Europa Antica

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Mappa che evidenzia l'espansione neolitica dal VII millennio a.C. al V millennio a.C.
L'Europa circa nel 4500 a.C.- 4000 a.C.
L'Europa circa nel 4000 a.C. -3500 a.C.
Mappa semplificata delle più recenti culture della Europa Antica 4000 a.C. Il verde indica la Cultura Funnelbeaker (TRB). Il blu la Cultura della Ceramica Lineare (LBK). L'arancio la Cultura di Lengyel, il viola la Cultura di Vincha, il rosso la Cultura di Cucuteni e il giallo la parte occidentale della Cultura Yamna (Kurgan).

Europa Antica è la dizione scelta dalla archeologa Marija Gimbutas per indicare la cultura pre-indoeuropea e neolitica, relativamente omogenea e ampiamente diffusa, da lei individuata in Europa, in particolare nei templi megalitici di Malta e nei Balcani preistorici. Nella sua opera più importante, Le dee e gli dei dell'Europa Antica: 6500–3500 A.C. (1982), si riferisce a queste culture neolitiche come alla Europa Antica. Archeologi ed etnologi che lavorano su questa sua ipotesi credono che le evidenze dimostrino le avvenute migrazioni di popoli che parlavano linguaggi Indoeuropei all'inizio dell'Età del bronzo (si tratta della teoria kurganica). Per questo motivo, Gimbutas e coloro che ne adottano le ipotesi considerano i termini "Europa Neolitica", "Antica Europa" e "pre-indoeuropeo" come sinonimi.

Europa Antica[modifica | modifica sorgente]

Europa Antica, oppure Europa Neolitica, sono termini che si riferiscono al tempo compreso tra i periodi del Mesolitico e l'Età del bronzo in Europa, all'incirca dal 7000 a.C. (approssimativamente il tempo in cui apparvero le prime società agricole in Grecia) fino al 1700 a.C. circa (l'inizio della Età del bronzo nell'Europa Occidentale). La durata del Neolitico varia da luogo a luogo: nell'Europa del sud-est è di circa 4000 anni (cioè 7000–3000 a.C.); nell'Europa nord occidentale è senz'altro sotto i 3000 anni (4500–1700 a.C.).

In modo indipendente dalla specifica cronologia che li riguarda, molti gruppi neolitici europei condividono le stesse caratteristiche di base, come la vita in piccole comunità basate sulla famiglia e maggiormente egualitarie delle città-stato e dei Chiefdom della Età del bronzo. Tali comunità vivevano di piante e animali entrambi domesticati e con l'ausilio della raccolta di vegetali selvatici e della caccia. Producevano ceramica lavorata a mano senza l'aiuto del tornio. Ci sono anche molte differenze tra alcune comunità neolitiche nell'Europa sud-orientale che vivevano all'interno di insediamenti massicciamente fortificati di 3.000-4.000 individui (come a Sesklo in Grecia) ed altri gruppi neolitici in Gran Bretagna costituiti da piccoli gruppi di 50-100 individui che si spostavano di frequente con i propri armenti.

Marija Gimbutas ha studiato il Neolitico per comprendere lo sviluppo culturale dei villaggi stanziali nei Balcani del sud, da lei caratterizzati come pacifici, matrilineari ma non, come spesso avviene di male interpretare, matriarcali, con una spiritualità centrata sul culto di una dea femminile che la Gimbutas chiama Grande Dea distinguendola dalla Grande Madre che è solo un attributo della Grande Dea. Le successive culture Indo-Europee al contrario, secondo lei, si caratterizzano come bellicose, orientate alla guerra, nomadi, e patrilineari. Utilizzando l'evidenza della ceramica e delle sculture e combinando i mezzi di ricerca dell'archeologia, della mitologia comparata, della linguistica, e del folklore, la Gimbutas ha creato una nuovo campo di ricerca interdisciplinare, la archeomitologia.[1]

Si pensa che alcuni etnonimi dei tempi storici corrispondano a genti pre-indoeuropee, che si suppone siano i discendenti di precedenti culture della Europa Antica: i Sardi, i Pelasgi, i Minoici, i Lelegi, gli Iberi, gli Etruschi e i Baschi. Due dei tre popoli che abitarono la Sicilia prima dei Greci, i Sicani e gli Elimi, potrebbero essere stati di origine pre-indoeuropea. Il termine "pre-indoeuropeo" viene esteso in alcuni casi fino a riferirsi all'Asia Minore, Asia Centrale e India, nel qual caso gli Urriti, gli Urartiani, i Dravidi possono essere compresi in questo gruppo.[2]

Non si sa quanti linguaggi pre-indoeuropei esistessero, né se gli antichi nomi dei popoli che si ritengono essere discendenti, nei tempi antichi oppure oggi, di popolazioni precedenti parlassero linguaggi distinti. Marija Gimbutas (1989), osservando una uniformità di simboli soprattutto nei vasi, ma anche in altri oggetti, concludeva che avrebbe potuto esserci un solo linguaggio nella Europa Antica.

L'idea di un linguaggio pre-indoeuropeo precede comunque la Gimbutas, ed è ricavata dalla considerazione di nomi quali "Pelasgi" o "Mediterranei". A parte i segni sui vasi, la principale evidenza di uno o più linguaggi comuni sta nei nomi: toponimi, etnonimi, ecc., e nelle radici di altri linguaggi che si suppone derivino da uno o più linguaggi precedenti, possibilmente non collegati tra loro. La ricostruzione dall'evidenza è un campo di studio accettato, sebbene alquanto speculativo. Ipotesi di possibili linguaggi della Europa Antica includono lo Urbiano secondo Sorin Paliga e il linguaggio Vasconico secondo Theo Vennemann.

