Enrico Caviglia

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sen. Enrico Caviglia
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Enrico Caviglia.jpg
Luogo nascita Finale Ligure
Data nascita 4 maggio 1862
Luogo morte Finale Ligure
Data morte 22 marzo 1945
Titolo di studio Scuola militare
Professione Militare di carriera (Esercito)
Legislatura XXIV
Enrico Caviglia
Dati militari
Paese servito Flag of Italy (1861-1946).svg Regno d'Italia
Forza armata Flag of Italy (1861-1946).svg Regio esercito
Arma Esercito
Corpo Artiglieria
Anni di servizio 1877 - 1945
Grado Rank insignia of tenente generale d'Esercito of the Italian Army (1918).png Maresciallo d'Italia
Campagne Guerra d'Abissinia
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Studi militari Scuola militare "Teuliè"
Accademia militare di Torino

[senza fonte]

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Enrico Caviglia (Finalmarina, 4 maggio 1862Finale Ligure, 22 marzo 1945) è stato un generale e politico italiano, Maresciallo d'Italia per le imprese della Prima guerra mondiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'Accademia Militare alla battaglia di Adua[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1877 ottiene l'accesso al Collegio Militare di Milano, denominato oggi Scuola militare "Teuliè". Entrò nell'Accademia militare di Torino nel 1880 uscendone col grado di Sottotenente d'artiglieria tre anni dopo. Divenuto tenente, fu inviato in Eritrea dal 1888 al 1889. Al ritorno in Italia, nel 1890 frequentò per un biennio la Scuola di Guerra ottenendo il grado di capitano nel 1893 e facendo il suo ingresso nello Stato Maggiore dell'Esercito. Nuovamente spedito in Eritrea nel 1896, in occasione della campagna d'Africa Orientale prese parte alla battaglia di Adua.

In Estremo Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Il Capo di Stato Maggiore Tancredi Saletta lo scelse nel 1903 come addetto militare straordinario presso Tokio con il compito di seguire l'imminente guerra russo-giapponese e, una volta terminato il conflitto, lo assegnò in pianta stabile al ruolo di addetto militare a Tokio e Pechino fino al 1911[1]

Caviglia, nel corso della sua permanenza in Asia, venne nominato tenente colonnello ed aiutante onorario di campo del Re (1908), mentre sviluppò un grande interesse verso le civiltà locali, dedicandogli anche una produzione saggistica.

La Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Trascorso nel 1912 un breve periodo in Libia, da incaricato delle trattative per lo sgombero delle truppe turche e la pacificazione di Arabi e Berberi alla fine della Guerra Italo-Turca, entrò da vice direttore all'Istituto Geografico Militare di Firenze l'anno dopo e nel 1914 diventò colonnello.

Nell'estate 1915, poco dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, ottenne il grado di maggior generale. Con la Brigata Bari combatté sul Carso e in Trentino affrontando l'offensiva austriaca del 1916 e guadagnando la Croce di Cavaliere dell'Ordine Militare di Savoia.

Nel giugno del 1917 fu promosso generale di corpo d'armata per meriti di guerra e il mese successivo, al comando del XXIV Corpo d'armata, ottenne un'importante vittoria nella battaglia della Bainsizza, che però fu limitata negli effetti da problemi logistici. Nel corso della battaglia di Caporetto il suo reparto fu solo marginalmente interessato dall'attacco degli eserciti degli Imperi Centrali. Caviglia riuscì ad evitare la cattura, oltre che delle proprie, anche di altre truppe tra cui tre divisioni precedentemente agli ordini di Pietro Badoglio, conducendole dall'Isonzo al Tagliamento e quindi sul Piave. Per il suo comportamento durante la ritirata e la precedente difesa proprio sull'Isonzo ricevette la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Tuttavia lo stesso Badoglio, nel frattempo promosso Sottocapo di Stato Maggiore dell'Esercito, sciolse il Corpo d'armata di Caviglia per ricostituire gli organici del proprio. Caviglia, nel suo libro sulla Prima guerra mondiale intitolato La dodicesima battaglia: Caporetto criticò molto duramente questa ed altre decisioni prese da Badoglio.

Nel gennaio 1918 fu nominato Membro supplente del Consiglio dell'Ordine Militare di Savoia e successivamente comandò l'artiglieria che, a partire dal giugno di quell'anno, combatté sull'altopiano di Asiago e in seguito sul Piave. Alla guida, ottenuta per meriti di guerra, dell'8ª Armata svolse un ruolo fondamentale nella risolutiva battaglia di Vittorio Veneto.

Conclusesi le ostilità re Giorgio V del Regno Unito lo ordinò Commendatore dell'Ordine del Bagno ed acquisì il titolo di Sir.

Il dopoguerra, Fiume ed il Fascismo[modifica | modifica wikitesto]

Nell'immediato dopoguerra (1919) Caviglia fu nominato Senatore del Regno, ricoprì l'incarico di Ministro della Guerra nel primo governo Orlando e ricevette l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Militare di Savoia.

In conseguenza del protrarsi dell'occupazione iniziata il 12 settembre da parte di nazionalisti italiani guidati da Gabriele d'Annunzio della città di Fiume, l'allora Presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti designò Caviglia, già comandante dell'8ª Armata, commissario straordinario per la Venezia Giulia subentrando in questa funzione a Badoglio.

