Italiani di Crimea
| Italiani di Crimea | |||
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| Luogo d'origine | |||
| Popolazione | circa 300 | ||
| Lingua | italiano, russo, ucraino | ||
| Religione | cattolicesimo | ||
| Distribuzione | |||
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Gli Italiani di Crimea sono una minoranza etnica residente in Ucraina.
Indice |
[modifica] Storia
La presenza di popolazioni italiane in Ucraina e Crimea ha una lunga storia che rimonta ai tempi dell'Impero romano e della Repubblica di Genova e di Venezia: addirittura a fine Settecento un abitante su dieci di Odessa era italiano.[1]
Il primo flusso migratorio italiano giunse a Kerč all'inizio dell'Ottocento. Nel 1820 in città abitarono già circa 30 famiglie italiane provvenienti di varie regioni. Nel porto di Kerč vennero regolarmente le navi italiani, funzionarono i consolati. Uno dei viceconsoli, Antonio Felice Garibaldi, fu addirittura lo zio dell'Eroe. Cominciando dal 1870 giunsero in Crimea, nel territorio di Kerč, emigrati italiani provenienti dall'Italia, soprattutto dalle località pugliesi di Trani, Bisceglie e Molfetta, allettati dalla promessa di buoni guadagni e dal miraggio di fertili terre quasi vergini. Erano soprattutto agricoltori, marinai (pescatori, nostromi, piloti, capitani) ed addetti alla cantieristica navale. La città di Kerč si trova infatti sull'omonimo stretto che collega il Mar Nero col Mar d'Azov. Qui costruirono nel 1840 una Chiesa cattolica romana, detta ancora oggi la chiesa degli Italiani. Gli Italiani si diffusero anche a Feodosia (l'antica colonia genovese di Caffa), Simferopoli, Odessa Mariupol ed in alcuni altri porti russi e ucraini del Mar Nero, soprattutto a Novorossijsk e Batumi.
Secondo il "Comitato statale ucraino per le nazionalità", gli Italiani sarebbero stati nel 1897 l'1,8% della popolazione della provincia di Kerč, percentuale passata al 2% nel 1921. Alcune fonti parlano specificatamente di tre- cinquemila persone.[2].
Nel 1920 la chiesa di Kerč ebbe un parroco italiano, una scuola elementare, una biblioteca, una sala riunioni, un club e una società cooperativa. Il giornale locale Kerčenskij Rabocij in quel periodo pubblicava regolarmente articoli in lingua italiana.
Con l'avvento del comunismo, gli Italiani vennero perseguitati con l'accusa di essere fascisti, e parte di essi fu costretta rimpatriare.
A metà degli anni venti gli emigrati italiani antifascisti rifugiati in Unione Sovietica cominciarono ad interessarsi della minoranza italiana: le autorità sovietiche li inviarono da Mosca perché sovraintendessero la comunità. Essi ottennero la chiusura della chiesa grazie alle accuse di propaganda antisovietica contro il parroco che venne costretto a rientrare in Italia.
Nel quadro della collettivizzazione forzata delle campagne gli Italiani furono obbligati a creare un Kolchoz che prese il nome di "Sacco e Vanzetti". Quelli che non vollero farne parte furono obbligati ad andarsene, lasciando ogni avere. A seguito di ciò, nel censimento del 1933 la percentuale degli italiani scese all'1,3% della popolazione della provincia di Kerč.
Infine, tra il 1935 e il 1938 le purghe staliniane fecero sparire nel nulla molti Italiani, arrestati con l'accusa formale di spionaggio.
Nel 1942, a causa dell'avanzamento della Wehrmacht in Ucraina e in Crimea, le minoranze nazionali presenti sul territorio finirono deportate con l'accusa di collaborazionismo, seguendo l'infelice destino della minoranza tedesca, già deportata nell'agosto 1941 durante l'Operazione Barbarossa. La deportazione della minoranza italiana iniziò il 29 gennaio 1942 e continuò l'8-10 febbraio 1942. L'intera comunità, compresi i rifugiati antifascisti che si erano stabiliti a Kerč, venne radunata. Poterono portare con sé un massimo di 8 chilogrammi di bagaglio a testa, quindi iniziarono il viaggio verso l'Asia su tre convogli di vagoni piombati.
