Elena del Montenegro

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la classe di corazzate pluricalibro (pre-dreadnought) della Regia Marina, vedi Classe Regina Elena (nave da battaglia).
Elena del Montenegro
Bundesarchiv Bild 102-00061, Elena von Montenegro.jpg
Regina consorte d'Italia e d'Albania, Imperatrice consorte d'Etiopia
Stemma
In carica 29 luglio 1900 - 9 maggio 1946
Predecessore Margherita di Savoia
Successore Maria José del Belgio
Nome completo Jelena Petrović-Njegoš
Nascita Cettigne, Montenegro, 8 gennaio 1873
Morte Montpellier, Francia, 28 novembre 1952
Luogo di sepoltura Cimitero di San Lazzaro, Montpellier
Casa reale Savoia
Dinastia Petrović-Njegoš
Padre Nicola I del Montenegro
Madre Milena Vukotić
Consorte di Vittorio Emanuele III d'Italia
Figli Iolanda
Mafalda
Umberto
Giovanna
Maria

Elena del Montenegro, nata Jelena Petrović-Njegoš e, dopo il matrimonio, nota come Elena di Savoia (Cettigne, 8 gennaio 1873Montpellier, 28 novembre 1952), principessa del Montenegro, sesta figlia di re Nicola I del Montenegro e di Milena Vukotić, è stata la seconda regina d'Italia come consorte di Vittorio Emanuele III e madre di Umberto II. Di animo sensibile e pragmatico, la regina Elena si tenne sempre lontana dalle questioni politiche e profuse il suo impegno in numerose iniziative caritative e assistenziali, che le assicurarono vasta simpatia e popolarità. Rosa d'oro della cristianità, nel 2001 è stata proclamata Serva di Dio in occasione dell'apertura del processo di canonizzazione.

L'adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Cettigne (Cetinje), allora "modesta" capitale del Montenegro, poiché era poco più che un borgo di montagna, abitato per lo più da pastori. Figlia del futuro re del Montenegro Nicola I (Nikola Mirkov Petrović Njegoš), fu educata ai valori e all'unione della famiglia; la conversazione a tavola si svolgeva in francese e si discuteva con eguale disinvoltura di politica e di poesia; le abitudini e le relazioni nella famiglia Petrović Njegoš erano accurate ma non soffocavano la spontaneità dei caratteri e delle personalità.

Elena crebbe schiva e riservata ma anche piuttosto caparbia, molti ricordano che era ben difficile farle cambiare idea. Molto attaccata alle tradizioni, di animo sensibile e una mente vivace e curiosa, era dotata di un forte amore per la natura: il suo fiore preferito era il ciclamino. Studiò nel collegio Smol'nyj di Pietroburgo, frequentò la casa reale russa e collaborò con la rivista letteraria russa Nedelja pubblicando poesie. Era una donna molto alta (180 cm) e dalla corporatura robusta.

L'incontro con Vittorio Emanuele III[modifica | modifica sorgente]

Principessa Elena del Montenegro 1897.

In Italia nel frattempo, la Regina Margherita si preoccupava per le sorti dell'unico figlio, futuro re e, in accordo con Francesco Crispi, di origini albanesi e desideroso di una maggiore apertura dell'Italia verso il mondo slavo, combinarono l'incontro tra i due giovani che avvenne al teatro La Fenice di Venezia in occasione dell'Esposizione Internazionale d'Arte.

La scelta può essere vista come il tentativo di arginare gli effetti delle nozze fra consanguinei che affliggevano grande parte della nobiltà europea dell'epoca, favorendo il diffondersi di difetti genetici e di malattie come l'emofilia. Vittorio Emanuele III, figlio di cugini primi, non avrebbe potuto generare un erede sano con una sposa troppo vicina a lui per albero genealogico. Grazie al matrimonio con Elena, invece, ebbe come erede Umberto II, niente affatto simile al padre per quanto riguardava statura e salute.

