Santa Giusta (Italia)

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Santa Giusta
comune
Santa Giusta – Stemma
Stagno di Santa Giusta, sullo sfondo il paese
Stagno di Santa Giusta, sullo sfondo il paese
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Amministrazione
Sindaco Angelo Pinna (lista civica Sa Panga) dal 1-6-2010
Territorio
Coordinate 39°53′00″N 8°37′00″E / 39.883333°N 8.616667°E39.883333; 8.616667 (Santa Giusta)Coordinate: 39°53′00″N 8°37′00″E / 39.883333°N 8.616667°E39.883333; 8.616667 (Santa Giusta)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 69,22 km²
Abitanti 4 837[1] (31-12-2010)
Densità 69,88 ab./km²
Frazioni Cirras, Corte Baccas
Comuni confinanti Ales, Arborea, Marrubiu, Morgongiori, Oristano, Palmas Arborea, Pau
Altre informazioni
Cod. postale 09096
Prefisso 0783
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095047
Cod. catastale I205
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti santagiustesi
Patrono santa Giusta
Giorno festivo 14 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Santa Giusta
Posizione del comune di Santa Giusta all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di Santa Giusta all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Santa Giusta (Santa Justa in sardo) è un comune italiano di 4.823 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nella regione del Campidano di Oristano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È stata fondata dai Fenici nell'VIII secolo a.C. col nome di Othoca, tuttavia non mancano testimonianze dell'età del bronzo con i vari nuraghi sparsi nel territorio. Passata ai Romani con tutta la Sardegna e la Corsica, a seguito della caduta dell'impero, Othoca venne progressivamente abbandonata e nel medioevo la popolazione si spostò nei pressi della chiesa romanica di Santa Giusta.

Il villaggio di Santa Giusta fece parte del giudicato di Arborea e in seguito del marchesato di Oristano fino a ad essere inglobata nel Regno di Sardegna a partire dal 1478.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Basilica romanica di Santa Giusta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cattedrale di Santa Giusta.
La cattedrale

A Santa Giusta sorge una basilica romanica, risalente al XII secolo, nella cui cripta la tradizione vuole siano state martirizzate la Santa patrona del centro, Santa Giusta, insieme a Santa Enedina e Santa Giustina. La cattedrale è composta principalmente di arenaria e risale al XII secolo, infatti venne edificata tra il 1135 e il 1145. Questa chiesa è stata cattedrale sino al 1503, anno in cui la diocesi di Santa Giusta è stata soppressa e accorpata a quella di Oristano. La chiesa si erge maestosa e imponente all’ingresso del paese. Di forme sostanzialmente pisane (si noti dalle somiglianze con il duomo di Pisa), ma con decisi influssi lombardo-arcaici (come la partitura della facciata e il presbiterio sopraelevato), servì come modello per le forme di una serie di chiese dei territori vicini. La struttura della chiesa non ha subito rifacimenti attraverso i secoli della sua storia è quindi conservata nella sua bellezza originaria. Alla fine del Cinquecento e ai primi del Seicento furono costruite sul lato sud-occidentale della chiesa le due cappelle del Rosario e dello Spirito Santo (o di Sant’Antonio). La cattedrale si sviluppa con un impianto longitudinale a tre navate, con due ordini di colonne, sette per parte. La navata centrale, conclusa con un’abside orientata, è più alta delle altre, ed ha una copertura con capriate lignee, mentre le navatelle sono coperte con volte a crociera senza partizioni di archi trasversali. Sia le colonne che i capitelli sono antichi e sono di diversa mano e di diversa epoca, non vi è dubbio che provengano da antichi edifici romani, forse di Tharros. Tutti i capitelli sono di ordine corinzio, composite e ionico, ma non tutti della stessa finezza di lavoro. Le colonne, la maggior parte monolitiche, che sostengono le arcate sono tutte di marmo vario salvo tre che sono di granito. La cripta, articolata in quattro navatelle voltate a crociera, occupa un terzo del corpo della Chiesa, ovvero tutta la parte del presbiterio, la volta è sostenuta da sei colonne nane di marmo, le quali sono state ricavate tagliando altre colonne provenienti da antichi edifici,simili a quelle che sostengono le mura delle navate superiori. Vi sono tre altarini, uno si trova di fronte alla scala di accesso alla cripta, dove attualmente sono collocate le reliquie delle Sante, Giusta, Giustina ed Enedina, l’altro nella parete sinistra adiacente all’ingresso, dove si trova la Pietà de “Is Perdonanzas”, e infine l’altare presente al centro del lato sinistro della cripta. Questo sotterraneo è stato probabilmente la prima chiesa in cui si celebravano i divini misteri, testimoniato dalle numerose terrecotte figurate rinvenute verso la fine del secolo scorso nel sagrato della Cattedrale, questo fa pensare che in età punica, verso il IV-III sec. a.C., vi fosse localizzato un tempio dedicato a Demetra, dea del grano e dei raccolti, e a sua figlia Kore. La facciata, costruita in conci d’arenaria chiara, come tutto il resto della chiesa, proveniente dalle cave del Sinis, è nobilmente severa con il suo spartito in corrispondenza alla navata centrale e tripartita da una grande arcata risalente sino alla modanatura orizzontale sotto il timpano. L'arcata centrale poggia su due lunghissime lesene che partono dal basso e si raccordano alle paraste angolari con due arcate minori. Essa inquadra un bel portale pisano i cui stipiti sono sormontati da due leoni di marmo bianco, nel pilastro della parte destra vi è scolpito un leone che divora un suino, al lato sinistro poi un altro leone che divora un capriolo; simboli che si scolpivano nelle porte delle chiese del medioevo per indicare la vittoria del Vangelo sull’eresia. Sopra l’architrave di marmo un arco di scarico delimita una lunetta ribassata che porta una croce di basalto. Il frontone, privo di decorazioni è diviso in tre spazi da due lesene. In quello centrale compare un’apertura a rombo incavato a gradoni, di pura derivazione pisana. Ai lati del portale sono poste due colonne romane tronche di spoglio. I due ordini delle fiancate sono decorati con arcate romane pensili a gola dritta sostenute a due a due da lunghe lesene. Sul lato lungo settentrionale, in corrispondenza della quarta campata della navatella laterale sinistra si apre un ingresso secondario dotato di un timpano in basalto nero che, insieme ad alcuni conci dello stesso materiale incastonati a varie altezze sulla stessa fiancata, ne attenuano appena il monocromatismo. Le arcatelle dell’elegante abside semicircolare sono divise in cinque spazi e impostate su esili colonnine incastrate nel muro. Un piccolo campanile a vela a due monofore sovrastava fino al 1860 il muro orientale della navatella di sinistra. Attualmente nella parte posteriore della chiesa sorge un campanile ultimato nel 1908 su progetto di Dionigi Scanu.

