Sinnai

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Sinnai
comune
Sinnai – Stemma Sinnai – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Cagliari-Stemma.png Cagliari
Amministrazione
Sindaco Maria Barbara Pusceddu (PD) dal 30/05/2011
Territorio
Coordinate 39°18′00″N 9°12′00″E / 39.3°N 9.2°E39.3; 9.2 (Sinnai)Coordinate: 39°18′00″N 9°12′00″E / 39.3°N 9.2°E39.3; 9.2 (Sinnai)
Altitudine 133 m s.l.m.
Superficie 223,38 km²
Abitanti 16 830[1] (31-07-2012)
Densità 75,34 ab./km²
Frazioni San Gregorio, Solanas, Tasonis
Comuni confinanti Burcei, Castiadas, Dolianova, Maracalagonis, Quartucciu, San Vito, Settimo San Pietro, Soleminis, Villasalto, Villasimius
Altre informazioni
Cod. postale 09048
Prefisso 070
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 092080
Cod. catastale I752
Targa CA
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti sinnaesi
Patrono santa Barbara
Giorno festivo 4 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Sinnai
Posizione del comune di Sinnai nella provincia di Cagliari
Posizione del comune di Sinnai nella provincia di Cagliari
Sito istituzionale

Sinnai (Sìnnia in sardo) è un comune italiano di 16 830 abitanti[1] della provincia di Cagliari che si trova a 133 metri sul livello del mare.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Le chiese[modifica | modifica sorgente]

La pineta[modifica | modifica sorgente]

In prossimità dell’abitato è presente ormai da più di un secolo la Foresta Campidano, meglio nota come la Pineta di Sinnai (in sardo sa Pimpinera), un suggestivo polmone verde costituito da conifereti impiantati artificialmente che si estende per 1600 ettari nel territorio di quattro comuni (oltre Sinnai anche Settimo San Pietro, Dolianova e Soleminis) intorno al rilievo collinare di Bruncu Mògumu dove è stato scoperto ultimamente un importante sito archeologico (resti di un tempietto nuragico di epoca protostorica e varie tracce di presenza fenicia del VII secolo a.C.). La pineta, data la sua estrema vicinanza con l'abitato, è da sempre un rinomato luogo di passeggiate, di escursioni e di svago non solo per i cittadini sinnaesi ma anche per tutti gli abitanti dell’hinterland cagliaritano. La superficie della pineta si è ultimamente ridotta, nel 1997, a causa di un incendio che bruciò oltre 600 ettari di bosco.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Sinnai presenta una forte crescita demografica a partire dagli anni cinquanta. La popolazione residente passa dai 6736 abitanti del 1951 ai 15235 del 2001, per cui, in questo periodo di tempo, relativamente breve per quanto riguarda gli avvenimenti della storia, essa risulta essere più che raddoppiata. Questa imponente crescita, è da considerarsi notevole soprattutto tenendo presente che l’espansione demografica, a livello di popolazione regionale, nello stesso periodo si è presentata con un valore di poco superiore al 25%. La causa di questo fenomeno è da attribuirsi fondamentalmente alla consistente mobilitazione che si è verificata all’interno dell’Isola a partire dal secondo dopoguerra. Questi movimenti sono stati certamente caratterizzati da un passaggio comprendente una fase iniziale dove la popolazione regionale era dispersa in un gran numero di piccoli paesi e villaggi di dimensione tendenzialmente uguale, ad una fase corrispondente a una concentrazione della popolazione entro pochi agglomerati di grandi dimensioni. Eventi migratori di tal genere hanno provocato una vera e propria ridistribuzione della popolazione sarda, la quale in questi cinquant’anni ha mostrato la tendenza a spostarsi dalle zone interne e dalle campagne verso le coste e i centri urbani più importanti. Sinnai, data la sua prossimità all’area di Cagliari è stata uno dei principali comuni destinatari di questi flussi.