Lo stretto di Kerč e il Mar Caspio furono attraversati con navi dove gli italiani vennero confinati nella stiva. Una delle navi affondò. Il viaggio durò fino a marzo in quanto i convogli procedettero molto lentamente. Quasi metà dei deportati, tra cui tutti i bambini, morì nel viaggio. I cadaveri venivano buttati fuori dai soldati durante le ispezioni dei vagoni. Una madre finse addirittura che il suo bimbo fosse vivo, simulando di allattarlo, per poterlo seppellire lei stessa.
Il convoglio attraversò i territori di Ucraina, Russia, Georgia, Azerbaigian, Turkmenistan, Uzbekistan e Kazakistan. Via mare da Kerč a Novorossijsk, poi via terra fino a Baku, quindi fu attraversato il Caspio fino a Krasnovodsk ed infine, nuovamente su binari, sino ad Atbasar dove vennero poi sistemati ad Akmolinsk e Karaganda in baracche di fortuna e abbandonati.
Narra Giulia Boiko nel suo libro:
| « Tutta la strada da Kerch al Kazakistan è irrigata di lacrime e di sangue dei deportati o costellata dai nostri morti, non hanno né tombe né croci » |
Ulteriori vittime si ebbero in Cosacchia per i maltrattamenti subiti. Si calcola che forse sopravvisse solo il 20% dell'intera popolazione.
I pochi sopravvissuti rientrarono a Kerč sotto la presidenza di Kruscev.
Alcune famiglie si dispersero sul territorio dell'ex Unione Sovietica, negli attuali stati di Kazakistan, Uzbekistan e Russia di cui alcuni nella Repubblica dei Komi.
[modifica] Italiani di Crimea oggi
La popolazione degli italiani di Crimea ammonta attualmente a circa trecento persone, residenti soprattutto a Kerč, dove è stata costituita l'associazione "C.E.R.K.I.O." (Comunità degli Emigrati in Regione di Krimea - Italiani di Origine) che si muove su più fronti: 1) la salvaguardia e la promozione della conoscenza della lingua e della cultura italiana, attraverso corsi tenuti a titolo gratuito dagli stessi associati; presso la sede dell'associazione è stata anche allestita una biblioteca di volumi in italiano giunti in dono dall'Italia, si proiettano film in italiano e si tengono corsi di cucina italiana [3][4]; 2) il riconoscimento da parte delle autorità ucraine dello status di minoranza perseguitata e deportata, sia per ristabilire la verità storica sia per poter usufruire di alcuni piccoli vantaggi di tipo economico riservati alle vittime del comunismo; 3) il consolidamento dei rapporti istituzionali con l'Italia, avviati solo di recente; 4) la ricostruzione dell'albero genealogico degli italiani di Crimea, reso estremamente difficoltoso dal fatto che quando ci fu la deportazione a tutti gli italiani vennero sequestrati i documenti di identità e molti dei superstiti pur parlando italiano sono impossibilitati a dimostrare le loro origini.
[modifica] Note
- ^ Storia degli italiani in Ucraina e Crimea
- ^ Lettera della residua comunità italiana a Kerc
- ^ Italiani perseguitati da Stalin e poi dimenticati (da "Il Giornale" del 23/01/2011)
- ^ di Lorenzo Bordoni e Stefano Vergine: La tragedia dimenticata degli italiani di Crimea - Come vivono i 300 tra deportati e loro discendenti, 27 gennaio 2012
[modifica] Bibliografia
- Giulia Giacchetti Boico - Giulio Vignoli, La tragedia sconosciuta degli Italiani di Crimea - Neisvestnaja traghedija italianzev Kryma - Nevidoma traghedija italijzev Krymu, Kerch, 2007 (testo in italiano, russo e ucraino).
- Giulia Giacchetti Boico - Giulio Vignoli, L'olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli Italiani di Crimea, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2008.
- Silvano Gallon - Giulia Giacchetti Boico - Edoardo Canetta - Tito Manlio Altomare, Stefano Mensurati Gli Italiani di Crimea. Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio (a cura di Giulio Vignoli), Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2012.
[modifica] Collegamenti esterni
- Festival èStoria di Gorizia, Convegno sugli Italiani di Crimea, 18 maggio 2012
- Sito dell'associazione Cerkio, costituita dai superstiti della deportazione e dai loro discendenti
- www.sovietmemories.it. Documenti sulla comunità italiana di Kerč
- Italiani di Crimea
- La tragedia dimenticata degli italiani di Crimea reportage di Lorenzo Bordoni e Stefano Vergine.