Chiesa e necropoli di Santa Severa[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Santa Severa

L'altra chiesa del paese è dedicata a Santa Severa. Questo edificio, assai più piccolo della chiesa precedente, sorge in un'antica zona cimiteriale di importanza archeologica. La chiesa di Santa Severa, localizzata alla periferia meridionale del paese, è di probabile origine medievale, ma presenta rifacimenti del XVII secolo; è costruita con conci squadrati di arenaria, forse provenienti dalla penisola del Sinis e in parte recuperati dalle sepolture della necropoli antica, ed elementi lapidei in basalto, messi in opera con malta. La facciata, che i restauri del 1985 hanno privato dell’intonaco, si presenta con copertura a capanna sormontata da un campanile a vela. Il portale è a doppia anta con architrave in arenaria chiara e lunetta di scarico sovrastata da un’apertura ottagonale. All’interno è presente un’unica campata tripartita da archi a tutto sesto con copertura a vela. Nel retro della chiesetta e visibile la piccola sagrestia di fattura moderna (prima metà del XX secolo). Gli ingressi sono tre, il principale si affaccia sul fronte strada, altri due sui fianchi. La chiesa è illuminata dall’apertura ottagonale, sul fronte, e da quattro monofore presenti sulle pareti laterali. La chiesa è aperta per la messa domenicale e per i festeggiamenti in onore della Santa che si svolgono l’ultima domenica di settembre. La necropoli fenicio-punica e poi romana si trova a fianco alla chiesa e venne scoperta alla metà dell’Ottocento. Si distingue dalle altre aree funerarie sarde per la presenza di almeno due tombe monumentali a camera costruita, l’una individuata nell’Ottocento e non più localizzata, l’altra scoperta nel 1984. Quest’ultima, collocata ad una profondità di oltre 3 m dal piano di calpestio attuale, ha camera di pianta rettangolare, realizzata con grandi blocchi e lastre tagliati nell’arenaria del Sinis. Sulle pareti laterali sono presenti due nicchie quadrate, mentre la copertura, assai particolare, mostra un aggetto progressivo verso l’interno e culmina con quattro lastre poste in orizzontale. All’interno della tomba si conservavano i resti ossei di oltre una decina di incinerati e inumati, tra cui diversi bambini, accompagnati da ricchi corredi ceramici, oggetti d’ornamento e personali; tali materiali dimostrano che la sepoltura, di impianto fenicio, venne utilizzata ininterrottamente per successive deposizioni da età arcaica fino ad età tardopunica e solo episodicamente in età romana.Nella stessa area gli scavi successivi hanno messo in luce un lembo della necropoli antica caratterizzato da un’alta densità di sepolture. Le tombe di età fenicia (VII-VI secolo a.C.), in numero prevalente, sono per lo più semplici fosse scavate nel terreno alluvionale, di forma ovale o più allungata, con copertura costituita da lastre in arenaria. Di straordinario interesse è stata la scoperta di una tomba monumentale a cassone, databile anch’essa ad età arcaica. La sepoltura, di oltre due metri di lunghezza e di circa 1,50 di profondità, ospitava due inumati, presumibilmente un uomo e una donna adulti, in posizione supina e ancora in parte coperti dai resti della bara lignea. Alla successiva età punica (fine VI sec. a.C.-238 a.C.) si riferiscono solo poche sepolture, forse perché la necropoli si era nel frattempo estesa in un’altra area non individuata. A tale epoca si riferiscono alcune sepolture infantili all’interno di anfore da trasporto opportunamente tagliate per essere utilizzate come piccole bare, e almeno un sarcofago monumentale in arenaria, poi riutilizzato in età imperiale. A breve sarà possibile visitare la necropoli di Santa Severa grazie ad un progetto di musealizzazione e valorizzazione dell’area archeologica.

