Bombardamenti di Zara

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Veduta di Zara nel 1947

I bombardamenti di Zara durante la seconda guerra mondiale ad opera delle forze aeree Alleate causarono la quasi totale distruzione della città, exclave italiana in Dalmazia dai tempi del trattato di Rapallo del novembre del 1920 ed in seguito assegnata alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia dal trattato di pace del 1947. Il numero dei bombardamenti e delle vittime, ma soprattutto i motivi delle ripetute azioni aeree contro la città, il tutto nel quadro dell'esodo praticamente totale della popolazione autoctona italiana, sono oggetto di grandi polemiche.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Provincia di Zara.
Zara e il territorio circostante
Cartolina del 1921: allegoria di Zara come faro per la Dalmazia

Al tempo dell'attacco delle forze dell'Asse alla Jugoslavia (6 aprile 1941), Zara era la novantaquattresima provincia italiana, la più piccola per territorio (52 km² Zara e il suo circondario, 58 km² l'isola di Lagosta, nel sud della Dalmazia) e per numero di abitanti (22.000 più 1.700)[1].

Circondata completamente dai territori jugoslavi, l'antica capitale del Regno di Dalmazia all'interno dell'Impero Austro-Ungarico aveva assunto una fortissima valenza simbolica: da un lato, era divenuta un preteso «faro della latinità nel mare slavo» (come si diceva in Italia a quel tempo), perenne monito per il resto della Dalmazia considerata "irredenta"; dall'altro una spina nel fianco per il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (in seguito divenuto Regno di Jugoslavia), che nelle sue componenti nazionaliste, e segnatamente tra i croati, la considerava un territorio slavo sottratto con la forza, unitamente all'Istria, a Fiume e ai territori considerati sloveni, compresa la città di Trieste. Zara fu quindi uno dei cardini della contesa adriatica[2].

La campagna di Jugoslavia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Invasione della Jugoslavia.

Il 6 aprile 1941 le forze armate tedesche, assieme a quelle italiane e ungheresi, scatenarono l'attacco alla Jugoslavia, che, lacerata da profondi e precedenti conflitti interni, con la conseguente defezione di gran parte dei militari croati, crollò in nove giorni: la richiesta di pace venne avanzata il 15 aprile e la resa venne firmata il 17. Durante questi nove giorni Zara subì tre bombardamenti, con effetti limitati. Le incursioni hanno luogo il 9 aprile: poco dopo l'alba tre apparecchi jugoslavi bombardano la città sganciando una ventina di bombe: lievi danni e sei feriti fra la popolazione; alle 11.00 tre biplani jugoslavi lanciano bombe in varie zone della città, colpendo fra l'altro il deposito di munizioni allestito nel Bosco dei Pini, all'aperto; alle 14.30 la più violenta incursione: tre apparecchi jugoslavi bombardano la città, causando gravi danni ad una decina di edifici. Si contano «alcuni morti fra la popolazione»[3].

La successiva spartizione della Jugoslavia previde per Zara il ritorno ad un rango di rilievo all'interno di quella parte della Dalmazia annessa al Regno d'Italia: capoluogo amministrativo del Governatorato della Dalmazia, costituito dalle tre province di Zara stessa (con territorio di oltre 3.000 km² e 211.900 abitanti), Spalato e Cattaro[4].

Zara dopo l'armistizio[modifica | modifica wikitesto]

L'8 settembre 1943 si diffonde per la Dalmazia la notizia dell'armistizio italiano. Questa coglie la popolazione e le forze armate dislocate nella regione completamente di sorpresa, tanto che si registrano perfino casi di arresto di persone che semplicemente avevano reso pubblica la notizia, con l'accusa di disfattismo[5].

La sera stessa il dittatore dello Stato Indipendente di Croazia, Ante Pavelić, proclama l'annessione di tutte le conquiste territoriali italiane del 1941, nonché di Zara, di Fiume e dell'Istria: due giorni dopo però i tedeschi occupano la città prevenendo i funzionari inviati da Zagabria con l'incarico di prendere il potere destituendo il locale prefetto italiano[5]. La città rimase per quattordici mesi sotto occupazione militare tedesca, ma l'amministrazione civile rimase sempre quella italiana: il 2 novembre 1943 Vincenzo Serrentino venne nominato Capo della Provincia dal governo della Repubblica Sociale Italiana[5].

Cronologia dei bombardamenti[modifica | modifica wikitesto]

2 novembre 1943[modifica | modifica wikitesto]

La città alla fine del 1943 era sulla direttrice dei bombardieri Alleati che partivano dall'Italia per colpire i Balcani e la Romania. Generalmente queste imponenti formazioni aeree passavano ad alta quota e non sempre l'allarme veniva suonato. La mattina del 2 novembre 1943, commemorazione dei Morti, decine di bombardieri sorvolarono la città; la cosa si ripeté alle 12.05, alle 13.30 e ancora una volta un'ora dopo[senza fonte].

