Pelasgi

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Il nome Pelasgi (in greco antico Πελασγοί, traslitterato in Pelasgói, singolare Πελασγός, Pelasgós) è stato utilizzato da alcuni antichi scrittori greci in riferimento a popolazioni proto-elleniche che hanno preceduto le popolazioni elleniche in Grecia, "un termine onnicomprensivo per ciascune delle antiche, primitive e presumibilmente autoctone popolazioni nel mondo miceneo."

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

In generale, con il termine "pelasgico", in senso lato, ci si riferisce a tutti gli abitanti autoctoni delle terre intorno all'Egeo e alla loro cultura prima dell'avvento del linguaggio greco. Ciò non è un significato esclusivo ma altri significati richiedono dovuti riconoscimenti. Nel periodo classico sopravvissero con il nome di Pelasgi enclavi in vari luoghi della Grecia, Creta e altre regioni dell'Egeo. I popoli del tempo identificavano come "pelasgico" la lingua o le lingue che in quel tempo i Greci identificavano come "non greco", anche se alcuni antichi scrittori descrissero i Pelasgi come greci. Un'altra tradizione che sopravvisse sosteneva che larga parte della Grecia fosse stata pelasgica prima dell'ellenizzazione. Queste parti, in generale, rientrano nel dominio etnico che a partire dal V secolo a.C. è stato attribuito ai parlanti del greco antico che furono identificati come Ioni.

La classificazione della lingua/e pelasgiche, conosciuta soltanto da elementi non-ellenici nell'antica Grecia e individuabile in alcuni toponimi, seppure sia o meno il pelasgico un'unica lingua, e le relazioni dei Pelasgi con la preistoria ellenica, sono domande di vecchia data che non hanno ricevuto risposte definitive. Esistono alcune teorie del passato ma anche moderne. Alcune di esse sono venate da questioni nazionaliste contemporanee che ne compromettono l'obiettività.

Scavi archeologici durante il XX secolo hanno portato alla luce manufatti in zone considerate tradizionalmente abitate dai Pelasgi, come la Tessaglia, l'Attica e Lemnos. Gli scavi archeologici a Sesklo e Dimini hanno descritto quella dei Pelasgi come una cultura materiale neolitica; altri hanno correlato la cultura materiale pelasgica a quella del "Elladico medio" e anche a quella dell'"Elladico tardo" della Grecia micenea, dove alcune brevi iscrizioni riportano già una prima forma di greco. Sono chiamati in causa da parte di Walter Pohl e di altri studiosi di etnogenesi anche i collegamenti di evidenze del materiale archeologico con la cultura linguistica.

La tradizione classica[modifica | modifica sorgente]

Omero[modifica | modifica sorgente]

Il nome Pelasgi appare per la prima volta nei poemi di Omero.

Sono indicati nell'Iliade tra gli alleati di Troia: nel Catalogo delle navi, organizzato secondo un rigido schema geografico, sono citati tra le città dell'Ellesponto ed i Traci del sud-est dell'Europa[1], ossia sul confine tra Tracia ed Ellesponto. Omero chiama la loro città, o distretto, Larissa, e la dice fertile ed i suoi abitanti famosi per la perizia nel combattimento sulle navi. Omero riporta anche i nomi dei loro capi: Ippotoo e Pileo, figli di Leto Teutamide.

L'Odissea[2] posiziona i Pelasgi a Creta, insieme a due popoli indigeni ed a due popoli immigrati (Achei e Dori), ma non dice a quale di queste due categorie appartengano i Pelasgi.

Due altri passaggi dell'Iliade[3] attribuiscono l'epiteto di pelasgo ad un distretto chiamato Argo nei pressi del Monte Othrys, nella parte meridionale della Tessaglia ed al tempio di Zeus a Dodona; nessuno dei due passaggi cita però realmente i Pelasgi; Elleni e Achei popolano la tessala Argo e Dodona ospita Perebi ed Enieni[4] che non sono descritti come Pelasgi.

Si vede, quindi, come "pelasgo" venga usato sia nel significato di "abitato precedentemente dai Pelasgi", sia in quello di "epoca dimenticata".

