Carbonia

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Carbonia
comune
Carbonia – Stemma Carbonia – Bandiera
Carbonia – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Carbonia-Iglesias-Stemma.png Carbonia-Iglesias
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Casti (PD) dal 16/05/2011
Data di istituzione 5 novembre 1937[1]
Territorio
Coordinate 39°09′00″N 8°31′00″E / 39.15°N 8.516667°E39.15; 8.516667 (Carbonia)Coordinate: 39°09′00″N 8°31′00″E / 39.15°N 8.516667°E39.15; 8.516667 (Carbonia)
Altitudine 111 m s.l.m.
Superficie 145,54 km²
Abitanti 29 228[2] (31-12-2013)
Densità 200,82 ab./km²
Frazioni Bacu Abis, Barbusi, Cortoghiana, Is Gannaus, Serbariu
Comuni confinanti Gonnesa, Iglesias, Narcao, Perdaxius, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Tratalias
Altre informazioni
Cod. postale 09013
Prefisso 0781
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 107003
Cod. catastale B745
Targa CI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climatica zona C, 922 GG[3]
Nome abitanti carboniensi o carboniesi
Patrono san Ponziano
Giorno festivo giovedì successivo alla seconda domenica di maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Carbonia
Posizione del comune di Carbonia nella provincia di Carbonia-Iglesias
Posizione del comune di Carbonia nella provincia di Carbonia-Iglesias
Sito istituzionale

Carbonia (Ascolta[?·info] IPA: [karˈbɔni̯a][4], Carbònia o Crabònia[5] in sardo) è un comune italiano di 29.228[2] abitanti, capoluogo con Iglesias, della provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna.

Principale centro abitato del Sulcis[6][7][8][9][10][11], Carbonia è l'ottava città in Sardegna per numero di abitanti[2], nonché la più popolosa della provincia[2] e in generale dell'intero sud-ovest sardo. Il centro nacque negli anni trenta del Novecento a circa 65 km a ovest di Cagliari per ospitare le maestranze impiegate nelle miniere di carbone che furono avviate in quegli stessi anni nel territorio dal regime fascista, per sopperire alle necessità energetiche dell'Italia negli anni dell'autarchia. In particolare Carbonia, il cui nome indica letteralmente il luogo o la terra del carbone a testimonianza della sua vocazione mineraria[12], fu costruita a ridosso della miniera di Serbariu, sostituendo l'omonimo comune ottocentesco, il cui borgo è ora completamente inglobato come rione sud-orientale della città.

Terminata l'epopea mineraria, Carbonia è diventata centro di servizi per il territorio, basando la sua economia principalmente sul settore terziario[12] e sull'industria[12], grazie alla vicina area industriale di Portovesme, nel Comune di Portoscuso.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Rosmarino visto da monte Leone

Carbonia è uno dei principali centri urbani presenti nel sud-ovest della Sardegna. La città è situata nella storica regione del Sulcis[6][7][8][9][10][11], precisamente nella parte settentrionale, denominata Alto Sulcis, in passato a vocazione mineraria. Carbonia si trova a circa 65 km a ovest di Cagliari, in un'area un tempo paludosa, bonificata durante la costruzione della nuova città negli anni trenta del Novecento.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

La morfologia del territorio è in buona parte di bassa collina e pianura, con rilievi di altitudine modesta (tra i quasi 500 metri del colle più elevato del Comune a circa una decina di metri, la zona più bassa del territorio comunale), che nonostante ciò vengono impropriamente denominati monti, tra cui monte Sirai (da cui si può ammirare un panorama sulla laguna di Sant'Antioco e sull'arcipelago del Sulcis (isole di Sant'Antioco e di San Pietro), monte Tàsua, monte Crobu, monte San Giovanni, monte Leone e monte Rosmarino. Il colle più elevato nel comune è il monte San Michele Arenas (in sardo Santu Miali), alto 492 m s.l.m.. Su questo colle, dove si può ammirare un vasto e notevole panorama di buona parte del territorio sulcitano costiero e montano, nei pressi dei ruderi della chiesetta di San Michele (ormai scomparsa e forse di origine bizantina), il ricercatore nonché generale Alberto La Marmora pose nel 1839 un punto geodetico[13] centrale e principale per la Sardegna sud-occidentale con collegamenti maggiori (a nord con il monte Linas, a sud-est con Punta Sebera, a sud con Capo Teulada, a sud-ovest con l'isola del Toro e ad ovest con Guardia dei Mori nell'isola di San Pietro) e altri collegamenti minori con altri punti del territorio.

I monti, o meglio i colli, di maggiore rilievo presenti nel territorio comunale carboniense, secondo l'altitudine, sono i seguenti:

  • Monte San Michele Arenas (in sardo: Monti Santu Miali) m. 492
  • Monte Tàsua (cioè alaterno, albero del tasso) m. 454
  • Monte Cuccu Marrocu m. 408
  • Monte San Giovanni (in sardo: Monti Santu Giuanni) m. 332 (in parte nel territorio di San Giovanni Suergiu)
  • Monte Onixeddu (o Donixeddu, cioè Donicello) m. 329
  • Monte Corona Sa Craba (cioè recinto di pietra della capra) m. 328
  • Monte Leone, noto anche come monte Lurdagu Mannu (cioè grande acquitrino o pantano) m. 280
  • Monte Cannas m. 241
  • Monte Crobu (già conosciuto come monte Corvo) m. 217
  • Monte Lisau (significa smirnio o macerone, erba selvatica) m. 215
  • Monte Sirai m. 191
  • Monte Rosmarino m. 154
  • Perda Asua de Pari (significa pietra sopra assieme) m. 101 (in parte nel territorio di San Giovanni Suergiu)

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

L'alveo del rio Santu Milanu con sullo sfondo i monti Crobu (a sinistra) e San Giovanni (a destra)

La città è attraversata a sud dal rio Santu Milanu e ad est dal suo affluente rio Cannas (che significa rivo delle Canne), due corsi d'acqua a carattere torrentizio, come la prevalenza dei corsi d'acqua nel territorio carboniense, i cui alvei (canalizzati vicino al centro abitato) sono in secca per buona parte dell'anno, e che sfociano nella laguna di Sant'Antioco. Il rio Santu Milanu o Millanu (che significa rivo San Gemiliano o Emiliano, santo del I o II secolo d.C., originario di Cagliari, venerato nella Sardegna meridionale) era denominato nelle carte catastali dell'Ottocento riu Bau Baccas (rivo Guado delle Vacche). Ad essi si aggiunge il rio Flumentepido (che significa rivo del Fiume Tiepido perché passa vicino alle sorgenti ipotermali di Aquas Callentis, toponimo sardo che significa Acque Calde), che scorre poco più a nord all'esterno del centro urbano di Carbonia, e che attraversa alcune delle frazioni dello stesso comune. Scorre per un breve tratto nel territorio comunale (vicino ad alcune miniere abbandonate) anche il rio Cixerri (che significa cernita o cernitura, attività di scelta e separazione dei minerali svolta inizialmente nei corsi d'acqua all'aperto, poi in appositi reparti all'interno di strutture minerarie), il quale termina sfociando poi nello Stagno di Cagliari.

I corsi d'acqua di maggiore rilevanza per lunghezza nel territorio carboniense sono i seguenti:

  • Rio Cixerri (attraversa diversi comuni dell'omonima valle dell'Iglesiente), il suo corso è lungo circa 40 km.
  • Rio Ariena
  • Rio Cannamenda
  • Rio Troncia
  • Rio Flumentepido (attraversa anche il territorio di Portoscuso), il suo corso è lungo circa 12 km.
  • Rio Cannas, il suo corso è lungo circa 5 km.
  • Rio Garamatta
  • Rio Macquarba (attraversa anche il territorio di San Giovanni Suergiu)
  • Rio Santu Milanu (attraversa anche il territorio di San Giovanni Suergiu), il suo corso è lungo circa 10 km.

Sismicità[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Il clima è di tipo mediterraneo caratterizzato da inverni umidi e piovosi, ed estati non eccessivamente calde[15]. In generale il territorio è influenzato dai venti, che sono quasi sempre presenti; in particolare predomina il maestrale (da Nord-Ovest) che ha l'effetto di mitigare la calura estiva ma nel periodo autunno-primavera non di rado provoca parecchi danni per le sue forti raffiche, che possono tranquillamente superare i 100 km/h.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo antecedente la fondazione della città[modifica | modifica wikitesto]

Dal periodo preistorico fino al dominio spagnolo[modifica | modifica wikitesto]

Pur essendo la città di Carbonia una delle più giovani d'Italia, il suo territorio, corrispondente a buona parte del dismesso bacino carbonifero del Sulcis, è ricco di numerose testimonianze preistoriche e storiche, relative alle civiltà e alle popolazioni presenti in questa zona della Sardegna. Nel territorio di Carbonia è attestata la presenza di una delle più antiche civiltà preistoriche della Sardegna, denominata di “Su Carroppu”, risalente al Neolitico Antico (VI millennio a.C. o 5700 – 5000 a.C.), che prende nome dall'omonimo riparo sottoroccia vicino all'antica borgata agro-pastorale di Sirri, a nord-est del centro urbano di Carbonia. Successivamente diverse civiltà preistoriche (partendo dal Neolitico Medio fino all'Età del Ferro) si affermano in questo territorio, documentate dai reperti archeologici in numerose grotte e in siti del comune, tra i quali si ricordano la “grotta dell'Ospedale", la “grotta di Barbusi", la grotta sepolcrale “Baieddus de Sa Sedderenciu” o grotta eneolitica di “Su Cungiadeddu de Serafini” a Tanì, la “grotta di Serbariu”, la “grotta di Polifemo”, la “grotta Sa Dom'e S'Orcu”, la grotta "Sa Turrita”, la “grotta della Campana”, la “grotta della Volpe”, le necropoli a domus de janas di “Cannas di Sotto”, “Cùccuru Su Cardolinu de Monte Crobu” e “Corona Maria” (a nord di Cortoghiana), la “valle Rio Anguiddas: Is Arrùs de Riu Anguiddas e S'Ega de Is Elmas” a ovest di Cortoghiana, i “siti abitativi di Barbusi – rio Flumentepido”, gli insediamenti del “poliambulantorio – valle rio Cannas”, la “grotta A.C.A.I. – valle Rio Cannas” e il riparo sottoroccia di “Coderra”.

Una delle domus de janas di Cannas di Sotto. La necropoli si trova all'interno del nucleo urbano della città, circondata da una zona residenziale

Del periodo nuragico è attestata la presenza di questa civiltà in diversi siti, alcuni di notevole importanza come il complesso del nuraghe Sirai(fortezza e abitato), tra i quali si ricordano i seguenti più importanti: il nuraghe "Mianu", il nuraghe "Mitzotus", il nuraghe "Paristeris", il nuraghe "Piliu", il nuraghe "Su Conti" nel casale “Medau Su Conti”, e altri ancora. Della successiva civiltà fenicia e punica è documentata la presenza nell'importante insediamento di monte Sirai, già nuragico e poi romano, e in altri siti minori presenti nel territorio comunale. La presenza della dominazione di Roma risulta documentata in numerosi siti archeologici minori del comune di Carbonia, e si riscontra nei reperti ritrovati in tombe e in luoghi abitati, costituite da ville in campagna e da mansiones (stazioni di posta) lungo la strada romana che da "Carales" (Cagliari) si dirigeva verso "Sulci" (l'attuale Sant'Antioco), che attraversava il territorio carboniense.

