Laconi

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Laconi
comune
Laconi – Stemma
Laconi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Amministrazione
Sindaco Ignazio Paolo Pisu (lista civica Laconi che cambia) dal 31-5-2010
Territorio
Coordinate 39°51′00″N 9°03′00″E / 39.85°N 9.05°E39.85; 9.05 (Laconi)Coordinate: 39°51′00″N 9°03′00″E / 39.85°N 9.05°E39.85; 9.05 (Laconi)
Altitudine 555 m s.l.m.
Superficie 124,87 km²
Abitanti 2 044[1] (31-12-2010)
Densità 16,37 ab./km²
Frazioni Crastu, Santa Sofia, Su Lau
Comuni confinanti Aritzo (NU), Asuni, Gadoni (NU), Genoni, Isili (CA), Meana Sardo (NU), Nuragus (CA), Nurallao (CA), Nureci, Samugheo, Senis, Villanova Tulo (CA)
Altre informazioni
Cod. postale 08034
Prefisso 0782
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095082
Cod. catastale E400
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti laconesi
Patrono sant'Ambrogio
Giorno festivo 7 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Laconi
Posizione del comune di Laconi all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di Laconi all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

Laconi (Làconi in sardo[2]) è un comune italiano di 2.044 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Laconi sorge su un costone dell'altipiano del Sarcidano, la sua altitudine varia dai circa 500 ai 635 m s.l.m. della stazione ferroviaria. Il suo vasto territorio che si estende per quasi 125 Km² è tra i più vari e ricchi dal punto di vista naturalistico e geologico della Sardegna. Il comune comprende tre frazioni: "Crastu", posta nella parte pianeggiante del territorio, "S.Sofia" e "Su Lau", che si trovano sull'altipiano del Sarcidano. Il territorio di Laconi conserva ancora vaste porzioni di bosco e possiede decine di sorgenti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le tracce più antiche della presenza dell'uomo nel territorio di Laconi appartengono al Neolitico Antico (6000-4500 a.C.). I ritrovamenti effettuati nelle numerose spelonche, evidenziano lo stanziamento di gruppi di cacciatori: ne sono una prova i reperti rinvenuti nella "Grotta Leòri" e a "Sa Spilunca Manna". Tra la fine del neolitico e l'inizio dell'Età dei metalli (3700-2400 a.C.), quando prende piede l'agricoltura e l'allevamento, prendono vita le prime forme di insediamento permanente attraverso villaggi di capanne testimoniati dai resti presenti a Sarcidanu, Monte Feurrèddu, ed a Cirquìttus. Le testimonianze del periodo successivo (2500-1800 a.C.) sono affidate ai numerosi menhir presenti nelle campagne di Laconi.

La Civiltà nuragica, così come in tutta la Sardegna, ha lasciato i segni più evidenti della presenza dell'uomo e del suo rapporto col territorio. Il numero di nuraghi presenti evidenzia l'importanza del territorio in antichità. Oltre ad un cospicuo numero di nuraghi sono presenti le domus de janas di Is Mureddas, Cirquittus, Pranu 'e Arranas e di Pranu Corongiu. L'importanza strategica del luogo oltre ad essere evidenziata dai numerosi nuraghi è confermata dai resti di una fortificazione Cartaginese del V secolo a.C. A partire dall'anno 238 a.C. è possibile trovare i segni della presenza dei Romani. Anche l'etimologia del nome Laconi, seppur non certa ma probabile, sottolinea l'importanza del luogo che in greco veniva chiamato “lahane” ovvero “confine o limite”, trasformatosi poi in “lacana” ed infine Laconi. Laconi viene citata la prima volta documenti scritti in epoca bizantina (XI e XII secolo), quando la Sardegna è divisa “Giudicati”. Inoltre, durante la stessa epoca, a Laconi nascono numerosi re come Orocco, Torchiano II e Costantino I. Il 24 gennaio 1388 giungono a Laconi i rappresentanti per la firma della pace tra Arborensi e Aragonesi. Nel 1421 Alfonso II d'Aragona affida a Giovanni De Sena Laconi, Genoni e Nuragus. Dal 1479 il governo passa ad Enrique Enriquez, permettendo la nascita del marchesato dei Castelvì. Nella notte fra il 20 e 21 giugno del 1668 Agostino di Castelvì viene assassinato, e successivamente Francesca Zatrillas di Siete Fuentes, rimasta vedova, si risposa con Silvestro Aymerich Nel 1733 dopo alterne vicende (fronda sarda - Camarassa), divenne marchese Giuseppe Aymerich figlio di Caterina Castelvì moglie di Gabriele Aymerich. Tra gli anni trenta e quaranta del secolo XIX, il feudo (e così molti altri) fu riscattato dal fisco, ponendo così fine al marchesato e al feudalesimo in Sardegna. Nel 1870, Laconi entra a far parte della provincia di Cagliari e viene costruita la strada statale permettendo lo sviluppo economico della zona. Nel 1927 Laconi fu accorpato alla Provincia di Nuoro. Con Delibera comunale nell'agosto del 1999, anche a seguito di un referendum popolare nel quale i si furono il 94%, si chiese il passaggio dalla Provincia di Nuoro a quella di Oristano. Con la Legge Regionale 12 luglio 2001, n. 9, con il riordino e l'istituzione di nuove province in Sardegna nel 2001 il Comune di Laconi entra a far parte della Provincia di Oristano.

