Lingua punica

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Lingua punica
Parlato in Nord Africa
Periodo Fine del II millennio a.C.-VII secolo d.C.
Classifica estinta
Filogenesi Lingue afro-asiatiche
 Lingue semitiche
  Lingue semitiche centrali
   Lingue semitiche centrali meridionali
    Lingue cananaiche
Codici di classificazione
ISO 639-3 xpu  (EN)

La lingua punica era una lingua semitica e una varietà - oggi estinta - della lingua fenicia, parlata nelle zone sotto l'influenza di Cartagine, in Nord Africa, in Sardegna e in numerose isole del Mediterraneo.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il punico è conosciuto attraverso le poche iscrizioni rimaste. La commedia Poenulus di Plauto contiene alcune righe in lingua punica che sono state oggetto di ricerche, soprattutto per preservare le vocali.[1].

Agostino d'Ippona è generalmente ritenuto l'ultimo maggiore scrittore antico ad avere alcune conoscenze di punico ed è considerato "la principale fonte della sopravvivenza del (tardo) punico".[2] Circa nel 401, egli scrisse:

(LA)
« Quae lingua si improbatur abs te, nega Punicis libris, ut a viris doctissimis proditur, multa sapienter esse mandata memoriae. Poeniteat te certe ibi natum, ubi huius linguae cunabula recalent. »
(IT)
« E se la lingua punica è respinta da voi, questo è praticamente negare ciò che ammette la maggior parte degli uomini dotti, cioè che molte cose sono state sapientemente preservate dall'oblio da libri scritti in lingua punica. Anzi, dovete anche vergognarvi di essere nato nel paese in cui la culla di questa lingua è ancora calda. »
((Ep. XVII))

L'idea che il punico abbia esercitato una notevole influenza sulla moderna lingua maltese emerse nel 1565.[3] Questa teoria venne poi rigettata. Le principali teorie odierne vedono il Maltese derivare dal Siculo-Arabo, con un gran numero di parole prestate dall'Italiano, specialmente di Sicilia[4]. Il Punico venne comunque parlato a Malta e, presumibilmente, in Sicilia in alcuni momenti della sua storia, come si può notare da alcune iscrizioni.

Il punico si ritrova oggi in alcuni vocaboli della lingua sarda ed in certi toponimi della Sardegna. In particolare, termini come "míttsa" (sorgente), "tseúrra" (germoglio), "tsíppiri" (rosmarino) ecc. si usano nella variante parlata nel Campidano di Cagliari, mentre salendo più a nord troviamo località come ad esempio Macumadas, in provincia di Nuoro, o Magumadas, a Gesico e a Nureci, che derivano dal punico "maqom hadash" (città nuova).[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maurice Sznycer, Les passages punique en transcription latine dans le Poenulus de Plaute, Paris, Librairie C. Klincksieck, 1967.
  2. ^ Jongeling. Karel; & Kerr, Robert M., Late Punic Epigraphy, Mohr Siebeck, 2005, p. 4, ISBN 3-16-148728-1.
  3. ^ L-Akkademja tal-Malti, "The Maltese Language Academy".
  4. ^ Alexandra Vella, Language contact and Maltese intonation: Some parallels with other language varieties in Kurt Braunmüller and Gisella Ferraresi (a cura di), Aspects of Multilingualism in European Language History, Hamburg Studies on Muliculturalism, John Benjamins Publishing Company, 2004, p. 263, ISBN 90-272-1922-2.
  5. ^ G. Paulis, Sopravvivenze della lingua punica in Sardegna, in L'Africa romana, Atti del VII Convegno di Studio (Sassari 1989), Sassari 1990, pp. 599-639.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]