Il periodo medioevale, in particolare giudicale, risulta documentato non solo da fonti storiche che citano località di questo territorio, ma soprattutto nelle vecchie chiese, presenti e relative alle antiche "biddas" (ville), oggi incluse nel comune di Carbonia, come l'antico monastero di Santa Maria di Flumentepido, la chiesetta di Santa Barbara di Piolanas, la chiesetta di Santa Lucia di Sirri, le rovine della chiesetta (di probabile origine bizantina) di San Michele, nell'omonimo colle in località "Is Arenas", le rovine delle chiesette di Santa Maria di Barega, Santa Giuliana e di Santa Maria di Sirri, e, infine, le distrutte (e poi ricostruite in sito diverso) chiese parrocchiali di San Narciso di Serbariu e di Santa Maria delle Grazie di Barbusi. Durante il periodo del dominio pisano, e in quello successivo aragonese e spagnolo, il territorio oggi del Comune venne abbandonato a causa delle frequenti incursioni barbaresche provenienti dalle vicine coste sulcitane, come accadde nella maggior parte dei comuni della zona.

Dal periodo spagnolo fino ai primi decenni del secolo XX[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bacino carbonifero del Sulcis.

Fra la fine del Seicento e il Settecento, nel periodo di transizione fra il dominio spagnolo e quello piemontese-sabaudo, l'odierno territorio carboniense e in generale quello sulcitano (territori facenti parte del Marchesato di Palmas , feudo all'epoca di proprietà prima dei Brondo e poi dei valenzani Bou Crespi) registra il ripopolamento, attraverso la nascita degli insediamenti rurali sparsi detti "furriadroxius" o "medaus", da parte di famiglie iglesienti e pastori (in genere barbaricini)[17] che, in transumanza in queste terre del Sulcis per diversi decenni, decisero di stabilirsi in questi luoghi, ritenuti in quel periodo finalmente più sicuri dopo l'abbandono causato soprattutto delle frequenti incursioni barbaresche provenienti dalle vicine coste nord-africane, ma anche dalle numerose pestilenze accadute, in Sardegna e in questo territorio (tra il 1347 e il 1348, nel 1375, nel 1403 e nel 1652), che decimarono la popolazione locale rendendo tutte le località quasi completamente disabitate. Proprio in questo territorio il generale e scienziato Alberto La Marmora fece la prima segnalazione ufficiale del carbone Sulcis, rinvenendo la sua presenza nel 1834 e nel 1846 in località "Cannamenda" (tra Monte Lisau e "Medau Brau" in zona Terra Segada, già in Comune di Gonnesa ora in quello di Carbonia), attraverso frammenti di carbone fossile, ma senza riuscire a localizzare gli affioramenti.

Ma è soprattutto grazie alla costituzione del comune di Serbariu, antico "boddeu" o borgata, staccatosi da Villamassargia nel 1853, e con la concessione di permessi di ricerca mineraria (come quello di Caput Aquas) che si ha una certa vitalità e vivacità economica in questa zona, grazie ad una nuova legge mineraria del 1840, entrata in vigore in Sardegna nel 1848 e modificata nel 1859, che prevedeva la separazione della proprietà del suolo da quella del sottosuolo. Fu invece Ubaldo Millo il vero scopritore del giacimento carbonifero di Bacu Abis nel 1851; così il 29 maggio 1853 furono affidate le tre concessioni carbonifere di Bacu Abis, di Terra'e Colu e di Fontanamare alla Società “Tirsi-Po” di Millo e Montani. Successivamente la concessione fu affidata all'ingegner Anselmo Roux, che nel 1873 costituì la Società Anonima Miniera di Bacu Abis. Tra la metà e la fine dell'Ottocento si registra una forte dinamicità economica in questo territorio dovuta alla scoperta di diversi giacimenti carboniferi (notevoli quelli della zona di Bacu Abis). Dal 1870, nel territorio del Sulcis-Iglesiente, i permessi di ricerca, che alla fine del 1861 erano alcune decine, salirono al centinaio con il raddoppio delle concessioni. Poi Angelo Roth, deputato di origine ebraica del collegio di Alghero, nel 1915 favorì provvedimenti governativi a favore della Società Anonima di Bacu Abis, che gestiva le miniere carbonifere nel Sulcis.

Seppur con andamento altalenante si ebbe un aumento delle ricerche minerarie e delle produzioni, specie carbonifere: in particolare per quel che riguarda il territorio dell'allora Comune di Serbariu la scoperta del rilevante giacimento di Nuraxeddu - Serbariu diede un grande impulso ulteriore alle attività minerarie già in crescita, soprattutto negli anni del regime fascista durante il periodo dell'autarchia, tanto da rendersi necessario non solo lo sviluppo di numerosi e importanti impianti estrattivi e produttivi, ma anche la costruzione di una nuova città mineraria, come Carbonia, e di altri due nuovi centri abitati carboniferi minori, come Bacu Abis e Cortoghiana.

Gli anni del carbone[modifica | modifica wikitesto]

La scoperta di grandi giacimenti carboniferi nel sottosuolo sulcitano portò nei primi decenni del Novecento all'apertura di varie miniere e a numerosi lavori di sondaggio per valutare l'eventuale apertura di nuovi pozzi grazie alle seguenti società carbonifere.

I due castelli dei pozzi della miniera di Serbariu, tra i simboli più rappresentativi di Carbonia.

Così il 9 dicembre 1933 a Trieste, nella sede dell'Arsa o Società Anonima Carbonifera Arsa (istituita nel 1919), nacque la Società Mineraria Carbonifera Sarda SpA, o semplicemente Carbosarda, per rilevare le miniere di carbone del Sulcis-Iglesiente, gestite dalla Società anonima miniere di Bacu Abis (costituita a Torino nel 1873 dall'ing. Anselmo Roux) con questa società già dichiarata fallita il 12 aprile 1933 per difficoltà finanziarie[18]). Guido Segre, alto esponente della comunità ebraica triestina e già presidente dell'Arsa, fu il primo presidente della Carbosarda. Poi il 9 giugno 1935 vi fu la comunicazione dell'istituzione del bacino carbonifero del Sulcis da parte di Benito Mussolini nella sua prima visita a Bacu Abis. Da tutto ciò ne consegue che il 28 luglio 1935 con R.D.L. n. 1406 si costituì l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), con primo presidente sempre Guido Segre, che gestì il bacino carbonifero del Sulcis con la Carbosarda e quello minerario dell'Istria sud-orientale con la Carbo-Arsa o Arsa. Segre fu il vero artefice e dinamico presidente di tutte le società minerarie in attività sia nel bacino carbonifero sulcitano sia in quello istriano, costruendo due nuove città operaie di fondazione vicino alle miniere: Arsia e Carbonia.

Verso la fine del 1936 con il metodo dei sondaggi vi fu la scoperta del giacimento di carbone nella zona di Serbariu-Sirai, che si rivelò di un'enorme vastità, tanto che l'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), proprietaria dell'intero bacino carbonifero con la Carbosarda e in previsione di un'intensa attività estrattiva, propose al governo di costruire una città operaia vicino alle miniere e al porto di Sant'Antioco per il trasporto e l'imbarco del minerale. Il governo, condividendo la scelta dell'A.Ca.I., decise così di fondare una nuova città mineraria, da costruire al servizio della miniera e dei suoi lavoratori. Il nome scelto, Carbonia, denominazione futuristica che significa "terra o luogo del carbone" caratterizza questa volontà.

Fu così che nel 1937, nei pressi della miniera di Serbariu, iniziarono i lavori per l'edificazione di Carbonia, fortemente voluta dal regime fascista. Precisamente il giorno della fondazione del centro comunale viene fatto risalire al 9 giugno di quell'anno, anniversario della prima visita del capo del governo fascista, Benito Mussolini, al centro carbonifero di Bacu Abis (destinato a divenire frazione mineraria di Carbonia, molto simile ad Arsia, in Istria), avvenuta due anni prima nella stessa data (le due città, oltre all'altro centro minerario istriano di Albona, sono oggi gemellate). La rituale cerimonia della fondazione di Carbonia, con le tipiche celebrazioni del regime di quel periodo, si realizzò, in presenza delle diverse autorità civili, militari e religiose, con la posa della prima pietra e di un astuccio contenente una pergamena (con i nomi dei partecipanti al rito battesimale della nuova città) nel fosso delle fondamenta della torre Littoria, ora torre Civica, primo edificio costruito in città sul monte Fossone.

La costituzione del comune di Carbonia fu stabilita con Regio Decreto numero 2189 del 5 novembre 1937. Secondo l'articolo 1 del suddetto Decreto si prevede l'istituzione del comune di Carbonia con capoluogo nel villaggio minerario in località monte Fossone, la cui circoscrizione comprende l'intero territorio del comune di Serbariu (che fu soppresso), nonché alcune parti dei territori dei comuni di Gonnesa e di Iglesias. I lavori, costati circa 325 milioni di lire dell'epoca, vennero completati nel 1938, sebbene parecchi quartieri sarebbero stati costruiti negli anni successivi. I lavori si basarono sui progetti realizzati dall'ingegner Cesare Valle e dall'architetto Ignazio Guidi.

"Una città sorta dal nulla, ne sono orgoglioso"
Torre Civica Carbonia.jpg
« La città è sorta dal nulla, d'incanto. Queste cose mi emozionano, mi rendono orgoglioso. Sono le opere più belle. Pensa che da lì fuggivano tutti. C'era una malaria tremenda, morivano come mosche. Avevano terrore di vivere lì, invece ora ci corrono. Ho fatto dire a Starace quelle cose, perché dirle io era come chiamare gli applausi. Ho avuto molto entusiasmo, erano pieni di gioia, deliranti. Hanno apprezzato molto ciò che ho detto dei sardi. I bambini sono piccoli, patitini. Miglioreranno. »

Reduce dal viaggio inaugurale a Carbonia, Benito Mussolini esterna a Clara Petacci le proprie sensazioni che la donna del Duce annota nel suo diario in data 19 dicembre 1938[19].

E in una telefonata serale sempre alla Petacci aggiunge:

« Sono inquieto, perché sul giornale c'è scritto "l'autarchico carbone", mentre io ho detto "l'autentico carbone". È un significato completamente diverso. Ah! non ci sanno fare, sbagliano sempre tutto. »

Nell'immagine in alto: La torre Civica (torre Littoria durante il regime fascista). Originariamente era presente un balcone all'altezza del primo piano da cui Mussolini tenne il discorso inaugurale della città.

