Pelasgi

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Pelasgi sono dette le popolazioni autoctone che abitavano la penisola greca, mar Egeo e coste anatoliche prima delle invasioni elleniche del II millennio a.C.

In tempi recenti il termine è stato utilizzato per riferirsi anche alle popolazioni indigene pre-indoeuropee del Caucaso e dell'Asia minore. Secondo le teorie moderne, le nazioni che si contendono la discendenza dei Pelasgi sono Albania, Grecia e Turchia

Indice

[modifica] La tradizione classica

[modifica] Omero

Il nome Pelasgi appare per la prima volta nei poemi di Omero. I Pelasgi sono indicati nell'Iliade tra gli alleati di Troia.
Nella parte del poema omerico noto come il catalogo delle navi, organizzato secondo un rigido schema geografico, essi sono citati tra le città dell'Ellesponto ed i Traci del sud-est dell'Europa (Iliade, canto II, versi 840- 843), ossia sul confine tra Tracia e Ellesponto.
Omero chiama la loro città, o distretto, Larissa, e la dice fertile ed i suoi abitanti famosi per la perizia nel combattimento sulle navi. Omero riporta anche i nomi dei loro capi: Iippotoo e Pileo, figli di Leto Teutamide.
Sempre nell'Iliade (canto X versi 428-429) è descritto il loro accampamento tra la città di Troia ed il mare, anche se ciò non è di nessuna rilevanza per collocare geograficamente i Pelasgi in tempo di pace.
L'Odissea (canto XVII, versi 175-177) posiziona i Pelasgi a Creta, insieme a due popoli indigeni ed a due popoli immigrati (Achei e Dori), ma non dice a quale di queste due categorie appartengano i Pelasgi.
Due altri passaggi dell'Iliade (Canto II, versi 681-684 e canto XVI, versi 233-235) attribuiscono l'epiteto di pelasgo ad un distretto chiamato Argo nei pressi del Monte Othrys, nella parte meridionale della Tessaglia ed al tempio di Zeus a Dodona; nessuno dei due passaggi cità però realmente i Pelasgi; Elleni e Achei popolano la tessala Argo e Dodona ospita Perebi ed Enieni (canto II verso 750) che non sono descritti come Pelasgi.
Si vede, quindi, come "Pelasgo" viene usato sia nel significato di abitato precedentemente dai Pelasgi che in quello di epoca dimenticata.

[modifica] Strabone ed Esiodo

Strabone cita Esiodo in relazione al riferimento omerico, chiamando Dodona "sede dei Pelasgi"; egli cita anche un eponimo Pelasgo, il padre dell'eroe dell'Arcadia, Licaone.
Dopo Esiodo, un certo numero di autori classici cerca di rimpolpare la sua breve citazione.
Asio descrive Pelasgo come il primo uomo, generato dalla terra allo scopo di creare la razza umana.

[modifica] Ecateo

Il logografo greco, Ecateo di Mileto (560 ca - 490 ca a.C.), fa diventare Pelasgo re della Tessaglia (con riferimento a Iliade canto II, verso 681-684) , Acisilao attribuisce questo passaggio omerico ad Argo ed inserisce il Pelasgo di Esiodo, padre di Licaone, nella genealogia del Peloponneso.

[modifica] Ellanico

Ellanico conferma questa attribuzione una generazione dopo ed identifica questi Argivi o Pelasgi Arcadi con i Pelasgi Tessali di Ecateo.

[modifica] Eschilo

Eschilo considera Pelasgo nato dalla terra (Supplici), come Asio, e signore di un regno che si estende da Argo a Dodona e Strymon, ma nel Prometeo la terra dei Pelasgi è semplicemente Argo.

[modifica] Sofocle

Sofocle riprende lo stesso punto di vista e per la prima volta introduce il termine Tirreni (intendendo gli Etruschi, nella storia, apparentemente come sinonimo di Pelasgi).