Abitanti censiti[2]

La crescita urbana verificatasi nel paese nel corso del decennio che va dagli anni cinquanta fino al 1961 deve essere analizzata principalmente in un contesto più generale, caratterizzato dall’espansione dell’intera popolazione sarda, in particolare delle popolazioni di Cagliari e delle altre città costiere. L’Isola quindi cresce in questo periodo dell’11,2%, mentre Sinnai registra un incremento solo leggermente superiore, infatti passa dai suoi 6736 residenti del 1951 ai 7725 nel 1961, perciò aumenta la sua popolazione del 14% circa.

Come possiamo facilmente notare, tale crescita appare di molto inferiore a quella che invece ci si poteva aspettare in seguito all’ osservazione del dato complessivo che abbiamo fornito all’inizio di questo paragrafo, cioè del raddoppio della popolazione in soli cinquant’anni, ma bisogna anche tener conto che in questo primo periodo di turbolente dinamiche demografiche è soprattutto Cagliari, intesa propriamente come città, ad attirare popolazione.

Panorama dei monti nei pressi della punta Serpeddì

Il capoluogo isolano infatti conosce nel corso di questa fase una certa espansione urbana, dovuta soprattutto a flussi migratori di persone provenienti dalle altre aree dell’Isola, attirati oltre che dalle sue importanti caratteristiche economiche e commerciali di centro portuale, anche dalla concentrazione di risorse avvenuta nella città in seguito alla creazione delle varie strutture di governo della Regione Autonoma. Inoltre non bisogna dimenticare che, come abbiamo visto, in questi anni nell’intera Isola viene definitivamente sconfitta la millenaria piaga della malaria, ciò ha portato i sardi a popolare finalmente anche zone costiere, le quali venivano tradizionalmente evitate perché a causa della loro vicinanza al mare e la scarsa altitudine, rappresentavano un habitat ideale per la zanzara anofele, portatrice della micidiale malattia. Sinnai è comunque interessata solo marginalmente da questa prima fase di crescita che nel paese è ancora dovuta più che altro ad un saldo naturale positivo ed è da considerarsi ancora piuttosto modesta, soprattutto se paragonata a quella che si presenterà nei decenni successivi.