La data che è comunemente celebrata come l'anniversario della città è quella dell'inaugurazione che avvenne nella giornata nazionale della fede per la patria fascista (commemorazione introdotta dal 1935 con le donazioni delle fedi delle spose italiane), il 18 dicembre 1938, alla presenza di Mussolini in persona, il quale, nella sua seconda visita del bacino carbonifero del Sulcis, tenne un discorso inaugurale e propagandistico dalla torre Littoria in presenza di oltre cinquantamila persone, radunate nella centrale piazza Roma, a conclusione dei lavori di edificazione del centro urbano della città, la seconda a carattere minerario realizzata dal regime dopo Arsia. Seguì poco dopo un riconoscimento per Carbonia con l'attribuzione del titolo di Città (con Regio decreto legge del 9 febbraio 1939).

La città, negli anni dell'autarchia, fu meta di un vasto flusso migratorio da altre regioni dell'isola e anche da oltre Tirreno, si valuta che circa il 25% del primo nucleo di 12.000 abitanti provenisse da altre regioni italiane in particolare dal Veneto, dalle Marche, dagli Abruzzi e da Basilicata e Sicilia (di questo primo nucleo il 90% era costituito da uomini)[20], infatti le miniere di carbone sulcitane lavoravano a pieno regime essendo una delle principali fonti di approvvigionamento di combustibile dell'Italia dell'epoca, fatto che aumentò notevolmente i livelli occupazionali nel Sulcis.

Nel 1940 venne approvato il "piano generale della zona carbonifera di Carbonia" il quale prevedeva un ulteriore sviluppo insediativo attorno a Carbonia, incentrato sia sui centri già esistenti di Portoscuso e Gonnesa (che avrebbero dovuto raggiungere rispettivamente i 20.000 e i 10.000 abitanti) sia su quelli di nuova fondazione come Bacu Abis e Cortoghiana (la cui popolazione prevista era di 10.000 e 5.000 abitanti rispettivamente) per realizzare il sogno di Mussolini di fare del Sulcis una sorta di "Ruhr italiana"[21]. Tuttavia a causa della guerra il piano venne accantonato e nel periodo compreso tra il 1940 e il 1943 tutte le miniere del bacino carbonifero del Sulcis furono militarizzate: furono raggiunti i massimi livelli di produzione di carbone con grandi sacrifici e numerosi incidenti sul lavoro anche mortali. La Carbosarda, forte della condizione di azienda militarizzata, attuò un regime di sfruttamento con provvedimenti arbitrari come l'aumento del costo dei viveri di prima necessità negli spacci aziendali e del costo dell'energia, fino all'aumento degli affitti per le case dei minatori e per gli alberghi operai[22], in contrasto con gli accordi contrattuali, tanto che vi fu quasi subito un'unanime reazione di contrapposizione da tutti i lavoratori del bacino carbonifero del Sulcis. Così il 2 maggio 1942 nella città vi fu uno sciopero, il primo in Sardegna[23] e tra i primi in Italia[22][23] durante il ventennio e la guerra, organizzato contro il caro vita da cellule clandestine del Partito Comunista e diretto da Tito Morosini, delegato confederale del sindacato dei lavoratori, iniziato con l'astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai. Circa due settimane dopo, il 15 maggio 1942, venne inaugurata Cortoghiana (anche in questo caso alla presenza di Mussolini, che, alla sua terza visita nel Sulcis, fece un secondo discorso in piazza Roma a Carbonia), tuttora una delle frazioni più popolate di Carbonia, da cui dista pochi chilometri.

Durante la Seconda guerra mondiale nel 1943 Carbonia fu bombardata tre volte dagli aerei alleati, seppur subendo danni minori rispetto a quelli patiti da altri centri dell'isola. Dopo la fine del conflitto e la caduta del fascismo si visse un nuovo periodo di espansione economica, essendo le miniere carbonifere sulcitane rimaste le sole a poter garantire adeguati livelli di produzione nel paese, dopo che l'Istria e i suoi giacimenti erano passati alla Jugoslavia.

Dal 7 ottobre 1948 al 17 dicembre dello stesso anno fu effettuato lo sciopero "bianco" dei 72 giorni per contrastare le misure repressive e provocatorie della direzione della Carbosarda, in attuazione di una rigida politica di costi e ricavi nella gestione aziendale, posta in essere con licenziamenti e trasferimenti di personale (soprattutto quello più politicizzato e sindacalizzato), aumento indiscriminato dei fitti delle case e degli alberghi operai, dei viveri negli spacci aziendali, dei prezzi dell'energia e del carbone ceduto alle maestranze, riduzione arbitrarie degli stipendi anche con applicazione delle multe ai dipendenti responsabili di presunti disservizi.

Lo sciopero "bianco" si attuò con la "non collaborazione", cioè i minatori, presenti regolarmente al lavoro nei cantieri minerari, dopo le 8 ore di normale servizio giornaliero, non effettuarono più prestazioni straordinarie a cottimo (retribuite secondo la quantità di carbone estratto), in base a precedenti accordi aziendali, tanto che la produttività della Carbosarda scese del 50%. La direzione della Carbosarda reagì con misure drastiche e incontrollate ancora più pesanti di quelle sopra indicate, ricorrendo con intimidazioni alla Polizia e alla magistratura. Esplose così, non solo a Carbonia e nel Sulcis, ma anche in tutta la Sardegna e nel resto della penisola, un vasto movimento popolare di solidarietà e sostegno alla lotta dei minatori carboniferi con i seguenti gesti significativi: parecchi lavoratori sottoscrivono a loro favore mezza giornata di paga, come i dipendenti comunali di Carbonia; i commercianti della città aprono crediti alle famiglie dei minatori; la C.G.I.L. nazionale inviò più volte un contributo di un milione di lire; i minatori di tutta Italia proclamarono uno sciopero di 24 ore in segno di solidarietà. Un tentativo di mediazione, fra la direzione mineraria e le rappresentanze sindacali, promosso dal Ministero del Lavoro il 19 novembre 1948 fallì per rigidità e intransigenze della Carbosarda. Dopo un lungo braccio di ferro nel quale la Direzione della Carbosarda minacciò di non corrispondere salari e gratifiche natalizie, e dopo che i minatori licenziati si barricano nei pozzi minerari per non essere allontanati dal posto di lavoro con l'intervento della Polizia, la S.M.C.S., con la mediazione del presidente dell'A.Ca.I., Ing. Mario Giacomo Levi (contrario alla posizione portata avanti dalla Carbosarda finora) sottoscrisse un accordo con le rappresentanze sindacali il 17 dicembre 1948, annullando tutti i provvedimenti restrittivi presi (licenziamenti, multe, aumenti dei prezzi nei viveri, nei fitti e nell'energia) e aumentando le retribuzioni, con vittoria quasi totale nella vertenza dei lavoratori carboniferi. Per questo e altri episodi in cui l'intera popolazione cittadina difese in quegli anni le vertenze sindacali legate al lavoro nelle miniere Carbonia fu soprannominata dalla stampa con l'appellativo di Stalingrado sarda[24].

Nel 1949 si toccò la punta massima di popolazione della storia cittadina, con oltre 48.000 residenti e 60.000 dimoranti[25]. Il 25 maggio 1952 vi fu la "Seconda Nascita di Carbonia" o "Rifondazione della città": con questa data delle seconde elezioni comunali di Carbonia si attuò, con la giunta municipale guidata dal sindaco Pietro Cocco, un primo programma politico di riscatto dalla servitù aziendale dell'A.Ca.I., già tentato dalla precedente giunta diretta dal sindaco Renato Mistroni, che coinvolse tutta la cittadinanza appartenente sia alla maggioranza e sia alla minoranza politica. Con l'adesione dell'Italia nel 1953 alla C.E.C.A(Comunità europea del carbone e dell'acciaio) si ebbero importanti conseguenze economiche e sociali per il bacino carbonifero del Sulcis e per le miniere a Carbonia.

Dalla chiusura delle miniere al riconoscimento di capoluogo provinciale[modifica | modifica wikitesto]

Con la fine dell'embargo contro l'Italia, i carboni esteri, più economici e con minore presenza di zolfo, portarono alla crisi del settore estrattivo sulcitano, particolarmente grave in quanto all'epoca Carbonia e altri comuni della zona si basavano economicamente su questo tipo di attività. Nell'autunno del 1962 vi fu il primo ritrovamento di un reperto nel sito archeologico di monte Sirai da parte di un ragazzo di Carbonia. Tutto ciò desterà un interesse nazionale e internazionale sull'area, tanto che nell'agosto del 1963 vi fu la prima campagna di scavi sul sito archeologico, condotti dalla Sopraintendenza di Cagliari e dall'Istituto Studi del Vicino Oriente dell'Università La Sapienza di Roma.

Nonostante i numerosi scioperi alla fine si assistette alla chiusura di molte miniere sulcitane, e tra queste anche quella di Serbariu, la cui attività estrattiva fu interrotta nel 1964. Conseguenza di queste dismissioni fu una vasta emigrazione da Carbonia in poco tempo, la cui popolazione si assestò negli anni a seguire sui 30.000 abitanti. Con l'apertura del vicino polo industriale di Portovesme, finanziato da aziende statali, i livelli occupazionali della zona si risollevarono, seppur in parte. La popolazione della città aumentò leggermente tra gli anni settanta fino agli anni novanta. Il successivo disimpegno dello Stato tramite le privatizzazioni di queste realtà produttive, dovuto all'eccessivo debito pubblico, mostrò ben presto la scarsa competitività delle medesime. Ciò determinò una nuova pesante crisi della città e del suo tessuto produttivo, con una notevole diminuzione dei lavoratori nel polo di Portovesme. Di conseguenza quest'ultimo fattore determinò un riaumento dell'emigrazione, che portò la popolazione a diminuire in meno di dieci anni di circa duemila unità.

Viale Gramsci, una delle principali vie del centro.

Tutto ciò fu accompagnato da tragici fenomeni sociali che colpirono duramente soprattutto la popolazione giovanile. Tra questi si può annoverare la diffusione tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta dell'eroina che da un lato determinò l'aumento di fenomeni legati alla cosiddetta criminalità predatoria e dall'altra a un notevole aumento della mortalità giovanile. Per quanto i dati demografici del 2004 abbiano mostrato almeno una minima crescita della popolazione, si possono considerare come esemplificativi della condizione economica della città i tassi di disoccupazione giovanile maschile e femminile: il primo si attesta al 57%, mentre il secondo ben al 71%.

Tuttavia nel primo quinquennio degli anni 2000 vi è stata una notevole crescita del settore dei servizi, in particolar modo grazie alle nuove attività commerciali sorte in città. Negli ultimi anni inoltre la città sta giocando la carta del turismo legato soprattutto all'archeologia industriale: a questo riguardo va segnalata la ristrutturazione della vecchia miniera di Serbariu, riconvertita a museo (ospita il Centro Italiano della Cultura del Carbone), e i lavori di ristrutturazione del centro storico (piazza Roma), ora più simile allo stile della fondazione.

