Operazione Matterhorn

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Operazione Matterhorn
Parte dei bombardamenti strategici durante la seconda guerra mondiale
Obiettivi primari dei bombardieri B-29 dell'USAAF basati in Cina durante la Seconda guerra mondiale
Obiettivi primari dei bombardieri B-29 dell'USAAF basati in Cina durante la Seconda guerra mondiale
Data 1944
Luogo Asia orientale
Forze in campo
Eseguito da Stati Uniti Stati Uniti
Ai danni di Giappone Giappone

[senza fonte]

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L'operazione Matterhorn fu un'operazione militare effettuata dall'United States Army Air Forces durante la seconda guerra mondiale di bombardamento strategico contro le forze giapponesi, effettuata da B-29 Superfortress di base in India e Cina. Gli obiettivi includevano lo stesso Giappone e le basi nipponiche in Cina ed Asia sudorientale. Il nome dell'operazione viene da Matterhorn, nome tedesco del monte Cervino.

Piano[modifica | modifica wikitesto]

L'idea di inviare dei Superfortress in basi in Cina uscì per la prima volta nella Conferenza di Casablanca nel gennaio 1943. Mentre quest'opzione veniva vagliata, il Combined Chiefs of Staff angloamericano, che si incontrava in Quebec in agosto, autorizzò una manovra nel Pacifico centrale che includeva la presa delle Marianne. Non solo le Marianne erano molto vicine a Tokyo, ma una volta nelle mani degli Alleati esse sarebbero potuto essere difese più facilmente che altri posti strategici. In settembre, il Combined Chiefs of Staff concluse che B-29 in Cina avrebbero potuto avere problemi logistici. Comunque, il presidente Franklin D. Roosevelt decise in favore delle basi in Cina perché era impaziente di bombardare il Giappone. Alla Conferenza del Cairo tenutasi alla fine dell'anno, egli promise a Chiang Kai Shek che dei bombardieri pesanti sarebbero arrivati nel suo paese. Il Generale Arnold supportò la decisione come espediente temporaneo, ma preferì ancora missioni strategiche contro il Giappone che partissero dalle Marianne, una volta che le basi lì fossero disponibili.[1]

L'operazione Matterhorn fu sviluppata dal generale di brigata Kenneth Wolf nell'ottobre 1943 per l'implementazione dal XX Bomber Command. Wolf progettò l'operazione da un piano iniziale chiamato Setting Sun basato su un'idea di Franklin D. Roosevelt alla Conferenza di Casablanca e da un piano del Generale Joseph Stilwell chiamato Twilight. Le basi aeree avanzate in territorio cinese sarebbero state rifornite dall'India con missioni di aviotrasporto che avrebbero sorvolato the Hump (la gobba), nome assegnato dai piloti alleati all'estremità orientale della catena himalaiana. Nel piano Setting Sun le basi avanzate dovevano essere a Guangxi, nella Cina meridionale, ma a causa dell'intensa pressione che i giapponesi esercitabano contro le forze comandate da Stillwell e dal generale Claire Chennault, le basi dell'operazione Matterhorn furono spostate verso l'entroterra, fino a Chengdu.

Il generale Henry H. Arnold approvò il piano il 21 ottobre e lo presentò al Joint Chiefs of Staff dopo aver convinto Roosevelt con il Generale George C. Marshall come intermediario che nessun altro bombardamento strategico del Giappone fosse stato possibile prima della presa delle Isole Marianne, che non era ancora stata pianificata. Roosevelt non era contento che la data di inizio del progetto fosse il 1º giugno 1944, avendo promesso a Chiang Kai-Shek che la campagna sarebbe cominciata il 1º gennaio 1944, ma accettò a condizione che la campagna continuasse per un anno.

La chiave di sviluppo del bombardamento del Giappone era nel Boeing B-29 Superfortress, che aveva un raggio d'azione di 2 400 km; questo velivolo sganciò circa il 90% delle bombe cadute sul Giappone.

