Falce e martello

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Falce e martello

La falce e martello (☭) è un simbolo politico del movimento operaio. Dapprima simbolo condiviso delle organizzazioni socialiste e comuniste, nel corso del Novecento la "falce e martello" è diventato il simbolo del comunismo per eccellenza, divenendo emblema classico dei partiti comunisti.

I simboli[modifica | modifica sorgente]

Sin dal medioevo il martello, spesso associato ad altri attrezzi, identificava negli stemmi le corporazioni artigianali. Le organizzazioni proletarie dell'Europa occidentale scelsero il martello come proprio simbolo di classe nella seconda metà del XIX secolo. Questi due emblemi del lavoro vennero adottati già dai partiti della seconda Internazionale, fondata a Parigi nel 1889, e si trovarono anche sulla copertina della prima edizione tedesca del Manifesto del Partito comunista di Marx ed Engels del 1848, ma apparvero per la prima volta in posizione "incrociata" nel 1917, durante la Rivoluzione d'Ottobre[senza fonte]

Alla vigilia della rivoluzione russa il martello era un simbolo della classe operaia diffuso e riconosciuto tra le file del movimento rivoluzionario russo, mentre nell'araldica russa dell'epoca la falce è frequente negli stemmi di molti villaggi e cittadine, a rappresentazione del raccolto e del lavoro agricolo. I due attrezzi vennero scelti come simboli (comunque non esclusivi) della classe lavoratrice e rappresentavano l'unità tra i lavoratori agricoli e industriali. Fu Lenin a decidere di sovrapporli nella maniera popolarmente conosciuta, mentre fu la vittoria della rivoluzione bolscevica a decretarne il successo. Fonti non del tutto accreditate riferiscono invece che la falce e martello fecero la loro prima comparsa nella storia come emblema del vessillo di un battaglione napoleonico, durante la battaglia di Austerlitz.[senza fonte]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Nella neonata Russia sovietica, il simbolo della falce e martello fu adottato per decisione governativa tra la fine di marzo e l'inizio di aprile del 1918 e ratificato nel V congresso dei Soviet il 10 giugno 1918. La sua prima apparizione su un documento ufficiale è del 26 giugno 1918, su un documento del Sovnarkom della RSFSR.

Fino ai primi anni del Novecento il movimento operaio italiano era rappresentato da una molteplicità di simboli che facevano riferimento agli strumenti del lavoro manuale. La falce era già presente su molti vessilli delle leghe contadine ancor prima dell'utilizzo "ufficiale" nel simbolo sovietico. Dal 1919 anche il Partito Socialista Italiano adottò ufficialmente come simbolo quello ufficiale dei Soviet (falce e martello su sole nascente in corona di spighe), soprattutto a causa della riforma elettorale che consigliava l'unificazione dei simboli sul piano nazionale. Il PSI successivamente mutò il proprio simbolo dopo la scissione del 1921 del Partito Comunista d'Italia (che mantenne il simbolo dei Soviet aggiungendoci una stella per affermare l'appartenenza alla III internazionale) apponendo sotto il simbolo della falce e martello un libro aperto.[1]

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

Il simbolo del PdAC utilizza la falce e martello "trotzkista"

La falce e martello era presente, oltre che sulla Bandiera dell'Unione Sovietica e di molte delle Repubbliche che ne facevano parte, in quella di altri Stati comunisti e socialisti seppur per brevi periodi, come nel caso dell'Albania nel 1944.
Attualmente nessuno Stato mantiene falce e martello nel proprio vessillo nazionale eccetto la Transnistria, non riconosciuta internazionalmente. Anche due Oblast' russi conservano ancora la falce e martello nel proprio emblema: l'Oblast' di Vladimir, l'Oblast' di Brjansk. Anche la città russa d'Orël conserva la falce e martello nel sua bandiera. Molti partiti comunisti in tutto il mondo, invece, utilizzano ancora la falce e martello come segno distintivo.

I trockijsti adottano talvolta un simbolo della falce e martello simile, ma orientato specularmente ovvero con l'incavo della falce orientato verso destra e all'interno del quale è inscritto il numero 4 (riferimento alla Quarta Internazionale).