Nel corso degli anni 1960 infatti l’inurbamento del comune acquista un nuovo impulso grazie alla localizzazione di grosse quote di nuovi posti di lavoro sorti in seguito alla nascita di un nuovo polo industriale petrolchimico nell’area di Cagliari (Elmas, Macchiareddu e Sarroch) di interesse nazionale. Nella città vengono così ancora attratte grandi masse di popolazione da tutta l’Isola, e questo incremento demografico si allarga quindi in maniera decisamente impetuosa dal capoluogo ai comuni immediatamente circostanti ad esso (Quartu Sant'Elena, Selargius e Assemini). Seppur con minor intensità, queste dinamiche iniziano ormai a interessare anche il comune di Sinnai, che viene visto sempre più come una valida alternativa all’abitare in questi centri. La crescita demografica del paese in questo decennio è certamente più significativa di quella del decennio precedente, infatti, nonostante il tasso di crescita sia stato pressoché costante rispetto al periodo precedente (14%), il dato va raffrontato con una scala più generale, e cioè in rapporto all’incremento demografico che si è verificato nell’intera Isola, e che nel periodo in questione si è aggirato intorno ad uno scarso 4%. Questa bassa crescita a livello regionale è in contrasto con un saldo naturale estremamente positivo per l’Isola, il quale viene quasi totalmente controbilanciato da un impressionante saldo migratorio negativo, causato dall’ondata di emigrazioni di individui che, data la crescente e preoccupante disoccupazione presente nell’Isola, spesso sceglievano come meta il continente, nella speranza di trovare finalmente un impiego sicuro e ben retribuito. Dagli anni 1970 in poi l’egemonia di Cagliari, intesa come maggior capacità di attrarre popolazione rispetto agli altri centri, va via via diminuendo e inizia un notevole deflusso di popolazione verso i paesi dell’hinterland, anche quelli piuttosto distanti come appunto Sinnai, Settimo San Pietro e Maracalagonis. Nel paese si annota quindi un considerevole flusso in entrata di popolazione soprattutto dal capoluogo e dall’hinterland ma si registrano altresì arrivi di persone provenienti da altre parti della Sardegna. L’arrivo di nuove famiglie a Sinnai è da considerarsi un fenomeno molto importante oltre che per l’apporto determinante all’accresciuto saldo migratorio (il quale per la prima volta nella storia del comune è stato decisamente positivo) anche perché la loro presenza nel territorio ha contribuito ad aumentare il tasso di fertilità, quindi il saldo naturale. Nel decennio 1971-81 vediamo infatti che la popolazione di Sinnai cresce notevolmente (28%). Questo dato, appunto, è dovuto congiuntamente sia ad un notevole incremento nel saldo migratorio ma anche ad un saldo naturale estremamente elevato, di poco inferiore a quello del famoso baby boom verificatosi, oltre che a livello nazionale, anche nel paese negli anni Sessanta. Nei periodi 1981-91 e 1991-2001 la crescita demografica si assesta intorno al 16% e stavolta è dovuta quasi esclusivamente al saldo migratorio positivo, visto che in questo periodo si assiste ad una brusca diminuzione del saldo naturale, causato dal calo delle nascite, fenomeno anch’esso presentatosi specialmente su scala nazionale. Il saldo naturale continua comunque ad essere nettamente positivo, questo dato ci conferma che il paese è ancora in una fase di espansione e di forte vitalità demografica. In generale tutte le dinamiche evolutive della popolazione si presentano in questi ultimi anni con minore intensità rispetto al passato. Sinnai sembra quindi avere raggiunto dei valori demografici di equilibrio con tassi di crescita stabilizzati, che comunque si assestano su livelli decisamente superiori a quelli registrati a livello provinciale. L’aumento della popolazione nel paese in questi cinquant’anni è stata sì notevole, ma al contempo piuttosto progressiva e regolare, soprattutto se viene paragonata a quella verificatasi in altri paesi, come ad esempio quelli facenti parte della cosiddetta prima cintura dell’Area metropolitana di Cagliari (i paesi cioè immediatamente confinanti con il capoluogo, quindi Quartu Sant'Elena, Elmas, Selargius, Assemini, Monserrato, Quartucciu) i quali, nella maggior parte dei casi, hanno vissuto in questo periodo una crescita urbana spropositata, repentina e, almeno per ciò che concerne il loro sviluppo urbanistico, a tratti decisamente irrazionale. Questo dato è ovviamente dovuto alla lontananza intermedia che Sinnai ha nei confronti del capoluogo isolano, il quale rappresenta il vero fattore di attrazione di tutti i flussi migratori provenienti dall’interno dell’Isola, ma al contempo è stato anche la principale fonte dei flussi in uscita dei quali Sinnai ha potuto beneficiare nell’ultimo periodo. Il paese infatti pur non essendo confinante con il capoluogo, offre comunque buone vie di comunicazione con esso (a Cagliari ci si può arrivare, traffico permettendo, in una mezzora scarsa), e per questo è stato scelto come residenza da molte famiglie che pur avendo un lavoro a nella città o nel suo hinterland, hanno realizzato che vivere una vita da pendolari a Sinnai non era poi così scomodo, infatti dal 2007 si è trasferita in quel di Sinnai.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale comprende anche l'isola amministrativa di Solanas, avente una superficie di 26,70 km².