Il ponte romano di Santa Giusta[modifica | modifica wikitesto]

Ponte romano

Un’importante testimonianza relativa alla viabilità antica è costituita dal ponte sul Rio Palmas attualmente visibile all’uscita del paese di Santa Giusta in direzione di Cagliari. Come hanno mostrato gli scavi effettuati negli anni Ottanta, la struttura in origine doveva essere costituita da cinque arcate a tutto sesto, con quella centrale a fornice maggiore e quelle laterali, due per lato, di minori dimensioni. Il ponte ha un nucleo realizzato in opera cementizia, vale a dire in pietre cementate con malta di calce, pozzolana e sabbia, foderato all’esterno da paramenti murari in blocchi squadrati (opus quadratum) che mettono in opera blocchi di trachite verde e grigiastra dell’area di Fordongianus. È stato calcolato che in origine l’opera doveva avere una lunghezza di circa 28 m (95 piedi romani), una larghezza di oltre 6m (21 piedi) e un’altezza massima di quasi 4 m (13 piedi). Sulla base della tecnica costruttiva il ponte è stato datato tra la fine dell’età repubblicana romana e la prima età imperiale (I sec. a.C. - I sec. d.C.).

La laguna di Santa Giusta e il porticciolo dei pescatori[modifica | modifica wikitesto]

