Tabarka

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Tabarka
municipalità
طبرقة
Tabarka – Veduta
Localizzazione
Stato Tunisia Tunisia
Governatorato Jendouba
Delegazione Tabarka
Amministrazione
Sindaco Jilani Daboussi
Territorio
Coordinate 36°57′18″N 8°45′18″E / 36.955°N 8.755°E36.955; 8.755 (Tabarka)Coordinate: 36°57′18″N 8°45′18″E / 36.955°N 8.755°E36.955; 8.755 (Tabarka)
Abitanti 15 634[1] (2004)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Tunisia
Tabarka

Tabarka o Tabarca (in arabo: طبرقة ) è una città della Tunisia, sul Mediterraneo, presso il confine con l'Algeria. Ha una baia con piccolo porto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

È l'antica Thabraca, toponimo di evidente origine libico-berbera, buon rifugio di navi, poi colonia romana, e sede cristiana dal IV secolo.

Qui ebbe fine il tentativo di rivolta di Gildone (31 luglio 398): rigettato dal vento sulla costa africana durante un tentativo di fuga dal fratello nemico, Gildone si tolse la vita.

« ..Pisani, che nell'XI secolo si distinsero nella lotta contro i saraceni e...nel 1087 (furono) vittoriosi in una spedizione contro Tunisi, fondarono sulle coste africane banche e vi stabilirono negozi d'ogni genere. L'insediamento non fu breve, poiché nel 1167 il bey di Tunisi, Abdallah-Bockoras, cedeva loro in piena proprietà l'isola di Tabarka presso il confine algerino con l'esclusivo privilegio della pesca del corallo che tennero fino a quasi il 1550.

[2] »

Nel 1540 l'omonima isola, prospiciente la città, venne data dal bey di Tunisi in concessione alla famiglia genovese dei Lomellini che ad essa erano interessati per la pesca del corallo. I Lomellini facevano parte della cerchia di Andrea Doria, doge della Repubblica di Genova ed erano legati per vincoli parentali alla famiglia Grimaldi (XVI secolo). La concessione era probabilmente dovuta ad un mai rivelato ma probabile riscatto per la liberazione del corsaro turco Dragut, catturato nel 1540 da Giannettino Doria, nipote di Andrea Doria. I Lomellini colonizzarono Tabarca con un gruppo di abitanti di Pegli, località vicina a Genova, dove avevano varie proprietà ed un grandioso palazzo di villeggiatura. La comunità di Pegliesi visse a Tabarka per vari secoli.

Nel 1738 a causa dell'esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe un folto gruppo di tabarkini si trasferì in Sardegna nell'Isola di San Pietro, allora disabitata, dove fondò un nuovo comune: Carloforte. Il trasferimento fu possibile grazie alla volontà del re di Sardegna Carlo Emanuele III di Savoia di colonizzare le terre di Sardegna non ancora abitate. Il nome di Carloforte fu scelto in onore del sovrano.

Il destino dei pegliesi rimasti a Tabarka era segnato: nel 1741 il Bey di Tunisi invase l'isola, apportò distruzione e fece prigionieri gli abitanti riducendoli in schiavitù. La liberazione degli schiavi avvenne per l'interessamento di nobili europei, del Papato, di Carlo Emanuele III e di Carlo III di Spagna. Gli schiavi liberati in parte raggiunsero Carloforte, mentre gli altri, dopo varie vicissitudini, diedero origine ad altre due comunità: Calasetta (nel 1770) nell'isola di Sant'Antioco in Sardegna e Nueva Tabarca sull'isola di San Pablo presso Alicante in Spagna.

Mentre i tabarkini di Nueva Tabarca si sono completamente integrati in Spagna perdendo la propria identità originaria, i tabarkini di Carloforte e Calasetta hanno mantenuto integra la loro identità culturale sia nelle usanze che nella lingua: il dialetto di queste due località, il cosiddetto tabarchino, è un dialetto di tipo ligure in un territorio linguisticamente sardo, di un tipo completamente differente.

La regione di Tabarka ebbe una sinistra fama negli ultimi decenni del XIX secolo per via delle scorrerie dei Crumiri, una tribù dell'entroterra particolarmente rapace che effettuava incursioni in territorio algerino e depredava le navi che si avventuravano o si incagliavano di fronte alle sue coste (le scorrerie dei Crumiri furono poi il pretesto dell'intervento francese nel 1881 che ridusse la Tunisia a un protettorato).

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia della città è fondata sulla pesca di diversi tipi di pesce e di corallo, sull'agricoltura (frutta e verdura di stagione) e sul commercio (esportazione di pesce, prodotti artigianali in legno e corallo, frutta, tabacco...). L'aeroporto internazionale di Tabarka ha contribuito ad una consistente crescita del settore turistico. Infatti tante catene alberghiere e operatori turistici hanno fatto della città una destinazione turistica molto gettonata.

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Istituto nazionale di statistica, Tunisia
  2. ^ Corallo e Tabarka

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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