Leptis Magna

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Coordinate: 32°37′48″N 14°18′44″E / 32.63°N 14.31222°E / 32.63; 14.31222

Leptis Magna
Il teatro di Leptis Magna
Il teatro di Leptis Magna
Geografia fisica
Superficie n.d.
Altitudine n.d. m s.l.m.
Geografia politica
Stato bandiera Libia
Regione Tripolitania
Municipalità Al Murgub
Patrimonio UNESCO.png
UNESCO - Patrimonio dell'Umanità
Tipologia Culturali
Criterio (i)(ii)(iii)
Pericolo Non in pericolo
Anno 1982
Numero 183

Leptis Magna (nelle iscrizioni anche: Lepcis Magna, per i Fenici Lebdah) fu un'antica e influente città della Libia, fiorita prima sotto i Cartaginesi e poi sotto i Romani. La città, che dal 1982 figura nella lista dei Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO, era una delle tre che hanno dato il nome alla Tripolitania.

Indice

[modifica] Geografia

Le rovine di Leptis Magna si trovano a circa 130 km a sud-est di Tripoli, nei pressi dell'attuale Lebda a circa 3 km da Al Khums (detta anche Homs o Khoms).

[modifica] Storia

La città venne fondata da coloni fenici intorno al 1100 a.C., anche se non riuscì a diventare una potenza nel Mar Mediterraneo orientale prima del IV secolo a.C. Leptis venne strappata dai Romani ai Cartaginesi durante la terza guerra punica (146 a.C.) e poi incorporata sotto Tiberio nella provincia Africa.

Veduta di Leptis Magna

Durante il dominio romano Leptis, acquisito l'appellativo di "Magna", divenne ben presto una delle principali città romane d'Africa grazie al fiorente commercio marittimo di spezie, schiavi ed animali provenienti dall'Africa subsahariana. Con oltre 100.000 abitanti, la città raggiunse il suo apogeo nel 193, quando Settimio Severo, nativo leptitano, divenne imperatore. Negli anni successivi Settimio Severo fu un munifico propulsore dell'abbellimento della propria città natale, che in quanto a sfarzo giunse a rivaleggiare con Cartagine e Alessandria. Nel 205 Settimio Severo visitò la città, che gli tributò grandi onori.

Nel III secolo la città visse tuttavia un rapido declino a causa dell'inesorabile insabbiamento del porto, che fece drasticamente ridurre la capacità commerciale della metropoli. Già nella metà del IV secolo gran parte di Leptis era abbandonata, e fu durante il regno di Teodosio I che conobbe un'effimera ripresa.

Nel 439 Leptis Magna e le altre città della Tripolitania furono prese dai Vandali e dal loro re Genserico, che si installò a Cartagine. Per dissuadere i leptitani dalla ribellione Genserico dispose lo smantellamento delle mura, scelta rivelatasi fatale quando la città venne saccheggiata dai Berberi nel 523.

Busto di Settimio Severo, Parigi, Museo del Louvre

Dieci anni dopo (533) la città fu ripresa da Belisario, che sciolse il regno vandalo l'anno successivo. Leptis Magna divenne capitale provinciale dell'Impero Romano d'Oriente, ma non riuscì a risollevarsi dalle distruzioni subite. Al tempo della conquista araba della città, nel 650, Leptis non era altro che l'ombra di se stessa, completamente abbandonata dai suoi abitanti e abitata solamente da una guarnigione bizantina.

Dopo un secolo di campagne e restauri archeologici il sito di Leptis Magna ha recuperato parte dell'antico splendore e rimane, a pochi metri dalle dune costiere, una seducente testimonianza del passato.

[modifica] Monumenti ed Edifici

[modifica] Arco di Settimio Severo

L'arco di Settimio Severo è uno dei monumenti più celebri di Leptis, ottimo per farsi una prima idea degli eccessi architettonici della città. Fu eretto nel 203 d.C., in occasione di una visita dell'imperatore Settimio Severo alla sua città natale, per rendere onore a lui e alla sua famiglia. Fatto inconsueto per l'epoca, il nucleo della struttura fu costruito in pietra calcarea e poi rivestito in marmo. L'opera che oggi tutti possono vedere è in realtà una semi-fedele ricostruzione dell'antico monumento, al pieno recupero del quale gli archeologi stanno tuttora lavorando.