[modifica] Erodoto e Tucidide

Erodoto, come Omero, usa il termine "pelasgi" sia in modo connotativo che in modo denotativo. Egli descrive i Pelasgi a lui contemporanei, che parlano una lingua comprensibile come stanziati a Placie e Scylace, sulla costa asiatica dell'Ellesponto, e vicino a Creston sullo Strymon; in questa area avrebbero i Tirreni come vicini (Guerra Persiana I.57).
Erodoto allude anche ad altre zone dove i Pelasgi vivono sotto altri nomi; Samotracia e Antandro nella Troade sono probabilmente esempi di ciò.
Trattando di Lemnos ed Imbro, descrive una popolazione pelasgica che gli ateniesi avrebbero da poco soggiogato (intorno al 500 AC), ed in connessione con ciò narra la storia di antiche incursioni di questi Pelasgi in Attica e del loro temporaneo stanziamento nell'Ellesponto Pelasgico. Tutti questi fatti sarebbero avvenuti nel tempo in cui "gli ateniesi incominciarono, per primi, a definirsi greci".
In altri casi "Pelasgi", Erodoto, indica tutto ciò che è vissuto in Grecia prima dei greci (in questo senso tutta la Grecia è definibile pelasgica).
I più chiari esempi di testimonianze del Pelasgi in riti, usi e strutture antiche si trovano in Arcadia, la regione "Ionica" nel nord-est del Peloponneso, ed in Attica, che è stata toccata per ultima dalla ellenizzazione.
Nella stessa Atene il muro originario dell'Acropoli ed una zona di fondazioni al di sotto di esso sono venerate nel quinto secolo AC come "Pelasgiche".
Anche Tucidide riporta questo fatto.
In conclusione possiamo notare che tutti gli esempi di Erodoto su Pelasgi a lui contemporanei si riferiscono ai Pelasgi della Tracia omerica e che la testimonianza di Tucidide conferma la grande differenza tra i Pelasgi e le popolazioni Tirreniche e anche che Tucidide adotta la stessa teoria generale sulla Grecia antica, con il perfezionamento che riguarda il nome Pelasgi, prima specifico e poi via via diventato di uso generico.

[modifica] Eforo

Lo storico Eforo di Cuma riferisce di un brano di Esiodo che attesta la tradizione di un popolo dei Pelasgi in Arcadia e sviluppa la teoria che fosse un popolo di guerrieri diffusosi da una "patria" che aveva annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno cenno a loro, da Dodona a Creta alla Troade fino in Italia, dove i loro insediamenti sono ben riconoscibili ancora nel tempo degli Elleni e sono in stretta relazione con i "Tirreni".

[modifica] Vari

Copiose informazioni aggiuntive vengono da scrittori posteriori che interpretano leggende locali alla luce della teoria di Eforo o spiegano il nome Pelasgoi, come Filocoro che sviluppa una etimologia "popolare" in una teoria sulle loro migrazioni stagionali, o come Apollodoro che afferma che Omero chiama Zeus Pelasgo "perché egli non è lontano da alcuno di noi".
La connessione tra Pelasgi e Tirreni, suggerita da Ellanico e Sofocle, diviene confusione tra essi quando, nel III secolo AC i pirati di Lemnos ed i loro parenti Attici vengono semplicemente chiamati Tirreni e tutti i muri di antiche fortezze, in Italia,(come quelli del Colle Palatino a Roma), sono considerati tracce di colonie Arcadiche.
La caratteristica struttura della muratura della cittadella di Atene ha fatto sì che tutte le costruzioni in blocchi non squadrati e senza l'uso di malta abbiano avuto il nome, dall'Asia Minore alla Spagna, di "muratura pelasgica" esattamente come talvolta sono dette "ciclopiche".

[modifica] Teorie moderne

Partendo dal nome di una tribù, sia gli storici classici che gli attuali archeologi hanno preso l'abitudine di chiamare Pelasgi tutti gli abitanti delle terre intorno al Mar Egeo ed i loro discendenti prima dell'arrivo delle ondate di invasori che parlavano greco durante il II millennio AC.
I risultati degli scavi di Catalhoyuk realizzati da James Mellaart, nel 1955 e da Fritz Schachermeyr, nel 1979 portano a concludere che i Pelasgi sono migrati dall'Asia Minore nel bacino dell'Egeo nel IV millennio AC.
Altri studiosi hanno attribuito ai Pelasgi un certo numero di caratteristiche culturali e linguistiche non-indoeuropee:

  • presenza di prestiti liguistici non-indoeuropei nel greco, introdotti nel suo sviluppo preistorico
  • presenza di toponimi non greci nella regione contenenti la sequenza "-nth-" (esempio Corinth), oppure "-tt-", in Attica, o "-ss-"(esempio Larissa)
  • alcuni miti e divinità (spesso dee) che non hanno corrispondenza in altri popoli indoeuropei come germani, celti o indiani
  • un piccolo numero di iscrizioni in una lingua non greca. Quelle meglio conosciute provengono da Lemnos. Queste iscrizioni utilizzano una versione dell'alfabeto greco occidentale simile a quello delle iscrizioni estrusche.

Tutte queste evidenze non sono però sicuramente riferibili allo stesso popolo.
Ad esempio, alcune osservazioni suggeriscono che i toponimi con "-ss-" possano avere relazioni con gli Ittiti come ad esempio Parnassus (Parnaso) che può essere correlato con la parola ittita parna, che significa casa.
La mancanza di elementi di prova risalenti al II millennio AC, non permette che tra gli studiosi vi sia un consenso unanime sulle relazioni tra questi elementi pelasgici ed i popoli della regione.
Malgrado ciò sono state fatte svariate ipotesi talvolta alimentate dal desiderio di associare i Pelasgi con i più antichi abitanti conosciuti dell'Europa.