Economia[modifica | modifica sorgente]

La composizione settoriale della popolazione attiva e la sua modificazione temporale ci permettono di notare come il paese, caratterizzato da un’assoluta prevalenza agricola nel 1951, si presenti nel 2001 con una quota irrisoria degli occupati in questo settore, che durante questo lasso di tempo perde quasi tutti i suoi addetti con un calo particolarmente vistoso verificatosi negli anni Sessanta. Si tratta di un calo repentino e netto, avvenuto in tempi brevissimi. Il fatto oltretutto assume una prospettiva assai problematica, soprattutto se si tiene conto che un'analoga riduzione ha richiesto più di un secolo nelle altre realtà continentali europee.

Contemporaneamente a questo processo, notiamo inoltre che il settore terziario è nel 2001 in assoluto quello prevalente, e assorbe addirittura quasi il 70% del totale degli attivi. Discorso diverso per l’industria, che ha avuto un periodo di particolare vitalità in un periodo compreso tra gli anni Sessanta (quando è stata il settore di attività che offriva le maggiori possibilità di occupazione per i sinnaesi) e l’inizio degli anni Ottanta, poi in seguito è andata incontro anch’essa ad un vistoso calo. L’industria però si è manifestata a Sinnai essenzialmente attraverso l’industria di tipo edile, delle costruzioni, che ha sempre avuto un peso nettamente più rilevante rispetto agli altri settori dell'industria. Questo è vero soprattutto nel periodo intorno agli anni Sessanta quando la necessità di nuove case e edifici, sia nel territorio comunale sia nel capoluogo e nell’hinterland in generale, dovuta alla globale e imponente espansione urbanistica di tutta l’area metropolitana, ha reso floride queste attività.

In seguito, una volta sorti intorno agli anni sessanta i grandi impianti petrolchimici di Sarroch e Macchiareddu, l’industria in senso stretto ha finalmente cominciato ad assorbire occupati, per poi perderne ultimamente una parte considerevole, a causa della crisi della petrolchimica internazionale che ha investito in maniera fortemente traumatica l’intera regione sarda. Dall’analisi di questi dati, ci risulta estremamente chiaro come vi sia stato anche a Sinnai il cosiddetto “salto di una fase”, vale a dire la mancata industrializzazione e il conseguente passaggio degli attivi dal settore primario al settore terziario. Questo ha riguardato soprattutto le imprese e unità locali presenti sul territorio, ma anche la quantità di occupati, impiegati al di fuori dei confini comunali.

Gli occupati nell’industria sono stati la maggioranza degli attivi solo durante l’arco di un decennio (1961-71), e questo dato è fortemente influenzato, come accennato prima dagli occupati nell’industria delle costruzioni, la quale ha caratteristiche molto diverse dalla cosiddetta industria in senso stretto. Se si guarda al profilo occupazionale, quindi, Sinnai appare oggi una società dominata dal terziario, e questo dominio non è stato affatto preceduto da una fase di medio lungo periodo dove l’occupazione è stata prevalentemente industriale: in questo le dinamiche del paese seguono di pari passo le vicende regionali. Ovviamente questa situazione porta a delle problematiche che ormai possiamo definire “strutturali”, e che riguardano soprattutto questa terziarizzazione precoce.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

L’attività agropastorale è stata da sempre il settore trainante dell’economia sinnaese, essa rappresenta un ambito nel quale il paese vede radicate le proprie origini e le proprie tradizioni. Il ruolo dell’ agricoltura nel comune non ha avuto soltanto il significato di produzione di alimenti, ma ha rappresentato anche la massima espressione del suo patrimonio culturale di popolazione appunto rurale.

Scorcio della campagna di Sinnai

Nonostante queste forti e solide basi sulle quali il comparto agropastorale si appoggia, il settore ha comunque progressivamente e forse irreversibilmente perduto il suo peso economico nel paese con una velocità impressionante: basti pensare che se gli occupati in questo reparto rappresentavano nel 1951 ben il 55,5% sul totale degli attivi, nel 2001 questa percentuale è precipitata al di sotto del 4%.

