Decimazione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La decimazione era uno strumento estremo di disciplina militare inflitto ad interi reparti negli eserciti dell'antica Roma per punire ammutinamenti o atti di codardia, uccidendo un soldato ogni dieci. La parola deriva dal latino decimatio che significava "eliminare uno ogni dieci".

In questa accezione la decimazione è stata utilizzata ancora durante la Prima guerra mondiale nell'Esercito Regio del Regno d'Italia.

La decimatio romana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Punizioni militari romane.

La coorte che si voleva punire per decimazione era divisa in gruppi di 10 legionari; ciascun gruppo sceglieva a sorte uno di loro che veniva ucciso dagli altri commilitoni per lapidazione o a bastonate. Ai soldati era poi dato da mangiare un rancio a base di orzo invece che di frumento e quindi mandati a dormire all'addiaccio fuori dall'accampamento.

Poiché la punizione colpiva a caso, tutti i soldati della coorte punita correvano il rischio di essere uccisi, indipendentemente dal grado o dai compiti svolti. Di conseguenza la minaccia della decimazione oltre che spaventare obbligava i legionari a mantenere un comportamento risoluto in battaglia. Tuttavia, poiché l'applicazione della decimazione riduceva in un sol colpo la forza del reparto del dieci per cento, si crede che essa fosse comminata molto raramente.

Il più antico riferimento noto alla decimazione è del 471 a.C., durante le prime guerre della Repubblica Romana contro i Volsci ed è raccontato da Tito Livio.[1] Questa pena fu ripresa anche da Marco Licinio Crasso nel 71 a.C. durante la Terza guerra servile contro Spartaco.[senza fonte] La decimazione fu praticata anche durante l'Impero Romano: Svetonio nella sua Vita dei dodici Cesari tramanda che fu usata da Augusto nel 17 a.C..[2]

La decimazione nell'Esercito Regio[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Prima guerra mondiale la pena capitale in generale e la decimazione in particolare furono più volte applicate dall'Esercito Regio. Il primo caso colpì il 141º fanteria della Brigata Catanzaro il 26 maggio 1916, del quale 120 uomini si ammutinarono, aprendo il fuoco e uccidendo ufficiali, commilitoni e carabinieri intervenuti a sedare la rivolta. In quell'occasione furono fucilati un sottotenente, tre sergenti ed otto soldati, ossia un ammutinato ogni dieci, per evitare di dover passare per le armi l'intera compagnia.

Il ricorso a metodi repressivi così duri fu approvato dallo stesso Cadorna, il comandante supremo dell'Esercito Regio che combatteva contro l'Austria-Ungheria, come dimostra un suo telegramma dello stesso 26 maggio 1916 indirizzato agli alti ufficiali con il quale denunciava:

« fatti oltremodo vergognosi, indegni di un esercito che abbia il culto dell'onore militare. Posizioni di capitale importanza e di facile difesa, sono state cedute a pochi nemici senza alcuna resistenza, L'E.V. prenda le più energiche ed estreme misure: faccia fucilare se occorre, immediatamente e senza alcun provvedimento, i colpevoli di così enormi scandali... »

Tuttavia è lo stesso Cadorna che il 20 luglio 1917 scrive: «Chi punisce con la pena di morte si domandi sempre in coscienza, se tutto è stato fatto per parte sua, per migliorare moralmente e materialmente le condizioni dei suoi soldati, se, oltre a reprimere, egli ha saputo prevenire, se egli è stato a continuo contatto con l'animo delle truppe per comprenderne le aspirazioni, i bisogni, le depressioni, il bene e il male; se, in una parola, egli senta di dominare veramente le forze vive che gli sono affidate, con quella scienza del cuore umano senza la quale nessuno è mai condottiero».

L'immagine dei plotoni di esecuzione è stata spesso associata a quella dei Carabinieri, sebbene in realtà nella gran parte dei casi i plotoni fossero formati da fanti su iniziativa degli ufficiali responsabili dei reparti. Un'apposita commissione parlamentare di inchiesta su Caporetto istituita all'indomani della fine della guerra diede le cifre ufficiali delle condanne a morte: 1006 delle quali 729 eseguite. Un picco fu registrato nel maggio 1917 con 68 fucilazioni. Sempre il 1917 fu l'anno in cui si fece maggiormente ricorso alla pena capitale.

Queste cifre non comprendono le esecuzioni sommarie e l'applicazione della pena capitale in trincea a discrezione degli ufficiali responsabili in caso di emergenza. Di queste non si sa molto, ma una commissione di inchiesta presieduta dal Generale Tommasi della magistratura militare indagò su 150 casi ai quali occorre aggiungerne alcune altre decine denunciati durante la ritirata di Caporetto. Per comparazione, il generale britannico Douglas Haig, a proposito dei casi di decimazione nell'esercito francese nel solo 1917 parla di "trentamila casi di rivolta soppressi": furono comminate in quel solo caso 554 condanne a morte di cui 49 eseguite.

Accezione moderna[modifica | modifica wikitesto]

Oggi la parola decimazione possiede anche un secondo significato: indica una forte riduzione degli individui di una popolazione o di qualsiasi altra entità numerabile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tito Livio, Ab urbe condita, II, 59.
  2. ^ Svetonio, Augustus, 24.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Decimation Livius.Org
  • (EN) Decimatio, article in Smith's Dictionary of Greek and Roman Antiquities