L'ipotesi Kurgan[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teoria kurganica.

Secondo l'ipotesi Kurgan, i popoli Indo-Europei arrivarono nel IV millennio a.C. attraverso le steppe a nord del Mar Nero. Come popolo bellicoso, si imposero come una élite sulle popolazioni della Europa Antica, che adottarono il loro linguaggio. L'ipotesi che popoli che parlavano Indo-Europeo raggiungessero l'Europa attraverso le steppe del Ponto nell'età del bronzo fu forse posta per primo da V. Gordon Childe (1926). Molti linguisti favoriscono questa idea, poiché apparvero studi che impiegavano la glottocronologia a dimostrare che il comune linguaggio Proto-Indo-Europeo è improbabile sia apparso prima del 5000 a.C. fino al 4000 a.C.. Per esempio l'eminente archeologo J. P. Mallory non solo ha mostrato l'evidenza di un'origine di tale linguaggio a nord del Mar Nero, ma ha anche raccolto prove convincenti del fatto che quelle influenze linguistiche Indo-Europee apparvero per la prima volta in Anatolia attorno al Bosforo, con le prime tracce Indo-Europee che si diffondevano lentamente da qui verso sud e verso est attraverso la Anatolia durante i secoli, migliaia di anni dopo che la regione aveva adottato l'agricoltura.

Comunque l'ipotesi Kurgan è contestata da alcuni archeologi tra cui Colin Renfrew (1987), che osservò che non esiste un orizzonte archeologico esteso all'Europa che corrisponda a questo presunto cambiamento culturale. Se la modifica culturale fosse stata così forte da implicare la sostituzione del linguaggio, allora, essi dicono, sarebbero rimaste tracce anche di profonde modifiche alla cultura materiale - sebbene la reale corrispondenza tra cambiamento linguistico e cultura materiale sia un punto in discussione. Peter Bellwood (2001, 2004) ha sviluppato una ipotesi generale secondo cui i maggiori phyla dei linguaggi sono probabilmente associati con la Rivoluzione del Neolitico. Egli suppone che l'agricoltura neolitica sia arrivata con una diffusione demica, secondo lo schema di Luigi Cavalli Sforza, anziché attraverso una diffusione culturale. Quindi suppone che una popolazione sedentaria che utilizzava piante ed animali addomesticati sarebbe cresciuta molto più velocemente di una popolazione nomade di cacciatori-raccoglitori. Così le popolazioni stanziate nell'area originale sarebbero cresciute e si sarebbero espanse, portando con sé il loro linguaggio. Bellwood (2004) sostiene perciò l'ipotesi che i linguaggi Indo-Europei siano stati portati in Europa durante il Neolitico, e non all'epoca dell'Età del Bronzo. Questa teoria è comunque invalidata dalla evidenza linguistica, per esempio dalla ricostruzione di parole concernenti la ruota e la tecnica metallurgica, sorte molto tempo dopo il Neolitico.

L'ipotesi di Renfrew[modifica | modifica sorgente]

Modificando la sua Ipotesi anatolica, Colin Renfrew (2003) propose una "Europa antica" dei Balcani dal VI al V millennio a.C. come il luogo in cui i Proto-Indoeuropei discesero dai precedenti (VII millennio a.C.) Pre-Proto-Indoeuropei (Proto-Indoittiti).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bisogna però far presente che Nicolae Densusianu, 1846–1911, usò lo stesso insieme di discipline per tutto i 40 anni della sua carriera per spiegare i tempi preistorici della Romania, pubblicati nel suo libro, Dacia Preistorica, uscito postumo nel 1913.
  2. ^ Gli Indoeropei e le diverse ipotesi sull'origine e sulla relazione con altre lingue

Lista delle culture della Europa Antica[modifica | modifica sorgente]

Referenze[modifica | modifica sorgente]

  • Bellwood, Peter. (2001). "Early Agriculturalist Population Diasporas? Farming, Languages, and Genes." Annual Review of Anthropology. 30:181-207.
  • Bellwood, Peter. (2004). First Farmers: The Origins of Agricultural Societies. Blackwell Publishers. ISBN 0-631-20566-7
  • Childe, V. Gordon. (1926). The Aryans: A Study of Indo-European Origins. Londra: Paul, Trench, Trubner.
  • Gimbutas, Marija (1982). The Goddesses and Gods of Old Europe: 6500 – 3500 B.C.: Myths, and Cult Images Berkeley: University of California Press. ISBN 0-520-04655-2
  • Gimbutas, Marija (1989). The Language of the Goddess. Harper & Row, Publishers. ISBN 0-06-250356-1.
  • Gimbutas, Marija (1991). The Civilization of the Goddess. San Francisco: Harper. ISBN 0-06-250337-5.
  • Renfrew, Colin. (1987). Archaeology and Language. Londra: Jonathan Cape. ISBN 0-521-38675-6.
  • Colin Renfrew, Time Depth, Convergence Theory, and Innovation in Proto-Indo-European in Languages in Prehistoric Europe, 2003. ISBN 3-8253-1449-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]