Alle 20.07 una formazione di otto aerei Boston A-20 lanciò un carico di 5,4 tonnellate di bombe su Zara, con obiettivo il porto (uno specchio d'acqua di circa 1300 metri di lunghezza per 200 di larghezza), mancandolo per qualche decina di metri: le bombe colpirono il rione di Ceraria e la città, abbattendo fra l'altro lo storico Teatro Vecchio. Si contarono centosessantatré morti e duecentosessanta feriti, oltre a decine di case distrutte o danneggiate[6].

L'effetto psicologico fu fortissimo: gli zaratini erano completamente impreparati, convinti di non costituire un obiettivo militarmente rilevante[7].

Il bombardamento del 28 novembre[modifica | modifica wikitesto]

La stampa locale pubblicò decine di articoli di ricostruzione degli eventi del 2 novembre: in prevalenza si riteneva che il bombardamento fosse stato un errore, un caso disgraziato non più ripetibile[senza fonte].

Alle 11.08 di domenica 28 novembre dodici B-25 Mitchell planarono non preceduti dall'allarme su Zara, seguiti in sequenza da un'altra ondata di dodici: sganciarono complessivamente 35 tonnellate di bombe su una superficie di poco più di un chilometro quadrato: l'abitato di Zara, il porto e i rioni di Barcagno e Ceraria[senza fonte].

Le distruzioni furono devastanti: il piroscafo Sebenico venne affondato, così come il traghetto Filippo Corridoni con una trentina di passeggeri a bordo; venne colpita la Colonia agricola industriale per orfani di guerra, con circa venti ragazzi schiacciati dalle macerie; altri morti nel Giardino Pubblico, alla Casa della ex-Gioventù Italiana del Littorio (GIL), al Palazzo del Tribunale, in viale Tommaseo e in Riva Nuova. Le fabbriche di maraschino Vlahov e Luxardo bruciarono per ore, così come la centrale elettrica che serviva la città[senza fonte].

I morti furono circa 150 ed oltre 200 i feriti. La città iniziò a svuotarsi: chi poteva si trasferì nell'entroterra o nelle isole, mentre a Zara la mancanza di corrente elettrica si accompagnò a difficoltà di approvvigionamento alimentare[8].

I bombardamenti di dicembre[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile del Duomo, l'abside della chiesa di San Grisogono e a destra i ruderi del Ginnasio-Liceo

Secondo le notizie tratte dal Summary dell'Air Staff Operational del comando americano si registrò una serie di attacchi nel mese di dicembre, alle date del 15, 16, 21, 22, 24, 27 e 30, alle volte ripetuti più di una volta nella stessa giornata[9].

Vengono gettate bombe di vario tipo, dalle dirompenti alle incendiarie, alternate a spezzonamenti e mitragliamenti a bassa quota: la contraerea è praticamente inesistente, e le incursioni si verificano sia di notte che di giorno[senza fonte].

In un rapporto del 20 dicembre, il prefetto Serrentino segnalò che il 40 per cento delle costruzioni era ridotto in macerie, e il 90 per cento delle restanti non era più abitabile. Erano stati colpiti la Banca Dalmata di Sconto, la canonica della chiesa ortodossa di Sant'Elia, il Seminario diocesano, l'edificio dell'Amministrazione provinciale, l'asilo delle Orfanelle, il Palazzo delle Poste, il Ginnasio-Liceo, quasi tutte le case del viale Tommaseo, della piazza delle Erbe, della calle dei Papuzzeri, della calle Larga, della calle Gabriele d'Annunzio, della calle San Rocco, della zona di Porta Catena. Risultarono distrutti, oltre a centinaia di abitazioni civili, il Teatro Verdi, il Cinema Nazionale, l'Istituto Magistrale, le case lungo calle Canova, il monastero e la chiesa di Santa Maria, il santuario della Madonna della Salute, il battistero del Duomo[senza fonte].

Il 31 dicembre Serrentino scrisse al prefetto di Trieste Bruno Coceani: «Ti dico solamente che la città è distrutta (...). Cerco di far sgomberare i ricoveri (...) dai pochi rimasti e poi inibirò l'accesso alle rovine a chiunque»[9].

I bombardamenti da gennaio a marzo 1944[modifica | modifica wikitesto]

Il primo bombardamento del nuovo anno ebbe luogo il 16 gennaio e colpì una città stremata e in buona parte abbandonata dalla sua popolazione: molti zaratini si erano rifugiati in ricoveri di fortuna nella campagna circostante. Gli incendi causati dalle bombe divamparono incontrastati, in assenza oramai di un corpo cittadino di vigili del fuoco. Il 22 gennaio venne ripetutamente colpita e distrutta dagli americani la nave laboratorio di Guglielmo Marconi Elettra, requisita dai tedeschi e alla fonda presso la località di Diclo[10][senza fonte].

