San Vero Milis

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San Vero Milis
comune
San Vero Milis – Stemma San Vero Milis – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Oristano-Stemma.png Oristano
Amministrazione
Sindaco Murru Flavia Adelia (lista civica (Per San Vero, il dialogo è trasparenza)) dal 1º giugno 2010
Territorio
Coordinate 40°01′00″N 8°36′00″E / 40.016667°N 8.6°E40.016667; 8.6 (San Vero Milis)Coordinate: 40°01′00″N 8°36′00″E / 40.016667°N 8.6°E40.016667; 8.6 (San Vero Milis)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 72,48 km²
Abitanti 2 547[1] (31-12-2010)
Densità 35,14 ab./km²
Frazioni Capo Mannu, Mandriola, Putzu Idu, S'Arena Scoada, Sa Rocca Tunda, Su Pallosu
Comuni confinanti Baratili San Pietro, Milis, Narbolia, Riola Sardo, Tramatza, Zeddiani.
Altre informazioni
Cod. postale 09070
Prefisso 0783
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 095050
Cod. catastale I384
Targa OR
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti sanveresi (santeresusu)
Patrono Santa Sofia V.M.
Giorno festivo 17 giugno e 16 gennaio la festività minore
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Vero Milis
Posizione del comune di San Vero Milis all'interno della provincia di Oristano
Posizione del comune di San Vero Milis all'interno della provincia di Oristano
Sito istituzionale

San Vero Milis (Santeru o Sant'Eru in sardo) è un comune italiano di circa 2.500 abitanti della provincia di Oristano in Sardegna. Il comune è posto a 10 m s.l.m. all'estremità nord-occidentale del Campidano, nella regione detta del Campidano di Oristano, a ridosso della catena del Montiferru, a un quarto d'ora dal mare.

È un importante centro agricolo e vinicolo, famoso per l'artigianato dei canestri in giunco, per la produzione della vernaccia e la coltivazione dei mandarini.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Fenicotteri rosa negli stagni

Il comune di San Vero Milis è situato nella zona centro-occidentale della Sardegna all'estremo nord della pianura del Campidano e ai piedi del Montiferru. La zona occidentale del comune si estende in gran parte nella penisola del Sinis.

Il territorio è caratterizzato da un'ampia varietà di ambienti, dalle campagne al deserto alle alte scogliere. Nell'area interna e nella marina è da segnalare la presenza di diverse zone umide di grande importanza ambientale come gli stagni di Sale 'e Porcus e di Is Benas. Queste oasi protette sono frequentate da varie specie di uccelli migratori tra i quali i fenicotteri rosa.

Nel territorio comunale si trova anche una piccola parte della baia di Is Arenas, caratterizzata da una delle più grandi estensioni di Pini marittimi della Sardegna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La conformazione pianeggiante e la presenza dell'acqua nel territorio del paese hanno consentito sin da tempi remoti lo sviluppo delle coltivazioni e quindi il costituirsi di insediamenti: sono facilmente visibili le testimonianze dell'uomo neolitico (IV - III millennio a.C.) che ha lasciato le tracce di almeno quattro villaggi e tre necropoli a domu de janas, e del periodo nuragico (II - inizi I millennio a.C.), con almeno 30 nuraghi, di cui il più grande, s'Uraki, è alle porte del paese.

In età fenicio-punica e romana il territorio è intensamente occupato con fattorie destinate allo sfruttamento agricolo: quest'area era, infatti, destinata a granaio di Cartagine, prima e di Roma, poi. Ma lo sfruttamento delle risorse riguardava anche altri aspetti, quasi certamente il sale di Sa Salina Manna e la pesca. A Capo mannu era ubicato un porto legato a queste attività: il Koracodes Portus.

Con la fine dell'epoca romana muta il quadro politico ed economico, molti degli insediamenti vengono abbandonati e la gente si riunisce in piccoli centri, alcuni dei quali ancora abitati. Le attività economiche non si basano più sulla monocoltura cerealicola ma, adesso, la produzione è più variata: vigne, oliveti, orti, allevamento, peschiere.

A partire dal medioevo è attestata l'attività delle saline, più tardi quella delle tonnare. Nel ‘500 anche la Sardegna era dominio spagnolo. Per creare una difesa dalle continue incursioni dal mare di turchi e barbareschi, vennero edificate lungo le coste, anche sanveresi, delle torri di avvistamento.

Toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Il nome San Vero Milis deriva molto probabilmente dalla denominazione originale del centro abitato, San Teodoro (San Teoru in sardo), dovuta alla presenza di una Chiesa dedicata al santo e ubicata con buone probabilità sotto l'attuale Chiesa di Santa Sofia. La trasformazione, avvenuta nel Medioevo avrebbe poi modificato il nome San Teoru in Sancte Eru (San Vero in italiano, traduzione per assonanza effettuata dai piemontesi senza alcuna considerazione per il significato del nome in sardo) del quale troviamo traccia già nel XII secolo nei testi del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado.