L'arco è costituito da quattro imponenti pilastri che sorreggono una copertura a cupola. Ciascuna delle quattro facciate esterne dei pilastri era affiancata da due colonne corinzie, tra le quali erano scolpite decorazioni in rilievo rappresentanti le saldissime virtù e le grandi imprese dell'epoca dei Severi. Nel punto di intersezione tra la cupola e i pilastri si possono notare delle aquile con le ali piegate, uno dei simboli della Roma imperiale. Sopra le colonne si trovano due bei pannelli che riproducono nei dettagli processioni trionfali, riti sacrificali e lo stesso Settimio Severo che tiene per mano il figlio Caracalla. Sulla facciata interna delle colonne sono riportate scene di campagne militari, cerimonie religiose e immagine della famiglia dell'imperatore.

[modifica] Terme di Adriano

L'arrivo dell'acqua e l'impiego del marmo a Leptis spinse l'imperatore Adriano, agli inizi del II secolo d.C., a commissionare le splendide terme che oggi portano il suo nome, le quali poi divennero uno dei principali punti di aggregazione della città. Il complesso fu inaugurato nel 137 d.C., ma alcuni archeologi sostengono che l'effettiva apertura sia avvenuta dieci anni prima. Conformemente alla tradizione romana, esso si sviluppa sull'asse nord-sud e si distingue per la simmetria delle sue parti.

Le terme sono accessibili dalla palestra, dalla quale si passa nella natatio, il salone d'ingresso, una stanza con il pavimento rivestito da marmi e mosaici in cui si trova una piscina all'aperto circondata da colonne su tre lati. Oltre la natatio, si apre la sala più grandiosa del complesso, una delle opere architettoniche più belle della città: il frigidarium, il locale del bagno freddo. Si tratta di un'enorme stanza di 30 metri per 15, pavimentata in marmo, con otto massicce colonne di marmo cipollino alte quasi 9 metri che sorreggono un soffitto a volta, ornato con mosaici di colore blu e turchese, di cui oggi però non rimane più nulla. Presso entrambe le estremità della sala si trova una vasca, mentre, lungo le pareti, si possono notare le nicchie al cui interno erano originariamente collocate 40 statue, alcune delle quali sono oggi conservate nei musei di Leptis e di Tripoli.

Immediatamente a sud del frigidarium si trova il tepidarium, il locale adibito al bagno tiepido, in origine formato da una piscina centrale fiancheggiata su due lati da colonne - le altre due vasche furono aggiunte successivamente. Tutto intorno al tepidarium si aprono le stanze del calidarium, la stanza del bagno caldo, orientate verso sud. Un tempo, probabilmente, avevano grandi finestre in vetro sul lato meridionale. Il calidarium era un grande locale con una volta a botte costituita da splendide cupole. A questo locale furono aggiunte cinque laconica (bagni turchi) durante il regno di Commodo. All'esterno delle pareti meridionali vi erano le fornaci usate per riscaldare l'acqua. Sui lati orientale e occidentale degli edifici corrono le cryptae, i deambulatori. Molte delle stanze più piccole che si notano ovunque erano i cosiddetti apodyteria, gli spogliatoi. Le forica, le latrine, meglio conservate sono quelle che si trovano sul lato nord-orientale del complesso.

[modifica] Tempio delle Ninfee

A est della palestra e delle terme di Adriano vi è una piazza aperta dominata dal Nymphaeum, o Tempio delle Ninfee. La sua splendida facciata con colonne di granito rosso e marmo cipollino ricorda le facciate dei teatri romani, mentre le nicchie, ora vuote, un tempo ospitavano delle statue di marmo. L'imponente fontana risale all'epoca del regno di Settimio Severo.