Con l'attività di diversi comitati cittadini, ma grazie anche alla sensibilità e all'impegno di parlamentari e rappresentanti politici nelle istituzioni legislative e amministrative, il 12 luglio 2001 viene istituita la Provincia di Carbonia-Iglesias, con l'approvazione della Legge Regionale numero 9[26] da parte del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna che crea quattro nuove province nell'isola, le quali divennero poi operative a seguito delle elezioni provinciali dell'8 e 9 maggio 2005. Il 12 ottobre 2005, con Delibera del Consiglio Provinciale n. 21 (Determinazione del Capoluogo. Atto Statutario.) a Carbonia, unitamente a Iglesias, è stata ufficialmente attribuita la qualifica di capoluogo della Provincia di Carbonia-Iglesias. A Carbonia hanno sede il Presidente della Provincia e la Giunta Provinciale con diversi assessorati, nonché la sede amministrativa provinciale.

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma civico, concesso e approvato con un Regio Decreto datato 26 ottobre 1939, presenta una lampada da minatore in testa a una montagna di carbone, a caratterizzare la vocazione mineraria della città, con la seguente descrizione: "D'azzurro alla lampada da minatore, alla montagna formata da un banco di carbone il tutto al naturale, la lampada addestrata in alto".

Il gonfalone comunale presenta questo stemma posto su drappo nero e azzurro con la scritta Città di Carbonia a caratteri dorati, con la seguente descrizione: "Drappo partito d'azzurro di nero riccamente ornato di ricami d'oro, caricato dallo stemma sopra descritto con l'iscrizione centrata in oro: Città di Carbonia"[27].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città
— Conferito a Carbonia con R.D.L. del 9 febbraio 1939
Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«...Nobile testimonianza di dedizione al lavoro e di riscatto sociale spinti fino all'estremo sacrificio[28].»
— Conferita a Carbonia dal Presidente della Repubblica il 27 ottobre 2011

Ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

  • 9 giugno 1935: Istituzione del bacino carbonifero del Sulcis comunicata da Mussolini nella prima visita a Bacu Abis
  • 9 giugno 1937: Nascita di Carbonia: fondazione della città con cerimonia sul monte Fossone
  • 5 novembre 1937: Costituzione del comune di Carbonia
  • 11 dicembre 1937: Nomina della prima autorità municipale a Carbonia, il Commissario Prefettizio Ovidio Pitzurra, che poi sarà anche il primo Podestà
  • 18 dicembre 1938: Inaugurazione della città e seconda visita di Mussolini
  • 9 febbraio 1939: Attribuzione del titolo di città
  • 2 maggio 1942: Sciopero organizzato per protesta contro il caro vita con l'astensione totale dal lavoro nei pozzi carboniferi di Sirai, si tratta di uno dei primi scioperi in Italia durante il fascismo.
  • 15 maggio 1942: Inaugurazione di Cortoghiana e terza visita di Mussolini
  • 9 giugno 1943: I bombardamento da parte delle forze anglo-americane[29]
  • 28 agosto 1943: II bombardamento da parte delle forze anglo-americane[30]
  • 7 settembre 1943: III bombardamento da parte delle forze anglo-americane[30]
  • 21 giugno 1944: Nomina del primo Sindaco di Carbonia, Guido Scano, da parte del Prefetto di Cagliari
  • 31 marzo 1946: Prime elezioni libere e democratiche, con primo Consiglio Comunale di Carbonia eletto dai cittadini, con prima Giunta Municipale e primo Sindaco, Renato Mistroni, designato fra gli eletti consiglieri
  • 7 ottobre 1948 - 17 dicembre 1948: Sciopero "bianco" dei 72 giorni nelle miniere cittadine, attuazione della "non collaborazione" per contrastare le misure repressive della Carbosarda con vittoria finale dei lavoratori carboniferi.
  • 25 maggio 1952: "Seconda Nascita di Carbonia" o "Rifondazione della città", con questa data delle seconde elezioni comunali di Carbonia, primo programma politico di riscatto della cittadinanza dalla servitù aziendale dell'A.Ca.I.
  • 28 ottobre 1964: Con decreto del Presidente della Repubblica si stabilisce il trasferimento delle miniere e dei minatori all'ENEL, con chiusura di tutte le attività carbonifere nel comune di Carbonia
  • 12 ottobre 2005: In questa data, con delibera del Consiglio Provinciale n. 21, Carbonia fu riconosciuta Capoluogo di Provincia.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Archeologia[modifica | modifica wikitesto]

L'acropoli fenicio-punica di Monte Sirai
  • Grotta carsica detta "grotta dei fiori" (primo periodo dell'era paleozoica: Cambriano).
  • Riparo sottoroccia preistorico di Su Carroppu di Sirri (dal Neolitico Antico, VI millennio a.C. o 5700 – 5000 a.C., all'Età del Ferro, 900 a.C.).
  • Sirri: in questa frazione sono state rinvenute delle domus de janas anch'esse risalenti al neolitico.
  • Grotta preistorica detta "grotta dell'Ospedale" (dal Neolitico Medio, V millennio a.C. o 4700 – 4000 a.C. e “cultura di Bonu Ighinu di Mara”, al Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C. e “cultura S. Michele di Ozieri”).
  • Grotta preistorica detta "grotta di Barbusi" (dal Neolitico Medio, V millennio a.C. o 4700 – 4000 a.C. e “cultura di Bonu Ighinu di Mara”, al Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C. e “cultura S. Michele di Ozieri”).
  • Grotta sepolcrale di Tanì, trovasi vicino all'omonima borgata in località di “Baieddus de Sa Sedderenciu”, conosciuta anche come grotta eneolitica di “Su Cungiadeddus o Cungiareddus de Serafini”, dal Neolitico Medio, V millennio a.C. o 4700 – 4000 a.C. e “cultura di Bonu Ighinu di Mara”, al Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C. e “cultura S. Michele di Ozieri”).
  • Grotta preistorica detta "grotta di Serbariu" (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Grotta preistorica detta "grotta di Polifemo" (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Grotta preistorica detta "grotta Sa Dom'e S'Orcu" (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Grotta preistorica di Sa Turrita (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Grotta preistorica detta "grotta della Campana" (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Grotta preistorica "grotta della Volpe" (Neolitico Recente: IV millennio a.C. o 3400 a.C. - 3200 a.C. e “cultura di San Ciriaco di Terralba”; età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”; età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro: 900 a.C. - 750 a.C.).
  • Parco urbano e necropoli a domus de janas di Cannas di Sotto (18 tombe collettive a pozzetto verticale o a ingresso orizzontale; Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C. – 2800 a.C. e cultura S. Michele di Ozieri”; Eneolitico: 2800 a.C. – 1800 a.C.), praticamente inglobata nel tessuto urbano si trova una necropoli ipogea, in parte ancora inesplorata.
  • Necropoli a domus de janas di Cùccuru Su Cardolinu di Monte Crobu (4 tombe ipogeiche di tipo collettivo; Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C. – 2800 a.C. e “cultura S. Michele di Ozieri”), in questa località sono state rinvenute delle domus de janas risalenti al neolitico.
Il nuraghe Sirai, ai piedi dell'omonimo colle
  • Area ambientale dei Tafoni di Monte Crobu.
  • Necropoli a domus de janas di Corona Maria nella pineta nord di Cortoghiana.
  • Siti abitativi preistorici di Barbusi – rio Flumentepido. (3 insediamenti preistorici; Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C., e Inizio Eneolitico: III millennio a.C. o 2800 a.C. – 2500 a.C. e “cultura sub-Ozieri”)
  • Insediamenti preistorici del Poliambulantorio – Valle Rio Cannas (Neolitico Finale: IV millennio a.C. o 3200 a.C., e Inizio Eneolitico: III millennio a.C. o 2800 a.C. – 2500 a.C. e “cultura sub-Ozieri”).
  • Grotta preistorica detta "A.C.A.I. – Valle Rio Cannas" (Inizio eneolitico: III millennio a.C. o 2800 a.C. e “cultura sub-Ozieri”; Eneolitico Recente: III millennio a.C. o 2500 a.C. – 1800 a.C. e “cultura di Monte Claro”).
  • Riparo sottoroccia preistorico di Coderra (età del Bronzo Antico: 2200 a.C. – 1900 a.C. e “cultura di Bonnanaro”), vicino al rio Santu Milanu.
  • Area archeologica nuraghe Paristeris in località Cannas (età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C. e “Civiltà Nuragica”; età del Bronzo Recente: 1600 a.C. - 1300 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro, 900 a.C. – 500 d.C., fase Ferro II fine VII secolo a.C. e VI secolo a.C.).
  • Area archeologica nuraghe Su Conti nel casale Medau Su Conti (età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C. e “Civiltà Nuragica”; età del Bronzo Recente: 1600 a.C. - 1300 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro, 900 a.C. – 500 d.C., fase Ferro II fine VII secolo a.C. e VI secolo a.C.).
  • Parco archeologico del complesso nuragico nuraghe Sirai (fortezza e abitato) (età del Bronzo Medio: 1900 a.C. - 1600 a.C. e “Civiltà Nuragica”; età del Bronzo Recente: 1600 a.C. - 1300 a.C.; età del Bronzo Finale: 1150 a.C. – 900 a.C.; età del Ferro, 900 a.C. – 500 d.C., fase Ferro II fine VII secolo a.C. e VI secolo a.C.).
  • Parco archeologico nuragico-fenicio-punico di Monte Sirai ("civiltà Nuragica": 1600 a.C.; “civiltà Fenicia”: 750 a.C.; “Civiltà Punica”: 520 a.C.; “età Neo-Punica o Ellenistica”: 520 a.C.; “Civiltà Romana”: 230 a.C.). Situato nella periferia nord-ovest della città, ospita una vasta area di interesse archeologico con una necropoli fenicio-punica e un tophet. Inoltre poco distanti si trovano varie domus de janas di epoca neolitica e i resti di diversi nuraghi.
  • Percorso archeologico fenico-punico e romano dell'antica strada o via Sulcitana in località Sirai.
  • Antico villaggio medievale del casale abbandonato di Medau Sa Turri, già sito nuragico, fenicio-punico, romano e medioevale nella valle del rio Santu Milanu.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Ponziano col suo campanile
  • Chiesa di San Ponziano (1938 - ing. Cesare Valle e arch. Ignazio Guidi): la principale chiesa cittadina, situata nella centrale piazza Roma, fu inaugurata con la città e consacrata il 18 novembre 1939. Realizzata in stile neoromanico e basata su progetto degli architetti della fondazione cittadina Valle e Guidi, presenta una forma dell'edificio rettangolare con pianta interna a croce suddivisa in una navata centrale e due laterali. All'esterno i materiali maggiormente utilizzati in fase di costruzione sono il granito e la trachite, con quest'ultima che caratterizza buona parte degli edifici del centro cittadino. La chiesa fu danneggiata in maniera importante dai bombardamenti del 1943, che distrussero il rosone originale. A fianco della chiesa sorge il campanile a pianta quadrata, alto 44,7 metri[31], realizzato anch'esso in trachite (a parte la cuspide) e che riprende le linee di quello della basilica di Santa Maria Assunta di Aquileia[31].
  • Chiesetta operaia del rione "Lotto B", o ex chiesa Beata Vergine dell'Addolorata (1947): caratteristica chiesetta situata nel quartiere, ottenuta dalla trasformazione di un ex camerone presente nella zona di via Sicilia. Caratterizzata da un piccolo campaniletto a vela nella facciata, fu chiusa nel 1958, anno di apertura della nuova chiesa della Beata Vergine Addolorata, situata nel vicino quartiere di Rosmarino.
  • Chiesa Beata Vergine Addolorata (1958)
  • Chiesa Gesù Divino Operaio (1953)
  • Chiesa di Santa Barbara (1938): La chiesa della frazione di Bacu Abis fu edificata in seguito a un voto fatto dai minatori delle miniere di questa località, minatori di cui Santa Barbara è la patrona. Costruita in stile razionalista, è affiancata da un campanile alto circa 15 metri. Nelle vicinanze si trova anche la Grotta di Lourdes, una riproduzione in scala di quella della città francese, realizzata nel 1953.
  • Chiesa di Santa Maria a Flumentepido e rovine dell'antico monastero benedettino (XI secolo): situata nella frazione di Flumentepido, risale all'XI secolo, di stile romanico, presenta una facciata con campanile a vela e interno a navata unica.
  • Chiesetta di Santa Lucia di Sirri (di origine medievale): situata fuori dall'abitato di Sirri, risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente rimaneggiata.
  • Chiesetta di Santa Barbara di Piolanas (di origine medievale): situata in località Piolanas (nel Medau o Casale Manca), risalente forse al periodo giudicale, ma fortemente alterata dai pesanti restauri; vicino si trova l'antica strada medievale detta Sa reliquia (percorso da Barega a Barbusi).
  • Chiesa di San Giovanni Bosco, realizzata riconvertendo una struttura che faceva parte dell'Opera Nazionale Dopolavoro, situata all'incrocio di via Coghinas e via Piolanas.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