Nei primi tre mesi del 1944, Zara subì un'altra serie di bombardamenti, che colpirono alle volte obiettivi già completamente distrutti. Si registrarono anche casi in cui la città venne prescelta come "obiettivo alternativo", come nel caso del bombardamento del 3 marzo: una trentina di Wellington diretti da Foggia verso l'interno della Croazia furono costretti ad invertire la rotta a causa delle avverse condizioni del tempo. Durante il volo di ritorno cinque aerei, appesantiti dal ghiaccio sulle ali, si liberarono del carico di bombe scaricandole a casaccio su Zara[senza fonte].

Un soldato tedesco scrivendo a casa segnalò: «Zara [...] era una bella città, ma ora i Tommies l'hanno rasa al suolo», mentre Pietro Luxardo, della famiglia proprietaria dell'omonima distilleria, affermò: «Non vi dico i saccheggi e le ruberie! Pazienza. Zara è oramai veramente distrutta»[11].

I bombardamenti da maggio ad ottobre 1944[modifica | modifica wikitesto]

Il piroscafo Sansego, affondato nel 1944, recuperato dagli jugoslavi nel 1946 e ribattezzato Kostrena, in una foto degli anni '50

Dopo il bombardamento del 3 marzo, per oltre due mesi la città conobbe un periodo di relativa calma, interrotta da alcune incursioni di lieve entità.

Il 26 maggio venne colpito al largo di Lussinpiccolo il piroscafo Sansego, unico collegamento civile fra Zara e Trieste dal settembre del 1943. Il Sansego aveva sbarcato a Trieste in meno di un anno circa cinquemila zaratini che fuggivano dalla città: un lento ma costante stillicidio che prefigurava quello che sarebbe stato l'esodo quasi totale della popolazione italiana di Zara nel dopoguerra. A partire da questa data, Zara fu quasi completamente isolata: unici anelli di collegamento con l'Italia restarono l'aereo postale tedesco e le maone militari, di norma vietate ai civili, più qualche rara motozattera o veliero a motore che di tanto in tanto si azzardavano a toccare il porto zaratino[11].

Il 14 giugno nuovo bombardamento, poi un'altra pausa fino al 19 agosto, ma questi bombardamenti non avevano più la violenza dei precedenti, sembrando concentrati su singoli obiettivi e non colpendo più a tappeto. Secondo una testimonianza di Serrentino, vi era comunque un «continuo, quasi giornaliero, passaggio [...] di molte e grossissime formazioni di bombardieri, a centinaia [...], ma qui non disturbano»[12].

I primi due bombardamenti di settembre colpirono nuovamente quanto non era ancora crollato del centro: calle Larga, calle Santa Maria, calle dei Papuzzeri, calle Gabriele d'Annunzio, piazzetta San Rocco, Bastione Moro. Gli incendi divamparono per due giorni[senza fonte].

Il 1º ottobre i partigiani jugoslavi informarono il Comando della Balkan Air Force sulla presenza di due velieri tedeschi, che avrebbero sbarcato 700 militari a Zara: il giorno dopo, dodici Baltimore erano sopra la città, per colpire le località di Val Maistro, Barcagno, Val di Bora e nuovamente il porto. Il 4 tornarono in ventuno (undici Baltimore e dieci Ventura), scaricando oltre 20 tonnellate di bombe[senza fonte].

L'ultimo grande bombardamento di Zara ebbe luogo il 9 ottobre, con sette incursioni successive dalle prime ore del mattino fino alle 16.00. L'obiettivo era ancora una volta il porto, ma vennero colpiti Barcagno, Cereria, Val de' Ghisi, la zona dello stadio con la casa della GIL, il parco Regina Elena[senza fonte].

La fine di ottobre registrò nuovamente incursioni, in data 25 e 28 e 30. Proprio il 28, il prefetto Coceani da Trieste ritrasmise a Zara il telegramma con cui il ministero dell'Interno di Salò ordinava al capo della Provincia Serrentino di abbandonare la città: questi s'imbarcò il giorno successivo per Fiume su una torpediniera tedesca, giungendo infine a Trieste il 2 novembre[13]. Nella notte, con quattordici mezzi scortati da due natanti armati, partì per Sebenico anche la guarnigione tedesca[senza fonte].

A rappresentare le autorità cittadine rimanevano a Zara il viceprefetto Giacomo Vuxani, il capo di gabinetto della prefettura Vincenzo Fiengo, il maggiore dei carabinieri Raffaele Trafficante col tenente Ignazio Terranova, più una novantina di carabinieri, una trentina di Agenti di Pubblica Sicurezza e sessanta militari del battaglione dei lavoratori[senza fonte].

L'arrivo dei partigiani e gli ultimi bombardamenti[modifica | modifica wikitesto]

Alle 09.00 del 31 ottobre, i primi partigiani iniziarono ad avvicinarsi alla città, ma alle 09.30 inaspettatamente iniziò un bombardamento: sei Baltimore e sei Ventura bombardarono indiscriminatamente, causando anche quattro morti fra i partigiani[senza fonte].

