Legge Coppino

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La legge 15 luglio 1877 n. 3961[1], detta anche legge Coppino dal nome del ministro proponente Michele Coppino, fu una legge del Regno d'Italia emanata durante il periodo di governo della Sinistra storica, con a capo Agostino Depretis.

Collaborò al testo della legge anche Aristide Gabelli, pedagogista seguace del positivismo, che si occupò di redigere i programmi scolastici.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Essa portava a cinque le classi della scuola elementare, che rendeva gratuita. Ma soprattutto elevava l'obbligo scolastico a tre anni e introduceva le sanzioni per chi lo disattendeva (le sanzioni non erano previste nella precedente Legge Casati).[3]

Le spese per il mantenimento delle scuole rimasero, però, a carico dei singoli comuni, i quali, nella maggior parte dei casi, non erano in grado di sostenerle e dunque la legge non fu mai attuata pienamente. Nonostante questo, la Legge Coppino, insieme alla riforma di democratizzazione dello stato con la legge elettorale del 1882, ebbe una rilevante importanza e contribuì in buona misura ad una diminuzione sempre crescente dell'analfabetismo nell'Italia di fine Ottocento.

Progresso e critiche[modifica | modifica sorgente]

Questa legge servì soprattutto per formare i nuovi cittadini: oltre ad imparare a leggere, a scrivere ed a far di conto, agli alunni veniva insegnata educazione civica in modo da introdurre i giovani nella società. Venne dato anche molto spazio alle materie scientifiche e venne cambiata la metodologia di insegnamento, da un rigido dogmatismo alla concretezza, poiché questa legge fu influenzata dalla filosofia positivista del momento[2].

Tuttavia, i cattolici criticarono ampiamente questa legge, dato che essa aveva un taglio laico, dovuto all'influenza positivista e alla decisione di abolire i direttori spirituali. I maestri, legittimati con la legge Casati, non poterono più insegnare il catechismo e la storia sacra. Perciò molti figli di cattolici intransigenti vennero mandati nelle scuole private, le quali erano in parte gestite dalla chiesa cattolica[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sistema bibliotecario di Ateneo - Legge sull'obbligo dell'istruzione elementare
  2. ^ a b Antonio Desideri, Storia e storiografia, Messina, G. D'Anna, 1988, p. 1170, ISBN 88-8104-267-3.
  3. ^ Il testo integrale della legge è reperibile su NormaScuola
  4. ^ Giorgio Candeloro, VI, 1871-1896 in Storia dell'Italia moderna, Milano, Feltrinelli, 1970, ISBN 88-07-80801-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]