Narodni dom

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Il Narodni Dom distrutto dall'incendio scoppiato il 13 luglio 1920

Il Narodni dom (in sloveno, Casa del popolo o Casa nazionale) di Trieste era la sede delle organizzazioni degli sloveni triestini, un edificio plurifunzionale nel centro di Trieste, nel quale si trovavano anche un teatro, una cassa di risparmio, un caffè e un albergo (Hotel Balkan).

Indice

[modifica] Costituzione della società Narodni dom

Nel 1900 si riunì il comitato promotore per la costituzione della società Narodni dom (Casa Nazionale). L’organismo - composto da note personalità del movimento nazionale degli sloveni di Trieste – verteva attorno alla società politica Edinost. Lo statuto venne approvato con decreto dell’Imperiale Regia Luogotenenza di Trieste in data 30 ottobre 1900. L’istituto di credito sloveno "Banca di risparmio e presti" di Trieste acquistò il terreno il 29 aprile 1901 per la costruzione dell’edificio del Narodni dom al n. 2 della piazza chiamata all’epoca Piazza Caserma, oggi Piazza Oberdan. Il 7 luglio 1901 si svolse nelle sale della "Sala di lettura Slovena" in via San Francesco 2 l’assemblea costitutiva della società "Casa Nazionale" - "Narodni dom".[1].

[modifica] Storia

Nei primi dieci anni del Novecento, a causa dell'immigrazione da ogni parte dell'impero, la comunità slava (sloveni, croati, cechi) di Trieste era più che raddoppiata, passando da 25.000 a 57.000 abitanti nel comune (dal 15% al 25%) e da 6.500 a 22.000 nella città (dal 5% al 13%)[2]. Le numerose società e organizzazioni slovene e di altri ceppi slavi videro quindi la necessità di costruire un edificio che potesse ospitare le loro attività: fu seguito l'esempio di altre città con presenza di forti minoranze slovene (come Klagenfurt, Maribor, Celje e Gorizia) dove tra fine Ottocento e inizio Novecento furono costruite le cosiddette "Case del popolo" o "Case nazionali" per ospitare attività culturali (e talvolta, come a Gorizia, anche commerciali) slovene. Questi edifici, chiamati in sloveno Narodni dom, avevano assunto anche un forte valore simbolico, in quanto dovevano rappresentare un simbolo visivo della crescente potenza numerica, economica e culturale delle comunità urbane slovene. Per questa ragione furono costruiti anche in alcune città a maggioranza slovena e con amministrazioni slovene (come Novo Mesto e la stessa Lubiana). Nel comune di Trieste erano già presenti due Case nazionali slovene, una a Barcola e l'altra nel quartiere di San Giacomo.

La sede unica del Narodni dom di Trieste fu collocata nel 1907 all'interno del Hotel Balkan un imponente edificio realizzato tra il 1901 e 1904 secondo il progetto dell'architetto Max Fabiani. Si trattava di una costruzione moderna e plurifunzionale che oltre ad un hotel raccoglieva in sé una sala teatrale, degli uffici per varie organizzazioni, banche e assicurazioni.[3].[4].

[modifica] L'incendio

Altra immagine del Narodni dom in fiamme
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Incidenti di Spalato.

Il 13 luglio 1920 esplosero in città tumulti di stampo anti-slavo a seguito dell'uccisione di due militari italiani a Spalato in Dalmazia, durante delle manifestazioni anti-italiane.

Le ricostruzioni puntuali dei fatti sono molto contrastanti.

Per protesta contro gli incidenti di Spalato i militanti del partito fascista triestini organizzarono una manifestazione nella piazza principale di Trieste. Nel corso del comizio, mentre parlava il segretario cittadino Francesco Giunta, fu accoltellato mortalmente il cuoco della trattoria Bonavia, Giovanni Nini[5]. La responsabilità di questa uccisione fu da alcuni attribuita ad uno slavo che avrebbe assassinato Nini mentre questi si era interposto in una colluttazione fra questo slavo e un ufficiale del Regio Esercito[6].

La morte del giovane fu l'episodio che diede il via ai disordini, che compresero il danneggiamento di negozi gestiti da sloveni, l'assalto di alcune sedi di organizzazioni slave e socialiste e la sassaiola contro la sede del consolato jugoslavo di via Mazzini. Le squadre d'azione fasciste - sotto la guida di Giunta - raggiunsero quindi il Narodni dom, che in quel momento era circondato da oltre 400 fra soldati, carabinieri e guardie regie inviate a difesa dell'edificio dal vice commissario generale, Francesco Crispo Moncada.

All'appressarsi della folla, dal terzo piano dell'edificio vennero lanciate due bombe a mano, seguite da una scarica di colpi di fucile contro la folla[7]: fu ucciso dalle schegge di una delle granate il giovane ventitreenne ufficiale dei Carabinieri Luigi Casciana e furono ferite altre otto persone, al che i militari che circondavano l'edificio risposero al fuoco. Poco dopo questi eventi il fuoco divampò.

Tutti gli ospiti del Narodni Dom riuscirono a salvarsi, ad esclusione del farmacista di Bled di origini lubianesi Hugo Roblek - che in alcune fonti è erroneamente indicato come custode o addirittura proprietario dei locali[8]. Roblek si getto da una finestra e morì sul colpo mentre la moglie[9] che si lanciò con lui pur ferendosi gravemente si riuscì a salvare. L'incendio distrusse completamente l'edificio: per alcuni testimoni l'intervento dei vigili del fuoco fu impedito dagli squadristi; per altri invece l'intervento dei vigili del fuoco ci fu e riuscì ad impedire al fuoco di attaccare gli edifici circostanti. Secondo alcune fonti il rapido propagarsi dell'incendio con numerosi scoppi sarebbe stato favorito dal fatto che membri della comunità slava avrebbero celato all'interno del Narodni un arsenale di esplosivi ed armi.[10].

