Pelagosa

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Pelagosa
Palagruža
Palagruža.jpg
Geografia fisica
Localizzazione Mare Adriatico
Coordinate 42°22′49″N 16°20′23″E / 42.380278°N 16.339722°E42.380278; 16.339722Coordinate: 42°22′49″N 16°20′23″E / 42.380278°N 16.339722°E42.380278; 16.339722
Superficie 0,40 km²
Altitudine massima 116 m s.l.m.
Geografia politica
Stato Croazia Croazia
Regione Regione raguseo-narentana
Comune Comisa
Cartografia
Croatia - pelagosa.PNG
Mappa di localizzazione: Croazia
Pelagosa

[senza fonte]

voci di isole della Croazia presenti su Wikipedia

Le isole di Pelagosa[1] (in croato: Palagruža palǎɡruːʒa, in italiano anche Pelagose, in greco antico Pelagousae Πελαγούσαι) formano un piccolo arcipelago del Mar Adriatico situato tra le Isole Tremiti e l'isola di Lagosta e a circa 53 km dalla penisola italiana (il punto più vicino è la costa del Gargano). Dipendono dal comune croato di Comisa.
Oggi l'arcipelago (in realtà una piccola isola e alcuni scogli circostanti) appartiene politicamente alla Croazia, ma ha avuto una storia movimentata con vari passaggi di sovranità: fu storicamente legato a Venezia e alla Puglia per divenire temporaneamente italiano nel 1861, poi austriaco e nuovamente italiano tra il 1918 ed il 1947, quando infine fu ceduto all'allora Jugoslavia.

Per struttura geologica l'arcipelago è la naturale continuazione delle Isole Tremiti e della penisola del Gargano, caratteristica che lo vede appartenere geograficamente alla regione ed alla piattaforma italiana piuttosto che a quella dalmata. Inoltre il piccolo arcipelago, pur essendo croato è più vicino alla terraferma italiana che a quella croata.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

L'arcipelago è composto da due isole maggiori:

  • Pelagosa Grande[1] (Vela o Velika Palagruža) lunga circa 1,4 km, larga fino a poco più di 300 m, ha una superficie di quasi 0,4 km² e un'altezza massima di 92 m s.l.m. (monte Castello) ma raggiunge i 116 m considerando il faro che sorge sulla cima e rappresenta il punto più alto di tutto l'arcipelago. Le coste alte e scoscese, in particolare sul lato meridionale, offrono due uniche piccole insenature atte all'approdo: la Calanca di Squero Vecchio (Stara Vlaka) sul lato settentrionale e la cala di Zalo o Zadlo sul lato sud.
  • Pelagosa Piccola[1] (Mala Palagruža) lunga poco più di 400 m, ha una superficie di circa 0,03 km² e un'altezza massima di 51 m.l.m. rappresenta il proseguimento emerso della maggiore vicina. Vi è solo una piccola spiaggia sul lato orientale in cui è possibile l'approdo.

Vi sono poi una dozzina di altri isolotti e scogli secondari (per taluni si tratta di semplici affioramenti) tra i quali si segnalano Cajola[1] (Galijula), lunga circa 180 m, piatta rocciosa e circondata da secche, distante 3 miglia a sud-est dalle due isole maggiori; Sasso di Tramontana[1] (Kamik od Tramuntane) e Sasso d'Ostro[1] (Kamik od Oštra), situati a ridosso della Piccola Pelagosa; gli scogli di Manzi[1] e Pampano[1].
Lo stretto canale marino che separa la Grande dalla Piccola Pelagosa è detto Passo di Bogaso o Bogaso Grande[1].

Come si è detto, geograficamente e geologicamente l'arcipelago fa parte della regione geografica italiana e presenta numerose analogie con l'arcipelago delle Tremiti e l'isola di Pianosa.

Le isole sono situate a 68 miglia nautiche (120 km circa) a sud di Spalato, 37 (70 km circa) da San Nicola delle Tremiti (FG), 30 (60 km circa) dal porto di Peschici (FG) e a 160 km ad est di Pescara, nonché a 26 miglia da Lagosta e 21 da Pianosa.