  • Torre Civica (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situata in piazza Roma, è alta 27.5 metri suddivisi in 5 piani. Nota come torre Littoria durante il regime fascista, da questo edificio Mussolini pronunciò il discorso di inaugurazione della città. Nata come casa del fascio, fu utilizzata per vari scopi nel corso degli anni, fu tra le altre cose sede della Pretura sino agli anni settanta. Oggi ospita alcuni uffici comunali.
Il teatro Centrale
  • Teatro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situato in piazza Roma, a lungo fu utilizzato anche come cinema.
  • Dopolavoro Centrale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali): situato tra la torre Civica e il teatro Centrale questo edificio a due piani, ristrutturato recentemente, ospita tra l'altro la sala del consiglio comunale.
  • Palazzo Municipale (1938 - ing. Cesare Valle e arch. Ignazio Guidi): occupa il lato ovest della piazza Roma.
  • Villa Sulcis (1938 - arch. Eugenio Montuori): situata nell'omonimo parco, fu la residenza di servizio del direttore delle miniere cittadine. Ospita oggi l'omonimo museo archeologico.
  • Scuola Nord o liceo classico (1938): situato in via Brigata Sassari
  • Asilo infantile (1938): situato in via Brigata Sassari
  • Scuola Sud ora scuola media Satta (1938): situato in via della Vittoria
  • Albergo Centrale (1938 - arch. Eugenio Montuori): ubicato in via Fosse Ardeatine
  • 10 alberghi operai (1938): ubicati in via Umbria, via Costituente e via Mazzini
  • Cine-Dopolavoro-Torretta comunitaria (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza S. Barbara a Bacu Abis
  • Dopolavoro rionale Nord o Rosmarino (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Primo maggio
  • Dopolavoro rionale ora parrocchia San Giovanni Bosco (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in via Coghinas
  • Dopolavoro rionale (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicato in piazza Marinai d'Italia
  • Dopolavoro rionale Sud (1938 - arch. Gustavo Pulitzer-Finali e aiuti): ubicati tra via della Vittoria e via Mazzini
  • Edificio dell'istituto tecnico commerciale Beccaria, già centro di accoglienza per minatori (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicato in piazza Repubblica
  • 2 edifici tipo "L" (1939 - arch. Eugenio Montuori): ubicati tra piazza Repubblica e via Costituente
  • Palazzo Ceva (o Ce.Va) (1940 - arch. Eugenio Montuori, con aiuti dei tecnici Ceppi e Varsi): ubicato in piazza Iglesias
  • Isolato e rione palazzoni di Serbariu (1940 - arch. Eugenio Montuori e aiuti): ubicati tra via Sanzio e via Manzoni
  • Complesso ex Nucleo Carabinieri ora sede della giunta provinciale (1940): ubicato in via Fertilia
  • Direzione della miniera o villa di Anselmo Roux (casa padronale di fine ottocento): via Pietro Micca a Bacu Abis
  • Portici di Piazza Venezia (1940-'42): piazza centrale di Cortoghiana porticata e con edifici a portici

Miniere[modifica | modifica wikitesto]

I resti delle strutture della ex miniera carbonifera di Cortoghiana.

Gli impianti minerari del bacino carbonifero del Sulcis, si trovavano per la maggior parte nel territorio di Carbonia alcuni dei quali riconvertiti ad uso museale o come siti di memoria collettiva dell'epoca mineraria. Nel territorio comunale di Carbonia erano attive le seguenti miniere dismesse con estrazione soprattutto di carbone, ma anche di diversi tipi di minerali:

  • Località di Terra Segada, area del primo giacimento carbonifero di Cannamenda, vicino al casale di Medau Brau, che poi fu concessione mineraria di Terra Segada oggetto di ricerche ed esplorazioni.
  • Miniera di Bacu Abis: nell'omonimo giacimento carbonifero, con gli impianti estrattivi di pozzo Roth, pozzo Emilio, pozzo Castoldi, pozzo Nuovo, e col vecchio edificio minerario “impianto vagliatura”.
  • Miniera di Caput Acquas e di Piolanas Nord, situato nell'omonimo giacimento di Caput Acquas (o Piolanas Sud): con gli impianti estrattivi di pozzo Caput Acquas, pozzo Tolmetta, pozzo Zara, pozzo Is Piras, pozzo D, e in quello di Piolanas Nord: pozzo Piolanas.
  • Concessione mineraria di Barbusi: vecchie esplorazioni di ricerca.
  • Complesso della Miniera di Serbariu: nel giacimento carbonifero di Serbariu - Nuraxeddu con gli impianti estrattivi di pozzo 1, pozzo 2, pozzo 3, pozzo 4, pozzo 5, pozzo 6, pozzo 7, pozzo Nuraxeddu Vecchio, pozzo del Fico. È stata la principale miniera del bacino carbonifero del Sulcis (le cui due torri costituiscono di fatto uno dei simboli della città), chiusa negli anni sessanta, ospita oggi il Centro Italiano della Cultura del Carbone, con il Museo del Carbone che illustra la storia del carbone, delle miniere e dei minatori. È possibile inoltre visitare la galleria sotterranea.
  • Miniera di Sirai, nel giacimento carbonifero di Sirai - Schisorgiu con gli impianti estrattivi di pozzo 8, pozzo 9, pozzo 10, pozzo 11, pozzo 12, pozzo Sirai, pozzo Tanas, pozzo Schisorgiu, pozzo Vigna, pozzo Barbusi, pozzo Nuraxeddu Nuovo.
  • Complesso della miniera di Cortoghiana, nel giacimento carbonifero di Cortoghiana Nuova, diversi edifici ed impianti estrattivi vicino all'omonima frazione: Cortoghiana Vecchia, pozzo Est, Cortoghiana Nuova - pozzo 1, Cortoghiana Nuova - pozzo 2, direzione Mineraria e cippo commemorativo in pietra, officine meccaniche, magazzini, centrale elettrica e laveria.
  • Miniera carbonifera di Terra Niedda già conosciuta come Littòria Quinta: pozzo 1, pozzo 2.
  • Miniera di Serra Lurdagu, a monte Leone, dove l'attività mineraria prevalente fu la barite, ma altri minerali estratti furono argilla, blenda, calamine, calcite, cerussite, galena, limonite, marcasite e altro.
  • Miniera di Barbusi. L'estrazione mineraria prevalente fu la barite, con altri minerali come calcite e galena.
  • Miniera di monte Spina a Sirri. L'attività estrattiva mineraria prevalente fu piombo, galena argentifera, zinco e ferro. Il giacimento minerario fu scoperto nel 1900 e dato in concessione alla Società Vieille Montagne.
  • Miniera di Corona Sa Craba. Nel monte sopra Barbusi si trova questa miniera dismessa con attività estrattiva prevalente della barite.
  • Miniera di monte Tasua. L'estrazione mineraria prevalente fu la barite e la galena.
  • Miniera di Medau Is Friagius - Santu Miali - Case Garanzeis. L'estrazione mineraria fu blenda, galena argentifera, malachite.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Roma, con la statua Frammento di Vuoto I, il palazzo municipale e il campanile della chiesa di San Ponziano.
  • Piazza Roma: Tipico esempio di architettura fascista, è il cuore sociale della città. Sorge sul monte Fossone, e ospita buona parte degli edifici della vita pubblica cittadina. Ristrutturata a inizio millennio, con la rimozione della strada interna creata nel dopoguerra e il rifacimento della pavimentazione e degli arredi urbani, nel 2007 uno studio di 5 università europee l'ha inserita tra le 60 piazze più vivibili d'Europa[32].
  • Via Crucis (1938): Quadri lignei di Eugenio Tavolara nella chiesa di San Ponziano.
  • Santa Barbara (1938): Statua in marmo bianco di Carrara di Gavino Tilocca collocata dal 1994 nel chiostro della chiesa di San Ponziano.
  • Bassorilievo allegorico marmoreo (1939): Bassorilievo di Venanzo Crocetti, nell'ex sacrario della torre Civica.
  • Nascita di Carbonia (1938): Quadro futurista di Corrado Forlin, nell'ex sala udienze (o del Direttorio) della torre Civica.
  • Frammento di Vuoto I (2005[33]): Una delle ultime sculture realizzate da Giò Pomodoro prima della sua morte, si trova davanti al palazzo del comune in piazza Roma. È formata da un grande blocco di marmo bianco di Carrara, con dinanzi una vasca d'acqua a pianta rettangolare.
  • Pietra sonora: Statua di Pinuccio Sciola, in grado di produrre particolari suoni se strofinata in una certa maniera, situata davanti all'ingresso del teatro Centrale.
Il Monumento al Minatore.
  • Monumento al Minatore (1988): Situata nei giardini pubblici tra piazza Roma e via Roma, questa statua in bronzo di Giuseppe Vasari fu posta in occasione del cinquantenario della fondazione della città a ricordo dei propri minatori.
  • Monumento ai Caduti: Statua posta in piazza Rinascita in onore dei caduti delle guerre, realizzata dallo scultore Franco D'Aspro nel 1954.
  • Madonnina del Minatore: Statua della Beata Vergine dell'Addolorata posta sulla sommità del Colle detto Monte Rosmarino, realizzata dallo scultore Franco D'Aspro nel 1960.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

  • Monte Rosmarino: piccolo colle (156 metri) inglobato nel tessuto urbano, è la principale area verde cittadina. Dotato di una vasta pineta frequentata dagli amanti del jogging e di un'area giochi per bambini, in cima ospita una statua dedicata alla Madonna del minatore, anch'essa realizzata da Franco d'Aspro, posta nel 1958.
  • Pineta Nord di Cortoghiana: area verde sistemata soprattutto a pini con resti nuragici e domus de janas.
  • Pineta Sud di Cortoghiana: area verde sistemata soprattutto a pini.
  • Area ambientale della valle del rio Anguiddas: Is Arrùs de Riu Anguiddas e S'Ega de Is Elmas, area verde con lecci secolari sopra la valle di rio Anguiddas ricca di domus de janas, tra Cortoghiana e Nuraxi Figus.
  • Pineta di Bacu Abis: area verde sistemata soprattutto a pini.
  • Olivastro millenario di Barbusi.
  • Oasi naturalistica di Is Pireddas: area con vegetazione tipica di macchia mediterranea.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Il numero di abitanti di Carbonia nei primi decenni della sua storia è stato strettamente legato all'andamento dell'attività delle miniere cittadine, in particolare di quella di Serbariu.