Alle 11.00 ebbe luogo un altro bombardamento, seguito alle 13.00 dall'ultimo che la città dovette subire. Secondo la testimonianza di don Giovanni Eleuterio Lovrovich, l'ultimo morto potrebbe essere stato il soldato Vincenzo Filloni di Roma, «trovato semisepolto accanto ad una fossa scavata dalle bombe»[14].

La resa della città e le esecuzioni[modifica | modifica wikitesto]

Una delegazione cittadina, composta dal maggiore Raffaele Trafficante, dal tenente Ignazio Terranova, da Giacomo Vuxani, Vincenzo Fiengo, Pietro Luxardo, Pietro Relja, Tullio Kiswarday e don Mario Novak, ricevette i comandanti partigiani per il trapasso dei poteri. Tutti quanti vennero arrestati e sottoposti ad una serie di processi popolari. Nei mesi successivi, molti dei componenti di questa delegazione cittadina furono in vario modo soppressi: Trafficante, Terranova, Fiengo, Luxardo e Kiswarday. Si stima che il totale degli zaratini uccisi dai partigiani sia stato di circa 180[15].

Bilancio dei bombardamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il numero dei bombardamenti subiti da Zara è stato oggetto di molte discussioni: in generale, nel mondo della diaspora zaratina è invalso considerare che Zara venne distrutta da "54 bombardamenti"[16], variamente classificabili, mentre gli studiosi croati si mantengono più strettamente a quanto è tecnicamente definibile come "bombardamento" e limitano la zona al centro storico di Zara e ai due quartieri di Barcagno e Cereria, col risultato di ridurne il numero in modo diverso a seconda dello studioso: da un minimo di 26 a un massimo di 32 bombardamenti[17]. Lo studio italiano più approfondito sul tema[18] rappresenta uno schema riassuntivo secondo il quale Zara subì 37 "azioni aeree" con sganci di bombe, delle quali però solo 26 sono identificabili come "bombardamenti". Da una serie di fonti di vario tipo: registri dei voli degli Alleati, testimonianze della popolazione e diari personali risulterebbero altre 16 azioni aeree sul territorio immediatamente adiacente la città[non chiaro].

Ricapitolando, Zara e il circondario avrebbero subito 53 "azioni aeree" complessive, delle quali 26 furono "bombardamenti" che colpirono la città, 11 furono invece azioni minori che comunque comportarono anche lo sganciamento di bombe, 16 furono i bombardamenti delle zone circostanti. In totale, il quantitativo di bombe che colpì la città fu di 521,5 tonnellate (456,5 registrato + 65,0 stimato)[19].

Il numero dei morti è tuttora oggetto di polemica: le stime degli esuli vanno da 2000 a 4000, mentre sembra più ragionevole una stima che non supera le 2000 vittime[20]. Anche accettando la stima minimale proposta da alcuni studiosi croati, un massimo di 1000 vittime[21], è da rilevare che Zara fu non solo l'unico capoluogo di provincia italiano praticamente raso al suolo dai bombardamenti, ma fu anche la città che soffrì il maggior numero di morti in percentuale sul totale della popolazione (circa il 10% dei residenti nella città storica e nelle frazioni immediatamente circostanti di Barcagno e Ceraria, secondo i dati del censimento del 1936)[22].

Tabella riassuntiva[modifica | modifica wikitesto]

Un B-25 Mitchell
Un B-24 Liberator
Un B-17 Flying Fortress
Data N. aerei e tipo T. bombe per aereo Carico teorico T. sganciate su Zara
2 nov 1943 8 Boston 1,0 8,0 5,4
28 nov 1943 24 Mitchell 1,6 38,4 35,0
16 dic 1943 52 Mitchell 1,6 83,2 92,0
16 dic 1943 9 Boston 1,0 9,0 2,6
27 dic 1943 23 Mitchell 1,6 36,8 9,4
30 dic 1943 24 Mitchell 1,6 38,4 39,0
16 gen 1944 24 Liberator 5,8 139,2 53,6
30 gen 1944 12 Kittyhawk 0,5 6,0 7,8
16 feb 1944 24 Liberator 5,8 139,2 53,6
22 feb 1944 38 Liberator 5,8 220,4 80,8
23 feb 1944 39 Kittyhawk 0,5 19,5 15,2
25 feb 1944 9 Flying Fortress 8,0 72,0 24,1
25 feb 1944 11 Flying Fortress 8,0 88,0 0,0
3 mar 1944 27 Wellington 1,6 43,2 38,0
17 set 1944 6 Ventura 1,25 7,5 (*)
17 set 1944 6 Baltimore 1,0 6,0 (*)
18 set 1944 6 Ventura 1,25 7,5 (*)
18 set 1944 6 Baltimore 1,0 6,0 (*)
2 ott 1944 12 Baltimore 1,0 12,0 (*)
4 ott 1944 11 Baltimore 1,0 11,0 (*)
4 ott 1944 10 Ventura 1,25 12,5 (*)
25 ott 1944 17 Ventura 1,25 21,25 (*)
28 ott 1944 6 Baltimore 1,0 6,0 (*)
28 ott 1944 6 Ventura 1,25 7,5 (*)
31 ott 1944 12 Ventura 1,25 15,0 (*)
31 ott 1944 18 Baltimore 1,0 18,0 (*)
Totali --- --- 1071,55 521,5(**)

