Santu Lussurgiu

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Santu Lussurgiu
comune
Santu Lussurgiu – Stemma
Santu Lussurgiu – Veduta
Dati amministrativi
Stato bandiera Italia
Regione Sardegna – stemma Sardegna
Provincia Oristano – stemma Oristano
Sindaco Emilio Chessa (lista civica) dal 31-5-2010
Territorio
Coordinate 40°8′0″N 8°39′0″E / 40.13333°N 8.65°E / 40.13333; 8.65 (Santu Lussurgiu)Coordinate: 40°8′0″N 8°39′0″E / 40.13333°N 8.65°E / 40.13333; 8.65 (Santu Lussurgiu)
Altitudine 503 m s.l.m.
Superficie 99,67 km²
Abitanti 2 471[1] (31-12-2010)
Densità 24,79 ab./km²
Frazioni San Leonardo di Siete Fuentes
Comuni confinanti Abbasanta, Bonarcado, Borore (NU), Cuglieri, Norbello, Paulilatino, Scano di Montiferro, Seneghe
Altre informazioni
Cod. postale 09075
Prefisso 0783
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095049
Cod. catastale I374
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti lussurgesi
Patrono san Lussorio
Giorno festivo 21 agosto
Localizzazione
Santu Lussurgiu è posizionata in Italia
Santu Lussurgiu
Posizione del comune di Santu Lussurgiu all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di Santu Lussurgiu all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Santu Lussurgiu (Santu Lussurzu in sardo) è un comune italiano di 2.471 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna.

Sorge sul versante orientale della regione storica del Montiferru a 503 metri sul livello del mare.Il paese si sviluppa all'interno di un antico e ormai inattivo complesso vulcanico di cui rimangono ancora tracce. Nei pressi del centro abitato si nota infatti un cono vulcanico avventizio spento da circa 1,5 milioni di anni.

Uno scorcio del centro storico

Indice

[modifica] Geografia

Vicino al paese di Santu Lussurgiu sono presenti due interessanti località boschive: Sant'Antonio al monte e San Leonardo. La prima si trova sulla strada che da Macomer conduce a Santu Lussurgiu: è un monte di 808 m ricoperto da varie specie arboree, tra cui diverse querce, alcune delle quali hanno più di 100 anni. Sul monte è presente una chiesa costruita dai fedeli nel 1944 in onore di Sant'Antonio, sulla vetta sono presenti due statue una della Madonna e l'altra di Sant'Antonio e un altare per celebrare la messa all'aperto. Per raggiungere la chiesetta bisogna percorrere la via crucis disseminata di statue che rappresentano la passione di Cristo. La località di San Leonardo invece è molto più vicino a Santu Lussurgiu. È un piccolissimo insediamento abitato quasi esclusivamente nel periodo estivo. Le persone si rifugiano in questo posto in cerca di un clima più fresco. Questo posto è famoso per le siete fuéntes (in italiano le sette fontane) da cui sgorga acqua limpida e potabile. Volendo in entrambe le località si possono fare delle scampagnate e pic-nic.

[modifica] Storia

La presenza umana nel territorio di Santu Lussurgiu è attestata sin da epoche prenuragiche, considerate le Domus de Janas, tra le quali sono notevoli per ampiezza e tecnica costruttiva quelle di Matziscula, verso Abbasanta, non mancando anche alcuni Dolmen. Il passaggio di Fenici, Cartaginesi e Romani è anch'esso visibile con resti di villaggi come quello di Santa Ittoria, Camputzola e Banzos. Santu Lussurgiu vide l'arrivo del cristianesimo, che si sovrappose ai culti pagani, grazie a San Lussorio, che qui predicò ed eresse una piccola chiesa, per poi morire martire a Fordongianus. Attorno a questa chiesa si formò il primo nucleo del paese, che appartenne prima al Giudicato di Torres e poi agli Aragonesi.

Alla fine del 1400 passò per Santu Lussurgiu il beato Bernardino da Feltre, che fondò la chiesa di Santa Maria degli Angeli e il convento dei Frati Minori Osservanti che, come in altri luoghi in cui operarono i monaci, ebbe grande importanza per lo sviluppo sia spirituale che culturale del paese. Non sarebbe quindi esatta la tradizione che vuole il comune fondato dagli abitanti del vicino San Leonardo de Siete Fuentes: i due borghi ebbero invece vicende storiche separate, che solo successivamente si incontrarono. San Leonardo, conosciuta appunto per le sue sette fontane (Siete Fuentes), sorse attorno alla chiesa omonima, di stile romanico, intorno al 1100. la zona, per la sua salubrità e per la presenza di abbondante acqua, venne scelta per fondarvi un ospedale da parte dei Cavalieri di San Lazzaro, che curavano i soldati di ritorno dalle crociate e i lebbrosi.

