Cibele

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Statua in marmo di Cibele del I secolo a.C. da Formia, Lazio
La fuente de Cibeles occupa il centro della Plaza de Cibeles a Madrid.

Cibele (greco: Κυβέλη - Kubelē; latino: Cibelis) è un'antica divinità anatolica, venerata come Grande Madre, dea della natura, degli animali (potnia theron) e dei luoghi selvatici.

Il centro principale del suo culto era Pessinunte, nella Frigia, da cui attraverso la Lidia passò approssimativamente nel VII secolo a.C. nelle colonie greche dell'Asia Minore e successivamente nel continente. Nella mitologia greca fu identificata con Rea.

Cibele viene generalmente raffigurata seduta sul trono tra due leoni o leopardi, spesso con in mano un tamburello e con su il capo una corona turrita.

I due leoni rappresentano i personaggi mitologici di Melanione e Atalanta, traformati in leoni da Zeus e condannati a trascinare il carro della dea come punizione per aver profanato un tempio della dea.


Indice

[modifica] Mito di Cibele e Attis

Statua di marmo di Cibele che indossa il polos sul capo, da Nicea in Bitinia (Musei archeologici di Istanbul)

Collegato con il mito e il culto di Cibele era il giovane dio Attis, a volte considerato suo figlio, che in un primo momento aveva ricambiato il suo amore, ma che in seguito si innamorò della ninfa Sangaride.

Durante il banchetto nuziale di Attis con la figlia del re di Pessinunte, Agdistis innamorato del giovane, per vendetta lo fece impazzire, facendolo fuggire sui monti, dove, secondo alcune fonti si uccise evirandosi o gettandosi da una rupe. Alcune varianti dicono che Attis sia poi resuscitato o comunque fu salvato da Cibele che afferrandolo per i capelli lo trasformò in un pino non appena toccò il terreno. La versione più conosciuta è comunque quella che vuole che Cibele abbia ottenuto solamente l'incorruttibilità del corpo di Attis.

Nelle cerimonie funebri che si tenevano in suo onore durante l'equinozio di primavera, i sacerdoti della dea, i Coribanti, suonavano tamburi e cantavano in una sorta di estasi orgiastica, nel corso della quale alcuni arrivavano ad evirarsi con pietre appuntite. Catullo descrive i coribanti come eunuchii che vestivano da donna. Virgilio riferisce che nei pressi di Avellino, nei luoghi in cui oggi sorge il santuario di Montevergine si trovava un tempio dedicato alla dea. A tal proposito è interessante notare che ancora oggi Montevergine è un luogo di culto per persone omosessuali e transessuali, che ogni anno, in occasione della festa della Candelora, si recano al santuario per accendere una candela in omaggio all'icona bizantina della Madonna che vi è conservata.[1]

Le due divinità sono sovente raffigurate insieme sul carro divino trainato da leoni in un corteo trionfale, come nella Patera di Parabiago, piatto d'argento, finemente lavorato a sbalzo, risalente alla seconda metà del IV secolo e ritrovato nel 1907 nella cittadina in provincia di Milano.

[modifica] Culto nella Roma antica

Cibele e Atti sul carro rituale, dalla patera di Parabiago, risalente alla seconda metà del IV secolo

Il culto di Cibele, la Magna Mater dei Romani, fu introdotto a Roma il 4 aprile 204 a.C., quando la pietra nera, di forma conica simbolo della dea, vi fu trasferita da Pessinunte e collocata in un tempio sul Palatino realizzato nel 191 a.C. La pietra nera, detta anche "ago di Cibele", costituiva uno dei sette pignora imperii, cioè uno degli oggetti che secondo le credenze dei romani garantiva il potere dell'impero. Il tempio bruciò per ben due volte, nel 111 a.C. e nel 3 d.C. e fu ricostruita per l'ultima volta da Augusto. L'edificio seguiva un orientamento ben determinato da motivi di culto, e lo stile era corinzio a pianta regolare; all'interno le pareti erano sostenute da un colonnato.

Per celebrare tale evento, durante la Repubblica venivano organizzati dei giochi in suo onore, i Megalesia, o Ludi Megalensi. Le feste in onore di Cibele e Attis si svolgevano nel mese di marzo, dal 15 al 28, nel periodo dell'equinozio di primavera, prevedevano il rito del Sanguem e si protrassero fino al III secolo d.C..[2]

In epoca imperiale, il ruolo di Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera, si accentuò gradualmente, dando al culto una connotazione misterica e soteriologica.

Il culto venne proclamato ufficiale dell'Impero Romano a Lione nel 160 d.C.

[modifica] Note

  1. ^ Gli aspetti sincretici del culto sono descritti nel documentario La candelora a Montevergine, prodotto dall'Università "Federico II" di Napoli
  2. ^ cite web site = http://www.progettovidio.it/novaroma/religioromana.asp

[modifica] Fonti classiche

[modifica] Bibliografia

  • Franz Cumont, Le religioni orientali nel paganesimo romano, Laterza, Bari, 1913; riediz. 1967; nuova ediz. Libreria romana (I libri del Graal), Roma, 1990
  • Maarten Jozef Vermaseren, Cybele and Attis: the Myth and the Cult, Thames and Hudson, Londra, 1977
  • Walter Burkert, Antichi culti misterici, Laterza, Roma-Bari, 1987; rist. 1991
  • Fritz Graf, I culti misterici in (a cura di) Salvatore Settis, I Greci: storia, cultura, arte, società, Einaudi, Torino, 1997 (vol. II, tomo 2); ripubblicata anche come AA.VV. Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de "Il Sole 24 Ore", Milano, 2008 (vedi il vol. 5°)
  • Philippe Borgeaud, La madre degli dei: da Cibele alla Vergine Maria, Morcelliana, Brescia, 2006

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

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