Il 1º aprile 1889 con l'apertura all'esercizio della tratta ferroviaria a scartamento ridotto Isili - Meana Sardo facente parte della linea Isili-Sorgono delle Strade Ferrate Secondarie della Sardegna, Laconi è raggiunta dalla ferrovia, dal 2010 gestita dall'ARST e attiva, dal 1997, solo per il servizio turistico Trenino Verde.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

  • Parco Aymerich
  • Castello
  • Palazzo Aymerich
  • Giardino Aymerich
  • Casa natale di Sant'Ignazio da Laconi
  • Chiesa di Sant' Ambrogio e Sant'Ignazio da Laconi
  • Chiesa di Sant'Antonio abate
  • Chiesa di San Giovanni

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[3]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Museo della statuaria preistorica in Sardegna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo della statuaria preistorica in Sardegna.

Ospitato presso il Palazzo Aymerich, questo museo, allestito con testimonianze di straordinario interesse scientifico, si articola attualmente in 11 sale dedicate ai menhir e alla grande statuaria antropomorfa preistorica della Sardegna centro-meridionale.

Persone legate a Laconi[modifica | modifica sorgente]

Feste e tradizioni[modifica | modifica sorgente]

  • La festa più sentita dai laconesi è senza dubbio quella che si celebra per Sant'Antoni 'e su fogu ossia Sant'Antonio abate, in onore del quale ogni anno vengono accesi in vari rioni del paese dei grandi falò, detti "fogones", il maggiore dei quali viene eretto nel sagrato della chiesa a lui dedicata che si trova nella parte alta del centro abitato. Mentre il fuoco arde si fa festa, si mangiano salsicce arrosto, vengono offerti dei dolci, tra cui il prelibato "pan'e saba" locale, e si beve del buon vino. Ma quello che avviene la vigilia del 17 gennaio non è che la conclusione di una lunga organizzazione che nei giorni precedenti vede impegnati diversi gruppi di persone (le leve o "fedalis", gruppi di amici, associazioni), nel trasporto dei tronchi necessari per i falò, dai boschi che circondano Laconi. Il trasporto della legna viene preceduto da una vera e propria festa, generalmente un pranzo organizzato in campagna dove vengono preparati dei piatti tipici, tra i quali non manca il maialetto arrosto, il tutto innaffiato dal buon vino locale. Quando viene trasportato il tronco si raggiunge senz'altro il momento più eccitante, anticamente veniva generalmente caricato sui carri trinati dai buoi, mentre ora si usa caricarlo sopra i moderni trattori, che oltre ai tronchi accoglieranno molte persone urlanti e felici. Una specificità della festa laconese è rappresentata dai motti che si urlano in sardo a squarciagola: un gruppo dice "Sant'Antò!" e un altro risponderà "Toidò!", il significato di queste parole misteriose è incerto, però questo mette in evidenza l'allegria e la devozione della gente per il Santo. Altra usanza legata a questa festa è quella di annerirsi la faccia con il carbone, rito legato appunto al fuoco e forse all'inizio del Carnevale, in questa occasione, infatti, fanno la loro prima uscita "Is Corongiaius", la tipica maschera carnevalesca laconese.
  • Alla fine del mese di agosto si celebra la grande festa in onore di Sant'Ignazio da Laconi: per alcuni giorni migliaia di pellegrini provenienti da varie parti della Sardegna si danno appuntamento per quella che rappresenta una festa religiosa e non solo. Il Parco Aymerich viene preso d'assalto da gruppi di villeggianti che dopo aver onorato il santo in chiesa o presso la casa che gli diede i natali nel 1701, lo onorano a tavola. All'ingresso del paese nel ponte di Muru decine di arrostitori preparano muggini e anguille arrosto, mentre poco più su vi sono gli arrostitori di carne, con le tradizionali "paradas", una sorta di trattoria volante. Nelle strade del paese si organizza una piccola fiera con le bancarelle che vendono di tutto: dai campanacci per pecore e buoi ai finimenti per cavalli, dagli immancabili torroni di Tonara alla "carapigna" di Aritzo. Dopo le serate con balli e canti, la festa si conclude con una processione a cui partecipano vari gruppi in costume tradizionali e cavalieri che precedono il simulacro del santo che viaggia su un carro trainato da un giogo di buoi.
  • Altre feste si celebrano a maggio per San Daniele presso la chiesetta campestre a lui dedicata e per San Giovanni a cui è dedicata la chiesa nei pressi del cimitero.
  • Il Carnevale o "Segaripezza" vede protagonisti "Is Corongiaius", la maschera tradizionale di Laconi, riscoperta da alcuni anni dopo un lungo periodo di oblio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Toponimo ufficiale in lingua sarda ai sensi dell'articolo 10 della Legge n. 482 del 15-12-1999, adottato con Delibera di Consiglio Comunale n. 46 dell'8-9-2010 [1]
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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