Esiodo[modifica | modifica sorgente]

Strabone cita Eforo, che a sua volta citava Esiodo in relazione al riferimento omerico, chiamando Dodona "sede dei Pelasgi". Ricorda che "quasi tutti" sono d'accordo nell'ammettere che fossero un'antica tribù, diffusasi in tutta la Grecia, ma soprattutto tra gli Eoli di Tessaglia.[5] Riferisce che Eforo dice fossero Arcadi in origine, scelgiendo di darsi alla vita militare.[5] Divennero coloni di Creta, come racconta Omero.[6] Egli cita anche un eponimo Pelasgo, il padre dell'eroe dell'Arcadia, Licaone.[5]

Dopo Esiodo, un certo numero di autori classici cerca di rimpolpare la sua breve citazione: Asio descrive[senza fonte] Pelasgo come il primo uomo, generato dalla terra allo scopo di creare la razza umana.

Lo storico Eforo di Cuma riferisce di un brano di Esiodo che attesta la tradizione di un popolo dei Pelasgi in Arcadia e sviluppa la teoria che fosse un popolo di guerrieri diffusosi da una "patria" che aveva annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno cenno a loro, da Dodona a Creta alla Troade fino in Italia, dove i loro insediamenti sono ben riconoscibili ancora nel tempo degli Elleni e sono in stretta relazione con i "Tirreni".

Ecateo, Acisilao e Ellanico[modifica | modifica sorgente]

Il logografo greco Ecateo di Mileto (560 circa - 490 circa a.C.) fa diventare[senza fonte] Pelasgo re della Tessaglia[7].

Acisilao attribuisce questo passaggio omerico ad Argo ed inserisce il Pelasgo di Esiodo, padre di Licaone, nella genealogia del Peloponneso.

Ellanico conferma[senza fonte] questa attribuzione una generazione dopo ed identifica questi "Argivi" o "Pelasgi arcadi" con i "Pelasgi tessali" di Ecateo.

Eschilo e Sofocle[modifica | modifica sorgente]

Eschilo considera Pelasgo nato dalla terra[8] come Asio, e signore di un regno che si estende da Argo a Dodona e Strymon. Contemporaneamente[9] la terra dei Pelasgi è semplicemente Argo.

Sofocle riprende lo stesso punto di vista e per la prima volta introduce nella storia il termine Tirreni (intendendo gli Etruschi) apparentemente come sinonimo di Pelasgi.

Erodoto e Tucidide[modifica | modifica sorgente]

Erodoto, come Omero, usa il termine "Pelasgi" sia in modo connotativo che in modo denotativo. Egli descrive i Pelasgi a lui contemporanei, che parlano una lingua comprensibile come stanziati a Placie e Scylace, sulla costa asiatica dell'Ellesponto, e vicino a Creston sullo Strymon; in questa area avrebbero i Tirreni come vicini[10].

Erodoto allude anche ad altre zone dove i Pelasgi vivono sotto altri nomi: Samotracia e Antandro nella Troade sono probabilmente esempi di ciò.

Trattando di Lemnos ed Imbro, descrive una popolazione pelasgica che gli ateniesi avrebbero da poco soggiogato (intorno al 500 a.C.), ed in connessione con ciò narra la storia di antiche incursioni di questi Pelasgi in Attica e del loro temporaneo stanziamento nell'Ellesponto pelasgico. Tutti questi fatti sarebbero avvenuti nel tempo in cui "gli ateniesi incominciarono, per primi, a definirsi greci".

In altri casi con "Pelasgi", Erodoto, indica tutti coloro che fossero vissuti in Grecia prima dei greci (in questo senso tutta la Grecia è definibile come pelasgica).

I più chiari esempi di testimonianze del Pelasgi in riti, usi e strutture antiche si trovano in Arcadia, la regione "ionica" nel nord-est del Peloponneso, ed in Attica, che è stata toccata per ultima dalla ellenizzazione. Nella stessa Atene il muro originario dell'Acropoli ed una zona di fondazioni al di sotto di esso sono venerate nel V secolo a.C. come "pelasgiche" e anche Tucidide riporta questo fatto.