Per la loro relativa inaccessibilità le isole hanno mantenuto una ricca flora mediterranea, tra cui spiccano sedici specie di piccole orchidee, e fondali ancora intatti. Le isole danno anche il nome ad un minerale chiamato Pelagosite[2].
I fondali circostanti sono inoltre tra i più pescosi dell'Adriatico e per questo motivo sono tutt'oggi frequentati costantemente da pescherecci sia italiani che croati.

Le uniche strutture antropiche sono il complesso del faro con annesso osservatorio meteorologico, una chiesa e due piccoli edifici. Vi si trova una piccola area archeologica vicino ad una piacevole spiaggia dotata di sabbia molto fine, apprezzata dagli occasionali turisti.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Dalle origini alla Serenissima[modifica | modifica wikitesto]

Le isole erano già abitate in età preistorica, come attestato dal rinvenimento di tumuli e tombe ad opera degli archeologi Carlo de Marchesetti e Richard Burton nel 1875.

Conosciute fin dall'epoca romana col nome di Pelagusa, le isole mostrerebbero nel loro nome un'etimologia greca che allude alla loro posizione al centro dell'Adriatico (dal greco "pelagos", ossia "mare"). Meno accreditata è la versione di alcuni geografi che vi vedono un riferimento all'antica popolazione dei Pelasgi. La leggenda narra che proprio a Pelagosa sbarcò e fu poi sepolto Diomede, l'eroe di Troia; sull'isola sono stati comunque rinvenuti notevoli resti di ceramiche greche.
Declinata la potenza di Roma (di cui rimangono tracce di un tempio) e rimaste di nuovo disabitate, le isole ebbero nel Medioevo la prima visita eccellente. Il 9 marzo 1177, mercoledì delle ceneri, secondo alcune fonti ecclesiastiche il Papa Alessandro III sbarcò a Pelagosa nel corso di un suo viaggio nell'Adriatico, attratto dalla bellezza selvaggia dell'arcipelago. In seguito a questa visita, il pianoro posto su Pelagosa Piccola è da allora chiamato Campo del Papa (Područje Pape).
Le isole appartennero alla Serenissima, che però non vi insediò stabilmente alcuna popolazione e non vi esercitò alcuna sovranità se non per contrastare il nobile Lusignan che, esiliato da Venezia e stabilitosi su Pelagosa Grande, aveva trasformato l'isola in una fortezza munita che ostacolava la pesca nella zona.

Dai Borbone ai Savoia[modifica | modifica wikitesto]

In seguito l'arcipelago di Pelagosa fece parte del Regno delle Due Sicilie e ne costituì l'avamposto più remoto nell'Adriatico. Amministrativamente fu riunito alla provincia della Capitanata (l'attuale provincia di Foggia), alla quale appartenne fino alla caduta dei Borbone nel 1861, quando, al pari della terraferma, passò sotto la sovranità del neo-costituito Regno d'Italia. Ma l'annessione, di fatto, fu solamente formale poiché le autorità italiane non si curarono affatto delle isole e non si premurarono d'installare un proprio caposaldo su di esse.

A Pelagosa a quel tempo si parlava il napoletano nella variante ischitana: questo è spiegabile in quanto l'isola fu ripopolata (assieme alle vicine isole Tremiti) da Ferdinando II delle Due Sicilie nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia, che vi continuarono a parlare il dialetto d'origine. Con l'avvento del Regno d'Italia l'incuria e l'inefficienza delle nuove istituzioni nazionali fecero sì che i pescatori emigrassero tutti entro la fine dell'Ottocento.

Dall'Italia all'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Anche negli anni successivi il Regno d'Italia non colse l'importanza strategica dell'arcipelago e lo neglesse fino al punto di dimenticarsene. Fu allora che gli Austriaci, con un'azione unilaterale, se ne impossessarono nel 1873 e vi eressero un faro il 25 settembre 1875[3] (uno tra i più notevoli dell'intero Adriatico) impiantando così una propria presenza stabile sulla Grande Pelagosa.
Tale occupazione venne tacitamente tollerata (limitandosi il Regno sabaudo a flebili rimostranze diplomatiche che non sortirono alcun effetto) e nemmeno una successiva interrogazione del deputato radicale napoletano Imbriani al presidente del Consiglio Di Rudinì (1891) servì a riaprire la questione.