Campagna[modifica | modifica wikitesto]

Alti gradi dell'aviazione americana arrivarono in India nel dicembre 1943 per organizzare la costruzione di campi d'aviazione ia India e in Cina. Migliaia di cittadini indiani furono impiegati nella costruzione di quattro basi permanenti nell'India orientale intorno a Kharagpur. Nel frattempo, oltre l'Himalaya, circa 350 000 cinesi costruirono quattro basi nella Cina occidentale vicino a Chengtu. Nell'aprile 1944 in Asia erano già disponibili quattro gruppi di B-29 e otto basi operative. [1]

Questi reparti erano:[2][3]

Gruppo Assegnato a Inviato a
40th Bombardment Group Chakulia Airfield, India Hsinching Airfield (A-1), Cina
444th Bombardment Group Dudhkundi Airfield, India Kwanghan Airfield (A-3), Cina
462d Bombardment Group Piardoba Airfield, India Kuinglai (Linqiong) Airfield (A-5), Cina
468th Bombardment Group Kalaikunda Airfield, India Pengshan Airfield (A-7), Cina

Per evitare il rischio che i B-29 avrebbero potuto essere sprecati sui campi di battaglia (come bombardieri tattici) quando invece sarebbero stati molto più utili nelle azioni di bombardamento strategico contro le isole giapponesi, lo stato maggiore approvò nell'aprile 1944 la creazione della Twentieth Air Force, aprendo la strada all'avvio di Matterhorn.[4]

In qualità di agente esecutivo per i Joint Chiefs, si nominò a capo della XX Air Force, e l'AAF Air Staff divenne l'Air Staff della neonata forza aerea. Il Brig. gen. Haywood S. Hansell servì come capo dello staff e, de facto, comandante della Ventesima dopo che Arnold fu colpito, a maggio, da un attacco cardiaco. Il controllo centralizzato dei Superfortess da Washington riconobbe il B-29 come un'arma strategica che poteva essere utile in ogni teatro e in ogni tipo di missione. Lo stesso mese, i primi Superfortess arrivarono in India, dopo aver trasvolato l'Oceano Atlantico utilizzando la rotta sudatlantica da Morrision Field, Florida a Natal (Brasile) poi attraverso il Nordafrica fino in Arabia e in Persia. Ad accompagnarli fu il Major Geneneral Kenneth B. Wolfe, comandante designato del XX Bomber Command, che era stato riassegnato dalla Second Air Force come componente operativo della XX Air Force. Il quartier generale del 58th Bombardment Wing arrivò in India nella primavera del 1944 e questo fu l'unico stormo a servire sulla terrafema asiatica sotto il XX Bomber Command.[1]

Un comitato di consiglieri del Joint Chiefs of Staff e della Twentieth Air Force raccomandò come bersagli degli attacchi dei B-29 gli altiforni e le acciaierie in Manciuria e Kyūshū. La neutralizzazione di queste industrie chiave avrebbe seriamente compromesso lo sforzo bellico nemico. Nella lista degli obiettivi vi erano anche strutture portuali e fabbriche di aeroplani. Wolfe diedi il via alla prima missione di combattimento dei B-29 i 5 giugno 1944 contro le strutture ferroviarie giapponesi a Bangkok in Thailandia, a cira 1 500 km di distanza. Dei 98 bombardieri che decollarono dall'India, 77 colpirono i loro obiettivi sganciando 334 tonnellate di bombe. Incoraggiato dai risultati, il XX Bomber Command si preparò per i primi raid ai danni del Giappone.[4]

Dieci giorni più tardi, 68 Superfortress decollarono di notte dalle basi di Chengtu per bombardare le acciaierie di Yawata (Kyūshū), quasi a 2 5000 km di distanza. Il 15 giugno 1944 avvenne quindi il primo raid sul Giappone dal raid di Dolittle dell'aprile 1942 che segnò l'inizio della campagna di bombardamento strategico contro il Giappone. Come nel caso dell'incursione su Tokyo, non ebbe grande successo. Solo 47 dei 68 B-29 colpirono gli obiettivi, quattro di essi abortirono la missione per problemi meccanici, quattro si schiantarono, sei di essi, per problemi tecnici, dovette eliminare il proprio carico di bombe e altri ancora colpirono solo obiettivi secondari. Solo un Superfortress venne abbattuto da aerei nemici.[4]


Struttura di comando operativa[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Henry "Hap" Arnold si autonominò comandante della Twentieth Air Force. Il brigadiere generale Haywood S. Hansell divenne il capo dello staff della Twentieth Air Force. I comandanti in subordine del XX Bomber Command erano:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) The Superfortress Takes to the Skies p.4
  2. ^ [Maurer, Maurer (1983). Air Force Combat Units Of World War II. Maxwell AFB, Alabama: Office of Air Force History. ISBN 0892010924]
  3. ^ Location of China Bomber bases, 1944-45
  4. ^ a b c Haulman Over the Hump to Matterhorn p.5

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]