Fu dichiaratamente amore: dopo un altro incontro in Russia, Vittorio Emanuele formulò la richiesta ufficiale al padre di Elena, Nicola I. Essendo di religione ortodossa, per potersi sposare con un principe cattolico Elena dovette abiurare e conseguentemente convertirsi alla fede cattolica.

Il matrimonio e figli[modifica | modifica sorgente]

Il matrimonio fu celebrato il 24 ottobre 1896: la cerimonia civile si tenne al Quirinale, quella religiosa nella Basilica romana Santa Maria degli Angeli alla quale la madre di Elena non partecipò perché ortodossa osservante. Elena indossava in capo un velo intessuto di fili d'argento che disegnavano migliaia di margherite. Il corteo era composto da sei berline di gran gala, alcune tirate da sei cavalli bai, precedute da corazzieri. A seguito della sconfitta di Adua, non furono nozze sfarzose, non c'erano reali stranieri tra gli invitati. Per l'evento fu ideato un francobollo speciale, noto come Nozze di Vittorio Emanuele III, che però non fu mai emesso, a parte rare copie circolate sottoforma di saggio. Tuttavia esistono numerose medaglie-ricordo con i busti della coppia di sposi.

In viaggio di nozze gli sposi si recarono con il panfilo Jela (Elena in lingua montenegrina) sull'isola di Montecristo dove vissero il loro amore semplicemente, evitando gli appuntamenti mondani. Elena assecondò il marito in tutto. La sua presenza accanto al sovrano si mantenne sempre umile e discreta, non fu mai coinvolta in questioni strettamente politiche, ma dedita e attenta ai bisogni del suo popolo adottivo. Predisposta particolarmente per lo studio delle lingue straniere, fece da traduttrice al marito per il russo, il serbo e il greco moderno, tenendogli in ordine l'emeroteca dei giornali stranieri.

Ebbe cinque figli:

La Regina e le guerre[modifica | modifica sorgente]

La regina Elena

L'11 agosto 1900, in seguito all'assassinio del padre, Vittorio Emanuele dovette improvvisamente salire al trono. Dal punto di vista ufficiale Elena assunse tutti i titoli del marito S.M. Vittorio Emanuele III: Regina d'Italia e con l'avvento dell'Impero Coloniale, Regina d'Albania e Imperatrice d'Etiopia. La coppia reale si trasferì a Roma, al Quirinale.

Nel 1903 la sua passione per l'arte la portò a fare pressioni affinché fosse ideata una nuova serie di francobolli utilizzando come bozzettista il pittore Francesco Paolo Michetti a cui diede precise indicazioni grafiche. Dai bozzetti fu poi ricavato il francobollo noto come Michetti a destra in quanto illustrava l'effigie di Vittorio Emanuele III rivolta a destra.

Il 28 dicembre 1908 Messina fu colpita da un disastroso terremoto e maremoto. La regina Elena si dedicò subito ai soccorsi, come mostrano fotografie dell'epoca; ciò contribuì ad aumentare la sua popolarità. Durante la prima guerra mondiale Elena fece l'infermiera a tempo pieno e con l'aiuto della Regina Madre, trasformò in ospedali sia il Quirinale che Villa Margherita; per reperire fondi, lei stessa inventò la "fotografia autografata" che veniva venduta nei banchi di beneficenza, mentre alla fine del conflitto propose la vendita dei tesori della corona per estinguere i debiti di guerra.

Fu la prima Ispettrice della Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana dal 1911 al 1921. Studiò medicina e ne ebbe la laurea honoris causa; finanziò opere benefiche a favore degli encefalitici, per madri povere, per i tubercolotici, per gli ex combattenti ecc. Il Sommo Pontefice Pio XI il 15 aprile 1937 le conferì la Rosa d'oro della Cristianità, la più importante onorificenza possibile a quei tempi per una donna da parte della Chiesa cattolica. Il papa Pio XII nel messaggio di condoglianze inviato al figlio Umberto II per la morte di Elena, la definì "Signora della carità benefica".