(*) = Quantità non indicata nei registri, e quindi stimata in percentuale
(**) = Totale dato dalla quantità indicata dai registri più quella stimata
Fonte: registri di volo anglo-americani[23]

Immagini prima e dopo[modifica | modifica wikitesto]

Cause dei bombardamenti e controversie[modifica | modifica wikitesto]

Non vi è ancora un'univoca spiegazione delle cause e dei motivi che hanno indotto gli Alleati a distruggere Zara. Due sono le interpretazioni maggiormente dibattute: da un lato la tesi secondo la quale Zara era un rilevante obiettivo militare e che quindi i bombardamenti erano in qualche modo giustificati per questo motivo; dall'altro, la tesi per cui la distruzione faceva parte di un piano preordinato da Tito per eliminare non solo la presenza italiana in città, ma anche il ricordo di tale presenza. La radicalizzazione etnico-politica della tematica e la difficoltà di accesso alle fonti non hanno contribuito ad una disamina dei fatti scevra da polemiche[25].

Per decenni in Jugoslavia dell'argomento non si parlò: la presenza stessa di una componente italiana in Dalmazia era negata, secondo uno schema politico-propagandistico già presente all'epoca delle lotte nazionali della seconda metà del XIX secolo[26].

Il quotidiano spalatino Slobodna Dalmacija pubblicò fra il 19 e il 25 ottobre 1984 una serie di articoli dello studioso zaratino Abdulah Seferović[27], dedicati alla storia dei bombardamenti di Zara, nei quali si definiscono i tratti generali della tesi "giustificazionista": «Zara, attanagliata da una parte dalla lotta per l'Adriatico in collegamento col fronte italiano e con la Jugoslavia, e dall'altra con l'allargamento dell'offensiva aerea sull'Europa, diventò importante obiettivo [...] delle aviazioni militari inglesi ed americane». Successivamente, lo stesso autore approfondirà i suoi studi, e pur negando validità alla tesi genocidiaria, giungerà alla conclusione che un vero lavoro puntuale e completo sulle fonti degli Alleati non è ancora stato completato[28].

Nel 2006 è stato pubblicato in Croazia il più ampio studio sulla questione: un'opera di circa 800 pagine a cura della sezione zaratina della Matica Hrvatska (una sorta di "Lega Nazionale" croata), basata sull'analisi di oltre 50.000 documenti di vari archivi, riprendente il tema trattato in una mostra organizzata presso il Museo Storico di Zara nel 2004[29]. Secondo questo saggio, presentato espressamente come risposta alle insinuazioni sul diretto interesse jugoslavo alla distruzione della città, l'ipotesi principale sulle cause dei bombardamenti risiede nel fatto che il porto di Zara sarebbe potuto essere uno dei terminali di imbarco delle truppe tedesche in ritirata dai Balcani. È da notare che i documenti alleati descrivono in maniera specifica gli obiettivi e i risultati di parte dei bombardamenti, dai quali risulta un chiaro interesse per l'eliminazione degli impianti industriali, ma soprattutto del traffico portuale zaratino, considerato un evidente pericolo per le operazioni che si svolgevano alle spalle della città.

In anni recenti sono apparsi anche degli studi di autori croati più esplicitamente accusatori del regime comunista jugoslavo, che inquadrano le esecuzioni sommarie successive alla caduta di Zara in un processo più ampio di eliminazione indiscriminata di qualsiasi oppositore, vero o presunto, del costituendo regime. In questo ambito, sono state anche riportate le varie tesi riguardanti le motivazioni dei bombardamenti di Zara[30].

La tesi opposta, che arriva ad accusare Tito di genocidio premeditato, è stata sviluppata soprattutto nel mondo degli esuli, ed è spesso stata presentata in modo semplicemente declamatorio[31].

Già durante gli ultimi mesi di guerra quest'idea era stata espressa apertamente dalla stampa della RSI, venendo ripresa anche dopo la fine del conflitto. Il generale Ercole Ronco, capo di Stato Maggiore del Regio Esercito, in una relazione del 16 giugno 1945 affermò apoditticamente che i bombardamenti erano stati «provocati da Tito, più per cancellare le orme secolari d'italianità che per veri e propri scopi bellici»[32].

Riproduzione del radiomessaggio di giugno 1944, nel quale si comunica la richiesta di Tito di bombardare Zara

Lo sforzo maggiore per ricostruire la tematica è stato comunque fatto in anni più recenti, anche se i contributi principali rimangono quasi sempre legati agli studiosi provenienti dal mondo della diaspora istriano/dalmata.

