Portoscuso
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| Portoscuso | |||||||||
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| Stato: | |||||||||
| Regione: | |||||||||
| Provincia: | Carbonia-Iglesias | ||||||||
| Coordinate: | Coordinate: | ||||||||
| Altitudine: | 6 m s.l.m. | ||||||||
| Superficie: | 39,06 km² | ||||||||
| Abitanti: |
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| Densità: | 138,04 ab./km² | ||||||||
| Frazioni: | Bruncuteula, Paringianu, Portovesme[1] | ||||||||
| Comuni contigui: | Carbonia, Gonnesa, San Giovanni Suergiu | ||||||||
| CAP: | 09010 | ||||||||
| Pref. telefonico: | 0781 | ||||||||
| Codice ISTAT: | 092049 | ||||||||
| Codice catasto: | G922 | ||||||||
| Nome abitanti: | portoscusesi | ||||||||
| Santo patrono: | Santa Maria d'Itria | ||||||||
| Sito istituzionale | |||||||||
Portoscuso (in sardo Portescùsi) è un comune di 5.392 abitanti della provincia di Carbonia-Iglesias, nella regione del Sulcis-Iglesiente.
Indice |
[modifica] Storia
Il paese nasce come paese di pescatori provenienti da Gonnesa (allora Conesa), in particolare interessati alla pesca del tonno e alla raccolta dei coralli. A seguito della costruzione di alcune tonnare nella zona, il piccolo borgo originario, composto da baracche abitate durante le stagioni di pesca, inizia a evolvere in paese. Il suo nome attuale viene dallo spagnolo Puerto Escuso, cioè nascosto a chi, proveniente dall'attuale strada di Seruci, non poteva vedere il paese risultante molto a valle coperto da dune di sabbia e dunque nascosto alla sua vista. Il paese fu assalito durante le invasioni moresche, la piccola chiesa parrocchiale in piazza d'Itria fu depredata e fu sfregiato un quadro sacro tutt'ora custodito al suo interno. Inoltre alcuni suoi abitanti furono resi schiavi e trasportati attraverso la zona attuale del campo sportivo comunale presso i loro bastimenti in sosta laddove oggi si calano le reti della tonnara di Porto Paglia (dalla denominazione sarda delle alghe, "Palla marina" che le correnti qui depositano in abbondanza creando una sorta di molo, Per cui Portu palla, tradotto in italiano in Porto paglia). Tale località oggi è nota col nome di "Su campu dolorosu" cioè la strada, la via del dolore. A ricordo di tale storico evento sono poste sul luogo, da anni, una croce e una lapide, in memoria di quegli sventurati. In paese trovasi anche la villa "Su marchesu", che fu di un nobile sardo Pes di Villamarina conte di Vallehermosa e marchese di Villamar, grande consigliere alla corte di Torino del re di Sardegna, nobile che su incarico del monarca sardo aveva cercato di contrattare col re di Napoli la fine del suo regno a vantaggio di quello sardo. Questo nobile aveva edificato tale villa ,tutt'ora esistente all'ingresso del paese, per trascorrervi momenti di riposo. Da questo nobile sembrano prendere nome anche le curve della strada che proveniente da Gonnesa, porta all'ingresso ad Iglesias, denominate infatti "curve di villamarina".
[modifica] Curiosità
Nella tonnara de "su pranu" (il pianoro) in centro paese attualmente in ristrutturazione, furono ospitate le numerose famiglie di profughi da Tabarka appena giunte in terra sarda prima che venisse fondata la città di Carloforte dove si sarebbero potute trasferire. I profughi furono mantenuti grazie ai contributi della curia vescovile di Iglesias e della corona del Re di Sardegna.
L'8 settembre 2000, l'affondamento della nave Eurobulker IV ha causato il rilascio in mare di un quantitativo di carburante che ha provocato un inquinamento di una certa gravità [2].
[modifica] Amministrazione comunale
Sindaco: Adriano Puddu (lista civica) dal 28/05/2007
Centralino del comune: 0781 51111
Posta elettronica: non_disponibile
[modifica] Evoluzione demografica
Abitanti censiti 
[modifica] Monumenti
Degne di nota sono le prime costruzioni di rilievo, la Torre e l'Arsenale (detto Su Pranu), a fianco del quale sorge la Chiesa di Santa Maria d'Itria.
[modifica] La Torre Spagnola
La Torre venne fatta erigere dai conquistatori spagnoli nel 1594 come difesa dai corsari barbareschi. È realizzata in tufo e trachite della zona e sorge sulla cima di un piccolo promontorio. Ha un unico portale d'ingresso a 3,5 metri dal suolo, raggiungibile da una scala dalla cui cima si può vedere la chiesa di Santa Maria d'Itria e la tonnara Su Pranu. Alla fine degli anni '50, durante alcuni scavi, alla sua base furono trovati resti umani e cannoni di epoca tardo-medievale, attualmente custoditi a Cagliari.