In Italia[modifica | modifica sorgente]

Lo storico simbolo del PSI
Lo storico simbolo del PCI

La falce e martello è stata il simbolo del Partito Socialista Italiano dal 1919, ed è rimasta presente nel logo del partito fino al 1985. Dal 1978, nel terzo anno della segreteria di Bettino Craxi, si è aggiunto al simbolo socialista un garofano rosso. Anche il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani di Giuseppe Saragat adottò inizialmente, nel 1947, il simbolo della falce e martello, attraversato da tre frecce. Nella versione disegnata da Renato Guttuso nel 1953 (da notare che in caratteri Unicode la falce e martello si rappresenta con U+262D ())[2], ha rappresentato l'emblema del Partito Comunista Italiano fino al suo scioglimento, nel 1991, e seppur notevolmente rimpicciolita ha continuato ad essere rappresentata ai piedi della quercia nell'icona elettorale del PDS fino alla trasformazione in Democratici di Sinistra nel 1998.

Attualmente adottano la falce e martello il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani, il Partito Comunista dei Lavoratori, Sinistra Critica, il Partito Marxista Leninista Italiano, il Partito dei CARC e molte altre organizzazioni e movimenti minori che si richiamano al marxismo.

L'assenza della "falce e martello" dal simbolo della lista "La Sinistra l'Arcobaleno" alle Elezioni politiche del 2008 ha causato scalpore e polemiche. Il simbolo era comunque presente in tale tornata elettorale poiché usato dalle liste di Sinistra Critica (nella sua versione originale, gialla su sfondo rosso) e del Partito Comunista dei Lavoratori (con gli attrezzi rossi su sfondo azzurro). Esattamente l'anno dopo, per le Elezioni Europee 2009, i due maggiori partiti comunisti italiani (Prc e Pdci) hanno abbandonato l'arcobaleno - indicato come una delle cause del flop elettorale del 2008 - tornando al vecchio simbolo comunista.

Il dibattito europeo sulla messa al bando[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005, a seguito della proposta avanzata dalla Germania di rendere reato l'esposizione della svastica su tutto il territorio dell'Unione Europea, alcuni europarlamentari dei Paesi dell'ex blocco sovietico, entrati a far parte dell'Unione nel 2004, chiesero la messa al bando anche della falce e martello nel territorio dell'Unione Europea per rispetto delle vittime del totalitarismo sovietico[3]. La richiesta venne sostenuta da alcune associazioni in tutta Europa[senza fonte], e Stati come l'Ungheria,[4] la Lituania,[5] la Lettonia.[6] la Polonia[7] e la Moldavia[8] assunsero provvedimenti legislativi per vietarne l'uso pubblico all'interno del territorio nazionale. La proposta incontrò invece resistenza nei paesi dell'Europa occidentale, dove il simbolo di falce e martello rappresenta rilevanti formazioni politiche attive e una tradizione (socialista, trotzkista, eurocomunista) che non ha avuto responsabilità storiche nelle politiche repressive attuate dal totalitarismo sovietico o da altre dittature di ispirazione marxista-leninista[9].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

L'emblema dell'Austria, un'aquila imperiale turrita, reca negli arti inferiori, oltre a una catena spezzata (a simboleggiare la libertà) anche una falce e un martello, pur se separati e tenuti ognuno in un arto dell'animale.[10]

Bandiere[modifica | modifica sorgente]

Emblemi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Un'altra Italia nelle bandiere dei lavoratori", Centro studi Piero Gobetti Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, seconda edizione riveduta, Torino, 1982.
  2. ^ Falce e martello addio, socialdesignzine - Design e cultura quotidiana. URL consultato il 7 marzo 2014.
  3. ^ Falce e martello da bandire: Frattini "apre" ai paesi dell'Est", La Repubblica, 8 febbraio 2005. URL consultato il 7 marzo 2014.
  4. ^ Legge XLV del 1993 di modifica all'articolo 269/B del Codice Penale (legge IV del 1978).
  5. ^ Lithuanian ban on Soviet symbols, 17 giugno 2008. URL consultato il 7 marzo 2014.
  6. ^ List of "occupiers' cars" raises ethnic tension in Latvia, 5 febbraio 2010. URL consultato il 7 marzo 2014.
  7. ^ Andrea Tarquini, Il Senato polacco approva il divieto di bandiera rossa, La Repubblica, 28 novembre 2009. URL consultato il 7 marzo 2014.
  8. ^ AFP, Moldovan Parliament Bans Communist Symbols, Radio Free Europe. URL consultato il 7 marzo 2014.
  9. ^ Falce e martello, ira a sinistra, La Repubblica, 9 febbraio 2005. URL consultato il 7 marzo 2014.
  10. ^ Austria Bundesadler. URL consultato il 7 marzo 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]