[modifica] Robert Graves

Il poeta e studioso di mitologia Robert Graves, nel suo saggio sulla Mitologia greca afferma che alcuni elementi di questa mitologia sono originari del popolo del Pelasgi, principalmente le parti relative all'idea di Dea Bianca, un archetipo della divinità della terra. In supporto di questa sua tesi porta la sua interpretazione di alcuni testi antichi: irlandesi, gallesi, greci, biblici, gnostici e mediovali.
La maggior parte degli studiosi considera le tesi di Graves con molto sospetto, mentre alcuni circoli letterari e molti gruppi neopagani le hanno pienamente accettate.

[modifica] Zacharia Mayani

L'autore francese Zacharia Mayani ha proposto la tesi che la lingua etrusca e quella pelasgica abbia dei collegamenti con la lingua albanese. Anche se questa teoria è stata già avanzata da altri autori (Falaschi, Catapano, Marchiano, D'Angely, Kolias, Pilika), la maggior parte degli studiosi ha ritenuto gli argomenti di Mayani estremamente fragili.

Nermin Vlora Falaski, nel suo libro "Patrimonio linguistico e genetico" (scritto anche in lingua italiana), ha decifrato iscrizioni Etrusche e Pelasgiche (come la Stele di Lemno) con la lingua odierna Albanese, la sola lingua con la quale, tuttora, si possono tradurre quelle iscrizioni. Tutto questo proverebbe che gli Albanesi siano gli odierni discendenti dei Pelasgi, uno dei popoli più antichi.

[modifica] Polat Kaya

Uno studioso turco, Polat Kaya, ha recentemente proposto una traduzione di una delle iscrizioni di Lemnos, basata sulla sua teoria che si tratti di una lingua in relazione con il turco. Nel periodo a cui sono attribuite le iscrizioni i popoli turchi erano però stanziati a molte migliaia di chilometri nel nord est della Siberia. Essi iniziarono a migrare verso ovest solo intorno al 300. Questo fatto toglie molta verosimiglianza alla traduzione di Kaya.

Per approfondire, vedi la voce Lingua lemnia.

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[modifica] Bibliografia

Questa bibliografia comprende sia le tesi più accreditate che quelle minoritarie o discutibili.

  • M.G. Abdushelishvili (1968). The genesis of the aboriginal population of the Caucasus in the light of anthropological data. Tokyo.
  • Milan Budimir (1950). The Greeks and Pelasti.
  • Milan Budimir (1956). Pelasto - Slavica.
  • Jean Faucounau (2001-2005). Les Proto-Ioniens : histoire d'un peuple oublié & Les Origines Grecques à l'Age de Bronze. Parigi.
  • E.J. Furnee (1979). Vorgriechisch-Kartvelisches: Studium zum ostmediterranen Subtrat nebst einem Versuch zu einer neuen pelasgischen Theorie. Lovanio.
  • Rismag Gordeziani (1985). Pre-Grecian and Georgian. Tbilisi (in georgiano e riassunto in tedesco).
  • Donald A. Mackenzie (1917). Myths of Crete and Pre-Hellenic Europe. reviewed.
  • J. Melaart (1975). The Neolithic of the Near East, Londra.
  • F. Schachermeyr (1979). Die Ägäische Frühzeit. Forschungsbericht über die Ausgrabungen im letzten Jahrzehnt und über ihre Ergebnisse für unser Geschichtsbild. Bd. I. Die Vormykenischen Perioden des Griechischen Festlandes und der Kykladen, Vienna.
  • Akaki Urushadze (1984). The Country of the Enchantress Media. Tbilisi, 25 pp (in russo e inglese)
  • Aristeidē P. Kolias (1985). "Arvanites kai hē katagōgē tōn Hellēnōn : historikē, laographikē, politistikē, glōssologikē episkopisē , Atene
  • Robert d'Angély (c1990). Des Thraces & des Illyriens à Homère Nicariu, Corsica: Cismonte è Pumonti.
  • Robert d'Angély (1998). Grammaire albanaise comparée Parigi.
  • Nermin Vlora Falaschi (1989). L'Etrusco lingua viva. Roma: Bardi.
  • Giuseppe Catapano (1988). Thot Parlava Albanese. Roma: Bardi.
  • Marchiano Stanislao (1888). I Pelasgi e la loro lingua.
  • Mathieu Aref (2003). Albanie ou l'incroyable odyssée d'un peuple préhellénique.
  • Mathieu Aref (2004). Grèce : (Mycéniens = Pélasges) ou la solution d'une énigme.
  • Pompei [Palestra Grande] Nautilus, l'enigma dell'impero, Osvaldo Rea, ISBN 88-901473-9-3
  • Pompei [Palestra Grande] Nautilus, the enigma of the empire, Osvaldo Rea, ISBN 88-901473-8-5
  • Pompei [Palestra Grande] Nautilus, l'enigme de l'empire, Osvaldo Rea, ISBN 88-901473-7-7



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