L'ordine ebbe un tale sviluppo da portare alla costruzione di un nuovo ospedale, anch'esso sotto la protezione di San Giovanni Battista: l'ordine prese quindi il nome di Giovannìti o cavalieri di San Giovanni Gerosolimitàno, e successivamente quello dei Cavalieri di Malta. Man mano che l'ospedale cresceva d'importanza, la chiesa di San Leonardo fu ampliata conservando in parte lo stile romanico e solo in alcune parti assunse lo stile gotico dell'epoca. La zona godette in questo periodo di elevato prestigio e cospicue ricchezze, epoca che terminò con la conquista aragonese, in quanto i beni ricaddero nelle mani dei feudatari ispanici. L'amministrazione delle proprietà venne affidata ai preesistenti Cavalieri di Malta che lottizzarono l'area agricola suddividendola ai lussurgesi, e tuttora nella zona della borgata di San Leonardo è possibile riconoscere il regolare reticolo dei muri e dei sentieri. A questo punto gli abitanti delle "Settefontane", rimasti senza proprietà private, si stabilirono a Santu Lussurgiu, ma anche nella vicina Scano Montiferro per poter usufruire delle porzioni di terreno. Solo nel Settecento la zona di San Leonardo venne riscoperta dai locali come luogo di devozione e villeggiatura.

Alla fine del 1700 e inizi dell'800 diversi abitanti si resero attivi protagonisti dei moti rivoluzionari sardi accesi dall'illuminismo francese e inglese e inseriti nei moti riformisti europei iniziati nel secolo XVIII. Personaggi lussurgesi che ebbero maggior risalto in queste vicende storiche furono i fratelli Obino, fra i quali don Michele Obino, amico e parente di Giovanni Maria Angioy, don Antonio Martino Massidda e don Francesco Giuseppe Massidda, i fratelli Antonio Giovanni Carta e Pietro Paolo Carta. L'avversione al regime feudale a all'autorità piemontese causò non pochi problemi a Carlo Felice di Savoia che in una sua lettera al fratello Placido Benedetto duca di Moriena, governatore di Sassari esternò tutto il suo disprezzo per Santu Lussurgiu: «Sono mendicanti perché non hanno ben accolto un uomo prezioso come Voi. Ho intenzione di inviare l'ordine di demolire l'intero paese, che non ne resti pietra su pietra, e che tutti gli abitanti siano passati a fil di spada».[2]

Nei secoli successivi Santu Lussurgiu seguì le vicende storiche degli altri paesi del Montiferru facendo parte della provincia di Cuglieri e fu capoluogo di mandamento insieme a Bonarcado. Durante il fascismo fu originario del paese il politico Francesco Maria Barracu, ministro della Repubblica Sociale Italiana.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Cultura

Numerosi personaggi illustri nacquero presso Santu Lussurgiu, come il vescovo gesuita di Tempio e poi di Terralba Giovanni Sanna (1664-1736), Michele Obino (1769-1839), docente all'Università di Sassari e fra gli animatori dei moti rivoluzionari sardi contro il feudalesimo, e il politico Francesco Maria Barracu, ministro della Repubblica Sociale Italiana.

Nelle epoche successive, si costruì una scuola di grammatica e retorica da affidare agli Scolopi, il cui centro culturale fu poi affidato ai Salesiani e fu un importante centro di cultura per tutta l'isola. Tra i numerosi alunni della scuola vi fu anche il fondatore del Partito Comunista Italiano Antonio Gramsci. Di fine Ottocento è poi la figura di Nicolò Meloni, agronomo, che apprese in Monferrato e insegnò ai locali i segreti della coltivazione intensiva della vite.

Fra le manifestazioni si segnala:

  • Sa Carrela 'e Nanti;
  • Cantigos in Carrela;
  • Cavalli in fiera, la fiera regionale del cavallo che nel 2006 ha compiuto il centenario[3];
  • A libro aperto, festival letterario[4].

[modifica] Economia

Le attività economiche tradizionali ruotarono quindi attorno all'agricoltura ma anche all'artigianato(tutt'oggi i lussurgesi sono riconosciuti come ottimi artigiani), alla tessitura, e addirittura alla produzione industriale, infatti all'inizio del secolo scorso venne perfezionata una distilleria specializzata nella produzione di profumi a partire dalle piante e dai fiori selvatici della zona. Tutte queste attività furono messe in crisi alla fine del secolo scorso dagli attacchi della fillossera che finì per distruggere le vigne costringendo molti abitanti ad emigrare, soprattutto verso l'America del sud. Da rimarcare anche la presenza di mulini ad acqua che sfruttavano i numerosi corsi d'acqua dell'area.

L'economia della zona ha beneficiato negli ultimi decenni del crescente turismo legato alle tradizioni e all'agricoltura, con i numerosi agriturismo, ubicati verso i monti di Cuglieri e il sottostante altopiano di Abbasanta.

[modifica] Amministrazione

Sindaco: Emilio Chessa (lista civica) dal 31-5-2010 (2º mandato)

[modifica] Note

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Felice Cherchi Paba, Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari, 1969.
  3. ^ www.cavallinfiera.it
  4. ^ www.santulussurgiucultura.it/

[modifica] Bibliografia

  • Giovanni Mele. Montiferru. Casa editrice EdiSar - Cagliari, 1993.
  • Felice Cherchi Paba, Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari, 1969.

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