Chi facesse un giro per le campagne di Sinnai avrebbe immediatamente davanti agli occhi la misura del grado di abbandono in cui le stesse versano, soprattutto chi le avesse conosciute anche solo una trentina di anni fa. Il declino dell’agricoltura quindi si è verificato in maniera estremamente veloce. Si tratta di un arco di tempo che ha richiesto, in pratica, meno di cinquant’anni, e che più o meno ricade nella media regionale, la quale bisogna ricordare è però stata di molto inferiore ai 100-150 anni che il processo ha richiesto nei paesi occidentali più avanzati o agli 80 nel nord Italia.

Passando invece ad un’analisi riguardante l’ambito più puramente statistico, possiamo anzitutto osservare nel territorio comunale una riduzione sia della SAU (vale a dire la superficie agricola utilizzata) che del numero di aziende agricole. La superficie agricola aziendale totale del territorio di Sinnai è all’anno 2000 di poco superiore ai 9000 ettari, con un decremento rispetto al 1961 di ben 62 punti percentuali. A fine 2000, nel territorio risultano presenti 427 aziende agricole, contro le 779 unità del 1961: una riduzione quindi delle unità produttive di circa il 45%, fenomeno questo accentuato particolarmente nell’ultimo decennio e andato di pari passo con il decremento della superficie agricola. L’incremento del costo della manodopera, determinato dall’alternativa di occupazione presso le imprese industriali, e le difficili condizioni imposte dall’apertura dei mercati ai prodotti esterni, hanno comportato l’abbandono di tradizionali produzioni agricole, quali la viticoltura, la cerealicoltura, la mandorlocoltura e l’olivicoltura, che fino agli anni Settanta avevano rappresentato un'importante fonte di lavoro e di reddito per il sistema economico locale, in grado di sostenersi nonostante le svantaggiose condizioni derivanti da un eccessivo frazionamento dei fondi e dall’assenza totale di infrastrutture.

La viticoltura è certamente il settore più importante dell’agricoltura sinnaese. Essa ha avuto la sua massima estensione e sviluppo nel periodo che va dal 1955 al 1985. A partire dal 1985, infatti la Comunità Europea ha incentivato con premi finanziari l’espianto dei vigneti e la viticoltura si è oggi ridotta, da allora, di ben due terzi. Il reimpianto ora è possibile solo rispettando determinate quote di estensione e di produzione, e seppur questi limiti favoriscano certamente la coltivazione di vigneti di qualità, tenuta e rendimento, al contempo rappresentano delle forti strozzature per la quantità prodotta. La cerealicoltura in questi ultimi anni sta dando segnali di ripresa, ma dai coltivatori è considerato pressoché un ripiego in quanto il prodotto è mal pagato, e anche qui soggetto a limitazioni e quote di produzione. Succede anche che sia dato come foraggio agli animali anziché venduto.

La mandorlocoltura un tempo rappresentava una parte importante e rinomata dell’economia agricola sinnaese, fino a 30 anni fa la Regione finanziava l’impianto e la produzione di mandorle. Da molti anni non c’è più mercato per questo prodotto e i mandorli non vengono più curati e sostituiti. Per quanto riguarda l’olivicoltura la situazione è migliore. Da alcuni anni si reimpianta grazie anche a finanziamenti della Regione e della Comunità Europea, la produzione è ancora limitata perché gli ulivi necessitano vari anni per arrivare alla completa maturazione, quindi alla piena produttività.