La prima guerra mondiale e l'annessione all'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Con lo scoppio della prima guerra mondiale l'arcipelago fu occupato dall'Italia l'11 luglio 1915 e mantenuto saldamente per tutta la durata del conflitto, anche se il presidio italiano sull'isola venne abbandonato il 18 agosto per difficoltà di comunicazione e per l'approvvigionamento dei viveri.
Le isole furono testimoni del fatto d'armi del 30 luglio seguente, quando una squadra di due incrociatori leggeri austriaci e di sei caccia effettuò un'azione di sorpresa a Pelagosa, bombardando l'isola e sbarcandovi alcuni marinai, prontamente ricacciati dagli italiani.
All'alba del 5 agosto ebbe luogo un altro e ben più tragico scontro. Il sommergibile Nereide, ormeggiato davanti a Pelagosa, scorse a distanza ravvicinata una silurante subacquea austriaca che avanzava tra i flutti. Pur di non fuggire e di salvare il sommergibile da un affondamento certo, il capitano di corvetta Carlo del Greco decise di affrontare il nemico e di tentare l'immersione per lanciare il siluro, ma il sommergibile austriaco riuscì a colpirlo per primo, colando a picco il Nereide e l'intero suo equipaggio (35 vittime), alla memoria dei quali venne tributata la prima medaglia d'oro al valor militare della Regia Marina nella prima guerra mondiale. Il relitto del sommergibile, rinvenuto a 250 metri dalla costa a 37 metri di profondità, venne poi riportato a galla nel gennaio 1972 per mezzo di un'operazione congiunta italo-jugoslava.

Nel 1920 l'arcipelago di Pelagosa passò ufficialmente al Regno d'Italia e venne inglobato nel comune di Lagosta, nella provincia di Zara, cui appartenne fino alla seconda guerra mondiale.

Il governo italiano vi trapiantò alcuni pescatori dalle Tremiti e vi costruì un osservatorio meteorologico nel faro, una chiesa e due piccoli edifici tuttora esistenti.

Dal 1941 al 1943 appartennero al Governatorato della Dalmazia sotto la provincia di Spalato.

Dalla Jugoslavia alla Croazia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la seconda guerra mondiale, il Trattato di Pace di Parigi tra l'Italia e le Potenze Alleate firmato il 10 febbraio 1947 stabilì all'art. 11 comma 2 la cessione alla Jugoslavia della "piena sovranità sull'isola di Pelagosa e sugli isolotti adiacenti", aggiungendo che l'isola di Pelagosa sarebbe rimasta smilitarizzata.

Lo stesso Trattato di Pace stabilì anche che i pescatori italiani avrebbero goduto "gli stessi diritti a Pelagosa e nelle acque adiacenti di quelli goduti dai pescatori jugoslavi prima del 6 aprile 1941" (ossia il diritto, in base agli "Accordi di Brioni" del 14 settembre 1921 e agli "Accordi di Nettuno" del 20 luglio 1925 tra il Regno d'Italia e Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, di pescare con non più di 40 barche di stanza a Lissa e in determinati specifici periodi).
In tacita applicazione di questo trattato, le acque di Pelagosa sono ancora oggi visitate da numerosi pescherecci italiani, nonostante si tratti di acque territoriali croate, per la pesca alle sardine.

Dal 1991 l'arcipelago di Pelagosa fa parte della repubblica indipendente di Croazia.