[modifica] Via Colonnata

La piazza antistante il Nymphaeum segnava l'inizio di una via monumentale diretta al porto. Fiancheggiata da portici e negozi, questa strada era larga più di 20 metri e lunga circa 400 metri. Poiché collegava le terme e il nuovo foro dei Severi con il lungomare, era una delle strade più importanti della città.

[modifica] Foro dei Severi

Testa di Gorgone

L'audace progetto di trasformazione di Leptis attuato da Settimio Severo prevedeva anche la revisione della struttura del centro cittadino, che fu da lui trasferito dal foro vecchio ad uno nuovo, battezzato con il nome della dinastia imperiale. Intorno al Foro dei Severi, uno spazio aperto e pavimentato in marmo che misura 100 metri per 60, si possono ancora vedere numerosi resti che rimandano ai giorni gloriosi della città.

Come voleva la grande tradizione delle piazze cittadine romane, il Foro dei Severi era circondato da portici ad arcate. Sulle facciate tra un arco e l'altro erano riprodotte teste di Gorgoni, di cui ne sono state ritrovate 70. Nella maggior parte dei casi sono rappresentazioni simboliche della dea romana della Vittoria. Oltre ad esse vi sono alcune splendide immagini di Medusa. Stranamente gli archi erano di pietra calcarea, mentre le teste erano scolpite in marmo. Di fronte alle teste rimaste intatte sono visibili alcuni pannelli verticali con iscrizioni dedicatorie che fungevano da plinti per le statue.

Sul lato sud-occidentale del foro anticamente sorgeva un tempio dedicato alla Dinastia dei Severi. In epoca romana esisteva infatti la consuetudine di divinizzare gli imperatori, consuetudini chi i sudditi perpetuavano da un lato perché effettivamente credevano nella loro natura divina, dall'altro perché traevano indubbi benefici politici considerando i loro sovrani alla stregua di divinità. Oggi del tempio rimangono soltanto la scalinata, la piattaforma e un magazzino sotterraneo. Ad esso appartenevano pure alcune colonne di granito rosa che si trovano sparse per il foro.

[modifica] Basilica

Basilica

La Basilica dei Severi è una struttura lunga 92 metri e larga 40 che sorge sul lato nord-orientale del Foro. Nata come palazzo di giustizia, aveva un'abside su entrambe le estremità, una navata centrale e due navate laterali divise da colonne di granito rosa e un tetto, forse in legno. La sua costruzione fu avviata da Settimio Severo e completata da suo figlio Caracalla nel 216 d.C. La relativa austerità della sala principale è in stridente contrasto con la stravaganza delle colonne scolpite che si innalzano a fianco delle absidi, che componevano in realtà i templi di Liber Pater (per i Romani Bacco e per i Greci Dionisio) e di Ercole (Eracle). <<L'ingresso principale si trova su uno dei lati lunghi. Di conseguenza il visitatore , nell'atto in cui si affaccia all'ingresso , si trova dinanzi a una delle due fila di colonne , e qualora volgia entrare nell'aula si trova costretto ad attraversarle>>(A.Romanini,in L'arte medievale in Italia). Su una delle quattro magnifiche colonne del Tempio di Eracle si notano dei bassorilievi rappresentanti le sue mitiche 12 fatiche.

Nel IV secolo Giustiniano trasformò la basilica in una chiesa cristiana, facendo sistemare l'altare nell'abside sud-orientale. Dall'alto delle scale vicine all'angolo nord-occidentale si godono vedute mozzafiato della città.

[modifica] Porta Bizantina

La Porta Bizantina

A nord-ovest della Basilica inizia una strada che conduce alla Via Trionfale, il cardo maggiore, e alla Porta Bizantina. Da notare quelli che sembrano fori di proiettile, che in realtà sono i buchi lasciati dagli “arcaici chiodi” martellati nel muro per appendere lastre di marmo.

[modifica] Archi Monumentali

Sul tratto della Via Trionfale che passa per l'angolo meridionale del mercato si erge l'arco di Tiberio (I secolo d.C.). Poco più avanti si trova l'arco di Traiano, fatto costruire nel 110 d.C., eretto probabilmente per commemorare l'acquisizione, da parte di Leptis, dello status di colonia dell'impero. Entrambi gli archi sono in pietra calcarea.