Tutti gli esempi di Erodoto su Pelasgi a lui contemporanei si riferiscono ai Pelasgi della Tracia omerica. La testimonianza di Tucidide conferma la grande differenza tra i Pelasgi e le popolazioni tirreniche e anche che Tucidide adotta la stessa teoria generale sulla Grecia antica, con il perfezionamento che riguarda il nome Pelasgi, prima specifico e poi via via diventato di uso generico.

Dionigi di Alicarnasso[modifica | modifica sorgente]

Lo storico Dionigi di Alicarnasso dice dei Pelasgi che erano una popolazione greca originaria del Peloponneso, da dove si spostarono in Tessaglia, cacciandone i barbari che l'abitavano. A loro volta cacciati dalla Tessaglia dagli etoli e dai Lelegi, si dispersero tra Creta, le Cicladi, Beozia, altri arrivarono a Spina alle bocche del Po[11], mentre altri vennero in contatto nell'Italia centrale, con gli Umbri, contro cui ebbero alcuni scontri, e gli Aborigeni, con cui invece si allearono.[12] Uniti i due popoli diedero guerra ai Siculi, e fondarono o conquistarono alcune città, come Caere, Pisa, Saturnia e Alsium.[13]. Ma soprattutto a Falerii e Fescennium, strappate entrambe ai Siculi, che anche in epoca romana, rimanevano vestigia e tradizioni comprovanti la loro origine greca.[14] Tra questi le armi, come lo scudo argolico, la tradizione di far richiedere la pace da speciali sacerdoti prima di dare guerra, e il tempio di Giunone di Falerii, della stessa forma di quello dedicato alla dea ad Argo.[15]

Servio e Conone[modifica | modifica sorgente]

Il grammatico Servio nei Commentarii in Vergilii Aeneidos libros, citando Conone, circa l'origine dei Sarrastri, o Sarrasti (popoli della Campania), dice che alcuni Pelasgi insieme ad altre popolazioni emigrate dal Peloponneso giunsero in un luogo d'Italia ("che non aveva alcun nome prima") e diedero il nome di "Sarro" al fiume presso il quale abitarono (odierno Sarno), dalla denominazione del fiume della loro patria e chiamarono se stessi Sarrastri. Qui i Pelasgi avrebbero fondato molte città tra cui Nuceria.

Scrittori antichi più tardi[modifica | modifica sorgente]

Copiose informazioni aggiuntive vengono da scrittori posteriori che interpretano leggende locali alla luce della teoria di Eforo o spiegano il nome Pelasgoi.

Filocoro che sviluppa una etimologia "popolare" in una teoria sulle loro migrazioni stagionali, mentre Apollodoro afferma che Omero chiama Zeus Pelasgo "perché egli non è lontano da alcuno di noi".

La connessione tra Pelasgi e Tirreni, suggerita da Ellanico e Sofocle, diviene confusione tra essi quando, nel III secolo a.C. i pirati di Lemnos ed i loro parenti attici vengono semplicemente chiamati Tirreni[senza fonte] e tutti i muri di antiche fortezze, in Italia,(come quelli del Colle Palatino a Roma), sono considerati tracce di colonie arcadiche[senza fonte].

La caratteristica struttura della muratura della cittadella di Atene ha fatto sì che tutte le costruzioni in blocchi non squadrati e senza l'uso di malta abbiano avuto il nome, dall'Asia Minore alla Spagna, di "muratura pelasgica" esattamente come talvolta sono dette "ciclopiche".

Teorie moderne[modifica | modifica sorgente]

Partendo dal nome di una tribù, sia gli storici classici che gli attuali archeologi hanno preso l'abitudine di chiamare Pelasgi tutti gli abitanti delle terre intorno al Mar Egeo ed i loro discendenti prima dell'arrivo delle ondate di invasori che parlavano greco durante il II millennio a.C.

I risultati degli scavi di Çatalhöyük realizzati da James Mellaart, nel 1955 e da Fritz Schachermeyr, nel 1979 portano a concludere[senza fonte] che i Pelasgi sono migrati dall'Asia Minore nel bacino dell'Egeo nel IV millennio a.C.