Il popolamento di Carbonia ha avuto un andamento oscillante, legato allo sviluppo produttivo delle attività carbonifere, con rapidi incrementi in pochi anni fino a far diventare la città il terzo comune più popolato della Sardegna (con quasi 60.000 abitanti domiciliati), dopo Cagliari e Sassari, e il primo centro di fondazione autarchica d'Italia per popolazione fino agli anni sessanta. Mentre, dagli anni sessanta in avanti, il popolamento di Carbonia fece registrare continui e progressivi decrementi a causa dell'emigrazione, dovuta in gran parte alla quasi completa chiusura del bacino carbonifero e dei relativi impianti minerari, con la riduzione del personale addetto e alla diminuzione delle attività estrattive del carbone. Così, si passò da circa ventimila lavoratori a poco più di un qualche centinaio di dipendenti dell'azienda carbonifera, rimasti nelle ultime due miniere di carbone ancora attive, ubicate però nel vicino comune di Gonnesa, fuori dal territorio comunale carboniense. Questo andamento così oscillante della popolazione ha fatto registrare negli uffici anagrafici comunali la seguente situazione in 70 anni: a Carbonia sono nate più di 200.000 persone e hanno avuto la residenza circa 500.000 abitanti, con presenze valutate e stimate in un numero superiore per almeno tre mesi. Fotografa bene quel periodo il seguente detto popolare diffuso in Sardegna: “Si calincunu perdit unu fillu, de siguru dd'agatat a Carbonia (Se qualcuno perde un figlio, di sicuro lo ritrova a Carbonia)”. Con la crisi economica che ha colpito il territorio dagli anni novanta in poi, Carbonia ha subito un progressivo calo demografico che l'ha portata negli ultimi anni al di sotto della quota 30.000 abitanti[34]. Ciò nonostante facendo riferimento ai dati del censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011[35] Carbonia è l'ottavo comune in Sardegna per numero di abitanti. Nel grafico sotto riportato, per i censimenti precedenti alla fondazione del comune il dato della popolazione tiene conto di coloro che ebbero residenza nell'odierno territorio comunale carboniense, che apparteneva allora ai comuni di Serbariu, di Iglesias e di Gonnesa.

Abitanti censiti[36]

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Carbonia sono denominati carboniènsi, a volte carbonièsi (in sardo carbonièsus o carboniàntis). La caratteristica particolare di questo comune, che è un centro di fondazione autarchica e fascista, è costituita dal fatto che ha una popolazione originaria eterogenea, quasi multietnica, proveniente da diverse zone della Sardegna e dell'Italia, inizialmente dai centri di tradizione mineraria. Tutto questo fa di Carbonia un comune diverso rispetto a tutti gli altri della Sardegna; ed è questa la ragione per cui in questa città non esiste un dialetto proprio del sardo, ma un italiano regionale aventi sue caratteristiche espressioni gergali, costituendo necessariamente una sorta di lingua franca che consentì la comunicazione fra loro delle diverse comunità presenti nel comune, benché ora siano più omogenee e meno divise rispetto al passato. Il sardo di variante campidanese rimane comunque, oltre all'italiano, la lingua più diffusa e compresa, benché sia ormai relegata ad esclamazioni, espressioni gergali od all'ambito familiare, e poco parlata anche tra i sardi residenti in città. Città in cui però si trovano, per le ragioni prima menzionate, anche comunità numerose di origine abruzzese, calabrese, emiliana, friulana, lucana, marchigiana, pugliese, siciliana, toscana, umbra, veneta e di altre parti d'Italia: insomma, quasi tutte le province italiane sono, o sono state, qui rappresentate, comprese quelle della regione giuliano-istriana e quarnerina, con famiglie provenienti dalle città e provincie di Pola, di Fiume e di Trieste, in particolare dai comuni di Albona, Arsia, Fasana, Gallignana, Pisino, Sanvincenti. Le provincie più rappresentate nel 1938, anno di fondazione, erano quelle di Chieti con 291 individui, Pesaro con 275, Potenza con 224, Treviso con 157, Belluno con 141 e Caltanissetta con 111[20].

La sede della Provincia di Carbonia-Iglesias di via Mazzini. La struttura in origine era uno dei numerosi alberghi operai presenti in città.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Carbonia oltre a essere capoluogo della provincia di Carbonia-Iglesias, è sede anche di parte degli organi di governo dell'ente (altri si trovano ad Iglesias). Nelle sedi di via Fertilia e via Mazzini hanno infatti sede numerosi uffici dell'ente, tra cui quelli del Presidente e della Giunta.

A Carbonia ha inoltre sede l'ospedale Sirai. Situato nella periferia nord della città, è uno dei tre nosocomi attivi nel territorio provinciale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Biblioteche[modifica | modifica wikitesto]

  • Biblioteca comunale: viale Arsia (parco Villa Sulcis) (sedi periferiche nelle frazioni di Cortoghiana, Bacu Abis, Is Gannaus e Barbusi)
  • Mediateca comunale: viale Arsia (parco Villa Sulcis)

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

Tra la città e le sue frazioni sono presenti 7 scuole dell'infanzia, 9 scuole primarie, 5 scuole secondarie di primo grado e 5 scuole secondarie di secondo grado (di cui un liceo classico e linguistico, uno scientifico, due istituti tecnici e uno professionale). Oltre a queste scuole pubbliche, le suore Orsoline di San Girolamo gestiscono una scuola dell'infanzia, una primaria e una secondaria di primo grado parificate.

Musei[modifica | modifica wikitesto]

  • Museo archeologico di Villa Sulcis: sito nel parco di Villa Sulcis, ospita vari reperti rinvenuti nei siti archeologici della città e delle vicinanze.
  • Museo civico di Paleontologia e Speleologia "Edouard Alfred Martel": sito all'interno dell'area della miniera di Serbariu, ospita una collezione di reperti a partire dal cambriano inferiore sino al quaternario, (da 570 milioni di anni fa ad oggi).
  • Museo del carbone - Centro italiano della cultura del carbone - Grande Miniera di Serbariu
  • Museo sardo delle "attività agro-pastorali": raccolta di diversi materiali del mondo agro-pastorale presso il ristorante Tanit.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Radio[modifica | modifica wikitesto]

  • Radio Luna
  • Radio Star

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

  • arjAMagazine.com
  • La Gazzetta del Sulcis-Iglesiente
  • La Provincia del Sulcis-Iglesiente

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

  • Canale 40

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2013 la città ospita il Summer Is Mine Festival, evento gratuito che si svolge in agosto nel centrale parco di Villa Sulcis. La manifestazione, patrocinata dal Comune di Carbonia vede alternarsi sui palchi gruppi locali e nazionali.

Persone legate a Carbonia[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Frazioni di Carbonia.
Piazza Venezia a Cortoghiana, la più popolosa delle frazioni carboniensi.

Oltre al centro cittadino, il comune di Carbonia comprende varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano. Tra di esse, le più popolose (Bacu Abis, Barbusi, Cortoghiana, Is Gannaus e Serbariu) sino al 2011 hanno costituito delle circoscrizioni municipali extraurbane.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Si è affermata ora a Carbonia, che sembrava destinata alla scomparsa senza tanti rimpianti, un tipo di attività economica diversificata, dopo la chiusura di quasi tutti gli impianti del bacino carbonifero sulcitano, che la caratterizzavano con un'economia monoculturale. La città di Carbonia, quindi, seppur faticosamente e lentamente, sta trovando nuovi equilibri e sviluppo nel terziario come centro di servizi non solo per il territorio del Sulcis (circa 85.000 abitanti), ma conquistato il ruolo di capoluogo (benché in condominio con Iglesias) nella neo-costituita provincia di Carbonia-Iglesias, ma anche oltre lo stesso territorio provinciale della Sardegna sud-occidentale.

Questo sviluppo economico è limitato, però, dal fatto che Carbonia ha avuto, e mantiene ancora, la caratteristica di città aziendale, come Arsia in Istria e Torviscosa nel Friuli, dove, fino a qualche decennio fa, non esisteva quasi il suolo pubblico. Infatti, le strade urbane, tutti gli impianti d'illuminazione, i sottoservizi idrici e fognari appartenevano all'A.Ca.I. (Azienda Carboni Italiani), che tramite la Carbosarda gestiva e possedeva non solo tutti gli impianti produttivi e industriali dell'intero bacino carbonifero del Sulcis, ma anche quasi tutto il patrimonio immobiliare di Carbonia e delle frazioni minerarie di Bacu Abis e di Cortoghiana, dove ogni casa e ogni edificio, sia per uso abitativo o pubblico, apparteneva alla sunnominata società mineraria. Persino il Palazzo Comunale e la chiesa di San Ponziano (la prima e più importante parrocchia della città) appartenevano alla società A.Ca.I., alla quale veniva pagato, addirittura, un affitto seppur simbolico di poche lire.