Come detto, l’uso produttivo attuale del territorio è condizionato pesantemente da fattori oggettivi, alcuni dei quali difficilmente modificabili. Tra questi spicca particolarmente la frammentazione fondiaria che è talmente accentuata, tanto che le attività aziendali devono essere svolte in fondi di modestissima estensione, disseminati nel territorio, distanti tra loro, mal collegati e quindi di difficile organizzazione razionale. Le aziende con meno di 5 ettari di terreno rappresentano più dell’83% del totale, pertanto a Sinnai l’Azienda agricola è, in modo generalizzato, di piccola o piccolissima dimensione. Gli appezzamenti minimi non sono che raramente delle vere e proprie aziende, nel senso che in esse si esercitano attività che molto spesso sono di tipo complementare o secondario rispetto all’attività principale, extra agricola del conduttore stesso, quindi hanno qualche utilizzazione colturale saltuaria ed economicamente marginale. Per cui nonostante attorno al paese gravitino più di 400 aziende, quelle che possiedono almeno una decina di ettari riuniti in un unico appezzamento sono davvero pochissime. Questa assoluta prevalenza della piccola dimensione dell’impresa agricola è certamente da considerarsi come un grosso limite allo sviluppo della produttività del settore, che per esprimere le proprie potenzialità ha bisogno di un processo di concentrazione delle risorse agricole. Tale concentrazione risulta funzionale all’ammodernamento dei processi produttivi, ed è conseguenza altresì di una modificazione dei modelli di gestione dell’attività agricola e della remuneratività economica perseguita. “Alla base del problema del frazionamento della superficie agricola, vi sono svariati fattori di natura storica, economica e socio-culturale: vi è, ad esempio, un atavico attaccamento e una tradizionale pressione sulla terra, la cui proprietà veniva e viene vista come una sorta di garanzia, ma anche semplicemente come una sorta di ritorno e/o riscatto. Infatti l’origine contadino-rurale è ancora comune a una gran parte della popolazione e l’acquisizione o il mantenimento della proprietà di una parcella seppur minima di terra, opera come una forma di attaccamento alle proprie radici”, ed ha soprattutto l’effetto di provocare gli smembramenti dei patrimoni aziendali nelle divisioni ereditarie.

La prevalenza di aziende agricole di dimensioni ridotte (spesso definite “improprie o “marginali”) rimanda al tipo di conduzione dell’azienda che a Sinnai, come per la Sardegna e l’Italia in genere, è largamente contadina, cioè, per dirla con i termini dell’ISTAT, a “conduzione diretta del coltivatore”. Questo tipo di aziende contadine sono contrapposte a quelle capitalistiche cioè quelle che nei censimenti dell’agricoltura vengono denominate “a conduzione con salariati e/o compartecipanti”. Esse sono dirette da un imprenditore agricolo il quale, a prescindere dalla effettiva proprietà della terra, organizza e coordina le operazioni colturali con l’aiuto di lavoratori dipendenti. A Sinnai secondo le fonti ISTAT ve ne sono attualmente soltanto due, le quali però possiedono e lavorano circa la metà della superficie totale agricola presente nel Comune. Nella teoria classica dello sviluppo economico la presenza dell’impresa a conduzione diretta familiare era considerata un fenomeno temporaneo. Infatti tale teoria si basava sulla considerazione che lo sviluppo stesso avrebbe portato nel tempo alla graduale scomparsa delle piccole e piccolissime unità produttive a favore di una concentrazione della terra e della produzione nelle aziende di medio-grandi dimensioni gestite con salariati. Sebbene un simile processo di concentrazione abbia effettivamente contraddistinto l’evoluzione delle strutture agrarie, la consistente presenza di unità di piccole dimensioni a conduzione prevalentemente familiare resta un fenomeno caratteristico dell’agricoltura italiana, pur se differenziato a livello regionale. La trasformazione delle vecchie colture e l’introduzione di tecniche di produzione innovative, oltre che per la polverizzazione delle superfici aziendali, sono fortemente limitate anche dalla scarsa disponibilità d’acqua per usi irrigui. La necessità del ricorso all’irrigazione si presenterebbe, per colture più intensive, non solo nella stagione estiva ma, a causa del clima siccitoso, anche nelle restanti stagioni dell’anno.