[modifica] Foro Antico

Foro

L'antico foro di Leptis Magna era il centro della vecchia città romana e, in epoca ancora precedente, il primo insediamento comparso lungo questo tratto della costa, come testimoniano i resti delle case puniche che sono stati rinvenuti a nord-est. La piazza fu completamente abbandonata a se stessa, quindi ne rimane ben poco. Ciononostante costituisce comunque il cuore monumentale dei progetti urbanistici dell'imperatore Augusto, quindi fornisce preziose indicazioni sulla vita dei primi abitanti della città. Lastricata nel 2 d.C., era orlata su tre lati da portici colonnati.

Entrando nel foro dalla Porta Bizantina, si vedono le rovine di tre templi: il tempio di Liber Pater, risalente al II secolo d.C., di cui resta solo il podio; il Tempio di Roma e di Augusto, costruito tra il 14 e il 19 d.C. in pietra calcarea e che probabilmente veniva utilizzato come palco dagli oratori che tenevano discorsi sulla piazza; il Tempio di Ercole, del quale non rimane quasi più nulla. Sono sopravvissute nel tempo anche alcune colonne di granito grigio che contrassegnano il punto in cui un tempo sorgeva l'antica basilica, eretta una prima volta nel I secolo d.C. e ricostruita nel IV secolo d.C. In seguito fu trasformata in una chiesa bizantina, della quale si distinguono solamente l'abside, le navate laterali, il nartece e le colonne, in uno stato di erosione molto avanzato. Nei pressi della Basilica si trova la Curia, ovvero il Senato, risalente al II secolo d.C. Al centro del foro si notano un piccolo battistero con pianta a croce e un'esedra, non di carattere religioso.

Giove Dolicheno

[modifica] Porto

Il porto era un altro elemento del quale la città non poteva prescindere nella visione urbanistica di Settimio Severo. Del faro non restano oggi che le fondamenta, ma un tempo esso era alto più di 35 metri e, a detta di alcuni storici, non era molto diverso dal più rinomato Faro di Alessandria.

Le zone meglio conservate del porto sono il molo orientale, i magazzini, le rovine di una torre di osservazione e una parte delle banchine utilizzate per il carico delle merci. Altrettanto degna di nota è l'imponente scalinata del Tempio di Giove Dolicheno. Era, questa, una divinità siriana poco conosciuta all'epoca di Settimio Severo, e si crede che la comparsa di questo tempio a lei dedicato sia dovuta al fatto che la moglie dell'imperatore fosse siriana.

[modifica] Chalcidicum

Il chalcidicum si trova nell'isolato immediatamente a ovest dell'Arco di Traiano. Costruito nel I secolo d.C., durante il regno di Augusto, ha un portico colonnato collegato alla Via Trionfale per mezzo di una serie di gradini. Al suo interno sorgeva un tempietto in onore di Augusto e di Venere. Vi sono anche alcune colonne in marmo cipollino e capitelli corinzi del II secolo d.C. Presso l'angolo orientale si può notare un curioso piedistallo dalla forma di elefante.

[modifica] Mercato

Mercato

Il mercato si tratta di uno degli spazi più belli e singolari di Leptis Magna, con due padiglioni ottagonali ricostruiti, al riparo dei quali venivano allestite le bancarelle che vendevano i prodotti dei mercanti e dei contadini. Secondo quanto affermano gli archeologi, il padiglione settentrionale era adibito alla compravendita dei tessuti, il che parrebbe trovare conferma nella copia di una tavola di pietra (oggi esposta al Museo di Leptis Magna), risalente al III secolo d.C., che reca le principali unità di misura: il braccio romano o punico (51,5 centimetri), il piede romano o alessandrino (29,5 centimetri) e il braccio greco o tolemaico (52,5 centimetri). Nel secondo padiglione si teneva invece il mercato ortofrutticolo. Bancarelle provvisorie venivano allestite sotto il portico sorretto da colonne che corre tutt'intorno al mercato.