In questi decenni la situazione è cambiata anche se la maggior parte del patrimonio immobiliare del Comune di Carbonia appartiene ancora a società, che ebbero attività minerarie ora dismesse e hanno il loro domicilio legale fuori dalla Sardegna; oppure all'Istituto Autonomo per le Case Popolari (con sede a Cagliari), diventato ora A.R.E.A. (Azienda Regionale di Edilizia Abitativa), che possiede da molti anni e detiene ancora quasi il cinquanta per cento del patrimonio abitativo nel comune già minerario. Tutto questa situazione influisce non poco su un normale sviluppo edilizio ed economico di questa città, che si sta battendo perché la maggior parte del patrimonio immobiliare, presente nel comune carboniense, sia affrancato e restituito alla sua comunità.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Carbonia è raggiungibile attraverso

Ferrovia[modifica | modifica wikitesto]

Il capolinea ferroviario di Carbonia Serbariu

Carbonia dal 1956 è capolinea della diramazione Carbonia-Villamassargia delle Ferrovie dello Stato, che nella stazione di Villamassargia si congiunge con la tratta principale Iglesias-Decimomannu-Cagliari. Il capoluogo regionale dista 68 km e i tempi di percorrenza oscillano tra i 55 e gli 80 minuti, a seconda che i treni siano diretti o meno (nel secondo caso a Villamassargia si ha la coincidenza col treno per Cagliari) e dal numero di fermate intermedie. Lo scalo ferroviario cittadino per i treni passeggeri dal 2011 è la stazione di Carbonia Serbariu, progettata con caratteristiche di centro intermodale passeggeri per ospitare in una stessa struttura i capolinea dei treni e delle autolinee extraurbane. L'originaria stazione FS carboniense di Carbonia Stato è attiva invece per altre finalità di servizio, sebbene disabilitata al traffico passeggeri[37].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia Villamassargia-Carbonia, Stazione di Carbonia Serbariu e Stazione di Carbonia Stato.

Sino al 1974 Carbonia era attraversata anche da un'altra ferrovia, la San Giovanni Suergiu-Iglesias, gestita dalle Ferrovie Meridionali Sarde, che permetteva di raggiungere in treno dalla città Iglesias e i comuni dell'isola di Sant'Antioco. Tali collegamenti sono oggi espletati con autolinee.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia San Giovanni Suergiu-Iglesias e Stazione di Carbonia.

Autolinee[modifica | modifica wikitesto]

Carbonia è collegata al resto del territorio provinciale ed a Cagliari dagli autobus dell'ARST. La società dispone inoltre di una propria sede in città, con depositi e officine.

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

La mobilità pubblica nel centro cittadino è garantita da 2 autolinee urbane dell'ARST, che effettuano tra gli altri collegamenti con la zona del cimitero, con l'ospedale Sirai, con Serbariu, con Is Gannaus, col centro città e con la stazione di Carbonia Serbariu.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
11 dicembre 1937 16 agosto 1938 Ovidio Pitzurra Partito Nazionale Fascista Commissario Prefettizio [38]
17 agosto 1938 14 dicembre 1938 Giuseppe Giua Partito Nazionale Fascista Commissario Prefettizio [39]
15 dicembre 1938 27 settembre 1939 Ovidio Pitzurra Partito Nazionale Fascista Podestà [40]
28 settembre 1939 22 aprile 1942 Vitale Piga Partito Nazionale Fascista Podestà [41]
22 aprile 1942 30 novembre 1942 Casimiro De Magistris Partito Nazionale Fascista Podestà
1º dicembre 1942 30 luglio 1943 Francesco Alfieri Partito Nazionale Fascista Commissario Prefettizio
7 agosto 1943 28 dicembre 1943 Francesco Piga Onnis Partito Nazionale Fascista Commissario Prefettizio
26 gennaio 1944 20 giugno 1944 Guido Scano Commissario Prefettizio
21 giugno 1944 14 luglio 1944 Guido Scano Sindaco [42][43]
22 luglio 1944 31 agosto 1944 Andrea Nicoletti Sindaco [44]
26 settembre 1944 14 dicembre 1944 Isidoro Magliocco Commissario Prefettizio
28 dicembre 1944 10 settembre 1945 Ottavio Cucca Sindaco [43][45]
15 settembre 1945 6 novembre 1945 Tullio Mascia Partito Comunista Italiano Assessore Delegato
7 novembre 1945 7 aprile 1946 Pensiero Macciotta Commissario Prefettizio
7 aprile 1946 1º agosto 1948 Renato Mistroni Partito Comunista Italiano Sindaco
1º settembre 1948 11 ottobre 1948 Tullio Mascia Partito Comunista Italiano Assessore Delegato
12 ottobre 1948 27 maggio 1949 Roberto Orani Partito Comunista Italiano Assessore anziano
1º aprile 1953 2 agosto 1954 Pietro Cocco Partito Comunista Italiano Sindaco [43]
3 agosto 1954 26 maggio 1956 Umberto Giganti Partito Comunista Italiano Assessore anziano
27 maggio 1956 1º gennaio 1959 Pietro Cocco Partito Comunista Italiano Sindaco
2 gennaio 1959 5 novembre 1960 Pietro Doneddu Partito Comunista Italiano Sindaco [43]
6 novembre 1960 17 luglio 1963 Pietro Doneddu Partito Comunista Italiano Sindaco [43]
26 luglio 1963 21 novembre 1964 Antonio Saba Partito Comunista Italiano Sindaco
26 gennaio 1965 29 aprile 1967 Antonio Lai Partito Socialista Italiano Sindaco
22 novembre 1967 18 novembre 1968 Salvatore Pandolfini Commissario Prefettizio
7 gennaio 1969 18 novembre 1973 Pietro Cocco Partito Comunista Italiano Sindaco
4 febbraio 1974 1978 Pietro Cocco Partito Comunista Italiano Sindaco
1978 1983 Pietro Cocco Partito Comunista Italiano Sindaco
1983 29 maggio 1988 Bruno Ugo Piano Partito Comunista Italiano Sindaco
29 maggio 1988 27 agosto 1990 Bruno Ugo Piano Partito Comunista Italiano Sindaco [46]
27 agosto 1990 6 giugno 1993 Antonangelo Casula Partito Comunista Italiano Sindaco
6 giugno 1993 27 aprile 1997 Antonangelo Casula Partito Democratico della Sinistra Sindaco
27 aprile 1997 15 marzo 2001 Antonangelo Casula Partito Democratico della Sinistra Sindaco [43]
5 aprile 2001 19 aprile 2001 Andreina Farris Commissario Prefettizio
19 aprile 2001 13 maggio 2001 Andreina Farris Commissario straordinario
13 maggio 2001 12 giugno 2006 Salvatore Cherchi Democratici di Sinistra Sindaco
12 giugno 2006 16 luglio 2010 Salvatore Cherchi Partito Democratico Sindaco [47]
16 luglio 2010 16 maggio 2011 Maria Marongiu Partito Democratico Vicesindaco [48]
16 maggio 2011 in carica Giuseppe Casti Partito Democratico Sindaco

Dati dopoguerra[49][50][51]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Carbonia è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Un'azione del Carbonia (con la seconda maglia celeste) in una partita del Campionato di Eccellenza 2011-12 al campo Giuseppe Dettori

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. A.C. Carbonia Calcio, che nella stagione 2013/2014 milita nel girone A sardo di Promozione, e che ha all'attivo varie stagioni in Serie C e Serie D. Il miglior risultato conseguito dalla squadra biancoblu è un terzo posto in serie C negli anni cinquanta, a un punto dalle squadre promosse in serie B. Varie società, sia nella città che nelle frazioni maggiori, militano nei campionati minori e in quelli per categorie giovanili. Varie le società attive negli altri sport, si spazia dal basket alla pallavolo, dal rugby alla ginnastica artistica, dall'hockey su pista al tennis, sino all'atletica leggera e al nuoto (con la A.S.D. Rari Nantes Carbonia attiva a livello regionale e nazionale). Nella maggior parte dei casi le squadre competono a livello provinciale o regionale, anche se non mancano le eccezioni nella storia dello sport carboniense. Le società cittadine di pattinaggio ad esempio negli ultimi decenni hanno più volte lanciato campioni affermatisi poi a livello europeo e mondiale.

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stadio Carlo Zoboli visto da monte Leone
  • Stadio Carlo Zoboli: sito nel viale del Minatore[53], ospita le partite dell'Associazione Sportiva Dilettanti Carbonia Calcio (Eccellenza). Inaugurato il 21 maggio 1940 come Campo Sportivo della Gioventù Italiana del Littorio, fu intitolato l'anno seguente a Costanzo Ciano, per poi prendere la denominazione di stadio Comunale dalla fine del regime fascista sino al 9 settembre 2011, data in cui l'impianto è stato intitolato a Carlo Zoboli[54], giocatore simbolo del Carbonia[55] con cui giocò negli anni cinquanta e sessanta. Nel 1947 nel perimetro del campo di gioco fu costruito un velodromo, su cui corsero tra gli altri anche Fausto Coppi e Gino Bartali[55][56]. Negli anni il velodromo è stato però sempre meno utilizzato sino a cadere in disuso, anche per via del progressivo deterioramento delle due curve sopraelevate. I due rettilinei furono demoliti a fine anni sessanta[56] per far posto a una pista d'atletica in asfalto[56]. L'impianto dispone attualmente di una capacità massima di 3.500 posti[57].
  • Campo comunale Giuseppe Dettori: utilizzato per atletica, rugby e calcio (in più occasioni ha ospitato le partite casalinghe del Carbonia quando lo stadio Zoboli non era disponibile), è sede del memorial Mirko Masala, meeting a livello regionale e nazionale di atletica leggera.
L'interno del palazzetto dello sport cittadino durante l'amichevole di calcio a 5 tra Italia e Serbia del 2011
  • Palazzetto dello sport: realizzato a inizio anni 2000, è utilizzato per basket, pallavolo, calcio a 5 e per altri sport da effettuare al chiuso
  • Piscina comunale: situata in via delle Cernitrici, ospita gare di nuoto e pallanuoto, in particolare quelle legate alla Rari Nantes Carbonia.
  • Cittadella sportiva: compresa tra via Balilla e via dello Sport, comprende campi da tennis, una pista da hockey, un campo da calcio a 5 in sintetico, un campo multifunzinale, un pattinodromo oltre al campo Dettori.