Altri studiosi[senza fonte] hanno attribuito ai Pelasgi un certo numero di caratteristiche culturali e linguistiche non-indoeuropee:

  • presenza di prestiti linguistici non-indoeuropei nel greco, introdotti nel suo sviluppo preistorico
  • presenza di toponimi non greci nella regione contenenti la sequenza "-nth-" (esempio Corinth), oppure "-tt-", in Attica, o "-ss-"(esempio Larissa)
  • alcuni miti e divinità (spesso dee) che non hanno corrispondenza in altri popoli indoeuropei come Germani, Celti o Indiani
  • un piccolo numero di iscrizioni in una lingua non greca. Quelle meglio conosciute provengono da Lemnos.

Tutte queste evidenze non sono però sicuramente riferibili allo stesso popolo.[senza fonte] Alcune osservazioni[senza fonte] suggeriscono ad esempio che i toponimi con "-ss-" possano avere relazioni con gli Ittiti come ad esempio Parnassus (Parnaso) che può essere correlato con la parola ittita parna, che significa casa.[senza fonte]

Grazie alle analogie fra la lingua della stele di Lemnos e l'alfabeto etrusco, le teorie più recenti associano la nascita della civiltà etrusca proprio all'arrivo di queste popolazioni egee le quali, una volta stanziatesi nella penisola italica, si sarebbero poi evolute assumendo caratteri tipici della cultura e della lingua indigena.[16] Lo stesso Erodoto, nelle sue Storie, attribuisce ai Pelasgi l'origine dei Tyrrhenoi, ossia degli Etruschi[17].

Robert Graves[modifica | modifica sorgente]

Il poeta e studioso di mitologia Robert Graves, nel suo saggio sulla mitologia greca afferma che alcuni elementi di questa mitologia sono originari del popolo del Pelasgi, principalmente le parti relative all'idea di Dea Bianca, un archetipo della divinità della terra. In supporto di questa sua tesi porta la sua interpretazione di alcuni testi antichi: irlandesi, gallesi, greci, biblici, gnostici e medievali.

La maggior parte degli studiosi considera le tesi di Graves con molto sospetto, mentre alcuni circoli letterari e molti gruppi neopagani le hanno pienamente accettate.

Teorie genetiche[modifica | modifica sorgente]

Secondo moderne teorie genetiche le popolazioni pelasgiche (precedenti delle culture minoiche e elleniche) appartenevano agli aplogruppi del tipo I (arrivati dal Medio Oriente come aplogruppo IJ circa 35.000 anni fa e sviluppati in aplogruppo I circa 25.000 anni fa), E-V13 e T (arrivati dall'area siriana, dopo aver colonizzato l'Anatolia meridionale, in epoca neolitica, 8.500/7.000 anni fa) e G2a (giunti dal Caucaso, attraverso l'Anatolia meridionale circa 6.000 anni fa, legati alla pastorizia ed alla lavorazione dei metalli).

Tali teorie genetiche e storiche sembrano spiegare anche il mito della titanomachia che spiegherebbe le verità storiche delle successive invasioni elleniche (ionica, eolica ed achea) a discapito delle popolazioni locali (pelasgiche)[senza fonte]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Iliade, canto II, versi 840- 843. Sempre nell'Iliade (canto X versi 428-429) è descritto il loro accampamento tra la città di Troia ed il mare.
  2. ^ Odissea, canto XVII, versi 175-177.
  3. ^ Iliade, canto II, versi 681-684; canto XVI, versi 233-235.
  4. ^ Iliade, canto II verso 750.
  5. ^ a b c Strabone, Geografia, V, 2,4.
  6. ^ Omero, Odiessea, XIX, 175-177.
  7. ^ Con riferimento a Iliade, canto II, verso 681-684.
  8. ^ Eschilo, Supplici.[senza fonte]
  9. ^ Eschilo, Prometeo incatenato.[senza fonte]
  10. ^ Erodoto, Guerra persiana I.57.
  11. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 17-18
  12. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 19
  13. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 20.4-5
  14. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.1
  15. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.2
  16. ^ Massimo Pallottino, Etruscologia, Milano, Hoepli 2002
  17. ^ Erodoto, Storie, I, 94

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