Epiosodi simili di stampo anti-italiano accaddero negli anni precedenti mentre la città era ancora parte dell'Impero Austriaco: il 23 e 24 maggio 1915 - giorni dell'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria - a Trieste furono devastate le sedi della Ginnastica Triestina e della Lega Nazionale e venne danneggiata la statua di Giuseppe Verdi, mentre le rotative de Il Piccolo vennero distrutte da un incendio[11]

[modifica] Dopo l'incendio

L'edificio completamente devastato dal fuoco fu espropriato alle organizzazioni slovene (che vennero definitivamente dissolte con decreto nel 1927). Fu quindi rilevato da una società Milanese che ristrutturo completamente l'edificio adibendolo ad hotel con il nome di "Regina".

Nel 1923 inizia la costruzione di un nuovo edificio che escluderà l'ex Balkan dalla rinnovata Piazza Oberdan.

Il Narodni Dom divenne il simbolo sloveno dell’inizio delle persecuzioni fasciste, e per questo il 13 luglio 2010 fu meta, insieme al monumento agli esuli istriani, fiumani e dalmati sito in piazza Libertà a Trieste, di un omaggio dei Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia in occasione di un incontro di riconciliazione[12].

Dopo la seconda guerra mondiale, la comunità slovena chiese più volte che l'edificio tornasse a svolgere attività a favore della minoranza. Attualmente l'edificio sito in via Filzi è sede universitaria della "Scuola superiore di lingue moderne per interpreti e traduttori" e di una bilioteca di oltre 43.000 volumi. Al piano terra un locale ospita la nuova sede del Narodni Dom come stabilito dall'articolo 19 della "Legge 23 febbraio 2001 n. 38" (Norme per la tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli - Venezia Giulia), dove si dice che "La casa di cultura «Narodni dom» di Trieste - rione San Giovanni, costituita dall' edificio ora adibito e accessori, è trasferita alla regione Friuli-Venezia Giulia per essere utilizzata, a titolo gratuito, per le attività di istituzioni culturali e scientifiche di lingua slovena"[13].

Ogni 13 luglio, il partito Slovenska Skupnost organizza una manifestazione davanti all'edificio, nella quale commemora l'incendio deponendo una corona sulla targa che ne ricorda il significato storico fin dal 2004[14] .

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ Milan Pahor, Zrno do zrna, pogača, kamen do kamna, palača: Društvo “Narodni dom v Trstu” 1900-200o, «Zgodovinski časopis», Letnik 53, Ljubljana, 1999, št. 3 (116), p. 350.
  2. ^ I dati si riferiscono ai censimenti austriaci del 1900 e 1910, tratti da Guerrino Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Unione Italiana di Fiume - Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno 1993, pp. 430-431.
  3. ^ Archivio generale di Trieste, registrazione dei progetti consegnati al comune di Trieste nell'anno 1900.
  4. ^ Gianni Contessi, Umberto Nordio, Architettura a Trieste 1926-1942, Gianni Contessi, Milano 1981, pp. 63-65.
  5. ^ Sergio Siccardi, La falsa verità sul Ten. Luigi Casciana, Fondazione Rustia-Traine, Trieste 2010, p. 63. In altra parte del testo (p. 31), si afferma invece che il Nini fosse cuoco dell'hotel Vanoli.
  6. ^ Attilio Tamaro, Venti anni di storia, Editrice Tiber, Roma, 1953, pp. 79: "Mentre si svolgeva l'imponente comizio e Francesco Giunta, segretario del fascio, parlava, uno slavo uccise un fascista, che s'era intromesso per salvare un ufficiale da quello aggredito."
  7. ^ Anche su questo punto le fonti sono estremamente contrastanti: alcuni negano l'episodio e addossano la responsabilità della sparatoria ai manifestanti.
  8. ^ Sergio Siccardi, op. cit., p. 42.
  9. ^ Sergio Siccardi, op. cit., pp. 42-43. In altre fonti si afferma che la donna - di nome Paula - fosse la figlia del Roblek, ma il Siccardi riporta il testo di una breve intervista nella quale ella conferma di esserne la moglie, mentre il padre è "l'avvocato Franz Tomiusch di Lubiana".
  10. ^ Si veda una ricostruzione più dettagliata in M. Kacin Wohinz, L'incendio del Narodni Dom a Trieste, in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, GMD, Gorizia 2005, pp. 79 ss.
  11. ^ Angelo Visintin, L'assalto a "Il Piccolo" in Un percorso fra le violenze del Novecento nella provincia di Trieste, IRSML 2006, pp. 19-28.
  12. ^ TRIESTE Napolitano, Türk e Josipovic seppelliscono le ferite
  13. ^ Legge 23 febbraio 2001, n. 38, dal sito del Parlamento Italiano
  14. ^ Foto della targa

[modifica] Bibliografia

  • Milan Pahor, Zrno do zrna, pogača, kamen do kamna, palača: Društvo “Narodni dom v Trstu” 1900-200o, «Zgodovinski časopis», Letnik 53, Ljubljana, 1999, št. 3 (116). (in lingua slovena)
  • M. Kacin Wohinz, L'incendio del Narodni Dom a Trieste in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, GMD, Gorizia 2005.

[modifica] Collegamenti esterni

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