Il complesso venne edificato nel 9 a.C. e poi ricostruito durante il regno di Settimio Severo: alcune colonne con capitello di marmo risalgono a questa seconda epoca. Delle facciate riccamente colorate che sono rimaste, le più suggestive sono quelle importate dai navigatori di Leptis.

[modifica] Teatro

Teatro

Il teatro di Leptis è uno dei più antichi teatri in pietra del mondo romano e il secondo dell'Africa per dimensioni (dopo quello della libica Sabratha). La sua costruzione venne iniziata tra il primo e il secondo secolo d.C., sul sito di una precedente necropoli punica utilizzata tra il V e il III secolo a.C. L'elemento che si può definire più stupefacente di queste colossale monumento è il palcoscenico, che presenta un fondale con tre nicchie semicircolari ed è circondato da un triplice ordine di colonne risalenti all'epoca di Antonino Pio (138-161 d.C.). Il palcoscenico era decorato con centinaia di scultore che, tra i vari soggetti, ritraevano divinità, imperatori e cittadini illustri. Due di esse sono tuttora nella loro posizione originaria: la statua di Bacco, ornata da viti e foglie, e quella di [Eracle], con la testa ricoperta da una pelle di leone.

I sedili riservati ai notabili della città stavano subito sopra l'orchestra ed erano separati da quelli del pubblico pagante da una massiccia balaustra di pietra, aggiunta nel 90 d.C., mentre i posti più popolari furono scolpiti nella roccia all'epoca della costruzione del teatro. In cima alla cavea si trovavano alcuni tempietti e un colonnato di marmo cipollino.

[modifica] Terme dei Cacciatori

Le Terme dei Cacciatori sono facilmente riconoscibili per l'interminabile sequenza di volte a botte scolpite nell'arenaria. Questo complesso, costruito nel II secolo d.C. e utilizzato per quasi tre secoli, non offuscò mai la fama delle Terme di Adriano, ma conserva affreschi e mosaici di eccezionale valore. Questa struttura deve il suo nome ad un affresco, situato nel frigidarium, nel quale sono raffigurate scene di caccia, ambientate nell'anfiteatro di Leptis. Altre belle pitture murali si possono contemplare nelle stanze adiacenti. Sulle pareti del bagno si trova poi un meraviglioso affresco appartenente ad un'epoca precedente alle terme e “trapiantato” durante la costruzione. Altrettanto degni di nota sono i bei pannelli in marmo.

Anfiteatro

[modifica] Anfiteatro

Il suggestivo anfiteatro di Leptis Magna, capace di contenere 16.000 spettatori, venne scavato nel fianco di una collina nel I secolo d.C. Dietro i gradini superiori correva probabilmente un portico colonnato. Il programma generalmente iniziava con una matinée, in cui i cacciatori fatti entrare nell'arena inseguivano lepri e piccoli roditori, poi proseguiva con criminali incatenati che venivano lasciati alla mercé dei leoni. Ai cristiani, che venivano dopo i criminali, se non altro era concesso di stare nell'arena senza catene, ma pochi riuscivano a salvarsi. Tutto questo faceva da preludio al vero evento, le epiche sfide tra gladiatori.

[modifica] Stadio (ippodromo)

Lo stadio è accessibile attraverso un passaggio secondario che si apre sul lato occidentale dell'anfiteatro. Edificato nel 162 d.C., durante il regno di Marco Aurelio, ospitava le gare dei cocchi, alle quali assistevano anche 25.000 spettatori. Date le sue dimensioni (450 metri per 100), era uno degli stadi più grandi del mondo romano - purtroppo oggi non ne restano che le fondamenta. Nella zona centrale si tenevano a volte esibizioni acrobatiche per intrattenere il pubblico tra una corsa e l'altra, com'è illustrato nei mosaici di Villa Silin. Il programma, infatti, normalmente prevedeva più corse di sette giri, da compiersi in senso antiorario.

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