Secondo questa tesi, l'importanza bellica di Zara era completamente inesistente o comunque tale da non giustificare assolutamente i bombardamenti a tappeto. Si ritiene quindi che questi bombardamenti vennero richiesti direttamente dai partigiani, e si citano alcune testimonianze ed alcuni documenti a supporto, fra i quali:

  • Un'intervista del generale Carlo Ravnich[33], già comandante del Gruppo Aosta in Montenegro, il quale dopo l'8 settembre 1943 combatté con i partigiani di Tito, comandando la divisione Garibaldi. Questi ricordò che il comando partigiano aveva domandato alla Garibaldi di inviare a Bari un messaggio, nel quale si chiedeva di bombardare Zara poiché «vi si stavano concentrando notevoli forze tedesche». Secondo il Ravnich, il radiomessaggio venne inviato in modo tale da non essere recepito «perché inserimmo un "codice" di quattro vocali che, predisposte in un certo modo, significavano: "Non date retta a questo fonogramma"».
  • Un radiomessaggio della fine di giugno 1944, nel quale si affermava testualmente: «Il Maresciallo Tito ha chiesto il bombardamento di Zara dove truppe si stanno imbarcando per l'Italia» ("Marshall Tito has asked for the bombing of Zara where troops are embarking for Italy")[34].

Le parole del poeta Vladimir Nazor, pronunciate nella Zara distrutta in un comizio del novembre 1944, hanno contribuito a mantenere viva l'idea del "genocidio premeditato": «Spazzeremo dal nostro territorio le pietre della torre nemica distrutta e le getteremo nel mare profondo dell'oblio. Al posto di Zara distrutta sorgerà una nuova Zara, che sarà la nostra vedetta sull'Adriatico»[35].

Gli storici auspicano che l'invocata apertura definitiva degli archivi di Belgrado e Zagabria riesca a fare maggior luce sulla questione[non chiaro].

Le ricostruzioni del dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Fra gli edifici distrutti, le nuove autorità jugoslave si premurarono di ricostruire quasi esclusivamente le antiche e storiche chiese zaratine, mentre le macerie degli antichi palazzi vennero sgombrate e al loro posto furono innalzate delle nuove costruzioni[senza fonte].