L'impegno contro le malattie era un dovere che sentiva profondamente, promosse infatti negli anni iniziative per la formazione e l'aggiornamento professionale dei medici e degli operatori sanitari, per la ricerca contro la poliomielite, per la malattia di Parkinson e soprattutto contro il cancro. Nel 1939, tre mesi dopo l'invasione tedesca della Polonia e la dichiarazione di guerra della Gran Bretagna e della Francia alla Germania, Elena scrisse una lettera alle sei sovrane delle nazioni europee ancora neutrali (Danimarca, Olanda, Lussemburgo, Belgio, Bulgaria e Jugoslavia), al fine di evitare all'Europa e al mondo l'immane tragedia della seconda guerra mondiale.

Nel luglio 1943 il re Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e lasciò Roma il 9 settembre rifugiandosi a Brindisi aiutato dai nuovi alleati. Elena seguì il marito nella cosiddetta "fuga". Il 23 settembre la figlia Mafalda venne arrestata dai nazisti e portata nel lager di Buchenwald dove morirà nel 1944. Terminata la guerra, il 9 maggio del 1946, Vittorio Emanuele III abdicò a favore del figlio Umberto, assunse il nome di Conte di Pollenzo e andò in esilio con Elena.

L'esilio[modifica | modifica sorgente]

La coppia reale si ritirò a Villa Jela, ad Alessandria d'Egitto, ospite di re Farouk I d'Egitto che ricambiò così l'ospitalità data a suo tempo dal re italiano a suo padre. Durante l'esilio i due coniugi festeggiarono il cinquantesimo anniversario di matrimonio. Elena rimase col marito in Egitto fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta il 28 dicembre 1947.

Tre anni dopo si scoprì malata di cancro e si trasferì in Francia a Montpellier e nel novembre 1952 si sottopose a un difficile intervento chirurgico nella clinica di Saint Cóm dove morì il 28 novembre. Fu sepolta, come suo desiderio, in una comune tomba del cimitero cittadino a Montpellier. L'intera città si fermò per assistere e partecipare al suo funerale. La Municipalità di Montpellier ha intitolato il viale che porta al cimitero alla regina Elena e le ha innalzato un monumento.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Cartolina con fotografia della regina con le figlie Iolanda e Mafalda

È tra le personalità di Casa Savoia ricordate in modo positivo dall'opinione pubblica, anche dopo l'avvento della Repubblica. Per la sua vicinanza ai malati e per la sua grandissima umanità, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, il Ministero delle Comunicazioni ha emesso un francobollo commemorativo che la ritrae, associando la sua figura alla lotta contro il cancro[1] Nel 1960, a ricordo del suo aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto, le fu innalzato a Messina, con pubblica sottoscrizione, un grande monumento in marmo bianco di Carrara, che la riproduce vestita da crocerossina, opera dello scultore Antonio Berti.

La figura di Elena colpì anche l'immaginario di scrittori, come Antonio Fogazzaro, Luigi Capuana, Vittorio Bersezio e anche di poeti come Giovanni Pascoli. Gabriele d'Annunzio la cantò nella IV "Preghiera per l'Avvento" delle "Laudi del Cielo, del Mare, della Terra e degli Eroi", e Diego Calcagno la rievocò al momento della morte: "Bruna e severa nell'oleografia/della seconda classe elementare/illuminavi la mia fantasia/con il diadema dalle perle rare./San Rossore, Sant'Anna di Valdieri,/canne da pesca sopra la marina/i figli piccoletti, sembra ieri:/Giolitti, il terremoto di Messina./...Alta, serena, pare ancor che sali/sopra la nave nella dolce brezza,/Regina della nostra fanciullezza/e dei vegliardi risorgimentali:/Te ne sei andata, ma con Te scompare/tutta un'Italia dentro la voragine,/ ci specchiavamo nella Tua immagine/dignitosa, felice e familiare./Le tube, la fanfara, i bersaglieri/ col fiocco, la sirena del vapore,/ erano i tempi del bel suol d'amore,/del Polo Nord, dei limpidi pensieri./Tutto è finito. Come nella vita/fosti discreta, silenziosa e assorta/così, Regina mia, Tu sei partita/e così, nell'esilio, Tu sei morta./Il passato che odora di cedrina/oramai vibra dell'amor per Te.../Ma se si vive male senza il Re,/come si vive senza la Regina?".