Mappa di localizzazione: Italia
Pelagosa
Pelagosa rispetto all'Italia

Popolazione[modifica | modifica wikitesto]

Data la sua vicinanza alle coste della Puglia, Pelagosa ha sempre avuto una popolazione italiana simile a quelle del Meridione italiano prospiciente. Solo dopo la seconda guerra mondiale l'isola, passata sotto il controllo jugoslavo, si è spopolata e ancor oggi, sotto l'amministrazione croata, non vi si registrano stabili insediamenti, fatti salvi i guardiani a presidio del Faro.
Da alcuni anni però, due appartamenti ricavati nell'edificio del faro sono messi a disposizione dei turisti che possono affittarli previa prenotazione all'Ente nazionale croato del Turismo. Questa opportunità è stata sfruttata dal giornalista Paolo Rumiz che ha compiuto sull'isola nel 2014 il suo viaggio/avventura annualmente raccontato su "la Repubblica" e leggibile anche a partire dall'indirizzo http://www.repubblica.it/argomenti/il_guardiano_del_faro?page=2. Il giornalista non indica mai esplicitamente la località, anche se c'è un inciso nella puntata del 14 agosto, ma descrive l'isola, l'arcipelago e il mare circostante con assoluta chiarezza e partecipazione emotiva.

L'isola, prima della conquista romana, era abitata fin dal Paleolitico. In seguito coloni greci vi si stabilirono dandole il nome greco ("pelagos" in greco vuol dire mare).

Durante l'Impero romano ebbe un relativo sviluppo e vi fu costruito anche un piccolo tempio, di cui si hanno alcune tracce in un villaggio rinvenuto recentemente.

Nel Medioevo rimase spopolata e fu solo base di appoggio della Repubblica di Venezia per le sue rotte commerciali.

L'isola fu ripopolata (assieme alle vicine isole Tremiti) da Ferdinando II del Regno delle Due Sicilie nel 1843 con pescatori provenienti da Ischia, che vi continuarono a parlare il dialetto d'origine. Il tentativo fallì dopo l'unificazione italiana e i pochi pescatori emigrarono a fine Ottocento.

Le autorità italiane durante il Fascismo vi trapiantarono alcuni pescatori italiani dalle Tremiti e vi costruirono un importante osservatorio meteorologico (nell'edificio del Faro), una chiesa e due piccoli edifici tuttora esistenti.

Al 21 aprile 1931 risultavano 10 abitanti di cui 8 maschi[4].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Pelagosa è nota anche per essere stata il capolinea della tradizionale regata velica, detta pure Rotta Pelagosana o Pelagosina (Rota Palagruzona in croato), delle tipiche imbarcazioni da pesca adriatiche, le Gaete dalmate, che a decine partivano ogni anno da Comisa sull'isola di Lissa e una volta raggiunta Pelagosa organizzavano delle lunghe battute di pesca (i pescatori comisotti hanno sempre utilizzato le acque di Pelagosa come propria riserva ittica). Le prime regate di cui si ha notizia risalgono addirittura alla fine del XVI secolo, sotto l'autorità veneta, mentre l'ultima regata si tenne nel 1936, quando le due isole erano separate dal confine marittimo italo-iugoslavo.

Isole[modifica | modifica wikitesto]

  • Pelagosa Grande (Vela Palagruža)
  • Pelagosa Piccola (Mala Palagruža)
  • Cajola (Galijula)
  • Sasso di Tramontana (Kamik od Tramuntane)
  • Sasso d'Ostro (Kamik od Oštra)

Distanze[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i I. PELAGOSA GRANDE, SCG. PELAGOSA PICCOLA, SCG. CAJOLA, SASSO DI TRAMONTANA, SASSO D'OSTRO, SCGLI MANZI, SCG. PAMPANO e BOGASO GDE nella mappa zoomabile di : "Sv. Petar, I. Pelagosa und Scg. Cajola (1885) - K.u.K. Militärgeographisches Institut - 1:75 000 - ZONE 35 - KOL XV, Z. 36 C. XIV, Z. 36 C. XV"
  2. ^ Montanari, A., et al. (2007) Rediscovering pelagosite. Geophysical Research Abstracts 9.
  3. ^ Foto del Faro di Pelagosa e la sua storia (in inglese)
  4. ^ PELAGOSA - Enciclopedia Italiana (1935)

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