Quando nel 1920 fece ritorno al governo Giovanni Giolitti e fu concluso il Trattato di Rapallo, la successiva dichiarazione di guerra da parte dei legionari all'Italia ebbe come risposta prima un bombardamento e poi l'attacco della città da parte delle truppe agli ordini di Caviglia a partire dal 24 dicembre. Le operazioni si conclusero il 31 con la resa degli occupanti, e la concomitanza di scontri armati con le festività natalizie vide d'Annunzio definire quei giorni Natale di Sangue.

Accusato dai nazionalisti per i fatti accaduti a Fiume, si difese affermando di non essere stato informato in maniera corretta da Giolitti sulle concessioni verso la Jugoslavia. Tale punto di vista verrà sviluppato nel suo libro Il conflitto di Fiume, la cui stampa sarà impedita dal regime fascista nel 1925 e che non avverrà che postuma, nel 1948, in una versione rimaneggiata dallo stesso Generale.

Nei confronti del Fascismo, dopo una adesione sostanziale ma priva di esplicite prese di posizione, dichiarò nel 1924 il ritiro del suo consenso non verso quelle da lui definite le idee originali del Fascismo quanto sugli sviluppi seguenti e tale orientamento si concretizzò nella non conferma della fiducia al governo Mussolini.

Assieme ad altri generali, con l'eccezione di Badoglio, Caviglia si allontanò allora dalla scena politica.

Nel 1926 Mussolini gli conferì il grado di Maresciallo d'Italia e nel 1930 il re Vittorio Emanuele III lo investì Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata. L'ultimo incarico ricevuto fu una ispezione sulle Alpi nel 1939.

L'armistizio e gli ultimi giorni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mancata difesa di Roma#Iniziative autonome del Maresciallo Caviglia e del generale Calvi di Bergolo.
Mausoleo di Enrico Caviglia a Capo San Donato, Finale Ligure.

Secondo quanto affermato nel suo Diario, nelle note relative ai giorni tra l'8 settembre 1943 ed il 10 di quel mese, Caviglia giunse nella capitale per "affari privati" la mattina dell'8 e chiese al generale Campanari di ottenere udienza presso il Re, che chiese, se non si fosse trattato di questioni urgenti, di fissare l'udienza al giorno 9. Alle ore nove della data prevista per l'incontro fu Campanari stesso a contattare Caviglia avvisandolo di aver trovato il Quirinale abbandonato e lo invitò a incontrarsi nella piazza antistante.

A tale incontro prese parte anche il generale Sogno, che informò gli altri dei fatti seguiti alla resa pubblica dell'Armistizio di Cassibile e con loro si diresse all'edificio del Ministero della Guerra, dove assieme al ministro titolare del dicastero Antonio Sorice tentarono di mettersi in comunicazione con il Re per ottenerne l'assenso ad una temporanea assunzione del ruolo di capo del governo e delle forze militari da parte di Caviglia. Benché una risposta positiva fosse stata regolarmente inviata da Vittorio Emanuele III, in quel momento a bordo dell'incrociatore Scipione l'Africano, nessun messaggio pervenne a Caviglia.

Nonostante fossero iniziati già scontri tra reparti italiani e tedeschi, le grandi difficoltà organizzative e quelle prospettatesi nella possibilità di difendere Roma condussero Caviglia ad accettare l'ultimatum imposto da Albert Kesselring il 10 settembre 1943 che dispose il disarmo delle truppe e la dichiarazione della capitale come città aperta. Celebri le parole usate da Caviglia a colloquio col feldmaresciallo tedesco, il 13 settembre: "Voi vedete com'è ridotta l'Italia: come Cristo alla colonna. Su di essa tutti possono sputare o schiaffeggiarla e batterla".

Fece ritorno a Finale Ligure, dove morì poco prima di un mese dalla fine dei combattimenti e fu sepolto nella Basilica di S. Giovanni Battista in Finale Ligure Marina. La salma fu trasferita nel 1952 nella torre di Capo San Donato (in cui è sepolta anche la figlia).

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine Supremo della Santissima Annunziata
— 1929
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1929
Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1929
Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine militare di Savoia
— 22 febbraio 1919[2]
Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro con corona reale per anzianità di servizio militare per gli ufficiali con 40 anni di servizio
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa delle Campagne d'Africa
Medaglia commemorativa della guerra italo-turca - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-turca
Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna) - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra italo-austriaca 1915 – 18 (4 anni di campagna)
Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dell'Unità d'Italia
Medaglia commemorativa italiana della vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa italiana della vittoria

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere Commendatore dell'Ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere Commendatore dell'Ordine del Bagno
«Per meriti di guerra»

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La dodicesima battaglia
  • La battaglia della Bainsizza
  • Le tre battaglie del Piave
  • I dittatori, le guerre e il piccolo re. Diario 1925-1945
  • Vittorio Veneto

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Rotem Kowner, CAVIGLIA, ENRICO (1862–1945) in Historical Dictionary of the Russo-Japanese War, Lanham, Scarecrow, 2006, p. 83, ISBN 0-8108-4927-5.
  2. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV. - La Seconda guerra mondiale, Milano, Gruppo Editoriale Fabbri, 1980, vol. IV.
  • Enrico Caviglia - Diario (Aprile 1925 - Marzo 1945), Roma, Tipografia Castaldi, 1952.
  • Pier Paolo Cervone - Enrico Caviglia. L'anti Badoglio, Milano, Mursia, 1992 ISBN 978-88-425-2205-8 .
  • Indro Montanelli, Mario Cervi - L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro della Guerra del Regno d'Italia Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Vittorio Italico Zupelli 18 gennaio 1919 - 23 giugno 1919 Giovanni Sechi