Personalità sportive legate a Carbonia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Regio Decreto numero 2189
  2. ^ a b c d Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2013.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Carbonia in Dizionario italiano multimediale e multilingue d'ortografia e pronunzia, Rai. URL consultato il 7 settembre 2011.
  5. ^ Progetti pervenuti ai sensi della L. 15/12/1999 n. 482 (PDF), Regione Autonoma della Sardegna, pp. 4. URL consultato il 13 agosto 2010.
  6. ^ a b La Storia, Comune di Carbonia. URL consultato il 27 febbraio 2010.
  7. ^ a b I boddeus oggi parte del territorio carboniense sono citati nel territorio del Sulci proprio in Vittorio Angius, Città e villaggi della Sardegna dell'Ottocento : Icnhusa-Ozieri (Riedizione delle parti relative alla Sardegna del Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, editore G. Maspero e G. Marzorati) (PDF), a cura di Luciano Carta, Ilisso Edizioni [1833-1856], 2006, pp. 615-617(617-619 nel pdf), ISBN 978-88-89188-89-7. URL consultato il 5 settembre 2011.
  8. ^ a b Francesco Floris (a cura di), La Grande Enciclopedia della Sardegna - 2° volume (PDF), Sassari, Editoriale La Nuova Sardegna, 2007, pp. 350-351 (356-357 nel pdf). URL consultato il 5 settembre 2011.
  9. ^ a b Carbònia in Sapere.it, De Agostini. URL consultato il 5 settembre 2011.
  10. ^ a b Giovanni Antonio Sanna, Attraverso il Sulcis in ferrovia (estratto da pubblicazione "Il Sulcis" dell'Ente Regionale di Coltura della Sardegna del maggio 1926) in Le ferrovie del Sulcis - nella Sardegna sud occidentale fra documenti, immagini e racconti, Cortona, Calosci, 2012, p. 407, ISBN 978-88-7785-267-0.
  11. ^ a b Atlante Geografico De Agostini per la scuola, Novara, De Agostini, 1994, p. 24, ISBN 88-415-1971-1.
  12. ^ a b c La città, Comune di Carbonia. URL consultato il 28 agosto 2011.
  13. ^ Alberto La Marmora, Itinerario dell'isola di Sardegna (PDF), a cura di Maria Grazia Longhi, vol. 1, Nuoro, Ilisso [1860], 1997, pp. 248 (126 nel pdf), ISBN 88-85098-59-2.
  14. ^ Classificazione sismica, Protezione Civile. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  15. ^ Il clima, Comune di Carbonia. URL consultato il 27 febbraio 2010.
  16. ^ Calcolo dei Gradi Giorno e della Zona Climatica. URL consultato il 10 maggio 2011.
  17. ^ Ripopolamento e progresso economico del Sulcis dal XVIII al XX Secolo - di Carlo Pillai
  18. ^ 'Il bacino carbonifero del Sulcis - la storia'. URL consultato il 26-11-2009.
  19. ^ Clara Petacci, Mussolini segreto. Diari 1932-1938, a cura di Mauro Suttora, Rizzoli, 2009, ISBN 978-88-17-03737-2.
  20. ^ a b Stefano Musso (a cura di), Tra fabbrica e società - Mondi operai nell'Italia del Novecento, Feltrinelli, 1999, p. 321, ISBN 88-07-99054-7.
  21. ^ Franco Masala - Architettura in Sardegna dall'unità d'Italia alla fine del '900 pg. 225-226 - ISBN 88-87825-35-1 . 2001
  22. ^ a b Rinaldo Gianola, Senza fabbrica, Baldini e Castoldi, p. 82. URL consultato il 16 settembre 2011.
  23. ^ a b Le lotte operaie. URL consultato il 16 settembre 2011.
  24. ^ La Carbonia Rossa. URL consultato il 30 agosto 2011.
  25. ^ Massimo Carta, I settant'anni della città di Carbonia sono meritati e non sono trascorsi invano (PDF) in La Gazzetta del Sulcis, 26 giugno 2008, p. 6. URL consultato il 30 novembre 2009.
  26. ^ Legge Regionale 12 luglio 2001, n. 9, Regione Autonoma della Sardegna, 12 luglio 2001. URL consultato il 13 agosto 2010.
  27. ^ Città di Carbonia - Art. 5, comma 1, dello Statuto Comunale, Comune di Carbonia. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  28. ^ Carbonia Gonfalone della Città di in Quirinale.it. URL consultato il 1º maggio 2012.
  29. ^ La Chiesa di San Ponziano. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  30. ^ a b Bombardamenti Seconda guerra mondiale. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  31. ^ a b Chiesa di San Ponziano e campanile, Carbonia in Monumentiaperti.com. URL consultato il 12 maggio 2012.
  32. ^ Simone Franceschi, Grande riconoscimento per Piazza Roma. È tra le 60 piazze più vivibili d'Europa, 0781.info, 14 settembre 2007. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  33. ^ Primo maggio 2005 - Carbonia - Inaugurazione di “Frammento di Vuoto I”, ultima opera del grande maestro Giò Pomodoro, e della restaurata Piazza Roma, Comune di Carbonia. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  34. ^ Andrea Scano, Una città con l'accento straniero in L'Unione Sarda, 9 dicembre 2010. URL consultato il 21 marzo 2011.
  35. ^ Statistiche I.Stat in Istat.it. URL consultato il 16 gennaio 2013.
  36. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  37. ^ Attivazione commerciale della fermata di Carbonia Serbariu in FSNews.it. URL consultato il 4 settembre 2012.
  38. ^ Decreto Prefettizio di nomina n. 248 del 13/01/1938
  39. ^ Decreto Prefettizio di nomina n. 3591 del 17/08/1938
  40. ^ Decreto Prefettizio di nomina n. 5701 del 15/12/1938
  41. ^ Verbale di Giuramento del 16/10/1939
  42. ^ Decreto Prefettizio di nomina n. 2170 del 21/06/1944
  43. ^ a b c d e f Dimissionario
  44. ^ Su nomina del Prefetto
  45. ^ Decreto Prefettizio di nomina n. 4256 del 28/12/1944
  46. ^ Decaduto per mozione di sfiducia costruttiva
  47. ^ Decaduto dalla carica per incompatibilità con quella di Presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias, a cui Cherchi è stato eletto nella votazioni del 30 e del 31 maggio 2010.
  48. ^ Subentrata al Sindaco Salvatore Cherchi in seguito alla decadenza dalla carica di quest'ultimo conseguente alla sua elezione a Presidente della Provincia di Carbonia-Iglesias
  49. ^ Gianfranco Nurra, Tredici alla guida del municipio in sessantadue anni, La Nuova Sardegna, 9 giugno 2006. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  50. ^ La Carbonia rossa. URL consultato il 17 ottobre 2008.
  51. ^ Anagrafe: Ricerca e Archivio Amministratori Locali, Ministero dell'Interno. URL consultato il 15 giugno 2013.
  52. ^ a b Gianfranco Nurra, Arsia, sorella del carbone in La Nuova Sardegna, 23 febbraio 2010. URL consultato il 27 febbraio 2010.
  53. ^ Mappa turistica di Carbonia (PDF), Mauro Innocenti Editore. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  54. ^ Giuseppe Casti, Intitolazione Stadio Comunale "Carlo Zoboli", Comune di Carbonia. URL consultato il 9 settembre 2011.
  55. ^ a b Antonello Pirotto, Il mitico Comunale riapre i battenti in La Nuova Sardegna, 31 ottobre 2004. URL consultato il 16 settembre 2011.
  56. ^ a b c In pista anche Coppi e Bartali in L'Unione Sarda, 16 novembre 2004.
  57. ^ Il Comunale non è da azzurrini in La Nuova Sardegna, 23 gennaio 2005. URL consultato il 15 settembre 2011.
  58. ^ Marco Salis, Rondelli è il campione dei mediomassimi in L'Unione Sarda, 6 giugno 2009. URL consultato il 21 ottobre 2009.
  59. ^ http://www.cronacaonline.it/portale/homepage_06_aprile_02.htm

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vitale Piga, Il giacimento carbonifero del Sulcis - Carbonia,1938, a cura di Confederazione Fascista dei Lavoratori dell'Industria, Roma, 1938.
  • Vittorio Maltese, Carbonia,1938 in L'Economia Nazionale, Roma, 1938.
  • Stanis Ruinas, Viaggio per le città di Mussolini, Milano, Edizioni Bompiani, 1939.
  • F. Cori, Le Miniere di Carbònia in Resoconti dell'Associazione Mineraria Sarda, Iglesias, 1948.
  • Alberto Mori, Carbònia e le modificazioni del paesaggio geografico nel Sulcis settentrionale in Pubblicazioni della Facoltà di Ingegneria di Cagliari, vol. 1, Cagliari, 1950.
  • AA. VV., C.E.C.A. Studio sulla zona di Carbònia, Milano, Giuffrè, 1965.
  • Mario Carta, Note sulle miniere carbonifere del Sulcis – Realizzazioni in atto e tecniche in prospettiva per la coltivazione e la valorizzazione dei giacimenti di carbone in La programmazione in Sardegna 60, Sassari, Editrice G. Gallizzi, 1976.
  • Massimo Carta, Carbonia e il suo carbone (1851 - 1977), Cagliari, Società Poligrafica Sarda, 1977.
  • Lucia Nuti, Roberta Martinelli, Città nuove in Sardegna durante il periodo fascista in Storia urbana II, 1978.
  • Massimo Carta, Perché Carbonia, Cagliari, Gasperini Editore, 1981.
  • Maria Stella Rollandi, Miniere e minatori in Sardegna. Dalla crisi del dopoguerra alla nascita di Carbonia (1919 - 1939), Cagliari, Edizioni Della Torre, 1981.
  • Aldo Cesaraccio, Antonello Mattone; Giuseppe Melis Bassu, Mussolini in Sardegna, ristampa anastatica del volume Il Duce in Sardegna, Cagliari, GIA Editrice [1942], 1983.
  • Virginio Bettini, Borotalco nero carbone tra sfida autarchica e questione ambientale, Milano, Franco Angeli Editore, 1984.
  • Alberto Vacca, Carbonia e i problemi dell'industria carbonifera sarda (1936 – 1976), Cagliari, Edizioni Della Torre, 1985.
  • Massimo Carta, Carbonia: realtà da 50 anni, Nuoro, Cooperativa Grafica Nuorese, 1986.
  • Provincia di Cagliari - Assessorato Tutela Ambiente ed Ecologia (a cura di), Gassificazione del carbone Sulcis: l'alternativa ecologica, Cagliari, Emme 4 s.r.l., 1987.
  • Giuseppe Are, Marco Costa, Carbosarda. Attese e delusioni di una fonte energetica nazionale, Milano, Franco Angeli Editore, 1989.
  • Piero Bartoloni, Sandro Filippo Bondì;Luisa Anna Marras, Monte Sirai, Roma, Libreria dello Stato - Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1992.
  • Franco Reina, Carbonia, Carbosarda. Passione per la squadra biancoblù. La storia dal 1939 al 2000, Giampaolo Cirronis Editore.
  • Mauro Pistis, Lettera al Sindaco di Arsia. in Il Gazzettino della "Dante" Albonese, XII, nº 34, luglio - dicembre 2007, p. 16.
  • Carla Perra, Museo Archeologico Villa Sulcis Carbonia - Guida alle esposizioni, Envisual Carbonia, 2008.
  • Monumenti Aperti - Guida ai monumenti, Comune di Carbonia, edizioni annuali dal 2004 al 2010.
  • Giorgio Peghin, Antonella Sanna, Carbonia. Città del Novecento, Milano, Skira Editore, 2009.
  • Ruggero Soru, Il Paese delle Sirene (racconto a fumetti), Carbonia, Ediguida Srl, 2010.
  • Massimo Carta, Carbonia - 70 anni: 1938 - 2008, Carbonia, Iglesias, Edizioni Sulcis, 2010.
  • Francesco Krecic, Arsia, la bianca città del carbone. Storia della fondazione di un centro minerario in Istria fra le due guerre, Forum Edizioni, 2013

Romanzi ambientati a Carbonia[modifica | modifica wikitesto]

  • Valerio Tonini, Terra del carbone, Modena, Guanda Editore, 1943.
  • Bruno Rombi, Una donna di carbone, Cagliari, Condaghes editore, 2004.
  • Fabrizio Fenu, La bambina e la miniera, Cagliari, Arkadia editore, 2009.
  • Fabrizio Fenu, Flavia e il minatore, Cagliari, Arkadia editore, 2010.
  • Giulio Angioni, Doppio cielo, Nuoro, Il Maestrale, 2010.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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