Lingua fenicia

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Lingua fenicia ()
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Parlato in Fenicia, Cartagine e colonie
Periodo Fine del II millennio a.C.-VII secolo d.C.
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Classifica estinta
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Tipo
Filogenesi Afroasiatico
 Semitico
  Semitico nordoccidentale
   Cananaico
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Codici di classificazione
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ISO 639-3 phn  (EN)
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Estratto in lingua
Il Padre Nostro
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Traslitterazione
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La lingua fenicia, o fenicio, era la lingua, oggi estinta, degli antichi fenici. Spesso si usa il termine fenicio-punico per comprendere, oltre ai dialetti della madrepatria, anche il punico, lingua di Cartagine e delle sue colonie. Dal punto di vista storico, il fenicio appartiene alla famiglia delle lingue semitiche, e precisamente al ramo cananaico del semitico nordoccidentale.

La sede originaria di questa lingua era la Fenicia, corrispondente grosso modo alla costa orientale del mediterraneo nella zona dell'attuale Libano. Essa venne esportata nelle numerose colonie ed empori che i Fenici installarono in varie parti del Mediterraneo, e la varietà di Cartagine ("punico") a sua volta acquisì un ruolo importante di diffusione soprattutto nel bacino occidentale del Mediterraneo.

La lingua è nota soprattutto epigraficamente, vale a dire attraverso iscrizioni, e non mediante opere letterarie tramandate fino a noi. Dal momento che originariamente l'alfabeto fenicio comportava una grafia esclusivamente consonantica, molte particolarità della lingua sono per noi poco conosciute. Sul vocalismo si hanno maggiori informazioni riguardo al punico, dal momento che di esso si possiedono diversi testi vocalizzati:

Mentre la lingua fenicia si spense relativamente presto in oriente, il punico rimase vivo diversi secoli dopo Cristo, probabilmente fino all'arrivo degli Arabi (VII secolo).

L'iscrizione melitense e i primi saggi di interpretazione (Perez Bayer: 1722).

Phoenician alphabet.svg

Indice

[modifica] Decifrazione

La decifrazione del fenicio avvenne nel XVIII secolo, e ricevette un notevole impulso dal ritrovamento di diverse iscrizioni bilingui, in particolare quella di Malta ("iscrizione melitense"), in greco e in fenicio. Tra coloro che svolsero un ruolo si segnalarono in particolare l'abate Barthélemy (1716-1795), il rev. John Swinton (1703-1777) e Francisco Pérez Bayer (1699-1781). Nella tavola accanto si osserva la trascrizione dell'iscrizione e le interpretazioni dei tre studiosi. L'ultima, di Perez Bayer, corrisponde alla lettura ancor oggi considerata esatta, della suddetta iscrizione.

[modifica] Bibliografia

  • Francisco Perez Bayer, "El alfabeto y lengua de los Fenices y de sus colonias", in [Don Gabriel de Borbon, Infante de España], La Conjuracion de Catilina y la Guerra de Jugurta por Cayo Salustio Crispo, Madrid, 1772, pp.335-378
  • Jean-Pierre Thiollet, Byblos, Parigi, H & D, 2005

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