Essaouira

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Essaouira
città
الصويرة
Essaouira – Veduta
Dati amministrativi
Stato Marocco Marocco
Regione Marrakech-Tensift-El Haouz
Provincia o prefettura Essaouira
Territorio
Coordinate 31°30′36″N 9°45′36″W / 31.51°N 9.76°W31.51; -9.76 (Essaouira)Coordinate: 31°30′36″N 9°45′36″W / 31.51°N 9.76°W31.51; -9.76 (Essaouira)
Altitudine 29 m s.l.m.
Abitanti 69 493 (2004)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+0
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Marocco
Essaouira
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Medina di Essaouira (l'antica Mogador)
(EN) Medina of Essaouira (formerly Mogador)
Essaouira001.jpg
Tipo Culturali
Criterio (ii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2001
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Essaouira (arabo: الصويرة, al-Ṣawīra) è una città del Marocco, capoluogo della provincia omonima, nella regione di Marrakech-Tensift-El Haouz. La città è affacciata sull'Oceano Atlantico e conta circa 70.000 abitanti ed è capoluogo dell'omonima provincia.

La sua medina è iscritta nella lista dei patrimoni mondiali dell'umanità dell'UNESCO.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La città venne fondata, secondo la tradizione, da mercanti cartaginesi in un luogo abitato da popolazioni berbere. Ben presto la città divenne uno scalo commerciale sulla rotta verso il Golfo di Guinea e verso il III secolo a.C. fu ripresa dai berberi che vi instaurarono una monarchia.

In seguito alla terza guerra punica il regno berbero di Essaouira entrò nell'orbita commerciale romana basandosi sull'industria della salagione e sulla tintura a base di porpora, ma perse la sua indipendenza nel 42d.C.,quando venne annessa alla provincia romana della Mauretania tingitana (da Tingis, antico nome di Tangeri).

Parecchi secoli dopo la conquista araba, avvenuta nel VII secolo, la città si riprese dal suo lungo torpore quando venne riscoperta dai marinai portoghesi, che si installarono in città ribattezzandola Mogador (derivato da Sidi Mogdoul wali locale). L'arrivo degli europei coincise con la fioritura della comunità ebraica, che divennero intermediari politici e commerciali tra il sultano e le potenze straniere.

Nel 1764, il sultano Mohammad III del Marocco decise di fare di Essaouira una base navale fortificata e chiamò pertanto l'architetto militare francese Théodore Cornut a ridisegnare la città. In tre anni i lavori stravolsero l'impianto urbanistico della vecchia Mogador per creare una città moderna di stampo europeo, con un largo viale centrale a portici e dritte vie trasversali; il tutto fu rinchiuso in una poderosa cinta di mura. Alla sua planimetria perfettamente regolare la città deve il suo nome attuale: «la ben disegnata».

Fino alla prima metà del XIX secolo Essaouira vide crescere sempre più la sua importanza e la città godette di una formidabile prosperità grazie anche alla numerosa comunità ebraica, il cui numero era superiore a quello dei musulmani. Per anni unico porto marocchino aperto al commercio estero, Essaouira divenne un importante scalo marittimo dove venivano imbarcate le merci giunte in città attraverso le vie carovaniere.

Il declino di Essaouira divenne rapido con l'instaurazione del protettorato francese sul Marocco (1912) e con lo sviluppo di altri porti (Casablanca, Tangeri e Agadir). Finita al margine delle rotte marittime a causa delle sue acque poco profonde, la città è rapidamente risorta negli ultimi cinquant'anni, grazie al turismo ma anche alla sua vocazione culturale e musicale.

A conferma del cosmopolitismo di Essauira nel XIX secolo sono antichi cimiteri arabi, ebrei ed europei affacciati sull'oceano.

La kasba e il quartiere ebraico[modifica | modifica sorgente]

La qasba, cioè la cittadella fortificata che difende il porto, è una piattaforma protetta da mura merlate su cui si trovano dei cannoni spagnoli dei secoli XVII e XVIII rivolti verso l'oceano: nelle casematte a pianterreno si trovano i laboratori degli intarsiatori su legno d'ebano e di cedro. Interessante è il Museo Sidi Muhammad ben ʿAbd Allah dedicato alle arti e alle tradizioni regionali con collezioni di strumenti musicali, raccolta di gioielli, di tappeti e costumi cittadini, di armi e pitture su legno e perfino riproduzioni dei disegni che si fanno sul corpo con l'henné in occasione di cerimonie o feste. Ormai abbandonato dagli ebrei il Mellah, quartiere ebraico. Gli ebrei costituivano agli inizi del XX secolo la maggioranza della popolazione di Essaouira ed una comunità ricca dedita al commercio e all'oreficeria: si contavano circa 17.000 ebrei contro meno di 10.000 musulmani. Molti ebrei vengono ogni anno in pellegrinaggio al cimitero ebraico dove è sepolto il gran rabbino Chaim Pinto. La storia ebraica della città inizia con la sua fondazione operata dal sultano Mohammad III del Marocco, che incoraggerà gli ebrei a trasferirsi nella città per il commercio con l'Europa.

Casa ebraica ad Essaouira, di Darondeau (1807-1841).

Cultura[modifica | modifica sorgente]

  • Essaouira a metà degli anni Sessanta fu il luogo dove si riunirono numerose comunità hippy che ospitarono tra l'altro artisti come Jimi Hendrix, Frank Zappa, Bob Marley, Sting. Ad attirare Jimi Hendrix a Essaouira fu la ghnawa, musica introdotta in Marocco dagli schiavi neri[1], e qui ogni anno, nel mese di giugno, ha luogo il Festival di musica gnawa[2];
  • Orson Welles ha girato ad Essaouira molte riprese del suo film Otello (1952)[3];
  • Sidi Ambak Bubi, che insegnò agli inizi dell'Ottocento l'arabo al noto esploratore scozzese Mungo Park, scandalizzando per i suoi insoliti comportamenti e gli abiti i suoi concittadini, era originario di Mogador.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Brigitte Tast, Hans-Juergen Tast: And the wind cries Jimi. Hendrix in Marokko, Kulleraugen - Visuelle Kommunikation Nr. 40, Schellerten 2012, ISBN 978-3-88842-040-5
  2. ^ Le Festival Gnaoua et des musiques du Monde d’Essaouira
  3. ^ Brigitte Tast, Hans-Jürgen Tast: Orson Welles - Othello - Mogador. Aufenthalte in Essaouira, Kulleraugen Vis.Komm. Nr. 42, Schellerten 2013, ISBN 978-3-88842-042-9

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Tast, Brigitte; Tast, Hans-Juergen. Still the wind cries Jimi. Hendrix in Marokko, Schellerten, 2012, ISBN 978-3-88842-040-5

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