittore di palazzo di Impero Ottomano.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Alcuni Italo-levantini sono di religione ebraica. Esiste infatti una sinagoga italiana, nota anche come Kal de los Frankos, che si trova a nord del Corno d'Oro a Istanbul. La sinagoga fu creata dalla Comunità Israelitico-Italiana di Istanbul nel 1800.
  • La squadra di calcio del Galatasaray, una della più blasonate del calcio turco, prende il nome da Galata (l'antica colonia genovese sul Corno d'Oro, chiamata allora "Pera"). Alcuni Italo-levantini furono tra i suoi fondatori e sostenitori iniziali.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alessandro Pannuti: Storia degli Italo-Levantini
  2. ^ AA. VV. Io Adriatico - Civiltà di mare tra frontiere e confini, Federico Motta editore, Milano 2001 (per conto del Fondo Mole Vanvitelliana), pagine 78-79. Questo testo, a sua volta, riporta notizie da: Eliyahu Ashtor, Il commercio levantino di Ancona nel basso Medioevo, in «Rivista storica italiana» 88, 1976; AA. VV. Le città del Mediterraneo all'apogeo dello sviluppo medievale: aspetti economici e sociali atti del diciottesimo Convegno internazionale di studi (Pistoia, 18-21 maggio 2001), edito Centro italiano di studi di storia e d'arte, 2003 (pagina 261); Carlo Crivelli, Susanna Avery-Quash, Pinacoteca di Brera Crivelli e Brera, Mondadori Electa, 2009 (pagina 127); per la colonia di Famagosta vedi anche: Rivista storica italiana, Volume 88,Edizioni 1-2, Edizioni scientifiche italiane, 1976 (pagina 215); per la colonia di Alessandria vedi anche: Ogier d'Anglure, Le saint voyage de Jherusalem du Seigneur d'Anglure, testo del 1412 edito nel 1878 a Parigi da Bonnardot e Longnon (in questo testo Ancona è chiamata "Enconne" e gli anconitani "enconitains")
  3. ^ (EN) "Massacre of Latins in Constantinople, 1182"
  4. ^ Patrizia Audenino: Migrazioni italiane
  5. ^ (FR) Livio Missir di Lusignano, Vie latine de l'Empire Ottoman (Les Latins d'Orient), Les éditions Isis, Istanbul, 2004, pag. 31 e succ.
  6. ^ a b (FR) Livio Missir di Lusignano, Familles latines de l'empire ottoman, Les éditions Isis, Istanbul, 2004, pag. 29 e succ.
  7. ^ Capitolazioni
  8. ^ (FR) Livio Missir di Lusignano, Les anciennes familles italiennes de Turquie, Les éditions Isis, Istanbul, 2004
  9. ^ (EN) Migrazione delle famiglie genovesi spostatesi da Chios a Costantinopoli e Smirne
  10. ^ Storia dell'Emigrazione italiana (Sezione: "nel Levante", di Francesco Surdich) p. 184
  11. ^ Patrizia Audenino: Migrazioni italiane, cit.
  12. ^ Frangini: Italiani in Smirne
  13. ^ Missir di Lusignano, Livio. Due secoli di relazioni italo-turche attraverso le vicende di una famiglia di italiani di Smirne: i Missir di Lusignano, in: Storia contemporanea,(4), pp. 613-623. Università di Bologna. Bologna, 1992
  14. ^ Luciana Frassati, Un uomo, un giornale: Alfredo Trassati, vol. I, Edizioni di Storia e letteratura, Roma, 1978, pagg. 64 e succ.ve.
  15. ^ La Tribuna, 13/06/1912
  16. ^ La Domenica del Corriere, 2/06/1912
  17. ^ Romano Bilenchi, Marta Chiesi, Cronache degli anni neri, Editori Riuniti, Roma, pag. 159
  18. ^ Romano Bilenchi, Marta Chiesi, Op. cit..
  19. ^ (EN) Il testo del Trattato di Losanna del 24 luglio 1923
  20. ^ (EN) Scognamillo passeggiando a Pera
  21. ^ Ministero dell'Interno - AIRE

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Audenino, Patrizia. Migrazioni italiane. Mondadori. Milano, 2008 ISBN 978-88-6159-208-7
  • Consorti, A., Vicende dell'italianità in Levante, 1815-1915 in: Rivista Coloniale, anno XV.
  • De Amicis, Edmondo. Costantinopoli, Treves, Milano, 1877-78.
  • Franzina, Emilio. Storia dell'emigrazione italiana. Donzelli Editore. Roma, 2002 ISBN 88-7989-719-5
  • Gli italiani di Istanbul. Figure, comunità e istituzioni dalle riforme alla Repubblica. 1839-1923 (A cura di Attilio De Gasperis e Roberta Ferrazza, Istituto Italiano di Cultura di Istanbul, Torino), Fondazione Giovanni Agnelli, 2007.
  • Missir di Lusignano, Livio. Les anciennes familles italiennes de Turquie, Les éditions Isis. Istanbul, 2004.
  • Pannuti, Alessandro. Les Italiens d'Istanbul au XXe siècle: entre préservation identitaire et éffacement, Université de Paris III – Sorbonne Nouvelle. Paris, 2004.
  • Petitta, Elisa. Una famiglia fra tappeti e kilim, in: Spilingardi, Adriano. L'occhio della sublime porta. De Ferrari, 2003.
  • Sperco, Willy. Les anciennes familles italiennes de Turquie, Lui Zellic, Istanbul.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]