Anche Ada Negri ha ricordato la Regina Elena ne L'anello d'acciaio; "...Le tue donne,/Italia: dalla grande incoronata/all'umile che d'erba s'inghirlanda". Giacomo Puccini dedicò alla regina Elena "Madama Butterfly". Al suo nome venne intitolato a Milano nel 1909 un reparto ostetrico autonomo inizialmente chiamato Asilo Regina Elena, oggi tale reparto è diventato l'Istituto di Ostetricia-Ginecologia e Pediatria Regina Elena, noto ai milanesi come "Clinica Regina Elena", oggi incluso nella fondazione dell'Ospedale Maggiore di Milano. Il 12 luglio 1941, in Cetinje, Sekula Drljević, proclamando la restaurazione dell'indipendenza del Montenegro, identificava Elena con "la fata delle loro montagne, la mitica Viela, ponendo in rilievo la felicità e la fortuna dei montenegrini".

In riconoscimento alla sua grande fede e alle attività benefiche da lei sostenute, il pontefice Pio XI le conferì la più alta onorificenza prevista a quei tempi per una donna, la “Rosa d'oro della cristianità”.

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Elena del Montenegro Padre:
Nicola I del Montenegro
Nonno paterno:
Granduca Mirko Petrović-Njegoš
Bisnonno paterno:
Stanko Petrović-Njegoš
Bisnonna paterna:
Christine Vrbitsa
Nonna paterna:
Anastasie Martinović
Bisnonno paterno:
Drago Martinović
Bisnonna paterna:
Stana Martinović
Madre:
Milena Vukotić
Nonno materno:
Petar Vukotić
Bisnonno materno:
Peter Perkov Vukotić
Bisnonna materna:
Stana Milić
Nonna materna:
Elena Vervodić
Bisnonno materno:
Tadija Vervodić
Bisnonna materna:
Milica Pavičević

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Dama di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Italia) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (Italia)
Dama di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro) - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine del Principe Danilo I (Montenegro)
Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa (Spagna)
Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera (Baviera) - nastrino per uniforme ordinaria Dama dell'Ordine di Teresa di Baviera (Baviera)
Rosa d'Oro della cristianità (Stato Pontificio) - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità (Stato Pontificio)
— 1937

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Isabella Pascucci, "Elena di Savoia nell'arte e per l'arte. Iconografia e storia della seconda Regina d'Italia", Daniela Piazza Editore, Torino, 2009.
  • Cristina Siccardi, "Elena. La regina mai dimenticata", Paoline Editoriale Libri, Milano, 1996;
  • Cristina Siccardi, "Elena. La regina mai dimenticata", Fabbri Editori-RCS Libri, Collana "LE GRANDI BIOGRAFIE", Milano, 2000;
  • Renato Barneschi, "Elena di Savoia", Rusconi editore, Milano, 1986;
  • Giulio Vignoli, "La vicenda italo-montenegrina", Ecig, Genova 2004;
  • Suor X, "Fioretti di Montpellier", Montpellier, 1962 (elenca le opere benefiche compiute a Montpellier dalla defunta Sovrana);
  • Niccolò Rodolico, "La Regina Elena", in "Il Tempo", Roma, 14 marzo 1965.
  • Gioacchino Volpe, "Scritti su Casa Savoia", Volpe editore, Roma, 1983, pag. 197 ss.
  • Carlo Delcroix, "Quando c'era il Re", Rizzoli, Milano, 1959, pag. 131 ss.
  • Giovanni Artieri, "Il tempo della Regina", Sestante, Roma, 1950
  • Paolo Mazzarello, "L'erba della Regina", Bollati Boringhieri, Torino, 2013

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Regina consorte d'Italia Successore Coat of arms of the Kingdom of Italy (1870).svg
Margherita di Savoia 1900 - 1946 Maria José del Belgio

Controllo di autorità VIAF: 103103250 LCCN: n82047623