La laguna di Santa Giusta, Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), situata tra Oristano a nord, Santa Giusta ad est, la piana del Cirras a sud e il mare ad ovest, è per dimensioni il terzo stagno della Sardegna (800 ettari), dopo quelli di Santa Gilla, all’ingresso di Cagliari, e di Cabras, nella penisola del Sinis, a pochi chilometri di distanza. È alimentato da vari canali agricoli e da alcuni piccoli bacini secondari tra i quali Pauli Majori, Pauli ‘e Figu. Sono presenti alcune specie ornitologiche nidificanti come il germano reale, la folaga, il tuffetto, l’airone cinerino e gabbiani comuni. Nello stagno si pescano principalmente muggini, anguille, arselle e granchi che vengono utilizzati per realizzare prelibate pietanze tipiche del paese come i muggini e le anguille arrosto, le anguille a scambecciu e incasada, la pasta con il sugo di granchi cun cavuru. Gli insediamenti nel territorio di Santa Giusta sono stati favoriti dal particolare habitat e dalle risorse disponibili, quali pesci, molluschi che venivano raccolti negli specchi d’acqua, e dall’abbondante selvaggina delle campagne. In epoca romana il porto era situato nell’attuale zona del ponte maggiore, originariamente a cinque arcate, costruito per valicare, a sud di Othoca il Rio Palmas. In tale zona presumibilmente gli antichi commercianti e i pescatori della cittadina fenicio-punica e in seguito romana, attraccavano e commerciavano le loro merci e il loro pescaggio. Attualmente il porticciolo utilizzato dai pescatori del paese di Santa Giusta è ubicato nella zona dietro il Municipio, a fianco all’edificio che ospita l’Ufficio delle Poste Italiane. Da lì si muovono le imbarcazioni che ogni mattina solcano lo stagno per ritirare le reti poste il giorno prima. Gli strumenti utilizzati dai pescatori hanno subito delle modifiche nel corso del tempo, ad esempio la nassa è uno strumento usato anticamente per la pesca delle anguille, di forma troncoconica dal diametro di circa 15 cm e una lunghezza di circa 40/45 cm. Si tratta di un attrezzo di cattura che utilizza un sistema “ad inganno”, cioè un imbuto che permette il facile ingresso dell’anguilla ma ne ostacola l’uscita. La nassa veniva realizzata con rami di olivastro o salice e il corpo rivestito di giunco e faceva parte di un sistema composto da una cordata di nasse. Ogni nassa conteneva un’esca costituita da lombrichi e pesciolini, risorse fornite dallo stagno stesso. Ai giorni nostri la nassa non viene più utilizzata dai pescatori dello stagno di santa Giusta poiché è sostituita dai bertivelli, più pratici e funzionali. Il bertivello, è uno strumento di forma conica realizzato con la rete e tenuto aperto con dei cerchi di olivastro, in passato, di resina attualmente; composto da tre “inganni”, utilizza lo stesso sistema di cattura della nassa ma ha maggiori possibilità di pescato. Questo strumento è idoneo alla pesca di tutte le specie presenti nello stagno, viene assemblato in acqua in un sistema di sei elementi; collegati ad una rete a maglie strette a sua volta fissata in tensione con delle canne al fondo della laguna. Motivo di orgoglio per i pescatori di Santa Giusta è su fassoni, una piccola barca di giunco che viene costruito con fieno palustre, thifa o fenu, intrecciato con arte in modo da rendere appuntita la prua e tronca la poppa. Si può considerare la testimonianza viva e sempre attuale di una remota civiltà, alcuni studiosi lo fanno risalire ai fenici: in uno scarabeo tharrense è riprodotta una barca di papiro del tutto somigliante a su fassoni tranne per il fatto di avere la prua e la poppa. Da altri studi si fa risalire l’origine de su fassoni al periodo nuragico, questa ipotesi si basa sull’esigenza delle antiche popolazioni di disporre di mezzi idonei per operare nelle lagune. Precisamente su fassoni è attestato già dal IV secolo di d.C. in una raffigurazione del tempio ipogeico di San Salvatore di Sinis che lo mostra nella sua struttura originaria (IV sec. d.C ). Imbarcazioni simili sono presenti in Perù, in Egitto e nel golfo Persico. Dal 1978 a Santa Giusta nel mese di agosto si ripete la tradizione con la Regata de is Fassois, una manifestazione popolare che si svolge nelle sponde della laguna, la quale oltre ad arricchire di elementi storici e culturali l’ambiente lagunare assume un alto valore di qualità ed esalta le doti di abilità e di antagonismo dei gareggianti detti regatanti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei sindaci dal 1866[modifica | modifica wikitesto]

Elezione con voto riservato a coloro che pagavano le tasse.

  • Garau Antonio (1866-1871)
  • Maxia Francesco (1871-1875)
  • Figus Giovanni (1875-1878)
  • Contini Buschettu Giovanni (1878-1881)
  • Pinna Agostino (1881-1882)
  • Tolu Giovannino (1883-1883)
  • Figus Giovanni (1890-1891)
  • Figus Giuseppe (1892-1895)
  • Figus Giovanni (1896-1897)
  • Corrias Eugenio (1897-1914)
  • Matta Giovanni (1914-1917)

Elezione a suffragio universale maschile

  • Puddu Gavino (1917-1920)
  • Scano Vincenzo (1921-1921)
  • Piras Salvatore (1922-1927)

Frazione di Oristano 1927-1947

Elezione a suffragio universale maschile e femminile.

  • Figus Beniamino (1947-1952)
  • Carrus Vincenzo (1952-1956)
  • Melis Salvatore (1956-1958)
  • Cadoni Pietro (1958-1959)
  • Puddu Peppino (1959-1960)
  • Garau Daniele (1960-1964)
  • Carrus Vincenzo (1964-1970)
  • Figus Delio (1970-1975)
  • Cannas Bernardino (1975-1980)
  • Garau Luigi (1980-1990)
  • Melis Tino (1990-2005)
  • Figus Antonello (2005-2010)
  • Pinna Angelo (2010-)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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