Milis fu aggiunto in epoca giudicale ad indicare la posizione del Comune nel Campidano di Milis del Regno di Arborea e distinguerlo da un altro Comune omonimo situato nel campidano di Simaxis a cui fu assegnato il nome di San Vero Congius.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Lingua sarda[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la suddivisione fatta da Maurizio Virdis[senza fonte], il dialetto usato a San Vero Milis rientra nell’area definita Arborense (varietà intermedia tra il campidanese e il logudorese). Ancora molto vitale, il sanverese presenta una base sostanzialmente campidanese evidenziata da:

  • lessico;
  • declinazioni verbali in -ai, i, -ì, es. andai (andare), tenni (tenere) e arrì (ridere);
  • scomparsa della n intervocalica con conseguente nasalizzazione della vocale seguente, es. su pai per su pani (il pane);
  • articolo plurale is;
  • vocali finali i ed u, es. su frori (il fiore) e su coru (il cuore);
  • protesi vocalica per r iniziale, es. arroda (ruota) o arrosa (rosa);
  • totale elisione o trasformazione in u della l intervocalica, es. su soi (il sole) e sa meua (la mela);
  • trasformazione dei nessi latino "-ti-" e "-te-" in "-tz-" (es. pratza (piazza) o putzu (pozzo));
  • accentuata metatesi della lettera r (cabra→craba, cherbeddu→crabeddu);
  • aggettivi possessivi (miu, mia, mius, mias, tuu, tua, tuus, tuas);
  • uso dei pronomi atoni ddu, ddi, dda, ddus, ddas; insieme a caratteristiche tipiche dei dialetti logudoresi che differenziano il sanverese dal vicino campidanese di Oristano:
  • trasformazione di kw iniziale e intervocalico in b, es. abba (acqua), battru (quattro), kimbi (cinque), limba (lingua) e ambidda (anguilla), contro i campidanesi aqua, cuattru, cincu, lingua e angiulla;
  • trasformazione dei nessi latini "rj" in "rz" (es. arzoa per argiola), "nj" in "nz" (es. anzoi per angioni), "lj" in "zz" (es. fizzu (figlio) e ozzu (olio) per fillu e ollu),
  • il passaggio c→tz (citadi→tzitadi, certu→tzertu, becciu→betzu);
  • assenza di palatizzazione delle gutturali iniziali, es. kentu (cento), deghi (dieci), pischi (pesce) e ghenna (porta), invece di centu, dexi, pisci e genna;
  • oltre a numerose influenze lessicali, es. commu (adesso) per immoi, agasi (così) per aicci, iskì (sapere) per sciri.

Peculiari del dialetto sanverese sono, infine:

  • la pronuncia delle lettere r e n, a volte scambiate [es. ananzu (arancio) per aranzu, anea (sabbia) per arena o sambiri (sangue) per sambini;
  • la pronuncia della vocale della prima sillaba accentata, spesso modificata in a (es. caori (colore) per colori, crabeddu (cervello) per crebeddu).

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Torre costiera.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La vernaccia[modifica | modifica wikitesto]

La vernaccia è un vitigno molto diffuso in Sardegna in un'area geografica limitata tra i comuni di San Vero Milis, Zeddiani e Baratili San Pietro. Il nome vernaccia sta infatti a significare uva vernacula cioè uva del luogo.

« Quando gente così umile fabbrica una bevanda rustica così squisita e così raffinata dobbiamo per forza pensare che ciò sia degno di una civiltà superiore, da cui abbiamo tralignato o che addirittura, non abbiamo ancora raggiunto. »
(Mario Soldati, Vino al Vino, 1981)

Caratteristica distintiva della vernaccia sanverese e suo pregio principale il delicato odore di mandorle, un tempo dovuto ad una muffa che forma una sottile patina sul vino quando la botte non è completamente piena e che gli conferisce questo aroma. La produzione della vernaccia nel paese avviene sia a livello artigianale sia a livello industriale.

Il pane[modifica | modifica wikitesto]

Quella della panificazione artigianale è una tradizione che sta conoscendo una nuova giovinezza negli ultimi anni. Sono infatti parecchie le famiglie del paese che in tempi recenti hanno ripreso la tradizione, per consumo proprio o anche per la vendita.

Il pane viene classificato in base alla farina utilizzata per la panificazione, alla lavorazione ed alla forma che assume. Dalla farina più pregiata (sa simbua o farra limpia) si prepara il pane bianco più pregiato e dalle forme più elaborate. Si passa poi a su scetti con la quale si confeziona il pane giornaliero, fino a su crivazu (il cruschello) con il quale si confezionava un tempo un pane scuro e di scarso valore che oggi non viene più quasi prodotto. Infine dalla crusca (su poddini) si prepara il pane per i cani.

Le forme del pane sono molteplici. Le principali sono su crivazzu che viene prodotto con su scetti e su coccoi, più pregiato.

Intrecci di giunco[modifica | modifica wikitesto]

Il paese di San Vero Milis è conosciuto in tutta l'isola per i suoi intrecci di giunco (Juncus acutus), pianta che cresce abbondante nelle zone umide circostanti il paese. Il giunco, essiccato ed intrecciato, veniva usato principalmente per la produzione di cestini ma col tempo la tecnica si è evoluta diventando una vera e propria espressione artistica ed integrando nella realizzazione altri materiali. In tempi più recenti sono stati realizzati ad esempio finissimi rivestimenti per bottiglie (di cui fu maestra Erina Spanu da cui hanno ereditato la passione le nipoti) bicchieri e cestini finemente decorati secondo i motivi della tradizione.

Nel corso dei secoli l'attività dell'intreccio ha rappresentato, oltreché un'espressione dell'artigianato domestico, anche un'attività di un discreto rilievo nell'economia locale perché i cestini e gli altri manufatti prodotti con questa tecnica venivano poi venduti in tutta la Sardegna.

Ancora oggi diverse famiglie portano avanti la tradizione dell'intreccio e i cestini vengono tuttora usati in molti lavori domestici tra i quali spiccano sicuramente la produzione del pane e della pasta.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale comprende anche l'isola amministrativa di Capo Mannu, avente una superficie di 44,25 km².


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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