Sibari
| Sibari frazione |
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| Dati amministrativi | |||||
| Stato | |||||
| Regione | |||||
| Provincia | |||||
| Comune | Cassano all'Ionio | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 39°45′0″N 16°28′0″E / 39.75°N 16.46667°ECoordinate: 39°45′0″N 16°28′0″E / 39.75°N 16.46667°E | ||||
| Altitudine | 4 m s.l.m. | ||||
| Abitanti | 5 000 | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 87011 | ||||
| Prefisso | 0981 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Nome abitanti | sibariti | ||||
| Patrono | san Giuseppe
Compatrona: Madonna delle Grazie |
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| Giorno festivo | 19 Marzo
Seconda Domenica di Luglio |
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| Localizzazione | |||||
| « Non credo che esista in nessuna parte del mondo qualcosa di più bello della pianura ove fu Sibari. Vi è riunita ogni bellezza in una volta: la ridente verzura dei dintorni di Napoli, la vastità dei più maestosi paesaggi alpestri, il sole ed il mare della Grecia. » |
| (François Lenormant) |
Sibari (greco: Συβαρις, Sybaris) fu una città della Magna Grecia sul mar Ionio, affacciata sul golfo di Taranto, tra i fiumi Crati (Crathis) e Coscile (Sybaris), attualmente riuniti a circa 5 km dal mare, ma una volta con foci indipendenti. Oggi è una frazione del comune di Cassano all'Ionio e si basa su un'economia prevalentemente turistica.
Indice |
Storia [modifica]
Scavi archeologici [modifica]
Le esplorazioni archeologiche nella prima metà del Novecento si erano limitate ad alcuni sopralluoghi da parte di Umberto Zanotti Bianco e, in seguito, anche di Paola Zancani Montuoro, che avevano consentito di mettere in luce resti di strutture antiche (essenzialmente di età romana, risalenti alla colonia latina di Copia, sorta sul sito di Thurii) nell'area di Parco del Cavallo. Campagne di scavo estensive e in profondità erano rese difficili dalle condizioni del terreno acquitrinoso e dalla falda affiorante, tale da richiedere un consistente supporto tecnico per l'aspirazione e il drenaggio dell'acqua. Solo alla fine degli anni Sessanta del Novecento si riuscì a varare un programma sistematico di scavi a Sibari e fra il 1969 e il 1974 vennero condotte regolari campagne di scavo, con saggi nelle località di Parco del Cavallo, Stombi, "Prolungamento strada e Casa Bianca. Esse misero in luce, oltre ai noti resti di età romana, strutture risalenti all'età arcaica e classica, riferibili pertanto sia alla Sibari arcaica che ai successivi insediamenti fino a Thurii. I materiali, purtroppo in massima parte soggetti a processi di fluitazione e dilavamento, corrispondevano a queste fasi cronologiche ma permettevano anche di risalire all'ultimo quarto dell'VIII secolo a.C. e, quindi, all'epoca della presunta fondazione di Sibari, ovvero, ~720 a.C.. Essi trovavano conferma, e furono in seguito ulteriormente supportati, nei ritrovamenti fatti nelle aree immediatamente a ridosso della piana di Sibari, come Francavilla Marittima (Timpone della Motta) e Torre del Mordillo. Nel frattempo l'intensificarsi delle ricerche di superficie e degli scavi in siti della Calabria settentrionale ha consentito di dare sempre maggiore consistenza alle ipotesi storiche formulate sull'antica Sibari e sul suo "impero".
A partire dalla fine degli anni Novanta e fino ad oggi, una missione composta da archeologi di diverse Università italiane e straniere, della Scuola Archeologica Italiana di Atene e recentemente anche da archeologi greci ha intrapreso un progetto di scavi regolari a Sibari, grazie al quale la conoscenza archeologica del sito si è enormemente ampliata. Notevole importanza hanno avuto, inoltre, le ricerche archeologiche nelle località poste ai limiti della piana di Sibari: siti come Francavilla Marittima erano noti archeologicamente molti decenni prima di Sibari stessa. Infatti ricerche condotte nel 1879 e ancora nel 1887 avevano portato alla scoperta di una vasta necropoli dell'età del ferro, con ricchi materiali anche precedenti l'età della colonizzazione greca, ai piedi della collina. Successivamente, anche sulla cima vennero fatte straordinarie scoperte (fra l'altro anche un'importante iscrizione greca arcaica) relative a quello che in età arcaica e classica fu un santuario greco dedicato a una divinità femminile (Hera, Athena?), ma in precedenza era stato un abitato o, secondo alcuni studiosi, un luogo di culto delle genti locali che abitavano nell'area della piana di Sibari prima dell'arrivo dei Greci.
I reperti archeologici dell'antica città sono oggi custoditi nel Museo archeologico nazionale della Sibaritide ed il sito fa oggi parte del Parco archeologico di Sibari.
Sibari oggi [modifica]
L'attuale Sibari, frazione del comune di Cassano all'Ionio, è sorta negli anni sessanta pochi km a nord dei siti archeologici di "Parco del cavallo", "Prolungamento Strada" e "Casabianca", contigui fra di loro, a cui si deve aggiungere "Stombi", leggermente distante da questi tre.
La crescita del centro abitato si deve alle bonifiche, finanziate dall'allora governo, attraverso l'azione del consorzio Opera Sila: lungo il basso corso del Crati si riportò alla luce la piana di Sibari, la più grande della Calabria. Sibari ha una forte propensione al turismo (ai Laghi di Sibari e alla Marina di Sibari vi sono vari villaggi turistici e un parco avventura) e all'attività agricola.
La frazione ha una popolazione di circa 5000 abitanti e negli ultimi anni sono avvenuti molteplici ma vani tentativi di chiedere l'autonomia comunale. Negli anni ottanta e novanta ha conosciuto uno sviluppo per il turismo balneare o culturale. L'agricoltura produce agrumi, olive e riso.