In tempi relativamente più recenti, si è sviluppata a Zara una riflessione sulla città di un tempo, sulla memoria e sulla sua tradizione storico/culturale; il giornalista Enzo Bettiza ha scritto: «Zara dopo aver subito fin dal 1944, in riservata anteprima storica, l'onta di una distruzione non molto dissimile per ferocia e totalità da quella di Dresda, è stata poi definitivamente mutata dalla travolgente balcanizzazione etnica abbattutasi come un ultimo bombardamento aereo sulle sue macerie ancora fumanti»[36].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In lingua italiana, la descrizione complessiva più accurata della città negli anni '30 dal punto di vista storico/artistico resta ancora quella contenuta nel volume Dalmazia pubblicato dalla Consociazione Turistica Italiana (il nome italianizzato ai tempi del fascismo del Touring Club Italiano) nel 1942, ristampa quasi identica della precedente edizione del 1934
  2. ^ Sulla questione, inquadrata nel contesto degli anni '20/'40 del XX secolo, si vedano M.Čulić Dalbello-A.Razza, Per una storia delle comunità italiane della Dalmazia, Fondazione Scientifico Culturale Maria ed Eugenio Dario Rustia Traine, Trieste 2004 e L.Monzali, Italiani di Dalmazia 1914-1924, Le Lettere, Firenze 2007
  3. ^ La ricostruzione degli eventi è tratta da O.Talpo, Dalmazia. Una cronaca per la storia (1941), Stato Maggiore dell'Esercito - Ufficio Storico, Roma 1985, pp. 19 ss.
  4. ^ Sulla costituzione e i destini del Governatorato della Dalmazia, si veda D.Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, Bollati Boringhieri, Torino 2003
  5. ^ a b c La succinta ricostruzione degli eventi narrati in questo paragrafo è tratta da O. Talpo, Dalmazia. Una cronaca per la storia 1943-1944, Roma, SME - Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, 1994, capitolo V: L'armistizio in Dalmazia, pp. 1041 ss.
  6. ^ La cronaca del primo bombardamento si ritrova praticamente uguale in tutti gli studi, sia quelli italiani che in quelli croati (vedi bibliografia)
  7. ^ Si vedano le riflessioni e le testimonianze contenute in G.E.Lovrovich, Zara, dai bombardamenti all'esodo 1943-1947, Marino, Tipografia S.Lucia, 1974. Don Giovanni Eleuterio Lovrovich, nato da famiglia italiana di Sebenico che si spostò in seguito a Zara, fu parroco della Chiesa Collegiata di San Simeone, al centro di Zara e rimase in città fino al 1948
  8. ^ La ricostruzione del bombardamento e delle sue conseguenze è comune a tutte le fonti segnalate in bibliografia, cui si può aggiungere il paragrafo intitolato 28. studenog 1943 all'interno del sito www.zadaretro.info [1]
  9. ^ a b O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal Cielo. Zara distrutta 1943-1944, Seconda Edizione, Campobasso, Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Palladino Editore, 2006, pp. 29 ss.
  10. ^ Secondo altre ricostruzioni, meno considerate dagli storici, potrebbero esser stati dei cacciabombardieri della Regia Aeronautica del Regno del Sud ad effettuare il primo bombardamento. Il relitto dello scafo, arenato sul fondale, verrà restituito dalle autorità jugoslave all'Italia nel 1962, e inizialmente trasportato presso i cantieri navali di Muggia. Si veda qui un ampio resoconto fotografico sull'imbarcazione
  11. ^ a b O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal Cielo..., cit. pp. 32 ss. Le due citazioni del soldato tedesco e di Pietro Luxardo sono a p. 35
  12. ^ Si veda come approfondimento anche la lettera di Serrentino al ministero degli Interni e alla presidenza del Consiglio dei ministri della RSI, spedita da Zara il 12 maggio 1944 e intitolata Situazione al 30 aprile 1944-XXII, in O. Talpo, Dalmazia... cit. pp. 1559 ss.
  13. ^ Arrestato dalla polizia segreta jugoslava (OZNA) a Trieste il 5 maggio 1945, Serrentino verrà accusato di crimini di guerra in quanto componente del Tribunale straordinario per la Dalmazia negli anni di occupazione italiana della regione, condannato a morte e fucilato presso Sebenico il 15 maggio 1947. Sulla sua vicenda O.Talpo, Il martirio di Zara e di Vincenzo Serrentino nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa 1947-1997, Edizioni a cura del Libero Comune di Zara in Esilio, 1997. La concessione a Serrentino della medaglia per gli infoibati prevista dalla legge 30 marzo 2004 n. 92 fu fonte di alcune polemiche, per le quali si veda a titolo d'esempio l'articolo Le medaglie per gli infoibati di C.Cernigoi in La Nuova Alabarda, Giugno 2007
  14. ^ G. E. Lovrovich, Zara (...), cit., p. 176. Il libro di don Giovanni E. Lovrovich è una sorta di diario che nella parte relativa ai bombardamenti di Zara diventa un drammatico resoconto intessuto di crude descrizioni e amare riflessioni non solo personali, ma anche di altri concittadini
  15. ^ Sul tema, ed in particolare sulla morte di Niccolò e Pietro Luxardo, si veda N. Luxardo De Franchi, Dietro gli scogli di Zara, Gorizia, Libreria Editrice Goriziana, 1999 ISBN 88-86928-24-6
  16. ^ Cifra riportata anche da Elio Migliorini nella voce Zara del secondo volume di appendice dell'Enciclopedia Treccani, pubblicato nel 1949, in cui è inoltre scritto: «oltre l'85% degli edifici fu distrutto o danneggiato; 4000 cittadini ci lasciarono la vita».
  17. ^ Quest'ultimo è il numero indicato nello studio del Pribilović)
  18. ^ O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal Cielo..., cit.
  19. ^ Si veda la tabella riassuntiva sottostante
  20. ^ O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal Cielo..., cit., p. 38
  21. ^ Il Pribilović identifica un numero di morti accertati pari a 467, ma visto che non tutte le fonti sono accessibili afferma che il totale potrebbe essere di circa 1.000. Si veda K.Pribilović, Povijesna građa oko bombardiranja Zadra u Drugom svjetskom ratu. Kronika događaja, Zadar, Ogranak Matice hrvatske Zadar, 2006
  22. ^ Dei 22.000 abitanti del Comune di Zara, nel 1944/45 circa 15.000 risiedevano nella città storica, colpita dai bombardamenti. Si veda in merito G.Perselli, I censimenti della popolazione dell'Istria, con Fiume e Trieste, e di alcune città della Dalmazia tra il 1850 e il 1936, Unione Italiana Fiume - Università Popolare di Trieste, Trieste-Rovigno 1993. La città italiana che subì il maggior numero di morti rispetto agli abitanti fu Foggia: le stime vanno da 17.000 a oltre 20.000 vittime su circa 65.000 abitanti. Si veda in merito A.Guerrieri, La città spezzata. Foggia, quei giorni del 1943, Edipuglia, Bari 1996, ISBN 88-7228-157-1
  23. ^ Citati in: O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal cielo. Zara distrutta 1943-1944, 2a ed., Campobasso, Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Palladino Editore, 2006, p. 46.
  24. ^ Lo storico Caffè Centrale (inaugurato il 14 novembre del 1891), che si vede di scorcio a sinistra, nel 1938 venne demolito e in seguito ricostruito in stile razionalista (architetto Umberto Nordio) dal nuovo proprietario dell'immobile, Antonio Zerauscek. Ampie notizie in G.Coen, Caffè e osterie della vecchia Dalmazia, Il Calamo, Roma 2002
  25. ^ A titolo d'esempio, si vedano le tesi radicalmente contrapposte presentate nel numero quasi monografico del supplemento La Voce in Più del quotidiano della minoranza italiana della Slovenia e della Croazia La Voce del Popolo, dal titolo I perché del martirio di Zara del 12 maggio 2007.
  26. ^ Il tema venne sviscerato soprattutto nei primi anni del XX secolo, e ripreso in anni recenti in maniera organica da Luciano Monzali in due studi dedicati agli Italiani di Dalmazia dal Risorgimento al 1924 (Le Lettere, 2004 e 2007)
  27. ^ A.Seferović, Leteće tvrđave nad Zadrom (Feljton), in: Slobodna Dalmacija, Split, 19-25 ottobre 1984
  28. ^ [2] A.Seferović, Četnici su prvi tražili bombardiranje Zadra, 4 dicembre 2008
  29. ^ K.Pribilović, Povijesna građa..., cit.. Lo studio è stato in seguito sottoposto a dura critica dalla storica Marica Karakaš Obradov (Anglo-američka bombardiranja Hrvatske u Drugom svjetskom ratu. Saveznički zračni napadi na Nezavisnu Državu Hrvatsku 1943-1945, Zagreb, Hrvatski institut za povijest, 2008), a causa sia dell'assenza completa di un adeguato apparato di note di riferimento, sia di una serie di errori fattuali ed interpretativi
  30. ^ D. Magaš, Zadar on the Crossroad of Nationalisms in the 20th Century, in GeoJournal, 48, 1999
  31. ^ Si vedano i vari articoli apparsi sulla stampa degli esuli, in primis Il Dalmata, ripresi ed ampliati anche da alcune pubblicazioni della destra radicale italiana quali L'Uomo Libero
  32. ^ Gran parte della relazione, inviata dal generale Ronco alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed ai ministri degli affari esteri e dell'interno, si può leggere in O.Talpo, Dalmazia..., cit. pp. 1432 ss; si veda anche O. Talpo-S. Brcic, ...Vennero dal Cielo..., cit. p. 43
  33. ^ Storia Illustrata, n. 274 del settembre 1980
  34. ^ Il radiomessaggio, senza data di trasmissione e di ricezione, è conservato a Londra in un faldone del Public Record Office, fra documenti cronologicamente ordinati dal 16 al 28 giugno 1944
  35. ^ O.Talpo, Dalmazia..., cit. p. 1443. Si veda anche [3] E.Brezovečki, Esuli e rimasti impegnati a promuovere una convivenza autentica, in: La Voce del Popolo, 23 gennaio 2008
  36. ^ E. Bettiza, Esilio, Milano, Mondadori, 1996, p. 147