Un altro grave problema che contribuisce a rendere la situazione dell’agricoltura nel paese quanto più critica, è rappresentato dall’allontanamento verso diverse attività delle nuove generazioni, che quindi tendono sempre meno a dedicarsi a questo settore. L’agricoltura locale risente quindi di un forte fenomeno di senilizzazione: l’ assoluta maggioranza degli agricoltori sinnaesi ha un’età superiore ai 50 anni e di questi vi è una buona parte che supera i 65 anni. Altri aspetti negativi, per l’agricoltura sinnaese in generale, sono il problema delle eccedenze per i prodotti tradizionali e le conseguenti sfavorevoli dinamiche di mercato per i prezzi dei prodotti, particolarmente penalizzanti specie se riferite a quelle dei costi aziendali. Inoltre la politica degli organismi istituzionali è generalmente orientata verso un'industrializzazione crescente delle produzioni agrarie su aree a debole pendenza che nel territorio in questione sono piuttosto rare. Conseguenza di questo stato di cose è la continua, inesorabile riduzione dei redditi del settore e l’automatico spopolamento delle campagne, deplorato da coloro che in campagna ci lavorano ancora.

L'allevamento[modifica | modifica sorgente]

A Sinnai sono molto diffuse le pratiche pastorali estensive, riguardanti particolarmente l'allevamento ovino, conseguenti alla produttività molto bassa del territorio prevalentemente montagnoso. Questo carattere pastorale è legato anche alla grande estensione del comune, che in passato rendeva possibile, in regime comunitario delle terre, di condurre liberamente nei pascoli comunali le pecore così come i maiali che si nutrivano di ghiande di leccio nelle foreste dell’interno. L’allevamento ovino, come nel resto della Sardegna, si basa sul modello più che tradizionale della breve transumanza, che consiste nel pascolamento dei greggi al di fuori dell’ovile, e che in certi periodi dell’anno si compie anche a grande distanza, in quanto nel periodo estivo è conveniente portare il bestiame in alta collina o in montagna, mentre avviene il contrario in inverno. Tale sistema, se da un lato assicura la produzione di formaggi tipici e latticini di grande qualità, dall’altro però non può assicurare un vasto mercato adatto alle possibilità e alle potenzialità che il settore invece ha, anche perché ogni singolo pastore tende a costituire un minuscolo nucleo economico ristretto ad una famiglia.

Il peso della pastorizia nell’economia sinnaese è comunque andato progressivamente indebolendosi. A questo proposito possiamo elencare una serie di dati che appaiono estremamente rivelatori. Il numero di capi ovini nel giro di vent’anni si è pressoché dimezzato passando dai 5651 capi presenti nel 1980 ai 2747 del 2001. Le aziende operanti nel campo zootecnico sono in costante diminuzione e dal 1990 il decremento è stato pari al 74%, in quanto le aziende con capi d’allevamento sono passate da 216 a 56. Nonostante ciò, affiorano timidamente nuove aziende ovine con una vocazione meno tradizionale e più razionale, che adottano cioè i cosiddetti sistemi di allevamento intensivi o a stabulazione permanente, cioè allevamenti entro ricoveri appositamente costruiti, ed intorno terreni con coltivazioni di vari tipi di foraggi, in modo da assicurare un’alimentazione più accurata per una maggiore produzione. Queste aziende appaiono sempre più competitive e simili alle più evolute aziende zootecniche. Ma la parte più consistente della pastorizia continua ad essere quella di sempre, anche per le bassissime barriere di ingresso nel comparto: bastano pochi milioni per costruire un gregge e le spese di produzione sono ridottissime, a partire dal fattore produttivo primario, il pascolo, che si riesce ancora a trovare nei bordi delle strade provinciali o nei campi abbandonati e spesso incustoditi.

Città gemellate[modifica | modifica sorgente]

Sinnai è gemellata con

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 agosto 2012.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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