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Z. Begonja, Iza obzorja pobjede: sudski procesi "narodnim neprijateljima" u Zadru 1944-1946, in Časopis za suvremenu povijest, Zagabria 1/2005.
  • E. Bettiza, Esilio, Milano, Mondadori, 1996.
  • A. Cattalini, I bianchi binari del cielo. Zara 1943-1944, Gorizia, Edizioni "Arena di Pola", 1965.
  • W. F. Craven, J. L. Cote (a cura di), The Army Air Forces in World War II, The University of Chicago Press, 1948–1953.
  • M. Karakaš Obradov, Anglo- američka bombardiranja Hrvatske u Drugom svjetskom ratu. Saveznički zračni napadi na Nezavisnu Državu Hrvatsku 1943-1945, Zagabria, Hrvatski institut za povijest, 2008.
  • G. E. Lovrovich, Zara, dai bombardamenti all'esodo 1943-1947, Marino, Tipografia Santa Lucia, 1974.
  • D. Magaš, Zadar on the Crossroad of Nationalisms in the 20th Century, in GeoJournal, n. 48, 1999.
  • K. Pribilović, Povijesna građa oko bombardiranja Zadra u Drugom svjetskom ratu. Kronika događaja, Zara, Ogranak Matice hrvatske Zadar, 2006.
  • D. Saftich, I tanti perché del martirio di Zara, in La Voce del Popolo - Voce in più, 12 maggio 2007.
  • D. Saftich, Zara distrutta per concludere il secolare dissidio fra gli italiani e i croati della Dalmazia, in La Voce del Popolo - Voce in più, 9 febbraio 2008.
  • H. St. George Saunders, Royal Air Force 1939–1945, vol. III, Londra, Her Majesty´s Stationery Office, 1954.
  • O. Talpo, Dalmazia. Una cronaca per la storia 1943-1944, Roma, SME - Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, 1994.
  • O. Talpo, S. Brcic, ...Vennero dal cielo. Zara distrutta 1943-1944, 2a ed., Campobasso, Associazione Dalmati Italiani nel Mondo - Palladino Editore, 2006. (testo trilingue: italiano/inglese/croato) ISBN 88-8460-058-8

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]